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Il mostro di Martedì 31 Luglio 2012
L’orrore della guerra nei pensieri di una giovane recluta
 
 
Perchè questo mostro è stato proposto?

Nell'immaginario collettivo esiste il concetto di «guerra giusta». La storia insegna invece che ogni conflitto si porta dietro morte, dolore e distruzione. Le parole della giovane recluta spiegano bene il pensiero di chi è in prima linea, in trincea a veder morire amici e soldati. Perchè la guerra, da qualsiasi punto di vista la si guardi, è solo orrore come il conflitto dimenticato in SIRIA mostra.


Monster's Blog
Scritto da webmonster il 31/07/12
 

Nessuna guerra è giusta, da qualsiasi punto di vista la si guardi.

Esistono conflitti pubblicizzati ed altri dimenticati, questo sì. Persiste la convinzione di poter combattere una battaglia senza spargere sangue e dolore, le presunte guerre chirurgiche. E' diffusa anche l'idea dei leggendari condottieri capaci - con le loro tattiche geniali - di capovolgere le sorti di una battaglia e compiere imprese epiche.

In molti sedi si parla della guerra come se si trattasse di una partita a scacchi: i generali con le loro stelline sulla divisa immacolata, dal centro comandi distante mille miglia dalla trincea, giocano a muovere le pedine sul campo. A volte sono necessari dei sacrifici pur di giungere alla vittoria finale, spesso si deve conquistare ogni singolo quadrante del territorio avanzando metro dopo metro.

La fanteria è sempre in prima linea e - come accade ai pedoni negli scacchi - tocca a lei guadagnare il campo. Le perdite sono una parte del gioco già messe in conto e la bravura dei comandanti si misura anche col minimizzare questo dato (statistico).

In questi giorni in Siria si combatte una feroce guerra trascurata dai media ma, soprattutto, dimenticata dall'ONU. I membri delle Nazioni Unite sono intenti a discutere sul da farsi, ragionano se e quando inviare i caschi blu a Damasco, dichiarano che si tratta di «emergenza umanitaria» ma nessuno ferma il massacro.

 

 

E allora, per una volta, in questa ennesima guerra ignorata mi piace puntare il riflettore sul soldato di trincea riportando le parole dello storico militare Paul Fussell. Il brano è tratto dal capitolo VI del bel libro di Gianni Riotta, Le cose che ho imparato.

Da qualsiasi punto di vista la si guardi, la guerra è l'orrore.

Anni dopo, lo storico militare Paul Fussell, che era sbarcato in Normandia nel 1944 con gli americani, tenente della 103rd Infantry Division, ferito in Alsazia e decorato con la Bronze Star e il Purple Heart, mi spiegò l’evoluzione della paura nelle reclute imberbi, provata da ragazzo sul campo e studiata da adulto in biblioteca: «Quando arrivi in prima linea e vedi la gente cadere spacciata attorno a te, hai una prima reazione di incredulità: “Tom squarciato dai proiettili? Bill ucciso da una scheggia alla fronte? A me non può capitare, sono troppo amato giù a casa mia, ho troppi affetti, sono troppo importante io, per troppe care persone, mia madre va in ansia se ritardo al baseball, mio padre se manco a tavola a cena, figurati se posso diventare una vittima qualunque, come tutti gli altri, in questa guerra”. Presto però il falso senso di sicurezza svanisce davanti al massacro della fanteria in prima linea, e subentra nell’anima un secondo giudizio: “Può capitare anche a me, certo, ma solo se non sto attento, se non ascolto le istruzioni del tenente con precisione, se faccio qualcosa di incauto, o magari vado volontario in missioni a rischio”. Infine anche quest’ultima difesa si rivela vuota, perché le pallottole falcidiano insieme prudenti e audaci, veterani e marmittoni, a caso, solo perché si è azzardato un piede a destra anziché a sinistra. Allora arriva l’ultimo, e definitivo giudizio che ogni fantaccino conosce: “Toccherà anche a me, prima o poi, a meno che il destino non mi cavi dalla prima linea”».

 
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