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Il mostro di Martedì 29 Dicembre 2009
Linguaggio fotografico: IL LUOGO COMUNE, di Pietro Ricciardi
 
 
Perchè questo mostro è stato proposto?

Piero Ricciardi ci spiega cosa si intende per "luogo comune" nel mondo della fotografia: indica da sempre una sensazione di già visto, di familiare. Il messaggio che il fotografo vuole trasmettere è chiaro e non richiede sforzo a chi “legge” la foto. Interessante vero? Seguono i dettagli nell'articolo.


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Scritto da Pietro Ricciardi il 29/12/09
 

Cosa sia un “luogo comune”, nella retorica della comunicazione, è piuttosto chiaro a chiunque.
Anche a chi non si occupa di comunicazione o, come nel nostro caso, di fotografia.
Premettendo che questi piccoli interventi si basano molto su alcuni studi che ho fatto, ricorrendo quindi ad altre fonti, prime tra tutte la raccolta “Il linguaggio fotografico” Ed. Progresso, diamo uno sguardo alla figura retorica del “luogo comune”.

 

 

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Anche questa figura retorica viene generalmente “sottovalutata” o letta con accezione negativa. La parola “è un luogo comune” spesso sott’intende il fatto che in quanto tale si tratta di una proposizione “generalista e populista”.
In effetti nell’oratorio il “luogo comune” ha il valore della “sentenza”, universalmente accettata e da non dimostrare.
In fotografia l’immagine che ricorre al “luogo comune” da sempre una sensazione di già visto, di familiare.
Il messaggio che il fotografo vuole trasmettere è chiaro e non richiede sforzo a chi “legge” la foto. Spesso la stessa produzione del messaggio è stata fatta senza alcuno sforzo.

Il valore comunicativo del “luogo comune” non va banalmente etichettato come spregiativo e non originale.
Il fotografo, o il comunicatore, può ricorrere al “luogo comune” quando vuole dare al destinatario del messaggio ciò che egli desidera in quel momento.
Col luogo comune è possibile rendere più semplice un “discorso complesso”.

In un reportage fotografico, ad esempio, un luogo comune inserito tra i vari scatti che testimoniano un evento documentato può fornire la “chiave di lettura” dell’intero reportage, assume il valore della didascalia che accompagna le foto. Raramente, però, da solo un luogo comune riesce a trasmettere un messaggio, se non nell’ambito di una sequenza di immagini, di cui interrompe la “ritmicità”.

Il ricorso al luogo comune può dunque, se usato coscientemente, rendere più chiaro un messaggio e permettere di allargare la platea di potenziali destinatari della comunicazione.

Un esempio di luogo comune può essere quello di rappresentare il caldo torrido attraverso una foto in cui il terreno è secco ed arido, tanto da spaccarsi in zolle. Altro esempio di luogo comune è l’omino piccolo sulla cima di una montagna, che sta a dimostrare la vastità della natura nei confronti dell’essere umano.

Come al solito una bella ricerca di foto su flickr o su internet è un buon esperimento per imparare a riconoscere l’uso di questa figura retorica nelle foto.

 
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