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Il mostro di Lunedì 05 Settembre 2011
L'uomo invisibile, un bimbo ne svela l'identità
 
 
Perchè questo mostro è stato proposto?

Quest'estate ho conosciuto l'uomo invisibile, non ero mai riuscito a vederlo, finalmente ho capito la sua vera identità, grazie agli occhi di mio figlio, un bimbo di quattro anni che vede il mondo colorato, virtù che noi adulti non possiamo più avere.


Monster's Blog
Scritto da webmonster il 05/09/11
 

Camminava lentamente sulla spiaggia e nessuno lo vedeva. Spesso si fermava sul lido ma la sua presenza risultava impercettibile.
Se parlava nessuno l'ascoltava, se chiedeva non riceveva risposta, le persone che gli passavano accanto non avvertivano nessun segno della sua esistenza.
Era l'uomo invisible ed io, per la prima volta, l'ho visto quest'estate a Baia Domitia mentre trascorrevo le mie vacanze.
E' successo un giorno in cui il mare era agitato, delle grosse onde si infrangevano sulla spiaggia mentre il sole di agosto non ci lasciava tregua. Unico rinfresco le docce dall'acqua gelida presenti sul lido di Gino.
Io ero seduto sul lettino sotto l'ombrellone con mio figlio che giocava con la paletta ed il seccchiello; scavava buche nella spiaggia che poi provvedeva a riempire d'acqua. Ad un bimbo di quattro anni basta poco per divertirsi, il resto lo fa la sua spregiudicata fantasia tipica di quell'età.
E si sa che un bambino vede il mondo con colori e sfumature sconosciuti a noi adulti. Difatti, fu lui ad accorgersi per primo della presenza dell'uomo invisibile. Mentre con un occhio leggevo distrattamente il giornale e con l'altro controllavo il pargolo, improvvisamente, senza scomporsi e mentre continuava a giocare con i suoi attrezzi, il mio piccolo angioletto mi chiese con voce innocente: "papà chi è lui?".

 

 

Strabuzzai i bulbi oculari e misi a fuoco la figura che era comparsa davanti a noi: era un tipo inusuale, non troppo alto, fisionomia orientale, scuro di carnagione, con uno strano cappello e vestito come i beduini africani che attraversano i deserti.
Nonostante la temperatura bollente indossava grossi copricapi e lunghe vesti.
Portava con sé due grossi sacchi stracolmi di oggetti luccicanti, era tappezzato di gadget e giochini che emettevono suoni e colori di ogni tipo, da dietro la schiena, nascosto chi sa dove, un vulcano sfornava mille bolle di sapone colorate e festose, agganciato ad un sacco si poteva seguire con lo sguardo un lungo filo che portava ad un grosso acquilone che dal cielo seguiva l'uomo come un fedele cagnolino accompagna il suo padrone.
In pratica, era un vu cumprà!

Sorrisi all'uomo e risposi a mio figlio: "Paolo, lui è ... ", effettivamente chi era quest'uomo?
Pensai come fosse possibile che tante persone (tra cui io?) si fossero abituate alla presenza di questi uomini che, nonostante le montagne di oggetti che portano, risultano in realtà invisibili ai nostri occhi.
Per noi adulti risulta normale osservare queste povere persone muoversi come ciucci, in pochi offrono ai vu cumprà un bicchiere d'acqua o un minimo di ristoro, una parola di conforto o un incoraggiamento. Possibile che ci siamo assuefatti ad ogni mostruosità?

E così, per soddisfare la curiosità di Paoletto, chiesi all'uomo che era fermo davanti a noi e che continuava a sorriderci: "ciao, come ti chiami?". Rispose timidamente "Bigbull". Continuai: "da dove vieni?" e lui, tra lo stupore ed il divertito "Bangladesh".
Poi chiese il nome a mio figlio che, come fosse la cosa più normale di questo mondo, rispose: "Paolo". Bigbull prese un braccialetto dalla sua bancarella-mobile e lo regalò a Paolo che subito lo mise al braccio, felice per quel dono inatteso.

Da quel momento, ogni volta che un vu cumprà veniva a trovarci per proporci i suoi prodotti, Paoletto chiedeva: "ciao, come ti chiami?" e poi "da dove vieni?".
Basta poco per rendere l'uomo invisibile forse un po' meno invisibile.



Edoardo Bennato - Every Day Every Night
Tratto dal CD "L'uomo Occidentale" del 2001. In mezzo ad atmosfere knofleriane, Edo ci racconta la storia di un professore di Kiev che trovatosi travolto dal crollo del comunismo in URSS, si ritrova a fare il lavavetri al semaforo. Da qui la contrapposizione tra il rosso che frena gli automobilisti, mentre a lui non fa nient'altro che scatenarlo ...

 
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