L'amicizia è un qualcosa di spontaneo che nasce tra persone affine. Ma come fare se si desidera frequentare un amico che però non ricambia le nostre stesse intenzioni?
Monster's Blog
Scritto da webmonster il 19/10/11
Credo molto nell'amicizia, è questo il mio problema.
L'esperienza mi ha insegnato che l'amicizia è chimica come l'amore è alchimia.
In entrambi i casi, non è possibile imporre la propria persona, l'intesa nasce spontaneamente senza vincoli. Difatti, le mie migliori amicizie si sono evolute nel tempo in modo del tutto naturale, intraprendendo il loro istintivo sentiero a volte di corsa, spesso a velocità ridotta, altre volte a singhiozzo.
Ma come fare se si desidera frequentare un amico che però non ricambia le nostre stesse intenzioni?
Già questo quesito porrebbe il dubbio sulla reale amicizia che ci lega a questa persona, è vero. Però a volte, subentrano dei meccanismi che impediscono una costante frequentazione (vedi orari di lavoro proibitivi, l'intramontabile
«non ho tempo», stanchezza, distanza, impegni personali e via discorrendo ...).
Ma se non ci si incontra come si diventa amici?
E' il dilemma del cane che si morde la coda.
Frequentarsi significa parlare, confrontarsi, divertirsi insieme, essere d'aiuto se possibile, sfogarsi quando necessario, avere una persona cara a cui telefonare, un compagno con cui giocare a
tennis ...
L'amicizia ha illimitati volti e si mostra in innumerevoli forme ma, secondo me, si basa sempre sulla condivisione spazio-temporale.
A conferma di questa mia ardita affermazione, osservo che, in queto periodo della mia vita, tra le persone che mi sono più vicine ci sono
soprattutto i colleghi di lavoro.
Persone con le quali trascorro molto tempo della mia giornata in un ambiente comune, l'ufficio.
Ma, come ho già avuto modo di scrivere, questi relazioni sono forti, intense, intime e territoriali perché si consumano solo tra le mure dell'ufficio senza (o con rare) frequentazioni fuori dal pianeta-lavoro. Questi rapporti li definisco «amicizie territoriali» perché rischierebbero la fine se non ci fosse l'elemento comune che fa da collante, il lavoro.
Persone, invece, con le quali si condividono esperienze non professionali, con le quali occorre impegnarsi per vederle, persone alle quali si regala parte del nostro tempo (libero) che, fine a prova contraria, è la risorsa più importante, queste persone speciali si possono definire «Amici» con la "A" maiuscola.
La differenza con gli «amici territoriali» è nella spontaneità, nel piacere reciproco nell'incontrarsi senza aver bisogno di un legame artificiale, nel godersi una cena a casa, nell'organizzare una pizza o un week end fuori città.
Come immagine a questo articolo avrei voluto allegare una foto di gruppo recente insieme ai miei amici; ho cercato tra i miei album ma non l'ho trovata. Non mi rattristo, sono cosciente che l'amicizia è un concetto chimico, c'è o non c'è.