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Il mostro di Lunedì 12 Dicembre 2011
Villareal Napoli vista da Fabio, emigrante a Torino
 
 
Perchè questo mostro è stato proposto?

Nella vita si può essere costretti a prendere decisioni difficili ed incomprensibili come fece Fabio nel 2010. Lasciò Napoli per andare a lavorare a Torino, rinnegò le sue origini e per molti divenne un «traditore». Ma la vita offre sempre un'opportunità di riscatto a tutti, anche a Fabio.


Monster's Blog
Scritto da webmonster il 12/12/11
 

Fabio era stato costretto a lasciare Napoli qualche anno fa, in modo precipitoso nemmeno fosse stato il peggiore dei delinquenti. Dovette emigrare per lavoro, una calda serata d’estate del 2010 decise di dover fuggire dalla sua Castellamare di Stabia per trasferirsi a Torino.

Come tutti gli emigranti, anche Fabio col tempo maturò un odio verso la sua città natale, rea di non avergli fornito un futuro adeguato, colpevole di non aver riconosciuto il suo valore. Lui che sognava di affermarsi nella sua Terra fu costretto a rinnegare le sue origini e trasformarsi in qualcosa che egli stesso non poteva immaginare di essere: un traditore.
Ma si sa, nessuno è profeta in Patria ...

Il suo inserimento nella città piemontese non fu dei più semplici ed immediati soprattutto per svariati problemi di salute. Fabio, da sempre tifoso della squadra partenopea, pur di integrarsi nella sua nuova esistenza torinese iniziò a tifare per la Juventus, «dopotutto è pur sempre la squadra più amata dagli italiani» si disse per autoconvincersi.

 

 

La sera del sette dicembre prima della partita Villareal Napoli, incontro decisivo per la qualificazione degli azzurri agli ottavi di finale della Champions League, Fabio stava cenando da solo. Era appena tornato dal lavoro, aveva rifiutato l’invito per una serata di burraco a casa di alcuni amici juventini. Era insolitamente ansioso, non sapeva se guardare il match dei partenopei oppure andar a dormire come aveva già fatto tante altre volte in quel freddo e solitario inverno torinese.

Si affacciò alla finestra, per un attimo gli parve di vedere l’azzurro del mare di Castellamare, lo stesso panorama che osservava da casa sua quando era bambino. In lui scattò una scintilla, non resistette, corse, accese la televisione e si incollò allo schermo.
La partita era già iniziata, il Napoli soffriva ma non crollava sotto i colpi degli spagnoli. Più la squadra partenopea rischiava di soccombere più in Fabio tornava la passione azzurra assopita dalla nebbia juventina.

Fabio iniziò ad urlare a squarciagola, l’ultrà che era in lui prese il sopravvento ed in breve tornò ad essere Masaniello, il capopopolo del rione stabiese amato e stimato da tutti i suoi amici napoletani.

Al gol di Inler gioì insieme ai milioni di tifosi del Napoli sparsi nel mondo, al raddoppio di Hamsik ruppe gli indugi. Prese la bandiera della squadra azzurra che teneva ben nascosta nell’armadio, corse nel garage, salì sulla sua maserati turbo ed iniziò a correre per le vie di Torino strimpellando col clacson come già aveva fatto ai tempi degli scudetti di Maradona per la sua Napoli.

Fabio era in pace con se stesso, ora poteva smettere di fingere e di autoingannarsi. Felice come un bimbo, aveva ritrovato la sua coerenza.

Mentre la saetta azzurra sfrecciava per Torino, dietro ad una curva ben appostata una pattuglia di carabinieri fu sorpresa da quell’insolito trambusto. Fermarono immediatamente il bolide con la bandiera del Ciuccio che penzolava dal finestrino.

«Prego, fornisca patente e libretto» intimò il militare con tono severo. Dopo qualche istante il carabiniere cambiò espressione, il voltò si illuminò ed esclamò: «Ma Voi siete Fabio Quagliarella! Anche io sono di Napoli!» (in verità il carabiniere era originario di Briano in provincia di Caserta ma quando un campano incontra un altro campano al di fuori della propria regione per semplicità dice di essere napoletano).

Il Napoli aveva vinto, «siamo qualificati» disse Fabio.
Si abbracciarono e si salutarono con commozione.

MORALE DELLA FAVOLA
Razionalmente si può decidere di “lavorare” in altre società ma ciò che conta è la passione per la propria squadra del cuore, il Napoli per Fabio Quagliarella

 
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Bacheca (2 commenti)
 
14:03

io penso che i calciatori sono tutti MERCENARI, altro che attaccamento alla maglia!

 
12:23

Un napoletano è sempre un napoletano, ovunque si trovi e per chiunque lavori. E' questa la grande forza dei napoletani. Grande Fabio!!

 
 
 
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