| Perchè questo mostro è stato proposto? | Ho terminato la lettura della biografia ufficiale di Steve Jobs e, con mio sommo stupore, ho scoperto che il geniale uomo-Apple è stato prima un giovane impiegato HP e poi, durante la sua vita, ha interagito in svariate occasioni con la famosa società americana per cui oggi io lavoro. Allora è vero, Steve Jobs è stato un mio collega! |
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| Monster's Blog |
| Scritto da webmonster il 04/01/12 | | | Leggere la biografia ufficiale di Steve Jobs è stato davvero impegnativo. Il libro, molto corposo, mi ha ossessionato per svariate settimane finché una sera l'ho terminato con mia somma soddisfazione. Alla fine mi sono sentito liberato.
In verità la figura si Jobs, pagina dopo pagina, mi ha lasciato sempre più perplesso. Sono rimasto entusiasmato dalle sue idee professionali ma la sua passione totalitaria per la Apple mi ha, col tempo, prima rattristato e poi nauseato.
Mi sono chiesto: può un uomo considerare un'azienda la "sua creatura" e dedicargli l'intera esistenza trascurando il resto del mondo?
Evidentemente si come ha dimostrato la storia tra Steve Jobs e la "sua" Apple.
Comunque sia, non è mia intenzione esaltare o denigrare Jobs, rimando ai saggi ed ai posteri il giudizio.
In questo post vorrei vorrei evidenziare solo che Steve Jobs è stato un mio collega di lavoro!
Si, perché tra le innumerevoli sorprese che mi ha regalato la lettura della biografia ufficiale scritta da Walter Isaacson, ho scoperto che da giovane Steve Jobs fu assunto in HP, la famosa multinazionale americana leader mondiale nel settore dell'Information Technology (IT) e per la quale io lavoro.
Ma vi rendete conto? Ho avuto come collega di ufficio l'uomo che ha lasciato una tacca nell'Universo!.
Ho deciso, dunque, di estrarre dal libro le parti nelle quali si cita l'HP ed informare tutto il mio ufficio che, in un passato non troppo lontano, siamo stati colleghi di Steve Jobs! | | | | | | Lì, sulla scia delle industrie militari, scoppiò un boom economico basato sulla tecnologia. Le sue radici risalivano al 1938, quando Dave Packard e Lucille, la donna che aveva appena sposato, si erano stabiliti in un appartamento di Palo Alto che aveva in dotazione una rimessa in cui presto si sistemò il suo amico Bill Hewlett. Quel garage si sarebbe rivelato sia foriero di innovazioni sia una vera e propria icona della
valle. In quel posto i due amici avrebbero armeggiato fino a produrre il loro primo apparecchio, un generatore di frequenze audio. Negli anni Cinquanta, la Hewlett-Packard era un’industria in grande crescita che fabbricava strumenti tecnici.
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Quando Steve aveva dieci anni, l’HP contava novemila dipendenti ed era la blue-chip company in cui tutti gli ingegneri in cerca di stabilità economica desideravano lavorare.
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Lang lo fece entrare anche nello Hewlett-Packard Explorer’s Club, costituito da una quindicina di studenti che si riunivano ogni martedì sera nella caffetteria aziendale. «Chiamavano uno degli ingegneri dei laboratori HP e lo facevano parlare di quello a cui stava lavorando» ricorda Jobs. «Mio padre mi accompagnava in macchina e io toccavo il cielo con un dito. L’HP era un’azienda pioniera nel campo dei LED, i diodi a emissione luminosa, sicché parlavamo di quello che si poteva fare con essi.»
Siccome suo padre adesso lavorava per un’azienda produttrice di laser, l’argomento gli interessava particolarmente. Una sera, dopo una conferenza, Steve insistette a tal punto con uno degli ingegneri del laser dell’HP che quello gli permise di fare un giro del laboratorio di olografia. Ma la cosa che gli rimase più impressa furono i piccoli computer che l’azienda stava mettendo a punto. «Lì vidi il mio primo computer da tavolo. Si chiamava 9100A ed era un celebrato calcolatore, ma anche, di fatto, il
primo computer da tavolo. Era enorme e pesava forse una ventina di chili, ma era meraviglioso e me ne innamorai subito.»
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I ragazzi all’Explorer’s Club erano incoraggiati a fare progetti e Jobs decise di costruire un frequenzimetro, che misura il numero di impulsi al secondo di un segnale elettronico. Aveva bisogno di alcune parti che produceva l’HP, così prese il telefono e chiamò l’amministratore delegato. «All’epoca non era possibile, per una persona, non
far comparire il numero di telefono in elenco. Così cercai “Bill Hewlett” nella guida di Palo Alto e lo chiamai a casa. Mi rispose e chiacchierò con me per una ventina di minuti. Mi fece avere i componenti, ma mi diede anche un lavoro nella fabbrica in cui
producevano i frequenzimetri.» Jobs lavorò lì l’estate dopo avere finito il suo primo anno di liceo. «Papà mi ci accompagnava in macchina al mattino e veniva a prendermi la sera.»
Il suo compito consisteva in gran parte nello stare alla catena di montaggio e «semplicemente mettere dadi e bulloni alle cose». I suoi compagni di lavoro provavano un certo risentimento verso quel ragazzino sfacciato che aveva preso la scorciatoia telefonando direttamente all’amministratore delegato. «Ricordo che dissi a uno dei miei capireparto: “Mi piace tutto questo, mi piace tanto” e poi gli chiesi che cosa piacesse di più a lui. Mi rispose: “Scopare, scopare”.» Jobs fece meno fatica a ingraziarsi gli ingegneri che lavoravano al piano di sopra. «Gli servivano ciambelline e caffè tutte le mattine alle dieci, così salivo su e mi intrattenevo con loro.»
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Quando la HP decise, nel 2010, di lasciare il campus di Cupertino – situato appena a un chilometro e mezzo a est di One Infinite Loop, il quartier generale della Apple –, Jobs ne trattò in sordina l’acquisto, comprando anche la proprietà adiacente. Provava ammirazione per come Hewlett e Packard fossero riusciti a creare un’azienda solida ed era fiero di essere riuscito a fare lo stesso con la Apple
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Quando il discorso si è spostato sui tablet, qualcuno ha espresso grande soddisfazione per il fatto che la HP aveva improvvisamente abbandonato il campo, per l’impossibilità di competere con l’iPad. Jobs, però, si è accigliato, dichiarando che in realtà si trattava di un momento triste. «Hewlett e Packard avevano creato una grande azienda e pensavano di averla lasciata in buone mani» ha detto, «ma adesso viene smembrata e distrutta. È una tragedia. Spero di avere lasciato un’eredità più
solida e che alla Apple non accada mai.» Quando è arrivato il momento dei saluti, i membri del consiglio gli si sono raccolti attorno per abbracciarlo. | | | | [416 letture] |
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