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Il mostro di Domenica 11 Marzo 2012
Babel era il suo nome
 
 
Perchè questo mostro è stato proposto?

Ogni tanto sul web si incontrano dei siti registrati con nomi strani. Un esempio può essere www.babelweb.it, il cui webmaster è amico da tempo ed occasionale collaboratore di faCCebook. Oggi Benny (questo il nome del webmaster) vi spiega perchè ha deciso di chiamare così il suo sito.


Monster's Blog
Scritto da Babel il 11/03/12
 

Forse è giunto il momento di far sapere, a chi ne fosse interessato o semplicemente a chi se ne sia chiesto il motivo, perchè il mio sito si chiami Babelweb.
In effetti, se le cose fossero andate come dovevano andare, forse il mio sito non esisterebbe neppure, almeno con questo nome, anche se poi nel tempo le caratteristiche del portale si sono modificate fino a farne perdere il significato iniziale.

Molti pensano che Babel venga da Babele, e lo stesso motto del sito "dove regna una gran confusione" in effetti induce nell'errore. Ma non è così, ed il motto era semplicemente un modo per descrivere quel luogo dove regnava (e regna) davvero "...una gran confusione": l'Afghanistan.

 

 

E allora voglio raccontarvi una storia, la storia di un bambino arrivato in Italia attraverso quei misteriosi (che forse misteriosi non sono), canali dell'immigrazione clandestina. Questo bambino fuggiva dalla guerra del suo paese, dall'occupazione dei soldati stranieri che dovendo portarvi la pace, facevano invece la guerra. Oh, certo, noi vediamo con i nostri occhi occidentali, istruiti come siamo dai mass media, la situazione generale afghana, ma ci siamo mai chiesti come loro, quella popolazione, quei bambini, vedono i soldati stranieri?

Questo bambino di appena 10 o 11 anni era solo, denutrito, avvilito ed umiliato nel corpo e nella mente. Aveva due occhi spaventati ma uno sguardo profondo, lo sguardo di chi aveva visto suo malgrado gli orrori della guerra, uno sguardo a tratti assente ed a volte astuto, di quella furbizia che si legge negli occhi dei bambini cresciuti troppo in fretta. Un bambino arrivato in Italia non si sa neanche in compagnia di chi, di quale adulto, ma con un viaggio che certo non aveva potuto fare da solo. Parlava solo arabo e lo parlava a stento. Forse raccontava verità o forse raccontava bugie, o forse entrambe, ma era un bambino, solo un bambino.

La storia finisce qui, ma solo perchè da qui inizi la favola: la mano misericordiosa di alcune persone, padri e madri di bambini più fortunati, si occupò del piccolo afghano, comprese che quell'individuo era una persona, non solo un numero od un nome e cognome sulle carte per il rimpatrio. Era un essere umano, un piccolo e spaventato essere umano.

La solidarietà è sempre una cosa bella. E si sparse tra quanti venivano a contatto con questo bambino ed ognuno cercava di fare del proprio meglio ed anche di più. Il bambino venne fatto visitare in un ospedale pediatrico dove gli furono curate patologie che sebbene non gravi da noi in occidente, gli sarebbero potute essere fatali nel suo Paese. Fu accolto in una casa famiglia e l'affetto delle persone che lo circondavano diede i suoi primi frutti. Dopo solo qualche settimana non urlava più la notte, non faceva più la pipì nel letto. Dopo un paio di mesi imparò ad usare le posate a tavola e capiva e riusciva a farsi capire in italiano. Era un bambino molto intelligente! L'affetto che adesso lo circondava forse non lo aveva mai ricevuto.

Ma purtroppo, anche se ci piace pensare "che fortuna", non trascorse neanche un anno che per il bambino fu chiesto il trasferimento in un altro paese europeo, dove si sarebbe potuto ricongiungere con dei suoi familiari. Le pratiche burocratiche non furono mai così veloci, o almeno così ci sembrò!

Non abbiamo avuto più notizie di quel bambino, ma vogliamo pensare, vogliamo sperare che adesso viva la sua adolescenza con serenità e nell'affetto dei suoi cari, e che magari ogni tanto si ricordi di noi. E che la sua favola continui!

Babel era il suo nome.


Mi trovate pure su Babelweb.it

 
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