Il ministro Fornero un paio di scuse me le deve dopo l'ultima clamorosa telefonata che, per usare un eufemismo, non terminò in modo del tutto pacifico. Ma io proprio non riesco a tenere il broncio a nessuno, è più forte di me: fornisco a tutti una seconda possibilità, anche ad Elsa.
Il ministro del lavoro, per riscattarsi, dovrebbe approvare la mia rivoluzionaria proposta del welfare che, modestamente, ho chiamato decreto Monfrecola-Fornero: la riforma inversa delle pensioni. |
Dini, Amato, Tremonti ... i grandi economisti basano le loro leggi su un'idea giusta applicata in modo errata: la vita media si è allungata e ci sono più pensionati che lavoratori. I contributi versati non bastano a pagare l'esercito di "vecchietti", servono soprattutto lavoratori, gente attiva che alimenti le casse dello Stato. Per questo tutte le «epocali» riforme si basano su un concetto elementare: alzare l'età pensionabile.
Io, al contrario degli esperti in materia, propongo di affrontare il problema da un punto di vista diametralmente opposto.
Quando si è giovani si vorrebbe spaccare il mondo, viaggiare, conoscere, visitare, sperimentare, l'ufficio diventa una prgione ... purtroppo, però, quasi sempre non si hanno abbastanza soldi per realizzare i desideri tipici di quest'età. Iniziare a lavorare significa rinunciare a sognare.
I pensionati, invece, provengono da una vita trascorsa lavorando, l'ufficio è stata la loro vera casa, i colleghi la famiglia, la carriera oppure i sacrifici pane quotidiano masticato per anni. Andare in pensione per queste persone è spesso un dramma.
La mia riforma denominata anche proposed reverse accoglie le esigenze di entrambe le categorie e si basa su dati analitici:
in modo del tutto razionale propone di pagare la pensione ai giovani tra i diciotto (18) e cinquantacinque (55) anni mentre «tutti gli uomini
al di sopra dei 55anni (le donne 50) dovranno lavorare finché la salute lo permette» (come cita letteralmente il testo della legge).
In questo modo avremmo una miglioria della qualità della vita sia dei giovani che degli anziani; allo stesso tempo, ci saranno meno pensionati (giovani) e più lavoratori (vecchi). Il flagello del precariato sarà immediatamente sconfitto, non si potrà più parlare di disoccupazione giovanile, le famiglie riprenderanno a spendere (maggiormente in medicinali), i consumi torneranno a livelli accettabili (soprattutto di stupefacenti), la criminalità organizzata subirà un duro colpo, l'economia volerà e lo spread tornerà ad essere una parola sconosciuta.
Le stime degli esperti assicurano che entro cinque anni dall'entrata in vigore della mia riforma, il paese sarà totalmente cambiato.
Chi sopravviverà vedrà. |