Il primo giorno di scuola

Al primo giorno di scuola, la giovane maestra della prima elementare di mio figlio ci riceve in aula per le dovute presentazioni.

I bimbi, piccoli angioletti ingenui seduti su minuscole sedie dietro ai banchi disposti a forma di ferro di cavallo, si guardano intorno alla ricerca di un compagno dell’asilo mentre noi genitori (diffidenti) «radiografiamo» la docente.

Dopo il breve discorso, contento per l’inizio di questa importante avventura, vado dal mio studente in erba per il necessario incoraggiamento.
Alla sua sinistra c’è una bimba pakistana (credo), felice, sorridente, intenta a colorare un disegno di Peppa Pig, gentile dono della dolce maestrina a tutti i nuovi arrivati.

Lo ius soli spiegato da un bimbo di sei anni

il vero significato dello ius soli

Appena rientro dall’ufficio, incuriosito chiedo a mio figlio come sia andata.
Con l’innocenza tipica di un bimbo di sei anni, elenca i nomi dei nuovi compagni senza stupirsi per la vicina asiatica.

I suoi occhi puliti osservano un mondo colorato e privo di cattiveria.
Per lui non c’è alcuna differenza tra Marco, Francesca, Dominique e Ginja, questi marmocchi sono solo i suoi nuovi «amici» di scuola.

L’ascolto entusiasta: un bimbo di sei anni se ne frega del «principio dello ius sanguinis»

imperniato sull’elemento della discendenza o della filiazione al contrario dello «ius soli» che fa riferimento alla nascita sul suolo, sul territorio dello Stato

Per un bimbo di sei anni, gli amici di scuola sono tutti cittadini della Terra e – detto tra noi – penso proprio che abbia ragione.

Se il Ministro desidera (finalmente) modificare la Legge del 5 febbraio 1992, n.91 può osservare i piccoli alunni della classe di mio figlio.
Sono certo che, con semplicità, gli mostreranno il vero significato dello ius soli.

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