Malick, un extracomunitario qualsiasi

Affacciato sul mare, osservo Malick (un nome di fantasia per una persona reale) girovagare per il borgo marinari.
«Hai la barba come noi, sei un fratello africano» esordisce mentre si avvicina col sorriso.

Malick è giovane, alto ed esile.
Vende cinte e collane.
Lui un extracomunitario come tanti, io un ciclista metropolitano in giro per Napoli.

Borgo marinari di Napoli, parla Malick,un extracomunitario di 25 anni giunto dal Senegal su un barcone

Extracomunitario, barcone, Libia, scafisti

«Quanti anni hai? Sei giovane» chiedo.
«Venticinque» ribatte mentre lega un cinturino sottile al mio braccio sinistro.
«Oggi sono felice, è nato mio figlio. Questo regalo è per te» ribadisce.
«Grazie ma non li uso» respingo l’offerta diffidente.
«E dove è tuo figlio? Parli bene italiano, da quanto tempo sei qui?» incalzo incuriosito.
«Tre anni, mio figlio è giù in Senegal».

Venticinque anni, da tra anni in Italia e con un figlio appena nato che chissà quando incontrerà.

Extracomunitario, assuefatti al dramma?

«Come sei arrivato? In aereo?»
«Non avevo i soldi per il biglietto, col barcone».
«Dalla Libia
«Certo»
«Siete partiti di notte?»
«Si»
«E quanti eravate sul barcone?»
«Una trentina»
«Tutti salvi o ci sono verificati incidenti?»
«Tutti salvi»
«Hanno arrestato gli scafisti
«No»

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Persone, numeri statistici, vu cumpà

Guardo Malick: non capisco se racconta la verità o descrive ciò che io desidero ascoltare per soddisfare la mia curiosità di occidentale «che non capirà mai cosa accade laggiù».

Barcone, Libia, scafisti: quante volte ascoltiamo queste tre drammatiche parole in televisione?
Stavolta d’avanti a me ho una persona in carne ed ossa – un numero statistico per i Governi, un fastidioso vu cumprà per molti, un servizio al telegiornale per i media – un ragazzo scappato da casa a vent’anni e Dio solo sa da quali «mostri».

«Prendi una cinta» taglia corto Malick.
Ha dedicato troppo tempo per una vendita, la sua condizione non gli permette di restare oltre.
«Non ho soldi con me, mi spiace» mento.

Stavolta è Malick ad essere diffidente.
«Riprenditi il braccialetto, è più utile a te che a me. Magari lo vendi a qualcun altro».

Restituisco il regalo.
L’extracomunitario saluta e prosegue il suo cammino.

La diffidenza e l’assuefazione al dramma prevalgono anche nella mia coscienza.
Scusami Malick.


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