Silvia Ruotolo, giovane mamma

«Silvia Ruotolo
(1958 – 1997)
vittima innocente della barbarie camorristica»

La targa a Piazza Medaglie d’Oro – nel centro del Vomero, quartiere collinare di Napoli – mi lascia esterrefatto.
A pochi metri, dei giovani bivaccano nel campo di basket mentre, al lato opposto, dei cani corrono felici nell’«area di socializzazione» a loro dedicata.

Una piazza con diverse anime, un mix tra il ricordo della tragedia e la necessità di andare avanti.

Quante volte sono passato?
Di corsa, per shopping o per una passeggiata.
Mai soffermato a leggere la drammatica storia, l’intensità delle parole, la tragedia consumata.

Piazza Medaglie d'Oro, la targa dedicata a Silvia Ruotolo, vittima innocente della barbarie della camorra

Silvia Ruotolo, la fondazione

La vicenda è nota a tutti e documentata con emozione sul sito della Fondazione Silvia Ruotolo.

Leggere la cronaca colpisce ma guardare da vicino la targa dedicata alla giovane mamma resta una ferita dolorosa per chiunque.
Anche dopo vent’anni.

Indignazione, rabbia, vergogna: perché tanta ferocia?
Quale follia spinge un uomo a sparare all’impazzata per strada contro un altro uomo?

La fondazione Silvia Ruotolo ricorda la tragedia della giovane mamma

Anni ottanta, l’inizio delle sparatorie

Consulto Storia della camorra di Vittorio Paliotti, un testo fondamentale per comprendere le dinamiche della camorra, il cancro della nostra terra.

Cerco una spiegazione impossibile tra le pagine di Storia.

Il capitolo dedicato alle vittime innocenti di camorra cita gli anni ottanta come inizio delle violenze.
Gli scontri a fuoco tra i clan avvengono per strada, per punire i rivali, per conquistare piazze di spaccio, per ribadire la superiorità.

La pagina Wikipedia dedicata alle yittime innocenti della camorra parte proprio dagli anni ottanta.
Un elenco infinito di nomi, un elenco infinito di dolore.
Ogni nome una storia, ogni storia una tragedia inaccettabile.

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La zummpata, il duello all’arma bianca (1500)

Spiega Vittorio Paliotti: i camorristi – membri della Bella Società Riformata, l’organizzazione criminale che per quattro secoli ha taglieggiato Napoli (dal 1500 al 1912, poi annientata nel famoso e discusso processo Cuocolo) – da sempre usavano sfidarsi in duelli all’arma bianca.

La zumpata, rito di iniziazione, combattimento rusticano per stabilire chi comandava, avveniva in un luogo pubblico (1500).
Armati di pugnale, il duello tra camorristi promuoveva l’avanzamento di grado nella gerarchia criminale, risolveva discussioni, sentenziava la verità tra i litiganti.

Il passaggio dal pugnale alla pistola si consumò nel XIX secolo ma l’utilizzo di un’arma da fuoco avveniva – a differenza della zumpata – in un luogo solitario.

Sembra di follia dibattiamo ma, almeno, i passanti erano tutelati.

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La Storia (non) insegna

Bastano due minuti.
La pagina Wikipedia dedicata alla guerra di camorra degli anni 70 lascia sbigottiti.
Servizi segreti, pentimenti, brigate rosse, suicidi ed omicidi, vendette ed esecuzioni, una scia di sangue inimmaginabile.

A leggere la cronaca ci si scandalizza.
Guardare Silvia negli occhi, invece, suscita rabbia ed emozione.
Anche dopo vent’anni.

La domanda è priva di risposta: perché accade?
La Storia spiega ma la realtà resta inaccettabile.


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