Vino, quando cedi alla tentazione

Un’altra bottiglia è andata.
Stavolta si tratta di un Lacryma Christi del Vesuvio Rosso, un vino morbido, azzarderei pregiato.

Da quanto ho iniziato a bere – quanto litri ho ingurgitato? – mi tratto bene.
Mai un vino che lasci indifferente il palato, alla continua ricerca di sapori forti, viaggio col bicchiere verso mete lontane.

La settimana scorsa mi scolai un Nero d’Avola, un vino caldo come il sole della Sicilia, terra di origine di questo rosso, profondo e delicato.
Prima, apprezzai la compagnia di un giovane Chianti e poi di un saggio Barbera.

Col bicchiere mezzo pieno, in gruppo o da solo, attraverso i vigneti dell’Italia per carpire la secolare cultura racchiusa dentro un piccolo chicco d’uva.

Dunque, lo confesso: ho ceduto alla tentazione.

Confessioni choc di un novello bevitore di vino

La dipendenza, un pericoloso «mostro» 

Una Falanghina della zona flegrea in offerta, attira la mia attenzione.
La proposta è imperdibile, prendo il bianco dallo scaffale e lo conservo con cura nel carrello della spesa.

Anche stasera seguirò il consiglio degli antichi: un mezzo bicchiere di vino a cena fa buon sangue.

Da un astemio di lunga data, il sorseggiare è un buon compromesso.

Il pregiato Lacryma Christi ed il giovane Chianti, goccia dopo goccia, svaniscono in una settimana.

Bere con moderazione è sinonimo di salute, cadere prigioniero dal «mostro», è l’inizio della fine.


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