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Fontana malata: 4 anni dopo [FOTO]

L’agonia della fontana del CDN

Dopo quattro anni, la fontana malata del Centro Direzionale di Napoli, è ancora a secco.

Nonostante la promessa dal Sindaco De Magistris alla domanda diretta posta dal sottoscritto nell’incontro a Palazzo San Giacomo con i cittadini.
E’ l’ottobre 2016, il Sindaco annuncia una rivoluzione per l’intero Centro Direzionale.

Le stagioni si alternano, Trump diviene il 45º Presidente degli Stati Uniti, Sarri passa alla Juventus … insomma, mentre il mondo continua la sua folle corsa, la fontana malata resta congelata, con la vasca asciutta e il rubinetto chiuso.

Il totem ricorda una statua abbandonata, corrosa dal tempo, minacciata dalle intemperie, vandalizzata dall’incuria.
Un monumento lasciato al suo triste destino, distante dall’immagine di gioia che esprime lo spruzzo d’acqua di una fontana pubblica.

Fontana malata al Centro Direzionale di Napoli: 4 anni dopo

Tra immobilismo e burocrazia

Da quattro anni, nemmeno una goccia d’acqua.
Anzi, la fontana malata diviene una pattumiera a cielo aperto o – nel migliore dei casi – una giostra utilizzata per il girotondo dai bambini del quartiere.

Questo totale disinteresse è la somma dei colpi sferrati da due dei peggiori «mostri» in circolazione: l’immobilismo e la burocrazia.

Un labirinto di regole, commissioni, cavilli dai quali è impossibile uscire.
Un insieme di forze negative che annullano qualsiasi possibilità di azione.
Rinvii, tavoli di lavoro virtuali, incontri tra le parti, una marea di carte, timbri mancanti e pratiche smarrite: immagino la palude nella quale i tecnici ed i funzionari del Comune si muovono e nella quale annegano.

La domanda resta in orbita: a chi tocca intervenire?

Fontana malata al Centro Direzionale di Napoli: 4 anni dopo

Lo stop: da GE.SE.CE.DI a Napoli Servizi

La cronaca racconta: lo stop dello zampillo avviene quando la gestione passa dalla società privata GE.SE.CE.DI alla partecipata del Comune, la Napoli Servizi.
Cioè, esattamente quattro anni fa.

A partire dal mese di novembre 2015 il Comune di Napoli prenderà in carico la gestione delle aree pubbliche e delle aree private ad uso pubblico poste a livello pedonale (Piano Zero) e delle opere infrastrutturali di sua proprietà del Centro Direzionale per il tramite delle sue partecipate ASIA e NAPOLI SERVIZI
(fonte:sito del Comune di Napoli)

Questo è il dato di fatto, privo di inutili pregiudizi o qualsivoglia ideologia politica.

Si dirà: è solo una fontana.
Al contrario, l’iter che prima spegne o poi non riattiva la fontana è l’esempio eclatante di burocrazia perversa, quei processi assurdi, incomprensibili per un cittadino, capaci di ingessare una nazione intera.

E, dopo quattro anni, non è più un’opinione confutabile.
E’ una sentenza.

Fontana malata al Centro Direzionale di Napoli: 4 anni dopo


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Beppe Bergomi: perché leggere la sua biografia [RECENSIONE]

I (veri) valori di Beppe Bergomi, lo zio

Bella zio. Il romanzo di formazione di Beppe Bergomi scritto da Andrea Vitali, racconta un sogno realizzato.
Il sogno di un bimbo di Settala, un paesino a pochi chilometri da Milano.

Siamo negli anni 70, infanzia felice, famiglia perbene, sani principi e tanta voglia di giocare a calcio.

E così. tra le marachelle del piccolo Beppe (sempre educato, sin dalla tenera età), la polvere dei campi dell’oratorio, le pedalate nelle cascine milanesi, gli esordi nella squadra del paese, la poca passione per la scuola, i primi tornei, entriamo a far parte della famiglia Bergomi.

Un nucleo unito intorno al padre e lo zio soci nell’autorimessa di famiglia, la madre – silenziosa e presente, il fratellone Carlo protettivo e primo tifoso del futuro Campione del Mondo.

Bella zio. Il romanzo di formazione di Beppe Bergomi [RECENSIONE]

Una biografia diversa e profonda

Aneddoti, confidenze, riflessioni: Bella zio sorvola (volontariamente) partite, competizione, risultati.
Il bravo Andrea Vitali, invece, approfondisce la cultura dello sport che da sempre caratterizza un vero atleta.

Ecco la forza di Bella zio, una biografia diversa e profonda, con un esplicito significato: un sogno lo realizzi solo se ci credi, ti impegni al massimo, lo costruisci allenamento dopo allenamento, rispetti l’avversario.
Regole di sport, regole di Vita.

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Per chi conosce il Bergomi telecronista

Un’osservazione è necessaria: risulta quasi impossibile per chi – come il sottoscritto – conosce il Bergomi telecronista, associare l’eleganza del racconto con la voce del protagonista.

E non perché l’ex giocatore sia incapace di utilizzare un linguaggio forbito.
Il motivo è un altro: Andrea Vitali è bravissimo.
Trovo la forma utilizzata dallo scrittore davvero elegante, impossibile da collegare alla narrazione in prima persona del giovane Bergomi.

La definirei una innocente dissonanza letteraria.
Oppure, quella naturale discrepanza tra un dolce ricordo e la realtà.
Proprio come nei sogni.

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«Fiori di magnolia» di Rosa Ventrella: un romanzo davvero rosa [RECENSIONE]

Fiori di magnolia: per chi ama le storie d’amore senza tempo

Fiori di magnolia di Rosa Ventrella è un classico romanzo rosa.
Un genere che seguo ma con un pizzico di prudenza perché troppe smancerie innalzano il livello di glucosio nel sangue.
Per il sottoscritto, Fiori di magnolia è un dolce fin troppo calorico: a fine lettura, i valori di glicemia schizzano prepotenti oltre la soglia consentita.

Ma alternare i generi permette di viaggiare in nuovi mondi altrimenti ignorati.
Questione di abitudini (letterarie).
E proprio in uno di questi viaggi esplorativi scopro la brava Rosa Ventrella.
Colpito dall’intenso Storia di una famiglia perbene, le chiedo un’intervista.
Vorrei approfondire.

La giovane scrittrice – gentile e disponibile – si sottopone all’interrogatorio di un lettore desideroso di carpire quel momento magico che tramuta un flusso caotico di pensieri in un libro emozionante.

E così, risposta dopo risposta, divento fan di Rosa Ventrella!
Fino a giungere agli odierni Fiori di magnolia che, ne ero certo, dalla biografia presente sul sito ufficiale dell’autrice, risulta uno dei suoi primi romanzi.

"Fiori di magnolia" di Rosa Ventrella: la mia recensione

Fiori di magnolia: perché leggerlo

Fiori di magnolia rientra nelle fase acerba della scrittrice?
Probabile.

Lo stile è scorrevole ma la storia subisce forti rallentamenti dalle (troppe) considerazioni interiori della bella Nina, la protagonista.
Scorrono le pagine ma la trama evolve lentamente, per poi accelerare con un lungo balzo temporale che spiazza.

Ma, giunti all’agognato finale, a mente fredda, mi convinco: trattasi di innocenti peccati di gioventù dell’autrice.
Fiori di magnolia merita la lettura.

Oltre agli inguaribili romantici, consiglio il romanzo anche ai duri di cuore: dopotutto, l’Amore è il motore della vita 🙂

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Salviamo il Gigante Verde [FOTO]

Gigante Verde, murales in agonia

La grossa bocca spalancata e l’occhio sinistro presentano evidenti colpi d’incuria.
Le portentosi mani consumate, segni palesi della mancanza di adeguate cure.
Parti di dita cancellate.

Il Gigante Verde è a pezzi.
Corroso dagli agenti atmosferici, rischia la morte.

Il magnifico murales dipinto lungo la facciata dell’ex OPG – l’Ospedale Psichiatrico Giudiziario di via Imbriani – sta svanendo.
Un lento dissolvimento, un inesorabile destino dovuto all’assenza totale di manutenzione.

Già, la manutenzione: a chi tocca proteggere il Gigante Verde?

Il Gigante Verde di via Imbriani rischia la morte

La manutenzione, questa sconosciuta

Il murales, esempio di street art, capace di mutare un edificio normale in un quadro da ammirare.
I colori contro il degrado, la fantasia per depennare l’anonimato e caratterizzare una parte del quartiere.

Perfetto.
Siamo tutti d’accordo.

Eppure, osservando la sofferenza del Gigante Verde, i conti non tornano:: a chi tocca restaurare queste opere d’arte?

La domanda può essere estesa ai tanti monumenti distribuiti per Napoli.

Dopotutto, tra i nostri doveri, rientra anche la conservazione della «bellezza», la prima arma per combattere i tanti «mostri» urbani.

E allora, perché cotanta indifferenza?

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Gigante Verde: le foto dell’agonia


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Smog a Napoli e quel fiore nel deserto

La fragranza magica subito dopo il MANN

La mattina, un profumo di dolci appena sfornati.
Il pomeriggio, l’odore invade la strada e perfora la cappa di smog che attanaglia l’intero quartiere.

Pedalo.
Alle spalle mi lascio il maestoso Museo Archeologico di Napoli, supero il famigerato incrocio e salgo verso via Salvator Rosa.
E proprio in quell’inferno metropolitano – nonostante il traffico in tilt, i clacson impazziti, le pareti annerite dei palazzi, la maschera antismog per proteggermi dagli attacchi violenti del «mostro» invisibile – i sensi intercettano quella flagranza magica.

L’incantesimo dura pochi istanti.
Una boccata d’ossigeno in una nube nera.
Un aroma inconfondibile.
Una piccola oasi segreta.
Un istante colorato.

Nonostante lo smog, intercetto il fiore nel deserto

La speranza del cambiamento

Eppure, nei paraggi non intravedo pasticcerie.
Ne tanto meno laboratorio di dolci.

Mi piace immaginare la fragranza magica partire da una finestra aperta, proprio su quella strada maledetta intasata di auto ventiquattro ore al giorno.
Una persona che, nonostante l’inferno urbano, crede nel cambiamento.

E, mentre prepara i suoi profumati dolci, diffonde speranza.
Proprio come un fiore nel deserto.


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Il saluto speciale dell’uomo dell’Est (a pochi passi da San Gennaro)

Un contatto da due mondi distanti

«Fine delle vacanze? Ben tornato!».
L’uomo al semaforo di via Duomo, a due passi da San Gennaro, mi saluta con entusiasmo.

Ci vediamo ogni giorno, per pochi secondi, da mesi.
Io, ciclista metropolitano, in sella alla bici mentre rientro dall’ufficio.
Lui, uomo dell’Europa dell’est, al semaforo, in lotta con il mondo.

Reato colpito.

Nonostante combatti la sua quotidiana guerra per sopravvivere nella giungla urbana, l’uomo dell’est nota l’assenza d’agosto del sottoscritto.
E, addirittura, mi riserva un bentornato entusiasta.

L'uomo dell'Est, a pochi passi dal murales di San Gennaro

Il destino misterioso dell’uomo dell’est

Il volto provato, il corpo gracile, l’uomo dell’Est vive di elemosina.
Agli automobilisti fermi in attesa del verde, chiede con garbo.
C’è chi gli offre una sigaretta, chi due spiccioli.
Lui, cordiale, ringrazia e sorride.

Chissà quale destino nasconde dietro quegli occhi dignitosi (e attenti).

Un tempo, era un padre premuroso?
Dove sono i suoi cari?
Di cosa si occupava nella sua terra d’origine?
E, soprattutto, come è finito a vivere di elemosina ad un semaforo di via Duomo?

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Come aiutare l’uomo dell’est?

In un mondo di «mostri», la gentilezza di questo uomo disperato, è un sentimento che apprezzo.
E condivido.

Ora tocca a me ricambiare.
Già, ma come?


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Mussolini ha fatto anche cose buone? [RECENSIONE]

Il regime fascista «buonista»: una fake news

«Ripetete una bugia cento, mille, un milione di volte, e diventerà una verità», pare dicesse il ministro della propaganda Joseph Goebbels quando illustrava, come uno chef orgoglioso della propria ricetta, la lista degli ingredienti per una efficace informazione totalitaria.

Mussolini ha fatto anche cose buone di Francesco Filippi smonta alcune (delle tante) bufale che circolano sul fascismo buonista.

Notizie false utilizzate per bilanciare le scelte imposte dal regime: «Mussolini amava gli italiani», «allora non esisteva la corruzione», «Mussolini sconfisse la mafia» oppure annunci meno eclatanti ma di sicuro effetto: «durante il fascismo si fecero le bonifiche» o l’immancabile «i treni arrivavano sempre puntuali».

Un insieme di falsi storici che, nel tempo, trovano nuova linfa attraverso la Rete.
Con un solo pericoloso obiettivo: riabilitare un periodo – nonostante tutto – considerato migliore del presente.

Mussolini ha fatto anche cose buone, di Francesco Filippi - la mia recensione

Mussolini, il dittatore italiano

La questione di fondo – rimarcata dall’autore – è essenziale: la libertà non è merce da baratto.
Come può un regime totalitario presentare degli aspetti positivi che ne bilancino la violenza? (fisica, etica, politica, morale).

il fascismo, in quanto movimento totalitario e distruttivo delle libertà individuali, è per definizione ingiusto.

Francesco Filippi, con dovizia di particolari documentati e censiti nella ricca bibliografia, dimostra le falsità tese a giustificare un periodo nero della nostra storia.
Perché a differenza del rifiuto totale del nazismo e pentimento tedesco, secondo l’autore, in Italia un vero processo di condanna del fascismo non è mai realmente avvenuto.

Mussolini ha fatto anche cose buone dunque, è un saggio da leggere senza pregiudizi, sia per gli elettori di destra che di sinistra (o altro).
Perché il volume non affronta le banali posizioni dei partiti politici o le volgari beghe di palazzo.

Il volume ha un più alto e nobile scopo: raccontare la verità dei fatti.

Grazie, perché avete scelto di fare qualcosa di meravigliosamente utile anche se terribilmente fuori moda: fermarvi e prendervi il tempo per riflettere.

Francesco Filippi

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La piramide rovesciata: il mio buon proposito per voi Lettori

Essenziale è bello

Giungo subito al dunque.
Senza inutili preamboli.
Perché il tempo che voi, Lettrici e Lettori, dedicate ai miei post è – per il sottoscritto – un tesoro dall’inestimabile valore.

Godere della vostra attenzione risulta la massima aspirazione dello scrivente.
Posso ricambiare seguendo una sola via: il rispetto.

Il rispetto verso il Lettore significa non tradire le attese.
Colui che spende minuti preziosi con gli occhi puntati su un mio articolo, merita essenzialità che, in altre parole, si traduce in:

  • eliminazione di ogni premessa/introduzione
  • affrontare dal primo rigo il cuore della questione annunciata dal titolo del post
  • evitare qualsiasi paragrafo pomposo che gonfi il contenuto senza fornire alcun valore aggiunto al pezzo

La (mia) piramide rovesciata

Come cucinare i friarielli

L’esempio tipico (da non seguire) è la ricetta di …

Se cerco sul web “come cucinare i friarelli”, le pagine trovate mostrano – in cima – le proprietà nutritive della verdura, poi ulteriori informazioni sulle sue origini campane, seguono altre notizie pressoché non richieste e – in fondo alla pagina! – finalmente come cucinare i nostri amati friarelli.

Quanto tempo prezioso consumo prima di giungere alla spiegazione desiderata?

I Lettori, immagino, avrebbero apprezzato prima la ricetta e poi, in dettaglio, le successive informazioni di approfondimento.
Perché se cerco “come cucinare i friarelli”, probabilmente già conosco le proprietà nutritive dell’alimento e l’origine napoletana della verdura.
Dunque, prima di arrivare alla meta sono costretto a percorrere una lunga e tortuosa strada, dopotutto superflua.

Non sarebbe stato più efficiente (e corretto) capovolgere la pagina e partire, già dal primo rigo, con ciò che il titolo dell’articolo annuncia?

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La (mia) piramide rovesciata

Ecco, il mio proposito è evitare questo subdolo atteggiamento diffuso in Rete.

Anzi, migliorerò tale strategie di scrittura.

Perché chi mi segue già conosce (e spero apprezzi) il mio stile da sempre essenziale: amo capovolgere la piramide per partire dal vertice della questione e giungere – in modo veloce – alla base.

Senza mai abusare del tempo che voi, Lettrici e Lettori, mi dedicate.
Promesso.


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Tutto sarà perfetto, di Lorenzo Marone: un romanzo «che non vorresti mai terminare» [RECENSIONE]

Tutto sarà perfetto: storia di ricordi e ritorni

Tutto sarà perfetto del bravo Lorenzo Marone è un romanzo da mare (e di mare).
Da leggere sotto l’ombrellone mentre con lo sguardo ti perdi nel blu e all’orizzonte scruti quella piccola isola dove il tempo sembra fermarsi.

E proprio su quel lembo di terra, la  vita smarrita di Andrea – immaturo fotografo quarantenne – in un imprevedibile week end,  cambia: riemergono quelle giornate trascorse sulla spiaggia, il colore dei limoni, l’odore della salsedine sulla pelle, i ricordi dell’infanzia sfuggita.

Per ritrovare ciò che (da lontano) sembrava definitivamente cancellato.

"Tutto sarà perfetto" di Lorenzo Marone: la mia recensione

Tutto sarà perfetto: letto in tre giorni

Letto in tre giorni (di mare),  il romanzo scorre via veloce tra il presente (i dialoghi serrati tra Andrea il ribelle e il padre, il rigido Comandante) e continui flashback.

Con delicatezza, Lorenzo Marone affronta il difficile rapporto genitori/figlio, l’amore incontrastato di una mamma troppo sensibile, la solitudine dell’isola, la forza delle le proprie origini.

Tutto sarà perfetto rientra di diritto nella categoria di libri che «non vorresti mai terminare».
Perché, ad ogni rilettura, come in un viaggio temporale, ti ritrovi tra le viuzze di Corricella, con i piedi nel freddo mare di Procida, guardi incantato Vivara al tramonto, torni bambino protetto dal dolce abbraccio di tua mamma.

Storia emozionante?
Sì.

E, dopo l’ultimo rigo, resti un po’ confuso, come quando parte un tuo vecchio amico.
Sei felice per lui ma sei anche triste perché non vorresti mai lasciarlo andar via.

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Quando intervistai Lorenzo Marone

Incontro Lorenzo Marone alla Feltrinelli di Napoli per la presentazione del libro Magari domani resto.
Siamo nel febbraio del 2017 e lo scrittore non è ancora noto al grande pubblico nazionale.

Qualche settimana prima, l’avevo contattato via e-mail e lui, gentile, risponde alle mie domande per un’intervista esclusiva!

Alla Feltrinelli, la piccola sala è gremita.
Appena lo scrittore varca l’uscio, con un atto di coraggio anticipo tutti e mi presento per la foto-ricordo.
Ma – come tutti i timidi – tentenno.
L’artista viene subito agganciato dal Tg3 Regionale e  risucchiato dai fans, amici e addetti ai lavori.

Perdo la mia occasione.
Ne seguiranno altre, ne sono certo.

Vero Lorenzo? 🙂

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La storia (forse divertente) di un pluriomicida pentito, di Jonas Jonasson [RECENSIONE]

L’assassino, il prete, il portiere, un libro di Jonas Jonasson

L’assassino, il prete, il portiere di Jonas Jonasson annoia … per due terzi.
Divido il romanzo in tre parti:

  • l’inizio: promettente, con capitoli potenzialmente divertenti
  • la parte centrale: lunga e piatta
  • il finale: in ripresa (ma non evita la bocciatura)

Il racconto, dopotutto, è un giusto mix di situazioni bizzarre: l’assurdo incontro tra il pluriomicida pentito, il responsabile della reception, il pastore della Chiesa protestante potrebbe scatenare una serie di pagine surreali ed esilaranti.

Invece, per lunghi tratti, la narrazione languida con una trama fin troppo lineare, priva di quegli scossoni attesi (invano) dall’eccentrico trio.

Jonas Jonasson , autore di "L'assassino, il prete, il portiere"

Jonas Jonasson, meglio in inverno

Desideravo recensire un’opera da leggere tutto d’un fiato sotto l’ombrellone.
L’assassino, il prete, il portiere non rientra in questa categoria di libri estivi.
Acquistatelo pure e provateci senza pregiudizi ma credo che una dolce pennichella vi colpirà prima di giungere a metà storia.

Questa reazione del Lettore Coraggioso non credo sia necessariamente negativa.
Immagino, però, non alimenti l’ego del bravo Jonas Jonasson.

L’assassino, il prete, il portiere merita una pazienza superiore.
Per iniziare a leggerlo, meglio attendere una fredda e piovosa notte d’inverno.

Tra le sicure pareti di casa, sarà più facile superare lo scoglio centrale e giungere all’agognato finale.

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Mille chilometri in bici: ecco il pericolo numero uno

Tagliare la strada, l’incubo del ciclista

tagliare la strada: attraversare improvvisamente la sede stradale, a piedi o con un veicolo, così da impedire a un’altra persona o a un altro veicolo di proseguire e costringerlo a fermarsi o a deviare (quando non si provochi addirittura un incidente); in senso fig., impedire a qualcuno di avanzare, ostacolarlo.

Con la solita sfacciataggine tipica dell‘incivile, lo scooter accelera, affianca, supera ed, incurante del sottoscritto che pedala per recarsi al lavoro, mi taglia la strada.

Il «mostro» compare dal nulla, con uno veloce zig-zag si fa spazio tra le auto bloccate nel traffico cittadino.
Poi, come se non esistessi, con una manovra azzardata, in un istante me lo trovo davanti a pochi centimetri dal manubrio della bici.

Solo la brusca frenata evita la sicura collisione.

Io, arrabbiato, impreco.
Lui, incivile, scompare in una nuvola assordante di fumo nero.

Tagliare la strada: il percolo numero uno scoperto dopo mille chilometri di pedalate a Napoli

Mille chilometri: la classifica dei pericoli

L’apertura improvvisa dello sportello, ecco il vero pericolo che temevo.
Invece, mille chilometri dopo, il podio dei «mostri» è chiaro:

L’elenco delle minacce (evidenti e velate) per l’eroico e solitario ciclista metropolitano è, purtroppo, lungo.
A ben riflettere, tutte le problematiche risalgono ad un elementare diritto violato:  la totale mancanza di piste ciclabili.

Dunque, pedalare a Napoli significa pedalare per strada.
Un’unica via per auto, scooter, camion, autobus, tricicli … e bici.
Con le vetture parcheggiate lungo il percorso pronte a sbatterti una improvvisa portiera in faccia.
 
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Tagliare la strada: perché vince

Assegno il primo posto al subdolo gesto del taglio strada perché è l’indice dell’indifferenza degli automobilisti e piloti di scooter verso i ciclisti metropolitani.

Esseri invisibili che non meritano attenzione.
Alieni da abbattere in un mondo di centauri impazziti.
Nemici da tagliuzzare se ostacolano la retta via.

Ma, in un paese normale, esiste anche un’altra verità.

Continuate pure a tagliarci la strada ma noi, ciclisti metropolitani, dopo ogni singola pedalata, vi rammentiamo che la mobilità alternativa è un sogno realizzabile.

Come i primi mille chilometri del sottoscritto a Napoli, dimostrano.

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Strisce pedonali napoletane: non passa lo straniero

Strisce pedonali, l’attesa

Dieci secondi.
Venti.
Quaranta secondi.

Sul marciapiede della nuova piazza Garibaldicantiere aperto senza pista ciclabile – siamo in tre: il sottoscritto ed una giovane coppia francese.
Gli stranieri, educati e speranzosi, bloccati sulla soglia delle strisce pedonali, attendono lo stop delle automobili per attraversare la strada.

Ignorano che a Napoli, come in molte altre città d’Italia, anche un diritto elementare come l’attraversamento sulle strisce pedonali, va conquistato.

Attraversare le strisce pedonali: una battaglia!

Strisce pedonali, impariamo dall’Europa

Osservo la coppia francese.
Il loro atteggiamento è normale: in qualsiasi altra città d’Europa, alla vista di un pedone nei pressi delle strisce pedonali, le auto si bloccano a distanza di sicurezza.
I veicoli attendono il passaggio delle persone, poi ripartono.

I «mostri» siamo noi che, incuranti, sfrecciamo con auto e scooter a tutta velocità senza rispettare una ovvia norma di civiltà.

Il comportamento dei tanti turisti stranieri che affollano Napoli ci serva da denuncia sociale: non dobbiamo assuefarci alla anormalità.
Pretendere lo stop della auto e scooter per attraversare è un nostro sacrosanto diritto, non un piacere dell’automobilista gentile di turno che, mosso da pietà, ci permette di raggiungere la sponda opposta.

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Come una squadra di rugby

Con il piede destro, conquisto il primo pezzo di striscia pedonale.
Le auto più vicine rallentato, le altre continuano a gareggiare, indifferenti alla nostra presenza.

La coppia francese capisce l’antifona e – come in una squadra di rugby pronta alla meta – si posiziona dietro al sottoscritto.
Formiamo una piramide, io la punta, loro la base.

Tocca a me guadagnare campo, d’altronde il mio DNA è l’evoluzione di anni di guerre napoletane, pronto per questa piccola, ennesima battaglia quotidiana.

Guardo a destra, poi a sinistra.
Di nuovo a destra e con un altro piccolo passo conquisto centimetri.
I francesi, fiduciosi, seguono la medesima strategia.

Come in un patto atavico, una volta lanciato il messaggio non scritto, gli automobilisti napoletani si fermano a pochi passi dalle strisce, col rombo del motore ad urlare minaccioso.
Gli occhi oscillano destra/sinistra/destra e, con prudenza, attraversiamo per raggiungere il ciglio opposto.

Missione compiuta.

Con uno sguardo d’intesa, saluto la simpatica coppia di francesi e li ringrazio.
La loro ingenuità mi rammenta la normalità violata delle strisce pedonali napoletane.


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