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Giancarlo Siani al PAN di Napoli: la forza dell’indignazione [FOTO]

La Méhari verde di Giancarlo Siani

E’ sempre la stessa storia.
Ogni volta che passo per via dei Mille al civico 60, una potente forza attrattiva mi spinge nell’atrio del PAN di Napoli

Il volto intelligente di Giancarlo Siani, la Méhari verde, la targa commemorativa del Comune di Napoli.

Sdegno.
E poi rabbia interiore.

Resisto cinque minuti.
Fotografo, osservo, scappo via indignato.

La La Méhari di Giancarlo Siani al PAN di Napoli

Italia, paese in guerra civile

Giancarlo Siani ci sbatte in faccia la cruda verità: in Italia, è in atto una guerra civile che fingiamo di non vedere e preferiamo girarci dall’altra parte.
E’ comodo.

Silvia Ruotolo, Petru Birladeanu, vittime innocenti della guerra di camorra, sono due (dei tanti) nomi eclatanti ricordati dai media.

Ma quante sono le persone ammazzate dalla criminalità organizzata?

Un mafioso trucidato dal clan rivale non scandalizza più nessuno.
La notizia occupa un trafiletto di giornale, nella lontana pagina di cronaca.
Quasi fosse normale un’esecuzione per il predominio di una piazza di spaccio.

La targa commemorativa per Giancarlo Siani al PAN di Napoli

Giancarlo Siani, 19-9-1959 / 23-9-1985

La vita di Giancarlo Siani, coraggioso giornalista de Il Mattino, continua in Rete: il sito In viaggio con la Mehari racconta e riprende il percorso interrotto a soli ventisei anni.

Io continuerò a visitare l’atrio del PAN.
Per non girare il volto dall’altra parte.


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Perché Be Time, l’Università del (nostro) tempo libero

Be Time, cosa offre

Una visita in un luogo speciale, un angolo nascosto di città, un monumento famoso ed un castello sconosciuto, il museo ricco di storia, una gita fuori porta, un viaggio in una capitale europea.

Ma anche un corso di cucina, una lezione di un professore universitario, un workshop, la lettura di un libro, la convenzione con il cinema ed i biglietti scontati del teatro.

Mille idee.
Mille iniziative.

Per spendere e valorizzare il proprio tempo libero.

Amodio D'amodio, Presidente Be Time, l'Università del tempo libero

Be Time, il valore del tempo libero

Be Time, l’Università del tempo libero, è un’associazione di persone che credono nella cultura e nell’intrattenimento.
Perché, a ben pensare, il tempo libero è una risorsa dal valore inestimabile.

Dal lunedì al venerdì il tempo – sempre lui! – vola via.
Come piccoli granelli di sabbia, sfugge tra le dita e si perde tra il vento dei mille impegni professionali e svariati doveri.

Doveri, doveri ed ancora doveri.

Be Time si pone un obiettivo semplice ed importante: spendere al meglio il prezioso tempo libero.

Il logo di Be Time, l'università del tempo libero

Amodio D’Amodio, il Presidente

Amodio D’Amodio è il (primo) Presidente di Be Time.

Un vulcano di idee, capace di coinvolgere intorno ad un tavolo – negli orari più assurdi – un gruppo di colleghi (tra i quali, lo scrivente) per definire lo statuto dell’associazione, nominare il consiglio direttivo, studiare il programma delle prossime iniziative.

Il cimitero delle Fontanelle, il rione Sanità e la casa di Totà prima e la certosa di San Martino poi (ho saltato la visita al monastero di Santa Chiara, mi autodenuncio) i due appuntamenti che hanno aperto la stagione di Be Time.

Il successo (per partecipazione e – soprattutto! – per l’interesse suscitato) dei primi vagiti dell’associazione, sono l’indice dell’entusiasmo : cultura ed intrattenimento, un binomio perfetto per spendere il proprio tempo libero.

Be Time, lA visita al monastero di Santa Chiara

Io, socio (convinto) di Be Time

Il sottoscritto, per amore della cultura e la voglia di costruire un progetto nel quale credere, accetta con convinzione l’invito di Amodio: sono un socio felice di Be Time!

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Be Time, come aderire

Tutte le info ed i futuri eventi, sono pubblicati sull’aggiornata fanpage ufficiale.

Aderire ad un evento è semplice: basta una e-mail, una telefonata o un messaggio.
I costi sono sempre contenuti e l’impegno e la disponibilità massima, come ci si aspetta tra buoni amici.

Mi piace pensare a Be Time come all’Università dalle infinite sorprese.
Per il tuo, il mio, per il nostro tempo libero 🙂


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Sfida tra cecchini: un romanzo sui tiratori scelti (buoni e cattivi) di Andrew Peterson [RECENSIONE]

Andrew Peterson, romanzo d’azione (con riflessione)

Il primo da uccidere, di Andrew Peterson è un romanzo d’azione geneticamente modificato.

Il libro, difatti, non è un insieme banale di inseguimenti, sparatorie e scazzottate.

Anzi.
L’autore approfondisce la psiche dei personaggi, del buono come del cattivo.

Dalla prima all’ultima pagina, assistiamo – col fiato sospeso – ad una intensa caccia all’uomo.

Con un quesito che si ripete pagina dopo pagina: i buoni, fino a che punto possono spingersi pur di difendere la sicurezza dei cittadini?

Il primo da uccidere, di Andrew Peterson è un romanzo d'azione geneticamente modificato [RECENSIONE]

I fantasmi del tiratore scelto

Dietro la violenza brutale, quale intrigo si nasconde?
Nathan McBride è l’ex cecchino chiamato dall’FBI per fermare i tre folli che disseminano di esplosivi la città.
Userà tutte le armi a sua disposizione – lecite e non – pur di fermare il piano criminale degli assassini.

L’uso autorizzato della violenza per fermare i folli, distingue il romanzo dagli altri del medesimo genere.

Il primo da uccidere, di Andrew Peterson descrive i fantasmi di chi, per lavoro, è costretto ad ammazzare un altro essere umano.
Anche se il nemico appartiene alla peggiore feccia umana.
Anche se chi è abbattuto da un proiettile di un fucile di precisione, è un killer spietato.

I «mostri» interiori del tiratore scelto, sono i principali nemici da affrontare?

Il primo da uccidere, di Andrew Peterson rientra di diritto tra i libri d’azione.
Un romanzo per conoscere il mondo oscuro di chi, per professione, si sporca l’anima per difendere noi altri.

Consigliato per coloro che amano guardare in faccia la dura realtà (anche se fa male)

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Bud Spencer a Montesanto, in ricordo di Petru Birladeanu [FOTO]

Petru Birladeanu, vittima innocente di camorra

La foto di zio Bud è a Montesanto, all’uscita dell’affollata stazione della cumana, nella piazzetta dove perse la vita il giovane musicista rumeno Petru Birladeanu – vittima innocente di camorra.

L’arte per strappare un metro di terra al degrado, i colori e la simpatia di Bud Spencer per (ri)guadagnare un angolo di piazza lacerata dal dolore.

Bud Spencer a Montesanto, l'ulivo della pace dove morì Petru Birladeanu, il musicista rumeno vittima innocente della camorra

Bud Spencer a Montesanto

Napoli
L’ho difesa e portata nel mondo con i miei film
Bud Spencer

Osservo e sorrido.

Lo sguardo burbero, i piccoli occhi socchiusi, il barbone incolto.
L’espressione di zio Bud, la solita espressione vista e rivista mille volte nei suoi indimenticabili film.

Bud Spencer è in compagnia di altri personaggi famosi che hanno reso celebre Napoli nel mondo.

Ad ognuno il suo ulivo, simbolo della pace in un luogo speciale.

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Montesanto, gli ulivi della pace

Osservo gli altri ulivi: saranno una dozzina, curati, ben piantati, dal futuro promettente.
Sotto ogni giovane arbusto, un volto famoso ed una citazione ad effetto.

Gli ulivi trasmettono forza e positività, un’idea giusta e convincente.

Guardo ancora zio Bud.
Sorrido quando la fisarmonica di un giovane rumeno mi accompagna mentre fotografo l’ulivo della pace.


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Quei 18mila ebrei partiti da Napoli per Shanghai

Da Leopardi ai 18mila ebrei di Shanghai

«Cerco i manoscritti di Giacomo Leopardi» chiedo alla cordiale impiegata.
«Non sono esposti però, se vuole, c’è la mostra di Shanghai» risponde la donna col sorriso (l’arte rende più gentili?)

E così, per caso, scopro che durante gli anni del nazismo, 18 mila ebrei provenienti da Polonia, Austria e Germania, per fuggire dalla follia hitleriana, partono da Napoli e raggiungono la Cina.
Destinazione Shanghai.

Desideravo visionare i manoscritti di Leopardi e scopro una notizia a dir poco stupefacente.
«Rubo idee al mio amico Lorenzo Izzo, storico per passione» sorrido mentre, col naso all’insù, ammiro gli affreschi.

La magnifica Biblioteca Nazionale di Napoli continua a stupire.

La mia visita alla Biblioteca Nazionale di Napoli (ai tempi di Google)

Una visita alla Biblioteca Nazionale di Napoli

La sala lettura è piena.
Resto stupefatto: la bellezza dell’aula, quel muro colorato di libri, i tanti studiosi, l’atmosfera densa di storia.
Sensazioni impagabili come l’odore invisibile della carta.

Da quanto non visitavo una biblioteca?

Dai tempi dell’Università.
Allora, il dipartimento di Matematica “Renato Caccioppoli” era la mia seconda casa.

La mostra di Shanghai conferma un concetto nel quale credo: la Biblioteca Nazionale è un avamposto contro i «mostri».

La vista dalla Biblioteca Nazionale di Napoli

La biblioteca ai tempi di Google

Non demordo.
Dal sito ufficiale, pesco il manoscritto de l’Infinito.
L’osservo con ammirazione, non dal vivo ma dal web, la finestra sul mondo.

Ecco la coppia perfetta: toccare con mano la bellezza dell’arte, apprezzare i vantaggi della digitalizzazione dei testi.
Due facce della stessa medaglia.

Vado via con una promessa, come ad un vecchio amico: «non lasciamo trascorrere troppo tempo, vediamoci presto».

Perché la biblioteca ai tempi di Google, continua ad essere un luogo imprescindibile.

La mia visita alla Biblioteca Nazionale di Napoli (ai tempi di Google)


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Certosa di San Martino: storia, arte e natura in 3 minuti [VIDEO]

Certosa di San Martino, il presepe nell’uovo

Forse è il presepe più piccolo del mondo.
Le scene natalizie racchiuse nelle due metà di un minuscolo uovo.

Impressionano i dettagli: gli animali, i personaggi, il paesaggio, particolari definiti nelle forme e nei colori.

Ma, a dirla tutta, è meravigliosa l’intera mostra dei pastori napoletani.

Alla certosa di San Martino con Be Time, l'università del tempo libero

Alla certosa di San Martino con Be Time

La (seconda) visita organizzata da Be Time, l’Università del tempo libero ci porta nella certosa di San Martino, sulla collina del Vomero.

In collaborazione con l’associazione le capere, donne che raccontano Napoli – giriamo due ore tra arte, natura e storia.

Nella mente del sottoscritto, resta indelebile la maestosità della chiesa ed il fascino degli affreschi, l’elegante carrozza della Regina, la nave regale con la quale il Re passeggiava nel golfo e la potente imbarcazione dei Savoia.

Citazione speciale: il panorama mozzafiato.

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Il video

A voi, cari Lettori, il videoclip (registrato e montato dal sottoscritto) di una mattinata straordinaria tra arte, storia e natura.

Napoli in chiaroscuro [FOTO]

Effetto chiaroscuro

Metà città al sole, l’altra metà in ombra.
Il crepuscolo di maggio regala un panorama unico.

Il golfo illuminato da un faro naturale, il Centro Direzionale ed il tappeto di cemento che segue, nella semioscurità.

A completare l’opera d’arte, dei nuvoloni densi e pesanti coprono la testa del Vesuvio, stavolta spettatore impotente.

Osservo il quadro – perché il panorama che si presenta dinanzi agli occhi del sottoscritto, è un quadro.
Posso solo immortalare il momento.
Le parole risultano superflue.

A voi, amici Lettori, il chiaroscuro napoletano.

Il chiaroscuro napolatno


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Mimmo Jodice e l’enigmatico murales al rione Sanità

Mimmo Jodice e quel murales misterioso

E’ a pochi metri dal cimitero delle Fontanelle, nel rione Sanità a Napoli.
Il volto dell’uomo triste ricopre l’intera superficie della chiesa.
Un personaggio pensieroso, l’espressione incute un po’ di timore.

Rubo una mezza frase ad una guida intenta a spiegare al gruppo di turisti «… il murales di Mimmo Jodice …».

Osservo il disegno misterioso.
Fotografo.
Lo guardo ancora.
Memorizzo “Mimmo Jodice”.
Proseguo.

Il murales alla Sanità di Mimmo Jodice

Chi è Mimmo Jodice?

Dal sito ufficiale dell’artista, scopro chi è costui.

è uno dei grandi fotografi della storia della fotografia italiana

Espone le sue opere in tutto il mondo, anche nella sua città.
Non certo nel salotto buono di Napoli ma in un quartiere difficile.

Beata ignoranza 🙂

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I murales contro i «mostri»

La domanda è la medesima posta di fronte al gigante verde di Materdei: i murales sono una forma d’arte?

Il sottoscritto non ha gli strumenti per argomentare una teoria convincente a favore o contro.
Però un’osservazione (elementare) la sottopongo all’attenzione del Lettore: se Mimmo Jodice non avesse disegnato il murales, l’edificio della Sanità non sarebbe ricordato e risulterebbe “più anonimo”.

Questa affermazione è oggettiva e – suppongo- veritiera.

Dunque, la presenza dell’opera, analogamente al murale di Materdei, rende riconoscibile la zona e migliora il luogo.

A conferma che l’arte può fermare il degrado (morale ed urbano).
Sono convinto: la bellezza resta il nemico numero uno dei «mostri».


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Dal cimitero delle Fontanelle alla casa di Totò: un tuffo nell’arte di Napoli [VIDEO]

Il cimitero delle Fontanelle, per esorcizzare la morte

Tra i quarantaquattro mila teschi censiti, uno è sempre lucido.
Nonostante la polvere, la pioggia e gli agenti naturali, il  «teschio di Concetta» è privo di granelli di terra.
Come se un addetto invisibile l’avesse ripulito per il pubblico.
Ma, ci assicurano, l’addetto non esiste (e non è mai esistito).

E’ una delle infinite leggende che ruotano intorno al cimitero delle Fontanelle, un luogo mistico dove il culto della morte occupa ogni pulviscolo infinitesimale.

Forse, è proprio questo il significato dell’immenso ossario di Napoli: esorcizzare l’ancestrale paura dell’uomo?

Il cimitero delle Fontanelle a Napoli, un luogo mistico per esorcizzare la morte

Rione Sanità, la casa di Totò

Domenica mattina, la passeggiata organizzata da Be Time, l’Università del tempo libero è davvero interessante.

Dal cimitero delle Fontanelle, il sottoscritto – insieme ad un colorato gruppo di 58 persone, tra amici, famiglie e colleghi di lavoro  – con lo stupore ancora negli occhi, si sposta verso il rione Sanità.

Prossima meta: la casa di Totò, il principe Antonio De Curtis!

Il rione Sanità, famoso per la cronaca nera, è un quartiere paradossale che bene racchiude le contraddizioni di Napoli: visiti una chiesa e resti incantato da un affresco meraviglioso del 1500, esci e sei folgorato dall’opera dedicata a Genny Cesarano, il ragazzo vittima innocente di camorra.

Arte e violenza, cultura e degrado, bellezza e barbarie nella medesima città, nello stesso quartiere, convivono a pochi metri – nella stessa piazza.

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Il video

Girato e montato dal sottoscritto, il videoclip di quattro minuti racchiude l’intensa mattinata d’arte.

A voi, amici Lettori, le immagini di una passeggiata speciale, un tuffo nell’arte napoletana.

In attesa del prossimo, meraviglioso tuffo.

Antonio Razzi e quella sottile linea che separa una birra dalla terza guerra mondiale

Antonio Razzi tra Donald Trump ed il dittatore Kim

Un trio eccezionale.

Nemmeno il miglior sceneggiatore comico/demenziale poteva immaginare una simile scena: a New York, nella sede ufficiale dell’ONU, tra sistemi di massima sicurezza e cecchini sui tetti, il famigerato senatore Antonio Razzi siede tra il ciuffo penzolante del Presidente americano Donald Trump e la severa  divisa militare del dittatore nordcoreano Kim.

“Presidente Trump, dopo aver sostenuto la sua campagna per le presidenziali sono pronto a farle incontrare Kim Jong-un.
Cordiali saluti”. Firmato Antonio Razzi.

Lo storico incontro nasce da un ingenuo tweet del politico italiano (fonti non ufficiali, confermano l’uso massiccio di Google Translate da parte dello staff del senatore).

L'ironico tweet della birra Ceres al senatore Antonio Razzi

Antonio Razzi e l’ironico tweet della birra Ceres

Occorre fermare il senatore.
Perché se il bullo a stelle e strisce prende sul serio il cinguettio tricolore, rischiamo la terza guerra mondiale.

Il grido d’allarme balza in Rete, ognuno deve compiere il proprio dovere.
Senza girarsi dall’altra parte.
Stavolta non possiamo fingere.
E’ in gioco la sopravvivenza del Pianeta.

La Terra deve essere difesa dai sobillatori, l’ignoranza – ancora una volta – va contrastata e fermata.

Il famigerato senatore Antonio Razzi

Il tweet della Ceres: la chiamata alle armi

Il tweet della birra Ceres giunge come la chiamata alle armi: anche il sottoscritto si arruola e lancia il suo contro-tweet.

Butto dentro un paio di amici, la catena deve continuare.

Perché se oggi Antonio Razzi incontra Trump ed il dittatore, domani Maria De Filippi presiederà i trattati di pace tra Israele e Palestina e Paolo Bonolis si candiderà come arbitro tra gli ultrà della Roma e della Lazio.

Non possiamo rischiare.
I «mostri» vanno fermati.

A colpi di birra e tweet 🙂

Buzzoole

Perché una partita di calcio in spiaggia è speciale (ad aprile)

In spiaggia ad aprile

Il vento non ferma la partita.
Ci vuole ben altro per smorzare la voglia di correre, l’entusiasmo dei giovani sogni, l’energia della tenera età.

Dal lido, osservo i piccoli organizzare una partita di calcio in spiaggia.

Correre senza scarpe, con i piedi nella sabbia calda, liberi dai vincoli e dalle restrizioni cittadine: questi ragazzi, sono consci della fortuna che vivono?

Quanti altri coetanei italiani, ad aprile, possono sfidarsi con le onde del mare a far da spettatore?

Questi bimbi, sono consci della fortuna di giocare una partita di calcio in spiaggia ad aprile?

Nonostante i mille «mostri»

Dalle nostre parti, la lista dei problemi e disagi sociali è lunga mezzo chilometro (o forse più) e, nel prossimo futuro, anche i giovani calciatori dovranno affrontare i vari «mostri» (ed ecomostri).

Nel mentre, si godano i vantaggi di vivere e crescere in una città di mare.
Un piccolo privilegio in una regione sofferente.

Dopotutto, giocare a calcio sulla spiaggia ad aprile rafforza il fisico.
E, soprattutto, lo spirito.

Ben presto, i giovani calciatori, ne avranno bisogno (purtroppo).


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Io ci sto, la libreria dei sogni (realizzati)

«Io ci sto», la libreria di tutti

«Io ci sto» è un esempio da invidiare.
Un gruppo di amici realizza un sogno: aprire, nel cuore del Vomero, una libreria.

Nonostante la crisi editoriale, tre anni fa (nel luglio del 2014) – contro ogni pronostico commerciale – sorge «Io ci sto», la libreria di tutti.

«Io ci sto», alla presentazione di L'ombra e la notte di Gino Giaculli

Alla presentazione del libro di Gino Giaculli

Alla presentazione dell’interessante libro L’ombra e la notte di Gino Giaculli (giornalista de Il Mattino), medito.

La piccola sala non contiene gli spettatori, molti ascoltano dall’uscio, altri gironzolano in libreria e ogni tanto si affacciano.

In sala, l’autore saluta e ringrazia gli intervenuti.
Quasi tutti conoscono Gino Giaculli che sembra di casa.
Lo scrittore ringrazia, spiega, descrive.

Emozione genuina, la platea apprezza.

«Io ci sto», alla presentazione di L'ombra e la notte di Gino Giaculli

«Io ci sto», l’orogoglio del sogno realizzato

Osservo gli scaffali pieni di libri, percepisco l’entusiasmo della relatrice, la felicità di aver realizzato un centro culturale, l’orgoglio per un progetto avverato.

La presenza dell’intellettuale Aldo Masullo, del giornalista Vincenzo Esposito (Corriere del Mezzogiorno), attestano l’autorevolezza di questa realtà napoletana.

Ma soprattutto, la loro testimonianza valorizza il lavoro dei tanti volontari e degli innumerevoli soci.

«Io ci sto», alla presentazione di L'ombra e la notte di Gino Giaculli

Le domande del sottoscritto

Convinzione?
Volontà?
Amicizia?
Opportunità?

Quale è li segreto per realizzare un progetto?
Perché gli amici di «Io ci sto» sono riusciti laddove la maggioranza delle persone fallisce? (a partire dal sottoscritto)

Desidero carpire il segreto che si nasconde tra gli scaffali, l’entusiamo per le cento iniziative, da dove nasce la forza per portare avanti un sogno.

La cultura, il motore del successo?

Seguirò l’evoluzione di «Io ci sto».
Con gli occhi di un ammiratore sincero 🙂


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