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Sbatti il mostro in homepage!

Author: Mario Monfrecola (Page 1 of 65)

Da faCCbook.eu a mariomonfrecola.it

mariomonfrecola.it: la mia nuova casa digitale

Pubblico con entusiasmo l’ultimo post di faCCebook.eu.
Perché la fine naturale del blog dei «mostri» significa la nascita (altrettanto naturale) di mariomonfrecola.it, la mia nuova casa digitale!

Contrasterò l’avanzata inesorabile dei «mostri» da un altro sito, con la sola arma a nostra disposizione: la Cultura.

Dunque, da questo istante, non scriverò più per faCCebook,eu.

Vi aspetto.
Su mariomonfrecola.it 🙂

 

Cronaca di un pericoloso avvistamento

Smartphone, sempre e ovunque

Con il viso nello smartphone, in slalom tra passanti e auto.
Incurante della propria (e altrui) sicurezza.
L’osservo stupefatto: rischia, ad ogni istante, di sbattere contro un palo o causare un grave incidente.

Ma lui, il «mostro» tecnologico, non teme imprevisti: deve assolutamente verificare la notifica, quella maledetta tentazione divenuta una spietata dipendenza.

Con lo sguardo fisso sullo schermo, procede con un pericoloso zig-zag.
Schiva, avanza, legge.

Quando lo smartphone diviene una droga

Lo Smartphone-protesi

Lo smartphone incollato sulla mano destra – una protesi del braccio, oramai prolungamento naturale dell’arto -, il collo inclinato, gli occhi assatanati sul display: la posizione naturale del drogato del cellulare sempre e ovunque.

Quel maledetto bip lo obbliga, in qualsiasi luogo sia, ad abbassare gli occhi sullo schermo: deve assolutamente leggere e rispondere.

La dipendenza trasforma un essere normale in un folle.
Anzi, in un criminale.

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Un attimo di distrazione …

In sella ad uno scooter.
Nel traffico, con la mano sinistra digita la risposta mentre, con la destra, guida in slalom tra auto e scooter.

Il «mostro» tecnologico guida con una sola mano.
Con un occhio guarda avanti, con l’altro lo smartphone.
Un granello di sabbia e vola via dallo scooter.
Un battito d’ali di una farfalla e sbatte contro un auto o investe un pedone.

Resto sbigottito.

Guardare il display dello smartphone mentre guidi uno scooter nel bel mezzo del traffico cittadino.
Stavolta non ho davvero parole per descrivere la follia umana.


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In guerra per amore: Pif riscrive i libri di scuola [RECENSIONE]

Quella assurda alleanza tra americani e mafia

In guerra per amore il film di Pif del 2016, mostra lo sbarco degli americani nel 1943 in Sicilia, da un altro punto di vista.

Dietro una lunga vicenda d’amore, con quell’intelligenza soft che lo caratterizza, Pif denuncia una verità oramai certificata ma ancora ignorata nei libri di Storia.
Una verità scomoda: lo sbarco dei soldati americani in Sicilia avviene con il sostegno della mafia.
Il conto è presto pagato: gli alleati scarcerano i mafiosi e molti boss sono nominati, d’ufficio, sindaci e prefetti.

Sintomatica una scena del film: siamo nel 1943 in un piccolo paesino siciliano.
Un gruppo di militari US NAVY bussa alla porta di un mafioso.
Questi apre e, sorpreso, attende l’inevitabile arresto.
Il soldato, invece, legge un documento ufficiale: «in nome delle forze armate alleate, accetta l’incarico di Sindaco?».
«E certo» …

In guerra per amore: Pif riscrive i libri di scuola [RECENSIONE]

In guerra per amore: il primo selfie

In guerra per amore non è un documentario, è un film divertente.
Ad esempio, geniale la gag con Pif che, in modo inatteso, utilizza la macchina fotografica come un moderno smartphone e, nel lontano 1943, scatta un selfie con la fidanzata!

Tra l’ilarità e la riflessione, la pellicola colpisce un doloroso nervo scoperto: la Storia ufficiale, come la conosciamo oggi, risulta incompleta.

Perché se la mafia, il «mostro» dai mille tentacoli, è tutt’oggi viva e presente dentro le Istituzioni, un motivo c’è.
E va ricercato nel nostro passato.

E allora, perché la scuola, il luogo dove formiamo le coscienze e forgiamo i futuri adulti, racconta vicende parziali?
Perché, sui libri istituzionali, il corso degli eventi è narrato con faziosità?
A chi conviene, nel ventunesimo secolo, censurare i reali avvenimenti?

A Pif il merito di aver portato, all’attenzione del grande pubblico, questi segreti inconfessabili.

Sempre strappando un sorriso.
Purtroppo, amaro.

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In guerra per amore, il trailer


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Scrivere, leggere, viaggiare: riflessioni a voce alta

Scrivere, leggere …

Amo scrivere e vorrei firmare le prime pagine dei quotidiani.
Ma, amici Lettori, per vostra fortuna l’inchiostro resta nella penna causa successione di doveri.
Costretto a ridurre le attività ad un paio di articoli a settimana – anche se i «mostri» sono ovunque e prolificano come le zanzare – sogno una Redazione H24 e sempre sul pezzo.

Amo leggere, soprattutto romanzi e biografie (e poi pubblicare le recensioni).
Ma, purtroppo, dopo una giornata di lavoro, la stanchezza morde i polpacci ed il divano-tentatore mi scaraventa, impietoso, verso il buio della notte.

Quante volte, la sera a letto, mentre frequento i personaggi di un romanzo, gli occhi si chiudono e il Kindle scivola via dalle mani?
La resa è totale, Morfeo sferra il colpo del KO e la gara (impari) termina senza ulteriore resistenza (tranquilli, il lettore di ebook protetto da opportuna custodia, è salvo).

Scrivere, leggere, viaggiare: tre innocui sogni da realizzare

… e viaggiare

Terzo desiderio: viaggiare.
Mettere piede fuori di casa, esplorare nuovi orizzonti, conoscere realtà diverse, staccare per un po’.

E raggiungere piccoli obiettivi, come salire su quel caro colle dell”Infinito, a Recanati.

Innocui sogni realizzati, forse è questo il segreto della Vita?

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Scrivere, leggere, viaggiare: e allora?

Concordo l’obiezione: giunti a fine lettura, emerge una sensazione di incompletezza.
Quale il messaggio di questo articolo?
Cosa ci vuole comunicare l’autore?

Chiedo venia: trattasi di riflessioni personali, un ragionamento a voce alta.

Come uno di quei pensieri che di notte, con la testa sul cuscino prima di cedere a Morfeo, sembrano geniali ma, alle prime luci dell’alba, risultano assurdi.

Notte.


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Fontana malata: 4 anni dopo [FOTO]

L’agonia della fontana del CDN

Dopo quattro anni, la fontana malata del Centro Direzionale di Napoli, è ancora a secco.

Nonostante la promessa dal Sindaco De Magistris alla domanda diretta posta dal sottoscritto nell’incontro a Palazzo San Giacomo con i cittadini.
E’ l’ottobre 2016, il Sindaco annuncia una rivoluzione per l’intero Centro Direzionale.

Le stagioni si alternano, Trump diviene il 45º Presidente degli Stati Uniti, Sarri passa alla Juventus … insomma, mentre il mondo continua la sua folle corsa, la fontana malata resta congelata, con la vasca asciutta e il rubinetto chiuso.

Il totem ricorda una statua abbandonata, corrosa dal tempo, minacciata dalle intemperie, vandalizzata dall’incuria.
Un monumento lasciato al suo triste destino, distante dall’immagine di gioia che esprime lo spruzzo d’acqua di una fontana pubblica.

Fontana malata al Centro Direzionale di Napoli: 4 anni dopo

Tra immobilismo e burocrazia

Da quattro anni, nemmeno una goccia d’acqua.
Anzi, la fontana malata diviene una pattumiera a cielo aperto o – nel migliore dei casi – una giostra utilizzata per il girotondo dai bambini del quartiere.

Questo totale disinteresse è la somma dei colpi sferrati da due dei peggiori «mostri» in circolazione: l’immobilismo e la burocrazia.

Un labirinto di regole, commissioni, cavilli dai quali è impossibile uscire.
Un insieme di forze negative che annullano qualsiasi possibilità di azione.
Rinvii, tavoli di lavoro virtuali, incontri tra le parti, una marea di carte, timbri mancanti e pratiche smarrite: immagino la palude nella quale i tecnici ed i funzionari del Comune si muovono e nella quale annegano.

La domanda resta in orbita: a chi tocca intervenire?

Fontana malata al Centro Direzionale di Napoli: 4 anni dopo

Lo stop: da GE.SE.CE.DI a Napoli Servizi

La cronaca racconta: lo stop dello zampillo avviene quando la gestione passa dalla società privata GE.SE.CE.DI alla partecipata del Comune, la Napoli Servizi.
Cioè, esattamente quattro anni fa.

A partire dal mese di novembre 2015 il Comune di Napoli prenderà in carico la gestione delle aree pubbliche e delle aree private ad uso pubblico poste a livello pedonale (Piano Zero) e delle opere infrastrutturali di sua proprietà del Centro Direzionale per il tramite delle sue partecipate ASIA e NAPOLI SERVIZI
(fonte:sito del Comune di Napoli)

Questo è il dato di fatto, privo di inutili pregiudizi o qualsivoglia ideologia politica.

Si dirà: è solo una fontana.
Al contrario, l’iter che prima spegne o poi non riattiva la fontana è l’esempio eclatante di burocrazia perversa, quei processi assurdi, incomprensibili per un cittadino, capaci di ingessare una nazione intera.

E, dopo quattro anni, non è più un’opinione confutabile.
E’ una sentenza.

Fontana malata al Centro Direzionale di Napoli: 4 anni dopo


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Beppe Bergomi: perché leggere la sua biografia [RECENSIONE]

I (veri) valori di Beppe Bergomi, lo zio

Bella zio. Il romanzo di formazione di Beppe Bergomi scritto da Andrea Vitali, racconta un sogno realizzato.
Il sogno di un bimbo di Settala, un paesino a pochi chilometri da Milano.

Siamo negli anni 70, infanzia felice, famiglia perbene, sani principi e tanta voglia di giocare a calcio.

E così. tra le marachelle del piccolo Beppe (sempre educato, sin dalla tenera età), la polvere dei campi dell’oratorio, le pedalate nelle cascine milanesi, gli esordi nella squadra del paese, la poca passione per la scuola, i primi tornei, entriamo a far parte della famiglia Bergomi.

Un nucleo unito intorno al padre e lo zio soci nell’autorimessa di famiglia, la madre – silenziosa e presente, il fratellone Carlo protettivo e primo tifoso del futuro Campione del Mondo.

Bella zio. Il romanzo di formazione di Beppe Bergomi [RECENSIONE]

Una biografia diversa e profonda

Aneddoti, confidenze, riflessioni: Bella zio sorvola (volontariamente) partite, competizione, risultati.
Il bravo Andrea Vitali, invece, approfondisce la cultura dello sport che da sempre caratterizza un vero atleta.

Ecco la forza di Bella zio, una biografia diversa e profonda, con un esplicito significato: un sogno lo realizzi solo se ci credi, ti impegni al massimo, lo costruisci allenamento dopo allenamento, rispetti l’avversario.
Regole di sport, regole di Vita.

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Per chi conosce il Bergomi telecronista

Un’osservazione è necessaria: risulta quasi impossibile per chi – come il sottoscritto – conosce il Bergomi telecronista, associare l’eleganza del racconto con la voce del protagonista.

E non perché l’ex giocatore sia incapace di utilizzare un linguaggio forbito.
Il motivo è un altro: Andrea Vitali è bravissimo.
Trovo la forma utilizzata dallo scrittore davvero elegante, impossibile da collegare alla narrazione in prima persona del giovane Bergomi.

La definirei una innocente dissonanza letteraria.
Oppure, quella naturale discrepanza tra un dolce ricordo e la realtà.
Proprio come nei sogni.

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«Fiori di magnolia» di Rosa Ventrella: un romanzo davvero rosa [RECENSIONE]

Fiori di magnolia: per chi ama le storie d’amore senza tempo

Fiori di magnolia di Rosa Ventrella è un classico romanzo rosa.
Un genere che seguo ma con un pizzico di prudenza perché troppe smancerie innalzano il livello di glucosio nel sangue.
Per il sottoscritto, Fiori di magnolia è un dolce fin troppo calorico: a fine lettura, i valori di glicemia schizzano prepotenti oltre la soglia consentita.

Ma alternare i generi permette di viaggiare in nuovi mondi altrimenti ignorati.
Questione di abitudini (letterarie).
E proprio in uno di questi viaggi esplorativi scopro la brava Rosa Ventrella.
Colpito dall’intenso Storia di una famiglia perbene, le chiedo un’intervista.
Vorrei approfondire.

La giovane scrittrice – gentile e disponibile – si sottopone all’interrogatorio di un lettore desideroso di carpire quel momento magico che tramuta un flusso caotico di pensieri in un libro emozionante.

E così, risposta dopo risposta, divento fan di Rosa Ventrella!
Fino a giungere agli odierni Fiori di magnolia che, ne ero certo, dalla biografia presente sul sito ufficiale dell’autrice, risulta uno dei suoi primi romanzi.

"Fiori di magnolia" di Rosa Ventrella: la mia recensione

Fiori di magnolia: perché leggerlo

Fiori di magnolia rientra nelle fase acerba della scrittrice?
Probabile.

Lo stile è scorrevole ma la storia subisce forti rallentamenti dalle (troppe) considerazioni interiori della bella Nina, la protagonista.
Scorrono le pagine ma la trama evolve lentamente, per poi accelerare con un lungo balzo temporale che spiazza.

Ma, giunti all’agognato finale, a mente fredda, mi convinco: trattasi di innocenti peccati di gioventù dell’autrice.
Fiori di magnolia merita la lettura.

Oltre agli inguaribili romantici, consiglio il romanzo anche ai duri di cuore: dopotutto, l’Amore è il motore della vita 🙂

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Salviamo il Gigante Verde [FOTO]

Gigante Verde, murales in agonia

La grossa bocca spalancata e l’occhio sinistro presentano evidenti colpi d’incuria.
Le portentosi mani consumate, segni palesi della mancanza di adeguate cure.
Parti di dita cancellate.

Il Gigante Verde è a pezzi.
Corroso dagli agenti atmosferici, rischia la morte.

Il magnifico murales dipinto lungo la facciata dell’ex OPG – l’Ospedale Psichiatrico Giudiziario di via Imbriani – sta svanendo.
Un lento dissolvimento, un inesorabile destino dovuto all’assenza totale di manutenzione.

Già, la manutenzione: a chi tocca proteggere il Gigante Verde?

Il Gigante Verde di via Imbriani rischia la morte

La manutenzione, questa sconosciuta

Il murales, esempio di street art, capace di mutare un edificio normale in un quadro da ammirare.
I colori contro il degrado, la fantasia per depennare l’anonimato e caratterizzare una parte del quartiere.

Perfetto.
Siamo tutti d’accordo.

Eppure, osservando la sofferenza del Gigante Verde, i conti non tornano:: a chi tocca restaurare queste opere d’arte?

La domanda può essere estesa ai tanti monumenti distribuiti per Napoli.

Dopotutto, tra i nostri doveri, rientra anche la conservazione della «bellezza», la prima arma per combattere i tanti «mostri» urbani.

E allora, perché cotanta indifferenza?

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Gigante Verde: le foto dell’agonia


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Smog a Napoli e quel fiore nel deserto

La fragranza magica subito dopo il MANN

La mattina, un profumo di dolci appena sfornati.
Il pomeriggio, l’odore invade la strada e perfora la cappa di smog che attanaglia l’intero quartiere.

Pedalo.
Alle spalle mi lascio il maestoso Museo Archeologico di Napoli, supero il famigerato incrocio e salgo verso via Salvator Rosa.
E proprio in quell’inferno metropolitano – nonostante il traffico in tilt, i clacson impazziti, le pareti annerite dei palazzi, la maschera antismog per proteggermi dagli attacchi violenti del «mostro» invisibile – i sensi intercettano quella flagranza magica.

L’incantesimo dura pochi istanti.
Una boccata d’ossigeno in una nube nera.
Un aroma inconfondibile.
Una piccola oasi segreta.
Un istante colorato.

Nonostante lo smog, intercetto il fiore nel deserto

La speranza del cambiamento

Eppure, nei paraggi non intravedo pasticcerie.
Ne tanto meno laboratorio di dolci.

Mi piace immaginare la fragranza magica partire da una finestra aperta, proprio su quella strada maledetta intasata di auto ventiquattro ore al giorno.
Una persona che, nonostante l’inferno urbano, crede nel cambiamento.

E, mentre prepara i suoi profumati dolci, diffonde speranza.
Proprio come un fiore nel deserto.


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Il saluto speciale dell’uomo dell’Est (a pochi passi da San Gennaro)

Un contatto da due mondi distanti

«Fine delle vacanze? Ben tornato!».
L’uomo al semaforo di via Duomo, a due passi da San Gennaro, mi saluta con entusiasmo.

Ci vediamo ogni giorno, per pochi secondi, da mesi.
Io, ciclista metropolitano, in sella alla bici mentre rientro dall’ufficio.
Lui, uomo dell’Europa dell’est, al semaforo, in lotta con il mondo.

Reato colpito.

Nonostante combatti la sua quotidiana guerra per sopravvivere nella giungla urbana, l’uomo dell’est nota l’assenza d’agosto del sottoscritto.
E, addirittura, mi riserva un bentornato entusiasta.

L'uomo dell'Est, a pochi passi dal murales di San Gennaro

Il destino misterioso dell’uomo dell’est

Il volto provato, il corpo gracile, l’uomo dell’Est vive di elemosina.
Agli automobilisti fermi in attesa del verde, chiede con garbo.
C’è chi gli offre una sigaretta, chi due spiccioli.
Lui, cordiale, ringrazia e sorride.

Chissà quale destino nasconde dietro quegli occhi dignitosi (e attenti).

Un tempo, era un padre premuroso?
Dove sono i suoi cari?
Di cosa si occupava nella sua terra d’origine?
E, soprattutto, come è finito a vivere di elemosina ad un semaforo di via Duomo?

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Come aiutare l’uomo dell’est?

In un mondo di «mostri», la gentilezza di questo uomo disperato, è un sentimento che apprezzo.
E condivido.

Ora tocca a me ricambiare.
Già, ma come?


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Mussolini ha fatto anche cose buone? [RECENSIONE]

Il regime fascista «buonista»: una fake news

«Ripetete una bugia cento, mille, un milione di volte, e diventerà una verità», pare dicesse il ministro della propaganda Joseph Goebbels quando illustrava, come uno chef orgoglioso della propria ricetta, la lista degli ingredienti per una efficace informazione totalitaria.

Mussolini ha fatto anche cose buone di Francesco Filippi smonta alcune (delle tante) bufale che circolano sul fascismo buonista.

Notizie false utilizzate per bilanciare le scelte imposte dal regime: «Mussolini amava gli italiani», «allora non esisteva la corruzione», «Mussolini sconfisse la mafia» oppure annunci meno eclatanti ma di sicuro effetto: «durante il fascismo si fecero le bonifiche» o l’immancabile «i treni arrivavano sempre puntuali».

Un insieme di falsi storici che, nel tempo, trovano nuova linfa attraverso la Rete.
Con un solo pericoloso obiettivo: riabilitare un periodo – nonostante tutto – considerato migliore del presente.

Mussolini ha fatto anche cose buone, di Francesco Filippi - la mia recensione

Mussolini, il dittatore italiano

La questione di fondo – rimarcata dall’autore – è essenziale: la libertà non è merce da baratto.
Come può un regime totalitario presentare degli aspetti positivi che ne bilancino la violenza? (fisica, etica, politica, morale).

il fascismo, in quanto movimento totalitario e distruttivo delle libertà individuali, è per definizione ingiusto.

Francesco Filippi, con dovizia di particolari documentati e censiti nella ricca bibliografia, dimostra le falsità tese a giustificare un periodo nero della nostra storia.
Perché a differenza del rifiuto totale del nazismo e pentimento tedesco, secondo l’autore, in Italia un vero processo di condanna del fascismo non è mai realmente avvenuto.

Mussolini ha fatto anche cose buone dunque, è un saggio da leggere senza pregiudizi, sia per gli elettori di destra che di sinistra (o altro).
Perché il volume non affronta le banali posizioni dei partiti politici o le volgari beghe di palazzo.

Il volume ha un più alto e nobile scopo: raccontare la verità dei fatti.

Grazie, perché avete scelto di fare qualcosa di meravigliosamente utile anche se terribilmente fuori moda: fermarvi e prendervi il tempo per riflettere.

Francesco Filippi

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La piramide rovesciata: il mio buon proposito per voi Lettori

Essenziale è bello

Giungo subito al dunque.
Senza inutili preamboli.
Perché il tempo che voi, Lettrici e Lettori, dedicate ai miei post è – per il sottoscritto – un tesoro dall’inestimabile valore.

Godere della vostra attenzione risulta la massima aspirazione dello scrivente.
Posso ricambiare seguendo una sola via: il rispetto.

Il rispetto verso il Lettore significa non tradire le attese.
Colui che spende minuti preziosi con gli occhi puntati su un mio articolo, merita essenzialità che, in altre parole, si traduce in:

  • eliminazione di ogni premessa/introduzione
  • affrontare dal primo rigo il cuore della questione annunciata dal titolo del post
  • evitare qualsiasi paragrafo pomposo che gonfi il contenuto senza fornire alcun valore aggiunto al pezzo

La (mia) piramide rovesciata

Come cucinare i friarielli

L’esempio tipico (da non seguire) è la ricetta di …

Se cerco sul web “come cucinare i friarelli”, le pagine trovate mostrano – in cima – le proprietà nutritive della verdura, poi ulteriori informazioni sulle sue origini campane, seguono altre notizie pressoché non richieste e – in fondo alla pagina! – finalmente come cucinare i nostri amati friarelli.

Quanto tempo prezioso consumo prima di giungere alla spiegazione desiderata?

I Lettori, immagino, avrebbero apprezzato prima la ricetta e poi, in dettaglio, le successive informazioni di approfondimento.
Perché se cerco “come cucinare i friarelli”, probabilmente già conosco le proprietà nutritive dell’alimento e l’origine napoletana della verdura.
Dunque, prima di arrivare alla meta sono costretto a percorrere una lunga e tortuosa strada, dopotutto superflua.

Non sarebbe stato più efficiente (e corretto) capovolgere la pagina e partire, già dal primo rigo, con ciò che il titolo dell’articolo annuncia?

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La (mia) piramide rovesciata

Ecco, il mio proposito è evitare questo subdolo atteggiamento diffuso in Rete.

Anzi, migliorerò tale strategie di scrittura.

Perché chi mi segue già conosce (e spero apprezzi) il mio stile da sempre essenziale: amo capovolgere la piramide per partire dal vertice della questione e giungere – in modo veloce – alla base.

Senza mai abusare del tempo che voi, Lettrici e Lettori, mi dedicate.
Promesso.


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