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Category: Donne (Page 2 of 3)

Napoli, se la vigilessa è in borghese …

I bimbi e la maestrina

Stamane resto bloccato in uno dei tanti incroci trafficati di Napoli.
A poche centinaia di metri, c’è il sospirato ingresso per la tangenziale.
Manca poco alla liberazione.

Una gentile signorina vestita con jeans, giubbotto e visiera è ferma al centro strada e combatte contro il fiume di auto che giungono da ogni direzione.

L’osservo con curiosità: alta, snella, con la coda di cavallo che sporge dal cappello, priva di agitazione, in un movimento sincronizzato – se non fosse per il contesto urbano, direi addirittura con eleganza – muove le braccia impartendo precisi ordini agli automobilisti indisciplinati.

Sembra quasi una maestrina delle scuole elementari e noi, fermi in una lunga fila al semaforo, i suoi obbedienti alunni in attesa di un’indicazione.

Con la mano destra impugna una sbiadita paletta della polizia municipale e con la sinistra regge un gruppo di fogli.
E’ una vigilessa.

La vigilessa senza divisa

E in estate?

Senza divisa, casacca o un segno distintivo.
La vigilessa si riconosce esclusivamente per la presenza della paletta d’ordinanza.
E per l’impegno eroico (aggiungo io).

D’accordo, i tagli delle risorse sono la realtà con la quale i Comuni devono combattere ogni giorno.
Però mi chiedo: possibile che non ci siano i soldi nemmeno per la divisa dei vigili urbani?

Attendiamo l’estate, probabilmente osserveremo le vigilesse controllare il traffico in costume.
Per la gioia di noi automobilisti indisciplinati.

Una bionda al Quirinale #raffaellacarraforpresident

Una donna al Quirinale

Dopo undici Presidenti della Repubblica (uomini) e quasi settanta anni di politica (al maschile), oggi – nel ventunesimo secolo – l’Italia chiede la prima Presidentessa della storia.
Raffaella Carrà piace al centro cattolico per una vita condotta senza l’ombra di uno scandalo, risulta gradita ai partiti moderni perché esempio di innovazione (vedi tuca tuca e la scossa del primo ombelico televisivo), sarà votata dalla destra moderna («è un’italiana vera») e dalla sinistra europeista (la showgirl è nata a Bologna, storica roccaforte rossa).

Non è un politico

I cittadini chiedono a gran voce una svolta: il nuovo Presidente difenderà le fasce deboli del Paese e non deve essere espressione dei partiti politici, autori – secondo i sondaggi- del macello sociale italiano.
Il popolo chiede una Lady D. nostrana, un volto noto di cui fidarsi e che dia voce agli ultimi.
Nessun uomo politico sarà capace di unire la nazione come Raffaella Carrà.

La disinvoltura della showgirl

Esperta di comunicazione, col sorriso e l’ottimismo utilizzerà il mezzo televisivo come nessun altro.
Il discorso di fine anno il capolavoro mediatico: i dati d’ascolto voleranno verso vette mai raggiunte prima.
Raffaella Carrà al Quirinale sarà una perfetta padrona di casa capace di tener testa ai potenti del mondo ed alle rispettive first lady.

Una bionda al Quirinale

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Napoli, il bimbo e l’assuefazione al parcheggiatore abusivo

«Mamma, perché hai dato i soldi al signore?».

Il bimbo, attraverso i suoi occhi puliti, osserva il mondo e non comprende il gesto naturale della donna.

A Napoli, pagare un tizio perché – senza il nostro consenso – guarda l’auto è un’azione di ordinaria quotidianità.

Siamo fuori ad un importante supermercato ed all’ingresso del parcheggio per i clienti (sosta libera) staziona l’uomo. Stupisce, soprattutto, il comportamento di chi giunge: alla vista del posteggiatore illegale, gli automobilisti rallentano, abbassano il finestrino della loro vettura e regalano spontaneamente la mancia al parcheggiatore abusivo senza che lui chieda nulla.

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Il «mostro» si limita ad incassare.

Il falso dipendente non è certamente autorizzato dalla direzione del piccolo centro commerciale (ma nemmeno denunciato e mandato via), siede sotto un ombrellone e «lavora» durante tutto l’anno alla luce del sole.
Sfrutta la rassegnazione di chi, ogni giorno, è abituato alle piccole e grandi ingiustizie metropolitane, cittadini sconfitti dalla maleducazione collettiva, persone oneste vittime di delinquenti più o meno organizzati, la cultura della sopraffazione dilaga laddove lo Stato latita.

Completo la spesa e vado via – ovviamente non verso il tributo al malfattore.
Il «mostro» mi osserva indifferente, è conscio che il rifiuto è l’eccezione e non avanza diritti.

La mamma, colta di sorpresa dal quesito elementare del figlio, si chiude in un colpevole silenzio.

«Andiamo» balbetta mentre spinge il bimbo dentro il negozio affollato di gente apatica che ha rinunciato a combattere. Per molti – ma non per tutti – la presenza di un individuo che (non) guarda l’auto in sosta è ormai normale, un elemento dell’arredo urbano napoletano da accettare come l’alternarsi delle quattro stagioni.

Esiste un «mostro» invisibile pericoloso quanto un «mostro» in carne ed ossa: l’assuefazione.
Per fortuna è sconosciuto ai bimbi: aiutiamoli a crescere con il giusto esempio, ogni giorno e nelle piccole e grandi azioni.

Napoli e l'assuefazione al parcheggiatore abusivo


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Al cinema: io, Doraemon ed il «mostro»

Delusione.
Al cinema, Doraemon non mi ha entusiasmato.

E’ il giorno della prima visione italiana, la sala è gremita, bimbi eccitati attendono i chiusky del gatto spaziale ma ben presto il largo sorriso stampato sulle bocche del giovane pubblico adorante verrà sostituito da un’attesa tradita.

La trama è contorta: occorre aiutare il piccolo ed impacciato Nobita (ma non si chiamava Guglia?) a modificare il suo futuro per evitare che diventi un adulto pigro e perdente. Arriva in soccorso Doraemon ma la storia non convince, forse troppo «giapponese» fallisce nel trasmettere quei sentimenti globali tipici dei cartoni animati hollywoodiani.

Circondato da un gruppo di bulli, l’insicuro ragazzino giapponese piagnucola per l’intero film e concentra tutte le sue energie per conquistare le attenzioni ed il cuore della candida Shizuka.

Doraeom al cinema, più amore che chiusky

I bimbi, in attesa dei trucchi spettacolari del gatto blu, si ritrovano un’avventura sdolcinata e priva di magia, il puro divertimento tipico dell’eta spensierata che non prevede pene d’amore. E così, quando le luci si accendono e scattano i titoli di coda (potevano utilizzare almeno la sigla della serie TV!), il piccolo pubblico abbandona la sala con un grosso punto interrogativo sulla testa: ma Doraemon dov’era?

Alla mia sinistra una mamma-accompagnatrice continua a smanettare con il cellulare.

Durante l’intera proiezione, il buio evidenzia la dipendenza dei tempi moderni: schiava della tecnologia, la donna non segue le avventure che scorrono sul grande schermo ma si perde nei meandri del monitor luminoso del suo indemoniato smartphone.

La delusione per il Doraemon cinematografico passerà, il gatto spaziale gode di una fiducia sterminata ed i fans sparsi per il mondo continueranno a seguirlo – nonostante il film.
La donna-robot, invece, se non inventano un apposito chiuskyrischia di restare «mostro» per sempre.

Al cinema io, Doraemon ed il mostro

[SCOOP] Perché ho rifiutato l’invito di Claudia Schiffer

L’ordine

«Mario, scendere subito!».
Claudia Schiffer non smette di martirizzare l’incolpevole citofono.
Immagino la scena e sorrido: fuori al portone del palazzo, la giovane top model germanica perde le staffe e con l’indice destro – snello, alto e biondo – martella il bottone del frastornato campanello.

E’ chiaro, la diva non è abituata ad attendere e non tollera chiedere.
A lei, prima donna capricciosa, gli uomini cadono umilmente ai piedi e tutto le è concesso.

Claudia Schiffer, il nuovo spot Opel a Napoli?

Il gran rifiuto

«Ehi non urlare, quì abitano persone civili e le tue grida isteriche sono fuori luogo» ribatto dalla finestra conservando un invidiabile self control.
Riempio un secchio con acqua gelata e sistemo la faccenda: una doccia inattesa affonda le invettive della dea teutonica.
«Vai a casa e non tornare più» sentenzio appagato.

La Schiffer mi guarda prima esterrefatta e poi esplode: dagli occhi di ghiaccio partono fulmini e saette mentre minaccia: «è una tedesca! è una tedesca!».
Con l’indice accusatorio ancora puntato verso la finestra del sottoscritto, apre lo sportello della sua lussuosa Opel e mentre sbraita il ritornello sgomma via insieme alla sua eleganza (bagnata).
L’intero condominio assiste allo spettacolo unico, irripetibile e gratuito: il pubblico stupito, applaude divertito.

Il prezzo da pagare

La scena dura sessanta secondi, un film di un minuto, il cortometraggio mai girato che io, ideatore di un innovativo filone pubblicitario, propongo all’importante colosso automobilistico che ha scelto come testimonial proprio la Schiffer, esageratamente impeccabile per essere vera.

La disordinata location napoletana distante mille miglia dalla realtà di Rüsselsheim (sede della Opel), l’imperfezione del sottoscritto, il rifiuto dell’uomo qualunque, la vittoria del mortale contro la divinità del nord, la fuga della regina umiliata hanno un prezzo: diecimila euro e cedo il geniale brevetto alla General Motors (il gruppo statunitense proprietario della Opel).

Vista la crisi economica, sono disposto anche ad uscire con la Schiffer e rivedere la cifra.
Dopotutto io non sono un tedesco.

Un caffè con Maria Carmela Micciché, la scrittrice delle storie perdute

Chi è Maria Carmela Miccichè?
Non lo so.
Non la conosco personalmente, l’incontrai nel cyberspazio in un tempo ed un luogo indefinito e link dopo link l’ho apprezzata attraverso i suoi appassionati scritti.
Ignorare chi sia rafforza l’idea positiva che ho dei suoi racconti (brevi e non) e delle sue poesie; mi sento come il coach in «The Voice», il reality-show ove i giudici ascoltano le esibizioni dei concorrenti concentrando la loro attenzione soltanto sulla loro voce senza vederli.
D: Maria Carmela, cosa significa scrivere?
MCM: scrivere è comunicare, uno dei mezzi per comunicare, a volte con se stessi a volte per dire cose che non sapevamo di voler dire, sicuramente rimane un canale che unisce qualcosa dentro di noi con l’esterno.

D: a che età hai sentito la necessità di porre nero su bianco i tuoi pensieri? E dopo aver stilato un racconto/poesia, nel rileggere provi una sensazione di piacere o di frustrazione? Ad esempio, a me capita quando non riesco ad imprimere sul foglio i concetti che ho in mente ma, ovviamente, è una questione soggettiva.
MCM: a otto anni scrissi un poesia molto lunga “Il paesello molto bello” dove immaginavo questo paese con le case, le piazze, la gente. Il giorno dopo portai a scuola il foglietto di quaderno dove avevo scritto la mia poesia. La maestra lesse e mi fece giurare che fosse mia. Ero un po’ confusa, per me era stato un gioco, una cosa che avevo fatto senza tante pretese, fu molto imbarazzante. Giurai davanti alla maestra e a tutta la classe e a quel punto mi resi conto che era meglio tenere per me ciò che immaginavo. In effetti andò che continuai a scrivere, la maestra veniva a sbirciare e poi mandava i miei quaderni alle altre maestre. Non mi sono mai fermata, ho sempre avuto il bisogno, desiderio, voglia di appoggiare su qualcosa ciò che mi passa per la testa… e ne passano cose…
Scrivo sempre di getto non sapendo mai a priori cosa racconterò, quindi posso dire di essere sempre la prima lettrice di me stessa e in genere mi piace ciò che leggo 🙂

D: da dove attingi l’ispirazione per le tue storie? Quali generi preferisci raccontare?
MCM: l’ispirazione arriva da dove vuole, un foglio bianco è già un invito a metterci su qualcosa. Le foto, amo le foto che dicono tante cose e a volte trovo delle foto che invece seguono le mie parole, non lo so come accade, di conseguenza anche il genere varia, a volte segue il mio stato d’animo a volte vedo una foto o succede qualcosa e il foglio si riempie di altre cose.

Maria Carmela Micciche, il sito ufficiale

D: quali sono le doti necessarie per chi ama scrivere? Io sono un assertore della teoria: «più leggo più scrivo più leggo»
MCM: questa è una domanda difficile e quindi alle domande difficili è sempre meglio rispondere sinceramente: non ne ho la più pallida idea. Io ho sempre letto e sempre scritto, scrivevo le recite scolastiche inventando tutto di sana pianta e poi facevo la regista dirigendo i miei compagni e leggevo “La storia dei partiti politici” o “Carrie” insomma di tutto un po’. Credo che l’unica dote veramente necessaria è avere delle storie dentro da raccontare e le storie dentro nascono dall’osservare ciò che succede fuori. Ho scritto una poesia su questo, forse non è molto elegante citare se stessi ma credo possa spiegare ciò che voglio dire: Le storie delle cose perdute

D: come immagini i tuoi Lettori? Sei curiosa di carpire la loro espressione quando, col volto immerso nelle pagine del tuo sito, leggono le parole uscite da dentro la tua anima? Sorrideranno? Rifletteranno? Si emozioneranno?
MCM: curiosissima, vorrei conoscerli uno per uno e osservarli mentre leggono ogni rigo. Vorrei vedere l’espressione del viso e capire come le mie parole sono arrivate. Non è per, come dicono a Napoli “atteggiarmi”, per darmi l’aria della scrittrice, realmente non mi sento una scrittrice, ma mi piacerebbe sul serio incontrare ogni persona che legge ciò che scrivo e commentare con lei ogni cosa, credo sia la cosa più elettrizzante e affascinante che possa capitare.

D: se avessi la possibilità – anche temporale – quale scrittore vorresti incontrare? Chi condideri i tuoi «maestri» letterali?
MCM: ogni volta che prendo in mano un libro penso alla magia che lo ha reso libro. L’immaginazione che c’è dentro, la ricerca, la scelta di tante cose. Avrei voluto scrivere come Ken Follett perchè è uno scrittore che già al secondo rigo ti prende per il colletto e ti trascina fino all’ultima pagina e scrive sempre cose diverse, non è mai monotono. Comunque come dicevo prima ho letto di tutto un po’ ed è raro che un libro non mi piaccia totalmente, beh… a volte si ma succede raramente, per cui da quello che considero uno dei più geniali, Pirandello, a quello che magari ho letto per caso e di cui non ricordo il nome, lo so che faccio una pessima figura ma questa è, la cosa che mi “prende” di più è quando le parole riescono a portarmi dentro alle pagine, vorrei essere sempre in grado di fare questo.

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D: Maria Carmela, che ricordo hai della scuola e del tuo professore di italiano? Ha contribuito a modellare la scrittrice che sei oggi oppure la formazione scolastica pensi sia solo nozionistica e non produce vera cultura?
MCM: questa domanda mi fa sorridere perchè mi riporta indietro ai banchi di scuola. Io ho frequentato il Liceo Scientifico del mio paese, adoravo la mia scuola e ricordo sempre con piacere il tempo trascorso con i compagni di classe e con i professori, le manifestazioni, erano gli anni ‘70 e ‘80, la scuola era un fermento di idee e cambiamenti. In terza liceo litigai con il mio prof d’italiano che mi assegnò il sei politico per tutto l’anno, il voto dei temi era sempre lo stesso: forma corretta, fuori tema 6. L’anno successivo arrivò un anziano professore che ascoltavo con la stessa dedizione di come all’epoca ascoltavo i Pink Floyd, adoravo le sue spiegazioni e il mio voto per tutto l’anno fu 9, ma non era questione di voto, non sono mai stata attaccata ai voti ma a quanto mi piacesse partecipare alle discussioni. Se la devo dire tutta la prima persona che credette alla mia “dote” di mettere i pensieri su dei fogli fu il mio parroco don Corrado Carpenzano. Ogni domenica veniva dato gratis, poi con un contributo di cento lire, il Notiziario, un giornalino della parrocchia dove ogni gruppo scriveva l’ordine del giorno delle varie riunioni, le comunicazioni di servizio, gli orari delle varie funzioni eccetera. iI venerdì lo ciclostilavamo a mano. Io avevo più o meno 13 anni e scrivevo ciò che discutevamo nel gruppo ragazzi e un giorno il parroco mi disse: “Mi piace come scrivi, dalla settimana prossima avrai una rubrica tutta tua dove potrai scrivere quello che vuoi” Ricordo come mi batteva il cuore quando vidi per la prima volta le mie parole stampate, era un’emozione, ed è sempre così.

Il caffè di Marek, la pagina facebook di Maria Carmela Micciché

D: tra i tuoi tanti racconti, a quale sei più affezionata? Segnala anche una tua poesia alla quale sei particolarmente legata.
MCM: Elena e i fiori di sale rimane il racconto al quale sono più legata. Per le poesie Un semplice pomeriggio d’autunno o Phasor e tante altre che sento mie nel senso intimo.

D: sei un’autrice molto produttiva oppure scrivi col contagocce? Hai mai distrutto una tua opera oppure consideri ogni racconto degno di essere pubblicato e saranno poi i Lettori a giudicare?
MCM: per quanto riguarda la quantità delle cose che scrivo non dipende da me, nel senso non programmo nulla, a volte mi sveglio nel cuore della notte con un’idea e fino a quando non diventa storia sta lì a darmi fastidio, a volte ci sono giorni che sono presa da altre cose e non riesco a scrivere nulla, dipende.  Ogni cosa che scrivo per me è importante, anche quella che sembra ordinaria, nel momento che prende forma per me diventa parte di me, è ovvio che alcune sono, come dire, più coinvolgenti e altre meno ma non ho mai distrutto nulla volontariamente, poi c’è da dire che essendo diversamente ordinata alcune cose le ho perse, rimaste chissà dove, scritte di vecchi quaderni… da quando ho il sito e la pagina ufficiale ho fatto dei passi avanti.

D: come tuo affezionato fan, ti confido che amo la sezione Buonbelgiorno mentre, tra i «brevi racconti» mi suscita emozioni positive Gli occhiali. Da dove nasce questa storia bella proprio per la sua semplicità?
MCM: Buonbelgiorno nasce per caso, ogni giorno mettevo qualcosa sulla pagina ufficiale Il caffè di Marek per dare il benvenuto a chi passava dal mio caffè virtuale, è divertente trovare uno spunto ogni giorno. Mi sono accorta che alcuni erano davvero originali così li ho raccolti in una sezione a parte. Gli occhiali è di fattura semplice, nel senso che siamo fatti in un determinato modo, chi si lamenta per ogni cosa, chi si adatta a ogni cosa e chi riesce a trovare una magia ogni giorno, è il modo di guardare il mondo. Non ci sono occhiali che possiamo indossare per essere diversi, possiamo solo essere consapevoli e spostarci in modo da vedere il mondo da un angolo diverso.

D: da poco mi sono avvicinato ai libri di Tiziano Terzani e nella sua biografica viene riportata la seguente citazione: «ormai mi incuriosisce di più morire. Mi dispiace solo che non potrò scriverne». Che ne pensi? Può la passione per la scrittura essere più forte di ogni altro sentimento?
MCM: la passione per definizione è qualcosa che va oltre il razionale modo di vivere quella situazione. Non so come funziona per gli scrittori veri, se riescono a essere programmati o sono divorati dal fuoco della creatività. Io come hai capito scrivo quando posso, come posso, a volte dopo un giorno di lavoro e famiglia mi metto davanti al computer e faccio le quattro del mattino senza cenni di stanchezza, presa dalla storia che sto scrivendo. A volte scrivo in ufficio mentre la gente esce ed entra, mentre suona il telefono, mentre organizzo il pranzo ma io non sono una vera scrittrice e per fortuna non faccio testo 🙂

D:  ultimi tre libri letti? E cosa stai leggendo ora?
MCM: Delitti e Misteri del passato – Sei casi da RIS di Luciano Garofano Giorgio Gruppioni e Silvano Vinceti – Mondo senza fine di Ken Follett – Una notte di luna piena per l’ispettore Dalgliesh di P. D. James – La mennulara di Simonetta Agnello Hornby. Adesso ho preso: Il libro segreto di Shakespeare

D:  Maria Carmela, a proposito di libri: quando fornirai alle stampe il tuo primo volume? Ti senti pronta oppure pensi sia un passo troppo impegnativo? Ma non sono proprio i sogni a contribuire all’evoluzione dell’individuo? Che permettono quel passo che razionalmente non intraprenderemo mai?
MCM: quando? Ci penso da un po’, avrei anche il materiale pronto ma l’editoria è un percorso strano. Intanto un mio racconto “Il pezzetto d’America sotto al cuscino” è tra i finalisti al concorso della città di Sortino. La premiazione dei tre racconti vincitori avverrà il 3 Ottobre all’interno della mostra dell’editoria, vediamo che succede. Io continuo a sognare di vedere un mio libro in libreria ma il sogno più grande è quello di incontrare i miei lettori.

Maria Carmela, avrei voluto porti altre cento domande ma non posso abusare della tua disponibilità.
Coltiva il tuo talento

Un grazie da tutti noi, i tuoi Lettori.

MCM: spero di non essere stata tediosa o prolissa in tal caso chiedo scusa, se invece avete letto tutto fino a qua… bravi vi devo un caffè, napoletano ovviamente.

Grazie
Maria Carmela Micciché

PS: è doverosa una precisazione da parte dell’autore di questa intervista: non ho mai guardato un reality-show nè tantomeno un minuto di «The Voice»


Maria Carmela Micciche, la scrittrice delle storie perdute

Io, l’Uomo più bello del mondo

Chi potrebbe obiettare la seguente, audace e fondata affermazione?

«Io sono l’uomo più bello del Pianeta».

Ho usato con cognizione di causa proprio l’aggettivo qualificativo «bello» e non un altro epiteto, me ne assumo appieno la responsabilità (etica ed oggettiva). Certo, il mio volto non compare in nessuna delle classifiche stilate dalle più importanti riviste di settore ma la spiegazione è ovvia: non mi conoscono.
Prendiamo i dieci uomini più sexy del 2013 secondo Vanity Fair: al primo posto si piazza il banale istruttore di surf Christian Yeager, seguono i soliti noti Jude Law, Brad Pitt ed altri artisti o presunti tali.

Ma quale competente giuria ha stabilito tale profonda graduatoria?

Mistero.

Christian Yeager,

Il segreto è presto svelato: la bellezza non può essere misurata.

Questa concetto elementare, però, sbatte contro la fissazione dell’Uomo di voler misurare tutto (attenzione, ho ripetuto volutamente il verbo misurare per rafforzare il concetto dell’assegnare un numero ad ogni entità presente nell’Universo). L’effetto domino derivante dall’errore (palese) di stabilire una graduatoria in relazione ai canoni fisici comporta aberranti conclusioni  (penso alle varie Miss Italia ed equivalenti).

Mi spiace per Voi amici Lettori – e soprattutto per le care amiche Lettrici – ma oggi «l’Uomo più bello del Mondo» sono io.
Se siete capaci, definite un operatore per il quale ha significato “lui è più bello di me” con la stessa logica usata in algebra per asserire che “cinque è maggiore di tre” ed enunciate la teoria che nega la mia tesi.

Finché un qualsiasi pinco pallino non dimostrerà il contrario, il podio sarà matematicamente mio.

Io, l'Uomo il più belo del mondo

 

 

La vera trasgressione è l’amore

Trasgredire con amore

Quando si tocca l’argomento “amore”, si finisce per impantanarsi nei luoghi comuni o nella psicologia spicciola.
E’ uno di quegli argomenti sui quali si può dire tutto ed il contrario di tutto, senza giungere a nessuna vera conclusione.
Ognuno di noi può raccontare una delusione o un torto subito in amore, un fallimento o un amore mai dimenticato.
Ma una ricetta universale non esiste.
Questa è l’unica certezza che abbiamo.

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La fine della certezza dei ruoli

Al tempo dei nostri nonni c’era la certezza dei ruoli: tutti sapevano esattamente quali comportamenti aspettarsi da un uomo e quali da una donna; il femminismo ci ha aiutato ad interrogarci a lungo su quello che vuole una donna.

Freud ci ha messo del suo, ma cosa vuole un uomo no, non saprei dirlo.
Ecco, ti pare di avere proprio tutto: la vita che volevi, il lavoro, e poi la casa, il conto in banca, e la famiglia, i figli e forse perfino l’amore.

La vera trasgressione: l'amore ai giorni nostri,

La trasgressione e l’amore

Poi un bel giorno vieni a sapere di una certa Lula o Maurizia che si prende “cura” del tuo uomo. E all’epicentro del terremoto che fa crollare la tua vita perfetta, un maestoso fallo con cui non c’è possibilità di gara!

Madre, santa e pu….a, il trans è un uomo che racconta ad un uomo come deve essere una donna: sempre disponibile, insaziabile, esperta, esile o morbida ma forte, attivo-passiva, attaccata, sensibile, comprensiva, paziente ascoltatrice e fine psicologa.

Ma spesso i consumatori di tali prestazioni sono uomini che hanno essi stessi bisogno di una terapia a sostegno delle carenze della propria personalità, in una società in cui l’allusione erotica si annida ovunque, divenendo oggetto di una forsennata mercificazione e spettacolarizzazione.

Infatti in tutto questo l’amore cosa c’entra?
Niente, proprio niente, direi.

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Gli uomini innamorati e la crisi di coppia

Gli uomini innamorati sono disposti a tutto: fanno qualunque follia pur di avere la donna dei propri sogni, la passione li acceca e diventano off-limits per qualunque altra donna.

Ma dura lo spazio necessario per consumare la passione, finché la fiamma si spegne.

La cosa più difficile che ti possa capitare oggi è di avere una relazione esclusiva: relazioni complicate, amanti, incontri clandestini, ménage à trois consenzienti, sono tutto ciò che si riesce a rimediare se si cerca una relazione.

Non c’è una, dico una persona che conosco che si dichiari soddisfatta del proprio rapporto di coppia; ma soprattutto, se indaghi, viene fuori che quella relazione apparentemente felice, in realtà si basa sulla finzione, sulla convenienza e sull’opportunismo.

Il mio osservatorio, certo limitato alla mia cerchia di conoscenze, mi offre uno sguardo d’insieme desolante dei rapporti uomo-donna, dove osservi che si è fortunati se durano 2-3 anni.
Dopodiché diventano altro …

E allora ecco che entra in gioco la trasgressione che di per se non è negativa.
In molti casi ha una valenza se non positiva, fisiologica e naturale come parte del comportamento evolutivo di un individuo.

E quindi, in un universo maschile/femminile in cui la normalità è condividere più partners contemporaneamente e mollarsi al primo intoppo, io vedrei la vera trasgressione in un weekend romantico con cenetta a lume di candela e passeggiata mano nella mano, come preludio ad una storia d’amore in cui si condivida la vita quotidiana con un unico partner con il quale realizzare un progetto di vita comune, con onestà reciproca e sincerità.

Per riscoprire le emozioni che ci fanno sentire vivi perché, come si dice nel film “L’ultimo bacio” di G. Muccino, “la normalità è la vera rivoluzione”.


PS: purtroppo (per me) questo post non l’ho scritto io ma una lettrice che ringrazio ed invito a proporre altri argomenti
Mario


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Dante, Beatrice e le altre due

L’amore assoluto di Dante per Beatrice?

Tra le mura delle dissestate scuole italiane, volenterosi professori di Italiano tramandano ai giovani studenti ipertecnologici il romantico amore tra Dante Alighieri e la dolce Beatrice.

Il sentimento simbolico del sommo poeta (lo scrittore si innamorò di Beatrice all’età di nove anni, la vide soltanto una volta e mai le parlò) oggi appare anacronistico ed impossibile, addirittura sbagliato.

Si dirà: «era un’altra epoca», è vero … ma … siamo sicuri che sia andata proprio così oppure la storia ufficiale tralascia (intenzionalmente) un particolare?

le tre donne di dante alighieri

Due donne in cima de la mente mia

Difatti, i letterati dell’intero pianeta concentrano l’attenzione sull’arcinota ed insuperabile Divina Commedia, l’opera che identifica il poeta fiorentino nella galassia della cultura globale.

Eppure, il buon vecchio Alighieri ideò anche altri scritti tra cui la meno famosa rima «Due donne in cima de la mente mia» (fonte Treccani)

Rime (Dante)/LXXXVI – Due donne in cima de la mente mia

Due donne in cima de la mente mia
venute sono a ragionar d’amore:
l’una ha in sé cortesia e valore,
prudenza e onestà in compagnia;

l’altra ha bellezza e vaga leggiadria,
adorna gentilezza le fa onore:
e io, merzé del dolce mio signore,
mi sto a piè de la lor signoria.

Parlan bellezza e virtù a l’intelletto,
e fan quistion come un cor puote stare
intra due donne con amor perfetto.

Risponde il fonte del gentil parlare
ch’amar si può bellezza per diletto,
e puossi amar virtù per operare.

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Dante e l’altra

Le moderne teorie confermano i miei sospetti di uomo di mondo: gli espliciti e doppi riferimenti presenti nella rima non sono riconducibili alla soave Beatrice.

Dunque, oltre alla casta e divinizzata fanciulla, il primo grande amore fonte di ispirazione ed elevatissimi pensieri, quel marpione toscano ambiva a frequentazioni a dir poco discutibili?
Magari utilizzava il suo talento per sedurre giovani popolane che pendevano dalle sue nobili e raffinate labbra?

Le relazioni tra uomini e donne – teorie impossibili da insegnare in una qualsiasi aula scolastica – sono il vero motore della storia dell’Umanità e la breve rima di Dante è l’ulteriore conferma che, dietro ogni grande uomo, si nasconde sempre (almeno) una grande donna.


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21 marzo 2014, Giornata Mondiale sulla sindrome di Down

Tutti hanno diritto ad essere felici

Oggi 21 marzo ricorre una occasione particolare, la Giornata Mondiale sulla sindrome di Down, che ha l’obiettivo di diffondere una nuova cultura della diversità e una maggior conoscenza delle persone con la sindrome.
Riporto il contenuto di una e-mail che ho ricevuto, le immagini raccontano meglio di mille parole il significato di questo evento.

21 marzo 2014, Giornata Mondiale sulla sindrome di Down

Da un video di Luca Lucini

In vista dell’occasione CoorDown (coordinamento nazionale associazioni delle persone con sindrome di DOWN) promuove #DearFutureMom, una campagna internazionale sul diritto alla felicità e al benessere delle persone con sindrome di Down.

Come raccontare al meglio questa iniziativa?
Ci ha pensato la agenzia di comunicazione Ogilvy, con un video di Luca Lucini, apprezzato autore cinematografico e pubblicitario, che è riuscito con un trattamento di grande sensibilità a cogliere le aspirazioni e le grandi potenzialità dei ragazzi e delle ragazze che hanno partecipato.

Un emozionante messaggio di 15 ragazzi con la sindrome di Down ad una futura mamma


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Quella volta che intervistai Licia Colò

Licia Colò, l’indimenticabile telefonata

Il nostro amato blog dei «mostri» è on-line da diversi anni e di questo risultato vado orgoglioso.
Chi mi conosce sa che il mio sguardo è rivolto sempre all’oggi («non ho tempo per il passato, sono troppo impegnato a vivere il presente e guardare al futuro» è uno dei miei personali motti) ma ogni regola merita la dovuta eccezione.

Allora, periodicamente, anche per i nuovi lettori di faCCebook rovisto nell’archivio e ripropongo dei vecchi post a cui sono particolarmente affezionato.

La dolce mattina del 6 novembre 2008, in auto fermi nel parcheggio dell’ufficio, insieme a due amici, organizziamo un improbabile ufficio-stampa per intervistare via cellulare Licia Colò!

Con Licia Colò al telefono!

Con la voce rotta dall’emozione …

L’idea, apparentemente impossibile, nacque in modo ingenuo e bonaccione: dal sito ufficiale di Alla falde del Kilimangiaro inviammo una e-mail con la richiesta di intervista e dopo pochi giorni – con nostro massimo stupore – fummo contattati dall’agente della simpatica conduttrice per capire di quali argomenti desideravamo discutere.

Allora eravamo impegnati con il sito “mettincircolo.it”, un’idea troppo avanti per quei tempi ove i termini «social», «share» e «condividi» erano ancora ignoti ai molti.

Di quell’esperienza, con la voce rotta dall’emozione, resta l’indelebile ricordo di aver discusso con Licia Colò dei temi a noi cari: ambiente, cultura, musica, cinema, web, viaggi e confronto tra popoli, le armi migliori per sconfiggere i «mostri» di oggi.

Ascolta l’intervista telefonica a Licia Colò (6 novembre 2008)

Note:
– L’intervista dura 10 minuti ed è un file mp3 di circa 24MB.


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Sesso facile (v.m. 21 anni)

Bloccato a Stoccolma

Capodanno, una forte nevicata ti impedisce il rientro a casa.
Sei a Stoccolma per lavoro, bloccato in aeroporto attendi il prossimo volo per l’Italia.
Vai al bar per ristorarti, sono quasi le dieci di sera ed affranto sorseggi l’ultimo cocktail.

Cravatta larga, giacca stropicciata, barba sfatta: sei l’icona della stanchezza.
Desideri solo tornare nella tua dolce dimora, buttarti nel letto e risvegliarti due giorni dopo.

Un «bip» sinistro ti risveglia dal coma, lo smartphone è più scarico di te e ti abbandona senza pietà.
Ora sei fuori dal mondo, isolato dalla realtà, disconnesso da ogni network relazionale.

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L’incontro

«Italiano?» chiede la sensuale ragazza seduta su un lungo sgabello alla tua sinistra.
E’ una hostess, giovane, scandinava, sensuale di una bellezza dirompente.
Occhi di ghiaccio, una cascata di capelli biondi, ricorda Brigitte Nielsen nell’altezza e Pamela Anderson nelle forme.

Una dea racchiusa in una elegante divisa blu.

La sua voce è una scossa elettrica per la tua schiena piegata, colto da cotanto splendore hai la forza di farfugliare: «sì» e restare immobile per i successivi due minuti incantato dalla visione nordica. La bionda ti sprona: «amo gli italiani, mi divertono … come dite voi? BUNGA BUNGA?» dichiara con la sua ingenua voce straniera.

Una lampadina si accende nel tuo cervello fino ad un minuto prima spento: «ci sta!» .
Non ti chiedi nemmeno perché una divinità femminile di tale calibro ti presti attenzione inorgoglito dal tuo fascino di latin lover mediterraneo.

«Il mio collega dire che tutti aerei fermi fino a domani mattina. Vieni da me? Ceniamo cinese e guardiamo televisione» ammicca l’Anita Ekberg moderna.
Con la bava alla bocca, puoi solo accettare.

Sesso facile a Stoccolma?

Il drink

Paghi il taxi e, dopo un breve viaggio, arrivate in un appartamento di un anonimo condominio di Stoccolma.

Entrate, la piccola alcova è confortevole.
Ti accomodi nel living e con la mente già sogni una notte da film erotico.
Maledici di aver lasciato l’albergo in mattinata senza esserti fatto la doccia pur di rubarti l’accappatoio.

«Vado a mettermi a mio agio, ti ho preparato un drink bevi tutto in un sorso» comanda l’hostess mentre sfugge via e ti strizza l’occhio.
Obbediente come un cagnolino col suo padrone, butti giù l’intero bicchiere di vodka …

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L’incredulità

Ti risvegli in piena notte, sei gelato e non ricordi nulla.
Ti guardi intorno, sei fuori l’aeroporto di Stoccolma senza bagagli, portafogli e nemmeno lo smartphone scarico.

Solo, chiuso nella tua giacca, comprendi che sei stato ignobilmente derubato (si sono presi anche l’accappatoio dell’albergo).

Un biglietto ti riporta alla dura realtà: «idiota, non parlare con nessuno di me altrimenti pubblico le tue foto su faCCebook e ti rovino. Comunque, oltre a puzzare, sei pure un pezzente».

Sesso facile

Ecco cosa succede a chi crede, senza il giusto senso critico, a tutte le fandonie che ci raccontano.

E, in fin dei conti, è lo stesso discorso vale anche per te, amico Lettore: sei giunto fino a questa pagina (magari in segreto per non farti scorgere dal tuo fedele partner oppure nascosto dietro il monitor dell’ufficio) solo perché nel titolo del post hai trovato la parola sesso.

Sei caduto in una truffa virtuale, hai seguito il link senza porti troppe domande sperando in una storia torbida ed in una foto osè di una donnina svedese svestita.

Se non vuoi finir sbattuto su faCCebook e deriso dall’intera comunità, condividi questo post.

Non è un ricatto e nemmeno una truffa bensì una lezione: impara a tenere sotto controllo il «mostro» che vive dentro di te altrimenti, prima o poi, pagherai un conto ben più salato.


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