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Category: Luoghi (Page 1 of 6)

Distanze (a)simmetriche

La proprietà di simmetria

La distanza da un punto A ad un punto B è uguale alla distanza dal punto B al punto A

Secondo l’infallibile proprietà di simmetria, la distanza tra Libia e Italia è uguale alla distanza tra Italia e Libia?

Un libico ed un italiano, dunque, percepiscono la medesima lontananza?

Possiamo affermare – come la geometria suggerisce – che, oggi, il distacco tra Europa ed Africa, non dipende da quale costa si osserva?

La prospettiva di un siriano è opposta alla percezione della realtà di un tedesco: per l’africano, il percorso verso la Germania – anche se a prova di vita – è possibile.
Per il tedesco, invece, la Syria è un luogo talmente lontano da risultare immaginario.

Le distanze non sono (più) simmetriche?

L’orizzonte è davvero così distante?

Dalla spiaggia, osservo l’orizzonte.

Piccole onde salgono e scendono dai piedi in veloci, freschi movimenti perpetui.
Il sole tramonta sul mare, una palla rossa incandescente pronta ad immergersi per ricomparire dall’altro capo del pianeta.

Mentre la natura disegna l’ennesimo meraviglioso quadro, la proprietà di simmetria, oggi mi appare ancora meno convincente.

L’orizzonte è davvero così distante?
La curva che delimita l’infinito, è proprio irraggiungibile?
E se cambio prospettiva, il concetto vale ancora?

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Distanze, dipende dal punto di vista?

Se fisso il punto di riferimento all’orizzonte e scruto la riva, la spiaggia è ancora una meta inarrivabile?
Oppure la disperazione, la voglia di cambiare, il desiderio di vivere, trasforma il tragitto da impossibile a possibile?

La distanza tra due punti non presenta sempre la medesima misura.
Mi sa che dipende con quali occhi osserviamo la destinazione.


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Certosa di San Martino: storia, arte e natura in 3 minuti [VIDEO]

Certosa di San Martino, il presepe nell’uovo

Forse è il presepe più piccolo del mondo.
Le scene natalizie racchiuse nelle due metà di un minuscolo uovo.

Impressionano i dettagli: gli animali, i personaggi, il paesaggio, particolari definiti nelle forme e nei colori.

Ma, a dirla tutta, è meravigliosa l’intera mostra dei pastori napoletani.

Alla certosa di San Martino con Be Time, l'università del tempo libero

Alla certosa di San Martino con Be Time

La (seconda) visita organizzata da Be Time, l’Università del tempo libero ci porta nella certosa di San Martino, sulla collina del Vomero.

In collaborazione con l’associazione le capere, donne che raccontano Napoli – giriamo due ore tra arte, natura e storia.

Nella mente del sottoscritto, resta indelebile la maestosità della chiesa ed il fascino degli affreschi, l’elegante carrozza della Regina, la nave regale con la quale il Re passeggiava nel golfo e la potente imbarcazione dei Savoia.

Citazione speciale: il panorama mozzafiato.

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Il video

A voi, cari Lettori, il videoclip (registrato e montato dal sottoscritto) di una mattinata straordinaria tra arte, storia e natura.

Napoli in chiaroscuro [FOTO]

Effetto chiaroscuro

Metà città al sole, l’altra metà in ombra.
Il crepuscolo di maggio regala un panorama unico.

Il golfo illuminato da un faro naturale, il Centro Direzionale ed il tappeto di cemento che segue, nella semioscurità.

A completare l’opera d’arte, dei nuvoloni densi e pesanti coprono la testa del Vesuvio, stavolta spettatore impotente.

Osservo il quadro – perché il panorama che si presenta dinanzi agli occhi del sottoscritto, è un quadro.
Posso solo immortalare il momento.
Le parole risultano superflue.

A voi, amici Lettori, il chiaroscuro napoletano.

Il chiaroscuro napolatno


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Mimmo Jodice e l’enigmatico murales al rione Sanità

Mimmo Jodice e quel murales misterioso

E’ a pochi metri dal cimitero delle Fontanelle, nel rione Sanità a Napoli.
Il volto dell’uomo triste ricopre l’intera superficie della chiesa.
Un personaggio pensieroso, l’espressione incute un po’ di timore.

Rubo una mezza frase ad una guida intenta a spiegare al gruppo di turisti «… il murales di Mimmo Jodice …».

Osservo il disegno misterioso.
Fotografo.
Lo guardo ancora.
Memorizzo “Mimmo Jodice”.
Proseguo.

Il murales alla Sanità di Mimmo Jodice

Chi è Mimmo Jodice?

Dal sito ufficiale dell’artista, scopro chi è costui.

è uno dei grandi fotografi della storia della fotografia italiana

Espone le sue opere in tutto il mondo, anche nella sua città.
Non certo nel salotto buono di Napoli ma in un quartiere difficile.

Beata ignoranza 🙂

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I murales contro i «mostri»

La domanda è la medesima posta di fronte al gigante verde di Materdei: i murales sono una forma d’arte?

Il sottoscritto non ha gli strumenti per argomentare una teoria convincente a favore o contro.
Però un’osservazione (elementare) la sottopongo all’attenzione del Lettore: se Mimmo Jodice non avesse disegnato il murales, l’edificio della Sanità non sarebbe ricordato e risulterebbe “più anonimo”.

Questa affermazione è oggettiva e – suppongo- veritiera.

Dunque, la presenza dell’opera, analogamente al murale di Materdei, rende riconoscibile la zona e migliora il luogo.

A conferma che l’arte può fermare il degrado (morale ed urbano).
Sono convinto: la bellezza resta il nemico numero uno dei «mostri».


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Dal cimitero delle Fontanelle alla casa di Totò: un tuffo nell’arte di Napoli [VIDEO]

Il cimitero delle Fontanelle, per esorcizzare la morte

Tra i quarantaquattro mila teschi censiti, uno è sempre lucido.
Nonostante la polvere, la pioggia e gli agenti naturali, il  «teschio di Concetta» è privo di granelli di terra.
Come se un addetto invisibile l’avesse ripulito per il pubblico.
Ma, ci assicurano, l’addetto non esiste (e non è mai esistito).

E’ una delle infinite leggende che ruotano intorno al cimitero delle Fontanelle, un luogo mistico dove il culto della morte occupa ogni pulviscolo infinitesimale.

Forse, è proprio questo il significato dell’immenso ossario di Napoli: esorcizzare l’ancestrale paura dell’uomo?

Il cimitero delle Fontanelle a Napoli, un luogo mistico per esorcizzare la morte

Rione Sanità, la casa di Totò

Domenica mattina, la passeggiata organizzata da Be Time, l’Università del tempo libero è davvero interessante.

Dal cimitero delle Fontanelle, il sottoscritto – insieme ad un colorato gruppo di 58 persone, tra amici, famiglie e colleghi di lavoro  – con lo stupore ancora negli occhi, si sposta verso il rione Sanità.

Prossima meta: la casa di Totò, il principe Antonio De Curtis!

Il rione Sanità, famoso per la cronaca nera, è un quartiere paradossale che bene racchiude le contraddizioni di Napoli: visiti una chiesa e resti incantato da un affresco meraviglioso del 1500, esci e sei folgorato dall’opera dedicata a Genny Cesarano, il ragazzo vittima innocente di camorra.

Arte e violenza, cultura e degrado, bellezza e barbarie nella medesima città, nello stesso quartiere, convivono a pochi metri – nella stessa piazza.

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Il video

Girato e montato dal sottoscritto, il videoclip di quattro minuti racchiude l’intensa mattinata d’arte.

A voi, amici Lettori, le immagini di una passeggiata speciale, un tuffo nell’arte napoletana.

In attesa del prossimo, meraviglioso tuffo.

Perché una partita di calcio in spiaggia è speciale (ad aprile)

In spiaggia ad aprile

Il vento non ferma la partita.
Ci vuole ben altro per smorzare la voglia di correre, l’entusiasmo dei giovani sogni, l’energia della tenera età.

Dal lido, osservo i piccoli organizzare una partita di calcio in spiaggia.

Correre senza scarpe, con i piedi nella sabbia calda, liberi dai vincoli e dalle restrizioni cittadine: questi ragazzi, sono consci della fortuna che vivono?

Quanti altri coetanei italiani, ad aprile, possono sfidarsi con le onde del mare a far da spettatore?

Questi bimbi, sono consci della fortuna di giocare una partita di calcio in spiaggia ad aprile?

Nonostante i mille «mostri»

Dalle nostre parti, la lista dei problemi e disagi sociali è lunga mezzo chilometro (o forse più) e, nel prossimo futuro, anche i giovani calciatori dovranno affrontare i vari «mostri» (ed ecomostri).

Nel mentre, si godano i vantaggi di vivere e crescere in una città di mare.
Un piccolo privilegio in una regione sofferente.

Dopotutto, giocare a calcio sulla spiaggia ad aprile rafforza il fisico.
E, soprattutto, lo spirito.

Ben presto, i giovani calciatori, ne avranno bisogno (purtroppo).


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Capo Miseno, il faro delle meraviglie [FOTO]

Il fascino di Capo Miseno

Ci sono dei luoghi che colpiscono più di altri.
Per fascino, storia, bellezza naturale, mistero.

Capo Miseno rientra in questa categoria.

A pochi chilometri da Napoli, nel cuore della zona flegrea, un litorale magnifico con una vista straordinaria.

Capo Miseno, luogo meraviglioso alle porte di Napoli

Da giovane, in bici a Capo Miseno

Da giovane raggiungevo il mare di Miseno in bici.

Abitavo in un paese limitrofo, a pochi chilometri da Bacoli, il comune della spiaggia di Miseno: meno di un’ora di pedalate con lo sforzo massimo per superare la salita del castello di Baia, poi una lunga discesa fino alla villa comunale di Bacoli, poche centinaia di metri e giungevo sulla spiaggia libera di Miliscola.

Con la bici parcheggiata in spiaggia, senza ombrellone e creme solari, un panino e tanto sole.
Capri di fronte, a destra Procida e poi Ischia.
Un tuffo, due bracciate, il pomeriggio rientro a casa.

Miliscola e la spiaggia di Capo Miseno

Il faro di Capo Miseno

Da quanto non visitavo il faro di Capo Miseno?
Troppo tempo.

Il sole è già caldo, un vento fastidioso non rompe la magia del luogo.
La vista resta eccezionale, come vent’anni fa.
Oggi, però, niente bici: l’auto mi porta fin sopra la collina, dopo la grotta ai piedi del faro.

Parcheggio e fotografo.
Il panorama è come lo ricordavo: magnifico.

Il faro di Capo Miseno

Lo smartphone riuscirà ad immortalare la magia di questi luoghi?
Ci provo.

Il magnifico panorama dal faro di Capo Miseno

Qualche altro scatto prima di andar via.

Il magnifico panorama dal faro di Capo Miseno

Un post per l’album fotografico

Scarico le foto sul computer, le osservo soddisfatto.
Rifletto: questa domenica di fine marzo merita un ricordo speciale.

Scrivo questo post di getto e l’album delle foto di Capo Miseno entra di diritto nel diario digitale del sottoscritto.

Riguardo le foto.

E’ vero, certi luoghi sono speciali.
Confermo: Capo Miseno rientra in questa categoria.

Il magnifico panorama dal faro di Capo Miseno


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Abu Dhabi, foto e parole di una napoletana (emigrata e felice)

Abu Dhabi, sei mila km da Napoli

«E’ vero, Ferrari, Porsche e Mercedes sono parcheggiate sotto casa e ti sfrecciano di fianco in autostrada. All’inizio un po’ ti fa impressione, dopo un po’ non ci fai più caso».

Nadia è nata a Napoli.
Ma vive a Abu Dhabi.
Negli Emirati Arabi, a sei mila chilometri da casa.

Nadia è mia amica.
Da vent’anni o forse più.

Abu Dhabi, la testimonianza di Nadia, napoletana negli Emirati Arabi

Dall’inviata ad Abu Dhabi, Emirati Arabi

Quante persone conosco ad Abu Dhabi?
Nessuna.
Oltre a Nadia, ovviamente.

L’eccezionalità dell’evento va sfruttato: per un giorno Nadia sarà il nostro corrispondente in Medio Oriente!

Come un vero inviato, risponderà a dieci domande per descrivere un mondo a noi ignoto.
A te la linea Nadia, vai con la diretta da Abu Dhabi!

Abu Dhabi, la testimonianza di Nadia, napoletana negli Emirati Arabi

Lavorare ad Abu Dhabi: il Paradiso delle opportunità?

D: Nadia, perché Abu Dhabi?
R: Non ho scelto io Abu Dhabi, Abu Dhabi ha scelto me, con un’offerta di lavoro nello stesso settore nel quale ho lavorato per anni in Italia.
Fino a qualche anno fa quando pensavo a Dubai ed Abu Dhabi mi dicevo che non ci avrei speso una vacanza: un posto dove grattacieli e isole artificiali la fanno da padroni non mi attirava.
Poi l’offerta di lavoro interessante ed allettante mi ha ovviamente fatto riconsiderare le cose.
E per fortuna, devo dire, perché amo stare qui; mi sento sicura ed appagata.

D: Pensi agli Emirati Arabi ed immagini un mondo ricco, pieno di possibilità, ove la crisi economica non giungerà mai.
E’ un luogo comune oppure confermi: ad Abu Dhabi esistono reali opportunità di lavoro?
R: Direi di si, ci sono buone opportunità di lavoro ad Abu Dhabi e nel resto degli Emirati Arabi Uniti, dovute ad un’economia che partendo ovviamente dal settore Oil & Gas si è estesa in ogni direzione; perché da qualche anno a questa parte gli sceicchi hanno cominciato a diversificare, poichè il petrolio non durerà ancora molto.
Dubai ha puntato sul turismo, Abu Dhabi che è più tradizionale e conservativa, più araba direi, sul settore edilizio – locale ed estero, sulla ricerca e sviluppo di nuovi metodi di generazione di energia elettrica, sull’alta tecnologia, sul settore aerospaziale.
La crisi del 2007 comunque è giunta anche qui, non con la stessa intensità, ma comunque si è fatta sentire.

D: Quali consigli per una persona disposta a trasferirsi ad Abu Dhabi?
Oggi, quali sono le figure professionali più richieste?
R: Direi sicuramente tutte le figure legate al settore Alberghiero e Ristorazione, al Real Estate, ingegneri, meccanici. Figure però “da un certo livello in su’ ”.
Cioè: i lavori considerati ‘più’ umili’ sono prerogativa solo di certe nazionalità: indiani, filippini, pakistani.
Per esempio, non si trova un italiano che fa le pulizie o il portiere di palazzo.
L’Italiano operaio è almeno un supervisor.

Abu Dhabi, la testimonianza di Nadia, napoletana negli Emirati Arabi

Abu Dhabi, quanto costa vivere?

D: Immagino sceicchi, petrolieri e Ferrari parcheggiate fuori casa.
Quanto costa vivere ad Abu Dhabi?
Ci puoi fornire degli esempi reali? (Frutta, verdura, vino, vestiti, cinema …)
E lo stipendio medio per vivere con dignità, a quanto ammonta?
R: E’ vero, Ferrari, Porsche e Mercedes sono parcheggiate sotto casa e ti sfrecciano di fianco in autostrada.
All’inizio un po’ ti fa impressione, poi non ci fai più caso.
Ci sono delle cose che costano tantissimo, per esempio andare al ristorante, nei locali notturni, dove gli alcolici costano tantissimo, andare dal parrucchiere o in un centro estetico.
Di contro, ti puoi permettere di andare in questi posti col taxi perché con sette/otto euro riesci a fare un viaggio lungo anche una quarantina di chilometri.
I taxi sono molto utilizzati qui, specie durante i fine settimana, perché la soglia di tolleranza all’alcool è zero e se resti coinvolto in un incidente stradale (diciamo anche lieve) e non hai colpa, ma dall’alcool test viene fuori che hai bevuto un goccino di vino a cena, sei spacciato … il sistema giudiziario è molto veloce 
Elettricità, acqua e aria condizionata costano veramente poco, considerato l’uso spropositato che se ne fa.
Frutta e verdura forse un 10-15% in più rispetto all’Italia.
Il vino non si compra al supermercato: questo è un paese musulmano, all’avanguardia ma pur sempre musulmano!
Ci sono dei negozi in zone separate che vendono solo liquori e alcolici di ogni specie.
Per acquistarli devi avere una tessera che ‘bisognerebbe’ esibire ad ogni acquisto, ma devo dire che i proprietari di questi negozi non sono affatto rigidi in questo e quasi sempre l’acquisto non viene registrato attraverso la tessera.
La carne di maiale non si vende dappertutto, solo in alcuni supermercati e mai disposta in bella vista: c’è una stanzetta separata con la scritta sulla porta “Pork – for non Muslim” che ti conduce alla carne “ della perdizione “ dove 70 grammi di prosciutto cotto Citterio costano 5 euro …

Abu Dhabi, la testimonianza di Nadia, napoletana negli Emirati Arabi

Un giorno qualsiasi

D: Nadia, ci descrivi una giornata-tipo ad Abu Dhabi?
Com’è il clima? Quali luoghi frequenti?
R: Durante la settimana la routine è normale e praticamente simile a quella che seguivo in Italia, con la differenza che qui vado a lavorare in macchina.
Lavoro dall 8 alle 17.
Io sono fortunata perchè abito vicino alla spiaggia, quindi ci sta che qualche volta, quando riesco a vincerla sulla pigrizia, il pomeriggio dopo il lavoro faccia una passeggiata fino alla spiaggia.
I tramonti qui sono bellissimi.
Durante il fine settimana, che qui è il venerdi e sabato, qualche ora in spiaggia – ma non in piena estate quando la temperatura arriva intorno ai 47 gradi.
Qui l’impronta è anglosassone, quindi il venerdi va di moda il brunch (ovviamente sto parlando di contesti con soli espatriati, senza gente del posto).
Il brunch è come un grande pranzo domenicale italiano, a buffet, con la differenza che i ‘non Italiani’, non si arrendono e non si ritirano fino a che non sono belli e sbronzi.
Perché’ poi c’è’ l’After Brunch e l’After After Brunch ….
Io già a fine brunch non vedo l’ora di tornare a casa e spesso è quello che faccio.
D’estate quando fa molto caldo e non si può passeggiare fuori si va nei mall.
Ce ne sono un’infinità.
Il Dubai Mall è immenso, come una piccola città.

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Abu Dhabi, assenza di criminalità

D: Il clima influenza i nostri comportamenti: come trovi le persone?
Cordiali? Disponibili? Ospitali?
Oppure distanti? Inavvicinabili? Con la puzza sotto al naso verso gli stranieri?
R: Non c’è una grande mescolanza tra ‘locali’ e ‘espatriati’, ma penso che ci sia un grande rispetto degli uni verso gli altri.
Nei mall, per esempio, si vedono donne in minigonna camminare di fianco a quelle in abbaia.
Qui siamo negli Emirati Arabi, il paese della felicità, non in Arabia Saudita.
Negli Emirati Arabi c’è il Ministero della Felicità e Tolleranza presieduto da una donna.
Se rispetti regole, sei a posto e vivi bene; se non le rispetti il sistema giudiziario è velocissimo e senza mezzi termini; la via al carcere è breve anche solo per qualche foto sbagliata o per un assegno a vuoto.
Se tenti di scattare una foto a un sito petrolifero, dove è chiaramente indicato che è proibito scattare foto, ti arrestano e ti portano in carcere.
E’ capitato, ho letto, ad una coppia italiana di madre e figlio.
Chi va contro le regole viene punito, ed è per questo che qui’ criminalità e microcriminalità sono praticamente inesistenti.
Se dimentichi il cellulare da qualche parte e quasi sicuro che lo ritrovi.
Se tenti di scattare una foto di nascosto ad una persona del posto, è possibile che questa si insospettisca. Ma se sul lungomare di Dubai c’è gente del posto seduta a godersi un pomeriggio di ozio e ti fermi a parlare con loro, allora ti accorgi di quanto sono ospitali e disponibili, ti offrono acqua caffè e datteri.
E’ capitato a me personalmente quando la mia famiglia è venuta a trovarmi.

Abu Dhabi, la testimonianza di Nadia, napoletana negli Emirati Arabi

Italians do it better

D: Da Abu Dhabi, come appare la nostra piccola Italia?
Come ci giudicano gli «altri»?
R: Mafia. E’ la prima parola che viene in mente a tutti quando sentono che sei Italiano (i miei colleghi mi hanno soprannominato Mafi), però anche ‘maccheroni’ e ‘Armani’ e made in Italy di qualità o ‘Italians do it better’

AbuDhabi - Napoli, 6000 chilomentri

L’altra Abu Dhabi

D: Nadia, non riesco ad immaginare un luogo ove vige l’Assoluto.
Sono convinto che, sotto il tappeto (orientale), si nascondono dei piccoli, grandi «mostri».
Per esempio, negli Emirati Arabi, il dramma dell’immigrazione come viene affrontato?
Esiste un problema terrorismo e/o sicurezza interna?
R: In un paese dove la popolazione è per il 90% di immigrati, l’immigrazione non è un dramma, ma una benedizione all’economia.
Qui vivono pacificamente piu’ di 120 nazionalita’ diverse.
Ognuno con le proprie tradizioni e soprattutto il rispetto delle regole.
Io mi sento al sicuro qui, gli Emirati non sono l’Arabia Saudita e dico che questo è il paese più sicuro del mondo.
Qui non esistono immigrati illegali.
Tutti gli immigrati hanno la residenza e per avere la residenza c’è bisogno di uno sponsor, che e il datore di lavoro.
Senza un datore di lavoro resti un turista in visita per non più tre mesi.

D: Il cofano della Ferrari brilla sotto il sole cocente.
Ci sarà pure qualcuno che dovrà sgobbare per pulire quel cofano!?
Ad Abu Dhabi, sono rispettati i diritti dei lavoratori?
R: Si, ci sono i car-cleaners, dappertutto: nei parcheggi dei centri commerciali, nei parcheggi sotto casa e per venti / trenta dirham (5 / 6 euro) ti puliscono la macchina all’esterno.
Hanno questi piccoli carrellini con tutto l’essenziale, acqua inclusa e nel tempo di una spesa al supermercato ti ritrovi la macchina bella pulita.
Ma non sono illegali, sono dipendenti di una ditta specializzata.
Lavorano più di dodici ore al giorno e d’estate a 45 gradi, i parcheggi sono delle fornaci.
A tutti i lavoratori è offerto vitto e alloggio oltre allo stipendio, trasporto da e per il luogo di lavoro e un’assicurazione medica.
Questo trattamento è offerto a tutti, anche ai cleaners o a quelli che alle casse dei supermercati ti sistemano la spesa nelle buste (ce n’è’ uno ad ogni cassa!).
Ok, magari l’alloggio non è poi questo posto di lusso, sono camerate condivise, ma è comunque una sistemazione, aria condizionata inclusa ovviamente.

Abu Dhabi, la testimonianza di Nadia, napoletana negli Emirati Arabi

Nadia, emigrante e … felice!

D: La distanza incolmabile tra povertà e ricchezza è la scintilla per accendere il fuoco della violenza. Anche ad Abu Dhabi le periferie sono affollate di africani, filippini e bengalesi?
In un mondo dove trionfa l’extra lusso, sono loro gli «invisibili»?
Gli sfruttati per i lavori cosiddetti minori?
I sottopagati globali del ventunesimo secolo?
R: Mah, non saprei riguardo allo sfruttamento.
Io so che quello che guadagnano qua basta a mantenere famiglie intere nel loro paese e anche a comprare case.
Un assistente contabile Filippino o Indiano guadagna quanto un impiegato medio Italiano (magari con laurea), cioè l’equivalente di 1200/1300 euro al mese.
Un IT Indiano di medio/basso livello guadagna l’equivalente di 1000 euro al mese; e 1000 euro mandati in India vi assicuro che sono un’enormità.
Gli operai guadagnano di meno e lavorano di più ma in quale paese questo non avviene?

D: Nadia,da Abu Dhabi, prima di restituire la linea, lancia una riflessione libera.
Vai, gli ultimi novanta secondi sono tuoi!
R: Sono contenta di stare qui perché mi sento appagata dal punto di vista economico-lavorativo, ho una buona vita sociale, amici, pochi ma buoni. Comunque, non è sempre tutto così facile e bello come appare.
Il primo anno è stato durissimo.
Stare lontani dai propri affetti, interagire continuamente con persone di cultura e tradizioni totalmente diverse, ricominciare in un nuovo ambiente di lavoro ma questo cambiamento mi ha fatto crescere e arricchito perciò se tornassi indietro lo rifarei altre mille volte.


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Napoli all’imbrunire, una foto speciale

All’imbrunire, panorama dalle mille luci

All’imbrunire, la città sembra acquietarsi.
Le mille luci sono lontane, i clacson impazziti giungono smorzati.
Dopo una giornata frenetica, finalmente cala la sera.

Fermo su una piazzola di via Girolamo Santacroce – la strada panoramica che dalla collina del Vomero porta giù Napoli, nel centro storico – parcheggio la bici.
Col solito rituale, aziono il cavalletto, sfilo i guanti, tolgo la mascherina antismog e poi ll casco.
Recarsi a lavoro in bici presenta impagabili vantaggi tra i quali, godersi la città e scoprire nuove prospettive.

Osservo il panorama.

Stavolta i mille colori della città rubano la scena al Vesuvio che, conscio del momento, si ritira in disparte.
Le grandi star accettano la sconfitta (momentanea).
Hanno la certezza che l’indomani, col sorgere del sole, torneranno a primeggiare.

Napoli all'imbrunire: una foto magica per un'atmosfera speciale

Foto e bici, binomio vincente

La serata è tiepida, il gelo di gennaio è un brivido dimenticato.

Osservo Napoli illuminata dalle mille luci.
Immortalo il quadro mentre una coppia di fidanzatini, seduti su una panchina, si scambia sogni e baci.
Dopotutto, il luogo ispira.

Guardo il risultato.
A volte succede: al fotografo di turno, baciato da un colpo di fortuna, con le impostazioni automatiche di un qualsiasi smartphone, cattura un momento magico.

Soddisfatto, risalgo in bici.
Il viaggio continua.

Fino al prossimo scatto.

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Foto d’inverno: la bellezza di pedalare per Napoli

Lungomare liberato, anche d’inverno

La pioggia polare caduta in questo freddo gennaio, costringe allo stop.
Per sgranchire la gamba, al primo raggio di sole, non mi resta che salire sul sellino e pedalare.
Destinazione: lungomare liberato.

Lungomare liberato di Napoli, da godere anche d'inverno

Il Vesuvio innevato e Castel dell’Ovo: le star

Con piacere, accolgo l’invito di un amico.
Pedalare in due è sempre un’esperienza divertente.

Carichiamo le batterie delle nostre e-bike, tute termiche, guanti, caschetto.
Nonostante un vento fastidioso, la temperatura, in questa domenica di fine gennaio, è accettabile.
Si parte!

In giro per Napoli in bici, poco traffico, molti ciclisti.

Dal lungomare liberato, uno scatto al Vesuvio innevato è obbligatorio.
Ma la vera diva, resta il mitologico Castel dell’Ovo.

Il bianco e nero aiuta a trasferire la magnifica atmosfera del lungomare d’inverno?

Castel dell'Ovo, la star del lungomare di Napoli

N’Alberto,  la novità

Quest’anno, la novità si chiama N’Albero.

L’osservo, ci giro intorno, lo guardo con circospezione.
Mi piace.

Come in una bilancia magica, N’Alberto rappresenta il secondo peso per equilibrare l’indiscussa supremazia del castello.

Impresa ardua ma N’Albero – con la sua giovanile audacia – può infastidire l’icona assoluta?

Lungomare di Napoli, NAlbero non è la superstar

Napoli vista da Posillipo

Dal lungomare, decidiamo di salire: direzione Posillipo.
La vetta è distante, la forte salita presenta ben presto il conto.

Pedalo con fatica – nonostante l’aiuto del motore elettrico.
Folate di vento gelido tagliano il volto come rasoi.

Osservo il mio amico dinanzi pedalare con convinzione.
Ruota nella ruota, sembriamo Coppi e Bartali scalare le vette in quelle leggendarie immagini in bianco e nero.

Prima che ci scambiassimo la borraccia, il ronzio del motore elettrico ci riporta alla realtà.
Sostiamo su una terrazza panoramica.
La fatica vale il premio: la foto da cartolina è servita.

Napoli vista da Posillipo, la foto da cartolina è servita

Tappa cittadina da 23 km

Il computer di bordo segna 23 km percorsi in due ore.
Un piacevole allenamento, le due ruote regalano sensazioni speciali: senso di libertà,  piacere di vivere la città appieno, giusta fatica nelle gambe, amicizia.

Una spremuta d’arancio e via.
Si torna a casa.
Con la voce rauca.
Ma felici.

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Reggia di Caserta di sera, giochi di luci ed appartamento reale: magnifica!

Reggia di Caserta di sera: ingresso 3€

Una musica profonda ci accoglie mentre il buio avvolge il corridoio.

Osservo la monumentale scala che porta verso gli appartamenti reali: sembra di essere in una scena di Star Wars.

Atmosfera surreale, lo scenario della Reggia di Caserta di sera è da film di fantascienza!

Il gioco di luci è affascinante: lungo le pareti, fasci luminosi sparono simboli natalizi, auguri ed immagini storiche.
Alzo lo sguardo: sotto la volta della scala reale, si susseguono diapositive tra sacro e profano.

Aprire la Reggia di Caserta dopo le 16,30 è una iniziativa geniale.
Con soli 3€ a persona (i bimbi entrano gratis), visitiamo i magnifici appartamenti reali e ci godiamo lo spettacolo delle luci.

Reggia di Caserta di sera

Gli appartamenti reali: magnifici

Seguo l’intero percorso con gli occhi all’insù: gli splendidi lampadari, affreschi stupefacenti, collezioni di quadri esposti come album fotografici, libri secolari, mobili antichi, la camera da letto del Re, …, il pieno di storia in un solo respiro.

Mostruoso.

La mostra di Presepi chiude il tour serale.

Il Presepe alla Reggia di Caserta

Sul sito ufficiale, poche parole

Riporto le uniche info raccimolate dalla pagina ufficiale della Reggia sul sito dei Beni Culturali:

Da giovedì 8 dicembre a venerdì 6 gennaio 2017

Percorsi di Luce di Natale: un percorso emozionale a cura di Francesco Capotorto, che conduce il visitatore in una dimensione mai esplorata all’interno del “Cannocchiale, Vestibolo Inferiore, Scalone Reale, Volta Ellittica e Vestibolo Superiore”;

Cotanta sintesi non spiega le emozioni suscitate dalla visita notturna.
Provate per credere 🙂


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Punta Epitaffio, se fossi un gabbiano [FOTO]

Alla scoperta del parco sommerso di Baia

Ai suoi piedi, un’intera città.
Duemila anni di storia sotto gli occhi attenti di chi, per natura, combatte ogni giorno per sopravvivere.
Un pescatore cinico, un predatore astuto, una creatura libera.
Il gabbiano, immobile sullo scoglio di Punta Epitaffio, osserva il battello ondeggiare sul mare di fine settembre, a pochi metri dal costone di Bacoli.

Il Capitano manovra contro il vento che, improvviso, alimenta le acque agitate.
Siamo a poche centinaia di metri dal porto, sul battello col fondo finestrato per osservare il parco archeologico sommerso di Baia.

Il piccolo volatile ci guarda indispettito.

Lui: fermo, sicuro, severo, padrone del mare.
Noi: sul ponte dell’imbarcazione, pronti a scendere gli scalini che ci porteranno nella “stiva col fondo trasparente”.

Il gabbiano di Punta Epitaffio

Punta Epitaffio, attacco di claustrofobia

Le condizioni del mare ed il meteo instabile nascondono l’antica città sottomarina.
Baia sommersa – per il sottoscritto – resta sommersa.

Dagli oblò sotto la nave non vedo colonne, reperti e statue romane ma solo un impenetrabile muro d’acqua blu.
Dopo pochi minuti, la claustrofobia prende il sopravvento e risalgo sul ponte dell’imbarcazione.

Una boccata d’ossigeno e riprendo colore.

Il battello continua ad ondeggiare, il gabbiamo è ancora fermo sullo scoglio.
Il pennuto impettito lancia uno sguardo di scherno.
Poi si mette in posa.
«Piccolo mostro, abbi rispetto per un claustrofobico» ribatto mentre scatto la foto-ricordo.

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La magnifica zona flegrea

Approfitto della postazione favorevole e del ponte libero (gli altri turisti non claustrofobici, sono tutti di sotto) per fotografare il il castello Aragonese.

La zona flegrea resta un luogo magnifico, nonostante tutto.

Il castello Aragonese, Baia

Punti di vista

Dopo un’ora e mezzo di navigazione, il battello rientra.
Il bipede burlone resta sul suo scoglio, in attesa dei prossimi gitanti.

Oltre ad essere un gabbiano mattacchione, soffrirà anche di delirio di onnipotenza: secondo il Capitano, vive su quello scoglio di Punta Epitaffio, con la città sommersa ai suoi piedi ed il Castello sott’occhio.

Proseguo la passeggiata sulla terraferma verso la piccola collina sopra Baia.
Osservo il magnifico panorama.
Dall’alto.
Come se fossi un gabbiano.

Il litorale flegreo visto dall'alto


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