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Category: Media (Page 1 of 10)

«Magari domani resto» di Lorenzo Marone: fuggire o resistere? [RECENSIONE]

«Magari domani resto», una storia ambientata ai quartieri spagnoli di Napoli

Fuggire via per cercare una vita migliore oppure restare nel luogo dove sei nato?

Se poi sei nato e cresciuto nei quartieri spagnoli di Napoli, la voglia di scappare dai vicoli per costruire un destino diverso, è forte.

Magari domani resto di Lorenzo Marone racconta, attraverso gli occhi di Luce – giovane avvocatessa napoletana – il dilemma che attanaglia da sempre la città: evadere per sognare una vita altrove o, con l’impegno e l’esempio personale, migliorare il mondo che ci circonda?

Lorenzo Marone alla Feltrinelli di Napoli presenta "Magari domani resto" (intervista al TG3)

Il fatidico dilemma: restare o fuggire?

La voce narrante di Luce accompagna il lettore tra i vicoli dei quartieri spagnoli dove il confine tra legalità e folclore è labile.

Il tema è scivoloso e l’autore ha il merito di non far cadere la storia nella palude dei soliti pregiudizi napoletani o macchiette tipiche della nostra città.

Le pagine sono dense di continue riflessioni: la protagonista ha alle spalle una famiglia disordinata, con un padre assente ed una madre integerrima che, nonostante l’ambiente difficile, educherà Luce all’integralismo morale.

Ma, come è noto, chi non accetta compromessi, spesso si ritrova a combattere da solo contro il mondo.

E così, con uno stile (troppo) scorrevole e lineare, Lorenzo Marone ci porterà verso il fatidico dilemma: chi fugge è un vigliacco e chi resta un eroe?
Oppure, chi resta non ha il coraggio di cambiare mentre chi parte è il vero coraggioso?

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Un libro leggero, nel bene e nel male

Alla presentazione di Magari domani resto io c’ero.
Il libro mi incuriosì da subito e fu interessante ascoltare e conoscere Lorenzo Marone (lo scrittore, disponibile e cordiale, mi rilasciò un’intervista che mi rese orgoglioso).

Mi andava di raccontare una parte della città che non avevo ancora raccontato, la Napoli popolare, e mostrare come, anche in un quartiere difficile, esistono persone che conducono vite normali, combattendo ogni giorno per affermarsi nonostante le difficoltà.
(Lorenzo Marone)

Il romanzo, però, mi ha soddisfatto a metà: le pagine scorrono via con una velocità eccessiva.

La trama non presenta intoppi, la narrazione diviene – tra le mille riflessioni di Luce – troppo semplicistica, il finale si dissolve come un’onda sugli scogli.

Magari domani resto è un ottimo romanzo di pura evasione.
Perfetto se ami affrontare temi profondi con leggerezza, se, mentre leggi, desideri rilassarti.
Deludente se cerchi un senso alle riflessioni di Luce.

Perché, giunti alla fine del libro, ti guardi dietro e ti chiedi: quale tema abbiamo affrontato in questo lungo (e piacevole) percorso?

Ecco, io non cercavo un trattato sul Bene e sul Male ma speravo che, dopo l’ultimo rigo, Luce lasciasse un segno.

Il segno non c’è.
Resta, invece, una dolce e leggera carezza.


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Jeff Bezos, genio o sfruttatore? Un libro per capire cos’è (veramente) Amazon [RECENSIONE]

Brad Stone, un libro su Amazon e Jeff Bezos

La lettura dell’interessante Vendere tutto: Jeff Bezos e l’era di Amazon di Brad Stone, aiuta a comprendere il perché, in questi giorni, i lavoratori di Amazon scioperano.

Il volume descrive il dietro le quinte del colosso americano, le due facce della stessa medaglia: il successo, il prezzo da pagare per raggiungere il successo.

L’autore, con una serie di interviste a dipendenti e dirigenti Amazon, racconta la realtà all’interno della multinazionale plasmata sul Bezos-pensiero:

«Se ci chiediamo perché Amazon sia cosi diversa da quasi tutte le altre aziende nate agli albori di Internet, è perchè Jeff ha adottato fin dall’inizio una visione di lungo periodo. 
Era un progetto articolato nell’arco di decenni.
La sua filosofia di fondo è che si possa ottenere moltissimo in un lasso di tempo protratto, a patto di essere tenaci»
(Danny Hillis, amico di Jeff Bezos)

Jeff Bezos, genio o sfruttatore?

Jeff Bezos, genio o sfruttatore?

La crescita esponenziale della start up in un lasso di tempo fulmineo è, da un lato una cavalcata entusiasmante per chi vi partecipa, dall’altro un sacrificio costante per i dipendenti costretti a ritmi ed orari assurdi.

Durante una riunione memorabile, una dipendente chiese a Bezos quando l’azienda intendesse raggiungere un miglior equilibrio tra lavoro e vita privata.
Lui non la prese bene.
«Siamo qui per ottenere risultati, e questa è la priorità assoluta», rispose in tono secco.
«Questo è il dna di Amazon. Se non puoi eccellere e dare tutta te stessa, forse non è il posto giusto per te.»

Ogni pagina del libro evidenzia il continuo contrasto tra le mille luci e le altrettante ombre: per i dipendenti Amazon, secondo Jeff Bezos, non può esistere un equilibrio tra vita privata e lavoro.

Soprattutto in prossimità delle feste, il clima tra i lavoratori diviene incandescente:

La rapida crescita richiese nuovamente all’azienda di avviare l’operazione «Salviamo Babbo Natale». I dipendenti dissero addio alle famiglie e iniziarono turni di due settimane nei call center del servizio clienti o nei centri distribuzione di tutto il Paese.

Amazon, il negozio che vende tutto (secondo l'idea di Jeff Bezos)

Amazon, il negozio che vende ogni cosa

Vendere tutto: Jeff Bezos e l’era di Amazon di Brad Stone, ha il merito di raccontare la rivoluzione dell’e-commerce secondo la visione di Jeff Bezos ma anche la lucidità per denunciare lo sfruttamento senza (tanti) scrupoli compiuto da Amazon.

Questi dipendenti, solitamente non specializzati, lavoravano per dieci o dodici dollari all’ora in zone del Paese in cui la disoccupazione era alta, e spesso trovavano in Amazon un datore di lavoro alquanto crudele. I furti erano un problema costante […]

Un’opera certosina, lunga, dettagliata, per spiegare – dietro ad un clic – quale segreto nasconda la rivoluzione 2.0

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Garibaldi e Vittorio Emanuele II non si incontrarono a Teano [ebook gratis]

Garibaldi e Vittorio Emanuele II: l’ebook gratuito di Lorenzo Izzo

Leggo con interesse crescente l’ebook (gratuito) condiviso dal mio amico Lorenzo Izzo, storico per passione (“L’unica difesa contro il mondo è conoscerlo bene”).

Secondo i libri di scuola, il memorabile incontro tra Garibaldi e Vittorio Emanuele II avvenne il 26 ottobre del 1860 a Teano.

Secondo la tradizione, l’incontro si sarebbe svolto a Teano presso il ponticello San Nicola sulla Strada Provinciale 329 ex S.S. 608 nella frazione di Borgonuovo vicino alla chiesa di Maria SS. della Libera.

Lo storico incontro tra Garibaldi e Vittorio Emanuele II del 26 ottobre 1860

Il luogo dell’incontro: Taverna della Catena, Vairano Scalo

Lorenzo traduce – dal tedesco – parte di un documento stilato dal Brigadiere Generale Wilhelm Rüstow, Capo di Stato Maggiore della 15 Divisione dell’Esercito Meridionale e braccio destro di Garibaldi nella missione.

Immagino il lavoro certosino di Lorenzo, capace di estrarre la parte interessante del manoscritto (disponibile su Google Libri a questo indirizzo) e sintetizzare la vicenda nell’ebook gratuito presente sul suo sito nel post che introduce l’opera: Il luogo esatto dello storico incontro del 26 ottobre 1860

Nel corso degli anni, sulla scorta di una mole imponente di documentazione a riguardo, si è rafforzata l’ipotesi che la nota vicenda si sia svolta a Taverna della Catena, nell’abitato dell’odierna Vairano Scalo, frazione del Comune di Vairano Patenora.

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L’evento più importante della Storia d’Italia

La lettura dell’ebook, oltre a rivelare l’importante notizia storica, evidenzia anche altri aspetti interessanti: le abitudini dei soldati del tempo, le caratteristiche del territorio, le osservazioni dello stesso Wilhelm Rüstow sulle strategie adottate da Garibaldi.

Grazie al notevole lavoro di Lorenzo, è possibile ripercorrere quei momenti fondamentali attraverso le parole di chi ha vissuto, in prima persona, l’evento.

E correggere l’inesattezza relativa «all’evento più importante della Storia d’Italia».

Alla luce di questa nuova ricerca storica, emerge una verità diversa dalle versioni finora raccontate.
Per questo motivo, ritengo che sia arrivato il momento di fare chiarezza, di procedere, sulla base di una riflessione accurata e approfondita, ad una revisione dell’evento più importante della Storia d’Italia.
(Lorenzo Izzo)

 


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L’Unità d’Italia secondo gli «sconfitti»: i Terroni, di Pino Aprile [RECENSIONE]

L’Unità d’Italia, invasione o liberazione?

Terroni: Tutto quello che è stato fatto perché gli italiani del Sud diventassero “meridionali” di Pino Aprile è un libro difficile.

Lungo, ricco di notizie storiche ben documentate, duro da leggere per i contenuti e le verità svelate.
Offre mille spunti (da verificare o approfondire, dipende) sul perché i Piemontesi unirono l’Italia.

La Storia Ufficiale – quella insegnata a scuola – secondo l’autore, è incompleta.
Mancano pezzi di vicende note e mai raccontate, interi capitoli omessi su stragi, deportazioni, genocidi, furti commessi dai Savoia contro l’allora (ricco) Regno delle due Sicilie.

La domanda aleggia nelle pagine del libro come un spettro: a chi conveniva l’Unità d’Italia?
E, perchè, dal 1861 ai giorni nostri, la politica ha discriminato il Sud a favore delle lobby del Nord?

Terroni: Tutto quello che è stato fatto perché gli italiani del Sud diventassero "meridionali" - L'Unità d'Italia secondo Pino Aprile

Perché leggere il libro di Pino Aprile

Al di là delle convinzioni personali  è interessante leggere Terroni: Tutto quello che è stato fatto perché gli italiani del Sud diventassero “meridionali” per comprendere le vicende dal punto di vista di chi è stato invaso, da quella parte d’Italia vittima, costretta a subire scelte non sue.

Le regioni del Sud inermi contro l’avanzata dell’esercito piemontese, il fenomeno del «brigantismo» e gli infiniti drammi tipici di ogni guerra. (perché di guerra stiamo parlando), l’impoverimento decennale con lo smantellamento di importanti infrastrutture – l’autore ricorda, come esempi eclatanti, la strage e la chiusura del famoso complesso ferroviario di Pietrarsa, la presenza nell’operosa Calabria del polo siderurgico di Mongiana che, nel 1860 dava lavoro a circa 1.500 operai.

Ma gli esempi di infrastrutture all’avanguardia presenti nell’allora Regno Borbonico sono molteplici e documentati.
Come gli eccidi e le stragi di innocenti avvenute dopo l’Unità d’Italia ad opera dell’esercito dei Savoia.

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Unità d’Italia, rivedere la Storia Ufficiale

Terroni: Tutto quello che è stato fatto perché gli italiani del Sud diventassero “meridionali” di Pino Aprile, dunque, ha il merito della denuncia.

Lo scrittore pugliese chiede di rivedere le vicende dell’Unità d’Italia con le conoscenze di oggi, l’obiettività per correggere i libri di scuola e raccontare la verità alle future generazioni.

La lettura dell’opera è un primo tassello, il sasso nello stagno per smuovere la coscienza (e la curiosità).
L’ultimo rigo, rappresenterà l’inizio di una nuova pagina dalla quale partire per comprendere meglio la Storia di ieri ed oggi.

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Le scale (im)mobili su Vivere, il giornale del CDN

Il fascino della carta stampata?

Dal web al giornale.
Il post Scale mobili al Centro Direzionale: cosa accadrebbe dopo il tocco magico della Fatina? è stampato nero su bianco, a pagina 7 del numero di novembre di Vivere, il mensile di informazione del Centro Direzionale di Napoli.

L’ammetto: toccare un mio articolo, avere tra le mani un pezzo di carta sul quale sono impressi i pensieri tramutati in parole, mi stupisce sempre.

E anche stavolta, leggo e rileggo il pezzo, e sorrido soddisfatto.

Il mio articolo sulle scale (im)mobile del Centro Direzionale di Napoli su Vivere

Un ringraziamento a Vivere

Il giorno dell’uscita del numero di novembre (distribuito gratuitamente nelle edicole, negozi e bar del CDN ), in ufficio ricevo una busta con varie copie del giornale.

Sfoglio ed a pagina 7 trovo l’articolo.

Un pensiero davvero gentile (e gradito).

Ringrazio pubblicamente il Direttore e la Redazione per l’attenzione e la premura.

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Contro ciò che «normale» non è

Immagino i mille volti dei Lettori.

Con il giornale tra le mani, durante un caffè, in metropolitana o nella pausa pranzo, scorrere gli occhi tra le righe del periodico.

La foto delle indecorose scale (im)mobili che ogni giorno loro stessi osservano, magari attraversano indifferenti, assuefatti allo stato di incuria nel quale versano, cattura lo sguardo.

Meditare del perché tale opera sia in uno stato di abbandono, a chi tocca pulirle, perché non sono state protette, riparate e messe in funzione.
Di chi la responsabilità di tale scempio?

Quesiti scontati privi di risposte razionali.

Ecco, questo è il punto: evitare di accettare come «normale» ciò che normale non è.

Pensare che, tale concetto venga condiviso con i tanti lettori di Vivere, mi inorgoglisce.
E se anche uno solo di loro riflette, si scuote e torna a scandalizzarsi difronte il degrado delle scale (im)mobili, il nostro piccolo, grande obiettivo sarà raggiunto.

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7 minuti, la distanza tra flessibilità e precariato in un film di Michele Placido [RECENSIONE]

7 minuti, un film di Michele Placido (2016)

Quanto è distante la flessibilità dal precariato?
7 minuti, il film di Michele Placido, fornisce una possibile misura.

Il regista pone una riflessione di estrema attualità: rinunciare ad un diritto per conservare il posto di lavoro, è – per alcuni – un ricatto, per altri un giusto compromesso.

Dipende, da che dipende?
Da che punto guardi il mondo tutto dipende

7 minuti, un film di Michele Placido (2016)

Flessibilità, un sacrificio necessario?

“Che siamo disposte a fare per lavorare?
Tutto siamo disposte a fare”
(Greta (Ambra Angiolini)

Se credi che oggi – nel ventunesimo secolo – la flessibilità sia un sacrificio necessario per continuare a lavorare, accetti (tuo malgrado) la rinuncia imposta dal datore di lavoro.

Se, al contrario, sei convinto che privarsi di un diritto rappresenti il primo passo verso la totale cancellazione delle norme a tutela dei dipendenti, allora ti opponi con tutte le tue energie.

E questo accade nel film di Michele Placido: le rappresentanti delle lavoratrici dibattono con posizioni opposte.
Accettare la proposta/ricatto dei nuovi vertici aziendali oppure contrastare la dirigenza per non arretrare?

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I nostri 7 minuti

Se scaviamo nella nostre coscienze di lavoratori, possiamo affermare – senza ombra di dubbio – che ogni dipendente (privato) ha affrontato, prima o poi, i famigerati 7 minuti del film.

A partire dal sottoscritto (i nostri 7 minuti sono conservati nell’ebook gratuito Gli ultimi giorni di HP Pozzuoli).

Dunque, è chiaro a tutti: la distanza tra flessibilità e precariato si ridurrà sempre più nel prossimo futuro.
Sbucheranno dal cilindro politico nuove espressioni, appellativi moderni e termini anglosassoni pronti a nascondere l’amara verità: se vuoi lavorare, rinuncia ai tuoi diritti.

Subire o resistere?
Dipende, da che dipende?

Dalla propria dignità.


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Il pallonaro, misteri e segreti dei calciatori gay [RECENSIONE]

Calciatori, nessun coming out

In Italia vige l’assioma: nessun calciatori è gay.
Da questo dogma (ipocrita), nasce Il pallonaro di L.R. Carrino.

L’autore pone un quesito irrisolto: perché i calciatori gay – dalla SerieA all’ultima lega dilettanti – non dichiarano la propria omosessualità?

Dalle cronache sportive, non emergono coming out.

Da quanto il calcio si giocava solo la domenica pomeriggio fino al campionato spalmato dal venerdì al lunedì e trasmesso dalle pay-tv in mezzo mondo, gli atleti rispettano un patto segreto, inviolabile: i calciatori non possono essere gay.

Perchè la realtà è occultata?

L.R. Carrino, autore de Il pallonaro

Il pallonaro: a tratti scurrile, perchè?

La narrazione scorre veloce come i dribbling di Diego De Martino, il personaggio intorno al quale ruota l’intera vicenda.

Il libro si sviluppa come il Campionato: dietro ogni capitolo, una partita.
Dettagli che evidenziano la passione calcistica dell’autore, l’amore per lo sport di molti giovani, il talento di chi vuole solo giocare a calcio e viene sfruttato dal sistema inquinato che ruota intorno al pallone.

Però un’osservazione è necessaria: perché, in alcuni tratti, il romanzo scade nello stile e l’autore utilizza termini triviali che, al sottoscritto, infastidiscono?

Se avrò la possibilità di intervistare L. R. Carrino, chiederò lumi.

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Occultare la verità per conservare il Sistema

Il pallonaro descrive l’ottusità di chi manovra i fili (calcistici).

Procuratori, dirigenti ed ultras nascondono la verità.
Perché?
Scoprire l’omosessualità del Capitano della squadra del cuore, sarebbe sconvolgente?

Secondo l’autore, l’omosessualità rischia di inceppare il Sistema-Calcio.
E dunque, bloccare il flusso di denaro indotto.

Costruire un prodotto (televisivo) che non muti nel tempo, uguale a se stesso, con le certezze di sempre, senza shock per lo spettatore-tifoso.
Con censura della realtà.

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Omosessualità, a chi interessa?

La lettura de Il pallonaro non scioglie un dubbio amletico: a me, tifoso, perché sconvolge l’omosessualità nel calcio?
A me, appassionato di sport, perché importa conoscere i gusti sessuali del Capitano della Nazionale?
A me, cittadino, perché scombussola scoprire l’omosessualità del vicino di casa?
A me, impiegato d’ufficio, perché sorprende il collega-gay?

E’ davvero così importante individuare se un amico/collega/parente frequenta una persona del suo stesso sesso?

Il libro di L.R. Carrino. non risponde a tale quesito.

Però ha il merito di affrontare l’argomento e scoperchiare una verità mal celata: l’omosessualità nel calcio esiste.
Fatevene una ragione.

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Lady D., i segreti della principessa triste [RECENSIONE]

Da Diana a Lady D.

Acquisto Diana. La principessa del popolo di Tim Clayton e Phil Craig senza sapere che, da quel maledetto 31 agosto, sono trascorsi giusto vent’anni.

Desidero leggere la storia di Diana Spencer per carpire come riesce la giovane (e sconosciuta) aristocratica inglese a divenire icona globale.
Quale è il momento nel quale la ragazzina timida e bulimica si trasforma, per l’intero pianeta, in Lady D., la principessa del popolo.

L’opera dei due giornalisti svela segreti e misfatti di una ragazza ambiziosa innamorata – da sempre – del principe Carlo.

Lady D., la principessa triste

Lady D. tra Carlo e Camilla

Mi spiace, vi sto tra i piedi e per voi due sarà un inferno
(Lady D. affronta Camilla Parker)

Dal libro (e poi dal documentario che ne segue), emergono alcune verità inconfutabili:

  • Carlo ha sempre amato Camilla Parker (ricambiato)
  • il matrimonio tra Carlo e Diana è imposto da Buckingham Palace
  • Carlo non è innamorato di Diana ma Diana è, fin da piccola, innamorata del Principe
  • Diana soffre di bulimia
  • Diana combatterà tutta la vita per ostacolare l’amore tra Carlo e Camilla
  • Diana ha una dote naturale: aiutare i più deboli

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I meriti di Lady D.

Diana. La principessa del popolo  è un libro chilometrico, ricco di testimonianze ed aneddoti più o meno noti.
Per gli amanti delle storie di reali e regine, è una pietra miliare che non può mancare nella propria biblioteca.

Ma attenzione: pagina dopo pagina, emergerà un ritratto di Lady D. a volte scontroso, lontano dalla principessa patinata immortalata sulle copertine di Time e Vanity Fair.

Restano i mille meriti di una donna capace di accendere i riflettori mediatici sugli angoli dimenticati della Terra: dall’Angola alla lotta all’AIDS, dagli ospedali per malati terminali alle mille apparizioni per beneficenza.

E chi l’accusa di essere un angelo in cerca dei paparazzi, resta l’unica, assoluta verità:

in Angola, al capezzale dell’ospedale, per quella bambina moribonda e per quella grande causa, Diana era l’unico angelo presente in città

(gennaio 1997, visita di Lady D. in Angola per denunciare la presenza di 23 milioni di mine antiuomo. Nel dicembre dello stesso anno, i governi dei maggiori paesi, si riunirono in Canada per firmare un trattato e bonificare le zone infestate dalle mine antiuomo)

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Passengers, quel labile confine tra amore ed egoismo

Passengers, un film di fantascienza del 2016

Solo.
Intorno a te, il silenzio assordante dell’Universo.

Sei l’unico essere vivente sveglio, prigioniero di un’astronave ultra moderna con altri cinquemila passeggeri ibernati.
Un villaggio turistico iper-tecnologico che viaggia alla velocità della luce verso il nuovo mondo, una colonia da fondare distante milioni di chilometri dalla Terra.

Ma per ricominciare una seconda vita, però, occorre viaggiare per altri novanta anni.

Purtroppo, un imprevisto ti ha scongelato dalla siesta e mentre gli altri cinquemila passeggeri si godono il pisolino programmato, tu sei l’unico uomo con gli occhi spalancati.

Solo nell’Universo.
Pronto ad impazzire.

Passengers, un film di fantascienza sul labile confine tra amore ed egoismo

La forza della solitudine

Dunque, che fare?

Svegliare qualcuno dal letargo, costringerlo alla prigionia forzata nell’astronave, rubargli la vita per invecchiare insieme, da soli nell’Universo – senza mai raggiungere la nuova Terra?

Forti dei nostri leali sentimenti, al posto dell’ibernato insonne, come ci comporteremmo?

Dal comodo divano del salotto, col telecomando tra le mani e l’atmosfera di casa a proteggerci, ci indigniamo al solo pensiero di condannare un altro essere umano pur di soddisfare il nostro (insano) egoismo.

Ma la solitudine è un «mostro» che morde i polpacci.

Al nostro solitario eroe spaziale cresce la barba e la disperazione, tenta il suicidio pur di non ammazzare un altro passeggero.
Ma nulla può contro la voglia di sopravvivere.

quando affoghi, ti tiro dietro sempre qualcun altro

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Passengeres, il finale pirotecnico

Alcuni misteri restano: perché il nostro Lupo Solitario, tra i cinquemila avventurieri, sceglie proprio Lei, scrittrice in carriera?

Non era più saggio scongelare un medico, un pilota o un pizzaiolo?

E poi, al nostro eroe spaziale, piace vincere facile: in assenza di concorrenza, chi vuoi che frequenti la bionda?
Trattasi di una disavventura nell’Universo o di una romantica crociera tra i Pianeti?

Come finisce Passengers?
Nell’unico, possibile, scontato, inatteso modo: egoismo ed amore non sono poi così distanti come immaginiamo.

Nemmeno nel lontano futuro.

Jennifer Lawrence, scrittrice in Passengers


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«Il grande Gatsby» è davvero grande? [RECENSIONE]

Un classico della letteratura americana

I classici posseggono il segreto dell’immortalità.
La regola vale anche per Il grande Gatsby, il romanzo di Francis Scott Fitzgerald.

Il libro racconta l’epopea di Jay Gatsby.

La vita di un ricco uomo dal passato ignoto, capace di organizzare – nella sua magnifica villa di New York – ogni sera, feste con centinaia di invitati provenienti da tutta la città.
Party sfarzosi, tra champagne e jazz, conoscenze occasionali e relazioni importanti.
Tra un drink ed un ballo, gli estasiati ospiti si pongono sempre la medesima domanda: «ma tu l’hai mai visto Gatsby?».

Nato povero, la vita del misterioso Jay Gatsby, viene raccontata attraverso le parole di Nick, un testimone dell’intera vicenda.
Pagina dopo pagina, scopriremo la verità: fin dove arriva la potenza di un amore mai dimenticato?

Il grande Gatsby di Francis Scott Fitzgerald, la recensione di un classico della letteratura americana

Gatsby, l’alter ego di Fitzgerald?

Il libro è una fotografia della società americana dei primi del novecento.

Il sottoscritto non conosce l’autore e nemmeno gli intrecci psicologici che legano Fitzgerald e Gatsby – lo scrittore si racconta attraverso il personaggio del libro?

Dunque, privo di influenze esterne, apprezzo l’opera per quello che è: un romanzo della letteratura americana.
La grandezza di questo libro è nella sua semplicità: la trama lineare, il racconto immediato, l’evoluzione della storia, il finale perfetto.

Concordo: «Il grande Gatsby» è davvero grande.

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I film

Dal libro di Fitzgerald, ricordo due film:
– Il grande Gatsby del 2013 con Leonardo Di Caprio
– Il grande Gatsby, film del 1974 con Robert Redford

Non ho ancora visto nessuna delle due pellicole.
Però, mentre leggevo le gesta di Jay Gatsby, mi balenava alla mente il volto sorridente ed elegante di Robert Redford.

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«La mossa della cernia» di Valeria Corciolani, un giallo per l’estate [RECENSIONE]

Valeria Corciolani, scrittrice soft

La mossa della cernia, di Valeria Corciolani è un libro leggero.

Gli ingredienti ci sono tutti: il bel paesaggio (la storia è ambientata a Chiavari, in riva al mare ligure), due amiche indivisibili nella vita e nel lavoro, l’arguto commissario ed il bello ispettore, il vecchio nobile pasticciere e la vittima.

Tra dolci ipercalorici e pietanze prelibate – la vicenda ruota intorno ad un importante concorso culinario – la trama scorre veloce senza grossi sussulti.

Nemmeno il ritrovamento del cadavere – è pur sempre un giallo! – non regalerà quel brivido tanto atteso.

Valeria Corciolani, l'autrice del giallo La mossa della cernia

Un sequel indipendente

I personaggi sono i medesimi già incontrati in altre opere di Valeria Corciolani.
Comunque sia, La mossa della cernia non può essere considerato un sequel.

Il sottoscritto, dell’autrice, ha letto solo questo libro senza incontrare particolari difficoltà  a rimandi incomprensibili.

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Consigliato a chi …

La mossa della cernia, di Valeria Corciolani è un romanzo lineare, delicato, per tutta la famiglia.
Se desiderate un thriller o un giallo d’azione, evitate.

Consigliato, invece, a chi ama rilassarsi tra le acque calme di un libro pulito.

Dopotutto, trattasi di un giallo privo di colpi di scena, forti emozioni ed adrenalina pura.

Da leggere sotto l’ombrellone, prima di un tuffo.
Magari a Chiavari, nel dolce mar Ligure.

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A New York con Guia Rossignoli, blogger e studiosa d’arte [RECENSIONE]

Guia Rossignoli, dal blog al libro

Planando piano su New York: un anno nella Grande Mela tra musica, libri e musei di Guia Rossignoli non è la classica guida su New York.

Al contrario, l’autrice presenta la metropoli statunitense con un libro … di post.

Strutturare l’opera con uno stile da sito web, caratterizza – nel bene e nel male, l’ebook di Guia Rossignoli.

Invece dei capitoli, le riflessioni.
Anziché pure informazioni su un luogo, un articolo nato dall’esperienza diretta di vita vissuta.

La New York di tutti i giorno: i mercatini, la lavanderia sotto casa, i mille labirinti della metropolitana, i quartieri multirazziali, i bar ed i locali.
Ma anche l’amore, l’attenzione e la dedizione che gli «altri» dedicano all’ arte – a differenza di noi italiani.

Un intenso anno di esperienze che Guia Rossignoli raccoglie in questo libro originale, fresco, leggero.

Guia Rossignoli, autrice del libro Planando piano su New York: un anno nella Grande Mela tra musica, libri e musei

Osservazioni sull’ebook

Un aspetto da evidenziare: la lettura dell’ebook, con il mio Kindle Paperwhite, non è risultata perfetta come al solito.

Difficoltà per visualizzare le foto nei post ed impossibilità ad accedere ai link suggeriti, privano l’ebook del valore aggiunto scaturito dalle origini del libro: il blog.

D’altronde, la struttura dei post scritti da Guia Rossignoli risulta corretta – link ed immagini sono il cuore di un blog – ma i limiti dello strumento riducono l’efficacia dell’opera digitale.

Ma non bisogna scoraggiarsi: l’esperienza risulta innovativa ed interessante.
Da provare.

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I love New York

Visitare New York?
Non basta.

Due, tre settimane, un mese?
Nemmeno.

Desidero vivere New York, entrare nel circuito sociale della Grande Mela e carpire i segreti nascosti oltre la cartolina riservata al turista.
Verificare se davvero New York regala opportunità come visto in mille pellicole hollywoodiane.
Vivere il sogno.

Proprio come la brava Guia Rossignoli.

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