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Category: Media (Page 1 of 11)

Arte contemporanea al Centro Direzionale del futuro: il mio articolo su Vivere

Il mio articolo su Vivere di marzo, a pag.3

Quando il direttore di Vivere mi propone un articolo sul Centro Direzionale del futuro, le dita scorrono veloci sulla tastiera (una volta dicevo: “la penna scorre veloce sul foglio” …).
L’immagino così finisce a pag.3 del numero di marzo e sul portale web del mensile.

Per la somma gioia dell’autore.

Arte contemporanea al Centro Direzionale del futuro: l'immagino cosi!

Un museo di arte contemporanea (gratuito)

L’idea di installare delle opere di arte contemporanea tra le varie isole del CDN, è geniale.
Trasformerebbero un ordinario agglomerato di uffici, bar, ristoranti e negozi – oggi vivi dalle otto alle diciannove dei giorni lavorativi – in un luogo colorato da scoprire e visitare.
Anche nei weekend.

Se, una volta tanto, la buona volontà vincesse sulla burocrazia!
Se Istituzioni, società civile, associazioni, interessi della collettività ed interessi politici confluissero tutti nella stessa direzione!

Leggo i tanti articoli dedicati al Centro Direzionale: un museo (gratuito) a cielo aperto, avvierà il Risorgimento di questo quartiere?

Perché no.
Meglio provare o non agire e restare nell’immobilismo?

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Arte contemporanea: un possibile futuro

La cultura, l’arma contro il degrado (morale e non).
Quante volte l’abbiamo scritto?

Dunque, non mi resta che citare l’autore del magistrale articolo L’immagino così che – guarda caso! – la pensa proprio come il sottoscritto 🙂

L’arte contro il degrado, l’arte che genera un indotto economico, l’arte per abbellire un’area che merita ben altro destino, più cura ed investimenti per recuperare i parcheggi abbandonati, far ripartire le scale mobili, ripulire le aiuole.


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Typee.it: il mio esordio da scrittore con un racconto sul razzismo

Riflessioni (senza pietà) di un uomo perbene

Il commento di un conoscente, quando legge un mio articolo (post, racconto, brano) è, per forza, influenzato dal grado di relazione che ci lega.

L’idea di ricevere il giudizio imparziale da lettori/scrittori sconosciuti, invece, stimola.

Così, un po’ per gioco un po’ per curiosità, mi butto in pista e senza prendermi troppo sul serio, attendo il giudizio asettico della comunità di Typee.it:

TYPEE, la comunità di lettura e scrittura online della scuola Belleville, nasce per scoprire nuovi scrittori.
Su TYPEE puoi pubblicare racconti, saggi o poesie, e crescere grazie ai voti della comunità.
Si comincia come Esordiente, si diventa Scrittore e infine Autore.

Decido di esordire con un argomento a me caro: i «mostri» celati dietro la presunta diversità.

Il breve post Riflessioni (senza pietà) di un uomo perbene affronta con delicatezza il tema del razzismo – almeno nelle intenzioni del sottoscritto.
Così, sulle ali dell’entusiasmo e con la bizzarria di sottopormi alla gogna mediatica del web, il racconto d’esordio nasce con naturalezza in poco meno di un’ora.

Su Typee.it il mio racconto di esordio: "Riflessioni (senza pietà) di un uomo perbene"

typee.it: da esordiente a scrittore

L’idea mi piace: parto come Esordiente.
Se ricevo voti positivi e commenti lusinghieri, dopo un certo numero di pubblicazioni, salgo il gradino ed ottengo il prestigioso titolo di Scrittore!

Solo i più talentuosi aspirano al vertice supremo: Autore.

Emozionato, digito e pubblico.
Pochi minuti e giunge la notifica sullo smartphone: il primo voto!
Riflessioni (senza pietà) di un uomo perbene continua a sorprendere: a fine giornata, una manciata di voti ed un commento:

Idea particolare, piaciuta la sospensione, la sensazione di incertezza. Parte centrale forse un po’ troppo razionale

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typee.it: pronto il secondo racconto

Temevo mi facessero a pezzi, invece non è andata poi così male.
Con il racconto d’esordio scendo in pista, osservo gli altri ballare, muovo i primi timidi passi.
Insomma, il ghiaccio è rotto!

A breve, il secondo inedito racconto di un esordiente a caccia di «mostri».


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Gli Intellettuali radical chic, razza pericolosa? Un romanzo (divertente) di Giacomo Papi [RECENSIONE]

Frun, semplificare è bello

Perché tutti quanti usavano la parola “intellettuale” come sinonimo di “radical chic”? […]
Sembrava che la cultura si fosse trasformata in inganno, l’ignoranza in innocenza.

Frun mi mancherà.
Il Funzionario Redattore Ugo Nucci, con i suoi consigli puntuali, semplifica la vita.
Interviene – se necessario – per sostituire termini difficili con parole elementari.
Ed è tutto qui Il censimento dei radical chic di Giacomo Papi

Sembra poco.
Invece, il romanzo è un’accattivante fotografia dei nostri giorni.

Una mondo (inventato?) dove trionfa lo slogan problemi complessi, soluzioni immediate e la superficialità regna sovrana.

Il censimento dei radical chic, un romanzo di attualità di Giacomo Papi [RECENSIONE]

Il Primo Ministero degli Interni

L’alfiere di questa società «semplificata» è l’onnipresente Ministro degli Interni: a colpi di selfie e tweet, annuncia, proclama e nuota in bagni di folla acclamante.
Un politico astuto che, per piacere alle masse, recita il falso ignorante.

E, a furor di popolo, diventerà il Primo Ministero degli Interni.

“Si vergogni! Lei fa citazioni mentre il popolo muore di fame”.

In un mondo dove sono bandite le parole difficili, gli Intellettuali diventano una razza da controllare.

La Cultura, dunque, ben presto, è percepita come «nemica» del popolo.
I suoi esponenti, una fastidiosa minoranza da ghettizzare.

“Chi sono quelle signore, mamma?”.
“Sono intellettuali, Arturo.”
“E che cos’è un intellettuale, mamma?”
“Qualcuno che legge molto e usa parole difficili, suppongo.”
“E a che cosa serve?”
“Questo devi chiederlo a tuo padre.”

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Un romanzo di pura fantasia?

Il censimento dei radical chic tratta il delicato rapporto tra società e cultura con spensieratezza.
I primi capitoli, i migliori.
Con il trascorrere delle pagine, la sorpresa si attenua ed il romanzo diviene lineare, a volte un po’ ripetitivo – ma sempre leggero.

In caso si termini ostici, ci pensa Frun sotto la sovraintendenza del Funzionario Redattore Capo Salvo Pelucco.

Laddove il lettore ravvisasse ancora parole difficili o intellettualismi astrusi è pregato di segnalarli inviando una raccomandata A/R a: Signor Garante per la Semplificazione della Lingua Italiana, Lungotevere dei Marescialli 79/A, 00100, Roma.

Ironia e riflessioni, Giacomo Papi diverte e pone dubbi.
Come il compito di un vero intellettuale radical chic impone.

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«Storia della mia ansia»: il tumore di Daria Bignardi in un romanzo emozionante [RECENSIONE]

Un romanzo nato da una vicenda personale

“Nessuno è più di buon umore di un ansioso, di un depresso o di uno scrittore quando gli succede qualcosa di grosso”

Dovevo immaginarlo.
Il romanzo Storia della mia ansia di Daria Bignardi è ispirato al vero male che ha colpito l’autrice.

La sofferenza che trasuda tra le pagine del libro si tocca con mano.
Le considerazioni di Lea – la protagonista della storia, guarda caso una scrittrice – troppo intime per essere il frutto di pura fantasia.

Rigo dopo rigo, di fronte alla reale sofferenza di Lea/Bignardi, alle precise descrizioni del suo stato d’animo e dell’impatto della malattia (anche) sulla famiglia, deduco che Daria Bignardi è stata testimone oculare del dramma.
La convinzione cresce con il progredire della storia: Lea/Bignardi ha provato sulla sua pelle gli effetti devastanti della chemioterapia?

L’intervista di Daria Bignardi a Vanity Fair, pubblicata il 14 febbraio del 2018, scioglie ogni dubbio.

Daria Bignardi, "Storia della mia ansia" il libro ispirato alla sua lotta contro il cancro

Storia della mia ansia: non lascia indifferenti

Storia della mia ansia colpisce.
Il libro è un lungo, intenso viaggio che inizia con la sconvolgente scoperta e continua lungo l’insidioso, quotidiano percorso per per ritrovare l’equilibrio perduto.

L’autrice apre le porte di casa e ci permette di respirare l’atmosfera, le sensazioni di una famiglia disorientata e la tenace battaglia contro il dolore.

Ma, sopratutto, il libro non lascia indifferenti.
Perché quando c’è un «mostro» da combattere, c’è sempre da raccontare un’emozionante storia di coraggio e di amore.

«la chemioterapia fa schifo, ma serve.
Curarsi o operarsi non è divertente.
Non ho rimosso niente, ma ho elaborato tutto anche scrivendo questo libro. Non è un libro sulla malattia e non è un libro sul tumore, è una storia d’amore, e sul rapporto tra l’amore e l’ansia.
Il cancro è soltanto un evento che lo attraversa».

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Vivere, il giornale del Centro Direzionale: il mio articolo sul numero di febbraio

Vivere, il mio articolo a pag. 7

Rileggere un mio articolo sul numero di febbraio di Vivere, il giornale del Centro Direzionale di Napoli, suscita sempre stupore.

Immagino i Lettori immersi nelle pagine del mensile – chi in metropolitana, chi al bar o in pausa pranzo – per dedicare tempo prezioso alle considerazioni del sottoscritto.
Riflessioni più o meno leggere, scritte nero su bianco.
Idee personali che raggiungono il grande pubblico di Vivere.
Davvero un onore.

Dunque, quando capita – superato lo stupore – non lascio scivolare la gioia nel dimenticatoio ma immortalo l’evento con un post ad hoc.

Vivere, il giornale del Centro Direzionale pubblica un mio articolo sul numero di febbraio

Io, giornalista per gioco

Per chi – come il sottoscritto – pubblica senza velleità giornalistiche, il riscontro degli addetti ai lavori è un segnale entusiasmante.

Dopotutto, scrivo per diletto e considero faCCebook (la mia casa digitale), un luogo dove esporre pensieri per un confronto aperto con voi, amici Lettori.

Mi considero uno scolaretto volenteroso, senza titoli ufficiali, che insegue il piacere della scrittura.
Piacere alimentato dall’amore per i libri: più leggo, più scrivo, più leggo.

La passione per la scrittura con il presuntuoso obiettivo di suscitare riflessioni.
Riflessioni nate dall’osservazione della realtà.
Come quella misteriosa percentuale finita sulle pagine di Vivere.

La percentuale misteriosa su Vivere di febbraio, il giornale del Centro Direzionale di Napoli

Scarica Vivere, febbraio 2019


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«… che Dio perdona a tutti», da leggere (solo) se ami Pif [RECENSIONE]

Per amore di Pif (e del Cristianesimo)

Giungo all’ultimo rigo di … che Dio perdona a tutti per la simpatia che nutro verso Pif.
Con un altro autore, mi sarei fermato a metà lettura.

Eppure l’inizio promette bene.
I primi capitoli di … che Dio perdona a tutti strappano sorrisi.
Tra le pagine, sembra emergere il faccione sornione di Pif che, per estirpare l’ennesima spina dal cuore, addenta una cassata siciliana.

Perché il romanzo è una lunga, travagliata, storia d’amore.
Il percorso accidentato di un ragazzo immaturo pronto a schivare decisioni e responsabilità.
Sempre a colpi di cannoli, sciù e leccornie siciliane.

Fin qui, nulla di nuovo.
Ma, a chi segue Pierfrancesco Diliberto, è ben nota la prospettiva originale o quantomeno storta che egli ha del mondo.
L’autore palermitano è maestro nell’affrontare temi importanti con ironia e leggerezza.

… che Dio perdona a tutti non fa eccezione.

Così, tra una partita di calcetto con i colleghi ed un’irrisoria incomprensione con la fidanzata, giungiamo al cuore del problema: fino a che punto siamo disposti ad applicare, nella quotidianità, l’insegnamenti di Cristo?

... che Dio perdona a tutti, la mia recensione al romanzo di PIf

Le conseguenze della coerenza?

Giunto (con fatica) all’ultimo rigo, mi pongo un interrogativo: quale messaggio desidera inviare l’autore?
Essere un cristiano fervente comporta delle conseguenze spiacevoli?
La coerenza fa a cazzotti con l’ipocrisia?
Siamo disposti a perdonare le nostre contraddizioni ma non quelle del prossimo?

Oserei affermare: ovvio.
Stavolta ingurgito io un pezzo di cioccolato (fondente) per superare la delusione.

Ma Pif merita credito.
Fiducioso, attendo la sua prossima opera.

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«Il resto della settimana» di Maurizio De Giovanni: storie d’amore e di passione [RECENSIONE]

L’attesa rende speciale l’incontro

Il resto della settimana, di Maurizio De Giovanni, è un libro sulla passione.
L’amore per la squadra del cuore non è, forse, una forma di innamoramento?
E ogni storia d’amore, ha i suoi rituali.

Il resto della settimana descrive l’attesa.
L’attesa dell’incontro tra due amanti appassionati: l’emozionato tifoso azzurro, il caloroso Napoli.
La spasmodica pausa necessaria per consumare quel tempo (infinito) fino al prossimo appuntamento.
E, come due trepidante innamorati, si contano i giorni che li separano: lunedì, martedì, …

Maurizio De Giovanni, lo scrittore-tifoso autore de "Il resto della settimana"

Maurizio De Giovanni, la passione del tifoso

E’ noto: Maurizio De Giovanni è uno sfegatato ultrà del Napoli.
Non sarà stato difficile, per lui, immedesimarsi nei tanti personaggi che affollano il bar di Peppe – dove è ambientato il romanzo.

Tifosi diversi per estrazione sociale e uniti dalla passione comune: l’amore per il Calcio.
Questo legame speciale è la chiave di lettura dell’opera, un libro per descrivere la forza di un intero popolo per i propri colori.
Il blu del cielo.
Il blu del mare.
Il blu di Napoli.

Storie narrate con leggerezza.
Tra ricordi e aspettative.

Storie di larghi sorrisi e lacrime calde che rigano il volto del tifoso.
Esplosioni di sentimenti per un gol a Torino o scottanti delusioni per una sconfitta cruciale.
Abbracci tra figli e padri sugli spalti del San Paolo gremito.
Gioia per una giocata dell’Unico (il divino 10 mai nominato esplicitamente nel romanzo).

Il libro racconta la passione.
E di amore inossidabile.
L’amore per la propria squadra del cuore.

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«La paranza dei bambini» di Roberto Saviano: nella mente dei baby-boss [RECENSIONE]

La paranza dei bambini: il fascino del Male

La paranza dei bambini di Roberto Saviano affascina.
Il romanzo porta il lettore nella testa dei giovani camorristi di Forcella per descrivere i ragionamenti, le motivazioni, le aspirazioni dei baby delinquenti del centro storico di Napoli.

Molte vicende ricordano tristi fatti di cronaca registrati durante le faide degli ultimi anni.
Saviano, però, racconta tale violenza dall’interno: la prospettiva di chi sogna ricchezza e potere a colpi di kalashnikov.

Vicende apparentemente assurde presentano motivazioni che, per i baby delinquenti, rispondono ad una logica.

Stazione centrale, ore cinque del mattino: extracomunitari in attesa dell’autobus colpiti da un gruppo di giovani in scooter con mitragliatrici e pistole?
Una semplice esercitazione della baby gang che si addestra con la nuova santabarbara, regalo di un boss agli arresti domiciliari.

– Che sta dicendo?
– Ha detto che non ha fatto niente – disse Nicolas senza esitazione.
– E chillo nient’ha fatto, il povero pocket coffee – disse Lollipop – però ci serve nu bersaglio , no?
Accelerò il motorino e gli si avvicinò all’orecchio:
– nun tieni colpa e niente pocket coffee, si solo nu bersaglio […]

Roberto Saviano, "La paranza dei bambini"

Il valore di una vita

Il merito di Saviano è evidente: spiegare le paradossali dinamiche celate dietro l’ascesa violenta della baby gang.

La lettura spaventa ma risulta necessaria per comprendere i valori inversi di queste giovani belve.

Oggi ci stammo, domani non ce stammo.
T’o rriccuord? Amico, nemico, vita, morte: è la stessa cosa.
‘O ssapimmo nuje e lo sai pure tu. Accussì è. E’ n’attimo.
E accussì che se campa, no?

Il romanzo fa riflettere.
E descrive la secolare malattia che affonda nelle radici di un pezzo di città.

Un male incurabile?
E come ripristinare i giusti ideali?

Chiudo il libro con un amaro interrogativo: un giovane delinquente di quattordici anni, è davvero già irrecuperabile?

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Sei un lettore debole o forte (come il sottoscritto)? [SONDAGGIO]

I risultati del sondaggio

L'esito del sondaggio sui libri letti nel 2018

2018, il mio anno da Lettore Forte!

lettore “forte”, ossia chi legge almeno un libro al mese. 

La categoria “Media” conferma il titolo: il sottoscritto è un lettore forte!

Con dodici libri letti nel 2018 (e relative recensioni pubblicate), entro di diritto nella classifica degli amanti della letteratura.

Parto da questo meraviglioso dato personale per verificare il tuo grado di coinvolgimento.
Un sondaggio per stabilire se tu, frequentatore della mia piccola casa digitale, sei un «mostro» – nel senso positivo del termine – oppure un pigro consumatore di romanzi (per ottimismo, escludo l’ipotesi «zero libri letti»).

Io, lettore forte (e felice) di ebook - in foto, il mio Kindle

I tre tipi di lettori

Dal web, apprendo che si tende a identificare i lettori in tre grossi gruppi:

  • lettori forti (6 o più libri negli ultimi 12 mesi)
  • lettori medi (3-5 libri negli ultimi 12 mesi)
  • lettori deboli (1-2 libri negli ultimi 12 mesi)
  • non-lettori (purtroppo numerosa)

Con sommo piacere, in questo 2018 che finisce, con orgoglio, al petto porto la medaglia di Lettore Forte!

E da Lettore Forte, chiedo ai rappresentanti delle altre tre categorie: siete consci di privarvi di un piacere naturale antico come il mondo?

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Un sondaggio per spronare alla lettura

Ogni libro un viaggio, ogni storia un mondo da scoprire.
La lettura – per il sottoscritto – fonte di evasione ed approfondimento.

Senza un prezioso ebook sul comodino, vicino al letto, da sfogliare con il fidato Kindle la sera prima di abbandonarmi tra le dolci braccia di Morfeo, mi sentirei monco.

Leggere un bel romanzo appaga i sensi, privarsene è una condanna gratuita che ognuno di noi – in qualsiasi momento – può spezzare.

Basta prendere quel bel libro fermo da anni  sullo scaffale, rispolverarlo, trovare l’angolo della casa dove rifugiarsi, accomodarsi, aprire il libro, illuminare la pagina con il fascio di luce che penetra dalla finestra.

Ed immergersi nella storia.
Il viaggio, una volta iniziato, non terminerà più.

Buona lettura 🙂


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Rosa Ventrella, «Storia di una famiglia perbene» e la voglia di leggere [RECENSIONE]

Voglia di leggere, il merito di Rosa Ventrella

Soddisfatto.
Dopo l’ultima rigo di Storia di una famiglia perbene, provo quella dolce percezione che assaporo ogni volta che leggo un libro «bello».
Utilizzo «bello» come aggettivo con convinzione.
Perché, anche se termine semplice, «bello» descrive un insieme di sensazioni positive.

Il romanzo della brava Rosa Ventrella suscita, nel sottoscritto, l’attesa.

La voglia di leggere, il desiderio di fermare il tempo per trovare quel momento magico e sprofondare nel mondo di Maria, Vincenzo e Giuseppe.
Tremare con loro quando si scatena l’ira del padre, ascoltare le consolatorie parole della mamma, passeggiare nei vicoli di Bari vecchia fino al mare.

E sognare con Michele. l’amico dal cognome difficile.
L’amico di sempre.

Rosa Ventrella, autrice del romanzo "Storia di una famiglia perbene"

Come in un film

La potenza delle parole di Rosa Ventrella scaraventano il lettore in un film.

Un film per descrivere una delle tante periferie italiane.
Dove la vita scorre tra mille pericoli e facili tentazioni.
Tra le parole delle comare e gli sguardi degli abitanti del quartiere.

Così, pagina dopo pagina, scopriamo che Bari vecchia è protagonista della storia, prigione dalla quale evadere e cassaforte di affetti.
E – anche stavolta – i tanti Maria e Michele si ritroveranno nell’atavica domanda che ognuno di noi, prima o poi, affronta: fuggire o restare?

Storia di una famiglia perbene è proprio un bel film.
Un film che, la voglia di leggere, consuma in un tempo troppo breve.

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Corea del Nord, la fuga verso la libertà di Yeonmi Park raccontata in un libro choc [RECENSIONE]

Corea del Nord, l’inferno oscurato

C’erano così tante persone disperate per strada a implorare aiuto che il tuo cuore si induriva per forza, o il dolore ti avrebbe sopraffatto.
Dopo un po’ non te ne curavi più.
Ecco a che cosa assomiglia l’inferno.

Scrivere una recensione di La mia lotta per la libertà della giovane Yeonmi Park mi risulta davvero difficile.
Anzi, impossibile.

Il libro descrive la vita della famiglia Park nel piccolo paesino della Corea del Nord e, pagina dopo pagina, scopriamo un «paese indescrivibile».
Ti chiedi: questa ragazzina così coraggiosa, racconta episodi del medioevo?
Poi, rileggi meglio e scopri l’anno: 2001, 2004 … e resti senza fiato.

Nel 2002 lo stipendio medio di un lavoratore era 2400 won al mese, circa due dollari secondo il tasso di valuta non ufficiale.

La testimonianza di Yeonmi Park accende il riflettore su un angolo buio del pianeta dove, ogni giorno, la dittatura militare viola i diritti umani della popolazione nel silenzio generale (la pagina Diritti umani in Corea del Nord di Wikipedia è un lungo elenco dell’orrore).

Le uova erano una prelibatezza rarissima per noi, le mangiavamo solo a Capodanno o in occasioni speciali.
E le arance erano un tale lusso che non ne avevo mai mangiata una intera in tutta la mia vita, solo uno spicchietto quando mio padre ne aveva riportato un esemplare nel nostro periodo di agiatezza: buttare via la scorza era uno spreco assurdo.

Saltare un pasto poteva letteralmente essere fatale, e questa diventò la mia più grande paura e ossessione.
Non ti importa più che sapore abbia il cibo e non mangi più per piacere.
Mangi con l’istinto animale di sopravvivenza, calcolando inconsciamente a ogni boccone per quanto tempo il tuo corpo continuerà a funzionare.

Corea del Nord, l'inferno e la fuga verso la libertà di Yeonmi Park raccontata in un libro choc [RECENSIONE]

Corea del Nord, il paese-prigione

La mia lotta per la libertà è scritto con uno stile semplice e lineare.
Ma le parole sono macigni.

Dopo tre giorni dalla fine della lettura, non ho la forza di iniziare un nuovo libro.
Sto ancora elaborando la gravità delle informazioni acquisite.
E continuo a non comprendere perchè, nel ventunesimo secolo, il mondo tolleri la dittatura e l’esistenza di un paese-prigione.

In Corea del Nord vige il Pensiero Unico

In Corea del Nord al governo non basta controllare dove vai, che cosa studi, dove lavori e ciò che dici; ti controlla anche attraverso le emozioni, rendendoti sottomesso allo Stato e distruggendo la tua individualità e la tua capacità di reagire alle situazioni sulla base della tua personale esperienza di vita (dittatura emotiva)

Corea del Nord, il paese prigione

Yeonmi Park, icona della libertà

Nessuno mi aveva mai insegnato a utilizzare la parte del mio cervello relativa al “pensiero critico”, quella che produce giudizi ragionati sul perché una cosa sembra migliore di un’altra.

La mia lotta per la libertà è un libro pieno di speranza e forza.
Forza per cercare la libertà. per noi occidentali scontata, per chi dalla nascita vive come un prigioniero, essenziale come l’aria.

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«La Corea del Nord è un posto indescrivibile»

L’intervento di Yeonmi Park all’One Young World a Dublino, nel 2014.
Se avete coraggio, guardate il video fino alla fine.

 

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Io, in un libro sul razzismo nel calcio. A mia insaputa (e ora chiedo i danni)

Il mio post citato da Lamberto Gherpelli

Io, citato nel libro "Che razza di calcio" di Lamberto Gherpelli

Che razza di calcio, di Lamberto Gherpelli, venduto su Amazon e Google Libri cita il post del sottoscritto pubblicato in data 25 febbraio 2015 dal significativo titolo Se nel calcio vale la proprietà transitiva (razzista) ….

L’articolo originale (dello scrivente), dimostra – tramite la proprietà transitiva – il becero razzismo dei matematici juventini:

I tifosi della Juventus (o presunti tali), a dispetto dei volgari striscioni esposti durante l’incontro di Champions League con il Borussia Dortmund, evidentemente sono dotti in Matematica.
Difatti, i giornali di oggi riportano gli slogan dedicati ai colleghi tedeschi:

«l’amico del mio nemico è mio nemico».

Perché la curva dello Juventus Stadium enuncia con disinvoltura la proprietà transitiva contro il «nemico» teutonico?

Grazie allo studio dell’algebra, il mistero è presto svelato: la tifoseria del Napoli e quella del Catania sono infatti gemellate con quella della squadra tedesca.

Dunque, a rigor di logica, i tifosi del Napoli e del Catania sono amici (gemellati) dei supporter del Borussia.
Ma i partenopei e gli etnei sono nemici degli juventini.
Ne consegue che gli juventini diventano matematicamente nemici dei tifosi del Borussia Dortmund.

I tifosi della Juve e la proprietà transitiva

Come scopro la copia del post nel libro?

Ogni tot mesi, googlo “Mario Monfrecola” per verificare le quotazioni della mia reputazione digitale.

Dopo gli immancabili profili social, compare il link al libro di Lamberto Gherpelli.

Stupito – mi era sfuggito in precedenza? – clicco e scopro il pezzo di articolo nel paragrafo dedicato ai volgari striscioni della curva dello Juventus Stadium durante l’incontro di Champions League con il Borussia Dortmund.

Non posso leggere oltre, il sito visualizza solo un’anteprima dell’ebook.
Se desidero continuare, necessito di acquistare l’opera di Lamberto Gherpelli.

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La richiesta di risarcimento

Non ho dubbi: l’autore di Che razza di calcio sfrutta le idee del sottoscritto per il suo libro (che non ho nemmeno letto).

Confermo anche che, in questi anni, non ho ricevuto richieste per autorizzare la stampa dell’articolo Se nel calcio vale la proprietà transitiva (razzista) … per fini commerciali.

Trattasi di violazione di copyright?
Oppure, citare l’autore originale del post, libera lo scrittore da ogni conseguenza legale?

Potrei chiedere la consulenza di una cinica squadra di avvocati, mettere in moto gli squali del foro per trovare un cavillo burocratico e spennare l’autore?
Imporre alla casa editrice il ritiro di tutte le copie dagli scaffali di ogni libreria italiana?

No!

Non opero per speculare, mi spiace non sono un «mostro».
Al contrario, sono orgoglioso di essere citato in un libro.

Ringrazio Lamberto Gherpelli per aver scovato in Rete il mio articolo, averlo letto e reputato valido.
Ricevere la visita di uno scrittore, rende la mia piccola casa digitale un angolo del web affidabile.
Un risultato impagabile per un piccolo sito come faCCebook.

Una richiesta di  «risarcimento danni», però, non posso lasciarmela sfuggire: una copia autografata di Che razza di calcio.

Meglio se in versione digitale.
Grazie Lamberto 🙂


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