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Io, in un libro sul razzismo nel calcio. A mia insaputa (e ora chiedo i danni)

Il mio post citato da Lamberto Gherpelli

Io, citato nel libro "Che razza di calcio" di Lamberto Gherpelli

Che razza di calcio, di Lamberto Gherpelli, venduto su Amazon e Google Libri cita il post del sottoscritto pubblicato in data 25 febbraio 2015 dal significativo titolo Se nel calcio vale la proprietà transitiva (razzista) ….

L’articolo originale (dello scrivente), dimostra – tramite la proprietà transitiva – il becero razzismo dei matematici juventini:

I tifosi della Juventus (o presunti tali), a dispetto dei volgari striscioni esposti durante l’incontro di Champions League con il Borussia Dortmund, evidentemente sono dotti in Matematica.
Difatti, i giornali di oggi riportano gli slogan dedicati ai colleghi tedeschi:

«l’amico del mio nemico è mio nemico».

Perché la curva dello Juventus Stadium enuncia con disinvoltura la proprietà transitiva contro il «nemico» teutonico?

Grazie allo studio dell’algebra, il mistero è presto svelato: la tifoseria del Napoli e quella del Catania sono infatti gemellate con quella della squadra tedesca.

Dunque, a rigor di logica, i tifosi del Napoli e del Catania sono amici (gemellati) dei supporter del Borussia.
Ma i partenopei e gli etnei sono nemici degli juventini.
Ne consegue che gli juventini diventano matematicamente nemici dei tifosi del Borussia Dortmund.

I tifosi della Juve e la proprietà transitiva

Come scopro la copia del post nel libro?

Ogni tot mesi, googlo “Mario Monfrecola” per verificare le quotazioni della mia reputazione digitale.

Dopo gli immancabili profili social, compare il link al libro di Lamberto Gherpelli.

Stupito – mi era sfuggito in precedenza? – clicco e scopro il pezzo di articolo nel paragrafo dedicato ai volgari striscioni della curva dello Juventus Stadium durante l’incontro di Champions League con il Borussia Dortmund.

Non posso leggere oltre, il sito visualizza solo un’anteprima dell’ebook.
Se desidero continuare, necessito di acquistare l’opera di Lamberto Gherpelli.

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La richiesta di risarcimento

Non ho dubbi: l’autore di Che razza di calcio sfrutta le idee del sottoscritto per il suo libro (che non ho nemmeno letto).

Confermo anche che, in questi anni, non ho ricevuto richieste per autorizzare la stampa dell’articolo Se nel calcio vale la proprietà transitiva (razzista) … per fini commerciali.

Trattasi di violazione di copyright?
Oppure, citare l’autore originale del post, libera lo scrittore da ogni conseguenza legale?

Potrei chiedere la consulenza di una cinica squadra di avvocati, mettere in moto gli squali del foro per trovare un cavillo burocratico e spennare l’autore?
Imporre alla casa editrice il ritiro di tutte le copie dagli scaffali di ogni libreria italiana?

No!

Non opero per speculare, mi spiace non sono un «mostro».
Al contrario, sono orgoglioso di essere citato in un libro.

Ringrazio Lamberto Gherpelli per aver scovato in Rete il mio articolo, averlo letto e reputato valido.
Ricevere la visita di uno scrittore, rende la mia piccola casa digitale un angolo del web affidabile.
Un risultato impagabile per un piccolo sito come faCCebook.

Una richiesta di  «risarcimento danni», però, non posso lasciarmela sfuggire: una copia autografata di Che razza di calcio.

Meglio se in versione digitale.
Grazie Lamberto 🙂


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Manila, di Enrica Orlando: storia di «mostri» e di speranza [RECENSIONE]

Manila, libro estremo 

Manila, di Enrica Orlando, è una storia ricca di «mostri».
I peggiori.
I «mostri» ai qual non puoi sfuggire.
Perché ti perseguitano da dentro.

Un libro duro da leggere.
Conversazioni spietate che spiazzano per crudezza e degrado (morale e fisico dei personaggi ).
La disperazione porta ad azioni disumane e la brava Enrica Orlando, con uno stile asciutto (e spesso volgare), sbatte in faccia al Lettore il lato più oscuro dell’animo umano.

Quello che vorremmo dimenticare ed, invece, è solo celato dietro l’angolo di ogni coscienza.

Manila, di Enrica Orlando, la mia recensione

Manila, quante volte sei morta?

Manila suscita sentimenti opposti: la detesti quando si autodistrugge, sorridi per l’ironia con la quale affronta i drammi del destino, entreresti nelle pagine del libro pur di aiutarla.
Infine, l’ abbracceresti per augurarle un po’ di meritata felicità.

Personaggi estremi, contesto fatiscente, legge della sopravvivenza, periferie sporche ed abbandonate.
Cancellazione di ogni briciola di umanità.
Come in una guerra.
E l’inevitabile caduta negli inferi.

Eppure, anche nel buio più assoluto, nei peggiori inferni metropolitani, la forza della vita trova e si aggrappa a quella mano tesa, pronta ad aiutarti.

Manila non lascia indifferenti.
E, per un’artista, è il miglior complimento. 
Per questo va letto.

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«Abbi fortuna e dormi» di Luciano Esposito: come un arcobaleno sul mare [RECENSIONE+FOTO]

«Abbi fortuna e dormi», tra sogno e realtà

Termino Abbi fortuna e dormi in riva al mare, il luogo ideale per leggere l’intrigante romanzo di Luciano Esposito.

Seduto sulla sdraio, sotto l’ombrellone, sforzo lo sguardo per raggiungere l’orizzonte.
Osservo l’infinito blu, dove finisce la realtà e inizia l’immaginazione.

Con il libro tra le mani, rifletto su quel labile confine tra quotidianità e sogno.
Ecco il segreto di un libro appassionante!
Pagina dopo pagina, la trama ti porta in un mondo immaginario popolato da persone concrete che, ben presto, da personaggi di fantasia, diventano persone alle quali ti affezioni.
E non vorresti più lasciare.

Abbi fortuna e dormi ha proprio questo merito – non ovvio.
Cattura l’attenzione e ci trasporta in un viaggio affascinante.
Con molteplici tappe: sorridiamo, in alcuni capitoli riflettiamo, infine ci emozioniamo.
Sempre con leggerezza.

Perché il bravo autore utilizza uno stile scorrevole, conversazioni ben strutturate, la narrazione accelera e poi rallenta tra questioni surreali e visioni tremendamente concrete.

Giunti all’ultimo rigo, ci svegliamo come da un lungo sonno, riposati e sorridenti.
Compiaciuti per aver afferrato quel dolce sogno nascosto nel romanzo.

Abbi fortuna e dormi, di Luciano Esposito

E spunta l’arcobaleno sul mare …

Ho appena terminato Abbi fortuna e dormi, chiudo il libro col sorriso soddisfatto.
Da sotto l’ombrellone, continuo ad osservare l’orizzonte.

Le atmosfere oniriche della trama ricordano un film di Tim Burton.
«Bravo Luciano» mi congratulo nella mia mente con lo scrittore (esordiente).

Mentre immagino uno stallone bianco correre lungo la spiaggia, osservo meglio il panorama.
Sbatto le palpebre e metto a fuoco la scena surreale: un insolito arcobaleno all’orizzonte.
Sul mare!

Immortalo la scena.

Un’immagine colorata, rara e preziosa.
Come un bel sogno, come il romanzo che ho tra le mani.

L'arcobaleno sul mare spunta mentre termino Abbi fortuna e dormi, di Luciano Esposito

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Jeff Bezos, genio o sfruttatore? Un libro per capire cos’è (veramente) Amazon [RECENSIONE]

Brad Stone, un libro su Amazon e Jeff Bezos

La lettura dell’interessante Vendere tutto: Jeff Bezos e l’era di Amazon di Brad Stone, aiuta a comprendere il perché, in questi giorni, i lavoratori di Amazon scioperano.

Il volume descrive il dietro le quinte del colosso americano, le due facce della stessa medaglia: il successo, il prezzo da pagare per raggiungere il successo.

L’autore, con una serie di interviste a dipendenti e dirigenti Amazon, racconta la realtà all’interno della multinazionale plasmata sul Bezos-pensiero:

«Se ci chiediamo perché Amazon sia cosi diversa da quasi tutte le altre aziende nate agli albori di Internet, è perchè Jeff ha adottato fin dall’inizio una visione di lungo periodo. 
Era un progetto articolato nell’arco di decenni.
La sua filosofia di fondo è che si possa ottenere moltissimo in un lasso di tempo protratto, a patto di essere tenaci»
(Danny Hillis, amico di Jeff Bezos)

Jeff Bezos, genio o sfruttatore?

Jeff Bezos, genio o sfruttatore?

La crescita esponenziale della start up in un lasso di tempo fulmineo è, da un lato una cavalcata entusiasmante per chi vi partecipa, dall’altro un sacrificio costante per i dipendenti costretti a ritmi ed orari assurdi.

Durante una riunione memorabile, una dipendente chiese a Bezos quando l’azienda intendesse raggiungere un miglior equilibrio tra lavoro e vita privata.
Lui non la prese bene.
«Siamo qui per ottenere risultati, e questa è la priorità assoluta», rispose in tono secco.
«Questo è il dna di Amazon. Se non puoi eccellere e dare tutta te stessa, forse non è il posto giusto per te.»

Ogni pagina del libro evidenzia il continuo contrasto tra le mille luci e le altrettante ombre: per i dipendenti Amazon, secondo Jeff Bezos, non può esistere un equilibrio tra vita privata e lavoro.

Soprattutto in prossimità delle feste, il clima tra i lavoratori diviene incandescente:

La rapida crescita richiese nuovamente all’azienda di avviare l’operazione «Salviamo Babbo Natale». I dipendenti dissero addio alle famiglie e iniziarono turni di due settimane nei call center del servizio clienti o nei centri distribuzione di tutto il Paese.

Amazon, il negozio che vende tutto (secondo l'idea di Jeff Bezos)

Amazon, il negozio che vende ogni cosa

Vendere tutto: Jeff Bezos e l’era di Amazon di Brad Stone, ha il merito di raccontare la rivoluzione dell’e-commerce secondo la visione di Jeff Bezos ma anche la lucidità per denunciare lo sfruttamento senza (tanti) scrupoli compiuto da Amazon.

Questi dipendenti, solitamente non specializzati, lavoravano per dieci o dodici dollari all’ora in zone del Paese in cui la disoccupazione era alta, e spesso trovavano in Amazon un datore di lavoro alquanto crudele. I furti erano un problema costante […]

Un’opera certosina, lunga, dettagliata, per spiegare – dietro ad un clic – quale segreto nasconda la rivoluzione 2.0

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Lady D., i segreti della principessa triste [RECENSIONE]

Da Diana a Lady D.

Acquisto Diana. La principessa del popolo di Tim Clayton e Phil Craig senza sapere che, da quel maledetto 31 agosto, sono trascorsi giusto vent’anni.

Desidero leggere la storia di Diana Spencer per carpire come riesce la giovane (e sconosciuta) aristocratica inglese a divenire icona globale.
Quale è il momento nel quale la ragazzina timida e bulimica si trasforma, per l’intero pianeta, in Lady D., la principessa del popolo.

L’opera dei due giornalisti svela segreti e misfatti di una ragazza ambiziosa innamorata – da sempre – del principe Carlo.

Lady D., la principessa triste

Lady D. tra Carlo e Camilla

Mi spiace, vi sto tra i piedi e per voi due sarà un inferno
(Lady D. affronta Camilla Parker)

Dal libro (e poi dal documentario che ne segue), emergono alcune verità inconfutabili:

  • Carlo ha sempre amato Camilla Parker (ricambiato)
  • il matrimonio tra Carlo e Diana è imposto da Buckingham Palace
  • Carlo non è innamorato di Diana ma Diana è, fin da piccola, innamorata del Principe
  • Diana soffre di bulimia
  • Diana combatterà tutta la vita per ostacolare l’amore tra Carlo e Camilla
  • Diana ha una dote naturale: aiutare i più deboli

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I meriti di Lady D.

Diana. La principessa del popolo  è un libro chilometrico, ricco di testimonianze ed aneddoti più o meno noti.
Per gli amanti delle storie di reali e regine, è una pietra miliare che non può mancare nella propria biblioteca.

Ma attenzione: pagina dopo pagina, emergerà un ritratto di Lady D. a volte scontroso, lontano dalla principessa patinata immortalata sulle copertine di Time e Vanity Fair.

Restano i mille meriti di una donna capace di accendere i riflettori mediatici sugli angoli dimenticati della Terra: dall’Angola alla lotta all’AIDS, dagli ospedali per malati terminali alle mille apparizioni per beneficenza.

E chi l’accusa di essere un angelo in cerca dei paparazzi, resta l’unica, assoluta verità:

in Angola, al capezzale dell’ospedale, per quella bambina moribonda e per quella grande causa, Diana era l’unico angelo presente in città

(gennaio 1997, visita di Lady D. in Angola per denunciare la presenza di 23 milioni di mine antiuomo. Nel dicembre dello stesso anno, i governi dei maggiori paesi, si riunirono in Canada per firmare un trattato e bonificare le zone infestate dalle mine antiuomo)

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«Il grande Gatsby» è davvero grande? [RECENSIONE]

Un classico della letteratura americana

I classici posseggono il segreto dell’immortalità.
La regola vale anche per Il grande Gatsby, il romanzo di Francis Scott Fitzgerald.

Il libro racconta l’epopea di Jay Gatsby.

La vita di un ricco uomo dal passato ignoto, capace di organizzare – nella sua magnifica villa di New York – ogni sera, feste con centinaia di invitati provenienti da tutta la città.
Party sfarzosi, tra champagne e jazz, conoscenze occasionali e relazioni importanti.
Tra un drink ed un ballo, gli estasiati ospiti si pongono sempre la medesima domanda: «ma tu l’hai mai visto Gatsby?».

Nato povero, la vita del misterioso Jay Gatsby, viene raccontata attraverso le parole di Nick, un testimone dell’intera vicenda.
Pagina dopo pagina, scopriremo la verità: fin dove arriva la potenza di un amore mai dimenticato?

Il grande Gatsby di Francis Scott Fitzgerald, la recensione di un classico della letteratura americana

Gatsby, l’alter ego di Fitzgerald?

Il libro è una fotografia della società americana dei primi del novecento.

Il sottoscritto non conosce l’autore e nemmeno gli intrecci psicologici che legano Fitzgerald e Gatsby – lo scrittore si racconta attraverso il personaggio del libro?

Dunque, privo di influenze esterne, apprezzo l’opera per quello che è: un romanzo della letteratura americana.
La grandezza di questo libro è nella sua semplicità: la trama lineare, il racconto immediato, l’evoluzione della storia, il finale perfetto.

Concordo: «Il grande Gatsby» è davvero grande.

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I film

Dal libro di Fitzgerald, ricordo due film:
– Il grande Gatsby del 2013 con Leonardo Di Caprio
– Il grande Gatsby, film del 1974 con Robert Redford

Non ho ancora visto nessuna delle due pellicole.
Però, mentre leggevo le gesta di Jay Gatsby, mi balenava alla mente il volto sorridente ed elegante di Robert Redford.

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Valeria Corciolani, la scrittrice di gialli che ama i cattivi (e cita Einstein) [INTERVISTA]

Valeria Corciolani, quando la scintilla?

Conosco Valeria attraverso gli occhi di Guia e Lucia, le protagoniste del giallo appena finito, La mossa della cernia.
Giunto all’ultimo rigo, col sorriso stampato in viso, contatto l’autrice.

Desidero carpire l’attimo nel quale Valeria Corciolani diventa scrittrice (di successo), comprendere quando nasce la scintilla che cambia il flusso degli eventi, quel momento magico nel quale Valeria mette in discussione le certezze per rovesciare il suo mondo e seguire la passione, l’amore per la scrittura.

Valeria Corciolani, autrice di commedie noir

Dalle immagini alle parole

D: Valeria, quando e come hai compreso di essere una scrittrice?
Prima della scintilla, che vita conducevi?
R: “Scrittrice” mi pare sempre un sostantivo troppo grande e inarrivabile riferito a me che nasco lettrice ingorda e sempre eternamente grata a tutti gli autori che mi hanno trascinata nelle loro storie.
In realtà la mia vita non è cambiata molto, ho solo modificato “prospettiva”: prima raccontavo storie solo con le immagini, ora le racconto anche con le parole.
Ho realizzato che scrivere poteva diventare una faccenda seria dopo, grazie all’inaspettato e travolgente riscontro dei lettori, un po’ come partire con l’idea di assaggiare con l’alluce l’acqua del bagnasciuga e trovarsi felicemente catapultati nella traversata a nuoto della Manica.

D: Ci vuole più coraggio a svoltare e seguire la passione oppure a rimanere negli schemi prestabiliti privi di calore e colore?
R: Più che coraggio forse si tratta di abbandonarsi a quel pizzico di incoscienza che appartiene ai sogni.
Il coraggio viene dopo, quando dai la martellata al grillo parlante che ti saltella dentro ripetendoti allo sfinimento “ma che diavolo stai facendo?”.
Un grillo che non ha tutti i torti in effetti, perché l’editoria di questi tempi è forse il settore più sdrucciolevole e zeppo di incognite, ma per ora – nonostante le fatiche e le inevitabili delusioni – ne è valsa davvero la pena.

Valeria Corciolani, scrittrice di noir ed amante dell'arte in tutte le sue forme

Valeria Corciolani, Chiavari (ed il mare)

D: Valeria, le vicende di Guia e Lucia si svolgono a Chiavari, paese nel quale vivi e lavori. Che rapporto hai con la tua terra?
R: E’ un rapporto di grande affetto e di grande rabbia, molto simile a quello che nutro per il nostro Paese, l’Italia.
Viviamo in un luogo splendido, ricco di tesori, storia, arte, meraviglie naturali e … e sembra che la cosa non ci riguardi: non sappiamo valorizzarlo, non sappiamo sfruttarlo in modo consapevole, rispettoso e adeguato, non sappiamo viverlo e amarlo come merita, e questo mi fa una grande rabbia, ecco.

D: Chiavari è la tua “prigione d’oro” mentre l’infinito del mare è la fuga (letteraria)?
R: Chiavari è una cittadina di provincia, con tutti i pregi e i difetti delle piccole cittadine di provincia, qui sta il suo bello: è una miniera di spunti, di microstorie gustose, brulicante di vite e segreti che si gonfiano e sgonfiano passando di bocca in bocca.
Siamo liguri: parchi di convenevoli ma, scavando la scorza, ricchi di cuore e di poesia.
E poi c’è il mare, sconfinato immenso e nello stesso tempo culla e rifugio.
E’ la mia fuga sì, nel suo abbraccio ritrovo il mio “centro”: l’acqua si ingoia i pensieri molesti e tornano a galla solo le intuizioni migliori.

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Valeria Corciolani, autrice di “La mossa della cernia”

D: i personaggi di “La mossa della cernia” trasmettono umanità.
Non ho identificato nessun vero «cattivo» nel libro, nemmeno l’assassino.
Per un giallo, trovo sia un punto di debolezza ma anche una sorpresa inattesa.
Perché questo buonismo totale?
R: In realtà non si tratta di buonismo, piuttosto lo definirei uno sguardo che cerca di andare oltre il “cattivo” – che c’è, intendiamoci, ma non è detto che sia necessariamente il colpevole – figure che impari a conoscere nelle loro fragilità, nelle loro scelte e a cui tutto sommato ti affezioni.
Amo frugare nelle vite, entrare nelle loro storie e farci entrare chi legge, per scoprire le motivazioni umane che portano al delitto, dove non c’è separazione netta tra Bene e Male ma un’infinita varietà di sfumature.
Questo mi interessa più di una ricerca pedissequa degli indizi, che trovo sempre un poco arida e noiosa.
Simenon diceva:

“bisogna comprendere e mai giudicare, perché non ci sono solo vittime e non colpevoli”

Io credo sia davvero così e mi piace raccontarlo accompagnandoci il lettore, con lievità e anche un pizzico di ironia.
Infatti i miei romanzi sono più delle commedie noir che dei veri e propri gialli, la suddivisione in generi a volte costringe a queste piccole inesattezze che non corrispondono alla cuore vero dei romanzi, ma mi pare che i lettori in fondo non ci badino più di tanto.

D: Valeria, è il giorno della rivincita.
Tra tutti i tuoi romanzi quale credi sia stato sottovalutato dal pubblico?
R: Mah, sottovalutato magari no, però La mossa della cernia è tra tutti i miei romanzi forse quello che ha avuto meno visibilità, ma non mi pare che se la sia presa troppo 😉

Valeria Corciolani, l'autrice de La mossa della cernia

Valeria Corciolani, la scuola e la cultura

D: Agli scrittori chiedo sempre il proprio rapporto con la scuola.
Che tipo era il tuo professore di italiano?
R: Era una professoressa severissima e terribile eh, ma strepitosa!
Pensate che dopo una sua memorabile lezione su Émile Zola, uno all’insaputa dell’altro, ci siamo catapultati in libreria a comprare Teresa Raquin.
In classe eravamo in trentadue, l’abbiamo letta tutti fino all’ultima pagina.
E senza che nessuno ce l’avesse imposto.
Non aggiungo altro.

D: Ha contribuito a modellare la scrittrice di oggi oppure la formazione scolastica pensi sia solo nozionistica e non produce vera cultura?
R: Come si suol dire “la scuola la fanno gli insegnanti”: se l’insegnante è innamorato di ciò che insegna fa innamorare chi lo ascolta, sempre.
La cultura fatta solo di nozioni non è vera cultura, bisogna amare e “praticare” ciò che si studia, solo così si impara davvero.
Conoscere la regola serve solo se poi diventa parte interattiva del nostro viverla, leggere, ad esempio, è un modo meraviglioso e perfetto per imparare a scrivere, per conoscere la grammatica, i verbi, la costruzione del periodo … divertendosi.

Valeria Corciolani, scrittrice ed amante dell'arte in tutte le sue forme

I tre libri (o ebook?) consigliati da Valeria

D: Ci segnali i tre libri che non possono mancare nella tua libreria?
R: Questa è una domanda che mi mette sempre in crisi, ogni momento della mia vita è stato siglato da libri che hanno lasciato il segno e quindi l’elenco si allunga con l’età (lunghissssssimo, quindi).
Io amo molto rileggere, per cui mi baserò sui quelli che ho tenuto più tra le mani, potrebbe essere un compromesso accettabile?

  • I racconti di Dino Buzzati
  • A che punto è la notte di Fruttero&Lucentini
  • L’affare Saint – Fiacre di George Simenon
  • Lessico famigliare di Natalia Ginzburg

Eh, alla fine ne ho messi quattro, perdonata?

D: Una curiosità personale: Valeria sei legata al tabù devo-toccare-la-pagina e quindi leggi solo libri cartacei oppure sei una fautrice degli ebook (come il sottoscritto)?
R: Nessun tabù di sorta, e poi diciamolo, queste diatribe che sento tra digitale\cartaceo non hanno molto senso.
Ciò che conta veramente è LEGGERE, il come e dove non importa.
Uno non potrà mai soppiantare l’altro perché sono due facce di quella meravigliosa realtà che si chiama LIBRO.
Gli ebook sono pratici, leggeri, in vacanza ho finalmente tutta la valigia a disposizione (che prima tre quarti era dedicata ai libri) e in casa poi ho libri dappertutto, anche in bagno, per dire che stava diventando davvero complicato stivarne ancora.
Insomma, per me che leggo ovunque è davvero comodo: pesa niente e contiene più romanzi di una libreria a quattro pareti.
Ho il modello basico, quello che richiede la luce esterna e alla vista sembra proprio di leggere la pagina di un tascabile, si può ingrandire, sottolineare, evidenziare e fare le “orecchie” all’angolo della pagina senza patire (ebbene sì, non sopporto i libri rovinati e ciancicati, mi procura proprio un dolore fisico), sull’ebook lo faccio senza remore e le posso richiamare in modo pratico e veloce
Con questo il cartaceo lo compro ancora e lo amo, perché mi piace andare in libreria, perché certi libri sono proprio belli da vedere, da mostrare e da toccare e perché l’unica pecca dell’ebook è che non te lo puoi fare autografare, mannaggia…

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Valeria ed i «mostri»

D: dalla tua biografia scopro che ami l’arte in tutte le sue forme: scrittura, fotografia, creatività.
L’arte contro il degrado morale ed urbano: esiste un’arma più potente per combattere i «mostri»?
R: Bella domanda.
A cui vorrei esistesse davvero una risposta.
Nel blog dei “mostri” ho notato con piacere come si alternino le due facce di “mostritudine”, quasi a mettere l’accento sul “se si vuole cambiare si può davvero cambiare”.
Sono convinta che l’arte potrebbe essere un ottimo strumento per contrastare il degrado morale e urbano, si evince nel suo piccolo anche nella scelta di decorare sottopassi e palazzi, prima deturpati da scritte oscene e disegni ancor peggio, con i meravigliosi graffiti e murales degli street artist.
Un’educazione alla bellezza, una lezione visiva di educazione civica, rispetto e tutela dell’ambiente.
Gli stessi messaggi che possono passare attraverso la lettura di un buon libro, la visione di un buon film o di una pièce teatrale, o il piccolo universo racchiuso in uno scatto fotografico.

D: Valeria, sei capitata sul blog dei «mostri».
Quali i peggiori affrontati?
R: I peggiori “mostri” sono quelli impastati dall’ottusità.
La difficoltà di far capire che spendere per la cultura è l’unico modo per ricevere indietro il centuplo.
Ma il più delle volte è rimbalzare invano contro un muro di gomma.
Frustrante.

D: E come li hai contrastati?
R: Con l’evidenza dei fatti, ma ho scoperto che l’ottusità è spesso refrattaria anche all’evidenza.
Uno zoccolo durissimo difficile da scalzare, insomma.
Bisogna solo confidare nella fortuna di incappare in un pizzico di lungimiranza in più.
A volte capita, ma è raro più dei vetrini blu sulla spiaggia.

D: L’intervista termina con una riflessione a piacere.
A te il messaggio da lanciare nell’oceano sconfinato della Rete.
D: E’ una citazione di Albert Einstein, che racchiude in sé ciò di cui sono convinta e che non saprei dire meglio:

“L’immaginazione è più importante della conoscenza.
La conoscenza è limitata, l’immaginazione abbraccia il mondo.”

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«La mossa della cernia» di Valeria Corciolani, un giallo per l’estate [RECENSIONE]

Valeria Corciolani, scrittrice soft

La mossa della cernia, di Valeria Corciolani è un libro leggero.

Gli ingredienti ci sono tutti: il bel paesaggio (la storia è ambientata a Chiavari, in riva al mare ligure), due amiche indivisibili nella vita e nel lavoro, l’arguto commissario ed il bello ispettore, il vecchio nobile pasticciere e la vittima.

Tra dolci ipercalorici e pietanze prelibate – la vicenda ruota intorno ad un importante concorso culinario – la trama scorre veloce senza grossi sussulti.

Nemmeno il ritrovamento del cadavere – è pur sempre un giallo! – non regalerà quel brivido tanto atteso.

Valeria Corciolani, l'autrice del giallo La mossa della cernia

Un sequel indipendente

I personaggi sono i medesimi già incontrati in altre opere di Valeria Corciolani.
Comunque sia, La mossa della cernia non può essere considerato un sequel.

Il sottoscritto, dell’autrice, ha letto solo questo libro senza incontrare particolari difficoltà  a rimandi incomprensibili.

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Consigliato a chi …

La mossa della cernia, di Valeria Corciolani è un romanzo lineare, delicato, per tutta la famiglia.
Se desiderate un thriller o un giallo d’azione, evitate.

Consigliato, invece, a chi ama rilassarsi tra le acque calme di un libro pulito.

Dopotutto, trattasi di un giallo privo di colpi di scena, forti emozioni ed adrenalina pura.

Da leggere sotto l’ombrellone, prima di un tuffo.
Magari a Chiavari, nel dolce mar Ligure.

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A New York con Guia Rossignoli, blogger e studiosa d’arte [RECENSIONE]

Guia Rossignoli, dal blog al libro

Planando piano su New York: un anno nella Grande Mela tra musica, libri e musei di Guia Rossignoli non è la classica guida su New York.

Al contrario, l’autrice presenta la metropoli statunitense con un libro … di post.

Strutturare l’opera con uno stile da sito web, caratterizza – nel bene e nel male, l’ebook di Guia Rossignoli.

Invece dei capitoli, le riflessioni.
Anziché pure informazioni su un luogo, un articolo nato dall’esperienza diretta di vita vissuta.

La New York di tutti i giorno: i mercatini, la lavanderia sotto casa, i mille labirinti della metropolitana, i quartieri multirazziali, i bar ed i locali.
Ma anche l’amore, l’attenzione e la dedizione che gli «altri» dedicano all’ arte – a differenza di noi italiani.

Un intenso anno di esperienze che Guia Rossignoli raccoglie in questo libro originale, fresco, leggero.

Guia Rossignoli, autrice del libro Planando piano su New York: un anno nella Grande Mela tra musica, libri e musei

Osservazioni sull’ebook

Un aspetto da evidenziare: la lettura dell’ebook, con il mio Kindle Paperwhite, non è risultata perfetta come al solito.

Difficoltà per visualizzare le foto nei post ed impossibilità ad accedere ai link suggeriti, privano l’ebook del valore aggiunto scaturito dalle origini del libro: il blog.

D’altronde, la struttura dei post scritti da Guia Rossignoli risulta corretta – link ed immagini sono il cuore di un blog – ma i limiti dello strumento riducono l’efficacia dell’opera digitale.

Ma non bisogna scoraggiarsi: l’esperienza risulta innovativa ed interessante.
Da provare.

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I love New York

Visitare New York?
Non basta.

Due, tre settimane, un mese?
Nemmeno.

Desidero vivere New York, entrare nel circuito sociale della Grande Mela e carpire i segreti nascosti oltre la cartolina riservata al turista.
Verificare se davvero New York regala opportunità come visto in mille pellicole hollywoodiane.
Vivere il sogno.

Proprio come la brava Guia Rossignoli.

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Sfida tra cecchini: un romanzo sui tiratori scelti (buoni e cattivi) di Andrew Peterson [RECENSIONE]

Andrew Peterson, romanzo d’azione (con riflessione)

Il primo da uccidere, di Andrew Peterson è un romanzo d’azione geneticamente modificato.

Il libro, difatti, non è un insieme banale di inseguimenti, sparatorie e scazzottate.

Anzi.
L’autore approfondisce la psiche dei personaggi, del buono come del cattivo.

Dalla prima all’ultima pagina, assistiamo – col fiato sospeso – ad una intensa caccia all’uomo.

Con un quesito che si ripete pagina dopo pagina: i buoni, fino a che punto possono spingersi pur di difendere la sicurezza dei cittadini?

Il primo da uccidere, di Andrew Peterson è un romanzo d'azione geneticamente modificato [RECENSIONE]

I fantasmi del tiratore scelto

Dietro la violenza brutale, quale intrigo si nasconde?
Nathan McBride è l’ex cecchino chiamato dall’FBI per fermare i tre folli che disseminano di esplosivi la città.
Userà tutte le armi a sua disposizione – lecite e non – pur di fermare il piano criminale degli assassini.

L’uso autorizzato della violenza per fermare i folli, distingue il romanzo dagli altri del medesimo genere.

Il primo da uccidere, di Andrew Peterson descrive i fantasmi di chi, per lavoro, è costretto ad ammazzare un altro essere umano.
Anche se il nemico appartiene alla peggiore feccia umana.
Anche se chi è abbattuto da un proiettile di un fucile di precisione, è un killer spietato.

I «mostri» interiori del tiratore scelto, sono i principali nemici da affrontare?

Il primo da uccidere, di Andrew Peterson rientra di diritto tra i libri d’azione.
Un romanzo per conoscere il mondo oscuro di chi, per professione, si sporca l’anima per difendere noi altri.

Consigliato per coloro che amano guardare in faccia la dura realtà (anche se fa male)

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I tre segreti del lettore felice

UNO – Spontaneità

«Per le vacanze, leggete un libro a piacere».
Il consiglio della prof di italiano al sottoscritto, giovane studente di informatica, cadeva nel dimenticatoio.

A scuola, consideravo la lettura un’imposizione.

Trovavo assurdo investire parte del tempo libero tra le pagine di un romanzo.
Oggi, al contrario, trovo assurdo non leggere un libro.

Seguo il sentimento che regola tutti i grandi amori: la spontaneità.
Essere liberi di leggere resta il segreto per alimentare la passione che, se costretta, si spegne.

Dunque:

  • assecondo i tempi (leggo se lo desidero e prendo le dovute pause di riflessione in caso di stanchezza)
  • alterno i generi
  • dopo un libro appagante, riparto con un romanzo soft per digerire ed apprezzare la storia appena finita

Piccole regole per un rapporto felice e spontaneo.

Io, lettore felice: spontaneo, digitale, in libreria

DUE – Ebook for ever!

Degli ultimi dieci libri, nove sono ebook.
Abbi fortuna e dormi del mio amico Luciano Esposito è l’ultimo cartaceo acquistato.

Toglietemi tutto ma non il mio Kindle, l’e-reader di Amazon.
I vantaggi sono palesi:

– dematerializzo i libri (risparmio di spazio e carta)
– compro ebook a prezzi ridotti (vedi Offerte lampo di Amazon)
– leggibilità massima in ogni ambiente e situazione (al sole, sotto l’ombrellone o con la luce flebile del comodino vicino al letto)

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TRE – Vivere la libreria

Respirare l’atmosfera della libreria, annusare le bollicine di cultura, sbirciare la quarta di copertina di un nuovo romanzo, incontrare scrittori e partecipare ad eventi (come Lorenzo Marone alla Feltrinelli di Napoli).

Vivere e frequentare la libreria è un regalo al quale non rinuncio.

Ascoltare, confrontarsi, commentare: dietro ad ogni opera, si nasconde un mondo da scoprire.
In libreria.

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Io, lettore felice

Scaricare ebook e toccare con mano una pagina di un romanzo, sono aspetti di una medesima passione: la lettura.

Sono convinto: il libro e la cultura restano le armi più efficaci per combattere i «mostri» di ogni forma, colore, razza.

Parola di un lettore felice 🙂


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La collina del vento, di Carmine Abate: quando il libro va oltre il finale

La collina del vento ed il destino della famiglia Arcuri

Ecco uno di quei libri che vorresti non finisse mai.
Un romanzo che, dopo l’ultimo rigo, continua nella mente del Lettore.
Perché La collina del vento di Carmine Abate è una storia avvincente.
Conquista il cuore, riempe l’anima.

Personaggi ben descritti, legati alla propria terra da radici profonde.

Il Rossarco diventa l’epicentro della narrazione, i destini di tre generazioni di Arcuri, la famiglia contadina che conquista, coltiva, protegge ed ama la collina.

Dall’inizio del secolo, attraverso il periodo fascista, fino ai giorni nostri: un segreto mai svelato, i sacrifici dei padri per i figli, l’amore, la saggezza, il rispetto.
Ma anche la morte, il dramma, l’orrore.

Carmine Abate racchiude in un romanzo intenso, i veri sentimenti presenti in ognuno di noi, al di là del tempo.

La collina del vento, di Carmine Abate

Calabria, storia di tre generazioni

Avevo già apprezzato Carmine Abate in Gli anni veloci.

Come nel precedente libro (anche se, in ordine cronologico, è più recente di La collina del vento) l’ambientazione è uno dei segreti del successo della storia.

Le tradizioni contadine, la saggezza dei nonni, il rispetto per la campagna, l’amore per la natura, la collina del Rossarco nella Calabria di ieri e di oggi, luogo magnifico e martoriato dall’illegalità, icone del sud del mondo in eterna oscillazione tra bellezza estrema e volgare degrado.

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La collina del vento, perché leggerlo

Respirare il profumo della collina, amare i colori del Rossarco, veder esplodere la natura in primavera, sentire la brezza marina.

Carmine Abate ci fa viaggiare nella Calabria dimenticata, regione affascinante, misteriosa, violentata.

La storia di una famiglia che non si arrende ai mille volti della illegalità, gli Arcuri baluardi e simbolo di lotta per difendere le proprie origini.
E difendere se stessi.

Per amore della propria terra, la Calabria.

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