faCCebook.eu

Sbatti il mostro in homepage!

Tag: ambiente (Page 1 of 8)

Smog a Napoli e quel fiore nel deserto

La fragranza magica subito dopo il MANN

La mattina, un profumo di dolci appena sfornati.
Il pomeriggio, l’odore invade la strada e perfora la cappa di smog che attanaglia l’intero quartiere.

Pedalo.
Alle spalle mi lascio il maestoso Museo Archeologico di Napoli, supero il famigerato incrocio e salgo verso via Salvator Rosa.
E proprio in quell’inferno metropolitano – nonostante il traffico in tilt, i clacson impazziti, le pareti annerite dei palazzi, la maschera antismog per proteggermi dagli attacchi violenti del «mostro» invisibile – i sensi intercettano quella flagranza magica.

L’incantesimo dura pochi istanti.
Una boccata d’ossigeno in una nube nera.
Un aroma inconfondibile.
Una piccola oasi segreta.
Un istante colorato.

Nonostante lo smog, intercetto il fiore nel deserto

La speranza del cambiamento

Eppure, nei paraggi non intravedo pasticcerie.
Ne tanto meno laboratorio di dolci.

Mi piace immaginare la fragranza magica partire da una finestra aperta, proprio su quella strada maledetta intasata di auto ventiquattro ore al giorno.
Una persona che, nonostante l’inferno urbano, crede nel cambiamento.

E, mentre prepara i suoi profumati dolci, diffonde speranza.
Proprio come un fiore nel deserto.


Restiamo in contatto: ricevi la newsletter

Mille chilometri in bici: ecco il pericolo numero uno

Tagliare la strada, l’incubo del ciclista

tagliare la strada: attraversare improvvisamente la sede stradale, a piedi o con un veicolo, così da impedire a un’altra persona o a un altro veicolo di proseguire e costringerlo a fermarsi o a deviare (quando non si provochi addirittura un incidente); in senso fig., impedire a qualcuno di avanzare, ostacolarlo.

Con la solita sfacciataggine tipica dell‘incivile, lo scooter accelera, affianca, supera ed, incurante del sottoscritto che pedala per recarsi al lavoro, mi taglia la strada.

Il «mostro» compare dal nulla, con uno veloce zig-zag si fa spazio tra le auto bloccate nel traffico cittadino.
Poi, come se non esistessi, con una manovra azzardata, in un istante me lo trovo davanti a pochi centimetri dal manubrio della bici.

Solo la brusca frenata evita la sicura collisione.

Io, arrabbiato, impreco.
Lui, incivile, scompare in una nuvola assordante di fumo nero.

Tagliare la strada: il percolo numero uno scoperto dopo mille chilometri di pedalate a Napoli

Mille chilometri: la classifica dei pericoli

L’apertura improvvisa dello sportello, ecco il vero pericolo che temevo.
Invece, mille chilometri dopo, il podio dei «mostri» è chiaro:

L’elenco delle minacce (evidenti e velate) per l’eroico e solitario ciclista metropolitano è, purtroppo, lungo.
A ben riflettere, tutte le problematiche risalgono ad un elementare diritto violato:  la totale mancanza di piste ciclabili.

Dunque, pedalare a Napoli significa pedalare per strada.
Un’unica via per auto, scooter, camion, autobus, tricicli … e bici.
Con le vetture parcheggiate lungo il percorso pronte a sbatterti una improvvisa portiera in faccia.
 
faCCebook è anche su Telegram: unisciti al canale!

Tagliare la strada: perché vince

Assegno il primo posto al subdolo gesto del taglio strada perché è l’indice dell’indifferenza degli automobilisti e piloti di scooter verso i ciclisti metropolitani.

Esseri invisibili che non meritano attenzione.
Alieni da abbattere in un mondo di centauri impazziti.
Nemici da tagliuzzare se ostacolano la retta via.

Ma, in un paese normale, esiste anche un’altra verità.

Continuate pure a tagliarci la strada ma noi, ciclisti metropolitani, dopo ogni singola pedalata, vi rammentiamo che la mobilità alternativa è un sogno realizzabile.

Come i primi mille chilometri del sottoscritto a Napoli, dimostrano.

Restiamo in contatto: ricevi la newsletter

Europeizzare Napoli: con la bici, sul battello nel golfo [FOTO]

In bici, ovunque

Il mondo non ha bisogno di parole ma del tuo esempio

Abituare gli altri alla presenza della bici.
Dimostrare ai napoletani una semplice teoria: in città è possibile spostarsi con la bicicletta.
E lo dimostro con i fatti: il tragitto casa-lavoro è certezza, ora utilizzo l’e-bike come mezzo di trasporto quotidiano.

Alla Posta, per comprare un paio di scarpe, al supermercato.
E, per un giro sul battello turistico nel golfo di Napoli.

Sul battello in bici: per europeizzare Napoli

Come (e più) di Amsterdam

Rifletto su vantaggi e svantaggi partenopei:

  • il clima è benevole quasi tutto l’anno e rispetto ad Amsterdam, Berlino o Copenaghen siamo baciati dalla fortuna (ripeto: sul meteo)
  • siamo penalizzati dalla morfologia del territorio con continue salite/discese e strade strette
  • assenza completa di cultura ciclistica (cittadini)
  • politica per la mobilità alternativa nulla (istituzioni)

Sfrutto la bontà del clima per pedalare tutto l’anno, con la bici a pedalata assistita annullo l’handicap delle continue salite/discese napoletane.
Per gli altri punti, invece, l’esempio diretto risulta lo strumento più significativo.

Ne ho conferma quando – in sella alla e-bike – incrocio lo sguardo stupito dei bambini, (incolpevoli) passeggeri sullo scooter dei genitori (veri colpevoli).
Mi scrutano come se fossi un alieno, poi, superato lo stupore iniziale, comprendono: esiste una alternativa!

Ecco, in quegli sguardi innocenti, mi illudo (e spero) di fare breccia, guadagnare consenso, mostrare e costruire una nuova realtà urbana.

faCCebook è anche su Telegram: unisciti al canale!

Sul battello, in bici: la galleria fotografica

Partecipo all’evento organizzato da BeTime, l’Università del tempo libero
Partecipo, in bici.
Per rendere concreto li concetto di mobilità alternativa, ogni giorno, per divertimento, shopping, lavoro.
Come se fossi ad Amsterdam.

PS: parcheggio la e-bike fuori ad un negozio di scarpe.
Entro.
Con un occhio osservo le scarpe, con l’altro controllo la bici.
Europeizzare si, fesso no 🙂


Restiamo in contatto: ricevi la newsletter

Pedalare a Napoli: il sacrificio del giovane paraurti

Paraurti anteriore: volato via

Appena quattro mesi e poco meno di ottocento chilometri.
E il paraurti anteriore della mia nuova e-bike vola via.

Qualche giorno fa, i primi sinistri scricchiolii.
Proseguo fiducioso: dopotutto, ho comprato un carro armato su due ruote proprio per affrontare i peggiori «mostri» urbani!

Ma, nulla è possibile contro le continue vibrazioni provenienti dalla pista ciclabile immaginaria più lunga d’Italia.

Il paraurti volato via

Nemmeno la fat bike resiste

In sella alla fat bike, non temo nulla.
Batteria più telaio, 24 kg di peso per una velocità massima di 25 km/h.
Ammortizzatori professionali, coprisella imbottito, ruote di scooter.

Organizzato come se combattessi al fronte: io, ciclista napoletano compio il mio dovere e ogni giorno vado al lavoro in bici.

I sampietrini di via Foria, le montagne russe di piazza Carlo III, la guerra al Museo Nazionale.
Lo zig zag tra le auto in sosta con le quattro frecce napoletane accese sulla pista ciclabile di Corso Umberto, progettata, finanziata e ferma nel cassetto di qualche assessore.

Basta!

E’ troppo anche per il novello carro armato.
In funzione solo da quattro mesi.
Dopo appena ottocento chilometri.

faCCebook è anche su Telegram: unisciti al canale!

La fine di un giovane paraurti servirà?

Paraurti, vola via!
Il tuo sacrificio è la sconfitta della mobilità alternativa.
La tua ribellione dimostra l’assenza totale di una vera politica ambientale.

Una nuova carrozzeria spezzata dal disinteresse istituzionale, dalle mille promesse sbandierate, intrappolate dalla burocrazia malata e rimaste prigioniere nei meandri dei palazzi governativi.

Ma non mi arrendo.
Continuo a pedalare.
Perché il sacrifico di un giovane paraurti non resti inascoltato.


Restiamo in contatto: ricevi la newsletter

Riuso invece di riciclare: io ci credo

Riuso: un thermos contro la plastica

Riusare invece di riciclare.
Ecco la vera rivoluzione da applicare nel nostro piccolo.

E, a ben vedere, il riuso era un comportamento diffuso fino a qualche anno fa.
Ricordo che da piccolo, dal lattaio, consegnavo la bottiglia di vetro vuota.
In questo caso, il contenitore non rientrava nel circolo di lavorazione del riciclo ma veniva riutilizzato con un effetto pratico ed ecologico immediato:

  • restituire il “vuoto” garantiva un risparmio sull’acquisto del successivo litro di latte
  • il riuso non alimentava il processo industriale necessario per distruggere e ricreare il vetro

Inizio io, dall’ufficio: elimino le malefiche bottiglie di plastica a favore di un comodo ed efficiente thermos.
Il primo passo per ridurre l’inquinante usa-e-getta, bloccare la fabbrica della plastica, applicare un concetto elementare: utilizzo un oggetto mille volte prima di sostituirlo.


Termos in ufficio: il riuso contro il riciclo

Plastic free: dipende da noi

Se l’esempio del sottoscritto venisse imitato dai colleghi di lavoro, dagli altri uffici di Napoli, poi da tutte le altre società private e pubbliche del sud Italia.
Se le aziende pubbliche e private incentivassero l’uso del thermos – o di un contenitore equivalente – quante bottiglie di plastica eviteremmo di acquistare e diffondere (per sempre) nell’ambiente?

Perché è lecito attendere il rispetto da parte dei Governi dei trattati globali sull’ambiente ma è anche vero che ogni rivoluzione necessita dell’impegno del singolo cittadino.

Cambiare un’abitudine quotidiana – l’acquisto dell’acqua in bottiglia – è il primo passo per un effetto domino plastic free.

faCCebook è anche su Telegram: unisciti al canale!

La rivoluzione continua dal salumiere

Dopo il thermos in ufficio, punto a ridurre le confezioni imposte dal salumiere.
Se acquisto cento grammi di prosciutto, mi ritrovo con una confezione di plastica e dei fogli di carta che avvolgono le fettine di salume.
Centro grammi di alimenti trasformati in mezzo chilo di materiale da riciclare.

La prossima volta, dal salumiere, mi presenterò con un mio contenitore dove, una volta pesati, chiederò di porgere i cento grammi di prosciutto.
Rifiuterò tutti gli accessori imposti dalla vendita.
Uscirò dal negozio con un peso minimo di materiale da smaltire.

Verrò scambiato per un fissato?
Forse.
Ma non mi interessa.
Perché sono un convinto sostenitore del plastic free.


Restiamo in contatto: ricevi la newsletter

«La nostra casa è in fiamme», il libro di Greta Thunberg sul clima (e la sua famiglia) [RECENSIONE]

Il mondo ha bisogno di Greta Thunberg?

La nostra casa è in fiamme. La nostra battaglia contro il cambiamento climatico di Greta Thunberg è un caso letterario da analizzare con attenzione.
Come afferma la mamma di GretaMalena Ernman, famosa cantante lirica svedese – e vera autrice del libro:

Il mondo necessita di un account instagram di una ragazzina di 16 anni per comprendere la gravità del cambiamento climatico in atto?

Domanda lecita visto che l’azione della figlia smuove l’opinione pubblica mondiale e suscita dibattiti tra gli studenti in ogni angolo del Pianeta.

Greta Thunberg in sciopero per denunciare la gravità dei cambiamenti climatici in atto

Il libro, tra pubblico e privato

La nostra casa è in fiamme descrive due aspetti, il primo privato, l’altro pubblico.
L’autrice (la mamma di Greta), alterna la narrazione tra il dramma familiare scoppiato dopo la scoperta della sindrome di Asperger della figlia e le drammatiche conseguenze causate dal cambiamento climatico in corso.

Le osservazioni della piccola Greta sul clima sono il contorno ad una storia ben più ampia: la profonda crisi dei genitori di fronte al disturbo della bimba occupano parte importante dell’opera.

L’impossibilità di comprendere il comportamento della ragazzina, le difficoltà degli insegnanti ad integrare la studentessa-Greta, l’isolamento scolastico e sociale: La nostra casa è in fiamme è anche una forte denuncia contro il sistema-Svezia, perfetto per i «normali» ma discriminatorio verso chi presenta una diversità.

faCCebook è anche su Telegram: unisciti al canale!

Greta Thunberg, perché leggere il libro

Il Pianeta è ancora vivo perché l’80% della popolazione mondiale è povera.
Se il resto del mondo utilizzasse le medesime risorse dell’Occidente ricco, la fine sarebbe prossima.

Greta ci pone una semplice domanda: siamo disposti, da subito, a cambiare il nostro stile di vita?

Dal suo punto di vista – nero o bianco, non esistono compromessi – scivoliamo velocemente verso il baratro.
L’opinione pubblica non dedica attenzione ad una crisi irreversibile, l’economia sfrutta l’ambiente e nonostante le conseguenze siano sotto gli occhi di tutti, i Governi non muovono un dito.
Sottoscrivono accordi che poi smentiscono con i fatti.
A partire dall’avanzatissima Svezia.

Dunque, il mondo necessita di un account instagram di una ragazzina di 16 anni per comprendere la gravità del cambiamento climatico in atto?
Si, signora Malena: sembra proprio che preferiamo girarci dall’altra parte fingendo che tutto vada bene.

Il sorriso di Greta, le sue osservazioni semplici e lineari, il suo volto innocente ci ricordano che il tempo delle promesse è scaduto.

Occorre agire.
Ora o mai più.

Acquista il libro di Greta su Amazon!


Restiamo in contatto: ricevi la newsletter

Dispenser gratuiti per gli escrementi dei cani: ci riproviamo al Centro Direzionale [DOWNLOAD VOLANTINO]

Al CDN il dispenser rivoluzionario

Il “pezzo zero” del rivoluzionario domino è all’isola G7 del Centro Direzionale di Napoli.
Il primo dispenser gratuito per la raccolta degli escrementi dei cani è a disposizione dei padroni distratti.

Accompagni Fido a liberarsi ma dimentichi la paletta?
Il simpatico dispenser sottostante al volantino, distribuisce gratuitamente il sacchetto col quale prelevare la deiezione e rimediare alla negligenza.
Basta strapparne uno, compiere il dovere (che ogni padrone civile già esegue) e rispettare la regole elementari della convivenza.

Dispenser gratuiti contro gli escrementi di cani: ci riproviamo al Centro Direzionale

In collaborazione con Vivere

Dopo il fallimento di qualche anno fa, ci riprovo.
In collaborazione con Vivere, il mensile del Centro Direzionale, installiamo il dispenser nei pressi del Bar El Cafesino.

«Stavolta funzionarà!» ripeto mentre attacco il volantino nella curiosità generale.

Il Centro Direzionale bene si presta perché è uno spazio circoscritto e controllato.
E, sotto la spinta mediatica di Vivere, l’iniziativa può raggiungere i commercianti ed i cittadini fiduciosi.

Trionferà l’indifferenza oppure i commercianti ed i cittadini, vista l’esigua spesa da sostenere ed i risultati immediati, adotteranno un dispenser gratuito per gli utenti, collocandolo davanti al proprio negozio o condominio?
Non resta che attendere con tenacia: ogni rivoluzione necessita di tempo.

faCCebook è anche su Telegram: unisciti al canale!

Scarica il volantino

Bando alle chiacchiere, passiamo ai fatti concreti.
Con un clic parte la rivoluzione: scarica il volantino, personalizzalo con il logo del tuo negozio (o sponsor), acquista il kit presso un qualsiasi punto vendita di accessori per cani.
Posiziona il distributore (come in foto) nei pressi del tuo condominio o negozio.
Controlla e ricarica il dispenser quando necessario.

Goditi il Centro Direzionale pulito e sii orgoglioso di te stesso: fai parte di quel piccolo, grande esercito di cittadini che, con un piccolo gesto, combattono l’assuefazione per migliorare il mondo che li circonda.


Restiamo in contatto: ricevi la newsletter

Smog, il volto (nero) del «mostro» invisibile [FOTO]

Smog, la foto del «mostro» invisibile

La maschera antismog ricorda il volto di uomo emaciato.
I segni della sofferenza sono evidenti: il viso scavato dai veleni sputati dai mille tubi di scappamento che ingolfano la città, i lividi neri indice di un’aggressione violenta.

Dopo tre mesi di pedalate e battaglie, il filtro elettrostatico a carbone attivo è colpito da sinistre macchie nere.
Le tracce concrete del «mostro» invisibile: il temuto smog.

Smog, il volto (nero) del «mostro» invisibile [FOTO]

Smog: la soluzione è a portata di tutti

La bici come mezzo di trasporto cittadino quotidiano, ecco la vera azione che – chi può – dovrebbe applicare.
Da subito.
Senza alibi.

Non solo nel consueto tragitto casa-lavoro ma anche per andare al cinema, alla Posta o fare la spesa.

Diminuire il numero di automobili/scooter in città, agevolare la mobilità alternativa, l’unica soluzione per tornare a respirare.
Anche a Napoli dove, con il meteo favorevole, possiamo pedalare 365 giorni l’anno.
E invece …

Smog, il volto (nero) del «mostro» invisibile [FOTO]

La maschera antismog ferita

Dalla maschera antismog, con delicatezza, estraggo il corpo martoriato del filtro elettrostatico a carbone (una volta attivo).
Con commozione, lo ringrazio.
Il suo sacrificio tiene a bada polvere sottili e particelle cancerogene varie.

Sostituisco l’eroe con uno giovane, candido nuovo filtro.

Per l’ennesima battaglia contro l’indifferenza della politica ed il temuto «mostro» invisibile.


Restiamo in contatto: ricevi la newsletter

Costretto ad acquistare un carro armato rosso

La lotta dell’eroico ciclista napoletano

Costretto ad acquistare una nuova bici.
Dopo tre anni (e cinquemila chilometri), il tragitto casa-lavoro-casa, si trasforma in un lungo giro sulle montagne russe.
Anzi, montagne napoletane.

Perché pedalare lungo quel maledetto pavimento di sampietrini che tappezza molte arterie della città, genera una micidiale successione di vibrazioni.
Microcolpi che girano intorno la ruota, superano gli ammortizzatori, salgono lungo il manubrio della bici, si conficcano nella spalla, colpiscono la schiena.

Leggere martellate continue nel tempo.
Piccoli aghi che, ad ogni sobbalzo del mezzo sulle pezze di asfalto disseminate ovunque, si conficcano nel corpo del sottoscritto (e di tutti gli eroici ciclisti napoletani).

Dopo tre anni (e cinquemila chilometri), smetto di soffrire: vendo la mia prima bici a pedalata assistita e salgo sul carro armato rosso.

Il carro armato rosso: la mia nuova bici a pedalata assistita

Il nuovo carro armato rosso

Se vivessi a Stoccolma, avrei la mia bella pista ciclabile ad attendermi ogni mattina.
A Napoli, invece, ci arrangiamo con la pista ciclabile immaginaria (la più lunga d’Italia, peraltro).

Per sua stessa natura, non prevede manutenzione.
Dunque, se utilizzi la bici per recarti al lavoro – a tuo rischio e pericolo – conviene dotarsi di un mezzo idoneo.

La scelta ideale cade su un carro armato rosso a due ruote.
Un mezzo massiccio, robusto, capace di affrontare senza esitazione i «mostri» presenti lungo la suddetta pista ciclabile immaginaria.

E annientarli.

faCCebook è anche su Telegram: unisciti al canale!

Carro armato rosso: una scelta obbligata

Il mio nuovo carro armato rosso respinge le malefiche vibrazioni, procede con sicurezza sulla pavimentazione sconnessa, non teme le montagne russe napoletane.

Ma, per il sottoscritto, resta una scelta obbligata ed eccessiva.

Un acquisto forzato per contrastare l’assenza di cultura ciclistica, una decisione necessaria per continuare a pedalare in una città dove la politica per incentivare la mobilità sostenibile, resta un’utopia.

Il carro armato rosso o lo stop forzato.
Dovevo scegliere.

Per amore della libertà, scelgo il carro armato rosso.

La mia nuova bici a pedalata assistita


Restiamo in contatto: ricevi la newsletter

Regalo (quasi) la mia bici a pedalata assistita: come e perché acquistarla dal sottoscritto

E-Ischia, la mia bici a pedalata assistita

Dopo tre anni e cinquemila chilometri di libertà, vendo la mia bici a pedalata assistita.
Modello: E-Ischia della Lombardo (vedi scheda sul sito ufficiale).

Vendo perchè, dopo l’esordio nel mondo delle e-bike, le esigenze del sottoscritto sono cambiate.
Chiarisco: resto totalmente soddisfatto dell’E-Ischia ma è giunto il momento di andare oltre.
Desidero un mezzo più evoluto, due ruote alle quali chiedere prestazioni superiori.

Passa il tempo, gira il contachilometri, aumenta la voglia di pedalare.
E’ una richiesta naturale di un ciclista metropolitano soddisfatto e rimborsato.

Dunque, è giunto il giorno dell’annuncio ufficiale.

La mia bici a pedalata assistita, modello E-Ischia

Vendo E-Ischia, la mia bici a pedalata assistita

Vendo e-bike modello E-Ischia della Lombardo.
Acquistata tre anni fa, percorsi cinquemila chilometri.

Motore nuovo (cambiato a settembre dalla Lombardo stesso).
La bici funziona perfettamente.

Nel prezzo sono comprese;

    • due comode borse laterali
    • il piccolo computer di bordo.

La e-bike pesa 23kg ed è pieghevole.
Facile da trasportare, ideale per muoversi in città (io l’ho utilizzata per il tragitto casa/lavoro, 11km al giorno).

Ovviamente non è uno scooter, un minimo di pedalata è richiesta.
Prezzo: 350€ (costo originale: 1.100€).

Io, ciclista (napoletano) felice

Contattami e prova la bici

I futuri ciclisti possono contattarmi tramite l’e-mail o link social presenti nella colonna destra del sito ( oppure tramite il form presente in homepage).
A chi fosse davvero interessato, presterò l’e-bike per qualche giorno.
Se il mezzo soddisfa le esigenze, deciderà se acquistarla o restituirla.

Con un’offerta così vantaggiosa, non hai alibi: forza, liberati dai mezzi pubblici, lascia l’auto in garage, sali sulla E-Ischia ed inizia a pedalare!


Restiamo in contatto: ricevi la newsletter

La raggelante classifica dei (tre) «mostri» top del 2018

Classifica 2018: i tre «mostri» top

  1. Come scegliere (e quando cambiare) la foto del profilo
  2. Mondragone, cittadinanza onoraria al grattacielo-ecomostro
  3. facebook, la barzelletta

I suddetti articoli sono i post più letti su faCCebook.eu nel 2018.
E chiariamo subito un punto: non ne sono orgoglioso.

faCCebook è anche su Telegram: unisciti al canale!

Primo classificato: la foto del profilo

Quando cambiare e come scegliere l’immagine che ci rappresenta sui social, negli ultimi dodici mesi, distanzia tutti gli altri «mostri» di forma, colore e razze diverse e sale sul gradino più alto del podio.

Come scegliere (e quando cambiare) la foto del profilo dunque, trionfa e – leggendo meglio i numeri – doppia articoli ben più interessanti e profondi.
Questo aspetto proprio non mi piace.

A conferma che sul web la leggerezza premia, facebook, la barzelletta – post breve e divertente – occupa la terza posizione. 
Risultato, per il sottoscritto, raccapricciante.

Mario Monfrecola, ieri ed oggi: primo nella classifica dei post più letti nel 2018

Per fortuna c’è l’ecomostro di Mondragone

La consolazione giunge da un tema a me caro: la difesa dell’ambiente.

L’ironico articolo Mondragone, cittadinanza onoraria al grattacielo-ecomostro risulta il secondo più letto nel 2018, non distante dal vertice.

Contrastare il degrado (morale e non) puntando sulla bellezza ed il rispetto del territorio, è un concetto che ripresenterò nel nuovo anno.

Il grattacielo abbandonato di Mondragone, secondo in classifica tra i post più letti nel 2018

2019, si parte!

Del futuro non vi è certezza, non vi è dubbio.
Eppure una certezza esiste: anche il 2019 sarà un anno di «mostri».

Ma, attenzione: non necessariamente i «mostri» rappresentano esseri o eventi negativi.
Come la suddetta classifica dimostra, i temi affrontati sono di diversa natura, razza e colore.

Dunque, nel 2019 su faCCebook.eu troverete sempre storie di «mostri».
I «mostri» sono ovunque.
Perché sono dentro di noi.


Restiamo in contatto: ricevi la newsletter

Fate presto: la pista ciclabile immaginaria più lunga d’Italia sta sparendo!

A Napoli, la pista ciclabile immaginaria più lunga d’Italia

Da bravo ciclista napoletano ne sono convinto: la pista ciclabile immaginaria presenta molteplici aspetti positivi.

L’iniziativa del Comune va lodata.
Evidenzio tre caratteristiche che, nel corso delle tante rischiose pedalate per Napoli, ho apprezzato:

  • la pista ciclabile immaginaria non sottrae spazio agli automobilisti in cerca di parcheggio, sempre stressati e con le fiamme negli occhi per il caos urbano (peraltro, generato da loro stessi)
  • zero costi di manutenzione (difatti, sta sparendo)
  • da un momento all’altro, la pista ciclabile immaginaria può nascere in qualsiasi quartiere.

Oltre ai suddetti, innegabili vantaggi per le Istituzioni, la pista ciclabile immaginaria stimola chi ama pedalare per Napoli.
Perché la mattina, se prendi la bici per recarti al lavoro, sei certo di trovare un percorso dedicato a te, coraggioso ciclista-guerriero.

Un percorso sbiadito disegnato per terra.
Un geroglifico con due ruote ed un manubrio che ti guida, incerto, lungo il sentiero.

Napoli, a via Duomo la pista ciclabile immaginaria

Via Duomo, quando il miracolo?

Le foto le scatto tempo addietro mentre pedalo per via Duomo, a poche centinaia di metri dalle spoglie del patrono della città.

Dalla sella della e-bike, percorro la pista ciclabile disegnata lungo la ZTL, un pezzo sbiadito, l’altro occupato da un’auto in sosta selvaggia, un ultimo tratto cancellato dalle intemperie.
In un lampo di misticismo, medito speranzoso:

Dovrei parlare con San Gennaro che, poco distante, ogni anno ripete il miracolo. Una vera pista ciclabile, un miracolo, appunto.
Che un giorno, sono sicuro, si realizzerà.

E così, durante il viaggio lungo il sentiero invisibile dedicato ai ciclisti napoletani, mi domando perché mentre nel resto d’Europa si investe nella mobilità alternativa, da noi la bici è considerata un mezzo per pochi intimi.
Anzi, la bici non è affatto considerata un mezzo di trasporto.

Supero via Duomo, giungo nella bella e larga via Foria.
Stavolta, nessun geroglifico col manubrio lungo la strada.
Procedo cauto verso l’inferno metropolitano del Museo, con lo smog alle stelle e il maxi ingorgo quotidiano ad attendermi.

faCCebook è anche su Telegram: unisciti al canale!

La (sola) certezza

Dopo chilometri a rischio e pericolo personale, maschere antismog, imprecazioni contro l’assenza di cultura ciclistica, indignazione per la perenne indifferenza della politica, la pista ciclabile immaginaria resta ancora l’unica certezza per chi ama pedalare per Napoli.

Altri segnali concreti: nessuno.
Risultati raggiunti dai vari governi cittadini : zero.

Insomma, salviamo la pista ciclabile immaginaria!
Fate presto: quel geroglifico con le due ruote ed il manubrio sta sparendo.

Napoli, a via Duomo la pista ciclabile immaginaria sta sparendo


Restiamo in contatto: ricevi la newsletter

Page 1 of 8

Powered by WordPress & Theme by Anders Norén

Translate »