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Tag: amicizia (Page 3 of 6)

In spiaggia: contro l’ecomostro, giustizia fai da te

L’ecomostro

«In caso di crollo, la responsabilità non è del sottoscritto» ribadisce l’ingegnerel’ideatore dell’ecomostro.

La galleria, scavata a meno di un metro dal mare per portare l’acqua salata oltre un muro squadrato, si sfalda ad ogni piccola onda.

«Sei sicuro che l’opera supera la nottata?» chiedo incuriosito.

L’intenzione dell’autore è creare oggi un laghetto artificiale, domani una serie di costruzione intorno con doppio affaccio: lago e mare.
La fantasia (perversa) al potere.

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Il condono, la soluzione (peggiore)

«Assumi un architetto per rendere il progetto più armonico» suggerisco tra il serio ed il faceto.
L’ingegnere sghignazza, sembra soddisfatto della sua nuova creatura.

Interviene l’Avvocato: «preparo le carte per il condono?».
Perché nella giungla della burocrazia, è noto che lo scempio ambientale è risanato con una multa mentre l’abbattimento del «mostro» risulta utopia.

Alzo il tiro.
«Propongo un software gratuito già obsoleto che necessita di un upgrade per funzionare. A pagamento ovviamente».

Risata generale.

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Chiacchiere da battigia

In riva al mare, spogliati dagli abiti da lavoro, con le mani ancora sporche di sabbia ed i piedi nell’acqua limpida, ironizziamo sui peggiori costumi nazionali.

L’incontro sul bagnasciuga è casuale: quattro sconosciuti riuniti intorno ad un secchiello ed una paletta, quattro individui che nella frenetica quotidianità non si scambierebbero nemmeno un buongiorno.

Consci della leggerezza del momento, ognuno spara la sua.

«Perfetto! Tanto paga la Comunità Europea!» sentenzia il tizio con i capelli da surfista (un commercialista?).

Il trionfo della Giustizia

Il gioco diverte finchè il ritmo è incalzante.
Appena cala l’istante di silenzio, la magia che unisce quattro sconosciuti in riva al mare svanisce con l’infrangersi dell’ultima onda sulla galleria illegale.

L’ingegnere termina l’opera purificatrice iniziata dal mare.
Sulla battigia non restano tracce di opere abusive, solo le orme testimoniamo questo incontro inedito.

Ci salutiamo con un sorriso imbarazzato, non ci vedremo più.
Stavolta la Giustizia trionfa, il piccolo «ecomostro» è sconfitto.

I resti di un ecomostro abbattuto


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L’amore non è mai una cosa semplice, di Anna Premoli (recensione)

Target: adolescenti ed universitari

Dopo la prima pagina di lettura incredula, la domanda è sorta spontanea: che ci fa sul mio Kindle, «L’amore non è mai una cosa semplice» storia di passione e scelte difficili di una giovane universitaria confusa?

Con uno sforzo pari allo spostamento del massiccio armadio della nonna, termino il capitolo e svelo l’arcano: il lui è un informatico, io sono un informatico 🙂

Superato lo sconforto iniziale, procedo tra le solite ovvietà sui nerd e la prevedibilità della trama con i ruoli (piatti) dei protagonisti e nessun sussulto nel racconto.

Forse è il sottoscritto avanti con l’età e non apprezza i sogni di una giovane universitaria?

Può essere.

Dunque – esausto per la fatica dell’armadio della nonna – digito le ultime battute buoniste: libro consigliato ad un pubblico adolescenziale o universitario.

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Non è contemporaneo (nonostante facebook)

Non amo criticare un autore – seppure giovane come la nostra Anna Premoli – ma, per rispetto dei Lettori, devo pubblicare l’amara recensione.

Un libro, per definirsi contemporaneo, non basta mescolare le amicizie via facebook, la forza dei social network, la privacy violata di un profilo, Bitcoin – la moneta virtuale – ed i soliti comportamenti chiusi del genio informatico ed i mille tentativi di conquista dell’universitaria aperta col sorriso a trentadue denti!

A tutto c’è un limite.

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Ovvietà (chiedo venia ad Anna Premoli)

La trama?
I personaggi?
I dialoghi?

Trovate sul dizionario dei sinonimi «ovvietà» ed otterrete la lista dei termini che descrivono – ahimè – «L’amore non è mai una cosa semplice».

Sconsolato, cancello l’ebook dal Kindle e passo alla successiva lettura.
Di «L’amore non è mai una cosa semplice» non vi è più traccia 🙁

L'amore non è mai una cosa semplice, di Anna Premoli - recensione

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Mario Cavaliere, i segreti di un instagramer di successo

Mario Cavaliere, amico di una vita

Mario Cavaliere è una persona di cultura.
Le nostre discussioni sotto l’ombrellone, tra il serio ed il faceto, sono un mix di ironia e approfondimenti.
Ascolto con attenzione le sue teorie: col sorriso che lo contraddistingue da sempre, mi spiega la passione per la fotografia.
Difatti, il mio vecchio amico è oggi un instagramer multipremiato.

Mario Cavaliere, instagramer di successo

Il terzo occhio

In sella allo scooter, vede angoli della città che ai molti sfuggono.
E’ il terzo occhio, la capacità del repoter on the road: catturare immagini con una prospettiva originale.
E la community dei fotografi da smartphone apprezza e premia il nostro mcmathematic.

D: Mario le tue pubblicazioni, oltre per lo scatto unico, si caratterizzano anche per le storie narrate: viene prima l’immagine oppure la parola?
R: Assolutamente prima l’immagine poi la parola!
L’immagine sopra ogni cosa ma il racconto i dettagli sono il vero 3D della foto.  Non quello tecnologico ma intendo il 3d quello dell’anima!
Ti racconto un aneddoto: da giovane sono stato alla Galleria degli uffizi a vedere la Venere di Botticelli e dopo cinque ore di fila mi sono trovato di fronte a questo capolavoro e dopo aver ammirato i colori e l’immagine per qualche minuto stavo andando via.
Quando accanto a me c’era una uno che aveva un libro sulla Venere!?!?
Leggeva ad alta voce e diceva che in alto a destra c’è un angelo che la Venere sembra intravedere ecco perchè la sua posizione di profilo gli alberi il cielo … e continuava con la descrizione … insomma la foto per me all’improvviso stava prendendo vita.
Il sapere dei dettagli di un’immagine aumentava il tempo di osservazione!
Questa esperienza mi ha letteralmente segnato!

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Il segreto? La diversità

D: il Vesuvio è il medesimo da secoli: come realizzare una foto originale?
R: Eh vecchio Monf! Questo è il vero segreto della foto! E cioè il segreto non è fotografare ciò che nessuno ha mai visto ma fotografare quello che tutti vedono ma in maniera diversa!
Il Vesuvio è sempre diverso come i tramonti..l’occhio, lo stato d’animo può fare la differenza. Posso dirti che nonostante io sia solare non amo le foto con il sole forte, adoro quelle un po’ noir … gotiche boh! Secondo me così sono più realistiche!
E il Vesuvio è perfetto in questo tipo di scenario.

D: quale è il sentimento principe che ti spinge a fermare lo scooter, passeggiare per i vicoli, documentarti, indagare per scovare un angolo di città da catturare?
R: Ciò che mi spinge è assolutamente il sentimento di quanto Napoli sia sottovalutata! Cioè moltissimi pensano di conoscerla ma Napoli è terribilmente misteriosa.
Spesso le foto banali di Napoli ne racchiudono solo la punta di un iceberg.
Ci sono vicoletti spesso bui e con scarsa igiene ma poi basta guardare all’interno di qualche palazzo del 700 e trovi storia a fiumi, la cosa che m’infastidisce di più è proprio che tutti pensano di conoscere poi appena indago su qualcosa che scopro tutti mi dicono: ah non lo sapevo!
Tutti si preoccupano dei turisti ma Napoli va raccontata ai napoletani non ai turisti! Quelli verranno di conseguenza!!
Se si va avanti col prototipo pizza mandolino e sfogliatella (peraltro buonissima) è terribilmente svilente per una città come Napoli

D: è tempo di rivincite: quale è lo scatto nel quale credevi ed invece è passato perlopiù inosservato?
R: Bah Monf puoi non credermi ma non sono un catcher di premi.
Ci sono tante foto che io definisco marchette: basta un babà col vesuvio di sfondo o una foto ad una pizza col golfo in sottofondo vedrai premi a gogò! 😀
Io cerco il desueto! O comunque se è qualcosa è strafotografato deve avere un valore aggiunto!
Ecco che la didascalia può aiutare.
Comunque, per rispondere alla tua domanda: quella che pubblicai del Campanile della Madonna del Carmine: per me è meraviglioso!
Ma sono di parte! 😀

Il Campanile della Madonna del Carmine, di Mario Cavaliere

La foto è uno stato d’animo

D: le persone sono assenti dalla tua galleria: perché non catturi lo sguardo di una donna, il volto di un anziano, il sorriso di un bimbo?
R: Lo faccio ma solo con la mia famiglia. Perchè credo sia un tipo di foto troppo intima e io non ho intimità con gli sconosciuti.
E poi la verità è che non sono così introspettivo. La foto è un percorso, io sono ancora dietro. Come anche la foto bianco e nero sono fortemente introspettive e io non ho ancora raggiunto questo livello, questa capacità!

D: Mario, la tua bacheca è affollata di piccole e grandi soddisfazioni, premi ricevuti da importanti community online. La gratificazione fa piacere, è innegabile: cosa provi quando ricevi la meritata coppa? Dai peso alla fama oppure, in caso di indifferenza generale, avresti abbandonato Instagram?

R: Assolutamente no! La foto per me è uno stato d’animo, non mi sento in competizione. Sono una persona molto competitiva ma sulla foto no!
Come si può pensare di competere con uno stato d’animo?!?!?
Poi c’è una frase di un famoso fotografo che dice: “Se hai una bella foto che fai? la conservi nel cassetto?” dunque ovvio che fa piacere mostrarla. Non nego che fa piacere l’attenzione di chi sceglie la tua foto tra tante e ne coglie il tuo stesso spirito. E’ una forma di comunicazione meravigliosa ma questo comunque non crea in me ossessione. I premi poi sono punti di partenza non di arrivo! Li ripubblico solo temporaneamente perchè fa piacere agli admin che ti premiano,
Vedo profili zeppi di premi io invece dopo un po’ cancello tutto.

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Instagram, per intrattenere ed informare

D: Mario, sei su faCCebook.eu, il blog ufficiale dei «mostri»: a tal proposito, ne hai mai immortalato uno?
R: No Monf sai che seguo moltissimo il tuo blog! Perchè in un certo senso ha uno spirito simile al mio, cioè la ricerca del desueto, talvolta la critica, il mostro!
Ovviamente il tuo è un blog famoso, io scatto solo qualche foto e sono molto criticato dai follower perchè partorisco foto con gestazioni da elefante! 😀

D: credi nella foto denuncia oppure utilizzi il tuo canale solo per informare ed intrattenere?
R: credo nella foto denuncia ma non utilizzo questo tipo di canale ma solo intrattenere. Informare poi sarebbe pretestuoso da parte mia, io scopro delle cose e le racconto a chi come me non ne era a conoscenza. Tutto qua: un gioco semplice!

Fotografia e Matematica

La foto per me è geometria decorata con i colori della realtà … e la foto spesso mi aiuta a raccontare …

D: Mario la tua stessa citazione ed il nome dell’account Instagram mcmathematic ti inchiodano: la Matematica (con la “M” maiuscola) è parte della tua visione della vita? E influenza anche i tuoi scatti? La Matematica non è noiosa? Che relazione c’è tra tutti quei numeri grigi e le tue foto colorate?
R: Devo dirti che la matematica è ovunque: la geometria di un golfo, quella di una volta di una chiesa …
Ricordo in una foto del golfo di Napoli con una scogliera: sembrava il grafico del logaritmo! Perchè poi tutti dicono di odiare la matematica ma poi moltissimi ne sono affascinati!
Dunque la relazione tra matematica e fotografia è fortissima! Se ti riferisci alla parte numerica quella no, è solo uno dei tanti aspetti della matematica che credo non ha assonanza con le foto.

D: Mario, lasciaci con una promessa: nel prossimo scatto catturerai l’anima di una persona.
R: Ci proverò! Monf! Se diventerò bravo ce la farò!
Ho una vita davanti e se non ci riuscirò oltre questa vita fotograferò l’anima del mio fantasma.
Per accontentarti 🙂

Scopri il canale Instagram di Mario Cavaliere!


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Le ossessioni alimentari di un quarantenne moderno

Soia, semi di lino ed antiossidanti

«Assaggia i semi di lino, sono speciali».
A casa di coetanei ritrovo le manie alimentari di noi, over quarantenni.

Il menù generazionale prevede:

  • azzeramento della carne rossa
  • a colazione, il tè (meglio se verde) a favore del latte (pesante da digerire)
  • a pranzo e/o cena, hamburger di soia, insalata di tofu, seitan al forno
  • alla scoperta dei valori nutrizionale di quinoa e affini
  • verdura e frutta di stagione a tutte le ore

Semi di lino, soia, tofu, seitan, antiossidanti: i cibi vegetariani aiutano a star meglio

Cibi vegetariani per tutti

La lotta alla pancia da impiegato-sedentario ingrassata dalle serate dopo cena da-Re-dello-zapping-srotolato-sul-divano-davanti-la-tv si combatte con un tuffo nel mondo vegetariano.

Al supermercato, il reparto dedicato ieri agli integralisti della salute, oggi è un settore di massa (con i prezzi in aumento vista la richiesta crescente).

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Tips and tricks

E’ furbo allungare le braccia per la presbiopia galoppante, sperimentare pilates per prevenire il mal di schiena, utilizzare Runtastic per contare i diecimila passi al giorno consigliati dal dottore, bere otto bicchieri d’acqua in otto ore e mangiare lo yogurt a metà mattinata, preferire il caffè d’orzo e lo zucchero di canna se necessario.

Il trionfo dell’integrali tra pane e pasta e gli immancabili cibi antiossidanti (mandorle, noci e frutta secca) completano il quadro della prevenzione ed attenzione alla forma fisica non più «quella di una volta».

Fissazioni?
Ossessioni moderne di un quarantacinquenne preoccupato?
No.
Significa accettare i cambiamenti del proprio fisico col trascorrere del tempo.

Adattarsi è sintomo di intelligenza.
Ad ogni età.


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La simmetria dei desideri, di Eshkol Nevo (recensione)

Attesa elevata? Buon segno

Talvolta, la delusione è indice di positività.
Come nel finale di La simmetria dei desideri.

Il piacere della storia era tale che – come immaginavo – giunto all’ultimo rigo, sono rimasto con l’amaro in bocca.
Amarezza legata ad un libro che desideravo non abbandonare: più mi avvicinavo all’inevitabile 100%, maggiore era la curiosità nel capire come il cerchio perfetto si potesse chiudere.

Dopo il fatale The End, prima la delusione (a caldo) poi la soddisfazione (a freddo): «l’unico finale possibile, giusto così».

La simmetria del desiderio, di Eshkol Nevo (recensione)

Non si tratta dei soliti quattro amici al bar

Il (bel) libro di Eshkol Nevo è zeppo di riflessioni sull’amicizia (alcune conservate nel post Amicizia, riflessioni simmetriche), tema a me caro.

I quattro ragazzi della piccola Haifa – poi trasferiti a Tel Aviv (il romanzo è ambientato in Israele), amici fin dal liceo ed oggi trentenni, prima della finale del mondiale di calcio del 1998 conservano su un foglio i loro desideri segreti.
Si ripromettono di rileggere il biglietto dopo quattro anni, alla successiva finale di coppa del Mondo.

Quattro anni di intrecci, riflessioni, domande, ricordi, speranze, propositi, sogni, progetti, felicità, delusioni.
E quando verrà il momento di riaprire biglietti …

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Un libro voluminoso, leggero e lineare

L’ebook è lungo: se fosse cartaceo, sarebbe un bel mattone.
Eppure la lettura scorre veloce, senza fatica e inceppi.

Una curiosità: nel libro sono assenti le conversazioni dirette tra i personaggi (per intenderci quelle racchiuse tra «bla bla bla») eppure la narrazione è piacevole e spinge il Lettore ad affezionarsi talvolta a uno, poi all’altro personaggio.

L’intera vicenda è raccontata da uno dei quattro amici, arbitro superiore degli eventi.

Una nota sull’ambientazione: per noi occidentali, potrebbe risultare anomalo gli anni di servizio militare obbligatori o altre peculiarità di Israele ma tutto sommato non inficiano sulla comprensione della trama e sulle caratteristiche dei personaggi, descritti con profondità e chiarezza.

Perché leggere il libro di Eshkol Nevo

L’autore ci ricorda un concetto spesso dimenticato: l’amicizia è un sentimento imperfetto e forte quanto l’amore.
Nonostante gli errori e l’imperfezione della Vita.

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Amicizia, riflessioni simmetriche

La voglia di essere attore principale della propria vita

anch’io mi sarei staccato dal muro ed avrei partecipato alla festa

Sugli obiettivi futuri e la determinazione (a volte ottusa) per raggiungerli

Ci poniamo delle mete, ne diventiamo schiavi. Siamo talmente impegnati a realizzarle, che non ci rendiamo conto che nel frattempo sono cambiate

Amicizia, riflessioni da «La simmetria dei desideri» di Eshkol Nevo e Ofra Bannet

L’innata malizia femminile (una bimba di sei anni gioca con due coetanei)

da parte sua lei concedeva il suo favore ora all’uno ora all’altro, ben attenta a lasciare ad ognuno un barlume di speranza, così da tenerli entrambi legati

Sugli amici di sempre che crescono insieme a noi

quando un amico ti sta vicino e lo vedi ogni giorno, i suoi movimenti sono talmente impercettibili che può cambiare senza che tu te ne accorga. Ma a distanza …

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La simmetria dei desideri

Frasi estratte da un appassionante ebook che sto leggendo ma non ho ancora terminato.
Trattasi di La simmetria dei desideri di Eshkol Nevo e Ofra Bannet

Giunto all’atteso finale, seguirà la dovuta recensione.

Per il momento, mi gusto la lettura rigo per rigo ed assaporo la storia con lo stesso piacere di chi sorseggia un buon vino in compagnia dei suoi vecchi amici di sempre.

dedicato a tutti i compagni di viaggio che non incontro più


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Verdone, l’hai fatta grossa! (lettera di un fan deluso)

Caro Carlo,
perchè produci un film insignificante come L’abbiamo fatta grossa?

Oggi sei nel pieno della maturità artistica, potresti osare e sperimentare.
Invece assecondi un progetto commerciale nel quale la tua impronta è inesistente.

Ammettilo: nemmeno tu credi nella tua ultima pellicola.
Assolvo il povero Antonio Albanese, troppo fedele per essere criticato.
Scusami Carlo ma la colpa è tua.

Verdone, l'hai fatta grossa! (lettera di un fan deluso)

L’abbiamo fatta grossa non strappa una risata e non sprona nemmeno riflessioni.
In pratica non suscita emozioni e, sarai d’accordo, questa è la peggior condanna per un film.

Esco dalla sala indifferente, le scene scivolano via e non lasciano traccia nella mente e nel cuore.
Questo sentimento mi suscita rabbia.
Perché ti seguo da anni ed ogni tua storia rappresenta un pezzo importante nella filmografia italiana, un parte d’Italia descritta con ironia ed attualità.
Invece, questa ultima opera, è il vuoto assoluto.

Magari avrai pure racimolato qualche spicciolo facile ma con film simili perdi una fetta di credibilità verso i tuo fans.

Fumati una sigaretta, prenditi pure il giusto periodo di riflessione, non accettare i tempi frenetici ed i ricatti dei produttori.
Ai mercenari non interessa l’opinione dei tuoi fans, i manager contano solo il numero di biglietti staccati.

Caro Carlo, stavolta hai abusato del nostro affetto (lo sai noi ti perdoniamo tutto).
Aspetto il tuo prossimo film, un nuovo Iris Blond mi renderebbe felice.
E – sono convinto – renderebbe felice soprattutto te.

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Se l’amore è al muro [FOTO]

La dedica

A volte mi domando
se vivrei lo stesso senza te …
se ti saprei dimenticare ..!
Ti amo.
(13.11.10)

Lo sfogo d’amore

Immagino l’autore (per galanteria definito un lui) della sofferta dedica.
Il cuore infranto e la mano tremante mentre impugna lo spray colorato.
Sul viso addolorato scivola una lacrima di nostalgia.

L’innamorato triste guarda la parete candida.
Un quesito gli dilania la mente: dove sei amore mio?

La domanda è a un vicolo cieco: abbandonato, desidera buttar fuori il dolore, esprimere la disperazione con le dovute parole.
Pagherebbe oro pur di liberarsi dall’angoscia che attanaglia lo stomaco.

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Tra amore ed odio il confine è labile

E’ un attimo.
Una scintilla d’odio brilla negli occhi del Romeo tradito.
E’ noto sin dai tempi di Adamo ed Eva: il confine tra passione e disprezzo è labile.

Il giovane inspira l’aria fresca di una serata di metà novembre.
Senza esitazione, scrive, scrive, scrive.
Andare avanti è possibile, anche senza te.
La vita è unica, bisogna reagire alle avversità!

La lavagna pubblica appaga la fame di giustizia del Leopardi in erba.
Il mondo intero deve sapere: io ti amavo, perché sei fuggita?
Ti dimenticherò mai?

La denuncia liberatoria è pubblicata.
Per un attimo il dolore si attenua addolcito dal potere dello sfogo.

L’innamorato corre via soddisfatto.
Il muro imbrattato resta.

Se l'amore è sgrammaticato

L’Internet delle persone

La stretta di mano

Quando arrivo all’appuntamento, Pasquale e Giampiero già discutono.
Ci siamo riusciti: organizzare un incontro tra i moderatori della nostra amata community, Napoli image Naples.

Perché la differenza tra l’essere virtuale e la vita reale è semplice: una stretta di mano.

Napoli image Naples, l'Internet delle persone: da sinistra, Giampiero, io e Pasquale

Napoli image Naples, l’Internet delle persone: da sinistra, Giampiero, io e Pasquale

Conoscersi d’avanti ad un caffè

Quale strano sentimento spinge sconosciuti navigatori del web a conoscersi ed incontrarsi?
Perché scatta la folle scintilla che smuove un individuo da dietro al monitor fino ad un affollato bar della stazione centrale?

Discutere, credere nelle proprie idee, confrontarsi e la ferma volontà di confluire le energie positive verso un obiettivo concreto, utile per la collettività.
Utopia per i molti, impegno per pochi.

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Internet, persone connesse

Infastiditi dai due secondi di indignazione volatile dopo un post-denuncia o una foto-scandalo.
Stanchi di guardare la realtà scorrere indifferente attraverso lo schermo di un computer.
I clic facili non bastano più.
Noi vogliamo provarci.

Perché dietro ad un mouse c’è una persona.
Perché un “Mi piace” o un “+1” sono una pacca sulla spalla, un commento è voce, la condivisione uno sguardo d’intesa.

Internet è una rete composta da individui, non da freddi computer connessi.
Proprio come dimostra una stretta di mano tra amici.


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Gli amici di una vita

Giacomo, «il Maestro»

Nei suoi occhi intravedo ancora la scintilla.
Per noi era «il Maestro» e mai titolo fu più appropriato.

Giacomo era semplicemente un talento, lo studente dalle intuizioni geniali capace di inceppare, con una semplice domanda, i ragionamenti impolverati dei baroni della cattedra.

Al suo fianco la compagna di una vita sorride mentre ci abbracciamo …

Dall'università ad oggi, gli amici di una vita

Dall’università ad oggi, gli amici di una vita

Antonio, il buontempone sensibile

Antonio è sempre un buontempone.

Dietro l’apparente leggerezza, nasconde una inattesa sensibilità che sorprende chi non lo conosce (ma non sorprende certamente noi, amici dai tempi dell’università).

Davanti ad una pizza margherita ancora fumante – con la moglie, fotografa per l’occasione – Antonio tiene banco con battute ed aneddoti.
Scherza, ride, coinvolge, rende semplice ciò che risulta complicato (credo sia la sua dote migliore e sono felice che non l’abbia persa!).

Come in facoltà.
Come vent’anni fa.

Carlo ed Olga, la bussola

Carlo&Olga sono i perfetti padroni di casa.
E’ sempre stato così.

Da giovani matricole fino alla tesi di laurea, Carlo&Olga organizzano, convocano, ospitano, fissano luogo e giorno della rimpatriata.

Le nostre bussole temporali.
I riferimenti del gruppo.
Da vent’anni.

Amici, dall’università ad oggi …

Le feste sono un buon periodo per rivedere gli amici.
Soprattutto chi si è trasferito oltre i confini regionali e torna per il ponte natalizio.

Così giunge la notifica di Carlo: appuntamento ore diciannove.

L’incontro, i saluti, gli abbracci, passeggiamo – le luci delle feste rendono la serata tiepida e colorata – poche parole per recuperare gli anni persi, sguardi d’intesa, la confidenza colma il tempo trascorso.

Parliamo del futuro, nuovi obiettivi da raggiungere.
Una finestra sul passato è obbligatoria: Giuseppe è a Dubai? Luciano insegna, Marco si è reinventato un lavoro …

E non ci importa se usciamo dalla pizzeria mentre orde di giovani entrano e beviamo un caffè quando la serata per gli altri inizia.
Ci siamo divertiti.

A presto, amici.

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Quell’odioso augurio (virtuale) natalizio

Se anche l’augurio è virtuale

«Bip», la vibrazione del mio smartphone segnala l’arrivo di un nuova notifica.
«Buon Natale a te ed i tuoi cari. Peppe e famiglia» leggo avvilito.

Perché – se proprio devo dirvela tutta – l’augurio tecnologico è indigesto, peggio di un calzone fritto ripieno di soffritto di maiale con ciccioli e cipolla cruda.

Il messaggio giunge diritto allo stomaco, un fendente che manda al tappeto le mie migliori intenzioni.
Resisto grazie ai duri allenamenti a cui mi sottopongo per affrontare proprio questi momenti di grettezza relazionale.

Contro l'augurio natalizio virtuale

Sono pronto: combatterò contro l’augurio natalizio virtuale

A tutti lo stesso identico messaggio

Se avessi un radar speciale, intercetterei il messaggio di Peppe per disegnare su un monitor la mappa dei destinatari: emergerebbe un grafico costituito da un’infinità di individui senza distinzione di razza, colore e sesso raggiunti tutti dall’identico augurio speciale.

Probabilmente, la stessa moglie, l’amante e il bisnonno ultracentenario (che da qualche anno è passato a miglior vita ma presente ancora nella rubrica del cellulare di Peppe) riceveranno contemporaneamente la medesima frase.

«Non fa male, non fa male» continuo ad urlarmi nella mente proprio come un pugile prima di un importante incontro di boxe.

La tempesta tra la sera della vigilia e Natale

Manca poco al Natale e sono conscio che il peggio deve ancora giungere.

La tempesta di messaggini è prevista per la sera della vigilia e la mattina del venticinque dicembre.
Per allora prometto di essere al top della forma (fisica ed intellettuale) per respingere ogni tipo di falso augurio.

Quest’anno non mi coglierete di sorpresa.
Fatevi avanti «mostri», vi aspetto.

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La barzelletta viaggia via Whatsapp

Il buon umore è contagioso

Il mio amico Alessandro è specializzato in freddure.
Il burlone, ogni settimana, via Whatsapp mi invia una nuova barzelletta.

Ecco l’ultima.
Divertentissima vero?

La barzelletta viaggia via Whatsapp

All’origine era il «Bar Mario»

Quando il web era una galassia di siti statici disegnati con Fronte Page, le gag viaggiavano perlopiù via e-mail.

I primi mattacchioni delle mailing list inviavano freddure e barzellette come semplici messaggi di testo a centinaia di destinatari (consapevoli e non).

Già allora – ma quanto tempo è trascorso? – io, «esperto del settore», utilizzavo il gruppo Yahoo! per restare in contatto con gli amici.
Il Bar Mario fu l’antesignano dei moderni social network, troppo avanti per essere compreso fino in fondo lo chiusi all’apice del successo (un numero esorbitante di iscritti e lo spam si impadronì del locale).

La barzelletta? Da condividere!

La notifica verde attende di essere letta.
Pigio col pollicione sullo schermo dello smartphone, leggo il nuovo messaggio di Alessandro.

E’ l’ennesima battutaccia via Whatsapp.
Rido.
Troppo demenziale per restare isolata sul mio cellulare.
Devo condividerla subito con i miei amici.

Col sorriso ancora stampato sul viso, in modo istintivo, inoltro l’immagine al gruppo WhatsApp della piscina.
In un secondo, la barzelletta raggiunge più di cento persone che, a loro volta senza pensarci troppo, rideranno e spingeranno la battuta verso altri innumerevoli contatti.

Perché l’emotività è il vero motore della condivisione ed il buon umore è contagioso.
Come una barzelletta via WhatsApp, appunto 🙂

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