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Tag: arte (Page 1 of 4)

Arte contemporanea al Centro Direzionale del futuro: il mio articolo su Vivere

Il mio articolo su Vivere di marzo, a pag.3

Quando il direttore di Vivere mi propone un articolo sul Centro Direzionale del futuro, le dita scorrono veloci sulla tastiera (una volta dicevo: “la penna scorre veloce sul foglio” …).
L’immagino così finisce a pag.3 del numero di marzo e sul portale web del mensile.

Per la somma gioia dell’autore.

Arte contemporanea al Centro Direzionale del futuro: l'immagino cosi!

Un museo di arte contemporanea (gratuito)

L’idea di installare delle opere di arte contemporanea tra le varie isole del CDN, è geniale.
Trasformerebbero un ordinario agglomerato di uffici, bar, ristoranti e negozi – oggi vivi dalle otto alle diciannove dei giorni lavorativi – in un luogo colorato da scoprire e visitare.
Anche nei weekend.

Se, una volta tanto, la buona volontà vincesse sulla burocrazia!
Se Istituzioni, società civile, associazioni, interessi della collettività ed interessi politici confluissero tutti nella stessa direzione!

Leggo i tanti articoli dedicati al Centro Direzionale: un museo (gratuito) a cielo aperto, avvierà il Risorgimento di questo quartiere?

Perché no.
Meglio provare o non agire e restare nell’immobilismo?

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Arte contemporanea: un possibile futuro

La cultura, l’arma contro il degrado (morale e non).
Quante volte l’abbiamo scritto?

Dunque, non mi resta che citare l’autore del magistrale articolo L’immagino così che – guarda caso! – la pensa proprio come il sottoscritto 🙂

L’arte contro il degrado, l’arte che genera un indotto economico, l’arte per abbellire un’area che merita ben altro destino, più cura ed investimenti per recuperare i parcheggi abbandonati, far ripartire le scale mobili, ripulire le aiuole.


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«O mast fa e’ fierr e e fierr fanno o’ mast» [MURALES]

Il murales di salita Pontecorvo

Song’ ‘e fierr ca’ fann ‘o mast
(sono i giusti utensili che ti fanno capomastro)

Il murales di salita Pontecorvo mi ricorda la cassetta dei ferri che conservo in casa.
Pinze, martelli, cacciaviti da utilizzare nel momento del bisogno.
Almeno in un primo tentativo, per tamponare l’imprevisto sorto tra le mura domestiche.

Poi, superato il panico e l’emergenza, se non risolvo, ricorro all’intervento dell’esperto: il masto.
Che giungerà con la tuta da lavoro, il giovane ragazzo al seguito pronto a carpire i segreti del capomastro e l’immancabile cassetta dei ferri – quella professionale.

Con l’esperienza e gli utensili giusti, riparerà il guasto casalingo (e presenterà il dovuto conto).

"O Mast fa e' fierr e e fierr fanno o' mast", il murales nei pressi di salita Pontecorvo nei pressi di piazza Dante, traversa via Toledo

La street art contro il degrado urbano

Il murales di salita Pontecorvo si trova in una traversa di via Toledo nei pressi di piazza Dante nel centro storico di Napoli,

Non conosco l’autore – cerco sul web ma non l’ho trovo – ma, chiunque esso sia, a lui il merito di creare un’opera di street art che colora una zona altrimenti grigia.

Un murales che riprende i detti della saggezza popolare.

Che ci ricorda la cassetta dei ferri conservata in casa con la quale, prima o poi, ognuno di noi si deve cimentare.
E poi, in caso di complicazioni, affidarsi all’esperienza del masto.

"O Mast fa e' fierr e e fierr fanno o' mast", il murales nei pressi di salita Pontecorvo nei pressi di piazza Dante, traversa via Toledo


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Museo Campano di Capua a rischio chiusura? [VIDEO]

Al Museo Campano di Capua con Pulcinella

Davvero lo storico Museo Campano di Capua rischia la chiusura?
L’allarme lanciato delle guide è surreale.

Un luogo che conserva la collezione delle “Madri” – statue millenarie raffiguranti le donne con la prole – meriterebbe ben altre prospettive.
Invece, in questa prima mattina di marzo, con l’ingresso gratuito e la visita teatralizzata organizzata dall’Associazione Damusa aps, il museo non è (purtroppo) tutto esaurito.

In visita al Museo Campano di Capua con BeTime

Quella strana sensazione di solitudine

Mi sarei atteso il pienone.
Purtroppo constato che il nostro gruppo – BeTime, l’Università del tempo libero più Damusa – attraversa le sale senza incrociare altre comitive di turisti.

Ascolto Pulcinella-guida spiegare i quadri dell’800 e le monete coniate a Capua – unica città dell’impero romano ad avere una propria moneta – e registro uno strano turbamento: la location è magnifica ma trasmette una sensazione di solitudine.

La passeggiata tra la Storia risulta vivace grazie alle spiegazioni degli attori-guide ma trovo l’ambiente austero.
Freddo.
Il freddo percepito in quelle case che, da troppo tempo, non vedono la luce.

Vorrei aprire le grandi finestre del museo, far entrare il calore del sole e la freschezza dell’aria.
Cancellare l’umidità con le risate dei bambini alle battute di Pulcinella.
Colorare le pareti per trasformare il museo in un luogo vivo.

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Il (mio) video per BeTime

La visita termina tra gli applausi.
Grazie al lavoro delle associazioni, per due ore il Museo Campano di Capua torna a risplendere di entusiasmo, curiosità, stupore, gioia.

Non credo rischi davvero la chiusura.
Sicuramente, però, il Museo vige in uno stato di immeritata sottovalutazione.


 


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Galleria Principe di Napoli: magnifica (se si potesse vedere) [FOTO]

Galleria Principe di Napoli: chiusa

Bella la Galleria Principe di Napoli!
se fosse aperta

La Galleria Principe di Napoli, un gioiello nel cuore di Napoli!
se si potesse visitare

La Galleria Principe di Napoli rappresenta la nostra paradossale città: magnifica e decadente, pronta a rialzarsi dopo l’ennesimo schiaffo e, subito dopo, di nuovo a terra, offesa ed umiliata.

Galleria Principe di Napoli: quando la riapertura?

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La sfregio a pochi metri dal MANN

Ogni giorno, per recarmi al lavoro, la costeggio in bici.
Dalla sella, l’osservo deluso.
Quel cancello sbarrato è l’icona del fallimento, la farraginosa burocrazia contro la bellezza.

E pensare che, proprio di fronte, sorge l’imperioso Museo Archeologico Nazionale di Napoli che attira visitatori da ogni angolo del mondo.

Per la posizione strategia, la Galleria Principe di Napoli chiusa è il benvenuto ideale per il turista entusiasta.
L’opera abbandonata mette subito in chiaro come funziona da queste parti: l’arte trionfa in ogni angolo di Napoli ma a noi, cotanta bellezza, non interessa.
Anzi, la maltrattiamo.

Chiudiamo i cancelli – per la sicurezza, ovvio – invece di riparare velocemente il danno.
Speculiamo sul restauro invece di restituire, il prima possibile, il monumento ai cittadini.

Galleria Principe di Napoli: a pochi metri dal MANN

Lavori in corso?

Se non ricordo male, i lavori per la messa in sicurezza della galleria terminano e, poco dopo, una tempesta primaverile – nel maggio del 2018 –  provoca la caduta dei calcinacci e la nuova chiusura.

A distanza di mesi, la Galleria Principe resta inagibile e non vedo operai al lavoro.
La mattina quando vado in ufficio, al ritorno quando rientro: nessuna opera di restauro in corso.

Osservo sbigottito i calcinacci depositati in un angolo, la polvere sul largo pavimento della Galleria, un triste catenaccio imprigionare l’arte.

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Dalla web tv del Comune di Napoli

La buona notizia giunge dalla web tv del Comune di Napoli: il Sindaco De Magistris afferma che presto la Galleria Principe riaprirà al pubblico.

Bene!

Data della dichiarazione: 24 gennaio 2019.
Attendiamo fiduciosi.


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Parco Virgiliano a Piedigrotta: le immagini dell’imponente tomba di Giacomo Leopardi [FOTO]

La firma di Vittorio Emanuele III (1897)

Umberto I
per grazia di Dio e per volontà della nazione Re d’Italia

Il Senato e la Camera dei Deputati hanno approvato
noi abbiamo sanzionato e promulghiamo quanto segue

ARTICOLO I la tomba del poeta GIACOMO LEOPARDI è dichiarata monumento nazionale
ARTICOLO II Il Governo provvederà alla conservazione ed alla custodia

Ordiniamo che la presente munita del sigillo dello Stato sia inserita nella raccolta ufficiale delle Leggi e dei Decreti del Regno d’Italia mandando a chiunque spetti di osservarla e di farla osservare come legge dello Stato.

Data a Roma ADDI  IV LUGLIO MDCCCXCVII

UMBERTO

La stele, incisa sulla pietra, risale al 1897 e porta l’autorevole firma di Vittorio Emanuele III.

Così, dopo aver visitato il sempre caro mi fu quest’ermo colle a Recanati torno sulla tomba di Giacomo Leopardi, nella mia città.

Il Parco Virgiliano a Piedigrotta: la tomba di Giacomo Leopardi e Virgilio

Il parco Virgiliano a Piedigrotta

A pochi metri dalla stazione di Mergellina, nei pressi dell’infernale galleria delle Quattro Giornate, un piccolo cancello semichiuso nasconde un luogo mistico: il parco Virgiliano a Piedigrotta.

E’ un sabato mattina (gennaio), finalmente il sole riscalda gli animi.
Supero l’entrata, entro con cautela.
Nel parco sono solo.
Osservo le piante ben curate, i giardini ordinati, le didascalie lungo il percorso.
Il silenzio ed i colori mi catapultano in un luogo lontano, rilassante, piacevole.

Inizio la dolce salita, oltre i binari di Mergellina intravedo il fascino blu della Sirena Partenope.
Scruto dettagli, scatto foto mentre il piccolo cancello semichiuso tieni fuori da questo angolo il caos e lo smog della città.

Il parco Virgiliano a Piedigrotta, sede della tomba di Giacomo Leopardi e Virgilio

La tomba di Giacomo Leopardi

Dopo un paio di curve, si erge la maestosa tomba di Giacomo Leopardi.
Un monumento impressionante protetto da una grotta di tufo.
La lastra funeraria firmata da Vittorio Emanuele III dimostra la veridicità del monumento.
Colpito dall’imponenza dell’opera, osservo basito (e soddisfatto).

Un gruppo di turisti francesi sale lungo il sentiero.
Con lo sguardo verso l’alto, squadrano il parco, restano meravigliati dalle grotte, fotografano il mare in lontananza.

Dopo aver reso omaggi al Poeta, ci arrampichiamo lungo i gradoni che ci portano su, in una esigua terrazza.
Guardiamo l’orizzonte azzurro e la profonda gola che entra nella collina (una grotta chiusa per restauro).

Questo piccolo luogo pubblico (gratuito) è ricco di gioielli nascosti, da scoprire con un po’ di pazienza e curiosità.
Meglio se accompagnati da una guida.
E armati con una buona macchina fotografica.

Il Parco Virgiliano a Piedigrotta: la vista panoramica

La galleria fotografica


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Ilaria Cucchi, al Vomero il murales di Jorit [FOTO]

Ilaria Cucchi secondo Jorit Agoch

Il murales di Ilaria Cucchi crea una identità ad un palazzo altresì anonimo.
E al sottoscritto, piace.

Il volto della donna con i caratteristici segni indiani già ammirati nel murales di Marek Hamsik a Quarto e nel San Gennaro di Forcella, identificano la firma – oramai nota ai napoletani – dell’autore.

Al Vomero osservo la nuova opera di Jorit Agoch, l’artista specializzato in Street Art.
Più guardo l’immagine lungo l’intera parete dell’ex stazione elettrica dell’ANM (prima abbandonata e ora ristrutturata per scopi sociali), più mi convinco: l’arte è la migliore arma per combattere il degrado (morale e non).

Ilaria Cucchi, al Vomero il murales di Jorit

Con Sandro Pertini, la strana coppia

Dall’altra parte della facciata, l’amato Sandro Pertini con l’iconica pipa.
Il volto dell’ex Presidente della Repubblica suscita simpatia, la saggezza persa di un tempo che fu.

Il contrasto tra un simbolo dello Stato e la donna che combatte per trovare la verità negata da una parte delle Istituzioni malate.
Il Presidente di tutti e la giustizia violata.
Il passato ed il presente.

L’arte per riflettere.
E denunciare.

Ilaria Cucchi, al Vomero il murales di Jorit

Ilaria Cucchi, al Vomero il murales di Jorit

Ilaria Cucchi, al Vomero il murales di Jorit

La frase nascosta sotto il murales

Per non dimenticare, per far comprendere a tutti che anche la vita degli ultimi conta!
Perché potrebbe accadere a chiunque, anche a te.
Perché chi sbaglia non può essere chiamato a rispondere con la vita.

Ilaria Cucchi, al Vomero il murales di Jorit


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L’Idiota che sogna Napoli: tre aforismi di un uomo troppo buono

L’idiota, di Fëdor Dostoevskij (1869)

Un uomo buono e gentile scambiato per stupido.
Il Principe, personaggio amorevole fino a disarmare il prossimo, negli interlocutori suscita prima ilarità poi un dubbio atroce: trattasi di un uomo dall’intelletto superiore alla media oppure di un vero idiota?

Già nel lontano 1869, il geniale Fëdor Dostoevskij gioca con l’animo umano.
Bontà o arrendevolezza?
Capacità di comprensione estrema oppure ignoranza cieca?
Sana ingenuità o stoltezza?

Resto affascinato dalla lettura dell’Idiota.
Lettura lunga e non ancora terminata.

Pagina dopo pagina, assaporo le conversazioni del principe Myskin, le divertenti reazioni degli altri personaggi alle risposte argute o semplici del presunto … idiota.

E rifletto: dopo un secolo e mezzo (il romanzo risale al 1869), anche oggi, un uomo troppo buono ed aperto al prossimo, suscita dubbi?

Forse, perché la diffidenza è nell’animo umano.
Nel 1869 come nel 2018.

L'idiota di Dostoevskij, alcuni passaggi

Le chiacchiere 

E’ una scienza, quella delle chiacchiere, che ha le sue seduzioni.
Io ho conosciuto politici, letterati e poeti che proprio grazie a questa, sono riusciti a fare carriera

L’ingiustizia della Vita

Come la nuvola di Krylov che passa sopra le terre aride per andare a scaricarsi nell’oceano

Napoli e la bellezza

L’idiota, costretto per motivi di salute in una clinica di un piccolo paesino svizzero, sogna di evadere alla ricerca di colori ed emozioni.
E, nel 1869, cita Napoli come meta di un viaggio fantastico.

Sognavo sempre una grande città come Napoli, ricca di palazzi, di grida, di movimento, di vita (1869)

Il Principe riconosce, nella nostra città, un luogo colorato dove regna l’emozione.
Notevole considerazione del 1869.

Nella sua semplicità, il principe Myskin ha ben chiaro un concetto: la gentilezza, la bontà d’animo, la comprensione verso il prossimo, sono gli unici strumenti capaci di sostenere la società.

Voi, Principe, una volta avete detto che la bellezza avrebbe salvato il mondo … 

La bellezza, l’arma contro il degrado (morale e non).
L’arte,  la cultura, la supremazia del Bene contro il Male.

La bellezza, dunque, salverà li mondo.
E Napoli.


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A Recanati, sul (caro) colle dell”Infinito: un sogno realizzato [FOTO]

«Sempre caro mi fu quest’ermo colle»

A 293 metri sopra il livello del mare, realizzo un sogno.
Il punto più alto della vacanza, a Recanati, sul colle dove Giacomo Leopardi compose l’Infinito.

A Recanati, sul colle de L'Infinito: un sogno realizzato!

L’Infinito, grafia di Giacomo Leopardi

Chissà perché ho sempre amato Leopardi, fin dai tempi della scuola.
Eppure, alle superiori, brillavo soprattutto nelle materie scientifiche e snobbavo la letteratura.

Forse la scintilla scattò quel giorno, quando per caso – presso la Biblioteca Nazionale di Napoli – visito una mostra dedicata al poeta e leggo una copia del’Infinito con la grafia originale di Leopardi.

Una folgorazione che, a distanza di anni, mi porta a Recanati?

Recanati, la prigione d’oro di Leopardi

Emozionato, dal colle osservo le colline marchigiane.
Con la vista scruto l’orizzonte, il trionfo del verde tra le dolci vette delle montagne in lontananza.

Per il sottoscritto, un panorama affascinante.
Per Giacomo Leopardi, l’Infinito oltre la siepe, la via di fuga dalla prigione di Recanati.

A Recanati, sul colle de L'Infinito

«Come in un libro di storia»

«Sembra di passeggiare tra le pagine di un libro di storia» balbetto appena giungo a Recanati, a pochi passi da Casa Leopardi.
Dalla piazza limitrofa, osservo l’imponente palazzo, sede (ancora oggi) della famiglia del poeta.

All’interno, l’enorme biblioteca privata voluta dal padre, il Conte Monaldo, uomo illuminato pronto ad investire il proprio patrimonio per acquistare e raccogliere libri di storia, scienza, filosofia, astronomia …

Creerà una biblioteca con quasi 14 mila volumi, a disposizione per lo studio dei figli e della popolazione (a fine settecento, uno dei primi casi in Europa di biblioteca privata aperta al pubblico).

A Recanati, casa Leopardi

L’amore per Silvia? Un falso storico

Dalle finestre del palazzo, il giovane Leopardi studia ed osserva la vita nella piccola piazza, al centro di Recanati.

La vivacità dei bambini, il duro lavoro di Teresa Fattorini – figlia del cocchiere di casa Leopardi – morta a soli vent’anni per tubercolosi.
Secondo la guida che ci accompagna, Leopardi non ama Teresa Fattorini ma resta colpito dal suo triste destino.

A lei si ispirerà (nove anni dopo) per comporre A Silvia.

A Recanati, la casa di Silvia

La biblioteca, il Google di Leopardi

Studi recenti asseriscono che il giovane Leopardi consultò il 75% dei 14 mila volumi presenti in biblioteca.

I libri come un moderno motore di ricerca: tra le migliaia di pagine catalogate per argomento, il poeta sfama la sua infinita sete di conoscenza.
E viaggia con la mente lontano da quelle pareti che, ben presto, risulteranno un mondo troppo piccolo per un uomo così straordinario.

Spostandosi col tavolino, da finestra in finestra alla ricerca della luce, Leopardi con la forza dell’immaginazione, da quelle finestre, osserverà il mondo e scriverà versi immortali.

A Recanati, il sabato del villaggio

A Recanati, il sabato del villaggio


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Galleria Umberto di Napoli, il fascino della metà bellezza [FOTO]

Galleria Umberto restaurata … a metà

Un lato è chiaro, pulito, tornato all’antico splendore.
L’altra facciata, invece, mostra l’usura del tempo che fu.

Così si presenta la maestosa Galleria Umberto I di Napoli, nel cuore della città, a due passi dal centro storico (e dal mare).

Dopo due mesi senza e-bike, mi regalo una prima pedalata a via Toledo, tra i tanti turisti che affollano la città ed i mille colori (rumori?) dei vicoli.
Viaggio in direzione piazza del Plebiscito e resto attratto dalle due facce della Galleria Umberto, una sosta per due scatti è obbligatoria.

Galleria Umberto di Napoli restaurata a metà

Il fascino dell’imperfezione

Ripenso alla pendenza della torre di Pisa: se fosse dritta, a chi interesserebbe?
L’unicità del monumento è dovuta al suo difetto che rende la torre pendente un polo di attrazione mondiale.

Lo stesso ragionamento l’applico alla nostra Galleria Umberto: il restauro a metà la rende … speciale!

Se il lavoro fosse completo al cento per cento, dopo il bagliore negli occhi, subentrerebbe la normalità di un’opera terminata.
E poi l’assuefazione ed il successivo oblio.

Invece, il contrasto tra il bello del restauro e l’incuria della opposta facciata è un pugno allo stomaco che non lascia indifferenti.
Il visitatore ignaro salta con lo sguardo da destra a sinistra e viceversa.

L’opera incompiuta lo costringe a riflettere e poi, superati i primi minuti di choc, la domanda gli sorge spontanea: perchè la Gallieria Umberto è bella a metà?

Galleria Umberto di Napoli restaurata a metà

La (non) spiegazione

Dal web leggo la (non) spiegazione: questioni burocratiche legate ai condomini privati che abitano nella galleria.

Una parte ha investito per il rifacimento, l’altra ha deciso di non spendere soldi per il restauro.

Ognuno ha le sue ragioni (economiche).

Galleria Umberto di Napoli restaurata a metà

Galleria Umberto, l’icona di Napoli

Il restauro dimezzato è la giusta icona della nostra città.

Napoli, sempre in bilico tra ciò che potrebbe essere e ciò che realmente è, con le mille potenzialità e il degrado che incombe.

La voglia di stupire e la mancanza cronica di fondi, la forza dell’arte e la burocrazia inceppata, l’orgoglio per le nostre mille bellezze e la vergogna dei soliti «mostri» che ci affliggono … l’elenco è lungo ed è noto a tutti (ora, aggiungiamo anche la Galleria Umberto).

E così, tra un pensiero ed una riflessione, scatto qualche foto.

Riprendo l’e-bike, torno su via Toledo e pedalo verso il mare.
Sorrido mentre penso a questo ennesimo controsenso tutto napoletano.

Galleria Umberto di Napoli restaurata a metà


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Se la torre di Pisa fosse dritta [FOTO]

A Pisa per sostenere la torre pendente

Cerco la miglior posizione per la foto di rito.

Piazza dei Miracoli pullula di turisti giunti da ogni angolo del Pianeta.
Con le mani ferme per aria, alla ricerca della giusta distanza, sostengono la torre.

Ognuno è convinto della propria tecnica: c’è chi sovrappone le mani di fianco la torre, chi si stende pancia all’aria per sorreggere il monumento dalla base, chi si piega sulle ginocchia e finge uno sforzo per non far cadere la torre da un lato.

Alcuni preferiscono lo scatto nei pressi del monumento, altri si allontanano per sfruttare la prospettiva.

La pendenza stimola la fantasia, tutti alla ricerca della foto perfetta.

La prima fila è occupata dall’organizzatissimo esercito di giapponesi.
Con disciplina, attendono che si liberino le migliori posizioni occupate dai connazionali con gli occhi a mandorla per immortalare la torre pendente.

I professionisti, dotati del piedistallo.
I più giovani, alzano al cielo lo smartphone agganciato all’asta pakistana, un sorriso per il selfie d’ordinanza da condividere in tempo reale via social.

Se la torre di Pisa fosse dritta, a chi interesserebbe?

A chi interessa la torre di Pisa dritta?

La massa di turisti – compreso il sottoscritto – è attratto proprio dal difetto che rende unico il monumento.

Se la torre di Pisa fosse dritta, piazza dei Miracoli si ridurrebbe ad uno de tanti magnifici luoghi d’arte italiana.
La torre verrebbe ricordata come «il campanile della cattedrale di Santa Maria Assunta» ma non sarebbe presa d’assalto come oggi.

«La pendenza è dovuta a un cedimento del terreno sottostante verificatosi già nelle prime fasi della costruzione»

Mi pongo una domanda: la curiosità per la torre pendente, stimola i visitatori a studiare anche la storia dell’intero complesso?
Oppure ci si limita ad osservare senza approfondire?

Tra una riflessione ed un sorso d’acqua, con pazienza sfrutto un varco tra la folla di turisti e – finalmente – giunge il mio turno: pochi istanti ed immortalo la torre di Pisa!

La trasferta toscana termina.
Torno a Napoli con la risposta che cercavo: la torre, meglio se resta pendente 🙂

La torre di Pisa


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San Leucio: l’arte della seta, i colori della sfilata storica ed il magnifico belvedere [FOTO]

A San Leucio con BeTime

Il belvedere è il primo, magnifico colpo.

Con la domenica limpida, Capri è ben visibile all’orizzonte.
A pochi passi dalla stupefacente terrazza di San Leucio, scorgo l’imponente Reggia di Caserta.
Alle spalle, il Vesuvio domina – come sempre – la scena.

Aderisco all’evento organizzato da BeTime, l’Università del tempo libero: siamo al Complesso Monumentale di San Leucio pronti a visitare il setificio più famoso al mondo ed ammirare la sfilata storica, una festa che si tiene (ogni anno) a giugno.

a San Leucio con BeTIme

Lo statuto di Ferdinandopoli

Il paesaggio alle mie spalle è una tavolozza di colori.
Chiedo ad un amico di immortalare il momento: prevale l’azzurro, forse i Borboni tifavano Napoli?

All’interno del museo dedicato alla seta, difronte all’ingegno dei macchinari e alla precisione della lavorazione, resto sbigottito.

La guida ci spiega, con minuzia di particolari, perché la seta di San Leucio è presente nei palazzi del potere più importanti al mondo: dalla Casa Bianca a Buckingham Palace!

E poi, le innovazioni introdotte dallo Statuto di San Leucio (o Codice leuciano) di Ferdinando IV di Borbone: l’istruzione scolastica per ragazzi e ragazze, la formazione lavorativa, la specializzazione nel settore della seta, la parità di trattamento economico uomo/donna, la sanità garantita per tutti, una casa assegnata ad ogni operaio, la possibilità di accedere a sussidi sociali …

Leggi presenti a San Leucio, il piccolo borgo in provincia di Caserta … nel 1700!
(basta cercare in Rete per confermare o smentire le affermazioni della guida)

A San Leucio, i macchinari per produrre la seta

La galleria fotografrica

La bellezza del luogo resta negli occhi dei visitatori, rapiti dai colori della sfilata storica e dai balli ottocenteschi organizzati per la serata (del 24 giugno).

A voi le foto per spronarvi a visitare un luogo dalla storia unica.
Forse irripetibile?


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Francolise e Valogno: due storie speciali da conoscere [VIDEO]

Fracolise e Valogno, esempi di coraggio

Francolise e Valogno sono due granelli di sabbia sulla cartina della Campania.
Ma, le due micro-realtà in provincia di Caserta, raccontano storie speciali.

Che vale la pena conoscere.

Perché questi piccoli centri, grazie alla determinazione di alcune persone, rappresentano un importante baluardo contro il degrado.

A Francolise, il Gruppo Archeologico Falerno-Caleno, richiede alle autorità competenti l’affidamento della villa romana di San Rocco.

Il Gruppo Archeologico Falerno Caleno, conduce una intensa attività di valorizzazione e fruizione della villa romana in località San Rocco (Francolise)

A Valogno, il prof. Giovanni Casale fa rinascere il borgo dimenticato tramite l’arte.

Il sottoscritto, alla villa romanda di Francolise, cerca i migliori punti per le riprese

Se ragionassimo al contrario?

Per comprendere l’importanza dei volontari di Francolise e del vulcanico professore di Valogno, ragiono al contrario: se non fossero intervenuti, questi due luoghi, oggi, cosa sarebbero?

L’incuria e l’indifferenza avrebbero mangiato i resti della magnifica villa romana di Francolise.
Il borgo di Valogno sarebbe disabitato e prossimo a divenire un paese fantasma.

Invece, con l’azione diretta di queste donne e uomini, a Francolise è possibile visitare gli importati scavi romani, a Valogno passeggiare per il borgo in compagnia degli ottantanove abitanti, osservare i quarantacinque murales che ornano il paese, partecipare al pranzo condiviso organizzato dalla signora Dora – la moglie del professore Giovanni.

I murales di Valogno

Francolise e Valogno, l’arte contro il degrado

L’arte contro il degrado, Francolise e Valogno confermano l’idea vincente: la cultura e l’esempio diretto sono le migliori armi per fermare il degrado (morale e non).

Il sottoscritto registra in tre minuti di videoclip l’entusiasmo dei volontari di Francolise e gli ideali del professore di Valogno.

Grazie a BeTime, l’Università del tempo libero, sono felice di aver scoperto due angoli nascosti della nostra Campania dove, i soliti «mostri», stavolta, sono stati respinti.

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Il video


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