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Tag: bagnoli

Scuola ecomostro di Napoli, ripresi i lavori?

CAPALC/2, la conferma del Sindaco

Dalla pagina facebook del sindaco metropolitano Luigi De Magisitis giunge la conferma:

[…] per quello che riguarda Napoli si è sbloccata la vicenda annosa ex Capalc, cioè il progetto di riqualificazione dell’area compresa tra via Terracina, via Nuova Agnano e via vecchia Agnano mediante il recupero, completamento ed adeguamento del complesso la cui costruzione è iniziata addirittura nel 1976 […]

Scuola eomostro CAPALC/2, ripresi i lavori (dopo 40 anni il cantiere è ancora aperto!)

Cantiere aperto (da 40 anni)

Sabato 17 settembre 2016
Sosto l’auto all’ingresso del cantiere CAPALC/2, pigio sul bottone delle quattro frecce ed osservo felice l’impalcatura circondare la scuola.

L’ecomostro da quaranta anni divora soldi pubblici ed ingrassa per l’inefficienza della malapolitica, si è finalmente arreso?

Scruto l’ingresso sbarrato da un vecchio catenaccio arrugginito, l’immancabile cartello per i malintenzionati: «Personale al completo».
Gli automobilisti – indifferenti ad un simile scempio – guardano il sottoscritto fotografare il «mostro»: ai loro occhi assuefatti, l’anomalia sono io?

Dall’interno non giungono segnali di vita: nessun lavoratore, le ruspe ferme, le betoniere spente.
Forse il sabato il cantiere resta chiuso?

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Totale assenza di informazioni

Mi chiedo: nei pressi di un’opera pubblica, non deve essere esposto un cartello con le informazioni di inizio/fine lavoro, la ditta vincitrice dell’appalto, il responsabile dell’opera?

Fuori la megastruttura di via Terracina, invece, l’unico manifesto presenta una dicitura omertosa, mangiata dalle intemperie.
Leggo un mezzo titolo:

AREA PROGETTAZIONE E MANUTENZIONE EDILIZIA SCOLASTICA COMPLESSO SITO IN VIA TERRACINA EX CAPALC/2

Nient’altro.

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Quando la fine?

La grancassa mediatica scatenata dalle molteplici denunce (tra cui il post del sottoscritto Napoli, la scuola ecomostro ripreso dalla rubrica RiFatto de Il Fatto Quotidiano) è servita per non gettare lo scandalo nel dimenticatoio.

Un riflettore sempre acceso su questa ennesima vergogna nazionale.

Occorre continuare a vigilare, i dubbi restano, il mistero non è ancora svelato: quando sarà consegnata la scuola alla città?

RiFatto de Il Fatto Quotidiano pubblica la mia foto della scuola ecomostro di Bagnoli

Il cantiere risorto

Quest’anno, nel 2016, la scuola ecomostro “CAPALC/2” festeggia il triste primato: 40 anni di lavori e l’opera non è ancora terminata.

Sarà la volta buona?
Pensiamo positivo (ma occhi aperti).


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I colori del murales di Bagnoli

Murales di Bagnoli, se non ci fosse?

Se il muro non fosse dipinto con i colori della fantasia sarebbe un’opera anonima.
Si ridurrebbe all’ennesima parete amorfa mangiata dai fantasmi dell’Italsider.

Perché a Bagnoli, prigioniera da sempre del «mostro» siderurgico per antonomasia, la vivacità dei murales rappresenta una boccata d’aria fresca.

Come accade a Materdei, anche il disegno all’entrata della stazione della cumana di Bagnoli, strappa un sorriso.

Anzi,una meritata fotografia.

I colori del murales di Bagnoli

Scuola e lavoro

Conosco bene Bagnoli.
Una manciata d’anni fa, a pochi passi dal murales, frequentavo le scuole superiori.
Mi licenziai dall’allora VIII ITIS (oggi Augusto Righi) con un immeritato voto (il tempo ha rimediato all’ingiustizia).

Negli anni duemila tornai per lavoro: la sede dell’HP – la multinazionale americana per la quale  operavo – a pochi chilometri dal murales (le drammatiche vicende HP conservate nell’ebook gratuito «Gli ultimi giorni di HP Pozzuoli»).

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Io e Bagnoli, legati da un filo rosso

Un lungo filo rosso lega il sottoscritto a Bagnoli.

Dieci anni con la testa nel monitor a scrivere software e scovare bug.
Dieci anni significano mille pause-pranzo consumate (con estrema soddisfazione) nelle pizzerie del quartiere.

Un filo rosso fumante, saporito che non spezzerò mai 🙂

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L’arte sostituisce la bonifica

In attesa della bonifica dell’intera area sempre promessa e mai realizzata, i murales contrastano la polvere sputata dal «mostro» che, come una sentinella malata, sovrasta il quartiere.

Le matite colorate contro l’inefficienza della politica (locale e nazionale).
L’arte contro il degrado (urbano e morale).
I murales contro l’ex Italsider.

Finché c’è colore, c’è speranza.


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Se la pausa pranzo è con vista mare [FOTO]

Bagnoli, tra rilancio e dura realtà

Che meraviglia trascorrere la pausa pranzo con vista mare.
Seduto in un piccolo ristorante di Bagnoli, osservo i deboli raggi del sole di novembre farsi strada tra i nuvoloni autunnali e cadere all’orizzonte.

Nel piatto l’insalatona “fantasia” mi invita a nozze, al tavolo siamo in tre, dibattiamo di svariati temi, come ogni giorno degli ultimi diciotto anni.

Poco distante, percepisco ancora i fantasmi dell’Italsider mentre la cocente ferita di Città della Scienza non è ancora guarita.

Bagnoli sembra un pendolo in perenne oscillazione tra il  rilancio turistico, le bonifiche del territorio e le possibilità potenziali ma mai realizzate.

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Pozzuoli e la magnifica zona flegrea

Alla nostra destra, il lungomare giunge fino a Pozzuoli per proseguire verso l’amata zona flegrea.
In lontananza l’imponente castello di Baia fa da sentinella al promontorio di capo Miseno.

Un quadro perfetto, non vi è dubbio.

Termino l’insalata, termina il relax.
Batterie ricaricate, è giunto il momento di rientrare.

La pausa pranzo, relax e riflessioni

«Offro io», un caffè al bar è obbligatorio.

Rifletto su ciò che questa zona potrebbe offrire, sulle mancate opportunità, l’incapacità cronica di sfruttare un territorio così affascinante per scopi turistici.

La giornata è limpida, la pioggia sta ripulendo il cielo, il panorama merita uno scatto, il mio profilo Instagram ringrazia.

Non tutti i lavoratori trascorrono una pausa pranzo con vista mare in un luogo così seducente.
Buon per me.

Sorrido mentre rientro in ufficio 🙂

Una magnifica pausa pranzo a Bagnoli con vista mare!

Il mare e le riflessioni di un giovane napoletano

Il mare, quest’eterno movimento

«Ma whatsapp scade veramente?» mi chiedo mentre osservo il mare infinito.
«Prima che gli arabi inventassero lo zero, si poteva dire sei una nullità?» il dubbio resta nonostante scruti l’orizzonte azzurro.
«Perché gli amici prima o poi svaniscono nel nulla?» rifletto mentre un’onda si infrange sulla scogliera nera.

Il mare e le riflessioni di un giovane napoletano

Sono sul pontile di Bagnoli, la passeggiata di 850 metri sul mare napoletano regala sempre riflessioni e spunti interessanti.
Basta fermarsi, guardare la collina di Posillipo o la zona flegrea ed i pensieri subito ribollono nel pentolone dei sentimenti dimenticati.

Le risposte, invece, continuano a latitare e nemmeno l’immenso lago d’acqua salata scioglie i misteri dell’uomo moderno.

Dei tre quesiti ho una sola certezza: ignoro se Whatsapp continuerà ad inviare messaggi senza limiti e tantomeno come, prima dello zero matematico, gli esseri umani si insultassero.
Ho, invece, una sentenza indiscutibile: gli amici svaniscono perché … perché … perché ognuno è preso dalla propria vita, assenza di tempo, interessi diversi, lavoro, carriera, famiglia, bla bla bla …

Alibi, nient’altro che alibi ipocriti.
Che io stesso applico.

Due anni fa, la «guerra civile» bruciava Città della Scienza

L’esercito del bene

In Italia si combatte una guerra civile.
Due eserciti contrapposti: il primo formato da noi, napoletani perbene, cittadini italiani, soldati disciplinati governati da generali spesso eroici e a volte traditori.

Siamo le truppe più numerose ma, nonostante ciò, costretti a difenderci, bloccati dietro la trincea.
Le nostre armi sono la cultura, il rispetto delle regole, la legalità, la forza della giustizia e l’idea del bene comune.
Respingiamo ogni forma di prepotenza e neghiamo la violenza, sogniamo una città normale e vivibile.
Crediamo nelle Istituzioni, amiamo la Vita.

Ogni giorno, però, subiamo le angherie dell’altro esercito, le milizie del male, i soldati della camorra.

Napoli, due anni fa la «guerra civile» bruciava Città della Scienza

L’esercito del male

Questi «mostri» sono ovunque, ratti che vivono nell’illegalità, topi senza etica, gente sporca e priva di morale, delinquenti pronti ad uccidere il fratello per conquistare il potere della distruzione.
L’esercito del male, pur se in netta minoranza, è spietato.

Tra le sue file vige l’odio e la vendetta.
Ogni membro è cresciuto tra la violenza e l’arroganza e, anche tra i più giovani, è indelebile il ricordo di un parente morto ammazzato.
La vita di questi soldati non vale nulla, sono consci che moriranno presto e la loro anima è insanguinata, forse incurabile.

Questi «mostri» non credono a nulla perché odiano la Vita.

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L’anniversario

Due anni fa, l’esercito del male ha attaccato e distrutto una nostra fortezza, simbolo della cultura e ritrovo di migliaia di studenti, La Città della Scienza di Napoli.

Come in ogni guerra cruenta, non viene risparmiato nessuno.
Le icone del sapere colpite senza pietà, le strutture cardine della società civile bruciate senza vergogna.

Ebbene, questo triste anniversario, serve a ricordare a noi tutti che in Italia la maledetta «guerra civile» è ancora in atto.
Non abbassiamo la guardia, non dimentichiamolo mai.


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Napoli, tre scatti dal pontile di Bagnoli

La passeggiata nel mare

E’ bastato un raggio di sole dopo litri di pioggia e la voglia di libertà ritorna prepotente.
Il pontile di Bagnoli parte dall’ex ITALSIDER e viaggia per ottocento metri nel mare, in direzione Procida strizzando l’occhio a Nisida, Posillipo e la zona flegrea.

Una passeggiata ecologica in un luogo silenzioso, lontano dal traffico caotico della città che pure resta sempre ben visibile.

Smartphone alla mano, inizio a camminare e fotografare.

Se capitate da queste parti, regalatevi la passeggiata nel mare.
Ne vale la pena.

Nisida vista dal pontile di Bagnoli - Napoli

Pozzuoli vista dal pontile di Bagnoli (Napoli)

Un gabbiano osserva la zona flegrea - pontile di Bagnoli - Napoli

La scuola ecomostro su Il Fatto Quotidiano

1976

Nel lontano 1976 veniva posto il primo mattone per ciò che sarebbe dovuta essere la più grande scuola del sud Europa con cento aule per contenere più di duemila studenti, impianti sportivi e laboratori, aperti anche al pomeriggio per offrire un servizio agli abitanti della zona.

Dopo quasi quarant’anni, di quel colossale progetto, cosa è stato realizzato?

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Lo scandalo

La scuola ecomostro di Bagnoli è finita su Il Fatto Quotidiano con mia somma soddisfazione (e rabbia).

La rubrica RiFatto ricostruisce le assurde vicende di questo scandalo nazionale nell’articolo «Bagnoli e la scuola che non c’è (da quarant’anni)».

Come accade in questi casi, più scavi e più aumenta la vergogna: così leggo che gli studenti del Liceo Scientifico Labriola di Bagnoli sono ospitati presso un edificio di proprietà della FIAT (affitto rinegoziato da un milione e centomila euro all’anno agli attuali quattrocento mila) mentre la mastodontica struttura pubblica resta abbandonata da oltre quattro decenni.

I politici

Al fiume di parole e promesse mai mantenute degli innumerevoli politici che si sono susseguiti dal 1976 ad oggi, abbiamo una sola certezza matematica: l’ecomostro di Bagnoli è un pozzo senza fondo di sperpero di denaro pubblico.

Sulla ripresa dei lavori non vi è certezza (la ditta appaltatrice del 2010 è fallita) ed ad oggi la scuola è un immorale cantiere degradato, icona del fallimento delle Istituzioni locali (e nazionali).

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Il Fatto

Avete preso RiFatto in edicola? Su Il Fatto Quotidiano di oggi la rubrica sull’Urban Art di David Diavù Vecchiato e Matteo Maffucci è su una scuola-ecomostro di Napoli mai terminata rivista dagli ORTICANOODLES. Correte in edicola.

La foto

L’edizione de Il Fatto di lunedì 2 febbraio 2015 a centro pagina riporta l’articolo con il mio scatto ritoccato da un gruppo di artisti, gli ORTICANOODLES.

A voi l’immagine dell’immortale ecomostro.

RiFatto de Il Fatto Quotidiano pubblica la scuola ecomostro di Bagnoli


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Cartolina da Bagnoli

Dal piazzale sulla salita di Coroglio, osservo Bagnoli

Sullo sfondo la zona flegrea, Pozzuoli, il promontorio di Monte di Procida con l’isola a far da scudo. Sotto il naso, invece, il pontile di Bagnoli: la passeggiata nel mare, un kilometro che divide l’ex Italsider e la rosa dei venti scolpita alla fine del percorso, una strada che parte dal vecchio «mostro» siderurgico e termina tra le onde.

L’enorme complesso industriale dismesso mi angoscia: quante tonnellate di rifiuti industriali avrà inghiottito il mar Tirreno napoletano?
Nessuno lo saprà mai.

Cartolina da Bagnoli - Napoli

Un tizio alla mia destra si lancia nel solito ragionamento italiano ascoltato milioni di volte, il ritornello dei politici nostrani. Vista la convinzione con le quali conferisce le sue tesi, non escludo che egli stesso sia un candidato alle prossime elezioni.

«Eppure potremmo vivere di turismo»

E’ vero.
E’ una affermazione inconfutabile.
Ma purtroppo non è così.

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Il fallimento della politica

Rispetto alle incommensuràbili bellezze naturali che il Signore ci ha donato, esiste un’altrettanta incommensuràbile incapacità politica – nel senso generale del termine – presente in tutte le componenti della società.

La lista degli insuccessi è più lunga del pontile di Bagnoli e non la ripeto, è nota a tutti.

Resta l’amara riflessione con la quale saluto il tizio alla mia destra: «Bagnoli, ciò che era ieri, ciò che potrebbe essere domani e ciò che è oggi: se dopo mezzo secolo ciò che era non è divenuto ciò che poteva essere, non possiamo parlare di turismo ma di un misero fallimento».

Se il tizio alla mia destra è davvero un politico, non mi candiderà mai nel suo partito.


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Napoli, la scuola ecomostro

La scuola ecomostro abbandonata

Ogni giorno dalla mia auto, mentre raggiungo l’ufficio, osservo indignato l’ecomostro e resto sbigottito: una megastruttura incompleta, abbandonata al suo triste destino e mangiata dal degrado galoppante

Un edificio mastodontico tra Fuorigrotta e Bagnoli (due importanti quartieri di Napoli al confine con Agnano) in uno stato di incuria, icona dello sperpero dei soldi pubblici e del fallimento della politica locale.

La scuola economostro in Via Terracina, storia di uno scandalo

VIA TERRACINA EX CAPALC/2

Questa mattina non ho resistito e mi sono fermato davanti al «mostro», indignato l’ho fotografato perché assuefarsi a tali visioni è contro la mia natura.

Le immagini non credo rendano bene l’idea di cosa sia questa complesso, quanto estesa è la superficie occupata e come sia triste osservare una simile dissipazione di fondi statali, tempo ed energie.

Mi avvicino al cartello posto a ciò che un tempo era un ingresso (ora sigillato) e leggo “AREA PROGETTAZIONE E MANUTENZIONE EDILIZIA SCOLASTICA … COMPLESSO SITO IN VIA TERRACINA EX CAPALC/2“.
L’altra informazione che mi colpisce “Contratto in data 11/12/2006”.

Guardo per l’ultima volta lo scheletro in putrefazione e fuggo via pensando «wow, i lavori sono fermi da sette anni … e che schifo! Con la carenza cronica di scuole sul territorio, si lascia quest’opera così?».

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Il cantiere infinito (1976)

Infine, la vergognosa verità.
Basta digitare su Google “CAPALC/2” e lo scandalo è servito: gli studenti del collettivo del Liceo Labriola di Bagnoli hanno pubblicato l’indecente storia di questa pseudo-costruzione che va avanti dal 1976!

A me resta lo sconforto, a Voi le immagini del «mostro» (o di ciò che ne rimane).


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