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Tag: Benitez

Napoli, il «mostro» non è Rafa Benitez

Un paio di sconfitte ed il nostro intelligente allenatore già traballa, il Rafa Benitez mago di coppa, il profeta del calcio moderno stimato in tutta Europa ora siede su una panchina instabile.
Perché i tifosi giudicano dai risultati e bastano novanta minuti per trasformare l’idolo in bidone. Alla squadra del cuore non è concesso perdere – in molti casi, nemmeno pareggiare – se non vinci sei secondo e la domenica sera la classifica di serieA si erge a giudice supremo per emettere la sentenza inappellabile: se non sei primo, hai fallito.

E’ la cultura dello sport inquinato dai soldi e spacchettato della televisione,  lo sport dove il fair-play è una regola scritta nel manuale ma invisibile sui campi, lo sport dove non è contemplata la possibilità che il tuo avversario sia più forte di te e meriti di vincere, lo sport dove a fine partita non ci si complimenta con l’avversario e non si torna mai negli spogliatoi abbracciati mentre dagli spalti dello stadio cadono applausi per tutti gli atleti, vinti e sconfitti.

«Non è un dramma» è la stupefacente affermazione dell’allenatore del Napoli dopo lo zero ad uno in casa col Chievo.

Benitez, la sconfitta del Napoli non è un dramma

Ed ha ragione don Raffaè: perdere una partita alla seconda giornata di campionato è un dato insignificante ed essere sconfitti alla terza partita di campionato resta ancora un dato insignificante.

Ma chi comprende questo elementare concetto?

I vertici del club preoccupati solo del profitto? Gli sponsor in cerca di nuovi testimonial da mercificare? Il tifoso fanatico drogato di risultati? La pay-tv legata agli indici di ascolto e alla pubblicità?

E allora, osservare il Napoli in fondo alla classifica non mi preoccupa.
Mi preoccupa, invece, l’isterismo legato ai risultati, il dramma di certi tifosi – i veri «mostri» di questa vicenda (sportiva).

Con mio figlio al San Paolo, perchè il vero calcio è allo stadio

Calcio e pay-tv

Una recente indagine svela l’ignoranza di molti bimbi metropolitani: «le uova si sviluppano sui banconi del supermercato» è una delle risposte più gettonata.

Tra televisione, videogames e realtà virtuale l’infanzia ignora gli sporchi processi del mondo reale e la distanza tra la ciò che si «tocca» ed i fotogrammi trasmessi da un monitor aumenta di generazione in generazione.

Lo stesso ragionamento vale anche per il calcio e su come viene “percepito” l’evento sportivo dai più piccoli.

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Assuefatti alla poltrona del salotto, i pargoletti guardano le partite col telecomando tra le mani ignorando la vera atmosfera che circonda la gara.
Tra spot pubblicitari, i commenti pilotati dei telecronisti e le riprese ipertecnologiche ma pur sempre limitate del tubo catodico, lo spettacolo agonistico si riduce ad reality show.

Il sudore e la fatica degli atleti non è colto, le voci dei tifosi filtrate dai microfoni ed i colori dello stadio depurati dai cameraman della pay-tv.

Al San Paolo per Napoli Lazio

Prima che sia troppo tardi, decido di rompere questo ciclo vizioso e – alla tenera età di sei anni – giunge il battesimo per mio figlio: tutta la famiglia al San Paolo per Napoli Lazio!

Napoli Lazio, la prima volta di mio figlio al San Paolo

Tripletta di Higuain!

All’ingresso del settore “Family”, osservo gli occhi del mio pargoletto non appena  intravede il prato verde: lo stupore è evidente e la gioia emerge sul suo viso innocente.

Le due squadre ci regalano una domenica con gol ed adrenalina pura: prima lo svantaggio azzurro, poi il fantasmagorico pareggio di Dries Mertens ed infine la fenomenale tripletta del Pipita-Higuain.

Novanta minuti di sentimenti ancestrali: il coinvolgimento emotivo è spontaneo, le nostra urla si confondono con lo sfogo degli altri tifosi, la disperazione per il gol subito che – nello stesso istante – gela tutti gli spettatori ed il salto dal sediolino dei cinquantamila del San Paolo al missile del folletto belga.

Il rito del panino prima dell’inizio del match, la musica e la coreografia delle curve, il caffè borghetti, il papà che abbraccia il figlio, lo strepitare contro l’arbitro, la sensazione di svuotamento al triplice fischio finale.

La sofferta vittoria è giunta, possiamo tornare a casa stanchi ma soddisfatti.

Per mio figlio – come fu per me e per ogni altro bimbo amante del calcio – la prima volta allo stadio è indimenticabile.
«Papà, torniamo un’altra volta?» chiede felice.
Missione compiuta, il telecomando è già un lontano ricordo.

Napoli Lazio, la prima volta di mio figlio al San Paolo

 


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Io mangio con don Raffaé

Benitez, il buongustaio

Avrei potuto scrivere questo post dopo le due trionfali bastonate del Ciuccio alla Zebra ma sarebbe stato come segnare a porta vuota, troppo banale.
Invece l’elogio al godereccio Rafa Benitez lo pubblico dopo il digiuno di Parma e l’inevitabile pioggia di polpette sul nostro pacioccone Mister.

Sarà per quella faccia a forma di torta ripiena, il fisico sedentario indice dell’amore per la buona cucina, il sorriso beffardo di chi è a dieta perenne ma ha appena rubato un cucchiaio di Nutella, quell’aria furba da buongustaio impertinente … a me lo spagnolo piace.

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Benitez ed il Napoli: salsiccia e friarielli

Perché una vera squadra assomiglia al suo allenatore ed il Napoli e don Raffaé sono come la salsiccia con i friarielli, una ricetta perfetta.

Un gioco pepato e mai insipido, a tratti dolce ma sempre spettacolare con l’inevitabile peccato di ingordigia che spinge gli azzurri a commettere errori grossolani.
Ma Hamsik e compagni garantiscono l’abbuffata: i gol (fatti e subiti) si sfornano come pizze calde, lo show segue un menù delicato ed appagante e sotto l’attenta direzione dello chef di sala che prende appunti, registra gli ingredienti ed incita i suoi ragazzi, gli avversari vengono cotti a puntino.

Al novantesimo don Raffaé, inzuppato di sudore come un babà al rum, si presenta sazio davanti le telecamere.

Con le guance rosso fragola risponde alle perfide domande dei giornalisti avari di scoop e con l’intelligenza tipica di colui che viaggia ed apprezza la cultura dei popoli, respinge le provinciali osservazioni nostrane e ci ricorda che il calcio è un gioco: a volte si vince, spesso si perde ma l’importante non è il risultato bensì conservare la propria identità.

Sempre.
Indipendentemente da chi hai dall’altra parte del campo.

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Uno spaghetto per Benitez

E allora mi spingo oltre ed invito ufficialmente Benitez a casa mia per un pranzo napoletano.
Non rimarrà deluso perché io la penso come lui: la bellezza del calcio è nella sua semplicità, come un piatto di spaghetti al pomodoro.

Con Rafa Benitez insieme a pranzo?


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Calcio e soldi: a Napoli si paga pure l’amichevole …

Amichevole estiva: 10€

E’ normale pagare dieci (10!) euro per assistere in televisione ad una partita di calcio amichevole di fine luglio?

Siamo tutti d’accordo: tifiamo Napoli e c’è un enorme attesa per conoscere i nuovi campioni azzurri, curiosità per l’inno, desiderio per le magliette della prossima stagione.

Il popolo partenopeo ringrazia il suo infaticabile Presidente Aurelio De Laurentis per l’impegno e la passione profusi, è davvero un fenomeno del marketing come i risultati (sportivi ed economici) dimostrano.

Ma pagare un allenamento – perché di questo si tratta, seppur coreografico – quanto un incontro di Champions League è davvero troppo, anche se sei il più sfegatato tra i tifosi.

Inoltre, per gli abbonati alla pay-tv (sia Mediaset Premium Calcio che Sky) la beffa è doppia: nonostante versino già la quota mensile per vedere tutti gli incontri di serieA, l’amichevole del Napoli è al di fuori del pacchetto standard.

Napoli Galatasaray, amichevole a 10euro in pay-tv

Paga solo il tifoso del Napoli?

Difronte alle cifre astronomiche che circolano nel (cinico) mondo del calcio, i proventi dell’acquisto di una singola partita come evento televisivo, quanto potranno mai fruttare alle casse azzurre?
Credo spiccioli.

E allora, perché il nostro amato Presidente non si comporta come gli altri club impegnati in altrettanti match altisonanti (il cui risultato sportivo è oltretutto irrilevante) ma visibili in chiaro?

Tifosi azzurri, non è una (ingiustificata) esagerazione pagare dieci auro per la partita contro il simpatico Galatasaray di questa sera?
A Voi la risposta.


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