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Tag: bici (Page 1 of 3)

Smog, il volto (nero) del «mostro» invisibile [FOTO]

Smog, la foto del «mostro» invisibile

La maschera antismog ricorda il volto di uomo emaciato.
I segni della sofferenza sono evidenti: il viso scavato dai veleni sputati dai mille tubi di scappamento che ingolfano la città, i lividi neri indice di un’aggressione violenta.

Dopo tre mesi di pedalate e battaglie, il filtro elettrostatico a carbone attivo è colpito da sinistre macchie nere.
Le tracce concrete del «mostro» invisibile: il temuto smog.

Smog, il volto (nero) del «mostro» invisibile [FOTO]

Smog: la soluzione è a portata di tutti

La bici come mezzo di trasporto cittadino quotidiano, ecco la vera azione che – chi può – dovrebbe applicare.
Da subito.
Senza alibi.

Non solo nel consueto tragitto casa-lavoro ma anche per andare al cinema, alla Posta o fare la spesa.

Diminuire il numero di automobili/scooter in città, agevolare la mobilità alternativa, l’unica soluzione per tornare a respirare.
Anche a Napoli dove, con il meteo favorevole, possiamo pedalare 365 giorni l’anno.
E invece …

Smog, il volto (nero) del «mostro» invisibile [FOTO]

La maschera antismog ferita

Dalla maschera antismog, con delicatezza, estraggo il corpo martoriato del filtro elettrostatico a carbone (una volta attivo).
Con commozione, lo ringrazio.
Il suo sacrificio tiene a bada polvere sottili e particelle cancerogene varie.

Sostituisco l’eroe con uno giovane, candido nuovo filtro.

Per l’ennesima battaglia contro l’indifferenza della politica ed il temuto «mostro» invisibile.


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Costretto ad acquistare un carro armato rosso

La lotta dell’eroico ciclista napoletano

Costretto ad acquistare una nuova bici.
Dopo tre anni (e cinquemila chilometri), il tragitto casa-lavoro-casa, si trasforma in un lungo giro sulle montagne russe.
Anzi, montagne napoletane.

Perché pedalare lungo quel maledetto pavimento di sampietrini che tappezza molte arterie della città, genera una micidiale successione di vibrazioni.
Microcolpi che girano intorno la ruota, superano gli ammortizzatori, salgono lungo il manubrio della bici, si conficcano nella spalla, colpiscono la schiena.

Leggere martellate continue nel tempo.
Piccoli aghi che, ad ogni sobbalzo del mezzo sulle pezze di asfalto disseminate ovunque, si conficcano nel corpo del sottoscritto (e di tutti gli eroici ciclisti napoletani).

Dopo tre anni (e cinquemila chilometri), smetto di soffrire: vendo la mia prima bici a pedalata assistita e salgo sul carro armato rosso.

Il carro armato rosso: la mia nuova bici a pedalata assistita

Il nuovo carro armato rosso

Se vivessi a Stoccolma, avrei la mia bella pista ciclabile ad attendermi ogni mattina.
A Napoli, invece, ci arrangiamo con la pista ciclabile immaginaria (la più lunga d’Italia, peraltro).

Per sua stessa natura, non prevede manutenzione.
Dunque, se utilizzi la bici per recarti al lavoro – a tuo rischio e pericolo – conviene dotarsi di un mezzo idoneo.

La scelta ideale cade su un carro armato rosso a due ruote.
Un mezzo massiccio, robusto, capace di affrontare senza esitazione i «mostri» presenti lungo la suddetta pista ciclabile immaginaria.

E annientarli.

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Carro armato rosso: una scelta obbligata

Il mio nuovo carro armato rosso respinge le malefiche vibrazioni, procede con sicurezza sulla pavimentazione sconnessa, non teme le montagne russe napoletane.

Ma, per il sottoscritto, resta una scelta obbligata ed eccessiva.

Un acquisto forzato per contrastare l’assenza di cultura ciclistica, una decisione necessaria per continuare a pedalare in una città dove la politica per incentivare la mobilità sostenibile, resta un’utopia.

Il carro armato rosso o lo stop forzato.
Dovevo scegliere.

Per amore della libertà, scelgo il carro armato rosso.

La mia nuova bici a pedalata assistita


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Regalo (quasi) la mia bici a pedalata assistita: come e perché acquistarla dal sottoscritto

E-Ischia, la mia bici a pedalata assistita

Dopo tre anni e cinquemila chilometri di libertà, vendo la mia bici a pedalata assistita.
Modello: E-Ischia della Lombardo (vedi scheda sul sito ufficiale).

Vendo perchè, dopo l’esordio nel mondo delle e-bike, le esigenze del sottoscritto sono cambiate.
Chiarisco: resto totalmente soddisfatto dell’E-Ischia ma è giunto il momento di andare oltre.
Desidero un mezzo più evoluto, due ruote alle quali chiedere prestazioni superiori.

Passa il tempo, gira il contachilometri, aumenta la voglia di pedalare.
E’ una richiesta naturale di un ciclista metropolitano soddisfatto e rimborsato.

Dunque, è giunto il giorno dell’annuncio ufficiale.

La mia bici a pedalata assistita, modello E-Ischia

Vendo E-Ischia, la mia bici a pedalata assistita

Vendo e-bike modello E-Ischia della Lombardo.
Acquistata tre anni fa, percorsi cinquemila chilometri.

Motore nuovo (cambiato a settembre dalla Lombardo stesso).
La bici funziona perfettamente.

Nel prezzo sono comprese;

    • due comode borse laterali
    • il piccolo computer di bordo.

La e-bike pesa 23kg ed è pieghevole.
Facile da trasportare, ideale per muoversi in città (io l’ho utilizzata per il tragitto casa/lavoro, 11km al giorno).

Ovviamente non è uno scooter, un minimo di pedalata è richiesta.
Prezzo: 350€ (costo originale: 1.100€).

Io, ciclista (napoletano) felice

Contattami e prova la bici

I futuri ciclisti possono contattarmi tramite l’e-mail o link social presenti nella colonna destra del sito ( oppure tramite il form presente in homepage).
A chi fosse davvero interessato, presterò l’e-bike per qualche giorno.
Se il mezzo soddisfa le esigenze, deciderà se acquistarla o restituirla.

Con un’offerta così vantaggiosa, non hai alibi: forza, liberati dai mezzi pubblici, lascia l’auto in garage, sali sulla E-Ischia ed inizia a pedalare!


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Fate presto: la pista ciclabile immaginaria più lunga d’Italia sta sparendo!

A Napoli, la pista ciclabile immaginaria più lunga d’Italia

Da bravo ciclista napoletano ne sono convinto: la pista ciclabile immaginaria presenta molteplici aspetti positivi.

L’iniziativa del Comune va lodata.
Evidenzio tre caratteristiche che, nel corso delle tante rischiose pedalate per Napoli, ho apprezzato:

  • la pista ciclabile immaginaria non sottrae spazio agli automobilisti in cerca di parcheggio, sempre stressati e con le fiamme negli occhi per il caos urbano (peraltro, generato da loro stessi)
  • zero costi di manutenzione (difatti, sta sparendo)
  • da un momento all’altro, la pista ciclabile immaginaria può nascere in qualsiasi quartiere.

Oltre ai suddetti, innegabili vantaggi per le Istituzioni, la pista ciclabile immaginaria stimola chi ama pedalare per Napoli.
Perché la mattina, se prendi la bici per recarti al lavoro, sei certo di trovare un percorso dedicato a te, coraggioso ciclista-guerriero.

Un percorso sbiadito disegnato per terra.
Un geroglifico con due ruote ed un manubrio che ti guida, incerto, lungo il sentiero.

Napoli, a via Duomo la pista ciclabile immaginaria

Via Duomo, quando il miracolo?

Le foto le scatto tempo addietro mentre pedalo per via Duomo, a poche centinaia di metri dalle spoglie del patrono della città.

Dalla sella della e-bike, percorro la pista ciclabile disegnata lungo la ZTL, un pezzo sbiadito, l’altro occupato da un’auto in sosta selvaggia, un ultimo tratto cancellato dalle intemperie.
In un lampo di misticismo, medito speranzoso:

Dovrei parlare con San Gennaro che, poco distante, ogni anno ripete il miracolo. Una vera pista ciclabile, un miracolo, appunto.
Che un giorno, sono sicuro, si realizzerà.

E così, durante il viaggio lungo il sentiero invisibile dedicato ai ciclisti napoletani, mi domando perché mentre nel resto d’Europa si investe nella mobilità alternativa, da noi la bici è considerata un mezzo per pochi intimi.
Anzi, la bici non è affatto considerata un mezzo di trasporto.

Supero via Duomo, giungo nella bella e larga via Foria.
Stavolta, nessun geroglifico col manubrio lungo la strada.
Procedo cauto verso l’inferno metropolitano del Museo, con lo smog alle stelle e il maxi ingorgo quotidiano ad attendermi.

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La (sola) certezza

Dopo chilometri a rischio e pericolo personale, maschere antismog, imprecazioni contro l’assenza di cultura ciclistica, indignazione per la perenne indifferenza della politica, la pista ciclabile immaginaria resta ancora l’unica certezza per chi ama pedalare per Napoli.

Altri segnali concreti: nessuno.
Risultati raggiunti dai vari governi cittadini : zero.

Insomma, salviamo la pista ciclabile immaginaria!
Fate presto: quel geroglifico con le due ruote ed il manubrio sta sparendo.

Napoli, a via Duomo la pista ciclabile immaginaria sta sparendo


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Chi stabilisce l’altezza dei palazzi di Napoli? [FOTO]

La strana altezza dei palazzi di Napoli

Una lunga distesa di cemento.
Dall’interno della città, fino al mare.

Un zig-zag di edifici incastrati.
Visti dall’alto, ricordano quelle costruzioni disordinate create dalla fantasia di un bimbo mentre gioca nella sua stanzetta.

Agglomerati cresciuti senza norme, quartieri privi dei criteri di minima vivibilità.
Ecco la prima impressione mentre osservo i palazzi di Napoli dall’autobus bloccato sulla tangenziale.

Siamo fermi nel solito ingorgo mattutino di Corso Malta, noi pendolari racchiusi nelle lamiere del 130 a formare un unico corpo omogeneo e compatto.
In questa piovosa mattina d’autunno, costretto ad appendere la bici al chiodo, sono comunque tra i più fortunati: nell’autobus strapieno, riesco a muovermi – nonostante sia incastrato nella massa di viaggiatori come un pezzo di un puzzle – e guadagno preziosi centimetri verso la porta.

Dal vetro mezzo appannato, guardo la linea continua di costruzioni, le strade sottili che separano gli edifici incastonati.

Pensieroso mi chiedo: quando hanno costruito, con quale criterio stabilivano le altezze dei palazzi di Napoli?

Chi stabilisce l'altezza dei palazzi di Napoli?

Come in una fotografia di gruppo

In una foto di gruppo, i più alti vanno sempre nell’ultima fila.
Una semplice regola per garantire a tutti di guardare avanti senza incontrare ostacoli.

Se a Napoli avessimo seguito la medesima logica, da tutti i palazzi avremmo visto il mare!
E, in alcuni casi, anche il cielo.

Invece, negli anni della corsa al mattone, ogni angolo della città è stato occupato da una colata di cemento anarchica.
Chissà quale disegno prevede il leggendario piano regolatore della città (casomai ce ne fosse uno).

Fossi nelle Istituzioni, vista l’impossibilità di correggere gli orrori del passato e per evitare dissonanze tra la (triste) realtà e la burocrazia comunale, nominerei una apposita commissione (di amici ben stipendiati) per «adeguare i documenti ufficiali alle costruzioni esistenti».

Geniale vero?

Chi stabilisce l'altezza dei palazzi di Napoli?

Una nuova prospettiva

Il 130 riparte, l’ingorgo mattutino è superato.
Da lontano intravedo il Centro Direzionale.

Scendo dall’autobus con una consapevolezza in più: osservare la città dall’alto è una prospettiva interessante, permette di vedere ciò che dal basso sfugge.

Così, dall’ingorgo traggo la giusta lezione: da oggi, quando passeggio, alzerò lo sguardo con maggior frequenza.
Per verificare le altezze dei palazzi, indice della storia della città.


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E se andassi al teatro in bici?

La svolta in città: far la spesa in bici

Con l’occhio sinistro controllo la e-bike, col destro parlo con la commessa.
In bilico sulle scale della libreria, non ho il coraggio di lasciare la bici.
Nonostante l’abbia incatenata ad un palo, temo che all’uscita dal negozio, avrò un libro in più ed una bici in meno.

Per i ciclisti, a Napoli manca tutto: dalla agognata pista ciclabile ad un ovvio parcheggio dove sostare (in sicurezza) il proprio mezzo a due ruote.

Un vero sistema di mobilità alternativa permette, a chi ama pedalare in città, di raggiungere il supermercato, parcheggiare la bici (con la certezza di ritrovarla al ritorno), far la spesa e continuare gli spostamenti.
Andare alla posta, recarsi al cinema, visitare un museo.

Senza auto.

Usare la bici in città per far la spesa, andare al teatro ... quando accadrà a Napoli?

Foto: in un piccolo centro della Toscana …

Ad oggi, utilizzo la e-bike per il solo tragitto casa-lavoro / lavoro-casa.
Desidero il salto di qualità ma il contesto cittadino opprime l’iniziativa.
Troppe insidie: la difficoltà nel trovare un posto sicuro dove lasciare l’amata bici è l’ostacolo principale da superare.

Sembra una banalità, invece, è un problema reale.

Ad esempio, quando partecipai alla riunione con il Sindaco De Magistris a palazzo San Giacomo, nei pressi di piazza Municipio, trovai un solo garage disposto ad accettare la bici.
Dopo tre ore di sosta, pagai la tariffa di una moto!
(per la cronaca: 7€ se la memoria non mi inganna)

Eppure, basta spostarsi di qualche Regione, per verificare come – altrove – la bici sia un normale mezzo di trasporto di uso quotidiano.

La foto l’ho scattata questa estate in un piccolo centro della Toscana.
Turisti e cittadini si spostano, raggiungono i lidi, pranzano al ristorante pedalando.

Fuori ogni locale, le rastrelliere.

Per incentivare l’uso delle due ruote, facilitarne l’uso, convincere gli indecisi, dimostrare che, in un sistema organizzato, spostarsi in bici conviene (a tutti).

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Primo passo: parcheggiare la bici

La richiesta del sottoscritto: permettere ai ciclisti metropolitani l’utilizzo della bici per muoversi in città.

Come?
Installiamo le rastrelliere nei vari angoli di Napoli.

Fuori gli uffici postali, lungo le strade dello shopping, nei musei, cinema e teatri, nei cortili delle scuole (poi, un giorno non troppo lontano, anche nei pressi delle stazioni della metropolitana).
Partiamo dalle zone a traffico limitato, più facili da controllare.

Permettere di parcheggiare – in sicurezza – è l’inizio per incentivare l’uso della bici ogni giorno.

Una richiesta semplice e di immediata efficacia.
Attendiamo risposte – anzi, rastrelliere.


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Due mesi senza te

Sfogo d’amore

Dicono che la Vita sia come una ruota.
Gira, gira e rigira.
Nessuno può essere maestro perché oggi capita a me, domani a te.
La Vita gira sempre.
Come una ruota.

E se parliamo di ruote, non posso che pensare a Lei.
Mi manca, da morire.
Da quel maledetto 17 maggio, sono trascorsi due malaugurati mesi.
E di Lei, ancora nessuna traccia.

Eppure, l’ho vista per l’intero inverno.
La pioggia ed il vento non mi hanno fermato.
Ho comprato due magliette termiche pur di recarmi ogni giorno in ufficio, con Lei.
Ogni santo giorno, inseparabili amici di viaggio.

E oggi, che potremmo passeggiare al sole, col tepore dell’estate e la libertà dei gabbiani, non c’è.

La Vita non gira come una ruota.
La Vita va al contrario.

La Vita non gira come una ruota, la Vita va al contrario

Oggi sono un uomo più forte

Senza di Lei, da due mesi combatto contro i «mostri» metropolitani ben noti alle cronache.

Compresso nella carrozza della metropolitana insieme ad altri mille pendolari già sfiniti a prima mattina, alla fermata dell’autobus in balia delle intemperie ed in attesa di un mezzo pubblico che non giungerà mai, sono esperienza della Vita che mi rendono un uomo più forte – non credo migliore. 

In queste occasioni di dolore, rimpiango la nostra frequentazione giornaliera.

Con Lei ero un pendolare libero, un lavoratore rilassato, uno sportivo felice, un uomo indipendente.

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Un caso su un milione, eppure succede

Per consolarmi, chi l’ha accolta – quel maledetto 17 maggio – affermò: «è un problema che non capita mai».

Già, ma le statistiche non giustificano gli imprevisti.
Perché anche lo sventurato colpito dal fulmine si chiede: «un caso su un milione, perché proprio a me?».

Da quel giorno, telefono ogni settimana per sapere come procede.
Messaggi, e-mail, Whatsapp: non mi dimentico di Lei, attendo il suo rientro con fiducia.

E così, da quel maledetto 17 maggio, sono senza la mia amata e-bike.
Il motore è andato.
KO.
BLACK OUT.
Prima un rumore sordo, poi il silenzio.

Il negoziante l’ha spedita al rivenditore, «la bici è in garanzia, non ti preoccupare».
Le ultime parole famose.
Da allora, niente pedalate per la città.
Niente vento tra i capelli.
Niente libertà.

Ma non demordo.
Attendo e mentre viaggio con i mezzi pubblici, osservo la Vita.
Perché la metropolitana e gli autobus sono ricchi di volti, parole ed espressioni.
Mille storie da ascoltare.

Già, la Vita.
Non gira come la ruota di una bici.
Sarebbe troppo lineare e prevedibile.

La Vita, va sempre al contrario.

Presto tornerò al lavoro in bici


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Bike sharing, perchè è importante (e a Napoli non c’è)

Le ciclostazione del bike sharing? Attaccapanni

La ciclostazione è proprio di fronte Castel dell’Ovo.
Perfetta per appoggiare il giubbotto e annessi prima della foto-ricordo.

Perché le postazioni abbandonate del bike sharing napoletano, oggi, a questo servono: da attaccapanni per chi si mette in posa, una inattesa panchina se vuoi recuperare le energie, da toilette per la zampa del quadrupede in cerca di stimoli.

Dopo il tour sulla magnifica terrazza di Castel dell’Ovo, il «mostro» me lo ritrovo davanti in tutto il suo degrado: un monumento all’incuria per ricordarci che il bike sharing a Napoli è ufficialmente morto.

Bike sharing Napoli, servizio fermo da anni. Perchè?

Bike sharing, educazione alla pedalata

Oggi pedalo per gioco.

Domani riprovo, tanto il servizio è gratuito e posso spostarmi in città in modo veloce e senza stress.

La settimana successiva – vista la reale efficacia del bike sharing – riuso la bici per andare e per tornare.

Finché lo sfizio diviene una (sana) abitudine.

E poi, quasi quasi, mi compro una bella bicicletta, magari a pedalata assistita.

Lascio finalmente l’auto in garage e pedalo fino in ufficio.
Divento talmente convinto che, se abito lontano, raggiungo la stazione in bici e continuo col treno.

Fino ad un mese fa, questi erano pensieri scandalosi.

Poi, grazie ai piccoli, quotidiani spostamenti con il bike sharing comunale, scopriamo che la mobilità sostenibile non è un parolone valido solo a Copenaghen.
Al contrario, è applicabile anche nel nostro piccolo mondo.

Se c’è volontà politica, organizzazione, disponibilità.
Strumenti per convincere gli indecisi e trasformare lo sparuto numero di ciclisti metropolitani in un esercito di pendolari ecologici.

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A Napoli, quando riprendiamo a pedalare?

Il bike sharing educa il cittadino all’uso della bici.

Un elementare mezzo di trasporto per introdurre il primo, fondamentale passo alla mobilità alternativa, un segnale essenziale delle istituzioni verso il cittadino: lo Stato ci crede e ti aiuta a pedalare.

Purtroppo la realtà racconta altro: in città, il bike sharing non è attivo da diversi anni (l’ultimo post sul blog del sito ufficiale risale al 23 maggio 2016).

Restano le ciclostazioni abbandonate.
A ricordare a tutti che una realtà diversa è possibile.

Ma al momento, per l’incapacità della politica, non realizzabile.


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Le quattro frecce napoletane

«Ma ho le quattro frecce accese!»

«Si sposti, qui non può parcheggiare» il vigile urbano, cordiale, mi invita a traslocare l’auto.
Fermo, in sosta vietata, attendo un amico uscire dall’aeroporto di Capodichino.
«Ma ho le quattro frecce accese!» ribatto, scandalizzato dall’assurda richiesta.

Perché accendere le quattro frecce, autorizza l’automobilista napoletano ad ogni tipo di manovra/azione.

Prima di sparare a zero contro il «mostro» di turno, un esame di coscienza è obbligatorio.
Scagli la prima pietra chi non ha mai fermato l’auto in doppia fila, con le quattro frecce accese, per comprare al volo il giornale o le sigarette?
O – peggio – parcheggiato sulle strisce pedonali, sempre con i segnalatori attivi, per indicare «giusto un minuto e torno».

A Napoli, le quattro frecce ti autorizzano a tutto?

Quattro frecce, il nostro alibi

La presenza delle quattro frecce fornisce il giusto alibi morale all’automobilista irrispettoso delle regole.

Il lampeggiare delle luci indica la temporaneità dell’infrazione e dunque, l’impunità.
Come se, sostare in doppia fila per dieci minuti, fosse consentito e tollerato.
Dopotutto, violare la regola per un tempo transitorio, è accettato e considerato «normale».

Ben presto, però, con l’assuefazione, l’intervallo temporaneo si dilata e veder circolare uno scooter sul marciapiede diviene normale come l’ordinaria sosta selvaggia delle auto sulle strisce pedonali o i furgoni davanti le rampe impedendo l’accesso ai marciapiedi a chi necessita.

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Lo sfogo (giusto) del vigile urbano

«Voi e ‘ste quattro frecce! A Napoli basta che le accendete e siete convinti di poter fare quello che volete!!!» inveisce il vigile urbano con uno sfogo legittimo e spontaneo.

L’episodio è accaduto una quindicina di anni fa ma lo ricordo come se fosse oggi. Perché il tutore della Legge aveva pienamente ragione.

Le quattro frecce non autorizzano l’automobilista a violare le regole ed il rispetto della collettività non ammette deroghe.

Nemmeno per qualche minuto.
Nemmeno con le quattro frecce accese.


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Vendo vero smog (sporco e nero) [FOTO]

Vendo dati smog luglio – settembre 2017

Periodo di pedalate: primi di luglio, fine settembre.
Come ogni tre mesi, sostituisco il filtro della maschera antismog.

Perchè recarsi al lavoro in bici è un’ottima idea – per la mente e per il fisico – ma richiede le opportune difese.
In primis, la maschera antismog contro le polveri sottili, il «mostro» invisibile.

D’altronde, il suddetto filtro (lercio) ricopre un ruolo statistico importante: in assenza di dati credibili sull’inquinamento reale a Napoli, lo stato di usura del filtro della maschera antismog è un ottimo indice di misurazione dell’avvelenamento dell’area cittadina.

Il sottoscritto, vista la perenne crisi economica che attanaglia le Istituzioni, è disposto a vendere agli enti interessati, il filtro sporco di smog per eventuali misurazioni.

Il filtro della maschera antismog dopo tre mesi di utilizzo

Al museo nazionale non c’è smog?

Il sito dell’ARPAC CAMPANIA riporta le tabelle riassuntive relative alle “Mappa interattiva Rete di Monitoraggio della Qualità dell’aria” con le zone ed una media giornaliera dell’U.M.
Tabelle comprensibili solo ad un esperto.

Ad esempio, nel momento in cui scrivo, al Museo Nazionale di Napoli, per ottobre 2017, viene indicata una media giornaliera pari a 39. 
Ad Acerra, invece, nello stesso periodo, nei pressi della scuola Caporale, c’è un pericoloso 54 digitato in rosso – credo, per indicare, un valore superiore alla media consentita.

I dati dell'ARPAC CAMPANIA ottobre 2017 non indicano smog al Museo Nazionale?

Dunque, dalla dati ARPAC, si evince che nella zona del museo nazionale di Napoli, congestionata dal traffico H24 e smog alle stelle, l’inquinamento non supera il livello di pericolo?
Interpreto bene i dati pubblicati?

Lo scrivente, ogni giorno, in bici attraversa la suddetta zona.

Continui zig-zag tra le auto bloccate nel solito mega-ingorgo, incrocio paralizzato a tutte le ore del giorno, vigili eroici per il rispetto del semaforo, autobus che sbuffano fumo nero e l’esercito di scooter guidati da mille Valentino Rossi senza regole.
Tutti davanti al museo nazionale di Napoli.
Ogni giorno.
Per tutto l’anno.

La testimonianza dei livelli di smog sono stampati sul filtro della maschera antismog: le macchie scure parlano chiaro – al contrario dei numeri dell’ARPAC.

Il filtro della maschera antismog dopo tre mesi di utilizzo

Proposta: un filtro al posto della centraline

Se ho ben inteso le informazioni divulgate dall’ARPAC CAMPANIA, deduco il malfunzionamento delle centraline installate nei pressi del Museo Nazionale.

Propongo di sostituire questi costosi macchinari – forse, privi della corretta manutenzione? – con i filtri della maschera antismog dei vari ciclisti napoletani.
Per risparmiare i soldi dei contribuenti ed ottenere dei dati reali dell’inquinamento.

Per i mesi precedenti, metto a disposizione i miei vecchi filtri.
Lerci, sporchi, usurati ma veri indicatori dello smog cittadino.


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Un saluto speciale. Dopo 3000 chilometri e 200 ore. In bici.

Napoli, dopo 3000 KM in e-bike …

Al chilometro tremila registro un importante evento: ricevo un segnale contro l’indifferenza.

Fine agosto, rientrato da qualche giorno dalle vacanze, ricomincio a pedalare nel solito tragitto casa-lavoro-casa.

Al semaforo di via Duomo, all’incrocio con la sempre trafficata via Foria, fermo sulla e-bike, attendo il verde.
Come ogni pomeriggio, dal lunedì al venerdì.

L’uomo sembra felice di vedermi.
Quasi mi aspettasse, io, ciclista metropolitano chiuso nella maschera antismog.
Lui, mendicante, la strada la sua casa.

Vive di elemosina, chiede pochi centesimi alle auto in attesa del via, a volte racimola una sigaretta da qualche automobilista generoso, spesso la sua presenza invisibile non merita l’attenzione dei passanti.
Come se fosse normale vedere una persona in perenne povertà, al semaforo, a mendicare per sopravvivere.

L’osservo: dignitoso, umile, mai maleducato o aggressivo.
Da qualche tempo, ogni pomeriggio, quando giungo all’incrocio, sorride e mi saluta.

Al km.3000, un saluto speciale contro l'indifferenza

200 ore in sella ma …

Taglio l’importante traguardo delle 200 ore in sella – 3000 km. di pedalata cittadina – ma da qualche giorno, nessuna traccia dell’uomo.
Giunto al semaforo di via Duomo, mi guardo intorno ma non lo vedo più.

Chiuso nel mio mondo, non ho mai rotto il muro della diffidenza per rivolgergli la parola.
Mi limitavo a rispondere al suo saluto speciale.
Dopotutto, non sono migliore dei tanti automobilisti indifferenti alle richieste di elemosina dell’uomo.

Chissà se domani l’incontrerò.
Mi auguro di no.

Magari il suo saluto indicava un cambio di vita, un addio alla povertà.
Magari avrà giocato una schedina vincente al Superenalotto.
Oppure, qualche automobilista non indifferente – perché esistono! – avrà offerto all’uomo una seconda possibilità?

Duecento ore in e-bike e tremila chilometri di pedalate dopo.
Penso positivo.
E’ possibile cambiare ciò che appare ineluttabile, lo dimostra l’esercito dei ciclisti napoletani in costante crescita.

Magari domani è un giorno migliore.
Anche per l’uomo al semaforo capace di scegliere un destino diverso?

forse la vita non è stata tutta persa 
forse qualcosa s’è salvato 
forse davvero non è stato poi tutto sbagliato 
forse era giusto così 

Un saluto speciale, dopo 200 ore in sella


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San Gennaro si difende come può [FOTO]

San Gennaro, il giorno prima

Scatto la foto martedì 18 settembre, il giorno prima del sospirato miracolo partenopeo.

I dissuasori gialli compaiono anche a via Duomo, nel centro storico di Napoli, lungo la via dei musei, nell’arteria che porta dalla centralissima via Foria al tesoro di San Gennaro.

Parcheggio la e-bike, immortalo la scena, un quadro dei nostri tormentati tempi moderni.

Via Duomo, San Gennaro si difende come può

Via Duomo, un lungo zig-zag

La manifestazione si snoda in un lungo zig-zag, i dissuasori incuriosiscono i passanti più che spaventare.
Via Duomo è presidiata dalle forze dell’ordine, nessuna auto in sosta selvaggia, pochi scooter … oggi percorrerla in bici è un vero piacere.

In attesa del miracolo – e della grande folla di fedeli – la sicurezza è garantita.

Via Duomo, anche San Gennaro si difende come può

I dissuasori-panchine

Se riflettiamo in modo asettico, la presenza dei dissuasori gialli è un sintomo che fa rabbrividire.

Difenderci da un nemico invisibile, con ogni mezzo, proprio sotto casa.
Assurdo.

Meglio sorridere con la riflessione tutta napoletana di uno spettatore nei pressi del Duomo sull’uso delle barriere gialle: «almeno c’assettam!» (almeno ci sediamo).

Via Duomo, anche San Gennaro si difende come può

Via Duomo, San Gennaro si difende come può


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