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Tag: burocrazia (Page 1 of 2)

Arte contemporanea al Centro Direzionale del futuro: il mio articolo su Vivere

Il mio articolo su Vivere di marzo, a pag.3

Quando il direttore di Vivere mi propone un articolo sul Centro Direzionale del futuro, le dita scorrono veloci sulla tastiera (una volta dicevo: “la penna scorre veloce sul foglio” …).
L’immagino così finisce a pag.3 del numero di marzo e sul portale web del mensile.

Per la somma gioia dell’autore.

Arte contemporanea al Centro Direzionale del futuro: l'immagino cosi!

Un museo di arte contemporanea (gratuito)

L’idea di installare delle opere di arte contemporanea tra le varie isole del CDN, è geniale.
Trasformerebbero un ordinario agglomerato di uffici, bar, ristoranti e negozi – oggi vivi dalle otto alle diciannove dei giorni lavorativi – in un luogo colorato da scoprire e visitare.
Anche nei weekend.

Se, una volta tanto, la buona volontà vincesse sulla burocrazia!
Se Istituzioni, società civile, associazioni, interessi della collettività ed interessi politici confluissero tutti nella stessa direzione!

Leggo i tanti articoli dedicati al Centro Direzionale: un museo (gratuito) a cielo aperto, avvierà il Risorgimento di questo quartiere?

Perché no.
Meglio provare o non agire e restare nell’immobilismo?

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Arte contemporanea: un possibile futuro

La cultura, l’arma contro il degrado (morale e non).
Quante volte l’abbiamo scritto?

Dunque, non mi resta che citare l’autore del magistrale articolo L’immagino così che – guarda caso! – la pensa proprio come il sottoscritto 🙂

L’arte contro il degrado, l’arte che genera un indotto economico, l’arte per abbellire un’area che merita ben altro destino, più cura ed investimenti per recuperare i parcheggi abbandonati, far ripartire le scale mobili, ripulire le aiuole.


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Gli Intellettuali radical chic, razza pericolosa? Un romanzo (divertente) di Giacomo Papi [RECENSIONE]

Frun, semplificare è bello

Perché tutti quanti usavano la parola “intellettuale” come sinonimo di “radical chic”? […]
Sembrava che la cultura si fosse trasformata in inganno, l’ignoranza in innocenza.

Frun mi mancherà.
Il Funzionario Redattore Ugo Nucci, con i suoi consigli puntuali, semplifica la vita.
Interviene – se necessario – per sostituire termini difficili con parole elementari.
Ed è tutto qui Il censimento dei radical chic di Giacomo Papi

Sembra poco.
Invece, il romanzo è un’accattivante fotografia dei nostri giorni.

Una mondo (inventato?) dove trionfa lo slogan problemi complessi, soluzioni immediate e la superficialità regna sovrana.

Il censimento dei radical chic, un romanzo di attualità di Giacomo Papi [RECENSIONE]

Il Primo Ministero degli Interni

L’alfiere di questa società «semplificata» è l’onnipresente Ministro degli Interni: a colpi di selfie e tweet, annuncia, proclama e nuota in bagni di folla acclamante.
Un politico astuto che, per piacere alle masse, recita il falso ignorante.

E, a furor di popolo, diventerà il Primo Ministero degli Interni.

“Si vergogni! Lei fa citazioni mentre il popolo muore di fame”.

In un mondo dove sono bandite le parole difficili, gli Intellettuali diventano una razza da controllare.

La Cultura, dunque, ben presto, è percepita come «nemica» del popolo.
I suoi esponenti, una fastidiosa minoranza da ghettizzare.

“Chi sono quelle signore, mamma?”.
“Sono intellettuali, Arturo.”
“E che cos’è un intellettuale, mamma?”
“Qualcuno che legge molto e usa parole difficili, suppongo.”
“E a che cosa serve?”
“Questo devi chiederlo a tuo padre.”

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Un romanzo di pura fantasia?

Il censimento dei radical chic tratta il delicato rapporto tra società e cultura con spensieratezza.
I primi capitoli, i migliori.
Con il trascorrere delle pagine, la sorpresa si attenua ed il romanzo diviene lineare, a volte un po’ ripetitivo – ma sempre leggero.

In caso si termini ostici, ci pensa Frun sotto la sovraintendenza del Funzionario Redattore Capo Salvo Pelucco.

Laddove il lettore ravvisasse ancora parole difficili o intellettualismi astrusi è pregato di segnalarli inviando una raccomandata A/R a: Signor Garante per la Semplificazione della Lingua Italiana, Lungotevere dei Marescialli 79/A, 00100, Roma.

Ironia e riflessioni, Giacomo Papi diverte e pone dubbi.
Come il compito di un vero intellettuale radical chic impone.

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Galleria Principe di Napoli: magnifica (se si potesse vedere) [FOTO]

Galleria Principe di Napoli: chiusa

Bella la Galleria Principe di Napoli!
se fosse aperta

La Galleria Principe di Napoli, un gioiello nel cuore di Napoli!
se si potesse visitare

La Galleria Principe di Napoli rappresenta la nostra paradossale città: magnifica e decadente, pronta a rialzarsi dopo l’ennesimo schiaffo e, subito dopo, di nuovo a terra, offesa ed umiliata.

Galleria Principe di Napoli: quando la riapertura?

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La sfregio a pochi metri dal MANN

Ogni giorno, per recarmi al lavoro, la costeggio in bici.
Dalla sella, l’osservo deluso.
Quel cancello sbarrato è l’icona del fallimento, la farraginosa burocrazia contro la bellezza.

E pensare che, proprio di fronte, sorge l’imperioso Museo Archeologico Nazionale di Napoli che attira visitatori da ogni angolo del mondo.

Per la posizione strategia, la Galleria Principe di Napoli chiusa è il benvenuto ideale per il turista entusiasta.
L’opera abbandonata mette subito in chiaro come funziona da queste parti: l’arte trionfa in ogni angolo di Napoli ma a noi, cotanta bellezza, non interessa.
Anzi, la maltrattiamo.

Chiudiamo i cancelli – per la sicurezza, ovvio – invece di riparare velocemente il danno.
Speculiamo sul restauro invece di restituire, il prima possibile, il monumento ai cittadini.

Galleria Principe di Napoli: a pochi metri dal MANN

Lavori in corso?

Se non ricordo male, i lavori per la messa in sicurezza della galleria terminano e, poco dopo, una tempesta primaverile – nel maggio del 2018 –  provoca la caduta dei calcinacci e la nuova chiusura.

A distanza di mesi, la Galleria Principe resta inagibile e non vedo operai al lavoro.
La mattina quando vado in ufficio, al ritorno quando rientro: nessuna opera di restauro in corso.

Osservo sbigottito i calcinacci depositati in un angolo, la polvere sul largo pavimento della Galleria, un triste catenaccio imprigionare l’arte.

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Dalla web tv del Comune di Napoli

La buona notizia giunge dalla web tv del Comune di Napoli: il Sindaco De Magistris afferma che presto la Galleria Principe riaprirà al pubblico.

Bene!

Data della dichiarazione: 24 gennaio 2019.
Attendiamo fiduciosi.


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Perché (da tre mesi) nessuno raccoglie il pneumatico al centro della pista ciclabile immaginaria? [FOTO]

Dicembre 2017, spunta il pneumatico incivile

L’osservo da oltre tre mesi.

Ogni giorno, nel tragitto casa-lavoro, dalla sella della mia e-bike studio l’evoluzione del pneumatico incivile abbandonato al centro della pista ciclabile immaginaria di corso Malta, a poche centinaia di metri dal Centro Direzionale di Napoli.

Lo ricordo come se fosse oggi: comparve in un freddo giorno di metà dicembre (2017), da allora vive indisturbato vicino al marciapiede.

Eppure, ad un occhio attento, non sfugge il dettaglio: la strada risulta pulita, segno che viene spazzata ed i rifiuti «normali» raccolti in un mucchietto a far compagnia al pneumatico incivile.

Dunque: perché il piccolo «mostro» nero non viene rimosso?

A chi tocca raccogliere il pneumatico al centro della pista ciclabile immaginaria di corso Malta?

Pneumatico, a chi tocca raccoglierlo?

A chi tocca rimuovere il pneumatico incivile?

La domanda – seppur ovvia – ricade nella sfera della burocrazia malata.

Mi ricorda la questione della fontana pubblica che perdeva acqua.
Una serata trascorsa al telefono per capire a chi toccasse intervenire: non è compito dei Vigili del Fuoco, all’ABC Napoli non compete perché la fontana è in un parco pubblico, non tocca nemmeno ai giardinieri, al Comune mi rimandano ai Vigili Urbani.

Finché un Vigile volenteroso si adopera e la questione si risolve.

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Pneumatico incivile, come finirà?

Il pneumatico incivile è vittima della burocrazia malata.

Gli operatori ecologici spazzano lungo il marciapiede ma non raccolgono il rifiuto speciale.
Gli altri impiegati dell’ASIA Napoli non intervengono, non rientra nei loro (specifici) compiti.

Nel mentre, le intemperie provvedono e il pneumatico incivile, piano piano, si consuma.

Ma il «mostro» è duro a morire e la sua presenza inceppa il gigantesco (e milionario) ingranaggio della raccolta dei rifiuti.

Resterà lungo la pista ciclabile immaginaria di corso Malta, a poche centinaia di metri dal Centro Direzionale, finché un operatore ecologico, armato di buona volontà, con un gesto rivoluzionario, lo preleverà.

Ancora una volta, il rimedio contro la lacuna organizzativa, dipenderà dalla volontà del singolo.


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Esercito di terracotta cinese, due motivi per visitare la mostra

1 La location

La Basilica dello Spirito Santo, nel centro storico di Napoli, è il luogo ideale per mostrare il mistero e le meraviglie dell’esercito di terracotta cinese.

Le luci soffuse, quell’aria fredda che si respira nelle chiese maestose, gli affreschi settecenteschi, i quadri della scuola napoletana, i volti impenetrabili dei soldati cinesi in difesa del mausoleo di Qin Shi Huang, il primo (sanguinario) imperatore della Cina.

La bellezza della nostra arte, il fascino orientale: un connubio perfetto.

Esercito di terracotta cinese, la visita del sottoscritto con BeTime

2 La denuncia 

La mostra, oltre all’interesse storico, ha un altro notevole merito: accendere i riflettori in una luogo ricco di opere ma che necessita di restauro.

Alzo lo sguardo e scruto delle macchie che minacciano parte della volta della Basilica.

Umidità?
Perdite d’acqua?
Non saprei.

Però, sono certo: la presenza dei soldati cinesi è una denuncia contro l’incuria del nostro patrimonio artistico.

L’importante mostra, sotto l’attenzione mediatica, può servire a sbloccare i meccanismi arrugginiti della burocrazia malata.
E avviare quella manutenzione necessaria per conservare la bellezza di questi luoghi.

L'esercito di terracotta cinese in mostra alla Basilica dello Spirito Santo di Napoli

Esercito di terracotta cinese, con BeTime

Visito la mostra con BeTime, l’Università del tempo libero.

La guida d’eccezione, il prof. arch. Massimo Rippa, ci svela i misteri che si celano dietro la costruzione del maestoso esercito – senza mai trascurare le opere della Basilica dello Spirito Santo.

Rapito dalle bellezze della chiesa, affascinato dalle parole del prof. Rippa, attratto dalle espressioni secolari scolpite sui volti dei soldati, dimentico di scattare foto e registrare video.

Ad immortalare la visita, ci penseranno gli scatti del bravo Raffaele D’Agostino, il fotografo ufficiale dell’evento BeTime.

A voi la la galleria fotografica (sul sito di BeTime).


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Scale mobili al Centro Direzionale: cosa accadrebbe dopo il tocco magico della Fatina?

Scale mobili al CDN: l’incantesimo della Fatina

Per un istante, immaginiamo di vivere nel paese dei balocchi.
Con un tocco della bacchetta magica, la Fatina dagli occhi blu riporta in perfetto stato le devastate scale (im)mobili del Centro Direzionale di Napoli.

Poi, con un dolce sorriso, dietro una cascata di capelli biondi, osserva risplendere la sua opera.

Con un delicato movimento dell’occhio destro, la Fatina lancia l’incantesimo e tutte le moderne, silenziose, immacolate scale mobili del Centro Direzionale di Napoli iniziano a muoversi!

Le scale mobili al Centro Direzionale di Napoli sono mai entrante in funzionato?

Scale mobili al CDN: il giorno dopo l’incantesimo

Il giorno dopo il miracolo, cittadini ed Istituzioni si pongono due semplici domande:

  • come le proteggiamo dai delinquenti pronti a smantellare l’opera in mille pezzi e depredare le scale fino all’ultima molecola?
  • a chi tocca manutenere, pulire e riparare eventuali imprevisti?

Nemmeno la Fatina dagli occhi blu possiede le giuste risposte a tali, elementari quesiti.

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Scale mobili al CDN oggi

Affermare «non funzionano» è riduttivo.
Al Centro Direzionale di Napoli le scale (im)mobili sono vandalizzate, sventrate, sporche, abbandonate.

Però un dubbio banale sorge spontaneo: perché le varie scale (im)mobili, utilizzate da moltissime persone ogni giorno, non sono (almeno) pulite?

Temo di conoscere la risposta, persa nei meandri della burocrazia malata: non è possibile stabilire a chi compete spazzare / lavare / disinfettare tali zone.

Gli operatori ecologici lavorano in superficie – le scale (im)mobili, non rientrano nella loro area di competenza – mentre alla società di servizi del Comune discutono in quale commissione dovranno discutere il problema … e trascorrono i secoli …

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Scale mobili del CDN, in attesa della Fatina

In attesa del miracolo, occorre reagire per superare le paure che attanagliano le decisioni: le Istituzioni riqualifichino le scale mobili del CDN!

Così, quando arriverà la Fatina dagli occhi blu, non ci giudicherà un popolo di assuefatti.
Muoverà la bacchetta magica per ricordare a tutti noi che le scale mobili del Centro Direzionale di Napoli sono una anomalia.

Il degrado sotto gli occhi di tutti, una realtà inaccettabile, un monumento all’incuria al quale non dobbiamo abituarci.
Mai.

Un concetto basilare da ricordare sempre.
Soprattutto il giorno dopo l’incantesimo della Fatina dagli occhi blu.


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La fontana pubblica perde acqua: a chi tocca intervenire? L’odissea di un cittadino tenace

La fontana pubblica e la folle burocrazia 

Questa storia merita la dovuta attenzione perché è tanto assurda quanto significativa.

Avete mai segnalato a chi di dovere una perdita d’acqua proveniente da una fontana pubblica?
A chi tocca intervenire?

Il sottoscritto ci ha provato scontrandosi contro un muro di gomma, lo scaricabarile tra impiegati svogliati, le mille distorsioni di una burocrazia malata.

A voi la cronaca di una serata assurda – con un possibile happy end.

La fontana pubblica malata: a chi tocca intervenire?

La fontana pubblica nel parco Viviani
(parco chiuso da mesi per manutenzione)

Il rumore di una cascata d’acqua attira l’attenzione del sottoscritto.
Dall’alto di via Girolamo Santacroce (Napoli), scruto l’orizzonte fino ad individuare una fontana pubblica.
Che perde copiosi litri d’acqua.

Il fiume è nel parco Viviani, tra il Vomero ed il corso Vittorio Emanuele, ben visibile dalla strada dalla quale mi trovo.

Breve parentesi sul parco Viviani

Il quartiere Avvocata, sempre congestionato dal traffico, necessita di verde ma il parco Vivaini, a quanto mi riferiscono, è chiuso da svariati mesi «per manutenzione».
Altro mistero che, prima o poi, affronterò.

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I Vigili del Fuoco? Non è compito loro

Appena rientro, telefono ai Vigili del Fuoco per segnalare la macro perdita.
Dopo svariati tentativi per parlare con un operatore ed interminabili minuti di attesa – e se necessitavo di un intervento urgente? – parlo con un gentile Vigile del Fuoco.

L’uomo mi spiega che «non è loro competenza, devo chiamare l’ARIN» (l’azienda del Comune che si occupa dell’acqua pubblica).

L’ARIN?
Ripara solo le perdite d’acqua per strada

Dalla pagina dei contatti dell’ABC (ex ARIN), prendo nota dei numeri di emergenza H24: 800.00.95.85 / 081 5639210

Inizio il secondo giro di tentativi: chiamo, attendo, nulla.
Riprovo, riprovo, ancora, infiniti bip bip muti.

Mentre attendo un operatore con cui parlare, ascolto i consigli dell’ARIN sul corretto utilizzo dell’acqua onde evitare inutili sprechi.
Notevole.

Arrabbiato, invio un tweet al Sindaco ed al Comune:

Dopo mezz’ora di tentativi andati a vuoto, deduco che se avessimo avuto una reale emergenza stradale, il quartiere poteva tranquillamente annegare.

Quando oramai cedo alla delusione, risponde una voce amica!

Spiego il semplice problema: «nel parco Viviani, c’è una grossa perdita d’acqua in atto».

Mi chiede di restare in attesa.

Dal telefono sento un brusio di voci, l’impiegato si confronta con un altro collega dopodiché sentenzia: «il problema non è di nostra competenza. Deve chiamare l’ufficio tecnico del Comune di Napoli».

Ribadisco: «ma non siete voi gli uffici del Comune?».

Incalzato, spiega: «noi interveniamo solo sulle perdite d’acqua per strada, per le fontane presenti nei parchi c’è l’apposito ufficio. Chiami i Vigili Urbani, loro hanno una squadra di pronto intervento».

Perplesso, continuo l’odissea tra call center e (ipotetici) numeri d’emergenza.

La fontana pubblica malata ed il vigile urbano al servizio dei cittadini

Vigili urbani, cortesia e buona volontà

Contatto i Vigili urbani del Vomero.

Dopo due ore dalla prima telefonata al 115, ancora nessun intervento.
Solo burocrazia, scaricabarili e muro di gomma.

Al vigile urbano di turno, spiego la questione.
Ridiamo di gusto quando ripeto le parole dell’addetto ARIN: «chiami i Vigili Urbani, loro hanno una squadra di pronto intervento».

Stavolta, però, al telefono percepisco la buona volontà, la professionalità e il rispetto del ruolo istituzionale del tutore della Legge.

Mi rassicura: «noi siamo al servizio dei cittadini e la ringrazio per averci segnalato il problema. Ovviamente non abbiamo nessuna squadra di pronto intervento però le garantisco che mi occuperò personalmente della questione».

Ringrazio il rappresentante dello Stato, ce ne fossero di impiegati così!

L’happy end (forse)

Dopo mezz’ora dall’ultima telefonata, squilla il cellulare.
E’ il vigile zelante!

«Le volevo informare che ho contattato tutti gli uffici competenti e forse una squadra della Protezione Civile a breve interverrà. Ancora grazie per la segnalazione, noi vigili urbani siamo al servizio dei cittadini perbene come Lei. Ossequi».

Non ho il tempo di ringraziare, l’uomo riattacca.

Resta confermata la teoria: laddove latita l’organizzazione generale, l’azione del singolo colma le lacune istituzionali.

Dopo qualche minuto, stupito, rifletto: per riparare una semplice perdita d’acqua, per una fontana pubblica, deve arrivare addirittura la Protezione Civile?!

Pazzesco.
Surreale.
Eccessivo.

Però, alla fine, ce l’abbiamo fatta.
Qualcuno interverrà.
Forse.

Come dice il vigile zelante: «noi di più non possiamo fare, nè io come Vigile nè lei come cittadino».

Invece qualcosa possiamo ancora fare, caro Vigile.
Controllare l’avvenuta riparazione.
Denunciare pubblicamente l’episodio.

E ringraziare chi – come Lei – lavora per la collettività con il corretto senso dello Stato.


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SMAU Napoli 2016: promossi e bocciati

Salvatore Rullo, da HP a speffy.com

Conosco Salvatore dal 1998.
Lui un Project Manager, il sottoscritto un neoassunto fresco di laurea.

Entrambi in EDS, una importante multinazionale americana confluita – dopo una mastodontica fusione tra colossi dell’Information Technology  – nell’HP (come è andata a finire in Gli ultimi giorni di HP Pozzuoli, ebook gratuito).

Salvatore, anticipando la crisi, lascia il gigante per ricominciare da zero.

Oggi è responsabile di Dasir Tech, una giovane azienda informatica creatrice – tra l’altro – di Speffy, il motore di ricerca di palestre e centri sportivi.

Un salto allo stand della Dasir Tech allo SMAU Napoli 2016 è obbligatorio.

La sua scelta, rispetto agli standard culturali vigenti nella nostra nazione ingessata, va controcorrente.
Un mix tra coraggio imprenditoriale e passione per lo sport: in bocca al lupo Salvatore, ti seguo con interesse!

Salvatore Rullo di speffy.com allo SMAU Napoli 2016

Anna Pernice, fashion travel blogger

Il tema del workshop di Anna Pernice è vitale: lo storytelling.
Parola chiave per i blogger: l’arte del narrare.

Al di là dei concetti per addetti ai lavori, acronimi impossibili, trucchi e strategie, la brava giornalista di moda e viaggi – il suo blog, I consigli di una fashionista in giro per il mondo – evidenzia un aspetto sul quale concordo appieno: il racconto deve emozionare il Lettore.

Un articolo di giornale, il post della tua casa digitale: il successo dipende dalla reazione emotiva che trasmette.

E’ una regola vecchia come il pianeta, intrinseca nell’animo umano.
La medesima regola sulla quale si basano le favole, storie ricordate da tutti, storie ricordate nel tempo.

Storytelling, il workshop di Anna Pernice allo SMAU Napoli 2016

Stand istituzionali: ripetitivi e superati

Anche quest’anno, al sottoscritto, gli stand istituzionali, continuano a deludere: stantii, con i soliti slogan inzuppati di «start up», «innovazione», «facciamo rete».

La prosopopea al potere.

Concetti esposti da chi non è credibile, per trasparenza, sincerità, convinzione.

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SMAU Napoli 2016, promossi e bocciati

Lo SMAU partenopeo chiude i battenti.

Ai falsi innovatori – società con grossi capitali ma bloccate dalla peggiore burocrazia italiana – preferisco le idee fresche e coraggiose dei vari Salvatore ed Anna, professionisti convinti della propria forza e capaci di proporre un modello imprenditoriale e tecnologico originale.

Sono loro i veri motori dello SMAU.


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In spiaggia: contro l’ecomostro, giustizia fai da te

L’ecomostro

«In caso di crollo, la responsabilità non è del sottoscritto» ribadisce l’ingegnerel’ideatore dell’ecomostro.

La galleria, scavata a meno di un metro dal mare per portare l’acqua salata oltre un muro squadrato, si sfalda ad ogni piccola onda.

«Sei sicuro che l’opera supera la nottata?» chiedo incuriosito.

L’intenzione dell’autore è creare oggi un laghetto artificiale, domani una serie di costruzione intorno con doppio affaccio: lago e mare.
La fantasia (perversa) al potere.

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Il condono, la soluzione (peggiore)

«Assumi un architetto per rendere il progetto più armonico» suggerisco tra il serio ed il faceto.
L’ingegnere sghignazza, sembra soddisfatto della sua nuova creatura.

Interviene l’Avvocato: «preparo le carte per il condono?».
Perché nella giungla della burocrazia, è noto che lo scempio ambientale è risanato con una multa mentre l’abbattimento del «mostro» risulta utopia.

Alzo il tiro.
«Propongo un software gratuito già obsoleto che necessita di un upgrade per funzionare. A pagamento ovviamente».

Risata generale.

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Chiacchiere da battigia

In riva al mare, spogliati dagli abiti da lavoro, con le mani ancora sporche di sabbia ed i piedi nell’acqua limpida, ironizziamo sui peggiori costumi nazionali.

L’incontro sul bagnasciuga è casuale: quattro sconosciuti riuniti intorno ad un secchiello ed una paletta, quattro individui che nella frenetica quotidianità non si scambierebbero nemmeno un buongiorno.

Consci della leggerezza del momento, ognuno spara la sua.

«Perfetto! Tanto paga la Comunità Europea!» sentenzia il tizio con i capelli da surfista (un commercialista?).

Il trionfo della Giustizia

Il gioco diverte finchè il ritmo è incalzante.
Appena cala l’istante di silenzio, la magia che unisce quattro sconosciuti in riva al mare svanisce con l’infrangersi dell’ultima onda sulla galleria illegale.

L’ingegnere termina l’opera purificatrice iniziata dal mare.
Sulla battigia non restano tracce di opere abusive, solo le orme testimoniamo questo incontro inedito.

Ci salutiamo con un sorriso imbarazzato, non ci vedremo più.
Stavolta la Giustizia trionfa, il piccolo «ecomostro» è sconfitto.

I resti di un ecomostro abbattuto


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#SaveBikeSharingNapoli: se il MIUR mi ruba la bicicletta

Burocrazia del MIUR: il «mostro»

L’ultima «pedalata condivisa» risale allo scorso ottobre (2015).
Da allora, le bici arrugginiscono in chissà quale deposito mentre sale l’indignazione tra i cittadini: perché il progetto Bike Sharing di Napoli è fermo?

Il post Ridateci le bici! #SaveBikeSharingNapoli svela il mistero.
Il «mostro» ha un volto: la burocrazia, termine astratto per indicare l’inefficienza della farraginosa macchina pubblica capace di complicare (e fermare) un’idea tanto geniale quanto semplice.

In 15.000 per tre giri intorno alla Terra

Muoversi in città con il bike sharing presenta mille, innegabili vantaggi ed i numeri incredibili del progetto partenopeo lo dimostrano (io stesso ho provato il servizio con estrema soddisfazione).

Dal sito ufficiale::

Forse non lo sapevate, ma ci abbiamo creduto in più di 15.000 e insieme abbiamo percorso in bici oltre 120.000 km.
Circa 3 volte il giro della Terra, per intenderci!

Bloccare un’idea vincente a favore dei cittadini è tipico della burocrazia italiana, capace di ingessare un paese per una firma dimenticata su un modulo o la vacanza di un dirigente.
Oppure per negligenza ed incapacità.

#SaveBikeSharingNapoli, l’hastag dell’SOS

Gli organizzatori non si arrendono e lanciano l’SOS social.
L’hashtag #SaveBikeSharingNapoli vola su twitter: al MIUR giunge la rabbia, le proteste, richieste, testimonianze e foto dei tanti napoletani ai quali hanno scippato le bici.

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Invece di ampliare, chiudono

Il sottoscritto, fermo d’avanti la ciclostazione «fuori servizio» di Castel dell’Ovo, pone un quesito elementare: invece di combattere per ripristinare il servizio (gratuito) di condivisione della pedalata, non dovremmo festeggiare l’estensione del progetto e le aperture di nuove ciclostazioni?

In una città (o nazione?) normale la domanda sembrerebbe assurda, da noi invece assume un tono provocatorio che suscita la risposta cinica del Lettore assuefatto: «ma dove credi di vivere? A Stoccolma?».
Domanda rispedita al mittente: anche a Napoli abbiamo il diritto di pedalare!

Ridateci le bici! #SaveBikeSharingNapoli

Ciclostazione di Castel dell’Ovo di Napoli: il bike sharing fermo dall’ottobre 2015. Perché?

Col casco ma senza le bici

Sul lungomare di Napoli, alla visione dell’ennesima ciclostazione in disuso, con i monitor spenti, i display privi di qualsiasi segnale vitale, l’assenza delle bici colorate, abbandonata al suo triste destino per colpe non sue, sorrido amaro alla mia stessa battuta:

 a Napoli usiamo il casco ma ci hanno tolto le bici

Mettiamo la parola fine a questa (ennesima) vergogna.
Ridateci il Bike Sharing.


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Parco del Poggio, area bimbi chiusa da 4 mesi per manutenzione

Parco del Poggio, area bimbi chiusa da 4 mesi

«L’area giochi è chiusa da quattro mesi» spiega il gentile custode del Parco del Poggio di Napoli.
Le due altalene ammanettate, lo scivolo imbavagliato, le automobiline bloccate.

Un malinconico spettacolo si presenta a chi, entusiasta, giunge in questo stupendo angolo di verde metropolitano.

Quattro mesi.
Per «mettere in sicurezza alcuni giochi non a norma».
Quattro mesi per manutenere uno scivolo, due altalene, i medesimi giochi installati in qualsiasi altro parco cittadino.

Parco del Poggio, l'area bimbi chiusa da quattro mesi per manutenzione

Tra i profumi ed i colori della primavera

Sabato 16 aprile, l’area verde sui Colli Aminei risplende di colori e profumi.
Pulito, ben tenuto, mai chiassoso, al parco del Poggio il trionfo del verde con un panorama sul golfo ed il Vesuvio spettatore divertito.

Giovani stesi sull’erba per la dolce tintarella, famiglie rilassate, gli anziani dalle panchine osservano e sbuffano «ai miei tempi …», in un angolo un ragazzo legge e ripete la lezione.

Parco del Poggio, il trionfo di colori e profumi

Bloccati dalla (peggiore) burocrazia

Un quadro perfetto.
Tranne l’area dei bambini.
Un sinistro cartello annuncia:
«AREA CHIUSA PER MOTIVI DI SICUREZZA – AREA IN MANUTENZIONE»

Che sconforto osservare la zona morta del parco, proprio la parte che dovrebbe essere la più vivace ed allegra, prigioniera di un desolante filo rosso.

Una sporca recinzione figlia della burocrazia malata, la malapolitica killer della fantasia e nemica della normalità.

Parco del Poggio, l'area bimbi chiusa da 4 mesi perchè alcuni giochi non sono a norma
«Durante un controllo, un perito del Comune ha dichiarato alcuni giochi non a norma» mormora un dipendente del parco.

«Invece di riparare i giochi non a norma, preferiscono chiudere l’intera area?» chiedo scandalizzato.

Parco del Poggio, da 4 mesi l'area dei bimbi chiusa per manutenzione

L’uomo annuisce sconsolato, la questione deve averla spiegata mille volte alle tante famiglie che giungono nel parco e trovano la triste sorpresa.

«Ed in quattro mesi, non è venuto nessuno a riparare i giochi?» domando inviperito.
Quasi a giustificarsi per colpe non sue, il custode farfuglia una risposta.

Troppo tardi.
Sono già col cellulare in mano a documentare l’ennesimo blocco colpa di una burocrazia malata e di una indifferenza generale.

Il bellissimo parco del Poggio deve essere usufruibile anche dai bambini.
Anzi, soprattutto dai bambini!


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Centro Direzionale di Napoli, la fontana malata

Centro Direzionale, dov’è la manutenzione?

«La manutenzione è affidata alla Napoli Servizi» conferma un addetto della GE.SE.CE.DI, la società che cura la sicurezza del Centro Direzionale di Napoli, ad una mia domanda davanti il triste spettacolo della fontana divenuta una piccola discarica e non più funzionante.

La fontana al Centro Direzionale di Napoli, icona dell'assenza di manutenzione

La fontana al Centro Direzionale di Napoli, icona dell’assenza di manutenzione

I compiti della Napoli Servizi

La notizia trova conferma sul post Il Comune di Napoli per il Centro Direzionale:

A partire dal mese di novembre 2015 il Comune di Napoli prenderà in carico la gestione delle aree pubbliche e delle aree private ad uso pubblico poste a livello pedonale (Piano Zero) e delle opere infrastrutturali di sua proprietà del Centro Direzionale per il tramite delle sue partecipate ASIA e NAPOLI SERVIZI.

Scarico la brochure con i dettagli della iniziativa e nella sezione dedicata alle opere edili e leggo i compiti della Napoli Servizi:

SERVIZIO DI MANUTENZIONE ORDINARIA DELLE OPERE EDILI
(su segnalazione del servizio SAT delta Municipalta)
Sarà svolto presso i viali pubblici del Centro Direzionale di Napoli.

LE ATTIVITA’ CHE SVOLGEREMO
• Sistemazioni di piccoli tratti di pavimentazione sconnessa
• Sistemazione di muretti di proprietà pubblica
• Controllo efficienza ed eventuale disostruzione di pozzetti e griglie di acque bianche

L’editoriale di Vivere il Centro Direzionale

Paola Magliocchetti, nell’editoriale di febbraio di Vivere il Centro Direzionale, affronta il problema del degrado crescente nell’area.

Oggi scopriamo che la manutenzione della fontana – come la pulizia di aiuole e monumenti – non rientra nei compiti della Napoli Servizi.

Lo scaricabarile è servito, i burocrati strofinano soddisfatti le mani, gli ingranaggi arrugginiti della macchina pubblica si inceppano definitivamente.

Il rimpallo delle responsabilità

Sindaco, Comune, ASIA, Napoli Servizi, enti associati e partecipate varie: inizia il ping-pong delle responsabilità.

A chi tocca ripulire il monumento abbandonato?
A tutti e a nessuno?
Misteri della burocrazia italiana.

Nel mentre, io non mi assuefo.
Attendo fiducioso la guarigione della fontana malata.


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