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Tag: calabria

«Scrivere è un esercizio intellettuale prima ancora che emotivo», Sante Roperto [INTERVISTA]

L’ispirazione secondo Sante Roperto

L’ispirazione?
E’ il momento in cui sentimenti e ricordi, stati d’animo e sensazioni
si incontrano in una storia e si traducono in parole.

Esploro la mente di un altro scrittore.
Stavolta tocca a Sante Roperto (sito ufficiale), autore del fortunato romanzo La notte in cui gli animali parlano.

Sante è già stato vittima della raffica di domande del sottoscritto.

Oggi, gentile come sempre, si accomoda sulla macchina della verità per la nostra seconda intervista.
Desidero carpire da dove nasce l’ispirazione, la scintilla magica che trasforma un’idea in un’opera.

«Scrivere è un esercizio intellettuale prima ancora che emotivo», Sante Roperto scrittore

«Lo scrittore vive di storie da raccontare»

D: Sante, La notte in cui gli animali parlano era nascosto nei meandri della tua mente, forse da sempre.
Quale la scintilla che tramuta un insieme disordinato di parole in un libro emozionante?
R: Desideravo da anni raccontare la vita avventurosa di mio nonno Alessandro e quando ho trovato nella storia di Claudia e Matteo punti d’incontro e un parallelismo di forte affinità, ho pensato potessero diventare tutti insieme i protagonisti di un romanzo.
Tutte le storie che leggiamo portano alla luce un’esperienza umana universale e quando ho creduto di averla trovata, ho iniziato a scrivere il mio romanzo.

D: Lo scrittore crea racconti mai narrati fino ad oggi.
Storie nate dalla propria fantasia, l’intreccio dei pensieri irrazionali con emozioni ataviche.
Da dove nasce quel fulmine che trasforma una riflessione in una trama?
Quel momento magico che ti obbliga a buttar fuori e mettere nero su bianco le parole imprigionate nel tuo cervello?
R: Una storia non è soltanto quello che abbiamo da dire, ma anche il modo in cui lo si dice.
Lo scrittore vive di storie da raccontare o che immagina possano diventare tali e spesso montano dentro per molto tempo, crescono e cambiano fino a maturare e guadagnare la carta o la tastiera.
Non tutte le idee meritano però di diventare un romanzo, non tutte hanno la forza narrativa di trasformarsi in un intreccio di personaggi ed emozioni.
Perché questo succeda, è necessario lo spessore dei protagonisti e di una struttura che abbia sostanza anche nelle ambientazioni, nel climax della storia e nel suo sviluppo.

L'ispirazione secondo Sante Roperto

«L’ispirazione si allena»

D: Sante, l’ispirazione si allena o è un talento innato dell’artista?
R: Se fosse legato solo al talento, avremmo una produzione letteraria decisamente più ridotta.
Per quanto talento possa esserci in uno scrittore, l’allenamento è parte fondamentale di questo mestiere.
Si allena lo stile, la tecnica di scrittura, la capacità di narrare o descrivere e in questo modo si allena anche l’ispirazione.

D: La tua ispirazione, invece, di quali elementi si ciba?
D: Si nutre di vita quotidiana.
Ogni giorno, nelle persone che incontro o nelle situazioni e negli ambienti che vivo, nascono e sopravvivono tante storie che meritano di essere raccontate.
A quelle basta aggiungere un pizzico di fantasia ed escono fuori racconti fantastici.

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«Il mio romanzo d’esordio?
Ho impiegato quasi quattro anni»

D: Sante, oltre a scrivere, coltivi altri talenti?
Non parlo di passioni o studi particolari, intendo capacità tipiche di un’artista (penso alla pittura o alla musica).
R: Passioni e studi particolari in numero quasi eccessivo.
Altri talenti non saprei, se esistono saranno finiti sicuramente nelle varie passioni che coltivo.

D: Sei una persona razionale o istintiva?
La notte in cui gli animali parlano è un’opera nata sulla spinta dell’emotività oppure è una elaborazione lenta e meditata?
R: Dentro più istintivo ed esternamente più razionale, ma il mio romanzo d’esordio è nato grazie a una elaborazione lenta e meditata.
Non facendo lo scrittore di professione, ho dovuto elaborare il racconto in periodi diversi, impiegando quasi quattro anni.
L’intreccio delle due storie e il finale congiunto obbligavano a un ragionamento profondo e hanno richiesto un po’ di tempo.

D: Razionalità e ispirazione possono convivere nella medesima mente?
Oppure chi crea deve necessariamente avere una mente libera da schemi logici?
R: Possono coesistere e in tutti credo esistano una componente razionale e una istintiva.
Ogni giorno e a seconda dei momenti, in una continua lotta tra le due, prevale una parte oppure l’altra.
E’ quasi naturale sia così.

Sante Roperto, l'autore di "La notte in cui gli animali parlano"

«Scrivere è un esercizio intellettuale prima ancora che emotivo»

D: Sante, l’ispirazione ti porta in un’isola felice dove crei, trasformi, adatti, realizzi i tuoi sogni. Come raggiungere questo luogo magnifico?
R: Scrivere è un esercizio intellettuale prima ancora che emotivo.
Quindi, chi coltiva questa passione deve ritagliarsi momenti da riservare alla scrittura che rimane un lavoro da compiere in solitudine, lontano da tutto quello che possa distrarre l’attenzione.
Un luogo magnifico deve essere prima fisico e poi mentale.

D: Prima di chiudere, condivido una riflessione di Paola: chi scrive lo fa per se stesso o per gli altri?
R: Se scrivi e hai il desiderio che tu venga letto, vuol dire che scrivi per te stesso ma soprattutto per gli altri.
Altrimenti scriveresti un diario segreto e lo terresti chiuso in un cassetto.

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L’Unità d’Italia secondo gli «sconfitti»: i Terroni, di Pino Aprile [RECENSIONE]

L’Unità d’Italia, invasione o liberazione?

Terroni: Tutto quello che è stato fatto perché gli italiani del Sud diventassero “meridionali” di Pino Aprile è un libro difficile.

Lungo, ricco di notizie storiche ben documentate, duro da leggere per i contenuti e le verità svelate.
Offre mille spunti (da verificare o approfondire, dipende) sul perché i Piemontesi unirono l’Italia.

La Storia Ufficiale – quella insegnata a scuola – secondo l’autore, è incompleta.
Mancano pezzi di vicende note e mai raccontate, interi capitoli omessi su stragi, deportazioni, genocidi, furti commessi dai Savoia contro l’allora (ricco) Regno delle due Sicilie.

La domanda aleggia nelle pagine del libro come un spettro: a chi conveniva l’Unità d’Italia?
E, perchè, dal 1861 ai giorni nostri, la politica ha discriminato il Sud a favore delle lobby del Nord?

Terroni: Tutto quello che è stato fatto perché gli italiani del Sud diventassero "meridionali" - L'Unità d'Italia secondo Pino Aprile

Perché leggere il libro di Pino Aprile

Al di là delle convinzioni personali  è interessante leggere Terroni: Tutto quello che è stato fatto perché gli italiani del Sud diventassero “meridionali” per comprendere le vicende dal punto di vista di chi è stato invaso, da quella parte d’Italia vittima, costretta a subire scelte non sue.

Le regioni del Sud inermi contro l’avanzata dell’esercito piemontese, il fenomeno del «brigantismo» e gli infiniti drammi tipici di ogni guerra. (perché di guerra stiamo parlando), l’impoverimento decennale con lo smantellamento di importanti infrastrutture – l’autore ricorda, come esempi eclatanti, la strage e la chiusura del famoso complesso ferroviario di Pietrarsa, la presenza nell’operosa Calabria del polo siderurgico di Mongiana che, nel 1860 dava lavoro a circa 1.500 operai.

Ma gli esempi di infrastrutture all’avanguardia presenti nell’allora Regno Borbonico sono molteplici e documentati.
Come gli eccidi e le stragi di innocenti avvenute dopo l’Unità d’Italia ad opera dell’esercito dei Savoia.

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Unità d’Italia, rivedere la Storia Ufficiale

Terroni: Tutto quello che è stato fatto perché gli italiani del Sud diventassero “meridionali” di Pino Aprile, dunque, ha il merito della denuncia.

Lo scrittore pugliese chiede di rivedere le vicende dell’Unità d’Italia con le conoscenze di oggi, l’obiettività per correggere i libri di scuola e raccontare la verità alle future generazioni.

La lettura dell’opera è un primo tassello, il sasso nello stagno per smuovere la coscienza (e la curiosità).
L’ultimo rigo, rappresenterà l’inizio di una nuova pagina dalla quale partire per comprendere meglio la Storia di ieri ed oggi.

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La collina del vento, di Carmine Abate: quando il libro va oltre il finale

La collina del vento ed il destino della famiglia Arcuri

Ecco uno di quei libri che vorresti non finisse mai.
Un romanzo che, dopo l’ultimo rigo, continua nella mente del Lettore.
Perché La collina del vento di Carmine Abate è una storia avvincente.
Conquista il cuore, riempe l’anima.

Personaggi ben descritti, legati alla propria terra da radici profonde.

Il Rossarco diventa l’epicentro della narrazione, i destini di tre generazioni di Arcuri, la famiglia contadina che conquista, coltiva, protegge ed ama la collina.

Dall’inizio del secolo, attraverso il periodo fascista, fino ai giorni nostri: un segreto mai svelato, i sacrifici dei padri per i figli, l’amore, la saggezza, il rispetto.
Ma anche la morte, il dramma, l’orrore.

Carmine Abate racchiude in un romanzo intenso, i veri sentimenti presenti in ognuno di noi, al di là del tempo.

La collina del vento, di Carmine Abate

Calabria, storia di tre generazioni

Avevo già apprezzato Carmine Abate in Gli anni veloci.

Come nel precedente libro (anche se, in ordine cronologico, è più recente di La collina del vento) l’ambientazione è uno dei segreti del successo della storia.

Le tradizioni contadine, la saggezza dei nonni, il rispetto per la campagna, l’amore per la natura, la collina del Rossarco nella Calabria di ieri e di oggi, luogo magnifico e martoriato dall’illegalità, icone del sud del mondo in eterna oscillazione tra bellezza estrema e volgare degrado.

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La collina del vento, perché leggerlo

Respirare il profumo della collina, amare i colori del Rossarco, veder esplodere la natura in primavera, sentire la brezza marina.

Carmine Abate ci fa viaggiare nella Calabria dimenticata, regione affascinante, misteriosa, violentata.

La storia di una famiglia che non si arrende ai mille volti della illegalità, gli Arcuri baluardi e simbolo di lotta per difendere le proprie origini.
E difendere se stessi.

Per amore della propria terra, la Calabria.

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Sante Roperto, come sfuggire all’amore non vissuto [INTERVISTA]

Sante Roperto, lo scrittore

Conflenti esiste per davvero.
Dopo l’ultimo rigo di La notte in cui gli animali parlano, il romanzo di Sante Roperto, cerco il nome del piccolo paese in Rete.

Col sorriso stampato sul volto, navigo sul sito ufficiale del Comune in provincia di Catanzaro, alla ricerca di notizie sulla festa della Madonna e – perchè no? – dell’amore non vissuto tra Matteo e Claudia, delle avventure di guerra di nonno Alessandro.

Le dita scorrono veloci sulla tastiera, pubblicare la recensione del libro è semplice come bere un bicchiere d’acqua.

Merito di un romanzo nel quale è facile ritrovarsi, merito di Sante Roperto capace di nascondere tra le righe i pensieri ed i dubbi della nostra giovinezza.

Sull’onda dell’entusiasmo, chiedo un’intervista all’autore.
Gentile, accetta.

Sante Roperto, autore del libro "La notte in cui gli animali parlano"

Conflenti, la Calabria della mia infanzia

D: Sante, esagero se affermo che Conflenti, il piccolo paese calabro dove si svolge la vicenda, è il personaggio principale di La notte in cui gli animali parlano, il tuo romanzo d’esordio?
R: Non esageri. Il libro inizia con un viaggio, quello del ritorno al paese, che volevo rappresentasse un po’ il ritorno alle origini.
Il paese è inizialmente lo sfondo della storia, poi pagina dopo pagina i vicoli, le persone e le tradizioni entrano di prepotenza nella trama e finiscono per influenzare alcune scelte dei protagonisti.

D: Amo la Calabria, amo le storie narrate in riva al mare, forse perché mi ricordano le vacanze dell’infanzia.
Perché decidi di ambientare il racconto proprio a Conflenti?
Oggi vivi a Caserta: quale legame conservi con la Calabria?
Una curiosità: dopo il successo di La notte in cui gli animali parlano, i conflentesi si son fatti vivi? 🙂
R: Conflenti è il paese dei miei nonni e dei miei genitori.
Nel libro la storia di Alessandro è la vera storia di mio nonno, quella di Matteo e Claudia è invece figlia della mia fantasia.
Sono nato a Caserta, ma avendo origini calabresi sono molto legato a Conflenti e alla Calabria in genere.
Purtroppo è un terra distante da molte cose, oltre che dal resto d’Italia, per tanti motivi e non solo geograficamente. Ma conserva, nel calore della gente e nella forza delle tradizioni, alcuni valori che senza dubbio sono tra i migliori che si possano trovare.
Il romanzo è ambientato in un paese del tutto simile a tanti altri paesi di cui l’intera Italia è piena.
I conflentesi si son fatti vivi?
Molto, e li ringrazio per l’affetto dimostrato nei confronti del libro e per quanto hanno fatto per aiutarmi nella promozione.
Hanno contribuito al successo.

Conflenti, il paese raccontato in "La notte in cui gli animali parlano" di Sante Roperto

La notte in cui gli animali parlano, l’esordio

D: L’amore non vissuto, il sentimento sul quale è incentrato il romanzo, è un’arma potente: alimenta il ricordo ed il ricordo idealizza, pone su un immeritato piedistallo l’oggetto del desiderio.
L’amore non vissuto può essere una pericolosa prigione?
Come rompere le sbarre d’acciaio del «come poteva essere se …» ?
R: L’amore non vissuto, come tutte le cose che potevano essere e non sono state, può essere una trappola.
Perché ti spinge a non vivere il quotidiano, ti imbriglia in una realtà parallela e spesso fortemente idealizzata, fino a diventare un alibi che ti impedisce di vivere tutto quello che la vita ti ha riservato e ti scorre davanti.
Nel libro il filo conduttore è questo, ma al di là delle scelte che i tre protagonisti faranno nel finale, credo che non abbia troppo senso vivere con la testa rivolta al passato.
Ha più senso usare quella nostalgia e quel rapporto col passato come un sentimento di slancio verso il futuro.

Sante Roperto, l'autore di "La notte in cui gli animali parlano"

Nando Gentile, il Maradona napoletano

D: Avevi già pubblicato Dinastia Gentile. L’uomo dell’ultimo tiro dedicato al campione di basket. Mai sofferto della crisi della pagina bianca?
Chi i tuoi maestri di penna?
R: Mai sofferto, finora.
Forse aver lavorato in radio per vent’anni mi aiuta a trovare sempre una frase o una considerazione da dire o scrivere.
Devo dire che scrivendo per passione però non sono molto assiduo, quindi ci sono momenti in cui alterno abbuffate di scrittura ad altri di stasi. È normale per molti.
Tra tanti maestri, ho sempre apprezzato Italo Calvino, uno dei più grandi scrittori italiani per lo stile, l’onestà con la quale instaura il rapporto col lettore e la semplicità.

Sante Roperto, autore di " Dinastia Gentile. L'uomo dell'ultimo tiro"

La scuola, il nostro futuro

D: Sante, agli intervistati chiedo sempre il proprio rapporto con la scuola.
Che tipo era il tuo professore di italiano?
Ha contribuito a modellare lo scrittore di oggi oppure la formazione scolastica pensi sia solo nozionistica e non produce vera cultura?
R: Senza dubbio i professori che, dalle elementari in poi, ho incontrato mi hanno lasciato qualcosa di importante che ha contributo a realizzare la persona che sono oggi.
La Scuola, come l’Università (nella quale insegno da una decina di anni), ha un compito fondamentale: quello di formare la classe dirigente del futuro, la mente del cittadino e di creare il background culturale di un paese.
L’Italia è il paese col più alto tasso di analfabetismo funzionale d’Europa.
Al sistema educativo spetta il compito di riportare a galla il paese che ha diffuso cultura in tutto il mondo.

D: Contro il degrado (morale), lo scrittore – come l’insegnante – ha un ruolo fondamentale: è un soldato dell’«Esercito del Bene».
Perché, nella Battaglia per la Cultura, lo Stato – il Generale che dovrebbe comandare eroicamente le forze – è il primo a non credere nella vittoria?
R: Sei italiani su dieci leggono meno di un libro all’anno.
Su queste basi lo Stato, così come altre istituzioni, segue altri canali.
Non è detto che non ci creda, semplicemente utilizza percorsi e strategie diverse.

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La cultura contro il degrado morale

D: Una parte dei cittadini considera «normale» situazioni altrove assurde, penso ad esempio alla veloce accettazione dell’incendio di Città della Scienza e del Museo della Musica di Reggio Calabria, due icone della civiltà.
L’indifferenza annulla l’indignazione e rende normale ciò che normale non lo è: concordi?
Quali strumenti abbiamo per contrastare il dilagare del degrado morale?
R: Ne abbiamo tanti. 
Ma la società, come in altri paesi, partecipa di meno in generale: è meno coinvolta, meno intraprendente e non si identifica più in nulla.
Questo porta ad avere meno senso civico e meno rispetto per le cose.
Basti pensare a cosa succede con la terribile tutela e gestione di molti monumenti in Italia.
Ci siamo ormai assuefatti e da questo nasce il degrado morale.

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Caserta, Napoli, tra basket e calcio

D: Sante, sei (anche) un giornalista sportivo e collabori con la Juve Caserta Basket.
A Caserta il basket, a Napoli il calcio.
Quali passioni ti ispirano questi due sport?
R: Il basket a Caserta e il calcio a Napoli vivono di grande tradizione, perché hanno scritto pagine importanti della storia dei due sport, e della passione di un pubblico competente ed esigente, linfa vitale di molti successi.
Ma rispetto ai fasti che Caserta e Napoli hanno vissuto negli anni ’80 è cambiato molto.
Lo sport è business e questo richiede organizzazione e professionalità.
Se vuoi farlo ad alti livelli, dobbiamo uscire dal provincialismo, adeguandoci e impegnandoci a creare società strutturate e dirigenti professionali ed efficienti.
Negli ultimi anni, tanto a Caserta quanto a Napoli, questa cosa è in parte mancata.
E i risultati sono andati a corrente alternata.

Sante Roperto e Vinecnzo Montella, allentatore del Milan (foto dal profilo twitter della Juve Caserta)

Mauro Felicori, nuovo manager della Reggia

D: Ho lavorato a Caserta per sei anni.
Era il 1998 e trovai la città ospitale, troppo caotica per essere così piccola, una entità distaccata dalla magnifica, imponente e prorompente Reggia.
Perché Caserta e la Reggia sembrano una coppia annoiata che non si parla più?
L’economia della città non dovrebbe ruotare intorno al suo importante monumento conosciuto in tutto il mondo?
R: Negli anni ’90 Caserta era una città piena di tante caserme e di migliaia di militari.
Ora, dopo l’abolizione dell’obbligo di leva, non è più così.
La città si è svuotata e vive nei grandi centri commerciali.
Sulla Reggia dico che è dovuto venire un manager da Bologna, Mauro Felicori, per riportarla al suo antico ruolo.
In due anni, uno dei monumenti più belli al mondo è stato finalmente rivalutato e apprezzato per quello che merita.
Nel solo 2016 i visitatori sono aumentati del 30%.
C’è tanto ancora da fare e la competenza di Felicori aiuterà la Reggia a tornare ai fasti di un tempo.
Così facendo, magari, la città riacquisterà un senso di appartenenza e di identificazione che talvolta non mostra di avere.

Reggia di Caserta di sera

Napoli? Una delle città più belle al mondo

D: Napoli, città dai mille paradossi.
Quali sentimenti ti ispira un luogo capace di attirare turisti da ogni angolo del pianeta, stupire con le sue imparagonabili bellezze e caratteristiche uniche, inorridire per la violenza della camorra ed il degrado dietro il vicolo?
D: Vivo Napoli quotidianamente per lavoro da vent’anni.
Rispetto ad allora devo dire che la città è cambiata tanto, come altre metropoli hanno fatto.
Da Bassolino a De Magistris si è lavorato per avere una città migliore.
E credo ci siano riusciti.
Conserva ancora mille incongruenze difficili da risolvere, ma non è così violenta e degradata come nell’immaginario collettivo si pensa.
Lo è nella stessa misura in cui lo sono altre metropoli del mondo.
Napoli è solo l’avamposto di molte verità, bistrattata da molti e spesso dagli stessi napoletani, ma rimane una delle città più belle del mondo.

D: Sante, sei capitato sul blog dei «mostri».
La domanda è obbligatoria: quali i peggiori «mostri»  affrontati?
D: Questa intervista!… Scherzo!

Anche Radio Kiss Kiss e Pippo Pelo leggono 'La notte in cui gli animali parlano' (foto dal profilo twitter di Sante Roperto)

Perché il libro

D: Sante, nel ringraziarti per la disponibilità, ti lascio l’ultimo rigo: l’intervista termina con una riflessione libera.
A te il messaggio da lanciare nell’oceano sconfinato della Rete.
D: Grazie per lo spazio offerto al mio romanzo e spero di tornare ‘a trovarvi’.
Alla Rete posso solo dire di allenarsi a leggere qualche libro in più: il libro è la tecnologia più resistente che la storia conosca.
Ci sarà un motivo.

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Sante Roperto, note

Sante Roperto, nato nel 1977, vive a Caserta ed è professore associato di Medicina veterinaria presso l’Università Federico II di Napoli.
È autore di oltre 50 lavori scientifici pubblicati su riviste internazionali.
Giornalista dal 1997, per dieci anni è stato corrispondente di Superbasket e ha creato e diretto l’area marketing della JuveCaserta. 
Ha lavorato con le reti del gruppo Lunaset e scritto per molti quotidiani campani. Conduce trasmissioni sportive su Radio Prima Rete dal 1999.
Nel 2010 ha scritto 40 minuti dal paradiso, e nel 2012 ha pubblicato L’uomo dell’ultimo tiro – La biografia di Nando Gentile, partecipando al Bancarella dello Sport.
La notte in cui gli animali parlano è il suo romanzo d’esordio.
(dal sito ufficiale Goware)


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Sante Roperto e quelle magiche atmosfere della Calabria dimenticata

Sante Roperto, La notte in cui gli animali parlano

Ho un debole per i romanzi ambientati in Calabria, l’ammetto.

Il mare alto già a riva, le lunghissime giornate trascorse in spiaggia (piena di sassolini), la pelle arrostita, gli alberi di fichi, il verde intenso, i paesini arroccati sulle colline, le strade desolate sotto il sole cocente, i volti degli anziani scavati dal tempo, le vacanze dell’infanzia.

E dunque, riconosco ed amo le atmosfere profumate raccontante dal bravo Sante Roperto in La notte in cui gli animali parlano.

Sante Roperto, l'autore di "La notte in cui gli animali parlano"

Gli amori non vissuti

La notte in cui gli animali parlano è ambientato tra le viuzze di Conflenti, piccolo paesino in provincia di Catanzaro che, scopro con divertimento, esistere per davvero.

Il protagonista è proprio Conflenti – il paese – il luogo dove la storia inizia e tutto finirà.

La trama, come un cerchio ideale, si chiude alla perfezione: passato e presente confluiscono nell’unico punto capace di concentrare i destini dei vari personaggi.

Matteo e Claudia, l’amore giovanile non vissuto, si alimenta del ricordo.
Ma il ricordo idealizza, pone su un immeritato piedistallo l’oggetto del desiderio.
Il desiderio è anche forza: le mille vicissitudini di Alessandro, il nonno di Matteo, partito per la seconda guerra mondiale con il sogno di tornare dall’unico, grande amore della sua vita.

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Perché leggere La notte in cui gli animali parlano

Trattasi un romanzo di pura evasione.
Storia leggera, il libro alterna il presente (Matteo) col passato (nonno Alessandro), sempre incentrato sui sentimenti puri, tipici del tempo che fu.

Scritto con uno stile lineare, le pagine corrono via veloci fino all’atteso finale.
Piacevole, nostalgico al punto giusto, Sante Roperto non scade mai nei facili sentimenti.

Dopotutto, chiunque di noi potrà ritrovarsi nelle riflessioni di Matteo e Claudia.
Ed è il risulato al quale aspira l’autore:

Ogni Lettore, quando legge, legge se stesso
(Marcel Proust)

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«Gli anni veloci», di Carmine Abate (recensione)

Anna e Nicola, l’amore di una vita

Ho un debole per le storie generazionali, il bimbo che diventa uomo e vede cambiare il mondo che gli gira intorno.
«Gli anni veloci» (di Carmine Abate) ne è un ottimo esempio.

Attraverso gli occhi di Nicola, ci tuffiamo nel bel mare di Crotone, trascorriamo in spiaggia ore sotto il sole cocente, andiamo in barca col vecchio pescatore, apprezziamo la magnifica cucina della mamma, viviamo con i sogni del padre e la dura realtà lavorativa (in Montecatini, l’ecomostro che inquina ma impiega l’intero paese).

Il piccolo Nicola diventerà ben presto una giovane promessa dell’atletica italiana col mito di Mennea ed il sogno delle Olimpiadi.

La sua vita sarà segnata da Anna, il grande amore nato ai tempi della scuola e che l’accompagnerà fino a quando diventerà un uomo.
Solo allora Nicola capirà i tanti errori commessi e le importanti verità nascoste.

Carmine Abate, autore del bel libro «Gli anni veloci»

Carmine Abate, autore del bel libro «Gli anni veloci»

I flashback

Con la colonna sonora di Lucio Battisti e Rino Gaetano, Carmine Abate racconta in modo magistrale i sentimenti che uniscono Nicola ed Anna.

La lettura scorre veloce come gli anni settanta, pagina dopo pagina il Lettore assiste all’evoluzione della Vita ed al cambiamento dell’Italia.

I flashback rendono la storia intrigante: il racconto salta tra l’adolescenza di Nicola ed Anna ed il presente, tra speranze sogni voglia di cambiare il mondo tipici della giovinezza e l’accettazione del presente.

Il finale, nota dolente

Il libro è appassionante, l’ho divorato in pochi giorni con entusiasmo.
Giunto agli ultimi capitoli, però, mentre la narrazione correva al meritato finale, è subentrata una minuscola delusione.

Il cerchio non era ancora chiuso ma una fastidiosa sensazione di finale-scontato ha guastato un libro che, comunque, resta emozionante.
Da leggere ed amare.

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La Ringhio scommessa

Ringhio Gattuso disonesto?

Il Gennarino Nazionale coinvolto in un (possibile) giro di scommesse calcistiche mi desta una pacata ma amara riflessione.
Gattuso, l’uomo del Sud onesto, l’emigrante di successo esempio di integrità sportiva e morale, l’icona del grintoso portatore di sani e antichi ideali, l’ultimo samurai accusato di manipolare incontri di serieA.

Possibile?

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Chi è il vero Ringhio Gattuso

Se fosse vero, un altro pezzo del puzzle andrebbe a farsi friggere.

L’immagine del nostro calcio bistrattato, già malato grave, si inasprirebbe ulteriormente e la credibilità dei giocatori-mercenari sarebbe inferiore anche a quella dei politici in campagna elettorale.

Ma in me è ancora nitido il ricordo del Ringhio Campione del Mondo, lo sguardo fiero del calabrese trionfatore in terra tedesca, la rabbia dell’uomo venuto dal nulla, la rivincita di tutti gli italiani derisi all’estero, l’orgoglio del combattente per il sogno realizzato, l’urlo liberatorio di chi si è fatto da solo, le lacrime di gioia per l’incanto del momento, gli occhi della tigre affamata di vittorie.

E’ lui il vero Rino Gattuso!

La Ringhio scommessa

Punto tutto su Gattuso innocente

Tolto il mutuo, le bollette, l’IMU, la TARSU e la TARES, le spese per i regali di Natale, la tombola di beneficenza ed il capitone della vigilia, punto tutto ciò che resta dallo stipendio sull’innocenza di Gennarino.

Scommettiamo che vinco?


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