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Tag: carmine abate

«Come in un film, le immagini della storia mi scorrono davanti»: l’ispirazione secondo Rosa Ventrella [INTERVISTA]

Rosa Ventrella, una scrittrice da seguire

Dopo aver scritto Storia di una famiglia perbene, ho pianto moltissimo nel rileggerlo, è stato liberatorio.

D: Rosa, Storia di una famiglia perbene era nascosto nei meandri della tuo cervello, forse da sempre.
Quale la scintilla che tramuta un flusso caotico di pensieri in un libro emozionante?
R: Ho pensato che questo era il momento giusto, nella mia carriera di scrittrice, per scrivere un libro così profondamente legato alla mia infanzia e alla mia terra.
Si trattava di un percorso a ritroso anche doloroso, e prima non mi sentivo pronta per farlo.

Intervista a Rosa Ventrella, autrice di "Storia di una famiglia perbene"

L’ispirazione secondo Rosa Ventrella

l’ispirazione è un flusso improvviso e immediato di suggestioni

Ammiro gli scrittori.
Perché posseggono il dono di trasformare una successione di parole che dalla mente, sotto la potente spinta dell’ispirazione, deve essere espulsa per correre veloci verso la pagina.

Con piacere, dunque, intervisto la brava Rosa Ventrella.
Desidero carpire quel momento magico nel quale l’artista modella la creta.
E, dal nulla, crea l’opera.

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«Come in un film, le immagini della storia mi scorrono davanti»

D: Rosa, scrivi storie, crei racconti mai narrati fino ad oggi.
Storie nate dalla tua fantasia, l’intreccio dei pensieri irrazionali con emozioni ataviche.
Da dove nasce quel fulmine che trasforma una riflessione in una trama?
Quel momento magico che ti obbliga a buttar fuori e mettere nero su bianco le parole imprigionate nel tuo cervello?
R: Per me l’ispirazione è un flusso improvviso e immediato di suggestioni.
Le storie dei miei libri prendono corpo e forma in un momento imprevedibile, una sorta di fulminazione … e così, d’incanto, come le scene di un film, le immagini della storia mi scorrono davanti ed è subito una corsa irrefrenabile perché le immagini diventino parole!

D: credi che questa scintilla sia un talento innato oppure possa essere allenata?
R: Credo che l’allenamento e lo studio senz’altro aiutino e servano per migliorare quello che uno scrittore ha già dentro in potenza.
Senza lo studio, la costanza, l’esercizio, il talento resta ibrido.
Invece ogni scrittore deve trovare la sua strada, il suo inestinguibile stile.

D: Rosa, l’ispirazione ti porta in un’isola felice dove crei, trasformi, adatti, realizzi i tuoi sogni. Come raggiungere questo luogo magnifico?
R: Il luogo magico va raggiunto in ogni momento buono della giornata.
Non credo che un vero scrittore abbia bisogno di ritagliarsi un’isola lontana o una stanza solitaria per scrivere.
La scrittura stessa è capace di rinchiuderti in una bolla e tenerti lontano dal resto del mondo.

Rosa Ventrella, autrice di "Storia di una famiglia perbene"

«Scrivevo già alle scuole medie»

D: Rosa, la scuola è spesso arida nozione invece di vera cultura.
E non tutti hanno la fortuna di incontrare il professore che ti cambia la vita.
Nel tuo caso, l’amore per la lettura/scrittura nasce tra i banchi di scuola oppure è una passione sorta all’improvviso, in un tempo indefinito, in un luogo non luogo?
R: Nel mio caso, gli insegnanti sono stati per me fondamentali perché mi hanno aiutato a capire che la scrittura era la mia strada!
Amavo scrivere sin dai tempi delle medie e fu proprio la Madre Superiora del mio Istituto, nonché mia professoressa di Lettere, a spronarmi ad andare avanti nella vita a scrivere, qualunque cosa avessi deciso poi di fare come professione!

D: quando e come hai compreso di essere una scrittrice?
Prima della scintilla, che vita conducevi?
R: Non c’è stato un momento in cui l’ho scoperto.
Ho deciso di provare a pubblicare il mio primo romanzo, otto anni fa, gettandomi in un mondo che non conoscevo e che mi sembrava irraggiungibile.
Posso dire di non essermi arresa mai quando in principio la salita mi sembrava insormontabile!!!

D: Rosa, credi nel circolo vizioso: leggo, dunque scrivo?
Segnalaci gli ultimi tre libri letti e due titoli che non possono mancare nella libreria di famiglia.
R: Assolutamente sì.
Uno scrittore non può non essere anche un accanito lettore!
Sarebbe impossibile.
Gli ultimi tre libri che ho letto sono:

  • Le rughe del sorriso (Carmine Abate)
  • La più amata (Teresa Ciabatti)
  • Una storia nera (Antonella Lattanzi)

Due libri che consiglio a tutti di leggere sono: L’Usignolo di Kristin Hannah e L’Arminuta di Donatella di Pietrantonio.

Rosa Ventrella, autrice del romanzo "Storia di una famiglia perbene"

Maria e Michele, dove sono?

Michele forse partirà negli Stati Uniti e Maria forse diventerà una giovane donna complicata e “dannata”.

D: Storia di una famiglia perbene è proprio un un libro «bello».
E lo dico con convinzione perché, anche se termine semplice, «bello» descrive un insieme di sensazioni positive.
Tradotto in 17 paesi, è un romanzo che suscita voglia di leggere.
E credo che sia uno dei risultati più alti che uno scrittore desideri raggiungere.
Dopo la stesura, quale sensazione hai provato?
Soddisfazione? Svuotamento? Felicità? Attesa?
R: Dopo aver scritto Storia di una famiglia perbene (che in origine si intitola La malacarne), ho provato sicuramente soddisfazione.
Ho pianto moltissimo nel rileggerlo, è stato liberatorio.
Alla gioia ha fatto seguito un senso di svuotamento.
Ho avuto subito voglia di scrivere ancora!

D: pagherei oro per leggere il sequel.
Hai ricevuto richieste per scrivere la seconda puntata sulla vita di Maria e Michele?
R: Questa è una domanda a cui ancora non posso rispondere, ma sicuramente ci saranno novità in futuro!

D: cadi in Universo Parallelo e hai appena messo il punto all’ultimo rigo di “Storia di una famiglia perbene 2”: siamo troppo curiosi, anticipa solo l’introduzione 🙂
R: Michele forse partirà negli Stati Uniti e Maria forse diventerà una giovane donna complicata e “dannata”.

Intervista a Rosa Ventrella, autrice di "Storia di una famiglia perbene"

«Nostalgia e sensi di colpa: i miei mostri»

D: L’arte contro il degrado morale ed urbano è uno dei miei slogan preferiti.
Contro le brutture del mondo, bisogna rispondere con la gentilezza d’animo e la bellezza – nel senso completo del termine.
Dopotutto, «la bellezza salverà il mondo»: esiste un’arma più potente per combattere i «mostri»?
R: La cultura e la bellezza.
Sono le nostre armi migliori e credo sia un nostro dovere trasmettere il valore di entrambi soprattutto ai giovani.
La letteratura poi è anche sogno<, magia … cosa sarebbe la vita senza i sogni?

D: Rosa, sei sul sito ufficiale dei «mostri».
Quali consideri i peggiori «mostri» che hai affrontato?
R: Sicuramente due: la nostalgia e i sensi di colpa, ma li racconterò entrambi nel nuovo romanzo!

D: Le nostre interviste terminano con una riflessione a piacere.
A te il messaggio da lanciare nell’oceano sconfinato della Rete.
R: Non sono brava a lanciare messaggi universali… senz’altro un invito accorato a leggere.
Di tutto e sempre e ad apprezzare gli scrittori italiani.
Noi siamo un Paese sempre pronto a osannare gli artisti stranieri di tutti i tipi e a denigrare quello che è nostro.
Forse dovremmo esaltarci di più e cominciare a vedere quanto siamo bravi a fare certe cose!!!
All’estero gli scrittori e gli artisti italiani sono davvero molto apprezzati.

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La collina del vento, di Carmine Abate: quando il libro va oltre il finale

La collina del vento ed il destino della famiglia Arcuri

Ecco uno di quei libri che vorresti non finisse mai.
Un romanzo che, dopo l’ultimo rigo, continua nella mente del Lettore.
Perché La collina del vento di Carmine Abate è una storia avvincente.
Conquista il cuore, riempe l’anima.

Personaggi ben descritti, legati alla propria terra da radici profonde.

Il Rossarco diventa l’epicentro della narrazione, i destini di tre generazioni di Arcuri, la famiglia contadina che conquista, coltiva, protegge ed ama la collina.

Dall’inizio del secolo, attraverso il periodo fascista, fino ai giorni nostri: un segreto mai svelato, i sacrifici dei padri per i figli, l’amore, la saggezza, il rispetto.
Ma anche la morte, il dramma, l’orrore.

Carmine Abate racchiude in un romanzo intenso, i veri sentimenti presenti in ognuno di noi, al di là del tempo.

La collina del vento, di Carmine Abate

Calabria, storia di tre generazioni

Avevo già apprezzato Carmine Abate in Gli anni veloci.

Come nel precedente libro (anche se, in ordine cronologico, è più recente di La collina del vento) l’ambientazione è uno dei segreti del successo della storia.

Le tradizioni contadine, la saggezza dei nonni, il rispetto per la campagna, l’amore per la natura, la collina del Rossarco nella Calabria di ieri e di oggi, luogo magnifico e martoriato dall’illegalità, icone del sud del mondo in eterna oscillazione tra bellezza estrema e volgare degrado.

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La collina del vento, perché leggerlo

Respirare il profumo della collina, amare i colori del Rossarco, veder esplodere la natura in primavera, sentire la brezza marina.

Carmine Abate ci fa viaggiare nella Calabria dimenticata, regione affascinante, misteriosa, violentata.

La storia di una famiglia che non si arrende ai mille volti della illegalità, gli Arcuri baluardi e simbolo di lotta per difendere le proprie origini.
E difendere se stessi.

Per amore della propria terra, la Calabria.

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«Gli anni veloci», di Carmine Abate (recensione)

Anna e Nicola, l’amore di una vita

Ho un debole per le storie generazionali, il bimbo che diventa uomo e vede cambiare il mondo che gli gira intorno.
«Gli anni veloci» (di Carmine Abate) ne è un ottimo esempio.

Attraverso gli occhi di Nicola, ci tuffiamo nel bel mare di Crotone, trascorriamo in spiaggia ore sotto il sole cocente, andiamo in barca col vecchio pescatore, apprezziamo la magnifica cucina della mamma, viviamo con i sogni del padre e la dura realtà lavorativa (in Montecatini, l’ecomostro che inquina ma impiega l’intero paese).

Il piccolo Nicola diventerà ben presto una giovane promessa dell’atletica italiana col mito di Mennea ed il sogno delle Olimpiadi.

La sua vita sarà segnata da Anna, il grande amore nato ai tempi della scuola e che l’accompagnerà fino a quando diventerà un uomo.
Solo allora Nicola capirà i tanti errori commessi e le importanti verità nascoste.

Carmine Abate, autore del bel libro «Gli anni veloci»

Carmine Abate, autore del bel libro «Gli anni veloci»

I flashback

Con la colonna sonora di Lucio Battisti e Rino Gaetano, Carmine Abate racconta in modo magistrale i sentimenti che uniscono Nicola ed Anna.

La lettura scorre veloce come gli anni settanta, pagina dopo pagina il Lettore assiste all’evoluzione della Vita ed al cambiamento dell’Italia.

I flashback rendono la storia intrigante: il racconto salta tra l’adolescenza di Nicola ed Anna ed il presente, tra speranze sogni voglia di cambiare il mondo tipici della giovinezza e l’accettazione del presente.

Il finale, nota dolente

Il libro è appassionante, l’ho divorato in pochi giorni con entusiasmo.
Giunto agli ultimi capitoli, però, mentre la narrazione correva al meritato finale, è subentrata una minuscola delusione.

Il cerchio non era ancora chiuso ma una fastidiosa sensazione di finale-scontato ha guastato un libro che, comunque, resta emozionante.
Da leggere ed amare.

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Maticmind, il primo complimese

Trenta giorni dopo HP Pozzuoli

Oggi 16 novembre festeggio il primo complimese in Maticmind.
Sembra trascorso un secolo dalla chiusura della sede Hp Pozzuoli ed il trasferimento di noi dipendenti nella nuova società eppure l’avventura è iniziata da appena trenta giorni (per la cronaca, vi rimando all’ebook gratuito Gli ultimi giorni di HP Pozzuoli).

Descrivo il momento con una frase estratta dal bel libro di Carmine Abate, Gli anni veloci:

«Gli scioperi e le proteste cessarono.
Tornò il silenzio di speranza o scetticismo»

Sentimenti contrastanti

Diciotto anni non si cancellano con un clic, il licenziamento va metabolizzato ed il trascorrere dei giorni rimargina la ferita.

Sono conscio: non ho tempo per rimuginare, la dura legge dell’evoluzione è spietata, chi non si adatta si estingue.

Dunque, il mio stato d’animo oscilla tra sentimenti contrastanti: i giorni pari sono ottimista, magari la snella Maticmind offrirà inattese opportunità professionali impossibili nell’elefantiaca HP.
I giorni dispari, invece, il futuro appare nebuloso e l’incertezza cresce.

Maticmind, il primo complimese: anche Obama invita a pensare positivo!

Maticmind, il primo complimese: anche Obama invita a pensare positivo!

In attesa della rivoluzione Maticmind

La prima minicandelina – nel bene o nel male – non ha portato cambiamenti significativi per noi ex informatici HP: lavoriamo negli stessi uffici e la maggior parte dei dipendenti procede con le medesime attività pre-licenziamento.

Restano i dubbi sul futuro: possibile che ruotiamo solo intorno ad HP?
Dopo due anni, quando l’accordo di servizio tra le società terminerà, cosa accadrà? Quando lavoreremo su commesse specifiche Maticmind?

«Ci stiamo organizzando», «dateci tempo» sono le risposte dei manager milanesi.

Va bene, la prima minicandelina è spenta.
Attendo con fiducia il secondo complimese.


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