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Tag: chiesa

La storia (forse divertente) di un pluriomicida pentito, di Jonas Jonasson [RECENSIONE]

L’assassino, il prete, il portiere, un libro di Jonas Jonasson

L’assassino, il prete, il portiere di Jonas Jonasson annoia … per due terzi.
Divido il romanzo in tre parti:

  • l’inizio: promettente, con capitoli potenzialmente divertenti
  • la parte centrale: lunga e piatta
  • il finale: in ripresa (ma non evita la bocciatura)

Il racconto, dopotutto, è un giusto mix di situazioni bizzarre: l’assurdo incontro tra il pluriomicida pentito, il responsabile della reception, il pastore della Chiesa protestante potrebbe scatenare una serie di pagine surreali ed esilaranti.

Invece, per lunghi tratti, la narrazione languida con una trama fin troppo lineare, priva di quegli scossoni attesi (invano) dall’eccentrico trio.

Jonas Jonasson , autore di "L'assassino, il prete, il portiere"

Jonas Jonasson, meglio in inverno

Desideravo recensire un’opera da leggere tutto d’un fiato sotto l’ombrellone.
L’assassino, il prete, il portiere non rientra in questa categoria di libri estivi.
Acquistatelo pure e provateci senza pregiudizi ma credo che una dolce pennichella vi colpirà prima di giungere a metà storia.

Questa reazione del Lettore Coraggioso non credo sia necessariamente negativa.
Immagino, però, non alimenti l’ego del bravo Jonas Jonasson.

L’assassino, il prete, il portiere merita una pazienza superiore.
Per iniziare a leggerlo, meglio attendere una fredda e piovosa notte d’inverno.

Tra le sicure pareti di casa, sarà più facile superare lo scoglio centrale e giungere all’agognato finale.

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La chiesa di San Nicola, l’ebook gratuito di Lorenzo Izzo [DOWNLOAD]

Chiesa di San Nicola, di Lorenzo Izzo

Immagino il mio amico Lorenzo Izzo chino sulla scrivania di una dimenticata biblioteca, in un angolo della sconfinata periferia casertana.

Come un archeologo scava tra la polvere, Lorenzo investiga tra le pagine di un vecchio manoscritto.
Alla scoperta di quel dettaglio che conferma (o smentisce) un aneddoto ascoltato tra gli anziani del paese, quell’informazione mancante che incastra tutti i pezzi del puzzle storico.

La chiesa di San Nicola, l'ebook gratuito di Lorenzo Izzo

Un’opera senza scopo di lucro

La chiesa di San Nicola è un’opera frutto di un lavoro certosino di ricerca, ricostruzione e interpretazione delle fonti scritte e orali.
(Lorenzo Izzo)

Lo scrupolo dello storico per ricostruire, con novizia di particolari, la storia della chiesa di San Nicola, a Calvi Risorta (CE).

Un ebook gratuito frutto della passione di Lorenzo per la storia – basta leggere i suoi interessanti post per carpire la profondità delle vicende narrate.
Un’opera (senza scopo di lucro) messa a disposizione per la collettività, per ricordare le nobili origini del tempio di Calvi Risorta – chiesa edificata tra il 1623 e il 1650.

Per i concittadini di Lorenzo, un regalo da cogliere con un clic, leggere con attenzione, divulgare, condividere, tramandare ai posteri.
Un ebook per apprezzare al meglio un tesoro del proprio territorio.

Per chi non è della zona, invece, un saggio ed un pretesto per visitare Calvi e conoscere l’autore.

Dopotutto, come afferma da sempre Lorenzo, «L’unica difesa contro il mondo è conoscerlo bene».

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Chiesa di San Nicola, come scaricare l’ebook

L’ebook è gratuito e disponibile nei formati PDF, MOBI e EPUB.
Segue il link per il download:  +++ scarica l’ebook +++

Buona lettura.


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Concerto di Natale in chiesa, vince la maleducazione tecnologica

Concerto di Natale o concerto degli U2?

Un muro umano di fotografi invasati.
Armati di smartphone e tablet, riprendono lo spettacolo senza mai staccare la registrazione.
Braccia al cielo, per sorvolare gli altri cameramen, e catturare l’immagine esclusiva.

Flash, luci, la calca della prima fila.
I cento display illuminano la piccola chiesa, affollata di bimbi, genitori, parenti, amici.

Il concerto di Natale organizzato dalla parrocchia è un evento da non perdere.

I piccoli cantanti, ingenui e gioiosi, sussurrano le parole tra emozione e sano divertimento.
Gli adulti, invece, forniscono il peggio del repertorio dei «grandi».
Egoismo, nessun rispetto per la collettività, egocentrismo, maleducazione.

In un luogo sacro.

Concerto di Natale, vince la maleducazione

Furbi? No, maleducati

I «furbi» ignorano la presenza degli altri spettatori.
Gli ossessi della ripresa convulsa, nel loro egocentrismo galoppante, si preoccupano solo di se stessi.

Chi, con educazione e rispetto altrui, resta seduto al suo posto, non ha il diritto di guardare il mini-concerto.

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Una ripresa inutile

Quando la foga sarà esaurita, i maleducati scopriranno l’amara verità: la ripresa via smartphone sarà inguardabile.
Mossa, buia, lunga, insignificante, non verrà mai più rivista né dal bimbo né dai genitori e parenti.
Noiosa, verrà eliminata con l’anno nuovo.

Dal fondo della chiesa osservo la scena.

Le piccole star cantano beati, sembrano non accorgersi dello squallido teatrino dei genitori, convinti di essere i più furbi.
Invece, sono solo dei «mostri» maleducati.


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Perchè guardare The Young Pope, il giovane Papa blasfemo

The Young Pope, il Papa fumatore

E se il prossimo Papa fosse un uomo assetato di potere?
Le prime puntate della serie tv in onda su Sky Atlantic conquistano la mia attenzione.

Perché Paolo Sorrentino è geniale.
Il Vaticano osservato dall’interno, spogliato dei soliti stereotipi ed i difetti dei suoi personaggi vivisezionati.

I dialoghi vanno assaporati, l’ironia di un superbo Silvio Orlando catturata e conservata con cura, le invettive di un demoniaco Jude Law masticate con dovizia, ingoiate.
Ma, probabilmente, indigeste.

The Young Pope, il Papa che stupisce

Il Papa miscredente

Fuma, minaccia, urla.
Comanda un miliardo di cristiani.
E’ bello, affascinante, sportivo.
Arrabbiato col mondo, ama il Potere e le sue parole sono frustate: il credente deve temere Dio, la Chiesa non perdona ma incute paura.

E’ Papa Pio XIII, il primo pontefice americano della Storia.
Ed anche il più giovane.
Ma dalle idee anacronistiche.

The Young Pope catapulterà la Chiesa ai tempi delle crociate oppure verrà fermato in tempo dal Divino? (o, più volgarmente, dai poteri forti romani?)

Al telecomando la risposta.
Dopotutto manca poco al gran finale: sono solo dieci puntate.
Purtroppo.

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Il Buco Nero Italiano

La Chiesa: «bisogna avere Fede»

L’enigma è davvero intrigante, il segreto dura da più di trent’anni oramai e quando se ne parla pubblicamente, vige un’aura di mistero.

I politici rassicurano: «la questione è chiara ed è sotto controllo», gli esperti invece tagliano corto: «la materia è complicata» troncando ogni eventuali discussione.
I Matematici, invece, sono sconfortati: «mai visto nulla del genere» ma la comunità scientifica è spaccata: «il problema è privo di dimostrazione» mentre per i più ottimisti «in teoria la soluzione esiste ma è necessario un tempo infinito».
La Chiesa, invece, non perde la speranza: «con la Fede arriveremo laddove l’Uomo e la ragione hanno fallito».

Il debito pubblico italiano è un mistero più complesso di un buco nero

Il debito pubblico italiano, quanti zeri?

Difronte a tante altolocate ed autorevoli posizioni, io – italiano medio – mi pongo il quesito dei quesiti: il debito pubblico italiano a quanto ammonta?

La Scienza Ufficiale non ha ancora fornito un numero esatto: quanti zeri occorrono per svelare il valore di questa incognita nostrana?

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L’appello: il Ministro vada in TV

Da cittadino ligio al dovere lancio un appello: in nome della trasparenza vorrei che il Ministro dell’Economia in persona andasse in televisione (a rete unificate) ed in prima serata, armato di un vecchio foglio a quadretti ed una matita nera, scrivesse – davanti alla Nazione – il valore preciso del debito pubblico italiano.

Dopotutto, questa tassa indiretta è un «mostro» che ci portiamo sulle spalle tutti noi, contribuenti onesti.


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A qualcuno (non) piace lo sciopero?

Sciopero, ogni giorno una manifestazione

L’Italia è il paese degli scioperi: non passa giorno senza una manifestazione di protesta.

Sfido chiunque a citare una categoria di lavoratori che negli ultimi anni non abbia incrociato le braccia almeno una volta.
Non vi affaticate, la ricerca presenta le stesse difficoltà bibliche provate dal povero cammello costretto ad attraversare la cruna dell’ago …

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Dai calciatori ai parcheggiatori abusivi

Oltre ai soliti bistrattati  (operai, pensionati, disoccupati, esodati, cassintegrati, precari …) di nessun interesse mediatico,  ricordo anche le più clamorose astensione dei viziati giovanotti della serieA (luci della ribalta), degli attori di Cinecittà (tagli al cinema), dei parcheggiatori abusivi (pentiti, desiderano essere regolarizzati), delle prostitute (sfruttamento) ed – in ordine di tempo – degli ex ricchi, gli impiegati delle banche (e dei bancomat, all’asciutto in molte zone per l’intero weekend).

All’appello oramai ci sono tutti, dall’operatore ecologico all’imprenditore: mancano solo i preti, i mafiosi ed i politici.

I preti ed i mafiosi, per questioni etiche opposte, forniscono i loro “servizi” alla cittadinanza sempre e comunque,  non conoscono licenziamenti (se non per passare a miglior vita) né tantomeno riflettono sui diritti negati alle rispettive classi (almeno fino ad oggi).

Discorso diverso, invece, vale per i politici.

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Perchè i politici non scioperano mai

Se è vero che lo sciopero misura il disagio di una categoria, si comprende perché gli uomini delle Istituzioni e dei partiti – come i Reali o i regnanti di un tempo – non manifestino mai (semmai, manifestano gli altri per chiedere loro di rinunciare a qualche piccolo beneficio, richieste perlopiù inevase).

Una classe politica unisona, compatta e priva di contrasti, carente di (significative) discussioni, implosa sui propri privilegi, sorda alle esigenze altrui e scevra da contestazioni interne, nasconde certamente un «mostro» nell’armadio.

sciopero? No grazie


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«E’ ufficiale: in Italia, la disoccupazione è al 100%»

Disoccupazione da record

E’ accaduto l’inimmaginabile: questa mattina mi sono svegliato, ho acceso la TV e l’edizione straordinaria del telegiornale annuncia la notizia.

La sciagura era nell’aria ma ascoltare il comunicato ufficiale dell’ANSA fa sempre un certo effetto: «in questo momento, in Italia la disoccupazione ha raggiunto un nuovo record: il 100% dei lavoratori non ha più un lavoro fisso. Il sottoscritto è autorizzato a parlare dal Consiglio di Amministrazione della RAI. Dopo questa edizione anche io sarò licenziato».

disoccupazione record

Le reazione politiche

Un intero paese senza un’occupazione stabile, i più fortunati rimediano un contratto precario da rinnovare ogni giorno.

L’ala moderata di Confindustria è soddisfatta del risultato giunto addirittura in anticipo rispetto alle stime fornite dagli “esperti”.
I Sindacati, invece, continuano ad organizzare scioperi generali anche se non possono essere considerati dei veri «scioperi» poiché i partecipanti non sono più lavoratori.

Si susseguono le dichiarazione dei politici che invitano a non drammatizzare, dopotutto è «solo un periodo di transizione», «i sacrifici di oggi sono necessari», «la crisi è globale e l’Italia sta meglio di tanti altri paesi».

Per dare l’esempio e spronare la nazione a reagire, la Casta non riduce le spese anzi si aumenta gli stipendi.
Il messaggio all’elettorato è chiaro: bisogna tornare a spendere.

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La denuncia della chiesa

Ogni giorno un corteo diverso marcia verso i ministeri romani che contano: oggi tocca alle prostitute, chiedono un sussidio per chi è costretta ad operare nelle zone maggiormente colpite.
Inoltre, per i loro clienti, propongono uno sgravio fiscale del 50%.
Il rimborso sarà ritirato in giornata direttamente nella farmacia di fiducia.

Il Vaticano invita il Governo a risolvere con priorità massima il dramma delle famiglie italiane.
Per la Chiesa la situazione è «insostenibile».
Difatti la domenica, durante la messa, si è verificato un calo notevole delle offerte dei credenti ed il Pontefice, nel suo ultimo angelus, urla spazientito: «fate presto!»

Nel mentre, non ci resta che resistere sapendo che ben presto un nuovo, mostruoso record ci colpirà.


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Divorziato? Strada interrotta (per sempre)

Proprio non capisco, spero che qualche uomo di chiesa (cattolica) legga questo post e mi illumini.

Chi ha stabilito la propedeuticità dei sacramenti cristiani?

Perché l’inghippo è tutto in questa obbligatorietà ordinata: nasco e ricevo il battesimo, successivamente posso prendere la Comunione e poi confermare la scelta tramite la Cresima. A me credente regolare, “superati” i primi tre sequenziali sacramenti, è consentito convolare a giuste nozze con il quarto step: il matrimonio. Infine (in tutti i sensi), riceverò l’unzione prima di passar a miglior vita.

L’ordine temporale stabilisce la giusta serie: non è possibile sposarsi se non si è cresimati ed aver precedentemente ricevuto il corpo di Cristo sempreché sia stato cancellato in primis il peccato originale.

Questa percorso unidirezionale – a senso unico – oggi genera situazioni anacronistiche.

Un bimbo non battezzato non riceverà mai nessun altro sacramento è una conseguenza logica delle regole sopra citate ma l’accanimento più spietato la Chiesa lo riserva ad un divorziato: lo sfortunato cristiano, già bastonato dal destino per le infelici scelte personali, non riceverà più la Comunione in tutta la sua esistenza e sarà bandito – per sempre – come testimone da ogni funzione religiosa ufficiale.

Trattato come il peggiore degli infedeli, viene marchiato con la lettera scarlatta ed il suo volto censito tra i “wanted” negli archivi vaticani.

Al divorziato non è permesso nessun dietrofrónt.

Giunto alla quarta tappa dei sacramenti, non può né retrocedere né avanzare, il suo cammino verso Gesù Cristo si interrompe drasticamente.

Divorziato? Strada interrotta

Possibile che la Chiesa Cattolica non si adegui e pensi ad un “condono” religioso?

Il divorziato non è un colpevole al quale affibbiare l’ergastolo clericale, il perdono è il pilastro degli insegnamenti dei profeti e poi – numeri alla mano – l’esercito dei separati è davvero molto nutrito.
Magari, molti di loro, attendono solo un cenno di indulgenza per riprendere il giusto cammino dei sacramenti, come la parola di Gesù insegna.

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