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Tag: condono

Mondragone, cittadinanza onoraria al grattacielo-ecomostro

Il triste destino del grattacielo di Mondragone

L’ecomostro di Mondragone avrà più di quarant’anni suonati.
Risulta superfluo indagare, oramai io stesso sono testimone oculare della difficile vita del grattacielo.

Lo ricordo già a fine anni ’70 quando, con la famiglia, viaggiavo lungo la nobile ed antica via Domitiana per tuffarci a Castel Volturno, il Villaggio Coppola, il litorale Domitio – luoghi di mare pulito e relax assicurato.

E la sentinella di Mondragone era già lì, austero, fiero, maltrattato.
Come oggi.

Il grattacielo abbandonato di Mondragone

Un’ingiustizia da risanare

Il derelitto subisce le angherie politiche da mezzo secolo.
Abbandonato al suo triste destino, resiste contro tutti.

Giunte di destra e di sinistra, di centro e oblique, inciuci e polpettoni partitici: trascorrono le stagioni, cambiano i governanti, trionfano i volgari condoni edilizi mentre l’ecomostro cresce nell’indifferenza delle Istituzioni e l’apatia dei cittadini.

Dopo quasi cinquant’anni, di diritto, il grattacielo rifiutato è parte integrante dell’arredo urbano di Mondragone e zone limitrofe.

L’ingiustizia – come l’ipocrisia! – deve terminare.

Io sto con il grattacielo ferito!

D’accordo, avete ragione.
Nel lontano 2010, pubblicai un post contro il grattacielo ripudiato.

A mia discolpa aggiungo che allora ero giovane, inesperto di «mostri» ed affini ed in questa storia di ordinario degrado urbano, non compresi bene l’eterna divisione tra «buoni» e «cattivi».

A distanza di anni mi schiero con il grattacielo, ecomostro indifeso, parafulmine di colpe non sue, icona della burocrazia malata e paladino dello sport nazionale: lo scaricabarile.

Perché se dopo mezzo secolo, il grattacielo fatiscente è ancora vivo e vegeto, il merito di qualcuno pure sarà …

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L’appello

Mentre mi pongo i soliti quesiti ambientalisti che appaiono ingenui o addirittura ingiusti (verrà recuperato o abbattuto? La collettività ha il diritto di conoscere la verità?), vorrei capire cosa ne pensano a Mondragone.

L’ecomostro dopotutto è una loro creatura e visto l’andazzo generale, per il palazzone umiliato, si prevede ancora una lunga vita.

Lancio l’appello.
Ad abbatterlo non se ne parla nemmeno, dunque facciamolo crescere nella legalità: accettiamolo come nostro concittadino e regaliamogli la cittadinanza onoraria.

Favorevoli?


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In spiaggia: contro l’ecomostro, giustizia fai da te

L’ecomostro

«In caso di crollo, la responsabilità non è del sottoscritto» ribadisce l’ingegnerel’ideatore dell’ecomostro.

La galleria, scavata a meno di un metro dal mare per portare l’acqua salata oltre un muro squadrato, si sfalda ad ogni piccola onda.

«Sei sicuro che l’opera supera la nottata?» chiedo incuriosito.

L’intenzione dell’autore è creare oggi un laghetto artificiale, domani una serie di costruzione intorno con doppio affaccio: lago e mare.
La fantasia (perversa) al potere.

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Il condono, la soluzione (peggiore)

«Assumi un architetto per rendere il progetto più armonico» suggerisco tra il serio ed il faceto.
L’ingegnere sghignazza, sembra soddisfatto della sua nuova creatura.

Interviene l’Avvocato: «preparo le carte per il condono?».
Perché nella giungla della burocrazia, è noto che lo scempio ambientale è risanato con una multa mentre l’abbattimento del «mostro» risulta utopia.

Alzo il tiro.
«Propongo un software gratuito già obsoleto che necessita di un upgrade per funzionare. A pagamento ovviamente».

Risata generale.

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Chiacchiere da battigia

In riva al mare, spogliati dagli abiti da lavoro, con le mani ancora sporche di sabbia ed i piedi nell’acqua limpida, ironizziamo sui peggiori costumi nazionali.

L’incontro sul bagnasciuga è casuale: quattro sconosciuti riuniti intorno ad un secchiello ed una paletta, quattro individui che nella frenetica quotidianità non si scambierebbero nemmeno un buongiorno.

Consci della leggerezza del momento, ognuno spara la sua.

«Perfetto! Tanto paga la Comunità Europea!» sentenzia il tizio con i capelli da surfista (un commercialista?).

Il trionfo della Giustizia

Il gioco diverte finchè il ritmo è incalzante.
Appena cala l’istante di silenzio, la magia che unisce quattro sconosciuti in riva al mare svanisce con l’infrangersi dell’ultima onda sulla galleria illegale.

L’ingegnere termina l’opera purificatrice iniziata dal mare.
Sulla battigia non restano tracce di opere abusive, solo le orme testimoniamo questo incontro inedito.

Ci salutiamo con un sorriso imbarazzato, non ci vedremo più.
Stavolta la Giustizia trionfa, il piccolo «ecomostro» è sconfitto.

I resti di un ecomostro abbattuto


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