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Tag: coraggio

Al mare, testimone di un salvataggio eroico

Un soccorso in mare vissuto in diretta

Quale sentimento spinge una persona ad abbandonare la sicurezza della propria vita per lanciarsi in mare e soccorrere uno estraneo in difficoltà?

E’ la domanda che mi pongo oggi mentre assisto – dalla spiaggia di un lido del litorale domizio – al salvataggio di un gruppo di bagnanti che, per le condizioni del mare avverso, non riescono a tornare a riva.

A pochi metri dalla spiaggia libera, le forti onde creano un fosso tra un gruppo di persone e la costa.
Un uomo inizia a sbracciare per segnalare l’emergenza: nuota ma le correnti lo allontanano dalla riva.
Nonostante non affondi del tutto, è in forte difficoltà.
Il mare lo sovrasta, poi riemerge, sbraccia ancora.

Con lui si distinguono altre persone, forse un bambino ed una giovane ragazza.
Tutti in pericolo.

Litorale domizio, volontari e bagnini salvano un gruppo di bagnanti in difficoltà

L’intervento dei bagnini (e dei volontari)

Dai lidi limitrofi, i bagnini scattano immediatamente.
Con le tavolette rosse in pugno, superano il fosso marino ed, in pochi istanti, raggiungono il gruppo di persone in totale panico, a poche decine di metri dalla spiaggia.
Li soccorrono.

Insieme ad altri volontari, li riportano tutti sul bagnasciuga.
Giunge anche un terzo bagnino con l’imbarcazione di salvataggio per aiutare chi è senza energie.

Per fortuna, la missione di si conclude con un lieto fine.

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Il coraggio dei volontari

Da sotto l’ombrellone, noto delle persone correre verso il mare.
Non capisco cosa stia accadendo finchè non raggiungo la folla in riva ed ascolto i commenti preoccupati.

La squadra di volontari che si è lanciata verso i bagnanti in difficoltà è davvero numerosa.

Conto almeno una decina di uomini, qualche ragazzo ed una giovane donna.
Li vedo rientrare affaticati, raccontano di un anziano in preda al panico (credo l’uomo che sbracciava) e di un bambino impaurito.
Li hanno raggiunti – chi dalla spiaggia, chi via mare – ed, insieme ai bagnini, salvati.

Ascolto l’impresa con ammirazione.

Queste persone, non temevano di affogare?
Prima di tuffarsi, hanno riflettuto sul pericolo al quale andavano incontro?

Rischiano la vita per soccorrere degli estranei.

L’azione di questi volontari non finirà mai sui giornali e nessuna Istituzione gli renderà i giusti meriti.
Ma, entrano di diritto nell’esercito di eroi silenziosi che combattono i «mostri» della nostra società.

A loro, il nostro pubblico ringraziamento.


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Francolise e Valogno: due storie speciali da conoscere [VIDEO]

Fracolise e Valogno, esempi di coraggio

Francolise e Valogno sono due granelli di sabbia sulla cartina della Campania.
Ma, le due micro-realtà in provincia di Caserta, raccontano storie speciali.

Che vale la pena conoscere.

Perché questi piccoli centri, grazie alla determinazione di alcune persone, rappresentano un importante baluardo contro il degrado.

A Francolise, il Gruppo Archeologico Falerno-Caleno, richiede alle autorità competenti l’affidamento della villa romana di San Rocco.

Il Gruppo Archeologico Falerno Caleno, conduce una intensa attività di valorizzazione e fruizione della villa romana in località San Rocco (Francolise)

A Valogno, il prof. Giovanni Casale fa rinascere il borgo dimenticato tramite l’arte.

Il sottoscritto, alla villa romanda di Francolise, cerca i migliori punti per le riprese

Se ragionassimo al contrario?

Per comprendere l’importanza dei volontari di Francolise e del vulcanico professore di Valogno, ragiono al contrario: se non fossero intervenuti, questi due luoghi, oggi, cosa sarebbero?

L’incuria e l’indifferenza avrebbero mangiato i resti della magnifica villa romana di Francolise.
Il borgo di Valogno sarebbe disabitato e prossimo a divenire un paese fantasma.

Invece, con l’azione diretta di queste donne e uomini, a Francolise è possibile visitare gli importati scavi romani, a Valogno passeggiare per il borgo in compagnia degli ottantanove abitanti, osservare i quarantacinque murales che ornano il paese, partecipare al pranzo condiviso organizzato dalla signora Dora – la moglie del professore Giovanni.

I murales di Valogno

Francolise e Valogno, l’arte contro il degrado

L’arte contro il degrado, Francolise e Valogno confermano l’idea vincente: la cultura e l’esempio diretto sono le migliori armi per fermare il degrado (morale e non).

Il sottoscritto registra in tre minuti di videoclip l’entusiasmo dei volontari di Francolise e gli ideali del professore di Valogno.

Grazie a BeTime, l’Università del tempo libero, sono felice di aver scoperto due angoli nascosti della nostra Campania dove, i soliti «mostri», stavolta, sono stati respinti.

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Il video


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SMAU2017, i sottotitoli della delusione

SMAU2017, manifestazione senza coraggio

L’hashtag innovazione trionfa in ogni angolo del piccolo padiglione 6 della Mostra d’Oltremare di Napoli.
Perché allo SMAU Napoli le startup dovrebbero essere di casa.
Invece, giro e rigiro, la parte del leone è recitata dai soliti noti: Regione Campania e TIM su tutti.

E’ proprio lo stand della Regione Campania a spegnere l’entusiasmo del sottoscritto.

Se l’uno per cento di ciò che pubblicizza corrispondesse alla realtà, vivrei nella Silicon Valley italiana.
Dagli slogan da campagna elettorale, sembra che siano disponibili milioni di euro per finanziare idee e progetti.
Assegnati con la massima trasparenza.

La realtà, purtroppo, racconta ben altre (tristi) storie.

Allo SMAU2017 con Salvatore Rullo di Dasir Tech

Novanta secondi con Dasir Tech

Novanta secondi per presentare la propria start up.
Dopo aver seguito i workshop sui Big Data, ascolto con interesse le parole di Salvatore Rullo, ex collega HP ed oggi CEO di Dasir Tech, società campana ideatrice di Speffy.com, il motore di ricerca dello sport.

«Ecco una vera start up, partita da zero, capace di trasformare una passione in lavoro» rifletto mentre Salvatore condensa, nel minuto e mezzo a lui assegnato, la missione della sua azienda.

Preciso come un treno svizzero, giunge al novantesimo secondo con disinvoltura per concludere orgoglioso «Speffy.com, vincitrice dell’XI Edizione del Premio Best Practices per l’innovazione presso la stazione marittima di Salerno».

L’esperienza di Dasir è una storia che desidero trovare allo SMAU.
Il workshop stantio, lo stand istituzionale trito e ritrito, no.

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Coraggio SMAU!

Da una manifestazione davvero innovativa, attendo scelte ardite.
Puntare sul coraggio invece del solito minestrone, aprire spazi agli sconosciuti anziché ai soliti noti, puntare su idee rivoluzionarie piuttosto che su spot inflazionati.

Sogno, nella prossima edizione, di capovolgere gli schemi: novanta secondi alla Regione Campania e alla TIM, il resto dedicato alle piccole start up con idee rivoluzionarie.

SMAU2017, il video

Dopo la dovuta premessa, può partire il video.
Il post funge da sottotitoli per il pessimo audio – me ne scuso.

La colonna sonora, Ritorno al futuro, invece, è di buon auspicio.


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San Gennaro si difende come può [FOTO]

San Gennaro, il giorno prima

Scatto la foto martedì 18 settembre, il giorno prima del sospirato miracolo partenopeo.

I dissuasori gialli compaiono anche a via Duomo, nel centro storico di Napoli, lungo la via dei musei, nell’arteria che porta dalla centralissima via Foria al tesoro di San Gennaro.

Parcheggio la e-bike, immortalo la scena, un quadro dei nostri tormentati tempi moderni.

Via Duomo, San Gennaro si difende come può

Via Duomo, un lungo zig-zag

La manifestazione si snoda in un lungo zig-zag, i dissuasori incuriosiscono i passanti più che spaventare.
Via Duomo è presidiata dalle forze dell’ordine, nessuna auto in sosta selvaggia, pochi scooter … oggi percorrerla in bici è un vero piacere.

In attesa del miracolo – e della grande folla di fedeli – la sicurezza è garantita.

Via Duomo, anche San Gennaro si difende come può

I dissuasori-panchine

Se riflettiamo in modo asettico, la presenza dei dissuasori gialli è un sintomo che fa rabbrividire.

Difenderci da un nemico invisibile, con ogni mezzo, proprio sotto casa.
Assurdo.

Meglio sorridere con la riflessione tutta napoletana di uno spettatore nei pressi del Duomo sull’uso delle barriere gialle: «almeno c’assettam!» (almeno ci sediamo).

Via Duomo, anche San Gennaro si difende come può

Via Duomo, San Gennaro si difende come può


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Casi di successo, due esempi da studiare

Lorenzo Marone, da avvocato a scrittore

Lo stesso Lorenzo Marone – nell’intervista esclusiva rilasciata al sottoscritto – conferma il salto: in un momento di pura follia, abbandona la strada sicura dell’avvocatura per seguire la passione (incerta) della scrittura.

Diventerà un caso di successo nazionale.

La scelta di Lorenzo Marone è sostenuta da un evidente talento ed una giusta dose di rischio.

>Perchè studiare i casi di successo?

IoCiSto, la libreria di tutti

Nel cuore del Vomero, la zona collinare di Napoli, da qualche anno spopola la libreria IoCiSto.
Nata dal coraggio di un gruppo di cittadini che, nel momento di massima crisi dell’editoria, invece di dietreggiare, attacca e fonda la libreria di tutti.

La storia di IoCiSto è un caso di successo basato sulla determinazione, convinzione e passione.

Laddove in molti falliscono, gli amici del Vomero realizzano un sogno che, a distanza di anni, cresce e rappresenta un ottimo esempio da seguire.

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Talento, passione e rischio: gli ingredienti dei casi di successo

Il talento per la scrittura, il rischio nell’abbandonare la certezza per l’incognita, sono gli ingredienti evidenti nel primo caso di successo, l’affermato Lorenzo Marone.

La passione per i libri, la forza di convinzione per percorrere controcorrente il fiume degli eventi, sono gli elementi del secondo caso di successo, la libreria di azionato popolare di Napoli.

In entrambe le storie, in un istante speciale, giunge la scintilla che cambia il flusso degli eventi.
Quel momento magico nel quale mettere in discussione i risultati raggiunti, porre la fatidica domanda «è veramente ciò che voglio?», credere in se stessi e cambiare strada.

Studiare i casi di successo serve a carpire il momento nel quale scoppia tale scintilla, la fiamma che sta dietro ogni sogno realizzato.


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Giancarlo Siani al PAN di Napoli: la forza dell’indignazione [FOTO]

La Méhari verde di Giancarlo Siani

E’ sempre la stessa storia.
Ogni volta che passo per via dei Mille al civico 60, una potente forza attrattiva mi spinge nell’atrio del PAN di Napoli

Il volto intelligente di Giancarlo Siani, la Méhari verde, la targa commemorativa del Comune di Napoli.

Sdegno.
E poi rabbia interiore.

Resisto cinque minuti.
Fotografo, osservo, scappo via indignato.

La La Méhari di Giancarlo Siani al PAN di Napoli

Italia, paese in guerra civile

Giancarlo Siani ci sbatte in faccia la cruda verità: in Italia, è in atto una guerra civile che fingiamo di non vedere e preferiamo girarci dall’altra parte.
E’ comodo.

Silvia Ruotolo, Petru Birladeanu, vittime innocenti della guerra di camorra, sono due (dei tanti) nomi eclatanti ricordati dai media.

Ma quante sono le persone ammazzate dalla criminalità organizzata?

Un mafioso trucidato dal clan rivale non scandalizza più nessuno.
La notizia occupa un trafiletto di giornale, nella lontana pagina di cronaca.
Quasi fosse normale un’esecuzione per il predominio di una piazza di spaccio.

La targa commemorativa per Giancarlo Siani al PAN di Napoli

Giancarlo Siani, 19-9-1959 / 23-9-1985

La vita di Giancarlo Siani, coraggioso giornalista de Il Mattino, continua in Rete: il sito In viaggio con la Mehari racconta e riprende il percorso interrotto a soli ventisei anni.

Io continuerò a visitare l’atrio del PAN.
Per non girare il volto dall’altra parte.


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«Non temete per noi, la nostra vita sara meravigliosa» di Mario Calabresi (recensione)

Leggere per emozionarsi

Adoro i libri che emozionano e le Storie di ragazzi che non hanno avuto paura di diventare grandi ne è un degno esempio.

Il bravo Mario Calabresi raccoglie testimonianze di giovani italiani che hanno avuto coraggio, più racconti con un unico filo conduttore: la realizzazione di un sogno.

L’opera è incentrata sulla vita di due eroi sconosciuti, i giovani medici Gianluigi Rho e Mirella Capra sposi novelli dalla lista di nozze anomala.

L’autore, dopo anni, ripercorre le loro orme e tra ricordi e testimonianze dimostrerà come quel sogno si sia realizzato ed è tutt’oggi realtà.

Ciò che Gianluigi Rho e Mirella Capra hanno creato è davvero meraviglioso (come citano loro stessi nel libro) e a noi Lettori non resta che imparare per migliorare, tramandare per incoraggiare, ringraziare lo scrittore e – soprattutto – questa coppia eccezionale.

Non temete per noi, la nostra vita sarà meravigliosa: Storie di ragazzi che non hanno avuto paura di diventare grandi, di Mario Calabresi

Gianluigi Rho e Mirella Capra, medici in Uganda

Una giovane coppia milanese di buona famiglia, dopo la laurea in medicina ed il matrimonio, rifiuta una sistemazione sicura e decide di trasferirsi in Uganda per inseguire un sogno: costruire un ospedale per l’assistenza sanitaria gratuita in un luogo dimenticato da Dio.

Mario Calabresi racconta una storia vera, la vita di Gianluigi Rho e Mirella Capra, suoi zii.

Racconta per rassicurare i giovani disillusi, già sconfitti ancor prima di provare.
Perché se credi nei tuoi ideali e affronti le scelte con coraggio, la vita sarà meravigliosa.
Come la vita di Gianluigi Rho e Mirella Capra.
Come questo libro.

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Claudia Coleciano Koll, la forza del cambiamento

La nuova Claudia Koll

Le strade della Rete sono infinite: saltando di palo in frasca, giungo sul sito ufficiale di Claudia Coleciano KollLe Opere del Padre.it.
Leggo con attenzione la sua testimonianza, mi perdo nella dichiarazione d’amore per il Signore.

ti ringrazio, Signore; tu eri con me adirato, ma la tua collera si è calmata e tu mi hai consolato.

Resto colpito pensando a chi fosse prima Claudia Koll e come è oggi, una donna nuova

dalle macerie della mia vita prostata e sola, ho gridato al Signore e lui nella sua infinita bontà mi ha risposto: è venuto in aiuto e con il suo infinito amore ha curato le ferite dell’anima e perdonandomi con il Suo Santo Spirito mi ha ricreata, fatta nuova.

Claudia Coleciano ha avuto la forza di rinascere; avrà sofferto, la sua anima sarà stata travolta da una crisi di coscienza (come lei stessa ha dichiarato in tante interviste), forse la sua nuova vita germoglia da una necessità fisica e spirituale, sta di fatto che il cammino intrapreso è, senza dubbio, sintomo di una ragazza coraggiosa.

La sua storia mi illumina.

Claudia Coleciano Koll, la forza del cambiamento

I cambiamenti spaventano

Lo scrittore e poeta tedesco Johann Wolfgang Von Goethe nel diciannovesimo secolo affermava: «dobbiamo sempre provare a cambiare, a rinnovarci, cercare di ringiovanirci; altrimenti diventiamo solo più duri».

Ma quante persone mettono in discussione veramente le proprie idee?

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Sono convinto che porsi delle domande non sia indice di insicurezza ma, al contrario, sia il segnale di intelligenza.
I dubbi – se non distruttivi – sono il primo passo per l’innovazione, la premessa per ogni miglioramento.

Penso come la “disperazione” dell’ex attrice di Tinto Brass l’abbia portata ad imboccare un percorso a lei inimmaginabile fino a qualche anno fa, magari non sa nemmeno dove andrà ma, mentre va, si sente una persona migliore.

Oggi Claudia Coleciano utilizza la sua popolarità per aiutare i bimbi africani; mi basta ciò per apprezzare e stimare la nuova Claudia Koll.


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Intervista a Roberta Cuozzo, autrice del libro «La scelta»

Roberta Cuozzo, ex collega di lavoro

Ho avuto il piacere di conoscere Roberta nel 1998 quando, giovani neolaureati ed in pieno boom informatico, venimmo assunti insieme nell’allora EDS, una multinazionale americana che operava nel settore dell’Information Technology e che, recentemente, è stata acquisita dalla più nota HP.

Abbiamo lavorato insieme per circa un anno, poi lei ha intrapreso la carriera di insegnante e così ci siamo persi di vista finché un giorno non mi giunge una e-mail di un amico comune che mi propone l’acquisto del libro scritto da Roberta, “La scelta”.

L’ho comprato con piacere, incuriosito di conoscere Miriana, il personaggio sul quale ruota l’intera storia, una ragazza dall’esistenza felice che, ad un certo punto della sua vita, viene sconvolta da una nefasta notizia: il suocero ed il marito sono affetti da una grave malattia rara.
Da quel momento la sua esistenza (e quella dei suoi cari) cambia totalmente ma non impedisce a Miriana di pensare con ottimismo al futuro e infine prendere una importante decisione.

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La scelta

Il libro mi è piaciuto, scritto con uno stile leggero, quasi un diario redatto per ricordare le date importanti affrontate dalla protagonista: dal primo giorno di scuola come nuova insegnante fino alla conoscenza del collega che poi diventerà suo marito, dal bel rapporto con il suo “lui” passando attraverso la malattia del suocero ed il dramma che colpirà anche il suo compagno di vita.

Roberta descrive con sobrietà gli stati d’animo dei personaggi, le difficoltà incontrate per capire ed accettare la malattia, la scoperta dell’umanità dei dottori e lo scontrarsi con il senso di impotenza di fronte ad una male incurabile.

Il libro ha il merito di farci riflettere e capire che a volte la vita ci pone inspiegabilmente davanti a delle tragedie inattese, ingiuste ma che ci fanno apprezzare la quotidianità considerata spesso monotona.
La parola a Roberta allora.

La scelta, di Roberta Cuozzo

L’intervista

D: Roberta, questo è il tuo primo romanzo. Cosa hai provato quando hai visto sugli “scaffali” di una libreria (sito internet) il tuo racconto? Sei rimasta soddisfatta della tua prima opera oppure sei come quegli artisti che necessitano sempre dell’ultimo tocco per manie di perfezionismo infinite?
R: Ho provato indubbiamente un enorme soddisfazione soprattutto in considerazione del fatto che per la mia intera carriera scolastica in Italiano scritto non ho mai superato il 4!

D: ho impiegato due giorni per leggere “La scelta”, mia moglie addirittura uno. L’ho trovato, nella sua linearità, incisivo e sei riuscita a trattare temi profondi con leggerezza. Forse è questo il tuo stile di vita? Affrontare la realtà con facilità e scioltezza? Da non scambiare con superficialità, rendere ciò che è “complicato” semplice è una virtù di pochi.
R: Ti ringrazio del complimento ma non per falsa modestia ritengo si tratti più di sinteticità che di linearità, prerogativa questa di tutti coloro che hanno intrapreso studi scientifici.

D: “La scelta” evidenzia anche la dignità dei malati, come nel caso del suocero di Miriana che, anche se sofferente e non più indipendente, fa’ di tutto per non pesare sulla famiglia e trasformarsi in un problema. Un atteggiamento “eroico” non trovi? Quando leggo di queste persone penso che la loro dignità sia la migliore definizione di coraggio. Sei d’accordo?
R: Senza dubbio! Quando si soffre anteporre le necessità ed esigenze quotidiane degli altri a se stessi denota una forza di volontà fuori dal comune e soprattutto un enorme amore per i propri cari.

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D: tu sei una laureata in fisica e, purtroppo, hai perso una persona cara per una malattia rara. Non trovi assurdo che in Italia la ricerca scientifica sia bistrattata dai Governi e l’opinione pubblica si occupa dei ricercatori solo se manifestano pubblicamente con azioni eclatanti per poi far cadere il problema dei mancati investimenti e del precariato il giorno dopo?
R: Il problema delle malattie rare sta proprio nella loro ‘rarità’. Purtroppo non ci sono fondi per la ricerca scientifica mirata allo studio di malattie che ahimè coinvolgono migliaia di persone figuriamoci se ci sono per la ricerca nel campo delle malattie rare. Anche il coinvolgimento delle industrie farmaceutiche è molto relativo: la ricerca non compensa gli eventuali introiti derivanti dall’immissione sul mercato di prodotti terapeutici mirati. Insomma la questione è davvero complessa.

D: Roberta, un tema che tratto spesso nel mio blog di “mostri” è il tempo, l’argomento che scandisce ogni capitolo de “La scelta”. Tu, da fisico, ben conosci i significati scientifici di questa grandezza. Secondo te, perchè l’uomo ha la mania di voler misurare ogni cosa, anche il tempo? E tu, che rapporto hai con il tempo Ti spaventa veder crescere ad esempio tua figlia? Vedere come, da un giorno all’altro, da neonata sia divenuta bimba e poi diventerà ragazzina?
R: Il tempo scorre inesorabilmente: il carattere, la personalità, i nostri rapporti interpersonali, l’ambiente che ci circonda, tutto evolve. Per usare una famosa frase di Lavoisier ‘Nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma’. Da ogni esperienza vissuta, positiva o negativa che sia, ne traiamo insegnamento.
L’amore per una figlia è qualcosa di unico. Nonostante sia ancora piccola (ha solo 3 anni), provo nostalgia a rivedere gli indumenti che indossava non più di un anno fa. Spesso nella continua corsa che affligge i tempi moderni ho paura di perdere momenti preziosi della sua crescita. Ma mi basta un suo sorriso o un gioco condiviso con lei per spazzare dalla mia mente ogni pensiero malinconico.

D: chiudiamo la nostra chiacchierata con una tua libera osservazione. Roberta, vuoi aggiungere qualcos’altro?
R: la vita riserva delle continue sorprese. Non avrei mai pensato di scrivere per puro piacere nemmeno una frase su una nota della spesa, figuriamoci un libro. Eppure quelle 80 pagine mi hanno permesso di riallacciare rapporti di amicizia trascurati per distanza o per cambio lavoro (come quello con il redattore della presente intervista, che spero di non perdere nuovamente di vista) o per modificati interessi o per sopraggiunte necessità contingenti e di riscontrare un notevole interessamento sull’argomento trattato, concretizzato in diverse iniziative di propaganda del libro, i cui diritti d’autore, vorrei ricordare, sono interamente devoluti al Centro per lo studio e la cura delle amiloidosi sistemiche presso il policlinico San Matteo di Pavia.

Roberta, grazie ancora per la tua disponibilità.
Ti auguro le migliori fortune.Consulta il sito de Centro per lo Studio delle Amiloidosi Sistemiche di Pavia

Acquista il libro su: Sef Editrice Fiorentina

 

Leggi anche La scelta, intervista a Roberta Cuozzo di Dario Alessandro Pagli (2 gennaio 2010)


Chi è Youri?

Youri siamo noi

Youri è un ragazzo di New York, Youri è il vicino di casa, Youri è un sognatore in cerca di fortuna, Youri è la solitudine, Youri è l’allegria della folla, Youri è il coraggio del dubbio, Youri è una scelta impossibile, Youri è un viaggio senza meta, Youri è la sconfitta, Youri è il successo, Youri è Napoli, Youri è la pioggia nella periferia del mondo ed una giornata di primavera a Parigi.
Youri sono io, sei tu, Youri siamo noi?

Youri, musicista in giro per il mondo

L’intervista

D: allora Youri, chi sei veramente?
R: Sono un ragazzo napoletano che aveva dei sogni di “globalità” come tanti miei concittadini e compaesani, e che è semplicemente arrivato a far arrivare la magia dell’essere napoletano a milioni di persone di ogni paese del mondo, attraverso l’uso di lingue straniere, del canto accompagnato da chitarra e attraverso quella gestualità e comicità appartenente solamente al mio popolo.

D: il bimbo Youri da dove è partito? E l’adulto Youri dove vuole arrivare?
R: Il bimbo Youri è partito dalla strada, dai quei primi calci al pallone ,dai quei campetti dove, cadendo, rompevi un paio di pantaloni e scarpe al giorno. L’adulto vuole arrivare dove il destino ,già benevolo, vorrà portarlo.

D: cosa hai trovato in questo tuo, lungo, personalissimo viaggio (o percorso)?
R: Ho trovato me stesso prima di tutto, ho trovato una realtà molto più dolce di quella in cui sono nato, ho trovato un mondo fantastico, ho trovato la fiducia nel prossimo, ho trovato un pianeta molto più piccolo di quello che immaginavo da bambino.

D: parlaci del tuo CD “Melodies from a busker”: quale è il pezzo al quale sei più legato?
R: Il mio album è l’ecografia musicale della mia vita, dei miei viaggi, delle persone che mi sono passate davanti e di coloro che mi hanno segnato. Busker è un termine inglese che definisce un’artista che si esprime per strada. Il pezzo a cui sono più legato è sicuramente “I still remember you” ,canzone dedicata a coloro che segnano il nostro passato, poiché è con esso che ho capito la mia propensione verso la creazione e la capacità di fare arrivare il mio messaggio a gente internazionale.

D: Youri sappiamo che eri una promessa calcistica, com’è stato passare dal pallone alla chitarra? Quando hai appeso definitivamente (se l’hai fatto) le scarpe al chiodo e hai deciso di dedicare la tua vita alla musica?
R: Si, ero una promessa e lo sono rimasto come tanti talentuosi calciatori napoletani. Ero salito sul treno del successo andando a giocare nel Siena ma dopo poco dovetti ritornare a Napoli per motivi familiari. Nella Puteolana ero stanco di dover ricominciare a convincere i procuratori e allora decisi di smetterla. Ora a distanza di anni, mi rendo conto di cosa avrei perso nella vita se fossi diventato professionista. La musica e il canto sono arrivati solo a Parigi come una maniera per sconfiggere la solitudine e poi è diventato il mio lavoro.

D: quale è la città che, da un punto di vista artistico, ti ha emozionato maggiormente?
R: Direi Parigi, perché è qui che ho suonato di più ed è qui che mi sono trovato davanti alle situazioni più belle, assurde e emozionanti in assoluto. Anche New York ,Berlino e Granada mi hanno regalato dei brividi indimenticabili.

D: Youri, quale cantante segui? Che tipo di musica ami?
R: Non seguo un cantante in preciso, se non per sbirciare nel loro modo di comunicare su internet. Il mio cantante preferito è Freddy Mercury ma da quando ero piccolo ,ho sempre ascoltato stili diversi di musica, dalla country di James Taylor e gli Eagles,al rock psichedelico dei Pink Floyd fino a cantautori come Tracy Chapman, Anouk e George Michael.

D: Youri, per approfondire un tema a noi caro, quale è il «mostro» che più ti spaventa?
R: Il mostro che in un certo modo mi spaventa si chiama “gelosia” o come si definisce nel gergo comune “occhio del malaugurio”. Nel mio caso, non si tratta di un “mostro” fittizio ,creato dall’immaginazione, ma di una vera e propria arma usata dalla mediocrità umana verso coloro che arrivano a qualcosa di buono nella loro vita.

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D: razzismo, paura della diversità, pregiudizi, la diffidenza dei mondi chiusi: giunto in una nuova città, quale è il sentimento (negativo) più diffuso e con il quale ti sei scontrato?
R: Ho avuto tantissimi sentimenti negativi e complessi, difficili da spiegare. Il pregiudizio è un triste pilastro della nostra società ma delinea il livello d’ignoranza e di chiusura mentale di una persona. Per me la parola razzismo è stata coniata apposta mediaticamente per accusare certa gente e per dividere i popoli.Io la chiamerei intolleranza verso persone che non appartengono al circolo ristretto di ogni essere umano, quest’intolleranza è nata con l’uomo e gli apparterrà per sempre.

D: i «mostri» sono ovunque perché presenti nell’essere umano: Youri, ci racconti un episodio accaduto durante i tuoi innumerevoli viaggi che rappresenti l’opposto di ciò che noi definiamo «mostro»?
R: L’opposto di mostro dovrebbe essere sogno. In vacanza nel 2009,cammino per strada a New York nei pressi di Central Park , un tipo mi ferma e mi dice in inglese:”ehi, sei proprio tu? Ti ho visto di cantare al Sacro Cuore di Parigi qualche mese , ho visto il tuo spettacolo ,sei bravissimo!” – e io – “ ma tu di dove sei?” – e lui –“ sono del Belgio”. Riconosciuto dall’altra parte del mondo.

D: Youri, chiudiamo questa simpatica chiacchierata con un finale libero: a te il microfono!
R: Finirei con un consiglio: per tutti coloro che sentono il bisogno di esprimersi e che non possono farlo in Italia, non abbiate paura, partite,lasciate questa terra che non vi merita e con pazienza e coraggio, ci sarà un posto che vi accoglierà a braccia aperte e darà voce ai vostri sogni.

PS: per approfondire, segnalo il sito ufficiale di Youri Menna


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