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Tag: cultura (Page 1 of 20)

Salone del libro di Torino, l’altra faccia: non solo i fascisti rimangono fuori [DENUNCIA]

Salone del libro di Torino: la testimonianza

Il Salone del libro di Torino si è concluso.
Su tutte le testate, cartacee e non, articoli che lo esaltano, raccontandone gli eventi, i personaggi, le code per i firmacopie.
Circa 148.000 presenze.
Più della scorsa edizione, che pure è stata un successo inaspettato.
Grandi nomi, non solo della letteratura, nazionali ed internazionali.

C’ero anch’io.

Sono una persona con difficoltà motorie.
Senza entrare nel dettaglio, cammino con fatica.

148 passi per me sono come per gli altri 148.000 passi.
Come i visitatori del Salone.

Salone del libro di Torino: la denuncia di una lettrice

Razzismo al Salone del libro di Torino: la denuncia

Sabato 10 maggio mi presento al controllo di sicurezza del Lingotto.
Chiedo che mi venga data una sedia a rotelle.

Lo scorso anno, su suggerimento di un’amica che mi aveva accompagnato, l’avevo richiesta e, nonostante la mia resistenza psicologica, ne avevo verificato la necessità.

Il responsabile della sicurezza chiama gli addetti.
Dopo circa dieci minuti arriva finalmente una persona con la tanto agognata sedia a rotelle.
Mi guarda, perplesso.
Mi domanda come mi sento.
Gli rispondo che mi sento bene, perplessa.
Mi dice che se non sto male non può darmi la sedia.
Provato a oppormi.
A fare notare che nell’area di accesso al Lingotto sono presenti ben cinque ambulanze, e che se qualcuno si sentisse male sarebbe necessaria una barella non una sedia a rotelle.

Nulla, le disposizioni da lui ricevute, dicono diversamente.

«E il buon senso?» gli chiedo io.
«Qui si vive di regole» mi risponde, alludendo probabilmente al fatto che come meridionale sono incompatibile con la legge.
E mi lascia lì.

Le quasi due ore successive vedono l’alternarsi di responsabili di varie attività organizzative del Salone che si rimpallano il problema.

Dopo l’affermazione che il Salone non dispone di un servizio per le persone disabili ho richiesto, ottenendolo, l’intervento dei Carabinieri.
La sedia, alla fine, mi è arrivata.

Questo è stato il MIO Salone.

L’emozione di incontrare Luis Sepulveda, solo per fare un nome fra i tanti, non mi ha ripagato della mortificazione di essere costretta, ancora una volta, ad alzare la voce per affermare un mio diritto.

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Salone del libro di Torino: perchè?

Pubblico con sgomento e delusione la lettera giunta da una visitatrice dell’ultimo Salone del libro di Torino.
Della veridicità dell’episodio raccontato, ne ho la matematica certezza.

Alla lettrice la nostra solidarietà.
Al Salone del libro, invece, chiediamo prima le necessarie spiegazioni e poi le dovute scuse.
Affinché il triste episodio non si ripeta mai più.
E il «mostro» del razzismo sia cancellato da un luogo tanto ricco di storia e cultura.


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La piccola Noemi e quel killer spietato: quale futuro?

Come recuperare uno spietato killer?

Immagino il giorno (spero prossimo) dell’arresto del sicario coinvolto nel folle raid in piazza Nazionale a Napoli lo scorso 3 maggio.
Il «mostro» che, nel video choc, dopo gli spari scavalca il piccolo corpo di Noemi riverso sull’asfalto.

Per questa belva, quale possibile futuro immagino?

La Giustizia segue il suo corso, il killer imprigionato in un carcere di massima sicurezza, una vita al 41bis con la chiave smarrita appena chiusa la cella.
Privato della libertà, esiste una minima possibilità affinché il «mostro» (ri)diventi un essere umano?

Il killer che ha colpito la piccola Noemi

Lo scopo della galera

La prigionia ha il solo compito di difendere la società civile da un pericoloso assassino?
Oppure, la solitudine della galera può far rinascere un briciolo di umanità anche in uno spietato killer di camorra?

Ragionamenti a voce alta, privi di una conclusione razionale.
Perché proprio non immagino a quale futuro aspiri quel maledetto «mostro».
Può un uomo continuare a vivere con un tale macigno sulla coscienza?
(ma avrà una coscienza?)

Solo domande.
E preghiere per Noemi.
Affinché guarisca, torni ad una spensierata quotidianità insieme alla sua famiglia.

Per il «mostro», invece, non intravedo nessuna via d’uscita.
Né dalla prigione.
Né, tantomeno, dal pozzo nero nel quale è precipitato.


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La chiesa di San Nicola, l’ebook gratuito di Lorenzo Izzo [DOWNLOAD]

Chiesa di San Nicola, di Lorenzo Izzo

Immagino il mio amico Lorenzo Izzo chino sulla scrivania di una dimenticata biblioteca, in un angolo della sconfinata periferia casertana.

Come un archeologo scava tra la polvere, Lorenzo investiga tra le pagine di un vecchio manoscritto.
Alla scoperta di quel dettaglio che conferma (o smentisce) un aneddoto ascoltato tra gli anziani del paese, quell’informazione mancante che incastra tutti i pezzi del puzzle storico.

La chiesa di San Nicola, l'ebook gratuito di Lorenzo Izzo

Un’opera senza scopo di lucro

La chiesa di San Nicola è un’opera frutto di un lavoro certosino di ricerca, ricostruzione e interpretazione delle fonti scritte e orali.
(Lorenzo Izzo)

Lo scrupolo dello storico per ricostruire, con novizia di particolari, la storia della chiesa di San Nicola, a Calvi Risorta (CE).

Un ebook gratuito frutto della passione di Lorenzo per la storia – basta leggere i suoi interessanti post per carpire la profondità delle vicende narrate.
Un’opera (senza scopo di lucro) messa a disposizione per la collettività, per ricordare le nobili origini del tempio di Calvi Risorta – chiesa edificata tra il 1623 e il 1650.

Per i concittadini di Lorenzo, un regalo da cogliere con un clic, leggere con attenzione, divulgare, condividere, tramandare ai posteri.
Un ebook per apprezzare al meglio un tesoro del proprio territorio.

Per chi non è della zona, invece, un saggio ed un pretesto per visitare Calvi e conoscere l’autore.

Dopotutto, come afferma da sempre Lorenzo, «L’unica difesa contro il mondo è conoscerlo bene».

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Chiesa di San Nicola, come scaricare l’ebook

L’ebook è gratuito e disponibile nei formati PDF, MOBI e EPUB.
Segue il link per il download:  +++ scarica l’ebook +++

Buona lettura.


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Salone del libro, le magnifiche immagini da Castel Sant’Elmo (e la coraggiosa vita di Mario Francese) [FOTO]

Mario Francese, giornalista ucciso dalla mafia (1979)

Divenuto giornalista professionista si occupò della strage di Ciaculli, del processo ai corleonesi del 1969 a Bari, dell’omicidio del colonnello dei carabinieri Giuseppe Russo e fu l’unico giornalista a intervistare la moglie di Totò Riina, Antonietta Bagarella.
Fu uno dei primi a capire cosa stesse accadendo all’interno di Cosa nostra negli anni Settanta, raccontando l’ascesa dei corleonesi Riina e
Provenzano […]

Al salone del libro di Napoli, scopro Mario Francese, giornalista siciliano ucciso dalla mafia davanti casa, la sera del 26 gennaio 1979, a soli 54 anni.
A ricordare le sue coraggiose inchieste, il figlio Giulio.

Con commozione, Carlo Verna, presidente del consiglio nazionale dell’Ordine dei Giornalisti, insieme ad altri autorevoli colleghi siciliani, ricorda Mario Francese.
Una vita dedicata all’informazione con le prime inchieste sulla mafia di Totò Riina e le denunce pubbliche contro la violenta ascesa dei corleonesi alla spietata conquista di Palermo.

Una guerra contro lo Stato che raggiungerà l’apice nella tremenda stagioni delle stragi del 1992 ed annunciata, molti anni prima, dagli articoli di Mario Francese.

La sua figura viene ricordata anche dal Ministero degli Interni in una biografia da leggere e condividere.

a Castel Sant'Elmo, il salone del libro di Napoli

Salone del libro, felice di esserci

Prima Renzo Arbore, poi la scrittrice Cinzia Leone, infine il giornalista Mario Francese.

Dopo le irrinunciabili foto, lascio Castel Sant’Elmo soddisfatto.

Un pomeriggio costruttivo in una location magnifica.
Dove trionfano i tanti libri (famosi e non) e si vive il giusto mix tra intrattenimento e impegno.

In altre parole, dove tocchi con mano i mille volti della cultura.

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La galleria fotografica

Tra le immagini della galleria, si riconosce il poliedrico Renzo Arbore, la scrittrice Cinzia Leone durante la presentazione del suo ultimo libro Ti rubo la vita.
Tra le ombre di Castel Sant’Elmo, Carlo Verna – giornalista RAI – ricorda Luigi Necco e conduce l’incontro in memoria di Mario Francese.


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Gli Intellettuali radical chic, razza pericolosa? Un romanzo (divertente) di Giacomo Papi [RECENSIONE]

Frun, semplificare è bello

Perché tutti quanti usavano la parola “intellettuale” come sinonimo di “radical chic”? […]
Sembrava che la cultura si fosse trasformata in inganno, l’ignoranza in innocenza.

Frun mi mancherà.
Il Funzionario Redattore Ugo Nucci, con i suoi consigli puntuali, semplifica la vita.
Interviene – se necessario – per sostituire termini difficili con parole elementari.
Ed è tutto qui Il censimento dei radical chic di Giacomo Papi

Sembra poco.
Invece, il romanzo è un’accattivante fotografia dei nostri giorni.

Una mondo (inventato?) dove trionfa lo slogan problemi complessi, soluzioni immediate e la superficialità regna sovrana.

Il censimento dei radical chic, un romanzo di attualità di Giacomo Papi [RECENSIONE]

Il Primo Ministero degli Interni

L’alfiere di questa società «semplificata» è l’onnipresente Ministro degli Interni: a colpi di selfie e tweet, annuncia, proclama e nuota in bagni di folla acclamante.
Un politico astuto che, per piacere alle masse, recita il falso ignorante.

E, a furor di popolo, diventerà il Primo Ministero degli Interni.

“Si vergogni! Lei fa citazioni mentre il popolo muore di fame”.

In un mondo dove sono bandite le parole difficili, gli Intellettuali diventano una razza da controllare.

La Cultura, dunque, ben presto, è percepita come «nemica» del popolo.
I suoi esponenti, una fastidiosa minoranza da ghettizzare.

“Chi sono quelle signore, mamma?”.
“Sono intellettuali, Arturo.”
“E che cos’è un intellettuale, mamma?”
“Qualcuno che legge molto e usa parole difficili, suppongo.”
“E a che cosa serve?”
“Questo devi chiederlo a tuo padre.”

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Un romanzo di pura fantasia?

Il censimento dei radical chic tratta il delicato rapporto tra società e cultura con spensieratezza.
I primi capitoli, i migliori.
Con il trascorrere delle pagine, la sorpresa si attenua ed il romanzo diviene lineare, a volte un po’ ripetitivo – ma sempre leggero.

In caso si termini ostici, ci pensa Frun sotto la sovraintendenza del Funzionario Redattore Capo Salvo Pelucco.

Laddove il lettore ravvisasse ancora parole difficili o intellettualismi astrusi è pregato di segnalarli inviando una raccomandata A/R a: Signor Garante per la Semplificazione della Lingua Italiana, Lungotevere dei Marescialli 79/A, 00100, Roma.

Ironia e riflessioni, Giacomo Papi diverte e pone dubbi.
Come il compito di un vero intellettuale radical chic impone.

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Galleria Principe di Napoli: magnifica (se si potesse vedere) [FOTO]

Galleria Principe di Napoli: chiusa

Bella la Galleria Principe di Napoli!
se fosse aperta

La Galleria Principe di Napoli, un gioiello nel cuore di Napoli!
se si potesse visitare

La Galleria Principe di Napoli rappresenta la nostra paradossale città: magnifica e decadente, pronta a rialzarsi dopo l’ennesimo schiaffo e, subito dopo, di nuovo a terra, offesa ed umiliata.

Galleria Principe di Napoli: quando la riapertura?

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La sfregio a pochi metri dal MANN

Ogni giorno, per recarmi al lavoro, la costeggio in bici.
Dalla sella, l’osservo deluso.
Quel cancello sbarrato è l’icona del fallimento, la farraginosa burocrazia contro la bellezza.

E pensare che, proprio di fronte, sorge l’imperioso Museo Archeologico Nazionale di Napoli che attira visitatori da ogni angolo del mondo.

Per la posizione strategia, la Galleria Principe di Napoli chiusa è il benvenuto ideale per il turista entusiasta.
L’opera abbandonata mette subito in chiaro come funziona da queste parti: l’arte trionfa in ogni angolo di Napoli ma a noi, cotanta bellezza, non interessa.
Anzi, la maltrattiamo.

Chiudiamo i cancelli – per la sicurezza, ovvio – invece di riparare velocemente il danno.
Speculiamo sul restauro invece di restituire, il prima possibile, il monumento ai cittadini.

Galleria Principe di Napoli: a pochi metri dal MANN

Lavori in corso?

Se non ricordo male, i lavori per la messa in sicurezza della galleria terminano e, poco dopo, una tempesta primaverile – nel maggio del 2018 –  provoca la caduta dei calcinacci e la nuova chiusura.

A distanza di mesi, la Galleria Principe resta inagibile e non vedo operai al lavoro.
La mattina quando vado in ufficio, al ritorno quando rientro: nessuna opera di restauro in corso.

Osservo sbigottito i calcinacci depositati in un angolo, la polvere sul largo pavimento della Galleria, un triste catenaccio imprigionare l’arte.

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Dalla web tv del Comune di Napoli

La buona notizia giunge dalla web tv del Comune di Napoli: il Sindaco De Magistris afferma che presto la Galleria Principe riaprirà al pubblico.

Bene!

Data della dichiarazione: 24 gennaio 2019.
Attendiamo fiduciosi.


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Vivere, il giornale del Centro Direzionale: il mio articolo sul numero di febbraio

Vivere, il mio articolo a pag. 7

Rileggere un mio articolo sul numero di febbraio di Vivere, il giornale del Centro Direzionale di Napoli, suscita sempre stupore.

Immagino i Lettori immersi nelle pagine del mensile – chi in metropolitana, chi al bar o in pausa pranzo – per dedicare tempo prezioso alle considerazioni del sottoscritto.
Riflessioni più o meno leggere, scritte nero su bianco.
Idee personali che raggiungono il grande pubblico di Vivere.
Davvero un onore.

Dunque, quando capita – superato lo stupore – non lascio scivolare la gioia nel dimenticatoio ma immortalo l’evento con un post ad hoc.

Vivere, il giornale del Centro Direzionale pubblica un mio articolo sul numero di febbraio

Io, giornalista per gioco

Per chi – come il sottoscritto – pubblica senza velleità giornalistiche, il riscontro degli addetti ai lavori è un segnale entusiasmante.

Dopotutto, scrivo per diletto e considero faCCebook (la mia casa digitale), un luogo dove esporre pensieri per un confronto aperto con voi, amici Lettori.

Mi considero uno scolaretto volenteroso, senza titoli ufficiali, che insegue il piacere della scrittura.
Piacere alimentato dall’amore per i libri: più leggo, più scrivo, più leggo.

La passione per la scrittura con il presuntuoso obiettivo di suscitare riflessioni.
Riflessioni nate dall’osservazione della realtà.
Come quella misteriosa percentuale finita sulle pagine di Vivere.

La percentuale misteriosa su Vivere di febbraio, il giornale del Centro Direzionale di Napoli

Scarica Vivere, febbraio 2019


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Parco Virgiliano a Piedigrotta: le immagini dell’imponente tomba di Giacomo Leopardi [FOTO]

La firma di Vittorio Emanuele III (1897)

Umberto I
per grazia di Dio e per volontà della nazione Re d’Italia

Il Senato e la Camera dei Deputati hanno approvato
noi abbiamo sanzionato e promulghiamo quanto segue

ARTICOLO I la tomba del poeta GIACOMO LEOPARDI è dichiarata monumento nazionale
ARTICOLO II Il Governo provvederà alla conservazione ed alla custodia

Ordiniamo che la presente munita del sigillo dello Stato sia inserita nella raccolta ufficiale delle Leggi e dei Decreti del Regno d’Italia mandando a chiunque spetti di osservarla e di farla osservare come legge dello Stato.

Data a Roma ADDI  IV LUGLIO MDCCCXCVII

UMBERTO

La stele, incisa sulla pietra, risale al 1897 e porta l’autorevole firma di Vittorio Emanuele III.

Così, dopo aver visitato il sempre caro mi fu quest’ermo colle a Recanati torno sulla tomba di Giacomo Leopardi, nella mia città.

Il Parco Virgiliano a Piedigrotta: la tomba di Giacomo Leopardi e Virgilio

Il parco Virgiliano a Piedigrotta

A pochi metri dalla stazione di Mergellina, nei pressi dell’infernale galleria delle Quattro Giornate, un piccolo cancello semichiuso nasconde un luogo mistico: il parco Virgiliano a Piedigrotta.

E’ un sabato mattina (gennaio), finalmente il sole riscalda gli animi.
Supero l’entrata, entro con cautela.
Nel parco sono solo.
Osservo le piante ben curate, i giardini ordinati, le didascalie lungo il percorso.
Il silenzio ed i colori mi catapultano in un luogo lontano, rilassante, piacevole.

Inizio la dolce salita, oltre i binari di Mergellina intravedo il fascino blu della Sirena Partenope.
Scruto dettagli, scatto foto mentre il piccolo cancello semichiuso tieni fuori da questo angolo il caos e lo smog della città.

Il parco Virgiliano a Piedigrotta, sede della tomba di Giacomo Leopardi e Virgilio

La tomba di Giacomo Leopardi

Dopo un paio di curve, si erge la maestosa tomba di Giacomo Leopardi.
Un monumento impressionante protetto da una grotta di tufo.
La lastra funeraria firmata da Vittorio Emanuele III dimostra la veridicità del monumento.
Colpito dall’imponenza dell’opera, osservo basito (e soddisfatto).

Un gruppo di turisti francesi sale lungo il sentiero.
Con lo sguardo verso l’alto, squadrano il parco, restano meravigliati dalle grotte, fotografano il mare in lontananza.

Dopo aver reso omaggi al Poeta, ci arrampichiamo lungo i gradoni che ci portano su, in una esigua terrazza.
Guardiamo l’orizzonte azzurro e la profonda gola che entra nella collina (una grotta chiusa per restauro).

Questo piccolo luogo pubblico (gratuito) è ricco di gioielli nascosti, da scoprire con un po’ di pazienza e curiosità.
Meglio se accompagnati da una guida.
E armati con una buona macchina fotografica.

Il Parco Virgiliano a Piedigrotta: la vista panoramica

La galleria fotografica


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«La paranza dei bambini» di Roberto Saviano: nella mente dei baby-boss [RECENSIONE]

La paranza dei bambini: il fascino del Male

La paranza dei bambini di Roberto Saviano affascina.
Il romanzo porta il lettore nella testa dei giovani camorristi di Forcella per descrivere i ragionamenti, le motivazioni, le aspirazioni dei baby delinquenti del centro storico di Napoli.

Molte vicende ricordano tristi fatti di cronaca registrati durante le faide degli ultimi anni.
Saviano, però, racconta tale violenza dall’interno: la prospettiva di chi sogna ricchezza e potere a colpi di kalashnikov.

Vicende apparentemente assurde presentano motivazioni che, per i baby delinquenti, rispondono ad una logica.

Stazione centrale, ore cinque del mattino: extracomunitari in attesa dell’autobus colpiti da un gruppo di giovani in scooter con mitragliatrici e pistole?
Una semplice esercitazione della baby gang che si addestra con la nuova santabarbara, regalo di un boss agli arresti domiciliari.

– Che sta dicendo?
– Ha detto che non ha fatto niente – disse Nicolas senza esitazione.
– E chillo nient’ha fatto, il povero pocket coffee – disse Lollipop – però ci serve nu bersaglio , no?
Accelerò il motorino e gli si avvicinò all’orecchio:
– nun tieni colpa e niente pocket coffee, si solo nu bersaglio […]

Roberto Saviano, "La paranza dei bambini"

Il valore di una vita

Il merito di Saviano è evidente: spiegare le paradossali dinamiche celate dietro l’ascesa violenta della baby gang.

La lettura spaventa ma risulta necessaria per comprendere i valori inversi di queste giovani belve.

Oggi ci stammo, domani non ce stammo.
T’o rriccuord? Amico, nemico, vita, morte: è la stessa cosa.
‘O ssapimmo nuje e lo sai pure tu. Accussì è. E’ n’attimo.
E accussì che se campa, no?

Il romanzo fa riflettere.
E descrive la secolare malattia che affonda nelle radici di un pezzo di città.

Un male incurabile?
E come ripristinare i giusti ideali?

Chiudo il libro con un amaro interrogativo: un giovane delinquente di quattordici anni, è davvero già irrecuperabile?

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Sei un lettore debole o forte (come il sottoscritto)? [SONDAGGIO]

I risultati del sondaggio

L'esito del sondaggio sui libri letti nel 2018

2018, il mio anno da Lettore Forte!

lettore “forte”, ossia chi legge almeno un libro al mese. 

La categoria “Media” conferma il titolo: il sottoscritto è un lettore forte!

Con dodici libri letti nel 2018 (e relative recensioni pubblicate), entro di diritto nella classifica degli amanti della letteratura.

Parto da questo meraviglioso dato personale per verificare il tuo grado di coinvolgimento.
Un sondaggio per stabilire se tu, frequentatore della mia piccola casa digitale, sei un «mostro» – nel senso positivo del termine – oppure un pigro consumatore di romanzi (per ottimismo, escludo l’ipotesi «zero libri letti»).

Io, lettore forte (e felice) di ebook - in foto, il mio Kindle

I tre tipi di lettori

Dal web, apprendo che si tende a identificare i lettori in tre grossi gruppi:

  • lettori forti (6 o più libri negli ultimi 12 mesi)
  • lettori medi (3-5 libri negli ultimi 12 mesi)
  • lettori deboli (1-2 libri negli ultimi 12 mesi)
  • non-lettori (purtroppo numerosa)

Con sommo piacere, in questo 2018 che finisce, con orgoglio, al petto porto la medaglia di Lettore Forte!

E da Lettore Forte, chiedo ai rappresentanti delle altre tre categorie: siete consci di privarvi di un piacere naturale antico come il mondo?

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Un sondaggio per spronare alla lettura

Ogni libro un viaggio, ogni storia un mondo da scoprire.
La lettura – per il sottoscritto – fonte di evasione ed approfondimento.

Senza un prezioso ebook sul comodino, vicino al letto, da sfogliare con il fidato Kindle la sera prima di abbandonarmi tra le dolci braccia di Morfeo, mi sentirei monco.

Leggere un bel romanzo appaga i sensi, privarsene è una condanna gratuita che ognuno di noi – in qualsiasi momento – può spezzare.

Basta prendere quel bel libro fermo da anni  sullo scaffale, rispolverarlo, trovare l’angolo della casa dove rifugiarsi, accomodarsi, aprire il libro, illuminare la pagina con il fascio di luce che penetra dalla finestra.

Ed immergersi nella storia.
Il viaggio, una volta iniziato, non terminerà più.

Buona lettura 🙂


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«Come in un film, le immagini della storia mi scorrono davanti»: l’ispirazione secondo Rosa Ventrella [INTERVISTA]

Rosa Ventrella, una scrittrice da seguire

Dopo aver scritto Storia di una famiglia perbene, ho pianto moltissimo nel rileggerlo, è stato liberatorio.

D: Rosa, Storia di una famiglia perbene era nascosto nei meandri della tuo cervello, forse da sempre.
Quale la scintilla che tramuta un flusso caotico di pensieri in un libro emozionante?
R: Ho pensato che questo era il momento giusto, nella mia carriera di scrittrice, per scrivere un libro così profondamente legato alla mia infanzia e alla mia terra.
Si trattava di un percorso a ritroso anche doloroso, e prima non mi sentivo pronta per farlo.

Intervista a Rosa Ventrella, autrice di "Storia di una famiglia perbene"

L’ispirazione secondo Rosa Ventrella

l’ispirazione è un flusso improvviso e immediato di suggestioni

Ammiro gli scrittori.
Perché posseggono il dono di trasformare una successione di parole che dalla mente, sotto la potente spinta dell’ispirazione, deve essere espulsa per correre veloci verso la pagina.

Con piacere, dunque, intervisto la brava Rosa Ventrella.
Desidero carpire quel momento magico nel quale l’artista modella la creta.
E, dal nulla, crea l’opera.

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«Come in un film, le immagini della storia mi scorrono davanti»

D: Rosa, scrivi storie, crei racconti mai narrati fino ad oggi.
Storie nate dalla tua fantasia, l’intreccio dei pensieri irrazionali con emozioni ataviche.
Da dove nasce quel fulmine che trasforma una riflessione in una trama?
Quel momento magico che ti obbliga a buttar fuori e mettere nero su bianco le parole imprigionate nel tuo cervello?
R: Per me l’ispirazione è un flusso improvviso e immediato di suggestioni.
Le storie dei miei libri prendono corpo e forma in un momento imprevedibile, una sorta di fulminazione … e così, d’incanto, come le scene di un film, le immagini della storia mi scorrono davanti ed è subito una corsa irrefrenabile perché le immagini diventino parole!

D: credi che questa scintilla sia un talento innato oppure possa essere allenata?
R: Credo che l’allenamento e lo studio senz’altro aiutino e servano per migliorare quello che uno scrittore ha già dentro in potenza.
Senza lo studio, la costanza, l’esercizio, il talento resta ibrido.
Invece ogni scrittore deve trovare la sua strada, il suo inestinguibile stile.

D: Rosa, l’ispirazione ti porta in un’isola felice dove crei, trasformi, adatti, realizzi i tuoi sogni. Come raggiungere questo luogo magnifico?
R: Il luogo magico va raggiunto in ogni momento buono della giornata.
Non credo che un vero scrittore abbia bisogno di ritagliarsi un’isola lontana o una stanza solitaria per scrivere.
La scrittura stessa è capace di rinchiuderti in una bolla e tenerti lontano dal resto del mondo.

Rosa Ventrella, autrice di "Storia di una famiglia perbene"

«Scrivevo già alle scuole medie»

D: Rosa, la scuola è spesso arida nozione invece di vera cultura.
E non tutti hanno la fortuna di incontrare il professore che ti cambia la vita.
Nel tuo caso, l’amore per la lettura/scrittura nasce tra i banchi di scuola oppure è una passione sorta all’improvviso, in un tempo indefinito, in un luogo non luogo?
R: Nel mio caso, gli insegnanti sono stati per me fondamentali perché mi hanno aiutato a capire che la scrittura era la mia strada!
Amavo scrivere sin dai tempi delle medie e fu proprio la Madre Superiora del mio Istituto, nonché mia professoressa di Lettere, a spronarmi ad andare avanti nella vita a scrivere, qualunque cosa avessi deciso poi di fare come professione!

D: quando e come hai compreso di essere una scrittrice?
Prima della scintilla, che vita conducevi?
R: Non c’è stato un momento in cui l’ho scoperto.
Ho deciso di provare a pubblicare il mio primo romanzo, otto anni fa, gettandomi in un mondo che non conoscevo e che mi sembrava irraggiungibile.
Posso dire di non essermi arresa mai quando in principio la salita mi sembrava insormontabile!!!

D: Rosa, credi nel circolo vizioso: leggo, dunque scrivo?
Segnalaci gli ultimi tre libri letti e due titoli che non possono mancare nella libreria di famiglia.
R: Assolutamente sì.
Uno scrittore non può non essere anche un accanito lettore!
Sarebbe impossibile.
Gli ultimi tre libri che ho letto sono:

  • Le rughe del sorriso (Carmine Abate)
  • La più amata (Teresa Ciabatti)
  • Una storia nera (Antonella Lattanzi)

Due libri che consiglio a tutti di leggere sono: L’Usignolo di Kristin Hannah e L’Arminuta di Donatella di Pietrantonio.

Rosa Ventrella, autrice del romanzo "Storia di una famiglia perbene"

Maria e Michele, dove sono?

Michele forse partirà negli Stati Uniti e Maria forse diventerà una giovane donna complicata e “dannata”.

D: Storia di una famiglia perbene è proprio un un libro «bello».
E lo dico con convinzione perché, anche se termine semplice, «bello» descrive un insieme di sensazioni positive.
Tradotto in 17 paesi, è un romanzo che suscita voglia di leggere.
E credo che sia uno dei risultati più alti che uno scrittore desideri raggiungere.
Dopo la stesura, quale sensazione hai provato?
Soddisfazione? Svuotamento? Felicità? Attesa?
R: Dopo aver scritto Storia di una famiglia perbene (che in origine si intitola La malacarne), ho provato sicuramente soddisfazione.
Ho pianto moltissimo nel rileggerlo, è stato liberatorio.
Alla gioia ha fatto seguito un senso di svuotamento.
Ho avuto subito voglia di scrivere ancora!

D: pagherei oro per leggere il sequel.
Hai ricevuto richieste per scrivere la seconda puntata sulla vita di Maria e Michele?
R: Questa è una domanda a cui ancora non posso rispondere, ma sicuramente ci saranno novità in futuro!

D: cadi in Universo Parallelo e hai appena messo il punto all’ultimo rigo di “Storia di una famiglia perbene 2”: siamo troppo curiosi, anticipa solo l’introduzione 🙂
R: Michele forse partirà negli Stati Uniti e Maria forse diventerà una giovane donna complicata e “dannata”.

Intervista a Rosa Ventrella, autrice di "Storia di una famiglia perbene"

«Nostalgia e sensi di colpa: i miei mostri»

D: L’arte contro il degrado morale ed urbano è uno dei miei slogan preferiti.
Contro le brutture del mondo, bisogna rispondere con la gentilezza d’animo e la bellezza – nel senso completo del termine.
Dopotutto, «la bellezza salverà il mondo»: esiste un’arma più potente per combattere i «mostri»?
R: La cultura e la bellezza.
Sono le nostre armi migliori e credo sia un nostro dovere trasmettere il valore di entrambi soprattutto ai giovani.
La letteratura poi è anche sogno<, magia … cosa sarebbe la vita senza i sogni?

D: Rosa, sei sul sito ufficiale dei «mostri».
Quali consideri i peggiori «mostri» che hai affrontato?
R: Sicuramente due: la nostalgia e i sensi di colpa, ma li racconterò entrambi nel nuovo romanzo!

D: Le nostre interviste terminano con una riflessione a piacere.
A te il messaggio da lanciare nell’oceano sconfinato della Rete.
R: Non sono brava a lanciare messaggi universali… senz’altro un invito accorato a leggere.
Di tutto e sempre e ad apprezzare gli scrittori italiani.
Noi siamo un Paese sempre pronto a osannare gli artisti stranieri di tutti i tipi e a denigrare quello che è nostro.
Forse dovremmo esaltarci di più e cominciare a vedere quanto siamo bravi a fare certe cose!!!
All’estero gli scrittori e gli artisti italiani sono davvero molto apprezzati.

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Fate presto: la pista ciclabile immaginaria più lunga d’Italia sta sparendo!

A Napoli, la pista ciclabile immaginaria più lunga d’Italia

Da bravo ciclista napoletano ne sono convinto: la pista ciclabile immaginaria presenta molteplici aspetti positivi.

L’iniziativa del Comune va lodata.
Evidenzio tre caratteristiche che, nel corso delle tante rischiose pedalate per Napoli, ho apprezzato:

  • la pista ciclabile immaginaria non sottrae spazio agli automobilisti in cerca di parcheggio, sempre stressati e con le fiamme negli occhi per il caos urbano (peraltro, generato da loro stessi)
  • zero costi di manutenzione (difatti, sta sparendo)
  • da un momento all’altro, la pista ciclabile immaginaria può nascere in qualsiasi quartiere.

Oltre ai suddetti, innegabili vantaggi per le Istituzioni, la pista ciclabile immaginaria stimola chi ama pedalare per Napoli.
Perché la mattina, se prendi la bici per recarti al lavoro, sei certo di trovare un percorso dedicato a te, coraggioso ciclista-guerriero.

Un percorso sbiadito disegnato per terra.
Un geroglifico con due ruote ed un manubrio che ti guida, incerto, lungo il sentiero.

Napoli, a via Duomo la pista ciclabile immaginaria

Via Duomo, quando il miracolo?

Le foto le scatto tempo addietro mentre pedalo per via Duomo, a poche centinaia di metri dalle spoglie del patrono della città.

Dalla sella della e-bike, percorro la pista ciclabile disegnata lungo la ZTL, un pezzo sbiadito, l’altro occupato da un’auto in sosta selvaggia, un ultimo tratto cancellato dalle intemperie.
In un lampo di misticismo, medito speranzoso:

Dovrei parlare con San Gennaro che, poco distante, ogni anno ripete il miracolo. Una vera pista ciclabile, un miracolo, appunto.
Che un giorno, sono sicuro, si realizzerà.

E così, durante il viaggio lungo il sentiero invisibile dedicato ai ciclisti napoletani, mi domando perché mentre nel resto d’Europa si investe nella mobilità alternativa, da noi la bici è considerata un mezzo per pochi intimi.
Anzi, la bici non è affatto considerata un mezzo di trasporto.

Supero via Duomo, giungo nella bella e larga via Foria.
Stavolta, nessun geroglifico col manubrio lungo la strada.
Procedo cauto verso l’inferno metropolitano del Museo, con lo smog alle stelle e il maxi ingorgo quotidiano ad attendermi.

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La (sola) certezza

Dopo chilometri a rischio e pericolo personale, maschere antismog, imprecazioni contro l’assenza di cultura ciclistica, indignazione per la perenne indifferenza della politica, la pista ciclabile immaginaria resta ancora l’unica certezza per chi ama pedalare per Napoli.

Altri segnali concreti: nessuno.
Risultati raggiunti dai vari governi cittadini : zero.

Insomma, salviamo la pista ciclabile immaginaria!
Fate presto: quel geroglifico con le due ruote ed il manubrio sta sparendo.

Napoli, a via Duomo la pista ciclabile immaginaria sta sparendo


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