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Tag: cultura (Page 1 of 19)

Gli Intellettuali radical chic, razza pericolosa? Un romanzo (divertente) di Giacomo Papi [RECENSIONE]

Frun, semplificare è bello

Perché tutti quanti usavano la parola “intellettuale” come sinonimo di “radical chic”? […]
Sembrava che la cultura si fosse trasformata in inganno, l’ignoranza in innocenza.

Frun mi mancherà.
Il Funzionario Redattore Ugo Nucci, con i suoi consigli puntuali, semplifica la vita.
Interviene – se necessario – per sostituire termini difficili con parole elementari.
Ed è tutto qui Il censimento dei radical chic di Giacomo Papi

Sembra poco.
Invece, il romanzo è un’accattivante fotografia dei nostri giorni.

Una mondo (inventato?) dove trionfa lo slogan problemi complessi, soluzioni immediate e la superficialità regna sovrana.

Il censimento dei radical chic, un romanzo di attualità di Giacomo Papi [RECENSIONE]

Il Primo Ministero degli Interni

L’alfiere di questa società «semplificata» è l’onnipresente Ministro degli Interni: a colpi di selfie e tweet, annuncia, proclama e nuota in bagni di folla acclamante.
Un politico astuto che, per piacere alle masse, recita il falso ignorante.

E, a furor di popolo, diventerà il Primo Ministero degli Interni.

“Si vergogni! Lei fa citazioni mentre il popolo muore di fame”.

In un mondo dove sono bandite le parole difficili, gli Intellettuali diventano una razza da controllare.

La Cultura, dunque, ben presto, è percepita come «nemica» del popolo.
I suoi esponenti, una fastidiosa minoranza da ghettizzare.

“Chi sono quelle signore, mamma?”.
“Sono intellettuali, Arturo.”
“E che cos’è un intellettuale, mamma?”
“Qualcuno che legge molto e usa parole difficili, suppongo.”
“E a che cosa serve?”
“Questo devi chiederlo a tuo padre.”

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Un romanzo di pura fantasia?

Il censimento dei radical chic tratta il delicato rapporto tra società e cultura con spensieratezza.
I primi capitoli, i migliori.
Con il trascorrere delle pagine, la sorpresa si attenua ed il romanzo diviene lineare, a volte un po’ ripetitivo – ma sempre leggero.

In caso si termini ostici, ci pensa Frun sotto la sovraintendenza del Funzionario Redattore Capo Salvo Pelucco.

Laddove il lettore ravvisasse ancora parole difficili o intellettualismi astrusi è pregato di segnalarli inviando una raccomandata A/R a: Signor Garante per la Semplificazione della Lingua Italiana, Lungotevere dei Marescialli 79/A, 00100, Roma.

Ironia e riflessioni, Giacomo Papi diverte e pone dubbi.
Come il compito di un vero intellettuale radical chic impone.

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Galleria Principe di Napoli: magnifica (se si potesse vedere) [FOTO]

Galleria Principe di Napoli: chiusa

Bella la Galleria Principe di Napoli!
se fosse aperta

La Galleria Principe di Napoli, un gioiello nel cuore di Napoli!
se si potesse visitare

La Galleria Principe di Napoli rappresenta la nostra paradossale città: magnifica e decadente, pronta a rialzarsi dopo l’ennesimo schiaffo e, subito dopo, di nuovo a terra, offesa ed umiliata.

Galleria Principe di Napoli: quando la riapertura?

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La sfregio a pochi metri dal MANN

Ogni giorno, per recarmi al lavoro, la costeggio in bici.
Dalla sella, l’osservo deluso.
Quel cancello sbarrato è l’icona del fallimento, la farraginosa burocrazia contro la bellezza.

E pensare che, proprio di fronte, sorge l’imperioso Museo Archeologico Nazionale di Napoli che attira visitatori da ogni angolo del mondo.

Per la posizione strategia, la Galleria Principe di Napoli chiusa è il benvenuto ideale per il turista entusiasta.
L’opera abbandonata mette subito in chiaro come funziona da queste parti: l’arte trionfa in ogni angolo di Napoli ma a noi, cotanta bellezza, non interessa.
Anzi, la maltrattiamo.

Chiudiamo i cancelli – per la sicurezza, ovvio – invece di riparare velocemente il danno.
Speculiamo sul restauro invece di restituire, il prima possibile, il monumento ai cittadini.

Galleria Principe di Napoli: a pochi metri dal MANN

Lavori in corso?

Se non ricordo male, i lavori per la messa in sicurezza della galleria terminano e, poco dopo, una tempesta primaverile – nel maggio del 2018 –  provoca la caduta dei calcinacci e la nuova chiusura.

A distanza di mesi, la Galleria Principe resta inagibile e non vedo operai al lavoro.
La mattina quando vado in ufficio, al ritorno quando rientro: nessuna opera di restauro in corso.

Osservo sbigottito i calcinacci depositati in un angolo, la polvere sul largo pavimento della Galleria, un triste catenaccio imprigionare l’arte.

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Dalla web tv del Comune di Napoli

La buona notizia giunge dalla web tv del Comune di Napoli: il Sindaco De Magistris afferma che presto la Galleria Principe riaprirà al pubblico.

Bene!

Data della dichiarazione: 24 gennaio 2019.
Attendiamo fiduciosi.


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Vivere, il giornale del Centro Direzionale: il mio articolo sul numero di febbraio

Vivere, il mio articolo a pag. 7

Rileggere un mio articolo sul numero di febbraio di Vivere, il giornale del Centro Direzionale di Napoli, suscita sempre stupore.

Immagino i Lettori immersi nelle pagine del mensile – chi in metropolitana, chi al bar o in pausa pranzo – per dedicare tempo prezioso alle considerazioni del sottoscritto.
Riflessioni più o meno leggere, scritte nero su bianco.
Idee personali che raggiungono il grande pubblico di Vivere.
Davvero un onore.

Dunque, quando capita – superato lo stupore – non lascio scivolare la gioia nel dimenticatoio ma immortalo l’evento con un post ad hoc.

Vivere, il giornale del Centro Direzionale pubblica un mio articolo sul numero di febbraio

Io, giornalista per gioco

Per chi – come il sottoscritto – pubblica senza velleità giornalistiche, il riscontro degli addetti ai lavori è un segnale entusiasmante.

Dopotutto, scrivo per diletto e considero faCCebook (la mia casa digitale), un luogo dove esporre pensieri per un confronto aperto con voi, amici Lettori.

Mi considero uno scolaretto volenteroso, senza titoli ufficiali, che insegue il piacere della scrittura.
Piacere alimentato dall’amore per i libri: più leggo, più scrivo, più leggo.

La passione per la scrittura con il presuntuoso obiettivo di suscitare riflessioni.
Riflessioni nate dall’osservazione della realtà.
Come quella misteriosa percentuale finita sulle pagine di Vivere.

La percentuale misteriosa su Vivere di febbraio, il giornale del Centro Direzionale di Napoli

Scarica Vivere, febbraio 2019


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Parco Virgiliano a Piedigrotta: le immagini dell’imponente tomba di Giacomo Leopardi [FOTO]

La firma di Vittorio Emanuele III (1897)

Umberto I
per grazia di Dio e per volontà della nazione Re d’Italia

Il Senato e la Camera dei Deputati hanno approvato
noi abbiamo sanzionato e promulghiamo quanto segue

ARTICOLO I la tomba del poeta GIACOMO LEOPARDI è dichiarata monumento nazionale
ARTICOLO II Il Governo provvederà alla conservazione ed alla custodia

Ordiniamo che la presente munita del sigillo dello Stato sia inserita nella raccolta ufficiale delle Leggi e dei Decreti del Regno d’Italia mandando a chiunque spetti di osservarla e di farla osservare come legge dello Stato.

Data a Roma ADDI  IV LUGLIO MDCCCXCVII

UMBERTO

La stele, incisa sulla pietra, risale al 1897 e porta l’autorevole firma di Vittorio Emanuele III.

Così, dopo aver visitato il sempre caro mi fu quest’ermo colle a Recanati torno sulla tomba di Giacomo Leopardi, nella mia città.

Il Parco Virgiliano a Piedigrotta: la tomba di Giacomo Leopardi e Virgilio

Il parco Virgiliano a Piedigrotta

A pochi metri dalla stazione di Mergellina, nei pressi dell’infernale galleria delle Quattro Giornate, un piccolo cancello semichiuso nasconde un luogo mistico: il parco Virgiliano a Piedigrotta.

E’ un sabato mattina (gennaio), finalmente il sole riscalda gli animi.
Supero l’entrata, entro con cautela.
Nel parco sono solo.
Osservo le piante ben curate, i giardini ordinati, le didascalie lungo il percorso.
Il silenzio ed i colori mi catapultano in un luogo lontano, rilassante, piacevole.

Inizio la dolce salita, oltre i binari di Mergellina intravedo il fascino blu della Sirena Partenope.
Scruto dettagli, scatto foto mentre il piccolo cancello semichiuso tieni fuori da questo angolo il caos e lo smog della città.

Il parco Virgiliano a Piedigrotta, sede della tomba di Giacomo Leopardi e Virgilio

La tomba di Giacomo Leopardi

Dopo un paio di curve, si erge la maestosa tomba di Giacomo Leopardi.
Un monumento impressionante protetto da una grotta di tufo.
La lastra funeraria firmata da Vittorio Emanuele III dimostra la veridicità del monumento.
Colpito dall’imponenza dell’opera, osservo basito (e soddisfatto).

Un gruppo di turisti francesi sale lungo il sentiero.
Con lo sguardo verso l’alto, squadrano il parco, restano meravigliati dalle grotte, fotografano il mare in lontananza.

Dopo aver reso omaggi al Poeta, ci arrampichiamo lungo i gradoni che ci portano su, in una esigua terrazza.
Guardiamo l’orizzonte azzurro e la profonda gola che entra nella collina (una grotta chiusa per restauro).

Questo piccolo luogo pubblico (gratuito) è ricco di gioielli nascosti, da scoprire con un po’ di pazienza e curiosità.
Meglio se accompagnati da una guida.
E armati con una buona macchina fotografica.

Il Parco Virgiliano a Piedigrotta: la vista panoramica

La galleria fotografica


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«La paranza dei bambini» di Roberto Saviano: nella mente dei baby-boss [RECENSIONE]

La paranza dei bambini: il fascino del Male

La paranza dei bambini di Roberto Saviano affascina.
Il romanzo porta il lettore nella testa dei giovani camorristi di Forcella per descrivere i ragionamenti, le motivazioni, le aspirazioni dei baby delinquenti del centro storico di Napoli.

Molte vicende ricordano tristi fatti di cronaca registrati durante le faide degli ultimi anni.
Saviano, però, racconta tale violenza dall’interno: la prospettiva di chi sogna ricchezza e potere a colpi di kalashnikov.

Vicende apparentemente assurde presentano motivazioni che, per i baby delinquenti, rispondono ad una logica.

Stazione centrale, ore cinque del mattino: extracomunitari in attesa dell’autobus colpiti da un gruppo di giovani in scooter con mitragliatrici e pistole?
Una semplice esercitazione della baby gang che si addestra con la nuova santabarbara, regalo di un boss agli arresti domiciliari.

– Che sta dicendo?
– Ha detto che non ha fatto niente – disse Nicolas senza esitazione.
– E chillo nient’ha fatto, il povero pocket coffee – disse Lollipop – però ci serve nu bersaglio , no?
Accelerò il motorino e gli si avvicinò all’orecchio:
– nun tieni colpa e niente pocket coffee, si solo nu bersaglio […]

Roberto Saviano, "La paranza dei bambini"

Il valore di una vita

Il merito di Saviano è evidente: spiegare le paradossali dinamiche celate dietro l’ascesa violenta della baby gang.

La lettura spaventa ma risulta necessaria per comprendere i valori inversi di queste giovani belve.

Oggi ci stammo, domani non ce stammo.
T’o rriccuord? Amico, nemico, vita, morte: è la stessa cosa.
‘O ssapimmo nuje e lo sai pure tu. Accussì è. E’ n’attimo.
E accussì che se campa, no?

Il romanzo fa riflettere.
E descrive la secolare malattia che affonda nelle radici di un pezzo di città.

Un male incurabile?
E come ripristinare i giusti ideali?

Chiudo il libro con un amaro interrogativo: un giovane delinquente di quattordici anni, è davvero già irrecuperabile?

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Sei un lettore debole o forte (come il sottoscritto)? [SONDAGGIO]

I risultati del sondaggio

L'esito del sondaggio sui libri letti nel 2018

2018, il mio anno da Lettore Forte!

lettore “forte”, ossia chi legge almeno un libro al mese. 

La categoria “Media” conferma il titolo: il sottoscritto è un lettore forte!

Con dodici libri letti nel 2018 (e relative recensioni pubblicate), entro di diritto nella classifica degli amanti della letteratura.

Parto da questo meraviglioso dato personale per verificare il tuo grado di coinvolgimento.
Un sondaggio per stabilire se tu, frequentatore della mia piccola casa digitale, sei un «mostro» – nel senso positivo del termine – oppure un pigro consumatore di romanzi (per ottimismo, escludo l’ipotesi «zero libri letti»).

Io, lettore forte (e felice) di ebook - in foto, il mio Kindle

I tre tipi di lettori

Dal web, apprendo che si tende a identificare i lettori in tre grossi gruppi:

  • lettori forti (6 o più libri negli ultimi 12 mesi)
  • lettori medi (3-5 libri negli ultimi 12 mesi)
  • lettori deboli (1-2 libri negli ultimi 12 mesi)
  • non-lettori (purtroppo numerosa)

Con sommo piacere, in questo 2018 che finisce, con orgoglio, al petto porto la medaglia di Lettore Forte!

E da Lettore Forte, chiedo ai rappresentanti delle altre tre categorie: siete consci di privarvi di un piacere naturale antico come il mondo?

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Un sondaggio per spronare alla lettura

Ogni libro un viaggio, ogni storia un mondo da scoprire.
La lettura – per il sottoscritto – fonte di evasione ed approfondimento.

Senza un prezioso ebook sul comodino, vicino al letto, da sfogliare con il fidato Kindle la sera prima di abbandonarmi tra le dolci braccia di Morfeo, mi sentirei monco.

Leggere un bel romanzo appaga i sensi, privarsene è una condanna gratuita che ognuno di noi – in qualsiasi momento – può spezzare.

Basta prendere quel bel libro fermo da anni  sullo scaffale, rispolverarlo, trovare l’angolo della casa dove rifugiarsi, accomodarsi, aprire il libro, illuminare la pagina con il fascio di luce che penetra dalla finestra.

Ed immergersi nella storia.
Il viaggio, una volta iniziato, non terminerà più.

Buona lettura 🙂


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«Come in un film, le immagini della storia mi scorrono davanti»: l’ispirazione secondo Rosa Ventrella [INTERVISTA]

Rosa Ventrella, una scrittrice da seguire

Dopo aver scritto Storia di una famiglia perbene, ho pianto moltissimo nel rileggerlo, è stato liberatorio.

D: Rosa, Storia di una famiglia perbene era nascosto nei meandri della tuo cervello, forse da sempre.
Quale la scintilla che tramuta un flusso caotico di pensieri in un libro emozionante?
R: Ho pensato che questo era il momento giusto, nella mia carriera di scrittrice, per scrivere un libro così profondamente legato alla mia infanzia e alla mia terra.
Si trattava di un percorso a ritroso anche doloroso, e prima non mi sentivo pronta per farlo.

Intervista a Rosa Ventrella, autrice di "Storia di una famiglia perbene"

L’ispirazione secondo Rosa Ventrella

l’ispirazione è un flusso improvviso e immediato di suggestioni

Ammiro gli scrittori.
Perché posseggono il dono di trasformare una successione di parole che dalla mente, sotto la potente spinta dell’ispirazione, deve essere espulsa per correre veloci verso la pagina.

Con piacere, dunque, intervisto la brava Rosa Ventrella.
Desidero carpire quel momento magico nel quale l’artista modella la creta.
E, dal nulla, crea l’opera.

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«Come in un film, le immagini della storia mi scorrono davanti»

D: Rosa, scrivi storie, crei racconti mai narrati fino ad oggi.
Storie nate dalla tua fantasia, l’intreccio dei pensieri irrazionali con emozioni ataviche.
Da dove nasce quel fulmine che trasforma una riflessione in una trama?
Quel momento magico che ti obbliga a buttar fuori e mettere nero su bianco le parole imprigionate nel tuo cervello?
R: Per me l’ispirazione è un flusso improvviso e immediato di suggestioni.
Le storie dei miei libri prendono corpo e forma in un momento imprevedibile, una sorta di fulminazione … e così, d’incanto, come le scene di un film, le immagini della storia mi scorrono davanti ed è subito una corsa irrefrenabile perché le immagini diventino parole!

D: credi che questa scintilla sia un talento innato oppure possa essere allenata?
R: Credo che l’allenamento e lo studio senz’altro aiutino e servano per migliorare quello che uno scrittore ha già dentro in potenza.
Senza lo studio, la costanza, l’esercizio, il talento resta ibrido.
Invece ogni scrittore deve trovare la sua strada, il suo inestinguibile stile.

D: Rosa, l’ispirazione ti porta in un’isola felice dove crei, trasformi, adatti, realizzi i tuoi sogni. Come raggiungere questo luogo magnifico?
R: Il luogo magico va raggiunto in ogni momento buono della giornata.
Non credo che un vero scrittore abbia bisogno di ritagliarsi un’isola lontana o una stanza solitaria per scrivere.
La scrittura stessa è capace di rinchiuderti in una bolla e tenerti lontano dal resto del mondo.

Rosa Ventrella, autrice di "Storia di una famiglia perbene"

«Scrivevo già alle scuole medie»

D: Rosa, la scuola è spesso arida nozione invece di vera cultura.
E non tutti hanno la fortuna di incontrare il professore che ti cambia la vita.
Nel tuo caso, l’amore per la lettura/scrittura nasce tra i banchi di scuola oppure è una passione sorta all’improvviso, in un tempo indefinito, in un luogo non luogo?
R: Nel mio caso, gli insegnanti sono stati per me fondamentali perché mi hanno aiutato a capire che la scrittura era la mia strada!
Amavo scrivere sin dai tempi delle medie e fu proprio la Madre Superiora del mio Istituto, nonché mia professoressa di Lettere, a spronarmi ad andare avanti nella vita a scrivere, qualunque cosa avessi deciso poi di fare come professione!

D: quando e come hai compreso di essere una scrittrice?
Prima della scintilla, che vita conducevi?
R: Non c’è stato un momento in cui l’ho scoperto.
Ho deciso di provare a pubblicare il mio primo romanzo, otto anni fa, gettandomi in un mondo che non conoscevo e che mi sembrava irraggiungibile.
Posso dire di non essermi arresa mai quando in principio la salita mi sembrava insormontabile!!!

D: Rosa, credi nel circolo vizioso: leggo, dunque scrivo?
Segnalaci gli ultimi tre libri letti e due titoli che non possono mancare nella libreria di famiglia.
R: Assolutamente sì.
Uno scrittore non può non essere anche un accanito lettore!
Sarebbe impossibile.
Gli ultimi tre libri che ho letto sono:

  • Le rughe del sorriso (Carmine Abate)
  • La più amata (Teresa Ciabatti)
  • Una storia nera (Antonella Lattanzi)

Due libri che consiglio a tutti di leggere sono: L’Usignolo di Kristin Hannah e L’Arminuta di Donatella di Pietrantonio.

Rosa Ventrella, autrice del romanzo "Storia di una famiglia perbene"

Maria e Michele, dove sono?

Michele forse partirà negli Stati Uniti e Maria forse diventerà una giovane donna complicata e “dannata”.

D: Storia di una famiglia perbene è proprio un un libro «bello».
E lo dico con convinzione perché, anche se termine semplice, «bello» descrive un insieme di sensazioni positive.
Tradotto in 17 paesi, è un romanzo che suscita voglia di leggere.
E credo che sia uno dei risultati più alti che uno scrittore desideri raggiungere.
Dopo la stesura, quale sensazione hai provato?
Soddisfazione? Svuotamento? Felicità? Attesa?
R: Dopo aver scritto Storia di una famiglia perbene (che in origine si intitola La malacarne), ho provato sicuramente soddisfazione.
Ho pianto moltissimo nel rileggerlo, è stato liberatorio.
Alla gioia ha fatto seguito un senso di svuotamento.
Ho avuto subito voglia di scrivere ancora!

D: pagherei oro per leggere il sequel.
Hai ricevuto richieste per scrivere la seconda puntata sulla vita di Maria e Michele?
R: Questa è una domanda a cui ancora non posso rispondere, ma sicuramente ci saranno novità in futuro!

D: cadi in Universo Parallelo e hai appena messo il punto all’ultimo rigo di “Storia di una famiglia perbene 2”: siamo troppo curiosi, anticipa solo l’introduzione 🙂
R: Michele forse partirà negli Stati Uniti e Maria forse diventerà una giovane donna complicata e “dannata”.

Intervista a Rosa Ventrella, autrice di "Storia di una famiglia perbene"

«Nostalgia e sensi di colpa: i miei mostri»

D: L’arte contro il degrado morale ed urbano è uno dei miei slogan preferiti.
Contro le brutture del mondo, bisogna rispondere con la gentilezza d’animo e la bellezza – nel senso completo del termine.
Dopotutto, «la bellezza salverà il mondo»: esiste un’arma più potente per combattere i «mostri»?
R: La cultura e la bellezza.
Sono le nostre armi migliori e credo sia un nostro dovere trasmettere il valore di entrambi soprattutto ai giovani.
La letteratura poi è anche sogno<, magia … cosa sarebbe la vita senza i sogni?

D: Rosa, sei sul sito ufficiale dei «mostri».
Quali consideri i peggiori «mostri» che hai affrontato?
R: Sicuramente due: la nostalgia e i sensi di colpa, ma li racconterò entrambi nel nuovo romanzo!

D: Le nostre interviste terminano con una riflessione a piacere.
A te il messaggio da lanciare nell’oceano sconfinato della Rete.
R: Non sono brava a lanciare messaggi universali… senz’altro un invito accorato a leggere.
Di tutto e sempre e ad apprezzare gli scrittori italiani.
Noi siamo un Paese sempre pronto a osannare gli artisti stranieri di tutti i tipi e a denigrare quello che è nostro.
Forse dovremmo esaltarci di più e cominciare a vedere quanto siamo bravi a fare certe cose!!!
All’estero gli scrittori e gli artisti italiani sono davvero molto apprezzati.

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Fate presto: la pista ciclabile immaginaria più lunga d’Italia sta sparendo!

A Napoli, la pista ciclabile immaginaria più lunga d’Italia

Da bravo ciclista napoletano ne sono convinto: la pista ciclabile immaginaria presenta molteplici aspetti positivi.

L’iniziativa del Comune va lodata.
Evidenzio tre caratteristiche che, nel corso delle tante rischiose pedalate per Napoli, ho apprezzato:

  • la pista ciclabile immaginaria non sottrae spazio agli automobilisti in cerca di parcheggio, sempre stressati e con le fiamme negli occhi per il caos urbano (peraltro, generato da loro stessi)
  • zero costi di manutenzione (difatti, sta sparendo)
  • da un momento all’altro, la pista ciclabile immaginaria può nascere in qualsiasi quartiere.

Oltre ai suddetti, innegabili vantaggi per le Istituzioni, la pista ciclabile immaginaria stimola chi ama pedalare per Napoli.
Perché la mattina, se prendi la bici per recarti al lavoro, sei certo di trovare un percorso dedicato a te, coraggioso ciclista-guerriero.

Un percorso sbiadito disegnato per terra.
Un geroglifico con due ruote ed un manubrio che ti guida, incerto, lungo il sentiero.

Napoli, a via Duomo la pista ciclabile immaginaria

Via Duomo, quando il miracolo?

Le foto le scatto tempo addietro mentre pedalo per via Duomo, a poche centinaia di metri dalle spoglie del patrono della città.

Dalla sella della e-bike, percorro la pista ciclabile disegnata lungo la ZTL, un pezzo sbiadito, l’altro occupato da un’auto in sosta selvaggia, un ultimo tratto cancellato dalle intemperie.
In un lampo di misticismo, medito speranzoso:

Dovrei parlare con San Gennaro che, poco distante, ogni anno ripete il miracolo. Una vera pista ciclabile, un miracolo, appunto.
Che un giorno, sono sicuro, si realizzerà.

E così, durante il viaggio lungo il sentiero invisibile dedicato ai ciclisti napoletani, mi domando perché mentre nel resto d’Europa si investe nella mobilità alternativa, da noi la bici è considerata un mezzo per pochi intimi.
Anzi, la bici non è affatto considerata un mezzo di trasporto.

Supero via Duomo, giungo nella bella e larga via Foria.
Stavolta, nessun geroglifico col manubrio lungo la strada.
Procedo cauto verso l’inferno metropolitano del Museo, con lo smog alle stelle e il maxi ingorgo quotidiano ad attendermi.

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La (sola) certezza

Dopo chilometri a rischio e pericolo personale, maschere antismog, imprecazioni contro l’assenza di cultura ciclistica, indignazione per la perenne indifferenza della politica, la pista ciclabile immaginaria resta ancora l’unica certezza per chi ama pedalare per Napoli.

Altri segnali concreti: nessuno.
Risultati raggiunti dai vari governi cittadini : zero.

Insomma, salviamo la pista ciclabile immaginaria!
Fate presto: quel geroglifico con le due ruote ed il manubrio sta sparendo.

Napoli, a via Duomo la pista ciclabile immaginaria sta sparendo


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Italia Ucraina, l’indignazione di Alberto Rimedio (dopo un mio tweet)

Alberto Rimedio ed il tweet di protesta

Al minuto ottantatrè di Italia Ucraina il telecronista RAI Alberto Rimedio ed il commentatore sportivo Antonio Di Gennaro censurano gli indegni cori della curva di Marassi.

I due giornalisti, senza appello, bocciano l’assurdo comportamento di una fetta del pubblico genovese.

Ad ogni rilancio del portiere ucraino, un gruppo di idioti, urla a squarciagola l’indicibile epiteto già sentito in molti altri stadi italiani.

La condanna giunge dopo gli innumerevoli messaggi di indignazione via twitter.
Tra i tanti, anche il suddetto cinguettio del sottoscritto.

Alberto Rimedio, il telecronista RAI indignato dai cori della curva

Cultura sportiva, questa sconosciuta

A conferma del raggiungimento del mio tweet, Alberto Rimedio evidenzia un giusto passaggio: «amichevole o partita ufficiale non c’è differenza».
In effetti, il cronista ha perfettamente ragione e corregge una imprecisione del messaggio scritto sull’onda dell’emozione.

L’insulto risulta ancora più grave per la presenza delle tante scuole calcio sugli spalti di Marassi.
Quali insegnamenti mostriamo ai baby calciatori?
Che esempio sportivo presentiamo ai giovani telespettatori?

Denigrare l’avversario con un coro divenuto «normale» in molti stadi è proprio insopportabile.
Ma, purtroppo, è una triste normalità italiana.
Basta guardare le partite della SerieA ed ascoltare l’urlo della curva al rilancio del portiere avversario.

Ricordavo un romantico «volaaaa» per accompagnare il pallone calciato con forza dal portiere.
Oggi, invece, un volgare insulto gridato da una parte dello stadio cancella e sporca anche quel volo magico.

Forse, noi che guardiamo quella palla viaggiare in cielo, nella sua fantasiosa traiettoria, dall’area al centrocampo in attesa che atterri tra i piedi dei nostri giocatori, siamo anacronistici ingenui?

No, mi dispiace.
Non confondiamo la realtà.
Sono quegli idioti che urlano oscenità i veri «mostri».

Un sincero grazie ad Alberto Rimedio per aver dato voce alla nostra indignazione.


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L’Idiota che sogna Napoli: tre aforismi di un uomo troppo buono

L’idiota, di Fëdor Dostoevskij (1869)

Un uomo buono e gentile scambiato per stupido.
Il Principe, personaggio amorevole fino a disarmare il prossimo, negli interlocutori suscita prima ilarità poi un dubbio atroce: trattasi di un uomo dall’intelletto superiore alla media oppure di un vero idiota?

Già nel lontano 1869, il geniale Fëdor Dostoevskij gioca con l’animo umano.
Bontà o arrendevolezza?
Capacità di comprensione estrema oppure ignoranza cieca?
Sana ingenuità o stoltezza?

Resto affascinato dalla lettura dell’Idiota.
Lettura lunga e non ancora terminata.

Pagina dopo pagina, assaporo le conversazioni del principe Myskin, le divertenti reazioni degli altri personaggi alle risposte argute o semplici del presunto … idiota.

E rifletto: dopo un secolo e mezzo (il romanzo risale al 1869), anche oggi, un uomo troppo buono ed aperto al prossimo, suscita dubbi?

Forse, perché la diffidenza è nell’animo umano.
Nel 1869 come nel 2018.

L'idiota di Dostoevskij, alcuni passaggi

Le chiacchiere 

E’ una scienza, quella delle chiacchiere, che ha le sue seduzioni.
Io ho conosciuto politici, letterati e poeti che proprio grazie a questa, sono riusciti a fare carriera

L’ingiustizia della Vita

Come la nuvola di Krylov che passa sopra le terre aride per andare a scaricarsi nell’oceano

Napoli e la bellezza

L’idiota, costretto per motivi di salute in una clinica di un piccolo paesino svizzero, sogna di evadere alla ricerca di colori ed emozioni.
E, nel 1869, cita Napoli come meta di un viaggio fantastico.

Sognavo sempre una grande città come Napoli, ricca di palazzi, di grida, di movimento, di vita (1869)

Il Principe riconosce, nella nostra città, un luogo colorato dove regna l’emozione.
Notevole considerazione del 1869.

Nella sua semplicità, il principe Myskin ha ben chiaro un concetto: la gentilezza, la bontà d’animo, la comprensione verso il prossimo, sono gli unici strumenti capaci di sostenere la società.

Voi, Principe, una volta avete detto che la bellezza avrebbe salvato il mondo … 

La bellezza, l’arma contro il degrado (morale e non).
L’arte,  la cultura, la supremazia del Bene contro il Male.

La bellezza, dunque, salverà li mondo.
E Napoli.


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E se andassi al teatro in bici?

La svolta in città: far la spesa in bici

Con l’occhio sinistro controllo la e-bike, col destro parlo con la commessa.
In bilico sulle scale della libreria, non ho il coraggio di lasciare la bici.
Nonostante l’abbia incatenata ad un palo, temo che all’uscita dal negozio, avrò un libro in più ed una bici in meno.

Per i ciclisti, a Napoli manca tutto: dalla agognata pista ciclabile ad un ovvio parcheggio dove sostare (in sicurezza) il proprio mezzo a due ruote.

Un vero sistema di mobilità alternativa permette, a chi ama pedalare in città, di raggiungere il supermercato, parcheggiare la bici (con la certezza di ritrovarla al ritorno), far la spesa e continuare gli spostamenti.
Andare alla posta, recarsi al cinema, visitare un museo.

Senza auto.

Usare la bici in città per far la spesa, andare al teatro ... quando accadrà a Napoli?

Foto: in un piccolo centro della Toscana …

Ad oggi, utilizzo la e-bike per il solo tragitto casa-lavoro / lavoro-casa.
Desidero il salto di qualità ma il contesto cittadino opprime l’iniziativa.
Troppe insidie: la difficoltà nel trovare un posto sicuro dove lasciare l’amata bici è l’ostacolo principale da superare.

Sembra una banalità, invece, è un problema reale.

Ad esempio, quando partecipai alla riunione con il Sindaco De Magistris a palazzo San Giacomo, nei pressi di piazza Municipio, trovai un solo garage disposto ad accettare la bici.
Dopo tre ore di sosta, pagai la tariffa di una moto!
(per la cronaca: 7€ se la memoria non mi inganna)

Eppure, basta spostarsi di qualche Regione, per verificare come – altrove – la bici sia un normale mezzo di trasporto di uso quotidiano.

La foto l’ho scattata questa estate in un piccolo centro della Toscana.
Turisti e cittadini si spostano, raggiungono i lidi, pranzano al ristorante pedalando.

Fuori ogni locale, le rastrelliere.

Per incentivare l’uso delle due ruote, facilitarne l’uso, convincere gli indecisi, dimostrare che, in un sistema organizzato, spostarsi in bici conviene (a tutti).

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Primo passo: parcheggiare la bici

La richiesta del sottoscritto: permettere ai ciclisti metropolitani l’utilizzo della bici per muoversi in città.

Come?
Installiamo le rastrelliere nei vari angoli di Napoli.

Fuori gli uffici postali, lungo le strade dello shopping, nei musei, cinema e teatri, nei cortili delle scuole (poi, un giorno non troppo lontano, anche nei pressi delle stazioni della metropolitana).
Partiamo dalle zone a traffico limitato, più facili da controllare.

Permettere di parcheggiare – in sicurezza – è l’inizio per incentivare l’uso della bici ogni giorno.

Una richiesta semplice e di immediata efficacia.
Attendiamo risposte – anzi, rastrelliere.


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Io, in un libro sul razzismo nel calcio. A mia insaputa (e ora chiedo i danni)

Il mio post citato da Lamberto Gherpelli

Io, citato nel libro "Che razza di calcio" di Lamberto Gherpelli

Che razza di calcio, di Lamberto Gherpelli, venduto su Amazon e Google Libri cita il post del sottoscritto pubblicato in data 25 febbraio 2015 dal significativo titolo Se nel calcio vale la proprietà transitiva (razzista) ….

L’articolo originale (dello scrivente), dimostra – tramite la proprietà transitiva – il becero razzismo dei matematici juventini:

I tifosi della Juventus (o presunti tali), a dispetto dei volgari striscioni esposti durante l’incontro di Champions League con il Borussia Dortmund, evidentemente sono dotti in Matematica.
Difatti, i giornali di oggi riportano gli slogan dedicati ai colleghi tedeschi:

«l’amico del mio nemico è mio nemico».

Perché la curva dello Juventus Stadium enuncia con disinvoltura la proprietà transitiva contro il «nemico» teutonico?

Grazie allo studio dell’algebra, il mistero è presto svelato: la tifoseria del Napoli e quella del Catania sono infatti gemellate con quella della squadra tedesca.

Dunque, a rigor di logica, i tifosi del Napoli e del Catania sono amici (gemellati) dei supporter del Borussia.
Ma i partenopei e gli etnei sono nemici degli juventini.
Ne consegue che gli juventini diventano matematicamente nemici dei tifosi del Borussia Dortmund.

I tifosi della Juve e la proprietà transitiva

Come scopro la copia del post nel libro?

Ogni tot mesi, googlo “Mario Monfrecola” per verificare le quotazioni della mia reputazione digitale.

Dopo gli immancabili profili social, compare il link al libro di Lamberto Gherpelli.

Stupito – mi era sfuggito in precedenza? – clicco e scopro il pezzo di articolo nel paragrafo dedicato ai volgari striscioni della curva dello Juventus Stadium durante l’incontro di Champions League con il Borussia Dortmund.

Non posso leggere oltre, il sito visualizza solo un’anteprima dell’ebook.
Se desidero continuare, necessito di acquistare l’opera di Lamberto Gherpelli.

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La richiesta di risarcimento

Non ho dubbi: l’autore di Che razza di calcio sfrutta le idee del sottoscritto per il suo libro (che non ho nemmeno letto).

Confermo anche che, in questi anni, non ho ricevuto richieste per autorizzare la stampa dell’articolo Se nel calcio vale la proprietà transitiva (razzista) … per fini commerciali.

Trattasi di violazione di copyright?
Oppure, citare l’autore originale del post, libera lo scrittore da ogni conseguenza legale?

Potrei chiedere la consulenza di una cinica squadra di avvocati, mettere in moto gli squali del foro per trovare un cavillo burocratico e spennare l’autore?
Imporre alla casa editrice il ritiro di tutte le copie dagli scaffali di ogni libreria italiana?

No!

Non opero per speculare, mi spiace non sono un «mostro».
Al contrario, sono orgoglioso di essere citato in un libro.

Ringrazio Lamberto Gherpelli per aver scovato in Rete il mio articolo, averlo letto e reputato valido.
Ricevere la visita di uno scrittore, rende la mia piccola casa digitale un angolo del web affidabile.
Un risultato impagabile per un piccolo sito come faCCebook.

Una richiesta di  «risarcimento danni», però, non posso lasciarmela sfuggire: una copia autografata di Che razza di calcio.

Meglio se in versione digitale.
Grazie Lamberto 🙂


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