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Tag: cultura (Page 2 of 20)

«Come in un film, le immagini della storia mi scorrono davanti»: l’ispirazione secondo Rosa Ventrella [INTERVISTA]

Rosa Ventrella, una scrittrice da seguire

Dopo aver scritto Storia di una famiglia perbene, ho pianto moltissimo nel rileggerlo, è stato liberatorio.

D: Rosa, Storia di una famiglia perbene era nascosto nei meandri della tuo cervello, forse da sempre.
Quale la scintilla che tramuta un flusso caotico di pensieri in un libro emozionante?
R: Ho pensato che questo era il momento giusto, nella mia carriera di scrittrice, per scrivere un libro così profondamente legato alla mia infanzia e alla mia terra.
Si trattava di un percorso a ritroso anche doloroso, e prima non mi sentivo pronta per farlo.

Intervista a Rosa Ventrella, autrice di "Storia di una famiglia perbene"

L’ispirazione secondo Rosa Ventrella

l’ispirazione è un flusso improvviso e immediato di suggestioni

Ammiro gli scrittori.
Perché posseggono il dono di trasformare una successione di parole che dalla mente, sotto la potente spinta dell’ispirazione, deve essere espulsa per correre veloci verso la pagina.

Con piacere, dunque, intervisto la brava Rosa Ventrella.
Desidero carpire quel momento magico nel quale l’artista modella la creta.
E, dal nulla, crea l’opera.

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«Come in un film, le immagini della storia mi scorrono davanti»

D: Rosa, scrivi storie, crei racconti mai narrati fino ad oggi.
Storie nate dalla tua fantasia, l’intreccio dei pensieri irrazionali con emozioni ataviche.
Da dove nasce quel fulmine che trasforma una riflessione in una trama?
Quel momento magico che ti obbliga a buttar fuori e mettere nero su bianco le parole imprigionate nel tuo cervello?
R: Per me l’ispirazione è un flusso improvviso e immediato di suggestioni.
Le storie dei miei libri prendono corpo e forma in un momento imprevedibile, una sorta di fulminazione … e così, d’incanto, come le scene di un film, le immagini della storia mi scorrono davanti ed è subito una corsa irrefrenabile perché le immagini diventino parole!

D: credi che questa scintilla sia un talento innato oppure possa essere allenata?
R: Credo che l’allenamento e lo studio senz’altro aiutino e servano per migliorare quello che uno scrittore ha già dentro in potenza.
Senza lo studio, la costanza, l’esercizio, il talento resta ibrido.
Invece ogni scrittore deve trovare la sua strada, il suo inestinguibile stile.

D: Rosa, l’ispirazione ti porta in un’isola felice dove crei, trasformi, adatti, realizzi i tuoi sogni. Come raggiungere questo luogo magnifico?
R: Il luogo magico va raggiunto in ogni momento buono della giornata.
Non credo che un vero scrittore abbia bisogno di ritagliarsi un’isola lontana o una stanza solitaria per scrivere.
La scrittura stessa è capace di rinchiuderti in una bolla e tenerti lontano dal resto del mondo.

Rosa Ventrella, autrice di "Storia di una famiglia perbene"

«Scrivevo già alle scuole medie»

D: Rosa, la scuola è spesso arida nozione invece di vera cultura.
E non tutti hanno la fortuna di incontrare il professore che ti cambia la vita.
Nel tuo caso, l’amore per la lettura/scrittura nasce tra i banchi di scuola oppure è una passione sorta all’improvviso, in un tempo indefinito, in un luogo non luogo?
R: Nel mio caso, gli insegnanti sono stati per me fondamentali perché mi hanno aiutato a capire che la scrittura era la mia strada!
Amavo scrivere sin dai tempi delle medie e fu proprio la Madre Superiora del mio Istituto, nonché mia professoressa di Lettere, a spronarmi ad andare avanti nella vita a scrivere, qualunque cosa avessi deciso poi di fare come professione!

D: quando e come hai compreso di essere una scrittrice?
Prima della scintilla, che vita conducevi?
R: Non c’è stato un momento in cui l’ho scoperto.
Ho deciso di provare a pubblicare il mio primo romanzo, otto anni fa, gettandomi in un mondo che non conoscevo e che mi sembrava irraggiungibile.
Posso dire di non essermi arresa mai quando in principio la salita mi sembrava insormontabile!!!

D: Rosa, credi nel circolo vizioso: leggo, dunque scrivo?
Segnalaci gli ultimi tre libri letti e due titoli che non possono mancare nella libreria di famiglia.
R: Assolutamente sì.
Uno scrittore non può non essere anche un accanito lettore!
Sarebbe impossibile.
Gli ultimi tre libri che ho letto sono:

  • Le rughe del sorriso (Carmine Abate)
  • La più amata (Teresa Ciabatti)
  • Una storia nera (Antonella Lattanzi)

Due libri che consiglio a tutti di leggere sono: L’Usignolo di Kristin Hannah e L’Arminuta di Donatella di Pietrantonio.

Rosa Ventrella, autrice del romanzo "Storia di una famiglia perbene"

Maria e Michele, dove sono?

Michele forse partirà negli Stati Uniti e Maria forse diventerà una giovane donna complicata e “dannata”.

D: Storia di una famiglia perbene è proprio un un libro «bello».
E lo dico con convinzione perché, anche se termine semplice, «bello» descrive un insieme di sensazioni positive.
Tradotto in 17 paesi, è un romanzo che suscita voglia di leggere.
E credo che sia uno dei risultati più alti che uno scrittore desideri raggiungere.
Dopo la stesura, quale sensazione hai provato?
Soddisfazione? Svuotamento? Felicità? Attesa?
R: Dopo aver scritto Storia di una famiglia perbene (che in origine si intitola La malacarne), ho provato sicuramente soddisfazione.
Ho pianto moltissimo nel rileggerlo, è stato liberatorio.
Alla gioia ha fatto seguito un senso di svuotamento.
Ho avuto subito voglia di scrivere ancora!

D: pagherei oro per leggere il sequel.
Hai ricevuto richieste per scrivere la seconda puntata sulla vita di Maria e Michele?
R: Questa è una domanda a cui ancora non posso rispondere, ma sicuramente ci saranno novità in futuro!

D: cadi in Universo Parallelo e hai appena messo il punto all’ultimo rigo di “Storia di una famiglia perbene 2”: siamo troppo curiosi, anticipa solo l’introduzione 🙂
R: Michele forse partirà negli Stati Uniti e Maria forse diventerà una giovane donna complicata e “dannata”.

Intervista a Rosa Ventrella, autrice di "Storia di una famiglia perbene"

«Nostalgia e sensi di colpa: i miei mostri»

D: L’arte contro il degrado morale ed urbano è uno dei miei slogan preferiti.
Contro le brutture del mondo, bisogna rispondere con la gentilezza d’animo e la bellezza – nel senso completo del termine.
Dopotutto, «la bellezza salverà il mondo»: esiste un’arma più potente per combattere i «mostri»?
R: La cultura e la bellezza.
Sono le nostre armi migliori e credo sia un nostro dovere trasmettere il valore di entrambi soprattutto ai giovani.
La letteratura poi è anche sogno<, magia … cosa sarebbe la vita senza i sogni?

D: Rosa, sei sul sito ufficiale dei «mostri».
Quali consideri i peggiori «mostri» che hai affrontato?
R: Sicuramente due: la nostalgia e i sensi di colpa, ma li racconterò entrambi nel nuovo romanzo!

D: Le nostre interviste terminano con una riflessione a piacere.
A te il messaggio da lanciare nell’oceano sconfinato della Rete.
R: Non sono brava a lanciare messaggi universali… senz’altro un invito accorato a leggere.
Di tutto e sempre e ad apprezzare gli scrittori italiani.
Noi siamo un Paese sempre pronto a osannare gli artisti stranieri di tutti i tipi e a denigrare quello che è nostro.
Forse dovremmo esaltarci di più e cominciare a vedere quanto siamo bravi a fare certe cose!!!
All’estero gli scrittori e gli artisti italiani sono davvero molto apprezzati.

Storia di una famiglia perbene è su Amazon!


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Fate presto: la pista ciclabile immaginaria più lunga d’Italia sta sparendo!

A Napoli, la pista ciclabile immaginaria più lunga d’Italia

Da bravo ciclista napoletano ne sono convinto: la pista ciclabile immaginaria presenta molteplici aspetti positivi.

L’iniziativa del Comune va lodata.
Evidenzio tre caratteristiche che, nel corso delle tante rischiose pedalate per Napoli, ho apprezzato:

  • la pista ciclabile immaginaria non sottrae spazio agli automobilisti in cerca di parcheggio, sempre stressati e con le fiamme negli occhi per il caos urbano (peraltro, generato da loro stessi)
  • zero costi di manutenzione (difatti, sta sparendo)
  • da un momento all’altro, la pista ciclabile immaginaria può nascere in qualsiasi quartiere.

Oltre ai suddetti, innegabili vantaggi per le Istituzioni, la pista ciclabile immaginaria stimola chi ama pedalare per Napoli.
Perché la mattina, se prendi la bici per recarti al lavoro, sei certo di trovare un percorso dedicato a te, coraggioso ciclista-guerriero.

Un percorso sbiadito disegnato per terra.
Un geroglifico con due ruote ed un manubrio che ti guida, incerto, lungo il sentiero.

Napoli, a via Duomo la pista ciclabile immaginaria

Via Duomo, quando il miracolo?

Le foto le scatto tempo addietro mentre pedalo per via Duomo, a poche centinaia di metri dalle spoglie del patrono della città.

Dalla sella della e-bike, percorro la pista ciclabile disegnata lungo la ZTL, un pezzo sbiadito, l’altro occupato da un’auto in sosta selvaggia, un ultimo tratto cancellato dalle intemperie.
In un lampo di misticismo, medito speranzoso:

Dovrei parlare con San Gennaro che, poco distante, ogni anno ripete il miracolo. Una vera pista ciclabile, un miracolo, appunto.
Che un giorno, sono sicuro, si realizzerà.

E così, durante il viaggio lungo il sentiero invisibile dedicato ai ciclisti napoletani, mi domando perché mentre nel resto d’Europa si investe nella mobilità alternativa, da noi la bici è considerata un mezzo per pochi intimi.
Anzi, la bici non è affatto considerata un mezzo di trasporto.

Supero via Duomo, giungo nella bella e larga via Foria.
Stavolta, nessun geroglifico col manubrio lungo la strada.
Procedo cauto verso l’inferno metropolitano del Museo, con lo smog alle stelle e il maxi ingorgo quotidiano ad attendermi.

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La (sola) certezza

Dopo chilometri a rischio e pericolo personale, maschere antismog, imprecazioni contro l’assenza di cultura ciclistica, indignazione per la perenne indifferenza della politica, la pista ciclabile immaginaria resta ancora l’unica certezza per chi ama pedalare per Napoli.

Altri segnali concreti: nessuno.
Risultati raggiunti dai vari governi cittadini : zero.

Insomma, salviamo la pista ciclabile immaginaria!
Fate presto: quel geroglifico con le due ruote ed il manubrio sta sparendo.

Napoli, a via Duomo la pista ciclabile immaginaria sta sparendo


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Italia Ucraina, l’indignazione di Alberto Rimedio (dopo un mio tweet)

Alberto Rimedio ed il tweet di protesta

Al minuto ottantatrè di Italia Ucraina il telecronista RAI Alberto Rimedio ed il commentatore sportivo Antonio Di Gennaro censurano gli indegni cori della curva di Marassi.

I due giornalisti, senza appello, bocciano l’assurdo comportamento di una fetta del pubblico genovese.

Ad ogni rilancio del portiere ucraino, un gruppo di idioti, urla a squarciagola l’indicibile epiteto già sentito in molti altri stadi italiani.

La condanna giunge dopo gli innumerevoli messaggi di indignazione via twitter.
Tra i tanti, anche il suddetto cinguettio del sottoscritto.

Alberto Rimedio, il telecronista RAI indignato dai cori della curva

Cultura sportiva, questa sconosciuta

A conferma del raggiungimento del mio tweet, Alberto Rimedio evidenzia un giusto passaggio: «amichevole o partita ufficiale non c’è differenza».
In effetti, il cronista ha perfettamente ragione e corregge una imprecisione del messaggio scritto sull’onda dell’emozione.

L’insulto risulta ancora più grave per la presenza delle tante scuole calcio sugli spalti di Marassi.
Quali insegnamenti mostriamo ai baby calciatori?
Che esempio sportivo presentiamo ai giovani telespettatori?

Denigrare l’avversario con un coro divenuto «normale» in molti stadi è proprio insopportabile.
Ma, purtroppo, è una triste normalità italiana.
Basta guardare le partite della SerieA ed ascoltare l’urlo della curva al rilancio del portiere avversario.

Ricordavo un romantico «volaaaa» per accompagnare il pallone calciato con forza dal portiere.
Oggi, invece, un volgare insulto gridato da una parte dello stadio cancella e sporca anche quel volo magico.

Forse, noi che guardiamo quella palla viaggiare in cielo, nella sua fantasiosa traiettoria, dall’area al centrocampo in attesa che atterri tra i piedi dei nostri giocatori, siamo anacronistici ingenui?

No, mi dispiace.
Non confondiamo la realtà.
Sono quegli idioti che urlano oscenità i veri «mostri».

Un sincero grazie ad Alberto Rimedio per aver dato voce alla nostra indignazione.


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L’Idiota che sogna Napoli: tre aforismi di un uomo troppo buono

L’idiota, di Fëdor Dostoevskij (1869)

Un uomo buono e gentile scambiato per stupido.
Il Principe, personaggio amorevole fino a disarmare il prossimo, negli interlocutori suscita prima ilarità poi un dubbio atroce: trattasi di un uomo dall’intelletto superiore alla media oppure di un vero idiota?

Già nel lontano 1869, il geniale Fëdor Dostoevskij gioca con l’animo umano.
Bontà o arrendevolezza?
Capacità di comprensione estrema oppure ignoranza cieca?
Sana ingenuità o stoltezza?

Resto affascinato dalla lettura dell’Idiota.
Lettura lunga e non ancora terminata.

Pagina dopo pagina, assaporo le conversazioni del principe Myskin, le divertenti reazioni degli altri personaggi alle risposte argute o semplici del presunto … idiota.

E rifletto: dopo un secolo e mezzo (il romanzo risale al 1869), anche oggi, un uomo troppo buono ed aperto al prossimo, suscita dubbi?

Forse, perché la diffidenza è nell’animo umano.
Nel 1869 come nel 2018.

L'idiota di Dostoevskij, alcuni passaggi

Le chiacchiere 

E’ una scienza, quella delle chiacchiere, che ha le sue seduzioni.
Io ho conosciuto politici, letterati e poeti che proprio grazie a questa, sono riusciti a fare carriera

L’ingiustizia della Vita

Come la nuvola di Krylov che passa sopra le terre aride per andare a scaricarsi nell’oceano

Napoli e la bellezza

L’idiota, costretto per motivi di salute in una clinica di un piccolo paesino svizzero, sogna di evadere alla ricerca di colori ed emozioni.
E, nel 1869, cita Napoli come meta di un viaggio fantastico.

Sognavo sempre una grande città come Napoli, ricca di palazzi, di grida, di movimento, di vita (1869)

Il Principe riconosce, nella nostra città, un luogo colorato dove regna l’emozione.
Notevole considerazione del 1869.

Nella sua semplicità, il principe Myskin ha ben chiaro un concetto: la gentilezza, la bontà d’animo, la comprensione verso il prossimo, sono gli unici strumenti capaci di sostenere la società.

Voi, Principe, una volta avete detto che la bellezza avrebbe salvato il mondo … 

La bellezza, l’arma contro il degrado (morale e non).
L’arte,  la cultura, la supremazia del Bene contro il Male.

La bellezza, dunque, salverà li mondo.
E Napoli.


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E se andassi al teatro in bici?

La svolta in città: far la spesa in bici

Con l’occhio sinistro controllo la e-bike, col destro parlo con la commessa.
In bilico sulle scale della libreria, non ho il coraggio di lasciare la bici.
Nonostante l’abbia incatenata ad un palo, temo che all’uscita dal negozio, avrò un libro in più ed una bici in meno.

Per i ciclisti, a Napoli manca tutto: dalla agognata pista ciclabile ad un ovvio parcheggio dove sostare (in sicurezza) il proprio mezzo a due ruote.

Un vero sistema di mobilità alternativa permette, a chi ama pedalare in città, di raggiungere il supermercato, parcheggiare la bici (con la certezza di ritrovarla al ritorno), far la spesa e continuare gli spostamenti.
Andare alla posta, recarsi al cinema, visitare un museo.

Senza auto.

Usare la bici in città per far la spesa, andare al teatro ... quando accadrà a Napoli?

Foto: in un piccolo centro della Toscana …

Ad oggi, utilizzo la e-bike per il solo tragitto casa-lavoro / lavoro-casa.
Desidero il salto di qualità ma il contesto cittadino opprime l’iniziativa.
Troppe insidie: la difficoltà nel trovare un posto sicuro dove lasciare l’amata bici è l’ostacolo principale da superare.

Sembra una banalità, invece, è un problema reale.

Ad esempio, quando partecipai alla riunione con il Sindaco De Magistris a palazzo San Giacomo, nei pressi di piazza Municipio, trovai un solo garage disposto ad accettare la bici.
Dopo tre ore di sosta, pagai la tariffa di una moto!
(per la cronaca: 7€ se la memoria non mi inganna)

Eppure, basta spostarsi di qualche Regione, per verificare come – altrove – la bici sia un normale mezzo di trasporto di uso quotidiano.

La foto l’ho scattata questa estate in un piccolo centro della Toscana.
Turisti e cittadini si spostano, raggiungono i lidi, pranzano al ristorante pedalando.

Fuori ogni locale, le rastrelliere.

Per incentivare l’uso delle due ruote, facilitarne l’uso, convincere gli indecisi, dimostrare che, in un sistema organizzato, spostarsi in bici conviene (a tutti).

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Primo passo: parcheggiare la bici

La richiesta del sottoscritto: permettere ai ciclisti metropolitani l’utilizzo della bici per muoversi in città.

Come?
Installiamo le rastrelliere nei vari angoli di Napoli.

Fuori gli uffici postali, lungo le strade dello shopping, nei musei, cinema e teatri, nei cortili delle scuole (poi, un giorno non troppo lontano, anche nei pressi delle stazioni della metropolitana).
Partiamo dalle zone a traffico limitato, più facili da controllare.

Permettere di parcheggiare – in sicurezza – è l’inizio per incentivare l’uso della bici ogni giorno.

Una richiesta semplice e di immediata efficacia.
Attendiamo risposte – anzi, rastrelliere.


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Io, in un libro sul razzismo nel calcio. A mia insaputa (e ora chiedo i danni)

Il mio post citato da Lamberto Gherpelli

Io, citato nel libro "Che razza di calcio" di Lamberto Gherpelli

Che razza di calcio, di Lamberto Gherpelli, venduto su Amazon e Google Libri cita il post del sottoscritto pubblicato in data 25 febbraio 2015 dal significativo titolo Se nel calcio vale la proprietà transitiva (razzista) ….

L’articolo originale (dello scrivente), dimostra – tramite la proprietà transitiva – il becero razzismo dei matematici juventini:

I tifosi della Juventus (o presunti tali), a dispetto dei volgari striscioni esposti durante l’incontro di Champions League con il Borussia Dortmund, evidentemente sono dotti in Matematica.
Difatti, i giornali di oggi riportano gli slogan dedicati ai colleghi tedeschi:

«l’amico del mio nemico è mio nemico».

Perché la curva dello Juventus Stadium enuncia con disinvoltura la proprietà transitiva contro il «nemico» teutonico?

Grazie allo studio dell’algebra, il mistero è presto svelato: la tifoseria del Napoli e quella del Catania sono infatti gemellate con quella della squadra tedesca.

Dunque, a rigor di logica, i tifosi del Napoli e del Catania sono amici (gemellati) dei supporter del Borussia.
Ma i partenopei e gli etnei sono nemici degli juventini.
Ne consegue che gli juventini diventano matematicamente nemici dei tifosi del Borussia Dortmund.

I tifosi della Juve e la proprietà transitiva

Come scopro la copia del post nel libro?

Ogni tot mesi, googlo “Mario Monfrecola” per verificare le quotazioni della mia reputazione digitale.

Dopo gli immancabili profili social, compare il link al libro di Lamberto Gherpelli.

Stupito – mi era sfuggito in precedenza? – clicco e scopro il pezzo di articolo nel paragrafo dedicato ai volgari striscioni della curva dello Juventus Stadium durante l’incontro di Champions League con il Borussia Dortmund.

Non posso leggere oltre, il sito visualizza solo un’anteprima dell’ebook.
Se desidero continuare, necessito di acquistare l’opera di Lamberto Gherpelli.

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La richiesta di risarcimento

Non ho dubbi: l’autore di Che razza di calcio sfrutta le idee del sottoscritto per il suo libro (che non ho nemmeno letto).

Confermo anche che, in questi anni, non ho ricevuto richieste per autorizzare la stampa dell’articolo Se nel calcio vale la proprietà transitiva (razzista) … per fini commerciali.

Trattasi di violazione di copyright?
Oppure, citare l’autore originale del post, libera lo scrittore da ogni conseguenza legale?

Potrei chiedere la consulenza di una cinica squadra di avvocati, mettere in moto gli squali del foro per trovare un cavillo burocratico e spennare l’autore?
Imporre alla casa editrice il ritiro di tutte le copie dagli scaffali di ogni libreria italiana?

No!

Non opero per speculare, mi spiace non sono un «mostro».
Al contrario, sono orgoglioso di essere citato in un libro.

Ringrazio Lamberto Gherpelli per aver scovato in Rete il mio articolo, averlo letto e reputato valido.
Ricevere la visita di uno scrittore, rende la mia piccola casa digitale un angolo del web affidabile.
Un risultato impagabile per un piccolo sito come faCCebook.

Una richiesta di  «risarcimento danni», però, non posso lasciarmela sfuggire: una copia autografata di Che razza di calcio.

Meglio se in versione digitale.
Grazie Lamberto 🙂


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A Recanati, sul (caro) colle dell”Infinito: un sogno realizzato [FOTO]

«Sempre caro mi fu quest’ermo colle»

A 293 metri sopra il livello del mare, realizzo un sogno.
Il punto più alto della vacanza, a Recanati, sul colle dove Giacomo Leopardi compose l’Infinito.

A Recanati, sul colle de L'Infinito: un sogno realizzato!

L’Infinito, grafia di Giacomo Leopardi

Chissà perché ho sempre amato Leopardi, fin dai tempi della scuola.
Eppure, alle superiori, brillavo soprattutto nelle materie scientifiche e snobbavo la letteratura.

Forse la scintilla scattò quel giorno, quando per caso – presso la Biblioteca Nazionale di Napoli – visito una mostra dedicata al poeta e leggo una copia del’Infinito con la grafia originale di Leopardi.

Una folgorazione che, a distanza di anni, mi porta a Recanati?

Recanati, la prigione d’oro di Leopardi

Emozionato, dal colle osservo le colline marchigiane.
Con la vista scruto l’orizzonte, il trionfo del verde tra le dolci vette delle montagne in lontananza.

Per il sottoscritto, un panorama affascinante.
Per Giacomo Leopardi, l’Infinito oltre la siepe, la via di fuga dalla prigione di Recanati.

A Recanati, sul colle de L'Infinito

«Come in un libro di storia»

«Sembra di passeggiare tra le pagine di un libro di storia» balbetto appena giungo a Recanati, a pochi passi da Casa Leopardi.
Dalla piazza limitrofa, osservo l’imponente palazzo, sede (ancora oggi) della famiglia del poeta.

All’interno, l’enorme biblioteca privata voluta dal padre, il Conte Monaldo, uomo illuminato pronto ad investire il proprio patrimonio per acquistare e raccogliere libri di storia, scienza, filosofia, astronomia …

Creerà una biblioteca con quasi 14 mila volumi, a disposizione per lo studio dei figli e della popolazione (a fine settecento, uno dei primi casi in Europa di biblioteca privata aperta al pubblico).

A Recanati, casa Leopardi

L’amore per Silvia? Un falso storico

Dalle finestre del palazzo, il giovane Leopardi studia ed osserva la vita nella piccola piazza, al centro di Recanati.

La vivacità dei bambini, il duro lavoro di Teresa Fattorini – figlia del cocchiere di casa Leopardi – morta a soli vent’anni per tubercolosi.
Secondo la guida che ci accompagna, Leopardi non ama Teresa Fattorini ma resta colpito dal suo triste destino.

A lei si ispirerà (nove anni dopo) per comporre A Silvia.

A Recanati, la casa di Silvia

La biblioteca, il Google di Leopardi

Studi recenti asseriscono che il giovane Leopardi consultò il 75% dei 14 mila volumi presenti in biblioteca.

I libri come un moderno motore di ricerca: tra le migliaia di pagine catalogate per argomento, il poeta sfama la sua infinita sete di conoscenza.
E viaggia con la mente lontano da quelle pareti che, ben presto, risulteranno un mondo troppo piccolo per un uomo così straordinario.

Spostandosi col tavolino, da finestra in finestra alla ricerca della luce, Leopardi con la forza dell’immaginazione, da quelle finestre, osserverà il mondo e scriverà versi immortali.

A Recanati, il sabato del villaggio

A Recanati, il sabato del villaggio


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Se la torre di Pisa fosse dritta [FOTO]

A Pisa per sostenere la torre pendente

Cerco la miglior posizione per la foto di rito.

Piazza dei Miracoli pullula di turisti giunti da ogni angolo del Pianeta.
Con le mani ferme per aria, alla ricerca della giusta distanza, sostengono la torre.

Ognuno è convinto della propria tecnica: c’è chi sovrappone le mani di fianco la torre, chi si stende pancia all’aria per sorreggere il monumento dalla base, chi si piega sulle ginocchia e finge uno sforzo per non far cadere la torre da un lato.

Alcuni preferiscono lo scatto nei pressi del monumento, altri si allontanano per sfruttare la prospettiva.

La pendenza stimola la fantasia, tutti alla ricerca della foto perfetta.

La prima fila è occupata dall’organizzatissimo esercito di giapponesi.
Con disciplina, attendono che si liberino le migliori posizioni occupate dai connazionali con gli occhi a mandorla per immortalare la torre pendente.

I professionisti, dotati del piedistallo.
I più giovani, alzano al cielo lo smartphone agganciato all’asta pakistana, un sorriso per il selfie d’ordinanza da condividere in tempo reale via social.

Se la torre di Pisa fosse dritta, a chi interesserebbe?

A chi interessa la torre di Pisa dritta?

La massa di turisti – compreso il sottoscritto – è attratto proprio dal difetto che rende unico il monumento.

Se la torre di Pisa fosse dritta, piazza dei Miracoli si ridurrebbe ad uno de tanti magnifici luoghi d’arte italiana.
La torre verrebbe ricordata come «il campanile della cattedrale di Santa Maria Assunta» ma non sarebbe presa d’assalto come oggi.

«La pendenza è dovuta a un cedimento del terreno sottostante verificatosi già nelle prime fasi della costruzione»

Mi pongo una domanda: la curiosità per la torre pendente, stimola i visitatori a studiare anche la storia dell’intero complesso?
Oppure ci si limita ad osservare senza approfondire?

Tra una riflessione ed un sorso d’acqua, con pazienza sfrutto un varco tra la folla di turisti e – finalmente – giunge il mio turno: pochi istanti ed immortalo la torre di Pisa!

La trasferta toscana termina.
Torno a Napoli con la risposta che cercavo: la torre, meglio se resta pendente 🙂

La torre di Pisa


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C’era una volta la fermata dell’autobus [FOTO]

Fermata dell’autobus = parcheggio selvaggio

La foto ricordo immortala un gruppo di elementi, triste costante dell’arredo urbano.

All’interno della linea gialla che delimita lo spazio riservato alla sosta dell’autobus pubblico, riconosciamo i soliti personaggi.
Seduti (da sinistra verso destra):

  • lo scooter, l’abitué
  • i cassonetti della spazzatura, gli invasori
  • l’automobile, l’onnipresente

Alle spalle: la fermata dell’autobus.

Parcheggio selvaggio alla fermata dell'autobus

Una scena di ordinaria inciviltà

Osservo l’invasione dal lato opposto del marciapiede.
Sono a via Giacinto Gigante nel quartiere Vomero-Arenella dove un posto auto vale quanto un buon investimento in borsa.

Vista la rarità di parcheggi, ognuno infila l’auto dove può.
Anche dentro lo spazio riservato alla fermata degli autobus pubblici.

In realtà, questa foto non mostra nemmeno un caso di estrema gravità perché – dopotutto – un minimo di superficie libera è ancora disponibile (proprio dove attendono le due signore).
Chiunque giri per Napoli, prima o poi, si sarà imbattuto in fermate dell’autobus interamente ricoperte da auto e scooter.

Il parcheggio selvaggio cancella l’area riservata al mezzo pubblico utile alla discesa/salita dei passeggeri in totale sicurezza (e, particolare non secondario, senza intralciare il traffico).

Ciò che mi colpisce in questo scatto, invece, è la ripetitività della scena.

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Pericolosa normalità

Anche ieri e due giorni fa lo scooter era parcheggiato vicino i cassonetti della spazzatura.
Tutti insieme appassionatamente all’interno della linea gialla riservata.

Ai vigili urbani che presidiano l’incrocio qualche metro più avanti, risulta normale non intervenire per multare chi infrange la Legge.

Dunque, un’azione illegale – vista la ripetitività quotidiana – viene percepita come comportamento regolare.
E, quindi, accettato.

L’abitudine nel vedere una fermata dell’autobus assediata da scooter, auto e cassonetti dell’immondizia, bene rappresenta l’evoluzione dell’indifferenza divenuta assuefazione.

La migliore linfa per i peggiori «mostri» metropolitani.


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«Scrivere è un esercizio intellettuale prima ancora che emotivo», Sante Roperto [INTERVISTA]

L’ispirazione secondo Sante Roperto

L’ispirazione?
E’ il momento in cui sentimenti e ricordi, stati d’animo e sensazioni
si incontrano in una storia e si traducono in parole.

Esploro la mente di un altro scrittore.
Stavolta tocca a Sante Roperto (sito ufficiale), autore del fortunato romanzo La notte in cui gli animali parlano.

Sante è già stato vittima della raffica di domande del sottoscritto.

Oggi, gentile come sempre, si accomoda sulla macchina della verità per la nostra seconda intervista.
Desidero carpire da dove nasce l’ispirazione, la scintilla magica che trasforma un’idea in un’opera.

«Scrivere è un esercizio intellettuale prima ancora che emotivo», Sante Roperto scrittore

«Lo scrittore vive di storie da raccontare»

D: Sante, La notte in cui gli animali parlano era nascosto nei meandri della tua mente, forse da sempre.
Quale la scintilla che tramuta un insieme disordinato di parole in un libro emozionante?
R: Desideravo da anni raccontare la vita avventurosa di mio nonno Alessandro e quando ho trovato nella storia di Claudia e Matteo punti d’incontro e un parallelismo di forte affinità, ho pensato potessero diventare tutti insieme i protagonisti di un romanzo.
Tutte le storie che leggiamo portano alla luce un’esperienza umana universale e quando ho creduto di averla trovata, ho iniziato a scrivere il mio romanzo.

D: Lo scrittore crea racconti mai narrati fino ad oggi.
Storie nate dalla propria fantasia, l’intreccio dei pensieri irrazionali con emozioni ataviche.
Da dove nasce quel fulmine che trasforma una riflessione in una trama?
Quel momento magico che ti obbliga a buttar fuori e mettere nero su bianco le parole imprigionate nel tuo cervello?
R: Una storia non è soltanto quello che abbiamo da dire, ma anche il modo in cui lo si dice.
Lo scrittore vive di storie da raccontare o che immagina possano diventare tali e spesso montano dentro per molto tempo, crescono e cambiano fino a maturare e guadagnare la carta o la tastiera.
Non tutte le idee meritano però di diventare un romanzo, non tutte hanno la forza narrativa di trasformarsi in un intreccio di personaggi ed emozioni.
Perché questo succeda, è necessario lo spessore dei protagonisti e di una struttura che abbia sostanza anche nelle ambientazioni, nel climax della storia e nel suo sviluppo.

L'ispirazione secondo Sante Roperto

«L’ispirazione si allena»

D: Sante, l’ispirazione si allena o è un talento innato dell’artista?
R: Se fosse legato solo al talento, avremmo una produzione letteraria decisamente più ridotta.
Per quanto talento possa esserci in uno scrittore, l’allenamento è parte fondamentale di questo mestiere.
Si allena lo stile, la tecnica di scrittura, la capacità di narrare o descrivere e in questo modo si allena anche l’ispirazione.

D: La tua ispirazione, invece, di quali elementi si ciba?
D: Si nutre di vita quotidiana.
Ogni giorno, nelle persone che incontro o nelle situazioni e negli ambienti che vivo, nascono e sopravvivono tante storie che meritano di essere raccontate.
A quelle basta aggiungere un pizzico di fantasia ed escono fuori racconti fantastici.

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«Il mio romanzo d’esordio?
Ho impiegato quasi quattro anni»

D: Sante, oltre a scrivere, coltivi altri talenti?
Non parlo di passioni o studi particolari, intendo capacità tipiche di un’artista (penso alla pittura o alla musica).
R: Passioni e studi particolari in numero quasi eccessivo.
Altri talenti non saprei, se esistono saranno finiti sicuramente nelle varie passioni che coltivo.

D: Sei una persona razionale o istintiva?
La notte in cui gli animali parlano è un’opera nata sulla spinta dell’emotività oppure è una elaborazione lenta e meditata?
R: Dentro più istintivo ed esternamente più razionale, ma il mio romanzo d’esordio è nato grazie a una elaborazione lenta e meditata.
Non facendo lo scrittore di professione, ho dovuto elaborare il racconto in periodi diversi, impiegando quasi quattro anni.
L’intreccio delle due storie e il finale congiunto obbligavano a un ragionamento profondo e hanno richiesto un po’ di tempo.

D: Razionalità e ispirazione possono convivere nella medesima mente?
Oppure chi crea deve necessariamente avere una mente libera da schemi logici?
R: Possono coesistere e in tutti credo esistano una componente razionale e una istintiva.
Ogni giorno e a seconda dei momenti, in una continua lotta tra le due, prevale una parte oppure l’altra.
E’ quasi naturale sia così.

Sante Roperto, l'autore di "La notte in cui gli animali parlano"

«Scrivere è un esercizio intellettuale prima ancora che emotivo»

D: Sante, l’ispirazione ti porta in un’isola felice dove crei, trasformi, adatti, realizzi i tuoi sogni. Come raggiungere questo luogo magnifico?
R: Scrivere è un esercizio intellettuale prima ancora che emotivo.
Quindi, chi coltiva questa passione deve ritagliarsi momenti da riservare alla scrittura che rimane un lavoro da compiere in solitudine, lontano da tutto quello che possa distrarre l’attenzione.
Un luogo magnifico deve essere prima fisico e poi mentale.

D: Prima di chiudere, condivido una riflessione di Paola: chi scrive lo fa per se stesso o per gli altri?
R: Se scrivi e hai il desiderio che tu venga letto, vuol dire che scrivi per te stesso ma soprattutto per gli altri.
Altrimenti scriveresti un diario segreto e lo terresti chiuso in un cassetto.

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Perché ho cambiato la foto del profilo (e perché dovresti cambiarla anche tu)

Il segreto della mia nuova foto del profilo

La nuova foto del profilo?
Sono in redazione, pronto a correre (in bici) per una nuova inchiesta on the road

Svelo il segreto celato dietro la nuova foto ufficiale presente su tutti i miei canali social.

Studioso e uomo d’azione, i due aspetti che – da sempre – caratterizzano la lotta contro i «mostri» di ogni natura, colore, razza.
Il computer sempre connesso, lo smartphone carico per ricevere le soffiate del prossimo scoop, l’impermeabile per ogni stagione, la e-bike parcheggiata per gli eco-spostamenti cittadini.

Lo scatto di Luigi Borrone, il fotografo che ferma il tempo, ha il merito di sintetizzare, in una immagine, i concetti principali nel quale crede il sottoscritto.

La mia nuova foto del profilo

Nuova foto, facebook brucia lo scoop

Le 5 regole pratiche per scegliere l’immagine del profilo sono sempre valide.
Dunque – visto che le ho enunciate – le rispetto.

Commetto un solo, imperdonabile errore: facebook mi ruba lo scoop.

Desideravo un annuncio nello stile Ferrari quando in diretta web, togliendo il velo. per la prima volta si scopre nell’intero globo la nuova monoposto.

Invece, appena modifico l’immagine del profilo facebook, l’impertinente social network – nonostante dalla mia bacheca cancelli subito il messaggio dell’annuncio del cambio foto – pubblicizza l’evento a tutti i miei “amici”.

I successivi “Mi piace” (pochi, per fortuna) bruciano lo scoop.

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Ora tocca a te

L’inverno è alle spalle, di acqua sotto i ponti ne è passata e tu non sei più la stessa persona di un anno fa.
Fuori il sole è alto, la temperatura raggiunge i trenta gradi ma, nella foto del profilo Whatsapp, indossi ancora un pesante ed anacronistico cappotto.

E’ giunta l’ora del cambio di stagione, anche per la tua immagine social.

Una foto recente porta nuovo entusiasmo.

Aggiornati, poi passa in redazione.
Troverai il sottoscritto al computer, con lo smartphone carico e la e-bike pronta per correre verso un nuovo scoop.

Proprio come nella nuova foto del profilo 🙂


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Bookcrossing in ufficio, una semplice idea per leggere libri (gratis)

Bookcrossing in ufficio, è già realtà!

«Il Diario di una schiappa? Mio figlio li ha letti tutti, ora è cresciuto, li abbiamo sulla mensola a prendere polvere, se vuoi te li porto».

In ufficio la scintilla nasce per caso, tra una chiacchierata innocente ed una mezza richiesta rivolta a Paola – lettrice seriale e persona disponibile.
Detto fatto: il nostro bookcrossing è realtà!

I primi volumi colorati dell’autore statunitense Jeff Kinney distribuiti a colleghe e colleghi, prima stupefatti e poi sorridenti.
Con una promessa: «a fine lettura, riporta il libro in ufficio».

Pronti per una nuovo prestito.

Bookcrossing in ufficio, una semplice idea per leggere libri gratis

I tre punti del successo

L’ufficio è l’ambiente ideale per il bookcrossing per ovvi motivi:

  • l’ambiente è circoscritto
  • le persone sono fidate

Due elementi fondamentali per essere sicuri di consegnare il libro a chi è veramente interessato.
E – particolare non trascurabile – in ogni caso, con la certezza di recuperare il volume.

Inoltre, la condivisione aiuta a condividere: se il sottoscritto è il primo a mettere a disposizione un proprio libro, fornisce l’esempio diretto a colui che lo riceve.
E, come tutti i casi di successo insegnano, colui che riceve il libro gratis, a sua volta, sarà invogliato a prestare.

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Bookcrossing in ufficio: dove possiamo arrivare?

Più rifletto, più mi convinco della bontà dell’idea!

Volo con la fantasia … addirittura, il successo del bookcrossing in ufficio potrebbe portare ad un’evoluzione inattesa: la creazione di una libreria aziendale!

Si!

Una libreria dove ogni impiegato può depositare un qualsiasi libro – dal manuale tecnico al romanzo –  un regalo da condividere con gli altri colleghi.

Chi desidera leggere quel determinato volume, compila una semplice scheda col nome e la data del prestito, preleva  il libro e, al suo posto, lascia la scheda informativa per comunicare agli altri la presenza di quel titolo e chi e quando lo ha prelevato.

Potrebbe davvero funzionare!
Se ampliamo l’idea, creiamo in tutti gli uffici d’Italia un piccolo spazio dedicato alla lettura gratis.

Ne parlerò con i miei colleghi, scruterò le reazioni ed il loro entusiasmo.

Il Diario di una schiappa ha iniziato il viaggio itinerante (e gratuito).
Ora, tocca convincere gli altri libri impolverati e abbandonati sulle nostre mensole: fermi sono sprecati, il loro posto è tra le mani di un nuovo lettore.

Ci proviamo?


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