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Tag: cultura (Page 3 of 20)

«La casa sopra i portici», Carlo Verdone si racconta (per davvero) [RECENSIONE]

«La casa sopra i portici», un libro di Carlo Verdone

Leggo La casa sopra i portici con la netta sensazione di ascoltare la voce di Carlo Verdone narrare le vicende descritte nel libro.

Tra le righe, emerge quel modo d’essere  visto mille volte nei suoi film – ad esempio, il tipico gesto spazientito di Verdone che allarga le braccia per protestare e poi accetta bonariamente la richiesta assurda del momento. 

Puntalizzo: La casa sopra i portici non è una autobiografia.
E’, piuttosto, un sentito saluto alla casa dove è vissuta la famiglia Verdone e dove Carlo lascia il periodo più felice della sua vita: l’infanzia e l’adolescenza.

La casa sopra i portici, un libro di Carlo Verdone

Perché leggere «La casa sopra i portici»

Se hai amato Bianco, Rosso e Verdone ed hai riso (amaro) con Furio, ti incuriosirà conoscere lo zio pedante e logorroico che ha ispirato il famoso personaggio.

Perché il libro, oltre a raccontare l’amore smisurato di Carlo per i genitori, rivela anche mille piccoli segreti professionali.

Le paure del giovane attore, gli esordi, i grandi volti del cinema che da sempre frequentano il salotto di casa (il padre Mario è stato un importante critico cinematografico ed uomo di cultura), il rapporto con la famiglia De Sica (la sorella Silvia è la moglie di Christian), la timidezza del primo amore, il rapporto con l’altro sesso, l’incontro con Alberto Sordi, le telefonate surreali con Federico Fellini

Furio, il celebre personaggio di Bianco, rosso e Verdone ispirato da uno zio

Il libro, un tributo all’infanzia di Verdone

La casa sopra i portici non ha nessuna pretesa letteraria, è un libro di pura evasione che ci ricorda una Roma (e una Italia) che, oggi, non esiste più.

L’attore ha il merito di raccontare con la spontaneità che lo contraddistingue, aspetti della propria vita privata – alcuni celebri, molti inediti – con leggerezza (alcuni episodi risultano davvero esileranti).

L’ultima pagina è il ciak finale di un film ben riuscito.
Dal libro, risultano chiare le emozioni di Carlo Verdone, per un’infanzia felice, in una famiglia ricca d’amore, in una casa speciale: la casa sopra i portici.

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Tre domande (assurde) al parcheggiatore abusivo

Come si diventa parcheggiatore abusivo?

L’attività (commerciale), immagino si erediti.
Il papà, lo zio ma anche la mamma.

Credo sia la spiegazione (folle) più plausibile: sei diventato parcheggiatore abusivo perché in famiglia c’è già chi opera nel settore?

Concepire una strada diversa, risulta difficile.

L’esempio, il movente.
Sarebbe interessante una statistica: su cento parcheggiatori abusivi, quanti hanno un parente già parcheggiatore abusivo?

Inventarsi il mestiere dal nulla, in questo ambito spietato, non lo reputo plausibile.
Per diventare guarda-macchina, in Italia, devi conoscere oppure possedere la giusta raccomandazione.

Chi meglio di mamma o papà?

Napoli e l'assuefazione al parcheggiatore abusivo

Perchè si diventa parcheggiatore abusivo?

Un giovane disoccupato, per mandare avanti la famiglia, fa necessità virtù.
La società civile non gli garantisce un lavoro normale, dunque, per sopravvivere, organizza la sua attività imprenditoriale.

Che trattasi di estorsione ai danni di cittadini onesti, poi, al giovane disoccupato, nulla interessa.

A Napoli, il guarda-macchina è un lavoro antico, accettato come normale da molti, contrastato con azioni eclatanti dalle forze dell’ordine ma, vista la realtà dei fatti, con risultati mediocri.

Il fenomeno è duro a morire ed il sinistro personaggio è parte integrante del decoro urbano.

Perché si diventa (e si tollera) il parcheggiatore abusivo?
Per non spingere queste persone verso lidi più pericolose: un guarda-macchina in più, un possibile delinquente in meno.

L’alibi è servito.

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Parcheggiatore abusivo, quando sparirai?

Ai tempi del contrabbando di sigaretta, valeva la medesima equazione impossibile: tolleriamo i contrabbandieri di bionde per non trasformarli in futuri assassini.

Un mantenimento della quiete pubblica opinabile, una stato sociale basato sull’assurdo.

Eppure, il fenomeno del contrabbando di sigarette, si è spento.
Merito di qualche legge speciale?

Perché contro la piaga quotidiana del parcheggiatore abusivo, non si agisce con la medesima determinazione?

Un paese normale, può definirsi tale se fuori ad un cinema, al teatro, in pizzeria o al Pronto Soccorso, ti attende puntuale un tizio che ti minaccia per estirparti due euro? (spesso sotto lo sguardo indifferente/impotente dei Vigili Urbani)

Vorrei porre queste domande al diretto interessato.
Sarei curioso di ascoltare il suo pensiero.

Io non ne conosco nessuno, li osservo ogni giorno mentre mi reco in ufficio in sella alla e-bike.
Operano alla luce del sole, con sfrontatezza, certi di non essere puniti, in ogni angolo della città.

Prima o poi, intervisterò uno di questi «mostri» metropolitani.


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La mia laurea, ventuno anni dopo (ed un consiglio per i giovani)

19 marzo 1997, io dottore in Matematica

La macchina del tempo corre dietro di ventun’anni: 19 marzo 1997, al giorno della mia laurea.

A scanso di equivoci, confermo la scelta altre mille volte (anzi, altre enne volte con n numero naturale).
Perché alla facoltà di Matematica di Napoli, da matricola sono divenuto dottore, ho trovato gli amici di sempre, sono partito per catapultarmi nel mondo del lavoro.

A distanza di ventun’anni, con l’occhio adulto, oggi guardo indietro col sorriso sulle labbra per affermare che quell’intervallo, nonostante le difficoltà che allora apparivano insormontabili, fu un periodo felice e privo dei reali problemi (che la vita mi riserverà qualche anno dopo).

Perché per laurearti, devi possedere la passione per lo studio, una famiglia che ti permetta di dedicare tutte le energie all’obiettivo, un gruppo di compagni pronto ad aiutarsi.

E io, tutte queste opportunità, le ebbi.

La mia laurea ventuno anni dopo, 19 marzo 1997

Perché scelsi la facoltà di Matematica?

Non feci troppi calcoli, la Matematica mi appassionava.
Spinto dalla professoressa dell’Istituto Tecnico che frequentavo, scelsi.

Guidato dal mio istinto, la voglia di studiare e la passione per i numeri, fecero il resto.
Non riflettei mai sui futuri sbocchi occupazionali, forse nemmeno immaginavo le difficoltà del mondo del lavoro.

Meglio così.
La scelta fu priva di calcoli, nonostante mi iscrivessi alla facoltà di Matematica 🙂

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Università si, Università no

Consiglierei ad un giovane di iscriversi all’Università?
Si.

Per lavorare c’è sempre tempo, conviene dedicare le migliori energie della giovinezza per assorbire cultura, formare la propria personalità, confrontarsi con persone diverse, vivere esperienze umane che ti aiuteranno a diventare l’uomo di domani.

Con la consapevolezza che raggiungerai la meta solo se la materia ti appassiona.

Dunque, bando alle statistiche sul titolo con maggiori opportunità lavorative, ascoltiamo i consigli del professori della maturità e sotto con lo studio.

Se poi hai la fortuna di trovare (o creare) un ambiente ideale come fu il mio dipartimento “Renato Caccioppoli”, allora conserverai un ricordo meraviglioso dell’Università

Anche dopo (solo) ventuno anni.


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Confessioni segrete di un bevitore di vino (novello)

Vino, quando cedi alla tentazione

Un’altra bottiglia è andata.
Stavolta si tratta di un Lacryma Christi del Vesuvio Rosso, un vino morbido, azzarderei pregiato.

Da quanto ho iniziato a bere – quanto litri ho ingurgitato? – mi tratto bene.
Mai un vino che lasci indifferente il palato, alla continua ricerca di sapori forti, viaggio col bicchiere verso mete lontane.

La settimana scorsa mi scolai un Nero d’Avola, un vino caldo come il sole della Sicilia, terra di origine di questo rosso, profondo e delicato.
Prima, apprezzai la compagnia di un giovane Chianti e poi di un saggio Barbera.

Col bicchiere mezzo pieno, in gruppo o da solo, attraverso i vigneti dell’Italia per carpire la secolare cultura racchiusa dentro un piccolo chicco d’uva.

Dunque, lo confesso: ho ceduto alla tentazione.

Confessioni choc di un novello bevitore di vino

La dipendenza, un pericoloso «mostro» 

Una Falanghina della zona flegrea in offerta, attira la mia attenzione.
La proposta è imperdibile, prendo il bianco dallo scaffale e lo conservo con cura nel carrello della spesa.

Anche stasera seguirò il consiglio degli antichi: un mezzo bicchiere di vino a cena fa buon sangue.

Da un astemio di lunga data, il sorseggiare è un buon compromesso.

Il pregiato Lacryma Christi ed il giovane Chianti, goccia dopo goccia, svaniscono in una settimana.

Bere con moderazione è sinonimo di salute, cadere prigioniero dal «mostro», è l’inizio della fine.


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L’autobus pubblico e quella ragazzina senza biglietto

ANM e la ragazzina-portoghese

«Entra solo chi ha il biglietto!»
L’anatema lanciato dall’autista coglie di sorpresa i pendolari.

«Io non ho il biglietto» sussurra la ragazzina, in fila, proprio davanti al sottoscritto, mentre saliamo sull’autobus pubblico.

«Vendo io i biglietti» propone l’autista-controllore.
«Non ho i soldi» replica la giovane senza tradire imbarazzo.
«Devi scendere, allora» sentenzia l’uomo che applica il nuovo regolamento dell’ANM, l’azienda napoletana di mobilità.

A Napoli, l'autobus pubblico è gratuiti?

Guerra ai portoghesi?
A discrezione dell’autista

L’azienda dei trasporti pubblici napoletana ha i conti in rosso e – finalmente! – contrasta l’atavico fenomeno dei portoghesi, cittadini abituati ad utilizzare i mezzi pubblici sprovvisti del titolo di viaggio.

Combatte la guerra agli abusivi assegnando agli autisti un’ulteriore onere: oltre a guidare in condizioni di stress estremo (vedi traffico e attacchi alla sicurezza personale e dei passeggeri), da qualche giorno i conducenti verificano e vendono i biglietti a chi ne è sprovvisto.

Non ho ben inteso, però, questa legge come e quando viene applicata.
Al ritorno, sempre sulla stessa linea, all’apertura delle porte, l’autista non batte ciglio e le due macchinette obliteratrici presenti sull’autobus, risultano entrambe fuori servizio.

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«Obliterate il biglietto!»

La discussione dura pochi minuti, con l’autobus fermo, l’autista-controllore intento ad applicare la Legge, la ragazzina-portoghese che resiste e non scende, gli altri viaggiatori spazientiti per la perdita di tempo.

«Ce ne andiamo?» gridano dal fondo del pullman.

La solidarietà sblocca l’empasse.
Una signora regala il biglietto alla ragazza-portoghese per la pace di tutti.

«Mi raccomando, obliterate il biglietto!» urla alla platea di pendolari l’autista zelante.
Perché, evidentemente, a Napoli, acquistare il tagliando non significa necessariamente utilizzarlo.

«Ah, se tutti gli autisti fossero come questo impiegato» rifletto mentre nell’autobus nasce il dibattito sul nuovo ruolo dell’autista ANM, se spetti a lui il compito di controllare o deve limitarsi alla vendita dei biglietti.

Nessuno, invece, condanna il comportamento illecito della ragazza-portoghese che considera normale viaggiare su un mezzo pubblico sprovvista di titolo.

Assuefatti, ripartiamo.

L’autista-controllore, invece, è uno dei mille «eroi silenziosi di Napoli» al quale va il nostro ringraziamento.


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«L’immaginazione? E’ un viaggio nel tempo», Luciano Esposito, scrittore di nuovi mondi [INTERVISTA]

L’ispirazione secondo Luciano Esposito

Scavo ancora nei meandri della fantasia.
Nella mente dello scrittore, dove nasce la scintilla.

Per carpire quel momento magico nel quale un pensiero diviene un’idea felice.

L’ispirazione: da dove nasce? L’ispirazione: chi la possiede?

L’ispirazione nasce dal sentimento, quindi ce l’abbiamo tutti, dobbiamo solo imparare a riconoscerla e a sprigionarla per darle voce.
In un qualsiasi momento puoi vedere, ascoltare, pensare, qualcosa che ti fa dire: Sì, questa è un’idea!
A quel punto devi subito annotarla da qualche parte per catturarla (io di solito uso il blocco note dello smartphone), perché le idee sono evanescenti e se non le afferri al volo sfumano via come nebbia al sole.
Mi piace pensare che l’ispirazione rappresenti un viaggio nel tempo, nel senso che ciascun pensiero illuminante è figlio di tutto ciò che si è vissuto fino a quel momento, di qualcosa che è venuta prima e sta diventando presente; è quindi un processo creativo che può portarti avanti, nel futuro, in un posto in cui bisognerebbe cercare di restare il più a lungo possibile.

La parola a Luciano Esposito, autore di Abbi fortuna e dormi, per comprendere dove e come sia nato il suo primo libro.

Per conoscere colui che è dotato della scintilla.

«L'ispirazione? E' un viaggio nel tempo» (Luciano Esposito, autore di "Abbi fortuna e dormi"

Abbi fortuna e dormi, il primo libro di Luciano Esposito

D: Quel giorno alla Ubik di Napoli, io c’ero.
Era evidente la tua emozione nel presentare al pubblico  Abbi fortuna e dormi, la tua prima opera.
Oggi, a distanza di tempo, che ricordi hai di quel momento speciale?
R: Ho un meraviglioso ricordo, vivido e indelebile.
Venerdì 24 febbraio 2017, Ore 18:00.
Fino a quel momento non avevo mai presentato un libro e quello è stato il modo migliore per festeggiare il mio compleanno.
Per me un gran motivo di soddisfazione ritrovarmi tra le frizzanti parole del prof. Gerardo Salvadori, il profondo intervento dello scrittore Sergio Saggese, le emozionanti letture animate dal prof. Michele Farina e le magiche esecuzioni live con chitarra classica del Maestro Federico Quercia.
Ricordo ancora uno ad uno tutti i partecipanti, parenti e amici insieme a persone mai viste prima.
Grazie a tutti!

Ad esser sincero, all’inizio ero un po’ teso perché non avevamo steso alcun programma per la serata, a parte la scaletta delle letture di Michele.
Passati i primi momenti d’emozione, mi sono sciolto, le parole sono uscite fluide dalla mia bocca senza stare troppo a pensarle.
Fosse stato per me, avrei continuato per ore ed ore.

Colgo l’occasione per ringraziare ancora una volta la prof.ssa Ermelinda Federico (che ci guarda da lassù) che ha creduto in me fin dall’inizio, lo scrittore Nando Vitali per avermi sostenuto col suo meraviglioso modo di pensare, la Robin Edizioni che mi ha offerto la possibilità di pubblicare il mio romanzo e la libreria Ubik che ci ha ospitati.

Sento infine di ringraziare i miei genitori, che mi hanno sopportato e supportato durante le innumerevoli revisioni del testo.

D: Luciano, Abbi fortuna e dormi era da sempre nei meandri della tua mente.
Un giorno speciale hai trasformato l’ispirazione in trama.
Come è nata la scintilla del tuo primo libro?
R: Le scintille sono state varie.
La prima è stata l’idea centrale intorno a cui la trama si svolge, un sogno che avevo in testa da tempo, tra me e me non finivo mai di dirmi:
prima o poi dovrò scriverne.
La seconda scintilla è scoccata con la nascita di mia figlia.
Le lunghe attese in clinica prima del parto hanno alimentato la mia ispirazione.

Posso solo dire che il giorno della venuta al mondo della mia bambina è stato quel momento speciale che ha trasformato l’ispirazione in trama.

Abbi fortuna e dormi  è una storia incentrata sulla scintilla di un sentimento puro di vero amore da parte di un uomo nei confronti di due donne.
Non stiamo parlando di un volgare tradimento ma di
polifedeltà, termine (coniato da Sergio Saggese) che sintetizza perfettamente in una parola la trama del mio racconto.
Infine, a trasformare la trama in libro, ci ha pensato la scintilla della
Robin Edizioni.  

Abbi fortuna e dormi, il primo libro di Luciano Esposito

«La creatività massima nasce dai sogni»

D: Tu scrivi storie, crei racconti mai narrati fino ad oggi.
Storie nate dalla tua fantasia, l’intreccio dei pensieri irrazionali con emozioni ataviche.
Da dove nasce quel fulmine che trasforma una riflessione in una trama?
Quel momento magico che ti obbliga a buttar fuori e mettere nero su bianco le parole imprigionate nel tuo cervello?
R: Amo scrivere sia racconti brevi che scritti più lunghi.
Quasi sempre i primi sono ispirati a fatti realmente accaduti o piccole storie derivanti da esperienze vissute durante la vita di tutti i giorni.
In uno scritto breve riversi su carta, in poco tempo (qualche ora al massimo), una serie di emozioni, argomentazioni che logicamente organizzate possono suscitare una riflessione od un sorriso.
Diversamente, in un romanzo bisogna tener sotto controllo la storia, i personaggi, il modo di esprimersi, i tempi, in maniera tale che ogni parola sia giustificata e alla fine tutto abbia un senso.
Quando mi dedico ad uno scritto breve, ogni momento è buono: giorno, notte, in treno, all’Autogrill, al mare, in montagna.
Al contrario, ai romanzi mi ci dedico prevalentemente a casa, durante i week end.

D: Luciano, l’ispirazione nasce dal mondo che ti circonda?
Quale è il segreto per alimentare l’immaginazione?
R: L’immaginazione è una creatura che vive dentro la nostra anima, io la nutro con pochi ingredienti naturali: viaggi, libri e film.
A volte mi capita di trarre un’ispirazione inconscia dai sogni, sono loro a suggerirmi lo spunto per alcune stesure letterarie, lì raggiungo il mio picco massimo di creatività.
Dimenticavo la vita!
Tutte le esperienze vissute, belle o brutte che siano, alla fine diventano ricordi su cui si basano le fondamenta dell’immaginazione.

"Ogni momento + buono per scrivere", (Luciano Esposito)

I progetti futuri: il secondo, atteso libro

D: Luciano, ci hai già rilasciato una sincera ed interessante intervista nella quale abbiamo affrontato vari temi.
Parliamo, invece, del prossimo futuro: a quale opera stai lavorando?
Nuovi progetti?
R: Essendo architetto, ho diversi progetti in cantiere (risatina).
Riferendomi alla produzione letteraria, sono in procinto di ultimare il mio nuovo romanzo, completamente diverso dal precedente per genere, struttura e stile narrativo.
Questa volta ho affrontato uno dei temi più insidiosi e tenebrosi della riflessione umana: la morte.
Ho cercato di esorcizzarla a modo mio attraverso gli occhi di un vecchio impresario.
La storia si svolge in un remoto paesino di montagna.
Per il momento non aggiungo altro, posso solo dire che non mancheranno sorprese e un gran finale.

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«La scrittura è una necessità»

D: Luciano, prima di chiudere, condivido una riflessione di Paola: chi scrive lo fa per se stesso o per gli altri?
R: Anche se la scrittura è un modo per esternare al mondo qualcosa di noi, sono convinto che chi scrive lo fa per sé stesso.
Mettere alcune storie nero su bianco è, per me, una necessità.
Non c’entrano fama, soldi o ritorni d’immagine, è un semplice bisogno naturale, come mangiare, bere o respirare.
Una cosa che non ha nulla a che vedere con la razionalità, ma riguarda il cuore, l’istinto, la passione.
Scrivere, nel mio caso, ha anche un effetto rilassante perché mi permette di mettere da parte i pensieri pesanti e regalarmi alcune ore di pace e serenità.
Perchè creare con le parole significa inventare nuovi mondi, ed io, in quei mondi, mi ci perdo puntualmente …

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Bike sharing, perchè è importante (e a Napoli non c’è)

Le ciclostazione del bike sharing? Attaccapanni

La ciclostazione è proprio di fronte Castel dell’Ovo.
Perfetta per appoggiare il giubbotto e annessi prima della foto-ricordo.

Perché le postazioni abbandonate del bike sharing napoletano, oggi, a questo servono: da attaccapanni per chi si mette in posa, una inattesa panchina se vuoi recuperare le energie, da toilette per la zampa del quadrupede in cerca di stimoli.

Dopo il tour sulla magnifica terrazza di Castel dell’Ovo, il «mostro» me lo ritrovo davanti in tutto il suo degrado: un monumento all’incuria per ricordarci che il bike sharing a Napoli è ufficialmente morto.

Bike sharing Napoli, servizio fermo da anni. Perchè?

Bike sharing, educazione alla pedalata

Oggi pedalo per gioco.

Domani riprovo, tanto il servizio è gratuito e posso spostarmi in città in modo veloce e senza stress.

La settimana successiva – vista la reale efficacia del bike sharing – riuso la bici per andare e per tornare.

Finché lo sfizio diviene una (sana) abitudine.

E poi, quasi quasi, mi compro una bella bicicletta, magari a pedalata assistita.

Lascio finalmente l’auto in garage e pedalo fino in ufficio.
Divento talmente convinto che, se abito lontano, raggiungo la stazione in bici e continuo col treno.

Fino ad un mese fa, questi erano pensieri scandalosi.

Poi, grazie ai piccoli, quotidiani spostamenti con il bike sharing comunale, scopriamo che la mobilità sostenibile non è un parolone valido solo a Copenaghen.
Al contrario, è applicabile anche nel nostro piccolo mondo.

Se c’è volontà politica, organizzazione, disponibilità.
Strumenti per convincere gli indecisi e trasformare lo sparuto numero di ciclisti metropolitani in un esercito di pendolari ecologici.

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A Napoli, quando riprendiamo a pedalare?

Il bike sharing educa il cittadino all’uso della bici.

Un elementare mezzo di trasporto per introdurre il primo, fondamentale passo alla mobilità alternativa, un segnale essenziale delle istituzioni verso il cittadino: lo Stato ci crede e ti aiuta a pedalare.

Purtroppo la realtà racconta altro: in città, il bike sharing non è attivo da diversi anni (l’ultimo post sul blog del sito ufficiale risale al 23 maggio 2016).

Restano le ciclostazioni abbandonate.
A ricordare a tutti che una realtà diversa è possibile.

Ma al momento, per l’incapacità della politica, non realizzabile.


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«Magari domani resto» di Lorenzo Marone: fuggire o resistere? [RECENSIONE]

«Magari domani resto», una storia ambientata ai quartieri spagnoli di Napoli

Fuggire via per cercare una vita migliore oppure restare nel luogo dove sei nato?

Se poi sei nato e cresciuto nei quartieri spagnoli di Napoli, la voglia di scappare dai vicoli per costruire un destino diverso, è forte.

Magari domani resto di Lorenzo Marone racconta, attraverso gli occhi di Luce – giovane avvocatessa napoletana – il dilemma che attanaglia da sempre la città: evadere per sognare una vita altrove o, con l’impegno e l’esempio personale, migliorare il mondo che ci circonda?

Lorenzo Marone alla Feltrinelli di Napoli presenta "Magari domani resto" (intervista al TG3)

Il fatidico dilemma: restare o fuggire?

La voce narrante di Luce accompagna il lettore tra i vicoli dei quartieri spagnoli dove il confine tra legalità e folclore è labile.

Il tema è scivoloso e l’autore ha il merito di non far cadere la storia nella palude dei soliti pregiudizi napoletani o macchiette tipiche della nostra città.

Le pagine sono dense di continue riflessioni: la protagonista ha alle spalle una famiglia disordinata, con un padre assente ed una madre integerrima che, nonostante l’ambiente difficile, educherà Luce all’integralismo morale.

Ma, come è noto, chi non accetta compromessi, spesso si ritrova a combattere da solo contro il mondo.

E così, con uno stile (troppo) scorrevole e lineare, Lorenzo Marone ci porterà verso il fatidico dilemma: chi fugge è un vigliacco e chi resta un eroe?
Oppure, chi resta non ha il coraggio di cambiare mentre chi parte è il vero coraggioso?

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Un libro leggero, nel bene e nel male

Alla presentazione di Magari domani resto io c’ero.
Il libro mi incuriosì da subito e fu interessante ascoltare e conoscere Lorenzo Marone (lo scrittore, disponibile e cordiale, mi rilasciò un’intervista che mi rese orgoglioso).

Mi andava di raccontare una parte della città che non avevo ancora raccontato, la Napoli popolare, e mostrare come, anche in un quartiere difficile, esistono persone che conducono vite normali, combattendo ogni giorno per affermarsi nonostante le difficoltà.
(Lorenzo Marone)

Il romanzo, però, mi ha soddisfatto a metà: le pagine scorrono via con una velocità eccessiva.

La trama non presenta intoppi, la narrazione diviene – tra le mille riflessioni di Luce – troppo semplicistica, il finale si dissolve come un’onda sugli scogli.

Magari domani resto è un ottimo romanzo di pura evasione.
Perfetto se ami affrontare temi profondi con leggerezza, se, mentre leggi, desideri rilassarti.
Deludente se cerchi un senso alle riflessioni di Luce.

Perché, giunti alla fine del libro, ti guardi dietro e ti chiedi: quale tema abbiamo affrontato in questo lungo (e piacevole) percorso?

Ecco, io non cercavo un trattato sul Bene e sul Male ma speravo che, dopo l’ultimo rigo, Luce lasciasse un segno.

Il segno non c’è.
Resta, invece, una dolce e leggera carezza.


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«L’ispirazione? E’ nascosta dentro ogni cosa», Maria Carmela Micciché, scrittrice [INTERVISTA]

L’ispirazione secondo Maria Carmela Miccichè

Cerco ancora la scintilla.
Desidero carpire quel momento magico nel quale un pensiero illumina la mente e diviene un’idea felice.

L’ispirazione: da dove nasce? L’ispirazione: chi la possiede?

Ogni essere vivente.
Il gatto che va a dormire in un posto impensabile, il pappagallino che corteggia la cocorita, Leonardo che disegnò la macchina per volare. L’ispirazione è futuro, è un’idea che ha il futuro dentro, per questo credo sia dentro ciascun essere vivente, pensa al tronco che rotolò e a quell’uomo che guardandolo pensò “e … se facessi una ruota?”: ispirazione geniale!

L’ispirazione si può allenare oppure è un dono naturale?

Visto che, secondo me, appartiene a ciascuno, è una componente dell’uomo ma se ci prendi confidenza puoi allenarla, per lo meno, si dovrebbe allenarla.
Il cuoco trae ispirazione dai sensi, la maestra dai suoi alunni, il venditore ambulante dai clienti, l’ispirazione è una specie di gioco che ti permette di trovare un sistema per raggiungere lo scopo, solo che a volte ci facciamo distrarre da altro e allora impostiamo, quantifichiamo, inquadriamo e l’ispirazione zittita da tanto rumore, tace.

La risposta è nella mente degli artisti, esseri speciali capaci di creare dal nulla, trasformare un pensiero illuminato in un’opera.

Gli artisti sono i più fortunati perché l’ispirazione è la vita stessa, l’artista non inventa nulla racconta la vita dal suo punto di vista, che scolpisca o dipinga, che fotografi o componga musica, racconta ciò che vede la sua anima, poi che diventi un’opera d’arte beh, quello chi può dirlo?

Maria Carmela Miccichè, nel suo laboratorio, scrive racconti e poesie, dunque crea con la forza dell’immaginazione storie fino ad oggi mai narrate.

Maria Carmela possiede il dono: è ispirata.

Maria Carmela Micciche, lautrice di Elena intrecciava fiori di sale
«L’ispirazione è una chiave di lettura della vita stessa»

D: Tu scrivi storie, crei racconti mai narrati fino ad oggi.
Storie nate dalla tua fantasia, l’intreccio dei pensieri irrazionali con emozioni ataviche.
Da dove nasce quel fulmine che trasforma una riflessione in una trama?
Quel momento magico che ti obbliga a buttar fuori e mettere nero su bianco le parole imprigionate nel tuo cervello?
R: Come dicevo prima, secondo me, l’ispirazione è una chiave di lettura della vita stessa.
Tutto ciò che ci circonda è frutto di un’ispirazione a volte felice a volte no.
Cos’è la creazione se non il risultato dell’ispirazione?
Non credo di inventare nulla ma un’immagine, un ricordo, un profumo, un sentimento, sono parole che hanno delle storie dentro.
La trama, almeno per me, prende forma nel divenire, magari parto dal profumo di pane appena sfornato e finisco in un vicolo di Roma.
E’, quello che dicevo, un’idea con il futuro dentro e chissà dove finirà 🙂

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«Ho cominciato a scrivere piccole cose in terza elementare»

D: L’amore per la lettura/scrittura è nata a scuola oppure è una passione sorta all’improvviso, in un tempo indefinito, in un luogo non luogo?
R: Sono nata in una casa piena di libri e a dieci anni amavo girare per i corridoi della biblioteca comunale e sentire l’odore di tutte quelle parole sugli scaffali.
Mi ha sempre affascinato il libro come oggetto e come contenitore di storie.
Ho cominciato a scrivere piccole cose che ero in terza elementare, per me era un gioco divertentissimo, potevo scrivermi le storie che volevo leggere, una specie di self service 🙂

D: La scrittura, come tutti i grandi amori, si alimenta di passione.
Maria Carmela, quale è il segreto per mantenere sempre viva la passione?
R: Vivere. Imparare a guardare per prima noi stessi e poi tutto ciò che succede attorno con curiosità, non dare nulla per scontato.
Vivere è meravigliarsi sempre.

D: Maria Carmela, segnalaci gli ultimi tre libri letti e due titoli che non possono mancare nella libreria di famiglia.
R: Regine di quadri, scritto a tre mani da Tremanidipittura ossia Fernanda, Lucia e Rita, Puntaspilli e abiti di carta, di Patrizia Vittoria Rossi e Racconti dell’anno di mezzo di Franco Antonio Belgiorno.
Due autori che non possono mancare sul mio comodino: Pirandello e Agatha Christie.

Lo studio di Maria Carmela Miccichè

“Elena intrecciava fiori di sale”, un’ispirazione di successo

D: Maria Carmela, “Elena intrecciava fiori di sale” forse era da sempre nei meandri della tua mente.
Un giorno speciale hai trasformato l’ispirazione in trama.
Come è nata la scintilla del tuo primo libro?
R: La scintilla è nata all’editore Armando Siciliano, ci siamo incontrati per caso, abbiamo chiacchierato un po’ e prima di salutarci mi ha chiesto di fargli avere del “materiale”.
Sinceramente ho pensato che fosse più per gentilezza che per altro.
Comunque, gli mandai alcuni racconti.
Mi telefonò a ottobre e a dicembre c’era il mio libro.
Ho avuto il libro, il mio libro, in mano la sera della presentazione, è stata un’emozione non da poco.

D: “Elena intrecciava fiori di sale” forse è la gratificazione che tutti gli scrittori sognano. Quali sensazioni provi nell’immaginare il Lettore, con la testa nel tuo libro, pronto a divorare le pagine, felice di leggere una storia che lo appassiona?
R: Mi stupisco e mi meraviglio quando un lettore mi contatta per raccontarmi del mio libro.
Mi stupisco perché è qualcosa di talmente bello che non sono mai preparata.
Ogni volta che un lettore mi racconta le emozioni che ha vissuto con i miei personaggi, è un regalo che mi fa ed è la spinta a migliorarmi sempre per cercare di dare sempre il massimo.

D: Dunque, il tuo primo libro: a distanza di tempo, lo ami ancora come il primo giorno?
R: Lo amo e per me sarà sempre un contenitore di emozioni ma la scrittura ha un suo percorso e quindi adesso scrivo in modo diverso non migliore, solo con un tempo diverso.

Scopri il nuovo libro di Maria Carmela Miccichè, Elena intrecciava fiori di sale

Il futuro: teatro ed un nuovo libro

D: Maria Carmela, i tuoi racconti nascono dalla realtà che ti circonda?
Quali le maggiori fonti di ispirazione?
R: L’amore.
L’amore per i miei nonni che ascoltavo mentre mi raccontavano la vita, l’amore per la mia terra, l’amore per gli odori, per i rumori, per la ruvidità di una pietra o la morbidezza di un pensiero, l’amore immenso che ho per le parole, questi mucchietti di lettere e vocali capaci di far comunicare uomini e anime.

D: A quale opera stai lavorando? Progetti futuri?
R: Lo scorso anno ho scritto un testo teatrale “Isabel”, un atto unico poco facile e forse per questo, per usare le parole del regista, “Ogni parola è un macigno”.
Insomma, ha incontrato l’entusiasmo del regista Vittorio Rubino, di Vania Orecchio e Simonetta Cuzzocrea, le due attrici professioniste, il compositore, attore e regista Salvo Giorgio che ha composto le musiche originali per “Isabel” e così a marzo lo daremo in teatro.
Nel frattempo di Isabel sta nascendo il libro e poi ho in cantiere un libro di poesie e un altro testo teatrale che mi è stato commissionato da una storia del libro.

D: Prima di chiudere, condivido una riflessione di Paola: chi scrive lo fa per se stesso o per gli altri?
R: Io ho iniziato a scrivere le storie che mi piaceva leggere, quindi scrivevo solo per me.
Al liceo scrivevo sul diario scolastico che poi passava di banco in banco e ho cominciato a trovare divertente il fatto che altri leggessero.
Adesso scrivo, come mi piace dire, mi lascio scrivere, per me e per ogni lettore che mi dedica il suo tempo.
Chi mi legge sta regalandomi il suo tempo, potrebbe fare altro e invece è con me e io scrivo per lui.

D: Maria Carmela, chiudiamo l’intervista con una riflessione libera:l’ispirazione sia con te.
R: Grazie.
Le tue interviste portano bene, lo so per esperienza e quindi spero di essere intervistata ancora da te perché vorrà dire che avrò altre cose da raccontare e che l’ispirazione avrà dato ancora i suoi frutti.
Grazie per il tuo tempo e grazie a chi avrà letto tutto quanto.
Buona ispirazione a te 🙂


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L’ispirazione, cos’è? Risponde Paola, scrittrice col vizio [INTERVISTA]

L’ispirazione secondo (il vizio) di Paola

Cerco la scintilla.
Desidero carpire quel momento magico nel quale un pensiero illumina la mente e diviene un’idea felice.

L’ispirazione: da dove nasce?
L’ispirazione: chi la possiede?
L’ispirazione: si può allenare oppure è un dono naturale?

La risposta è nella mente degli artisti, esseri speciali capaci di creare dal nulla, trasformare un pensiero illuminato in un’opera.
Scultori, pittori, scrittori, fotografi: uomini dotati del talento, della scintilla.

Il vizio di Paola è una visione di Paola.

Paola scrive racconti, dunque crea con la forza dell’immaginazione storie fino ad oggi mai narrate.

Paola possiede il dono: è ispirata.

Intervista a Paola, per carpire il mistero dell'ispirazione

«Chi scrive prova a tradurre il vento in parole»

D: Paola, definisci l’ispirazione.
R: Mi riesce difficile definire l’ispirazione, posso solo provare a descrivere che tipo di esperienza è per me.
Dunque, stai tra la gente per strada, o al lavoro o a casa tra i fornelli, e improvvisamente vedi o avverti qualcosa che ti accende una lampadina e ti fa venire un’idea.

D: Paola, tu scrivi storie, crei racconti mai narrati fino ad oggi.
Storie nate dalla tua fantasia, l’intreccio dei pensieri irrazionali con emozioni ataviche. 
Da dove nasce la scintilla?
Quel fulmine che trasforma una riflessione in una trama? 
Quel momento magico che ti obbliga a buttar fuori e mettere nero su bianco le parole imprigionate nel tuo cervello?
R: Non so se definirlo un momento magico, quello in cui ti viene ‘l’idea’. sicuramente si avverte una necessità, un’irresistibile voglia di catturare, con le parole, delle emozioni che si stanno vivendo e che altrimenti svanirebbero nel nulla.
Quando rileggo qualcosa che ho scritto, anche a distanza di tempo, ho l’impressione di rivivere il momento in cui quelle parole sono state scritte.
Come se le emozioni venissero liberate nell’aria.

D: L’ispirazione: credi che possa essere allenata oppure è un dono naturale?
R: Non credo che l’ispirazione sia un esercizio nè un dono naturale.
E’ una ventata: in alcuni giorni è forte, in altri debole, in altri completamente assente.
Chi scrive prova a tradurre il vento in parole.

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Paola, scrittrice per passione … della lettura

D: Paola, ami scrivere e noi apprezziamo i tuoi racconti  ed il sono il tuo primo fan.
Sei anche una «lettrice seriale» come tu stessa ti definisci.
Credi nel circolo vizioso: leggo, dunque scrivo?
R: Assolutamente no.
Credo che la lettura sia fondamentale e formativa, quindi sicuramente uno scrittore è sempre un buon lettore, ma non tutti i lettori possono diventare scrittori, sarebbe come pensare che basti mangiare dell’ottimo cibo per diventare un bravo cuoco.

D: L’amore per la lettura/scrittura è nata a scuola oppure è una passione sorta all’improvviso, in un tempo indefinito, in un luogo non luogo?
R: La scuola è sicuramente il primo luogo in cui si viene a contatto con la lettura, e così è stato anche per me.
Ho iniziato da bambina, anche con letture impegnative, e non ho più smesso.

D: Paola, segnalaci gli ultimi tre libri letti e due titoli che non possono mancare nella libreria di famiglia.
R: Gli ultimi tre libri che ho letto sono:

  • Souvenir, di Maurizio De Giovanni
  • Se mi tornassi questa sera accanto, di Carmen Pellegrino
  • L’altra madre, di Andrej Longo

Per quanto riguarda i libri che non possono mancare, direi sicuramente tutta la produzione di Pirandello, che è il mio preferito da sempre.

Paola con Maurizio De Giovanni

L’ispirazione dove ci porta?

D: Paola, i tuoi racconti nascono dalla realtà che ti circonda?
Quali le maggiori fonti di ispirazione?
R: Sai, io non credo a quelli che dicono che i loro racconti sono frutto esclusivo di fantasia.
In ogni racconto, o romanzo, c’è qualcosa che è capitato a noi o a qualcuno vicino a noi.
Qualche volta può trattarsi anche di qualcosa di cui abbiamo anche solo sentito parlare, ma comunque lo scrittore è presente in ogni parola che scrive.

D: Paola, l’ispirazione ti porta in un’isola felice dove crei, trasformi, adatti, realizzi i tuoi sogni. Come raggiungere questo luogo magnifico?
R: Riesco a raggiungere un ‘luogo magnifico’, che per me significa riuscire a estranearsi da ciò che mi circonda, ogni volta che leggo una storia, anche mentre leggo quella che sto scrivendo.

D: Paola, chiudiamo l’intervista con una riflessione libera:l’ispirazione sia con te.
R: Più che con una riflessione vorrei chiudere con una domanda che pensavo mi venisse posta: chi scrive lo fa per se stesso o per gli altri?

«Il vizio di Paola», note sull’autrice

Paola, lettrice per passione e scrittrice per vizio.
Alla continua ricerca di ispirazione.
Gli specchi è il suo breve racconto vincitore del primo premio della «III edizione di Scintille in cento parole».

Paola, autrice della rubrica «Il vizio di Paola»

 Luigi Borrone, fotografo per passione

«Amo la fotografia perché unico strumento per fermare il tempo. due foto scattate nello stesso istante non saranno mai uguali »
Luigi Borrone, fotografo per passione, è l’autore della prima foto presente in questo post.
A Luigi il mio sincero ringraziamento.

Per chi volesse seguirlo, segnalo la fanpage ufficiale Luigi Borrone – Fotografo Per Passione, il profilo twitter ed i canale Instagram.

 


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Jeff Bezos, genio o sfruttatore? Un libro per capire cos’è (veramente) Amazon [RECENSIONE]

Brad Stone, un libro su Amazon e Jeff Bezos

La lettura dell’interessante Vendere tutto: Jeff Bezos e l’era di Amazon di Brad Stone, aiuta a comprendere il perché, in questi giorni, i lavoratori di Amazon scioperano.

Il volume descrive il dietro le quinte del colosso americano, le due facce della stessa medaglia: il successo, il prezzo da pagare per raggiungere il successo.

L’autore, con una serie di interviste a dipendenti e dirigenti Amazon, racconta la realtà all’interno della multinazionale plasmata sul Bezos-pensiero:

«Se ci chiediamo perché Amazon sia cosi diversa da quasi tutte le altre aziende nate agli albori di Internet, è perchè Jeff ha adottato fin dall’inizio una visione di lungo periodo. 
Era un progetto articolato nell’arco di decenni.
La sua filosofia di fondo è che si possa ottenere moltissimo in un lasso di tempo protratto, a patto di essere tenaci»
(Danny Hillis, amico di Jeff Bezos)

Jeff Bezos, genio o sfruttatore?

Jeff Bezos, genio o sfruttatore?

La crescita esponenziale della start up in un lasso di tempo fulmineo è, da un lato una cavalcata entusiasmante per chi vi partecipa, dall’altro un sacrificio costante per i dipendenti costretti a ritmi ed orari assurdi.

Durante una riunione memorabile, una dipendente chiese a Bezos quando l’azienda intendesse raggiungere un miglior equilibrio tra lavoro e vita privata.
Lui non la prese bene.
«Siamo qui per ottenere risultati, e questa è la priorità assoluta», rispose in tono secco.
«Questo è il dna di Amazon. Se non puoi eccellere e dare tutta te stessa, forse non è il posto giusto per te.»

Ogni pagina del libro evidenzia il continuo contrasto tra le mille luci e le altrettante ombre: per i dipendenti Amazon, secondo Jeff Bezos, non può esistere un equilibrio tra vita privata e lavoro.

Soprattutto in prossimità delle feste, il clima tra i lavoratori diviene incandescente:

La rapida crescita richiese nuovamente all’azienda di avviare l’operazione «Salviamo Babbo Natale». I dipendenti dissero addio alle famiglie e iniziarono turni di due settimane nei call center del servizio clienti o nei centri distribuzione di tutto il Paese.

Amazon, il negozio che vende tutto (secondo l'idea di Jeff Bezos)

Amazon, il negozio che vende ogni cosa

Vendere tutto: Jeff Bezos e l’era di Amazon di Brad Stone, ha il merito di raccontare la rivoluzione dell’e-commerce secondo la visione di Jeff Bezos ma anche la lucidità per denunciare lo sfruttamento senza (tanti) scrupoli compiuto da Amazon.

Questi dipendenti, solitamente non specializzati, lavoravano per dieci o dodici dollari all’ora in zone del Paese in cui la disoccupazione era alta, e spesso trovavano in Amazon un datore di lavoro alquanto crudele. I furti erano un problema costante […]

Un’opera certosina, lunga, dettagliata, per spiegare – dietro ad un clic – quale segreto nasconda la rivoluzione 2.0

Acquista il libro su Amazon!


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Garibaldi e Vittorio Emanuele II non si incontrarono a Teano [ebook gratis]

Garibaldi e Vittorio Emanuele II: l’ebook gratuito di Lorenzo Izzo

Leggo con interesse crescente l’ebook (gratuito) condiviso dal mio amico Lorenzo Izzo, storico per passione (“L’unica difesa contro il mondo è conoscerlo bene”).

Secondo i libri di scuola, il memorabile incontro tra Garibaldi e Vittorio Emanuele II avvenne il 26 ottobre del 1860 a Teano.

Secondo la tradizione, l’incontro si sarebbe svolto a Teano presso il ponticello San Nicola sulla Strada Provinciale 329 ex S.S. 608 nella frazione di Borgonuovo vicino alla chiesa di Maria SS. della Libera.

Lo storico incontro tra Garibaldi e Vittorio Emanuele II del 26 ottobre 1860

Il luogo dell’incontro: Taverna della Catena, Vairano Scalo

Lorenzo traduce – dal tedesco – parte di un documento stilato dal Brigadiere Generale Wilhelm Rüstow, Capo di Stato Maggiore della 15 Divisione dell’Esercito Meridionale e braccio destro di Garibaldi nella missione.

Immagino il lavoro certosino di Lorenzo, capace di estrarre la parte interessante del manoscritto (disponibile su Google Libri a questo indirizzo) e sintetizzare la vicenda nell’ebook gratuito presente sul suo sito nel post che introduce l’opera: Il luogo esatto dello storico incontro del 26 ottobre 1860

Nel corso degli anni, sulla scorta di una mole imponente di documentazione a riguardo, si è rafforzata l’ipotesi che la nota vicenda si sia svolta a Taverna della Catena, nell’abitato dell’odierna Vairano Scalo, frazione del Comune di Vairano Patenora.

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L’evento più importante della Storia d’Italia

La lettura dell’ebook, oltre a rivelare l’importante notizia storica, evidenzia anche altri aspetti interessanti: le abitudini dei soldati del tempo, le caratteristiche del territorio, le osservazioni dello stesso Wilhelm Rüstow sulle strategie adottate da Garibaldi.

Grazie al notevole lavoro di Lorenzo, è possibile ripercorrere quei momenti fondamentali attraverso le parole di chi ha vissuto, in prima persona, l’evento.

E correggere l’inesattezza relativa «all’evento più importante della Storia d’Italia».

Alla luce di questa nuova ricerca storica, emerge una verità diversa dalle versioni finora raccontate.
Per questo motivo, ritengo che sia arrivato il momento di fare chiarezza, di procedere, sulla base di una riflessione accurata e approfondita, ad una revisione dell’evento più importante della Storia d’Italia.
(Lorenzo Izzo)

 


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