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Tag: diritti (Page 2 of 2)

HP mi licenzia (insieme ai miei 160 colleghi)

HP, la squadra

Non avevo dubbi, il cellulare squilla ed al terzo bip risponde:
«France’, scusami lo so che sei in ferie ma sono costretto a disturbarti» spiego timidamente.
«Figurati Mario, un attimo … ecco … non ci crederai ma sono in piscina … cioè con le braccia sul bordo ed il resto in acqua … così anche se parlo con te, mi godo la vacanza … dimmi tutto rompiscatole» replica con la solita voce tranquillizzante che ascolto da dieci anni ogni santo giorno lavorativo.
«Dunque, abbiamo un problema, all’improvviso un vecchio software si è inceppato …»

HP Pozzuoli: il giorno del volontariato ... nemmeno un mese fa

HP Pozzuoli: il giorno del volontariato … nemmeno un mese fa

HP, la pugnalata

Se la Ferrari – logo globale – trasferisse 161 meccanici altamente specializzati da Maranello in piccole officine prive delle dovute rassicurazioni, l’opinione pubblica come reagirebbe?
E’ ciò che sta accadendo in HP Pozzuoli, la sede napoletana della famosa multinazionale americana.

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HP abbandona la Campania?

L’HP intende trasferire me e 130 miei colleghi – ingegneri del software, matematici, fisici, laureati in economia – presso la sconosciuta MaticMind con un pericoloso salto nel buio per noi lavoratori campani.

Trasferimento individuale di 131 tecnici altamente specializzati che preclude un possibile licenziamento e la chiusura del sito di Pozzuoli (con trasferimento dei rimanenti 30 presso la sede romana).

Con questa mossa, HP abbandona definitivamente la Campania, regione già funestata dalla piaga della disoccupazione.

HP chiude la sede di Pozzuoli e licenzia 161 dipendenti (tra cui me!)

Manifestazione fuori la sede di via Antiniana 2/a contro la chiusura di HP Pozzuoli

HP, via Antiniana 2/a Pozzuoli (Napoli)

La nostra sede è a via Antiniana 2/a, tra Agnano e Pozzuoli.
Stampa, televisione, web magazine, blogger, politici veniteci a trovare.

Scoprirete una eccellenza campana, donne ed uomini che, con passione, percorrono le autostrade digitali del Paese, costruiscono ponti innovativi tra enti Pubblici, risolvono il problema del segretario della scuola sulla Sila e creano nuovi strumenti tecnologici per la centralissima filiale di e-commerce a Milano.

Lavoriamo da vent’anni nell’Information Technology, siamo informatici, il futuro è nostro e rischiamo di essere licenziati dalla società nella quale abbiamo creduto, investito il nostro tempo, le nostre energie, la nostra vita.

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HP, é il nostro lavoro

Anche stavolta non ho dubbi, il cellulare squilla ed al terzo bip risponde:
«France’, ti disturbo? Sei ancora in piscina?» chiedo ironico.
«Ciao Mario, alle nove e mezza di sera la piscina è chiusa. Ceniamo» risponde sarcastica.
«Chiedo venia. Volevo solo aggiornarti: tutto ok, abbiamo risolto, grazie mille della tua disponibilità. Stiamo spegnendo, andiamo tutti a casa. Scusami con tuo marito e salutami i piccoli».
«Figurati Mario, è il nostro lavoro. Salutami tutti e rilassatevi».

Già, Francesca ha ragione: é il nostro lavoro.


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Viale Kennedy libera, la vittoria dei 715 mila Mi Piace

Viale Kennedy è libera

Una squadra speciale, annunciata dal tweet dell’ex vicesindaco di Napoli Tommaso Sodano, irrompe nella foresta napoletana alle prime ore di un fresco lunedì di giugno.

Con opportuni cartelli, la popolazione è invitata a non sostare lungo il campo di battaglia. La guerra durerà due giorni e due notti fino al mercoledì successivo quando, finalmente, tacciono le armi.

Lungo la strada restano i segni dello scontro: foglie, rami, arbusti, intere famiglie di piante raccolte in fosse comuni a ricordare ciò che resta del verde dissidente.

viale Kennedy prima e dopo il nostro post denuncia

viale Kennedy prima e dopo il nostro post denuncia

Le sentinelle del territorio non sono sole

Il Comune di Napoli lancia un messaggio chiaro: da oggi non sarà più tollerata la crescite incontrollata del verde pubblico.
Ne va dell’immagine della città e della già blanda reputazione dei politici.

Il territorio cittadino è infestato da troppe sentinelle, cittadini attenti al bene comune, rispettosi delle Istituzioni e pronti a fotografare qualsiasi abuso bollato come «normale».

Dotati di armi ipertecnologiche, l’esercito dei non-violenti combatte la sua quotidiana guerra con smartphone ed internet.

Il singolo soldato è dotato di una granitica convinzione: non è solo.

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L’arma social

Ogni scatto, ogni denuncia pubblicata sul web, sarà accolta, letta, condivisa e diffusa da altri mille soldati che credono nei suoi stessi ideali.
Donne ed uomini di ogni età, osservano, proteggono e rispettano l’ambiente che li circonda e non si arrendono all’impotenza generale.

Nascosti dall’anonimato dei giusti, questi eroi silenziosi trascorrono il proprio tempo libero nei vari fortini presenti in Rete, spazi aperti dove le testimonianze sono le vere bombe contro l’assuefazione, il primo alleato della malapolitica.

Colpi sferrati a suon di parole ed immagini, esplosioni mediatiche temute da chi ricopre incarichi istituzionali e non compie il proprio dovere.

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La forza dei 713.835 “Mi piace”

Con l’aiuto degli inossidabili amici di Napoli image Naples, siamo arrivati fino a
Il Mattino e con l’appoggio di 713.835 alleati abbiamo abbattuto il muro dell’indifferenza.

Inchiodato alla sua responsabilità civica, il nemico si è arreso ed ha ordinato il blitz tanto atteso.

La battaglia è vinta, viale Kennedy è di nuovo libera.

viale Kennedy, la fermata dell'autobus liberata

viale Kennedy, la fermata dell’autobus liberata

Post denuncia: Napoli, la fermata-jungla dell’autobus e la pista ciclabile foresta (FOTO)


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Napoli, la fermata-jungla dell’autobus e la pista ciclabile foresta (FOTO)

Napoli, città verde

A Napoli amiamo il verde e l’ennesima conferma giunge da viale Kennedy, la strada attraversata negli anni ’60 dal famoso presidente degli Stati Uniti d’America.

Nessun giardiniere comunale osa toccare le piante cresciute lungo il marciapiede ed il rispetto semidivino verso la natura impedisce qualsiasi opera di manutenzione ordinaria.

Napoli, l'amore per il verde o assenza di manutenzione?

Napoli, l’amore per il verde o assenza di manutenzione?

La pista ciclabile attraversa la foresta

L’avanzamento incontrollato dei mega-cespugli invade anche la prima pista ciclabile inaugurata in città offrendo ai coraggiosi ciclisti un’esperienza unica: pedalare a viale Kennedy e sognare di attraversare la savana africana.

Napoli, l'assenza di manutenzione ed il verde invade la pista ciclabile a viale Kennedy

Napoli, l’ingresso della prima pista ciclabile a viale Kennedy invaso dal verde incontrollato

La fermata-jungla dell’autobus

Per non creare malcontento tra sportivi e semplici cittadini, il Comune garantisce la medesima diffusione del verde anche per chi attende l’autobus.

Fermata dell'autobus a viale Kennedy invasa dai cespugli

Fermata dell’autobus a viale Kennedy invasa dai cespugli

L’ecosistema perfetto

L’esperimento tutela piante e insetti e prevede la creazione di un ecosistema urbano nel quale convivono, in una simbiosi perfetta e cementata nel tempo, l’assenza di manutenzione, la mancanza di controlli, il menefreghismo delle Istituzioni e l’assuefazione dei cittadini.

Il sottoscritto si impegna a difendere li verde: eventuali potature saranno denunciate senza esitazione.


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Vulimm ‘o post

Una leggendaria manifestazione

La piazza è gremita di disoccupati.
Sono presenti tutte le sigle, da quelle «storiche» ai nuovi comitati sorti come funghi per tutelare i recenti licenziamenti.

Sfilano lungo le vie cittadine, volano grida di sdegno e fischi contro le Istituzioni.
Nella nostra terra, la disperazione di chi perde il lavoro è un sentimento atavico, merce preziosa per i padroni della politica.

Dalle ceneri della grande industria nasce l’esercito degli ex lavoratori.
Il corteo raccoglie donne ed uomini di ogni età, giovani che, dopo pochi anni dall’assunzione, già combattono per non perdere il posto.

Lo slogan

Giunti sotto la sede della Regione, l’urlo dei manifestanti è unisono: «vulimm’ ‘O Posto, vulimm’ ‘O Posto!».
Dipendente del Comune, bidello, segretario di scuola, postino in una amena località, impiegato in un qualsiasi ufficio della Regione, spazzino per una dimenticata partecipata di un ente statale … tutto purché ci sia la sicurezza del domani.

«O Posto» si traduce, dunque, in un’assunzione nella Pubblica Amministrazione.

Vulim o post, i precari di oggi

L’opportunità

Un uomo si avvicina ad un manifestante.
«Senta, cerco una persona con voglia di lavorare, disposto agli straordinari e abituato alla fatica» chiede convinto l’imprenditore.
«E tra tanta gente, venite proprio da me?» risponde il disoccupato e ritorna ad urlare lo slogan «vulimm’ ‘O Posto, vulimm’ ‘O Posto!».

Epilogo

Questo racconto risale alla mia adolescenza, più o meno all’inizio degli anni ottanta.
Sta di fatto che non posso confermare l’episodio (e nemmeno smentirlo).

Forse si tratta solo di una leggenda folcloristica però racchiude delle amare verità: la mancanza di lavoro cronica nel sud Italia, la cultura dell’assistenzialismo, una parte della società che si «arrangia», l’abuso degli ammortizzatori sociali, la protesta indiscriminata, i «mostri» generati dalla malapolitica, le opportunità mancate.

Sono trascorsi decenni e gli unici due elementi anacronistici di questa fanta-leggenda-napoletana suppongo siano l’uomo che offre lavoro ed il rifiuto del presunto disoccupato.
Tutto il resto, è ancora (triste) attualità.

Sei un cittadino assuefatto?

Contro l’assuefazione

Le piccole, grandi brutture quotidiane ti appaiono normali oppure hai ancora la forza di scandalizzarti difronte a ciò normale non è?

Essere assuefatto o cittadino normale?

Il test: sei un cittadino indifferente?

Leggi le successive affermazioni e, se la maggioranza delle tue risposte sono presenti nella parte sinistra della tabella, fermati immediatamente e rifletti.

Rischi seriamente di divenire un «mostro», un uomo insensibile ed incapace di reagire, un essere indifferente che accetta la degenerazione culturale con assuefazione crescente.

Perché contrastare l’illegalità, opporsi al qualunquismo generale, denunciare chi non compie il proprio dovere, meravigliarsi per la sporcizia presente su un marciapiede, protestare contro chi danneggia il bene collettivo è indice di energia positiva, è la volontà a non arrendersi.
Agire in prima persona, inoltre, stimola l’imitazione e genera un effetto domino di azioni positive.

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E tu, sei ancora un cittadino normale?

Hai la forza di stupirti oppure la tua coscienza dorme il sonno dei passivi?
Al test l’amara sentenza.

Assefuatto

 

Normale

wow la strada è pulita –> questa strada è sporca, è scandaloso!
incredibile, il treno è giunto in orario –> che rabbia, ancora una volta il treno è in ritardo!
a quel tizio è caduta una carta mentre guidava, che distratto –> quel tizio ha lanciato una carta dal finestrino dell’auto, che incivile
la raccolta differenziata è inutile, i rifiuti li gettano poi tutti insieme –> plastica, vetro, carta ed umido: ognuno nel suo contenitore
ho prenotato la visita con una lista d’attesa di sette mesi. Attenderò –> sette mesi per una visita? Ma siamo pazzi! Pretendo di parlare con il responsabile, SUBITO!
chiedo ad un amico il favore così evito problemi –> è un mio diritto ricevere adeguata assistenza e non sto ricevendo nessun favore!
in Italia non funziona nulla, mi adeguo alla realtà –> miglioro il mondo agendo in prima persona, l’esempio positivo genera imitazioni positive


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Quanto tempo occorre per la fornitura del gas?

La burocrazia italiana è un «mostro» dalle mille teste.

Te ne accorgi quando non hai alternativa e devi necessariamente affrontare una di queste teste.
Prima di giungere nell’ufficio competente (che, dopo l’irriducibile fila kilometrica, ti smisterà ad un altro ufficio già chiuso quando arriverai), frequenta un corso di yoga on-line, armati della pazienza di Giobbe e bevi una tisana con radici di valeriana, camomilla, tiglio e fiori d’arancio (almeno un litro).

Nonostante tu sia preparato, il percorso ad ostacoli presenta sempre nuovi intoppi e quando credi di avercela fatta spunta un ultimo inghippo che blocca la pratica per un tempo indefinito.
Gli uffici predisposti, invece di agevolare l’utente, si divertono a torturarlo (devi compilare un modulo – riceviamo solo il terzo giovedì del mese dalle 11,30 alle 11,55 – l’impiegato che deve timbrare il certificato è assente e nessuno può sostituirlo).

La testimonianza di un lettore conferma che l’Italia è tutt’oggi il paese dello scaricabarile.

Salvatore ci segnala i disagi subiti per l’allacciamento della fornitura del gas.

Il film dell’horror, dopo più di quaranta giorni ed un numero di appuntamenti fissati e non rispettati, non ha ancora i titoli di coda.
Segue la sua e-mail.

Eni Gas e la burocrazia infinita

«Devo allacciare la fornitura di gas per un appartamento in Napoli dove è già presente il tubo ma non il contatore.
Penso: non dovrebbe essere molto complicato e invece …
Il 24 novembre 2014 chiamo il Numero Verde di Eni Gas e Luce.
Mi dicono che poichè non c’è il contatore devo inviare un fax per richiedere un sopralluogo della Napoletana Gas.
Il Fax lo invio il giorno dopo (25/11) e mi confermano l’appuntamento per il 3 dicembre 2014.

Nessuno si presenta all’appuntamento e neanche al successivo dell’11 dicembre 2014.
Non solo non si presenta nessuno ma dalla Napoletana Gas mi contattano per chiedere se desidero rivolgermi a loro per la certificazione dell’impianto del gas.

Vi rivolgereste voi ad una azienda che vi fissa due appuntamenti per poi darvi buca?
Io no!

Un ulteriore inspiegabile quesito: perché quando non si presentano non li puoi chiamare perchè affermano che non possono avere rapporti con il pubblico mentre per chiedere se vuoi la certificazione ti possono chiamare loro?
Mah … mistero.

Comunque, dopo l’ennesima telefonata, finalmente all’appuntamento del 19 dicembre 2014 si presenta qualcuno della Napoletana Gas che attribuisce il PDR e fornisce un preventivo per spostare la posizione del contatore.
Accetto immediatamente ed il call center Eni mi fissa un appuntamento per il 31 dicembre 2014.
A capodanno?
Sorrido … sono scettico ma voglio crederci.
E difatti non viene nessuno.

In un mercato del Gas veramente libero potrei chiamare un’altra azienda ma l’Eni afferma che solo la Napoletana Gas può completare l’iter burocratico.
Mi sa che il mercato dell’energia è libero solo quando spilla più soldi all’utente.

Prossimo appuntamento: 9 gennaio 2015.

… to be continued»

In bocca al lupo Salvatore e tienici aggiornati.

Fantozzi è meglio di me

Il ragionier Ugo Fantozzi non è mai stato licenziato dal Megadirettore Galattico Duca Conte Balabam.

Il metodico impiegato della grande industria privata italiana viene sistematicamente umiliato, tartassato, esposto a pubblica gogna nella mensa aziendale, costretto a massacranti turni no-stop, mobbizzato a più riprese, è vittima di infinite ingiustizie gerarchiche ma eternamente certo del suo posto di lavoro.

Fantozzi, la certezza del posto fisso

Ogni mattina per quarant’anni, il laborioso dipendente raggiunge l’ufficio, sicuro di trovare la sua seconda casa sempre aperta.
Scioperi, cassa integrazione, precariato, cessione di ramo d’azienda, spin-off, spezzatino e mobilità sono termini a lui ignoti, il diligente contabile – assunto a tempo indeterminato – non rischia mai il posto, la sua società non può essere acquisita per future speculazioni in borsa, il suo contratto non verrà mai declassato ed i Sindacati non dovranno combattere contro leggi e norme che facilitano la flessibilità (in uscita, ovvio).

Il ragioniere combatte per i suoi diritti, partecipa alla vita aziendale con falso entusiasmo (come non ricordare la leggendaria festa dell’ultimo dell’anno con i colleghi!), alterna vittorie (di Pirro) a clamorose batoste, sogna la carriera ed il ruolo di capo ufficio (basta citare l’epica partita di biliardo contro il Gran Maestro dell’Ufficio Raccomandazioni, l’Onorevole Cavaliere Conte Diego Catellani) ma – nonostante una vita di sacrifici e mortificazioni – l’onesto lavoratore ogni mese ha la garanzia di portare a casa lo stipendio e la matematica tranquillità di riscuotere la pensione.

Fantozzi possiede ciò che a noi, generazione di dipendenti privati degli anni duemila, manca: la certezza del futuro.

Concorso per bidelli, riflessioni di un lavoratore privato

Entro il 6 ottobre è possibile inviare la domanda per partecipare al concorso indetto dal Comune di Rimini per l’assunzione a tempo determinato e a tempo pieno o parziale di OPERATORI SCOLASTICI QUALIFICATI. In altre parole, il codice concorso 9_2014 si riferisci all’assunzione di bidelli presso le scuole e i nidi d’infanzia della rinomata città romagnola.

In un recente passato, non avrei mai preso in considerazione questa opportunità. Oggi, invece, lavorare come operatore scolastico è una ipotesi da non sottovalutare.

Se il bidello è un lavoro da sogno

Perché chi – come il sottoscritto – è un dipendente di un’azienda privata (una multinazionale o una piccola impresa non conta, è il principio che vale) constata quotidianamente cosa significhi non avere lo Stato come datore di lavoro.

Difatti, si può discutere di qualsiasi diritto acquisito o da rivedere, di riforme delle pensioni (per i fortunati che ne usufruiranno) e TFR, si potranno aprire forum interminabili sull’articolo 18 e scrivere fiumi di parole sul ruolo del sindacato, si potrà dibattere per anni circa gli aumenti contrattuali e l’inflazione programmata (e mai reale), gli stipendi degli operai, dei professori, delle forze dell’ordine ed i super-manager, del ceto medio scomparso e delle veline fidanzate con i calciatori.

Il confronto sul mondo del Lavoro sarà eterno e non giungerà mai ad una conclusione unanime. Però, in questo Universo ove regna l’entropia e la riforma del momento, un’unica certezza perdurerà nel tempo infinito: il lavoratore privato abiterà su un Pianeta che rischia – in ogni istante – l’estinzione mentre la galassia pubblica resisterà ad ogni Bing Bang.

Perchè uno sconosciuto parco pubblico di Napoli è il laboratorio politico d’Italia

Un parco pubblico icona della malapolitica

E’ interessante approfondire le sorti del parco pubblico Robinson di Napoli perché la sua anarchica gestione rappresenta bene la distanza siderale esistente tra la politica e la realtà.

Sul sito del Comune così viene descritto:

Il parco ha una superficie di 5.000 mq, si trova a ridosso dell’Edenlandia e del Giardino zoologico e risulta il naturale complemento di una zona adibita allo svago.
L’ingresso è posto in corrispondenza di un viale pedonale centrale che si snoda per tutta la lunghezza del parco e lo divide in due zone: una prevalentemente attrezzata per la sosta con panchine e tavoli in legno, l’altra dedicata all’area gioco per bambini e alle attività sportive con percorsi vita.
E’ presente inoltre un punto ristoro, all’esterno del quale si trovano ancora panchine e tavoli.
Il sistema del verde è ben distribuito e numerose sono le zone d’ombra caratterizzate dalla presenza di alberi ad alto fusto

Difatti, dalle foto allegate, sembra davvero uno spazio incantevole, pulito, ben tenuto ed ideale per passeggiare e portare i più piccoli.

Il parco pubblico Robinson di Napoli, perché è sempre chiuso?

Convinto dall’ottimo marketing, una domenica mattina della scorsa primavera visito il parco.

O meglio, ci provo.

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Chiuso per mancanza di personale

Giunto a viale Kennedy nei pressi della famosa Edenlandia (ancora chiusa nel momento in cui scrivo), trovo il cancello bloccato da una irriverente catena.

Non sono stupito, dalle mie parti accade spesso che la normalità vada conquistata ed i diritti dei cittadini siano scambiati per favori personali.

Comunque ero pronto (non rassegnato, attenzione) poiché è la medesima sensazione provata mille altre volte quando accedo ad un ufficio pubblico ove, per un imponderabile motivo – i computer bloccati alle Poste, un dipendente malato al Comune,  la mancanza di un modulo all’INPS, l’assenza improvvisa di un dottore all’ASL – ho la certezza di dover ritornare perché impossibilitato ad evadere la pratica (e la colpa non sarà di nessuno ma dipenderà da un evento superiore non identificabile).

Chiedo in giro.

Alcuni mi confermano l’apertura del parco «quando capita», cioè ad orari e giorni non specificati da nessun calendario istituzionale ma legati alla buona volontà degli addetti.
Fotografo ed invio un tweet al volenteroso sindaco De Magistris e all’URP del Comune di Napoli.
Non seguirà mai una risposta.

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Parco pubblico Robinson: ancora chiuso

In un caldo weekend di settembre, decido di tornare.
Il dazio della «prima volta» l’ho già pagato ma il dubbio resta, sarà il DNA napoletano ma sono ancora diffidente.

Eppure, proprio alle spalle di questa (presunta) area verde sorge l’Isola delle Passioni, lo spazio della Mostra d’Oltremare con bici da noleggiare, aree pedonali, i giochi d’acqua della splendida fontana, il laghetto con gli uccelli … il parco Robinson sarebbe il naturale prolungamento da valorizzare e manutenere.

L’insolente spettacolo, però, si ripete.
Fotografo, documento ed invio al Sindaco e all’URP del Comune di Napoli in attesa della sua apertura definitiva e stabile.

Nel mentre, continuo l’attenta osservazione del parco Robinson perchè la sua sorte può considerasi il laboratorio della politica italiana: da una parte l’annuncio, il marketing, le parole ufficiali e le promesse … dall’altra l’innegabile ed inconfutabile realtà.

Il parco pubblico Robinson di Napoli

Il parco pubblico Robinson di Napoli


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Le amare riflessioni di un lavoratore (privato)

La precarietà del lavoratore moderno

In bilico sul burrone, guardo lo strapiombo con angoscia.
Con le dita del piede sinistro mi uncino al precipizio per non cadere nell’oblio mentre col destro tento di inchiodarmi alla terraferma.

Le braccia aperte per trovare l’equilibrio come l’acrobata al circo sospeso lungo la corda senza rete di protezione.

E’ la condizione di perenne instabilità del moderno lavoratore privato.

Il Lavoratore Moderno

La precarietà perpetua

Di fatto, le riforme del lavoro – invece di generare nuova occupazione – hanno partorito un «mostro»: dal neoassunto al prossimo pensionato, ognuno vive il suo personale precariato. 

Se lavori in una industria di grandi dimensioni oppure in una società con meno di quindici dipendenti, è un dettaglio trascurabile: spin-off, spezzatino, trasferimenti, delocalizzazione e cessione del ramo di azienda sono subdole operazioni all’ordine del giorno (per la pace di chi ci ha preceduto e lottato per ottenere dei diritti degni di questo nome).

Il dipendente privato ha una sola certezza: non ha più la certezza del domani.

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L’instabilità del lavoratore privato

Difatti, oggi nessun lavoratore privato ha la sicurezza di conservare la sua occupazione: indipendentemente dall’operato, dalla meritocrazia e dai profitti dell’azienda, la sua sorte è incerta ed è impossibile capire a quale destino andrà incontro nei prossimi anni.

Anzi, parlare di «anni» è già un azzardo, meglio concentrarsi sull’imminente e ragionare giorno per giorno.
L’unica certezza, a dispetto delle Leggi presenti e future, delle e-mail degli Amministratori Delegati e delle fatue promesse della politica (l’etica professionale a nessuno interessa), è la progressiva cancellazione del diritto ad una Vita serena.

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Come un eroe

Il lavoratore privato è un eroe moderno,  non ha alternative, può solo percorrere la corda ed – istante dopo istante  – guadagnare metri per giungere dall’altra parte del burrone, superare ogni difficoltà fino a poggiare i piedi stanchi sul terreno per il meritato riposo.

Il percorso può durare oltre trentacinque anni, consci che la pensione  è una chimera alla quale nessuno crede più.


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«George Alexander Louis, il Royal Baby, è un bimbo di colore»

George Alexander Louis, finalmente!

IL mondo tira un sospiro di sollievo, finalmente è nato il nuovo rampollo della monarchia inglese, il piccolo George Alexander Louis.

William e Kate mostrano entusiasti il bebè alla stampa mondiale, i volti rilassati dei neo genitori non presentano i tipici segni della prima notte insonne.

Evidentemente, il poppante è venuto al mondo già regale ed evita i soliti piagnistei dei comuni mocciosi.
Pochi scatti e la nobile famiglia si dilegua portandosi dietro le mille curiosità globali: a chi assomiglia il pargoletto?
E’ tutto suo padre?
Oppure ha i caratteri della mamma?
Latte materno o artificiale?
La Corona è favorevole all’uso del ciuccio già nei primi giorni di vita?
Quali pannolini userà?

Domande lecite alle quali la stampa mondiale sta lavorando freneticamente e – prima o poi – fornirà le giuste risposte.

Ciò che nessuno vi dirà mai, invece, sono le indagini alle quali George Alexander Louis è stato sottoposto.

«George Alexander Louis, il Royal Baby, è un bimbo di colore»

Lo choc

Appena nato, infatti, il potente MI6 (per chi non è del settore, è la sigla dei temibili servizi segreti inglesi) insieme ad un importante centro africano specializzato sugli studi genetici dei cetacei, tramite un innovativo software sperimentale ha simulato la crescita del bimbo nei prossimi due anni.

Ebbene, il dossier catalogato subito top-secret dalla Regina Madre, evidenzia una insolita carnagione «scura» del neonato.

L’esito, secondo gli specialisti, è sconvolgente: «George Alexander Louis è un marmocchio di colore.  Più precisamente, il giusto termine scientifico riportato dai tecnici africani, è “di colore nero” (con una probabilità del 97,6%)».

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La reazione di Buckingham Palace

Nessuno può prevedere le conseguenze di questa inchiesta sull’intero ecosistema.

Al momento, da Buckingham Palace, non trapelano reazioni ufficiali né tantomeno smentite scandalizzate.

Il più importante studio di avvocati anglosassone è pronto a distruggere chiunque osi parlare dell’argomento, il primo ministro del Regno Unito di Gran Bretagna ha prontamente alzato il livello dei controlli negli aeroporti e nelle stazioni, la Banca Centrale Europea monitorizza costantemente lo spread tedesco, il Vaticano invita «a non strumentalizzare la concezione» mentre la nazionale di calcio inglese ha ufficialmente chiesto di giocare con la foto del piccolo stampata sulla maglietta bianca.

Il diritto di George Alexander Louis

Mentre il mondo impazzisce dietro le stupide congetture sul colore della pelle di un essere umano, l’innocente George Alexander Louis come si comporta?
Ha appena aperto gli occhi e piange, chiede solo di essere coccolato dall’amore della sua mamma e del suo papà.

Che poi, a ben riflettere, è lo stesso improrogabile, elementare, naturale diritto che spetta ad un qualsiasi altro bimbo nato in un altro angolo del Pianeta, ultimo imperatore o comune moccioso che sia.


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