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Tag: dubbi

Autostrada per l’amore [Domande perBeni]

Amore e bancomat: il dubbio di Fra74

“Gentile signor Beni, come faccio a far capire alla mia fidanzata che, dopo che l’ho portata a cena in un ristorante dove i camerieri hanno i guanti, sarebbe un bel gesto di riconoscenza da parte sua pagare l’autostrada?”
Fra74

Amore al bancomat

Antonio P. Beni risponde

Gentile Fra74, dopo che ho letto la tua missiva mi sono chiesto come mai i nostri politici non fanno nulla al riguardo.

Siamo una generazione in crisi: sentimentale, sociale e soprattutto economica.

Dodici ore fa ho portato una ragazza fuori a cena, costo 120 euro, solo perché ho evitato di mangiare.
Poi siamo andati a teatro, costo 80 euro, grazie ad un coupon scaricato sapientemente due anni fa.
Infine siamo andati a bere qualcosa al lounge bar che affacciava sul Duomo di Milano, costo 55 euro.

Tornando a casa, per evitare il traffico, abbiamo preso l’autostrada, costo 5 euro.

In totale ho speso 260 euro.
Lei, la ragazza, non ha neppure fatto il gesto di tirare fuori un euro dalla sua minuscola e insignificante borsetta nera con glitter luce.

Essendo la prima nostra uscita ho ricevuto in cambio un bacio e una carezza sul collo.

Dopo questa esperienza, dopo la tua lettera e dopo un’analisi con il mio consulente bancario, ho capito tre cose:

  1. Autostrada per l’amore è un problema che hanno otto milioni di uomini ogni ora nel mondo
  2. Il redditometro indica che il costo di una Escort è più basso del 27%
  3. Se proprio occorre andare a cena e non sei con una escort, allora fingersi vegano metodista transitorio. E’ una rara malattia che dura tre ore che non permette di spostarsi in auto, di mangiare in locali costosi e di spendere in bar

Ad ogni modo, due ore fa ho incontrato l’ex moglie di Trump che si offerta di offrirmi la cena in cambio di sesso.
Forse potrebbe essere questa la soluzione …

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Chi è Antonio P. Beni, esperto in aMORE

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«L’acustica perfetta», di Daria Bignardi (recensione)

Daria Bignardi, scrittrice coinvolgente

La brava Bignardi scava nella coscienza di Arno.
Lei, donna, descrive magnificamente lo stato d’animo di un uomo costretto a guardarsi dentro.

Con uno stile avvincente, la storia procede verso il finale inatteso che lascia al Lettore una sensazione di sbalordimento.

Un libro profondo, mai banale.
Una trama apparentemente leggera che, dopo aver digerito, risale per presentarsi con tutta la sua amarezza.

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La trama

Può la fuga improvvisa della persona amata innescare un processo di crescita?
Succede ad Arno, felicemente sposato con Sara.
Tre figli, un lavoro – la musica, la sua passione – ed una vita appagante.
Almeno a lui così appare.

Invece, un mattino, il risveglio crudele: Sara scompare e lascia solo un biglietto …
Arno non si arrende, inizierà una lunga ricerca che lo porterà indietro nel tempo per conoscere aspetti ignoti della donna che ama.
Forse il presente non è così perfetto come appare ai suoi occhi?

Daria Bignardi, autrice del bel libro «L'acustica perfetta»

Perché leggerlo

Come un sasso nello stagno, «L’acustica perfetta», costringe il Lettore – come Arno, il protagonista – a riflettere.

E’ giusto mettere in discussione scelte cementate dall’amore – o presunto tale?
Ha senso ragionare, con gli occhi di oggi, sulle azioni passate?
Essere sempre presenti per l’amata moglie e gli adorati figli, basta per definirsi un buon marito ed un papà modello?

Domande difficili con riposte che potrebbero sconvolgere l’esistenza di chiunque.

La Bignardi sembra ricordarci che l’amore ha mille sfumature.
Nessuna scontata.

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Il mare e le riflessioni di un giovane napoletano

Il mare, quest’eterno movimento

«Ma whatsapp scade veramente?» mi chiedo mentre osservo il mare infinito.
«Prima che gli arabi inventassero lo zero, si poteva dire sei una nullità?» il dubbio resta nonostante scruti l’orizzonte azzurro.
«Perché gli amici prima o poi svaniscono nel nulla?» rifletto mentre un’onda si infrange sulla scogliera nera.

Il mare e le riflessioni di un giovane napoletano

Sono sul pontile di Bagnoli, la passeggiata di 850 metri sul mare napoletano regala sempre riflessioni e spunti interessanti.
Basta fermarsi, guardare la collina di Posillipo o la zona flegrea ed i pensieri subito ribollono nel pentolone dei sentimenti dimenticati.

Le risposte, invece, continuano a latitare e nemmeno l’immenso lago d’acqua salata scioglie i misteri dell’uomo moderno.

Dei tre quesiti ho una sola certezza: ignoro se Whatsapp continuerà ad inviare messaggi senza limiti e tantomeno come, prima dello zero matematico, gli esseri umani si insultassero.
Ho, invece, una sentenza indiscutibile: gli amici svaniscono perché … perché … perché ognuno è preso dalla propria vita, assenza di tempo, interessi diversi, lavoro, carriera, famiglia, bla bla bla …

Alibi, nient’altro che alibi ipocriti.
Che io stesso applico.

«Dare» e «fare», due verbi da evitare

L’incipit stanco

Lungi da me dare insegnamenti su come scrivere un post oppure fare il professore di italiano.

«Dare» e «fare», due verbi stanchi (da evitare)

Severgnini consiglia: evitare i verbi stanchi

Certe cose le lascio ai competenti in materia, io mi limito a segnalare un breve (ma significativo) consiglio carpito dall’ebook del buon Beppe SevergniniL’italiano. Lezioni semiserie

dire e fare sono verbi stanchi: lavorano troppo e da troppo tempo. Perfino il mansueto Cesare Marchi, nel suo libro Impariamo l’italiano (1984), sembra non sopportarli.
Giustamente scrive: «Preferite lo specifico al generico».
E invita a cercare sostituti: ce ne sono.

Il trucco: il dizionario dei sinonimi

Questa regola d’oro l’applico sia quanto scribacchio che quando discorro.

Mi sforzo per non cadere nella facile tentazione di utilizzare questi due verbi generici, aperti a molteplici usi perciò deboli.

Dopotutto siamo nell’era di internet e di strumenti utili ad ampliare il nostro personale vocabolario si buttano, uno per tutti il dizionario dei sinonimi e contrari di Virgilio.
Se digito “dare” in risposta ottengo una lista infinita di termini, basta scegliere quello più consono alle nostre esigenze.

D’altronde, a tutti noi oggigiorno capita di redigere una e-mail: provate a stilare il prossimo messaggio senza i due verbi adescatori, vi costerà un impegno maggiore ma il risultato sarà sicuramente più elegante e coerente.

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L’incipit corretto

Ciancio alle chiacchiere (anzi al verbo), non mi resta che riscrivere l’incipit di questo articolo: lungi da me fornire insegnamenti su come scrivere un post oppure esprimermi da professore di italiano.

Così suona meglio, stavolta non ho dubbi 🙂


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