faCCebook.eu

Sbatti il mostro in homepage!

Tag: EDS

Italia90 e Francia98: la mia doppia esperienza ai Mondiali di calcio

Italia90, a Napoli contro l’Argentina di Maradona

Tifammo per gli azzurri fino all’ultimo rigore.
Tra i sessantamila del San Paolo, in quella maledetta notte che non fu magica, c’era anche il sottoscritto.

Da giovane universitario – oltre alle immancabili ripetizioni private – lavoro come steward allo stadio.
Più che un lavoro, si tratta di vero sfruttamento giovanile.

Entri se un amico è già nel giro e ti segnala.
Ragazzi sottopagati lasciati indifesi contro le belve che, da ogni angolo del San Paolo, sbucano per intrufolarsi senza biglietto.

Dopo la battaglia per regolare gli ingressi tra curva e distinti,  posso assistere ad un tempo della partita.
E, in quel periodo, a Napoli gioca un certo Diego Maradona.

Così, grazie ad un amico steward in servizio, quel martedì 3 luglio del 1990, entro gratis per assistere ad una partita storica.

La montatura mediatica è ridicola: «Napoli tifa Argentina» titolano molti giornali.

Non fischiammo l’inno argentino, non insultammo gli avversari, applaudimmo alle azioni e alle giocate di Maradona, è vero.
Ma, rispettare l’avversario e tributargli i giusti meriti, non dovrebbe essere la normalità sportiva?

Oggi, quel falso storico, appare come l’ennesima fake news montata ad arte per nascondere l’allora fallimento calcistico.

Ed io, ne fui testimone.

Ai Mondiali di calcio, Francia del 1998, io c'ero!

A Francia98 come vincitore di un concorso

Nel 1998 lavoro in EDS, una multinazionale americana dell’IT, sponsor del mondiale francese.

Un concorso interno mette a disposizione – per ogni sede dell’azienda – quattro biglietti per la partita Italia Austria, a Parigi.

Partecipo per curiosità, siamo in tanti e non aspiro alla vittoria.
Ma, a volte, la fortuna bussa alla porta dell’ultimo arrivato (ero un neoassunto).
Vinco due biglietti per la partita più un soggiorno tutto pagato in giro per la capitale francese!

Per lo stupore dei colleghi, senior, manager e amministratori delegati.

Ecco, la seconda avventura del sottoscritto ad un mondiale di calcio, è legata alla buona sorte.

Una volta nella vita ma è successo 🙂

faCCebook è anche su Telegram: unisciti al canale!

A Russia 2018, stavolta non ci sono

Per il Mondiale di Russia, giungono da ogni parte del mondo, cinque milioni di turisti.

Tra loro, manca il sottoscritto.

Stavolta non conosco amici steward e non vinco concorsi.
Attendo la prossima occasione.

La vita, quando meno te l’aspetti, bussa alla tua porta.
E quando accade, devi avere la valigia pronta.


Restiamo in contatto: ricevi la newsletter

Si può vivere di Matematica? Risponde la prof [INTERVISTA]

«Con la Matematica non potrà vivere» (1998)

«Con la Matematica non potrà vivere. Le spiace se accendo una sigaretta?»
Nel 1998 Page e Brin creano Google, Cossiga e Mastella fondano l’Unione Democratica della Repubblica ed il sottoscritto – giovane neolaureato – affronta le prime sfide per entrare ufficialmente nel mondo del lavoro.

Con la passione in tasca e l’amore per la Matematica, invio curriculum e sostengo colloqui.

L’uomo con la sigaretta lancia l’anatema: la Matematica è affascinante, nobile ma non ti riempe la pancia?

Alla fine avrà ragione: lavorerò nel mondo dell’Informatica e la Matematica resterà la parentesi accademica della mia vita.

Ornella, prof di Matematica ed ex informatica

L’intervista alla prof. Ornella

La Matematica del ventunesimo secolo

A distanza di vent’anni, ritorno sul brusco concetto dell’uomo con la sigaretta: nel ventunesimo secolo, si può vivere di Matematica?

Risponde la mia amica Ornella, laureata alla Federico II di Napoli (con il sottoscritto) ex informatica (collega prima in EDS e pol in HP) ed oggi professoressa esimia della Scienza Regina.

Ornella, nonostante il sangue infetto dai byte, è rimasta fedele alle sue convinzioni.
A differenza del sottoscritto.

Matematica e lavoro

D: Ornella, come si è evoluta la tua carriera lavorativa dalla laurea ad oggi?
R: Mi sono laureata in pieno boom informatico, a ridosso dell’avvento dell’euro e dell’anno 2000: le aziende informatiche cercavano personale come il pane, in particolare laureati in discipline scientifiche.
Mi ritrovai a sostenere un colloquio senza aver neanche mandato il curriculum, forte del mio voto di laurea.
Per circa 15 anni ho lavorato come informatica, prima in Eds, poi in HP e da 3 anni sono approdata nel mondo della scuola rispolverando la mai sopita passione matematica.

D: In pieno boom tecnologico, consiglieresti ad un giovane di iscriversi alla facoltà di Matematica?
R: Si, assolutamente SI!
La tecnologia si evolve in fretta, tutto diventa obsoleto nell’arco di al più 6 mesi.
Ciò che invece dura per sempre è la capacità di affrontare e risolvere i problemi in maniera strutturata ed organizzata, capacità che lo studio della matematica aiuta ad affinare e perfezionare.
La tecnologia si impara in qualsiasi momento, con un buon manuale e tanto spirito di iniziativa: la capacità di ragionare, invece, va coltivata e sostenuta con percorsi di studio ad hoc.

Matematica o Informatica?

Matematica, vent’anni dopo (2017)

D: Con l’esperienza di un lavoratore triturato dalla crisi economica, sei pentito della scelta universitaria?  Se avessi saputo, avresti puntato su una facoltà più vicina alle richieste esplicite delle aziende?
R: Studiare in funzione di ciò che oggi richiede il mercato è una scelta sbagliata in partenza: da recenti studi è emerso che il lavoro che un giorno faranno i nostri figli, oggi non esiste ancora.
Sono convinta che vadano coltivate le proprie inclinazioni, cercando di maturare competenze che siano il più possibile trasversali.
Studiare matematica, a mio avviso, risponde alle richieste di tante aziende: mai sentito parlare di problem solving?
Per non parlare, poi, degli skill motivazionali: provateci voi a sostenere un esame in cui bisogna dimostrare centinaia di teoremi!
Se non è motivazione questa!
L’unico motivo per cui in qualche occasione mi sono pentita di aver studiato matematica è il fatto che non sia qualificante a livello professionale: un matematico non può esercitare la libera professione come un avvocato o un ingegnere e questo è senza dubbio un limite.

D: A distanza di vent’anni, analizzo la carriera di quel gruppo di matematici.
Molti insegnano, altri programmano: è questo il destino dei futuri matematici?
Divisi tra scuola e società informatiche?
Non è riduttivo per l’importanza degli studi affrontati?
R: Da quando lavorare è riduttivo?
Se guardi il bicchiere mezzo pieno scopri che nessuno di noi ha avuto difficoltà a collocarsi nel mondo del lavoro, che tanti hanno saputo riciclare le proprie conoscenze in un contesto completamente diverso: studiare matematica ci ha regalato un’elasticità mentale che non è da tutti!

La Matematica e la scuola

D: La scuola persiste nel suo schema secolare: l’insegnante difeso dalla cattedra, gli studenti incollati al banco ascoltano e scrivono (nel migliore dei casi).
Ornella, credi che la scuola debba rivedere il rapporto professore/alunno?
La Matematica, necessita di nuovi strumenti didattici?
R: Oggi la scuola è attraversata da due anime: c’è forte spinta al cambiamento ma anche tanta resistenza all’innovazione.
A questo va aggiunta una platea studentesca con degli stili di apprendimento lontanissimi da quelli a cui noi adulti siamo abituati.
Sono molti gli insegnanti che si mettono in discussione e sperimentano proposte didattiche innovative che si allontanano dalla classica lezione frontale.
Per la matematica, in particolare, c’è un orientamento ad un approccio più “problematico” che assiomatico che fornisca agli studenti gli strumenti per risolvere problemi sempre più vicini alla realtà.

D: Ornella, perché la Matematica è spesso odiata dagli studenti? 
Come descrivi il tuo rapporto con la Matematica?
R: Gli studenti detestano studiare cose di cui non percepiscono l’utilità, tanto più se mettono fortemente alla prova le loro capacità intellettive.
La matematica è senza dubbio un oggetto misterioso: è dappertutto ma loro non la vedono!
Lo sforzo principale nell’insegnamento è riuscire a far loro intravedere la matematica che è intorno, a far capire loro che cerchiamo insieme di strutturare pensieri e concetti che già posseggono.
Il mio rapporto con la Matematica oggi è fortemente viziato dall’essere stata un’informatica: tutto ciò che ho studiato lo rivedo e lo rielaboro alla luce dell’esperienza vissuta.
Anche nelle spiegazioni la mia visione è fortemente orientata ai processi, alla ripetibilità, alla deframmentazione dei problemi: uso molti schemi e mappe, cerco di educare i ragazzi all’analisi ed alla logica e (ANATEMA!!) non pretendo che ricordino formule a memoria … può darsi che sbagli, col tempo correggerò il tiro!

faCCebook è anche su Telegram: unisciti al canale!

La prof contro l’uomo con la sigaretta

D: Ripenso all’uomo con la sigaretta ed alla sua profezia: «con la Matematica non potrà vivere». Ornella, sei capace di smentire tale affermazione?
R: Diciamo che “Con la Matematica non potrà vivere nell’oro” è certamente vero ma è anche sorprendentemente vero che la Matematica insegna a vivere e ti dà strumenti per affrontare i problemi con un po’ di consapevolezza in più.

D: Ornella, sei in una classe del quinto anno delle superiori.
Devi spiegare perché la Matematica è «bella ed affascinante»: a te la parola.
R: Quando voglio stupire i miei alunni propongo una ricerca sulla successione di Fibonacci, denominata la successione di Dio, che regola tantissime cose presenti in natura: è bellissimo vedere le loro facce quando scoprono che anche la distribuzione dei petali di un fiore è regolata da una legge matematica e che i numeri non sono aridi come credevano!
A volte propongo anche qualche video divertente (ad esempio, il matematico Eduardo Saenz de Cabezon per farli riflettere sulle conquiste del pensiero: un teorema è per sempre!

D: Siamo ai titoli di coda: osservazioni matematiche libere
R: Cioè, che vuoi sapere?
Se finalmente ho imparato l’enunciato del Teorema del Dini in tutte le salse?

No, niente da fare!


Ti è piaciuto questo post? Ricevi la newsletter

La storica serata degli ex Database, EDS ed HP: parla Emma, l’organizzatrice [INTERVISTA]

Perché rivedere gli ex colleghi di lavoro?

… ho visto Paola seduta su una panca, ci siamo strette in un abbraccio e lei mi ha sussurrato tra i singhiozzi che non era giusto, che era troppo triste e che avremmo dovuto incontrarci tutti in situazioni diverse, in allegria.

Intervisto Emma, l’ex collega che, dopo più di vent’anni, si è dimessa da HP – la multinazionale americana per la quale lavoravamo – ed oggi è fautrice di un incontro storico.

Al suo invito, rispondono quasi cento informatici conosciuti negli ultimi ventisette anni.

Emma, l'organizzatrice del raduno degli ex colleghi Database, EDS, HP, Maticmind, Lutech

L’intervista ad Emma, l’organizzatrice

D: Emma, come e quando ti è balenata l’idea di radunare gli ex colleghi di lavoro degli ultimi ventisette anni?
R: Tutto è scaturito da un evento molto triste.
Mi trovavo al funerale di un ex collega venuto a mancare improvvisamente, la cosa mi aveva colpito profondamente, con la mente un po’ annebbiata continuavo a guardarmi intorno scrutando le facce dei presenti.
Erano proprio tanti e tantissimi erano i colleghi ma anche gli ex colleghi come me.
Ad un certo punto ho visto Paola seduta su una panca, ci siamo strette in un abbraccio e lei mi ha sussurrato tra i singhiozzi che non era giusto, che era troppo triste e che avremmo dovuto incontrarci tutti in situazioni diverse, in allegria.
Sono convinta che entrambe avessimo in mente che ci eravamo perse questa opportunità con Mino ma che lo stesso errore non doveva ripetersi in futuro.
Dopo qualche giorno mi sono detta: lo faccio!

D: Quanti hanno aderito all’iniziativa?
R: Eravamo 98.

D: Scusami se insisto ma devo porti una domanda scomoda.
Se due persone desiderano incontrarsi – anche se non lavorano più insieme – possono vedersi come e quando vogliono.
Organizzare una serata per convocare gli ex colleghi, non credi sia superfluo (o da ipocriti)?
R: L’ipocrisia non mi appartiene e chi mi conosce lo sa bene.
Credo che molti si siano incontrati anche prima di questo evento e lo faranno in futuro, ma rivedersi tutti insieme dopo tanto tempo, come se ci fossimo lasciati il giorno prima, credo non abbia prezzo.
Dopotutto, chi è intervenuto lo ha fatto liberamente sapendo che dietro questa serata non c’erano secondi fini o personaggi da corteggiare per “interesse”.
Ciò che ci accomunava erano e sono i bei ricordi e un’amicizia più o meno profonda ma pur sempre tale.

Il raduno degli ex colleghi Database, EDS, HP, Maticmind, Lutech

Il momento più toccante: il ricordo di Mino

D: Emma, che emozioni hai provato durante l’evento?
Il momento più toccante (se c’è stato)? 
Quali sentimenti hanno animato la serata?
Ad esempio, hai notato imbarazzo nel rivedere persone perse da oltre dieci anni?
R: L’emozione predominante è stata l’allegria, c’erano sorrisi sinceri ovunque, ben documentati dalle bellissime foto di Pietro.
C’era l’azienda che avevo trovato ad inizio carriera in Database, gente spensierata e ben disposta verso gli altri, qualche imbarazzo iniziale per qualcuno ma poi basta.
Quella era la mia gente, il tempo e le difficoltà ci hanno spesso resi peggiori, ci hanno incattiviti, ma per una sera eravamo nuovamente quelli di un tempo.
E’ stato emozionante!
Mi ha colpito molto la “riconoscenza” dimostratami da alcuni per ciò che avevo organizzato: una poesia, una statuina come riconoscimento per essere la “migliore organizer del mondo”, una maglietta simpaticissima, una rosa …. e tantissime belle parole.
Il momento più toccante è quando ho spiegato a tutti come era nato l’evento e quindi, per qualche attimo Mino è stato con noi, nella mente di ognuno, anche altri amici/colleghi persi in questi anni sono stati lì, con noi.

Il raduno degli ex colleghi Database, EDS, HP, Maticmind, Lutech

I «mostri» del passato

D: Scommetto che il LAVORO è stato il tema principale della serata ed i RICORDI hanno monopolizzato le discussioni.
R: Non mi è sembrato si parlasse di lavoro, tranne in qualche caso raro.
Da quello che ho potuto constatare, si stava insieme chiacchierando un po’ di tutto, come si fa di solito quando ci si incontra tra dei vecchi amici dopo tanto tempo.

D: Emma, come è il tuo rapporto con il tempo che fu? Temi i «mostri» del passato?
R: Ho deciso da tempo di rimuovere i «mostri» del passato, l’ho detto anche quando mi sono dimessa nella mia e-mail di saluto.
Ho deciso di portare via con me solo le cose belle.
Resta, ovviamente, la consapevolezza di quale sia stata la mia storia vera.
Nel bene e nel male, tutto ha contribuito a rendermi ciò che sono oggi ma a che serve struggersi pensando agli eventi negativi passati?

Il raduno degli ex colleghi Database, EDS, HP, Maticmind, Lutech

Il periodo più bello (ed il più difficile)

D: Dei tanti anni trascorsi nel mondo dell’informatica, quale il periodo più bello ed il più difficile?
R: Tanti sono stati i momenti belli, partendo dal corso di formazione insieme ad alcuni che poi sono rimasti i miei amici storici, passando per il periodo dell’anno 2000 con la mitica trasferta in Germania, le lotte sindacali che pure mi hanno regalato l’amicizia di splendide persone.
Il periodo più difficile è stato invece quello dell’emarginazione lavorativa, della consapevolezza di una volontà aziendale di smantellare il sito di Pozzuoli con la conseguente corsa al “si salvi chi può” che ha portato al logoramento dei rapporti umani tra colleghi.
Forse questa rimpatriata, inconsciamente, serviva anche a dimostrare a noi stessi che un altro mondo è possibile.

D: Soddisfatta della serata oppure cambieresti qualche dettaglio?
Non mi dire che hai intenzione di ripetere l’evento!
R: Direi che la serata è andata proprio bene, il posto era giusto, il servizio buono e le persone felici.
Forse cambierei un po’ il menù che non mi ha del tutto soddisfatta e l’aspetto esteriore della torta, che però era molto buona.
Credo che eventi simili siano belli perché unici, comunque lasciamo che sia il tempo a decidere se una replica sarà possibile ed avrà un senso.

Il raduno degli ex colleghi Database, EDS, HP, Maticmind, Lutech

Mino, ti ricordi quella volta che …

Mino, un mese dopo

Stasera, mentre nuoto, nel silenzio della piscina interrotto solo dalle bracciate, riemergono mille immagini.
Respiro, nuoto, respiro, nuoto: il movimento automatico nasconde la fatica ed aiuta a riflettere.

E’ trascorso un mese da quel maledetto giorno.
Una realtà  impossibile da comprendere ed accettare.

Per chi ti è stato vicino, voluto bene, frequentato.
Ma soprattutto, per chi ti ha amato: la tua famiglia.

A loro va questo post, senza nessuna pretesa, solo un ricordo di chi ha ti conosciuto e non dimentica.

Mino, il ricordo degli amici

Quando ci siamo conosciuti

Mino, non ricordo l’anno esatto.
Il flashback, invece, è nitido.
Forse perché spuntasti da una scatoletta, tu gigante buono racchiuso in una minuscola utilitaria.

Era il 1998 credo.
Un’uscita tra colleghi di lavoro, uno dei primi incontri dopo l’ufficio per rafforzare lo spirito di squadra e conoscersi meglio.

Dopotutto eravamo giovani, neoassunti in EDS – l’importante multinazionale americana dell’Information Technology al pari di IBM – e Caserta era la nostra Silicon Valley.
Ragazzi armati di entusiasmo contagioso, con la voglia di bruciare le tappe, curiosi di scoprire il mondo dopo l’Università.

Quanti eravamo?
Trenta? Quaranta?

A distanza di anni, i ricordi sono sbiaditi.
Però, quel particolare bizzarro, lo rammento bene: BG, la targa della tua mini-auto, la provincia come il tuo cognome 🙂

Mino, i ricordi dei colleghi di lavoro

Annarita, collega di progetto

Filomena e Ferdinando

Eh si, per lui il mondo era diviso in due: da una parte c’erano le Filomene e dall’altra i Ferdinandi!

Quando dovevamo chiamare il collega a Roma per una riunione, Mino ci diceva sempre «allora chiamiamo Filomena e poi a Ferdinando ed organizziamo la riunione» oppure al caffè «chiama a Filomena e dille di venire che si fa tardi».

Non potevi sbagliare quindi, perché il nome della collega te lo ricordavi sempre. 

Ci sono cascata diverse volte, poi alla fine mi sono sentita anche io molto Filomena, perché in fondo è vero, siamo tutti un po’ Filomena e Ferdinando, non ci si può sbagliare!

Mino, rappresentante RSU

Antonello, l’amico di sempre

A machina nova

Eravamo a pranzo e ti arrivò una telefonata di Maria (come al solito): ‘Mino ho preso una botta con la macchina …’ ti disse e tu: ‘Mariaaaaaaaaaaa, a machina nova!!!!’

Al chè io risposi: ‘scusa Mino, ma la tua macchina già ten 3-4 ann, ma è sempr nova? Quando cambia lo status da machina nova a machina e basta ?’.
E tu: ‘Pe me è sempr nova!!!’
Ed io: ‘va buò ja PRUSUTT …. chiedi a tua moglie se sta bene…’.

Mino chiese alla moglie: ‘Ma che s’è fatt ?’
Maria : ‘Io, niente’
Mino: ‘No, tu! A machina!!!!!’

Mino ed Antonello, amici da sempre (e per sempre)

Il pensiero di Paola

Per Maria

Ti prendevamo sempre in giro, Antonello e io, per il fatto che qualunque cosa facessi, dovessi prima avere l’autorizzazione di Maria.

Anche quando facemmo questa ‘reunion’ con i vecchi colleghi, chiamasti Maria … forse per chiederle cosa dovevi mangiare.

E quando dovevi comprare qualcosa?
Prima una telefonata a Maria, la tua autonomia di spesa non andava oltre i dieci euro, come ti rinfacciavamo sempre.

Non potevi fare nulla senza di lei, ci ripetevi sempre, e noi fingevamo di non ammirare la vostra intesa di coppia.

Continua a starle sempre vicino, amico mio …

MIno e Paola, a pranzo - come ogni giorno lavorativo

Angela, i ricordi di 20 anni

Mino, ti ricordi quella volta che…

Quante cose dovremmo ricordare, in questi nostri vent’anni di amicizia.

La festa per il tuo compleanno (forse 1997-1998), a casa tua, periodo di carnevale: nu’ casin’, coriandoli dappertutto che ti sei ritrovato anche dopo anni, torte in faccia, vetro di una porta rotta … che capa frisca che in quei in tempi avevamo.

La festa per il compleanno mio (forse 1998 o 1999): c’erano anche dei nostri colleghi EDS americani e tu che raccontavi le barzellette in napoletano e c’era chi traduceva per te.
Ad un certo punto però della barzelletta tu avresti dovuto dire “bell’ e buon’, ti fermasti, bloccasti la persona che traduceva e dicesti, adesso voglio tradurre io in inglese:”good and beatiful”.

E di quella volta che mi chiedesti di organizzare una cena a casa mia, con i nuovi assunti EDS, perché tra questi c’era Maria e Maria che si presentò con la cugina, del tipo “io, mammat’ e tu” e tu che ci rimanesti male.

E quando mi chiamasti dall’isola d’Elba per dirmi della bella novità, del tuo “fidanzamento” con Maria.

Del tuo matrimonio, del vostro matrimonio, della tua felicità, della vostra felicità … 

E delle volte che raccontavi di tua madre, vita reale trasformata in una continua barzelletta.

E a proposito di barzellette, quante volte ti ho “costretto” a raccontare “sempre”, “sempre” la stessa barzelletta, quella dei francescani e gesuiti che tu solo sapevi raccontare, ancora adesso io non saprei dopo tante volte.

Ti ricordi, ti ricordi, ti ricordi … un’infinita catena di ricordi, come vorrei che non fossero più solo questi …

Sei nel mio cuore, nella mia testa e lo sarai sempre.

Cia’ cia’ amico mio sce’

Mino ed Angela, amici da vent'anni e mille ricordi

 

Ciao Mino

Mino, perché ti scrivo

Mino, sei sempre stato un tipo schietto.
E allora, sarò schietto anche io con te.
Non sono sicuro di voler condividere questo post, lo scrivo sull’onda dell’emozione, poi decido.

Rifletto: un tuo familiare, parente, amico, un giorno qualsiasi, per una serie di clic casuali tipici del web, capita su questa pagina.
Leggere il ricordo di chi ti ha conosciuto potrebbe suscitare – per un istante – un dolce sorriso.

Pubblico per lasciare una testimonianza.
Per la tua famiglia, per i tuoi amici.
Per chi ti ha voluto bene.

Mino, mi piace ricordarti in questo scatto dove, con la tua solita schiettezza, parli al sindaco di Napoli

Mino, il gigante buono

A chi non ti conosceva, potevi sembrare burbero.
Con quello sguardo severo, l’altezza di un giocatore di basket e la corporatura massiccia, intimidivi il prossimo.

Apparivi una montagna difficile da scalare.
Invece, eri per tutti noi, il gigante buono.

Sei stato strappato alla vita, a soli quarantanove anni.
Strappato alla tua famiglia.
Già, la tua famiglia, che mai avresti abbandonato.

Da quanto tempo ti conoscevo?
Vent’anni?
Un pezzo di strada percorso insieme, prima in EDS, poi in HP, oggi in Maticmind.
Eppure, nonostante la stessa società, non abbiamo mai lavorato insieme.
Strano, vero?

Un giorno, durante il travagliato passaggio da HP in Maticmind, mi parlasti a quattr’occhi.
Per chiarire che, nonostante opinioni opposte, mi stimavi e reputavi il mio punto di vista interessante.
Ecco il vero Mino pensai: sincero, diretto, senza giri di parole.
La tua schiettezza stonava con quel mondo di compromessi, inciuci e frasi dette e non dette: il sindacato.

Eri rappresentante RSU, in difesa di noi lavoratori.
Perché il senso di protezione ce l’avevi scritto nel DNA.
Con quella stazza imponente, sembrava che volessi difendere il mondo intero.

Ce l’hai messa tutta Mino, lo sappiamo.
Ed oggi possiamo solo ringraziarti.

In ufficio, il giorno dopo

Tornare in ufficio, il giorno dopo, accendere il computer, parlare con i colleghi, riprendere.

Sembra impossibile continuare senza te.
Senza il tuo vocione che chiama i soliti amici per un caffè oppure ascoltare un commento sul nostro Napoli condiviso nell’open space.

E’ davvero surreale.

Molti sono assenti.
Chi c’è, con la testa nel monitor e le cuffie nelle orecchie, si isola per non pensare.
L’aria in ufficio è impregnata di un’infinita tristezza.

La giornata lavorativa finalmente termina.
Giunge il sospirato momento.
Vado via.
Osservo ancora la tua postazione.
Con lo sguardo, ti saluto.

Salgo in bici, pedalo.
Attraverso la città, la vita continua col solito caos disordinato.
Però non è detto che tutto debba continuare come sempre.
Perché ci sono giorni che segnano l’esistenza.

L’aria fresca di questo maledetto 17 febbraio colpisce il volto e punzecchia gli occhi.
Pedalo ancora.
Una lacrima scende sul viso, nascosta dalla maschera antismog, cade sulla guancia fino alla bocca.
Ne segue un’altra.

Sono lacrime calde.

Ciao Mino.

SMAU Napoli 2016: promossi e bocciati

Salvatore Rullo, da HP a speffy.com

Conosco Salvatore dal 1998.
Lui un Project Manager, il sottoscritto un neoassunto fresco di laurea.

Entrambi in EDS, una importante multinazionale americana confluita – dopo una mastodontica fusione tra colossi dell’Information Technology  – nell’HP (come è andata a finire in Gli ultimi giorni di HP Pozzuoli, ebook gratuito).

Salvatore, anticipando la crisi, lascia il gigante per ricominciare da zero.

Oggi è responsabile di Dasir Tech, una giovane azienda informatica creatrice – tra l’altro – di Speffy, il motore di ricerca di palestre e centri sportivi.

Un salto allo stand della Dasir Tech allo SMAU Napoli 2016 è obbligatorio.

La sua scelta, rispetto agli standard culturali vigenti nella nostra nazione ingessata, va controcorrente.
Un mix tra coraggio imprenditoriale e passione per lo sport: in bocca al lupo Salvatore, ti seguo con interesse!

Salvatore Rullo di speffy.com allo SMAU Napoli 2016

Anna Pernice, fashion travel blogger

Il tema del workshop di Anna Pernice è vitale: lo storytelling.
Parola chiave per i blogger: l’arte del narrare.

Al di là dei concetti per addetti ai lavori, acronimi impossibili, trucchi e strategie, la brava giornalista di moda e viaggi – il suo blog, I consigli di una fashionista in giro per il mondo – evidenzia un aspetto sul quale concordo appieno: il racconto deve emozionare il Lettore.

Un articolo di giornale, il post della tua casa digitale: il successo dipende dalla reazione emotiva che trasmette.

E’ una regola vecchia come il pianeta, intrinseca nell’animo umano.
La medesima regola sulla quale si basano le favole, storie ricordate da tutti, storie ricordate nel tempo.

Storytelling, il workshop di Anna Pernice allo SMAU Napoli 2016

Stand istituzionali: ripetitivi e superati

Anche quest’anno, al sottoscritto, gli stand istituzionali, continuano a deludere: stantii, con i soliti slogan inzuppati di «start up», «innovazione», «facciamo rete».

La prosopopea al potere.

Concetti esposti da chi non è credibile, per trasparenza, sincerità, convinzione.

Porta con te i «mostri» di faCCebook ovunque tu vada! Scarica l'app ufficiale di faCCebook per Android

SMAU Napoli 2016, promossi e bocciati

Lo SMAU partenopeo chiude i battenti.

Ai falsi innovatori – società con grossi capitali ma bloccate dalla peggiore burocrazia italiana – preferisco le idee fresche e coraggiose dei vari Salvatore ed Anna, professionisti convinti della propria forza e capaci di proporre un modello imprenditoriale e tecnologico originale.

Sono loro i veri motori dello SMAU.


Ti è piaciuto questo post? Ricevi la newsletter

Io e Alice, diciotto anni in un clic

Una data indimenticabile

Il primo febbraio Alice dagli occhi blu compie diciotto anni.
Quando nacque, io ero un giovane di ventotto.
Da fresco neolaureato, cercavo lavoro.
Iniziai l’avventura proprio il primo febbraio.

Alle ore nove di quel giorno memorabile, mentre varcavo la soglia dell’EDS – la multinazionale americana dell’Information Technology nella quale emozionato esordivo – Alice gridava al mondo i primi vagiti.

Febbraio 1998, i primi giorni da informatico in EDS

Febbraio 1998, diciotto anni fa i primi giorni da informatico in EDS

Destini incrociati

Io neofita informatico alla ricerca del bug dell’anno 2000.
Alice, spuntano i dentini.

In trasferta a Roma e Siena.
Alice scopre l’asilo.

Sale d’attese di stazioni ed aeroporti, Milano e Londra prossime tappe professionali.
Il primo giorno di scuola, Alice col grembiulino troppo grande cerca la mano della mamma.

La crisi colpisce ed affonda l’informatica mondiale: iniziano le manifestazioni, tagli al personale e scioperi.
Alice impara a nuotare e gioca con l’amica del cuore.

Cessioni di ramo d’azienda, cassa integrazione, licenziamenti e fusioni di colossi tecnologici: siamo nel pieno della tempesta occupazionale.
Alice conquista il diploma di scuola media col massimo dei voti.

Io combatto per conservare il sudato posto di lavoro.
Alice, con lo smalto trasparente sulle piccole unghia, sogna di crescere.

Porta con te i «mostri» di faCCebook ovunque tu vada! Scarica l'app ufficiale di faCCebook per Android

Diciotto anni volano via

Il vento frusta gli alberi e la pioggia picchia le grosse vetrate dell’ufficio.
Il sole estivo alto nel cielo terso ed il condizionatore a rinfrescare le intense giornate di lavoro.
Le stagioni scorrono con passione, la testa nel monitor perso tra i milioni di byte vaganti nel web.

Diciotto anni volano via con un clic del mouse.
Mi guardo dietro e rivedo i volti di tutti i miei colleghi, chi naviga con me ancora lungo le ingarbugliate autostrade digitali e chi ha intrapreso nuovi percorsi.

faCCebook è anche su Telegram: unisciti al canale!

Alice è maggiorenne

Il primo febbraio festeggio orgoglioso i miei primi diciotto anni di lavoro.
Un breve periodo storico capace di condensare i problemi affrontati da più generazioni dal dopoguerra ad oggi.

Mi chiedo: quando potrò spegnere il computer e godermi la dolce pensione?
L’orizzonte è lontano.

Il primo febbraio Alice diventa maggiorenne.
Con i suoi grossi occhi blu osserva il mondo.
Sorride, soffia con forza sulle candeline colorate ed esprime il desiderio.

Auguri Alice, l’avventura continua 🙂


Ti è piaciuto questo post? Ricevi la newsletter

Il giorno degli scatoloni

I ricordi di diciotto anni

Scavare tra le cassettiere dell’ufficio significa scavare tra i mille ricordi di diciotto anni di informatica.

Cd e dvd, un pesante masterizzatore icona di un tempo che fu, mouse rotti, manuali ingialliti ed appunti scarabocchiati.
Ma soprattutto una medaglia ammaccata per una semifinale di calcetto, una piccola coppa del torneo CRAL di tennis, la foto sbiadita con un gruppo di colleghi per uno dei tanti progetti, un pupazzetto-premio di un Natale di troppi anni fa.

Testimonianze indelebile di persone con le quali ho lavorato, fianco a fianco per ore, giorni, mesi, anni.

Dopo dieci anni, l'ultimo giorno di lavoro a via Antiniana tra ricordi e scatoloni ...

Dopo dieci anni, l’ultimo giorno di lavoro a via Antiniana tra ricordi e scatoloni …

Trentamila ore a via Antiniana

Dieci anni, più o meno tremila giorni lavorativi, quasi trentamila ore trascorse a via Antiniana ad Agnano (i primi otto, invece, in EDS a Caserta).

Eppure, tra innumerevoli difficoltà, in queste quattro mura nascoste nella meravigliosa zona flegrea, abbiamo costruito parte delle infrastrutture digitali dell’Italia.

Resta la soddisfazione di chi ha svolto il proprio dovere in silenzio nonostante abbiano prevalso le ciniche regole della multinazionale  (l’intera vicenda è riassunta nell’ebook gratuito Gli ultimi giorni di HP Pozzuoli).

Il trasloco

Con le mani impolverate, raccolgo dai cassetti oggetti dimenticati e non più utilizzati.
Li deposito nello scatolone con cura più per affetto che vera utilità.
L’informatica è cambiata, il web sostituisce interi armadietti stracolmi di carta.

Nel corridoio gli addetti al trasloco prelevano gli scatoloni degli altri colleghi, ognuno imballa il proprio pezzo di vita professionale.

Anche il ficus benjamin ci seguirà: era una piccola pianta quando giunse in sede, oggi mi supera in altezza.

faCCebook è anche su Telegram: unisciti al canale!

il 2016, l’inizio di Maticmind

Rifletto: questo caldo 30 dicembre 2015 segna la fine reale di un’epoca.

Perché il sofferto passaggio in Maticmind dello scorso 15 ottobre non ci ha stravolto le vite: stesso edificio, identiche mansioni, uguali abitudini (per chi è rimasto, ovvio).
Più che la fine di HP Pozzuoli, il cambio di società è apparso come un passaggio amministrativo.

Con l’anno nuovo, invece, il trasferimento presso la nuova sede Maticmind al Centro Direzionale di Napoli sancisce la fine dell’era HP e l’inizio di una nuova epopea: da domani siamo fisicamente in Maticmind!

Dunque, non mi resta che attendere con entusiasmo la nuova avventura.
Nello scatolone HP porto l’esperienza ed i ricordi del passato.
Ma da oggi, guardo avanti.

Buon 2016 🙂

Porta con te i «mostri» di faCCebook ovunque tu vada! Scarica l'app ufficiale di faCCebook per Android


Ti è piaciuto questo post? Ricevi la newsletter

«Gli ultimi giorni di HP Pozzuoli», scarica gratis l’ebook!

Perché il mio primo libro

Leggo “Mario Monfrecola” su Amazon come autore di un ebook e strabuzzo gli occhi!
Il mio nome sugli scaffali della libreria più grande al mondo, che emozione!

Immagino un cowboy del Texax cercare “HP” – la società nella quale lavora il nipote – e becca la testimonianza, una raccolta di articoli pubblicati sotto la spinta delle emozioni di quei difficili giorni, la cronaca informale di un dipendente sulla soglia del burrone e desideroso di non cancellare quasi vent’anni di professionalità per un cinico click da Palo Alto.

Rassicuro tutti: Gli ultimi giorni di HP Pozzuoli è il mio ultimo (e primo) manoscritto (definirlo libro appare esagerato anche all’autore).

HP Pozzuoli, documento il settimo giorno di sciopero

HP Pozzuoli, documento il settimo giorno di sciopero

L’ebook, la prefazione

«Mario, ci chiudono» la notizia giunge mentre sono in attesa del treno che da Gardaland mi riporta a Milano.
Sono in vacanza, stazione Peschiera del Garda ore 17,30: la telefonata del collega blocca l’entusiasmo per la giornata di festa (ironia della sorte, a decretare la fine è la medesima persona che diciotto anni prima portò il mio curriculum nell’allora EDS – nella quale fui assunto – poi confluita in HP).

E’ Il 7 luglio 2015: l’HP annuncia la chiusura della sede di Pozzuoli, gli uffici napoletani nei quali lavoro (insieme ad altri 160 esperti informatici).
Una e-mail e la vita è stravolta, la comunicazione di una multinazionale non prevede ringraziamenti e scelte ma concetti sinistri celati da termini aziendali.

HP Pozzuoli al dodicesimo giorno di sciopero consecutivo

HP Pozzuoli al dodicesimo giorno di sciopero consecutivo

«Ristrutturazione», «riorganizzazione» e «trasferimenti» per giustificare la chiusura della sede di Pozzuoli, nel territorio più depresso d’Italia dove la disoccupazione raggiunge percentuali bulgare.

A me, informatico flegreo coinvolto in prima persona, nasce l’esigenza di raccontare questo momento storico. Desidero evitare che un pezzo di vita – ero un neoassunto ventottenne, oggi un uomo di quarantacinque anni – cada nel dimenticatoio.

Decido così di raccogliere in questo ebook tutti i post pubblicati sul mio sito faCCebook.eu, articoli dettati dalle emozioni del momento privi di una qualsiasi pretesa informativa.
La cronaca di un lavoratore che vede demolire in sessanta frenetici giorni, le certezze costruite in quasi vent’anni di passione, professionalità ed etica.

Documentare questi drammatici giorni, mi appare – forse in modo del tutto irrazionale – giusto.

Ebook, download gratuito

Titolo: Gli ultimi giorni di HP Pozzuoli: 7 luglio 2015 – 14 ottobre 2015
Autore: Mario Monfrecola
Estensione del file: pdf
Dimensione del file: 3 MB
Download: gratuito

Descrizione
La testimonianza di un dipendente della sede HP di Pozzuoli negli ultimi, difficili mesi antecedenti la chiusura del sito informatico.

I soldi di Amazon in beneficenza

L’ebook è ugualmente in vendita su Amazon a 2,99€.
Il mio desiderio, invece, è distribuirlo gratuitamente ma il colosso americano impone un prezzo minimo ad ogni prodotto pubblicizzato.

Dunque, in attesa di attivare una promozione per il download free, mi impegno a devolvere in beneficenza gli eventuali ricavi.

Se dovessi vendere anche solo una copia, con la massima trasparenza, girerò i profitti a chi necessita.

Promesso.

Acquista subito l’ebook su Amazon!

14 ottobre 2015: The End

HP Pozzuoli chiude, apre Maticmind

In meno di ventiquattro ore svaniti tutti i riferimento ad HP.
Rimossi logo, manifesti con i volti felici dei dipendenti, il benvenuto ai nuovi assunti, le regole sulla sicurezza, i consigli per restare in forma, la piramide alimentare per una dieta corretta.

Le pareti candide attendono i nuovi poster di Maticmind, da domani 15 ottobre gli uffici cambiano vestito, noi informatici campani azienda.

Porta con te i «mostri» di faCCebook ovunque tu vada! Scarica l'app ufficiale di faCCebook per Android

14 ottobre 2015, data da ricordare

Secondo gli accordi tra la multinazionale ed la nuova realtà, seguirà la continuità contrattuale.
OK, perfetto, tutto bene, non cambia nulla, la vita continua, si chiude una finestra (a stelle e strisce), si apre un portone (milanese).

Così è scritto (a meno di postille truffaldine) il prossimo futuro (un mese, cinque mesi, un anno, due anni?) la nave continuerà il suo regolare viaggio.

Ma oggi non sono le questioni legali nè tantomeno la solidità della nuova società ad affollare la mente.

Adesso, il giorno prima di abbassare la saracinesca americana, questo giorno – diamine il 14 ottobre 2015! – è davvero speciale perché è l’ultimo giorno.

14 ottobre 2015 muore HP Pozzuoli

14 ottobre 2015 muore HP Pozzuoli

14 ottobre 2015: l’ultimo giorno

Possiamo fingere e lavorare come se nulla stesse accadendo, scrutare nelle cassettiere, eseguire il backup del pc aziendale, conservare le info utili per il domani.
Va bene tutto (o quasi).

Però, dopo diciotto anni (18!) (dieci in EDS poi acquisita da HP) metabolizzare la fine non è semplice.

Siamo uomini non numeri di matricole ed il 14 ottobre non è una data qualsiasi: un secondo dopo la mezzanotte di questa interminabile giornata, dai radar dell’Information Technology globale scompare HP Pozzuoli.

Così è il mondo del lavoro? Dobbiamo essere flessibili?
Non esiste più la sicurezza del posto fisso?

Affermazioni che non bastano a placare la mia delusione.

Sono pesante? Negativo? Funesto?
Sono un «mostro»?

Chiedo venia ma datemi tempo, devo metabolizzare: il 14 ottobre 2015 muore HP Pozzuoli.

The End.


Ti è piaciuto questo post? Ricevi la newsletter

La fusione di multinazionali, i motivi del fallimento

La fusione, da «Caos calmo»

Caos calmo, il libro di Sandro Veronesi (dal quale, nel 2008, venne tratto il film interpretato da Nanni Moretti) mi fornisce un importante spunto di riflessione sul destino che tocca ai dipendenti di qualsiasi multinazionale coinvolti nella fusione con un’altra grande azienda della medesima importanza.

La tesi esposta nel romanzo (descritta in una lettera di un dirigente coinvolto nell’operazione) la ritrovo applicata sulla mia pelle, lavoratore di HP Pozzuoli.

Perchè la fusione tra due multinazionali fallisce

HP-EDS, durata della fusione: 7 anni

Per giungere ad oggi, rivivo le tappe fondamentali:

  • 1998: assunto in EDS, una multinazionale operante nell’Information Technology (dello stesso calibro di IBM, giusto per intenderci)
  • 2008: EDS viene acquisita dalla ben più famosa Hewlett Packard costituendo di fatto l’attuale HP Enterprise Services (per la quale lavoro insieme ad altri 160 colleghi)
  • ottobre 2015l’HP chiude la sede di Pozzuoli trasferendo i 160 lavoratori in Maticmind, piccola società che orbita intorno alla multinazionale americana.
  • novembre 2015: HP si divide in due distinte compagnie.
    Nascono Hewlett-Packard Enterprise e HP Inc rinnegando di fatto la fusione con EDS

Durata della fusione HP-EDS : sette (tormentati) anni.

La parola ad Enoch, capo dell’Ufficio del Personale.

Che cos’è una fusione?

Che cos’è una fusione? Una fusione è il conflitto di due sistemi di potere atto a crearne un terzo, realizzata per finalità finanziarie.
È concepita per creare valore, ma la creazione di valore è un concetto buono per gli azionisti, o per le banche d’affari, non per gli esseri umani che lavorano nelle aziende, per i quali una fusione è, al contrario, il trauma lavorativo più violento che possa essere loro inflitto.

La reazione dei dipendenti

I problemi più grossi di una fusione non sono legati al documento che la sancisce.
Prima che di cifre, infatti, un’azienda è fatta dagli uomini che ci lavorano, cioè dai suoi dipendenti, e dopo l’annuncio di una fusione la reazione di qualsiasi dipendente a qualsiasi livello è l’incertezza.
Che cosa mi aspetta? Resterò o verrò mandato a casa? La mia funzione cambierà? Di chi mi devo fidare? Come verranno risolti i miei problemi?
Riuscirò a mantenere i privilegi che mi ero conquistato?

L’ipocrita comunicazione standard

Durante una fusione bisognerebbe parlare con i dipendenti, informarli e aggiornarli tutti il più spesso possibile; il dipendente ha bisogno di fiducia, di sentire che non è considerato solo una pedina.
Invece gli viene riservato un discorso-standard, buttato giù una volta per tutte da un paio di consulenti in comunicazione interna, che ha il solo effetto di accrescere le sue preoccupazioni.
Quelle dichiarazioni asettiche su future sinergie che non toccheranno il personale sono ipocrisia bella e buona, poiché tutti sanno che l’unica garanzia concreta per creare valore sui mercati è la riduzione dei costi aziendali, e le riduzioni dei costi sono realizzate all’80% con tagli del personale.

I fedelissimi, i voltagabbana e i collaborazionisti

L’impatto è più devastante per la fascia d’età che va dai quaranta ai cinquant’anni, quando le risorse d’adattamento sono minori ed il rischio di perdere qualcosa nel cambiamento è molto più alto.
Si ha l’impressione di regredire, si percepisce un senso d’ingiustizia.
Il trauma da assorbire è enorme: si era attaccati ad una cultura aziendale, ad una squadra, a colleghi con cui si lavorava con piacere, con spirito di corpo. È una situazione altamente destabilizzante, e ci sono solo tre categorie di persone che riescono a reggerla: i fedelissimi, i voltagabbana e i collaborazionisti.
Tutti gli altri rischiano di andare a picco.

 Il fallimento

Bisogna sviluppare una grande resistenza, fisica e psicologica, per non crollare, e solo pochi sono in grado di farlo senza adeguata assistenza.
Ma un’assistenza del genere non esiste.
Così, il risultato più comune durante le fusioni è che una grande quantità di ottimi elementi lascia volontariamente il proprio incarico, prima ancora che la fusione sia compiuta; cosa che viene miopemente considerata con favore in quanto alleggerisce la successiva azione di taglio del personale, ma che invece rappresenta una perdita secca.
Perché gli uomini e le donne che se ne vanno si portano dietro le proprie conoscenze e le proprie capacità tecniche, ed a fronte del valore virtuale creato sui mercati, il risultato reale è uno spaventoso impoverimento.
Ecco perché non si è ancora vista una sola grande fusione che non sia fallita nel giro di un anno o due.

HP Pozzuoli, siamo ai titoli di coda

HP Pozzuoli in CIGS, l’e-mail ufficiale

Venerdi undici settembre, ore venti.
La comunicazione era nell’aria ma leggere nero su bianco le parole «CIGS», «Pozzuoli» e «tutti i lavoratori saranno sospesi» è un colpo difficile da metabolizzare.

L’e-mail sancisce ufficialmente la fine di un’epoca: HP Pozzuoli chiude, la totalità dei 159 lavoratori andrà in CIGS.

Il piano di ristrutturazione prevede il passaggio di quaranta colleghi tra le sedi HP di Roma e Pomezia, i rimanenti centoventi in Maticmind.

Come in un film

Leggo, resto sbigottito.

Siamo difronte ad un bivio, chi resterà in HP (pochi) e chi andrà via (la maggioranza), ognuno con i propri pensieri e paure, tutti amareggiati e preoccupati.

Ripenso ai diciotto anni spesi prima in EDS e poi in HP e come in un film scorrono i mille volti dei colleghi: avevo ventotto anni quando fui assunto, a breve ne compirò quarantacinque.

Un film durato diciotto anni, un pezzo di vita cancellato da una e-mail, mille scene tagliate senza una vera ragione, una pellicola spezzata dalla censura americana (nonostante gli incassi sempre eccellenti).

Come in un film, in HP Pozzuoli scorrono i titoli di coda

Scorrono i titoli di coda

Il film della sede di HP girato a Pozzuoli è alle battute finali,  i titoli di coda scorrono lenti con una scia di malinconia.
La struggente colonna sonora di Ennio Morricone è perfetta per l’epilogo senza l’happy-end.

Il futuro: un cortometraggio o un thriller?

Come ogni dramma che si rispetti, la sceneggiatura prevede la sofferenza fino all’ultimo fotogramma: il sottoscritto – insieme ai rimanenti centoventi – dovrà scegliere se girare il cortometraggio in Maticmind oppure provare il thriller della CIGS.

In ogni caso, il film HP Pozzuoli non prevede sequel.

Powered by WordPress & Theme by Anders Norén

Translate »