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Tag: fantasia (Page 2 of 2)

GameStop, un film da protagonista

Un pomeriggio di dicembre realizzo il mio sogno di attore: sono il protagonista di  un film.

Il potere del protagonista

Sono un soldato cibernetico del 2065 impegnato a salvare il mondo da pazzi criminali.
Nel folle piano, c’è puzza di CIA.
Il regista impone una sola regola: «spara a qualsiasi cosa si muova, sia una minuscola farfalla che un enorme cyborg».
Obbedisco: indosso l’armatura, abbasso la visiera ed appoggio il dito sul grilletto.
La caccia inizia.

GameStop - CALL OF DUTY BLACK OPS III

Nel secondo episodio, vengo catapultato nella Londra del 1868 a capo di una gang super-armata pronta a guidare la rivoluzione contro i poteri oscuri che opprimono l’Inghilterra vittoriana.
Al mio fianco due gemelli, Jacob lo spaccaossa e Evie la volpe.
Tra Templari, risse ed inventori pazzi, parteciperò all’eterna lotta tra il bene ed male.

GameStop - Assassin's Creed

GameStop, vivi più vite in una!

«Posso aiutarti?» un suono alieno interrompe la concentrazione mentre sto per sparare il rigore più importante nella storia del calcio mondiale.

Il suono spezza la pellicola e mi riporta sul pianeta Terra.

Mi guardo intorno, ora ricordo.
Sono in un negozio GameStop, il più grande rivenditore di videogiochi nuovi e usati del mondo e devo acquistare un regalo per mio nipote, dieci anni e tanta voglia di tecnologia.

Sbatto le palpebre: riconosco i gemelli di ASSASSIN’S CREED SYNDICATE, i cyborg di CALL OF DUTY BLACK OPS III, le strade di Boston di FALLOUT 4, il fascino di Lara Croft in RISE OF TOMB RAIDER, i campioni di Fifa 16.

«Grazie, la fantasia ha preso il sopravvento. Sono fermo a Pacman e Frogger, i videogames di oggi mi sbalordiscono» replico meravigliato.
«Ti capisco, guardati intorno e scegli con calma» suggerisce l’addetto.

Certo, mi guardo intorno.
Scegliere in quale film essere di nuovo protagonista sarà un vero piacere 🙂

Buzzoole

La gioia (in una foto)

Non importa il luogo, l’età ed il tempo.

Questo scatto (rubato) rappresenta la gioia di un bambino che ritrova il primo mare di stagione, la purezza e l’entusiasmo innocente, lo spazio infinito, il senso di totale libertà, le onde che si infrangono sulla riva, la sfida per evitare di essere bagnati dalla freschezza dell’acqua.

Il mare, il gioco di fantasia senza tempo per i bimbi di ogni angolo del mondo.

Ecco, nonostante non volessi, ho spiegato questo (mio) scatto a parole anche se sono conscio che la fotografia non si misura con una didascalia ma delle
emozioni che suscita.

E a me, questo scatto emoziona 🙂

la gioia di un bimbo che riscopre il primo mare di stagione

Come calcolare l’area di una nuvola (e la magia dell’infinito)

La nuvola, la regina delle forme irregolari

Immaginiamo una nuvola: è, per definizione, la regina delle figure irregolari.
Supponiamo di volerne calcolare l’area, cioè misurare la superficie che occupa in cielo.

Un buon metodo è ricoprire l’intera nuvola con una serie di mattonelle quadrate la cui area è nota, ipotizziamo di un metro quadro.
Se riuscissimo a foderare la nuvola utilizzando – ad esempio 50 mattonelle – potremmo affermare che l’area della nuvola vale, più o meno 50 metri quadrati.

L’errore dipende dal numero di mattonelle

La stima è imprecisa: l’errore che si commette è dovuto all’approssimare l’area della nuvola (di forma irregolare) come somma di aree di figure regolari (le mattonelle quadrate).

La differenza (lo scarto) diminuisce se utilizziamo piastrelle di dimensioni minori che, però, implica incrementare il numero di elementi da usare.
L’errore, quindi, dipende dal numero di piastrelle a disposizione: esso tende a zero (ma in realtà non è mai nullo) con l’aumentare della quantità di mattonelle.

Come calcolare l'area di una nuvola: il limite e la magia dell'inifito Come calcolare l'area di una nuvola: il limite e la magia dell'inifito

E se usassimo infiniti granelli di sabbia?

La sfida è avvincente e desideriamo migliorare la stima: passiamo dalle mattonelle a piccoli granelli di sabbia.
Supponiamo che sia nota l’area del singolo e microscopico granello di sabbia (ad esempio, un millimetro quadrato): con un po’ di impegno, riusciamo a rivestire l’intera nuvola (anche nei contorni) con una certa precisione con un numero altissimo di chicchi (altissimo ma sempre finito!).
Come calcolare l'area di una nuvola: il limite e la magia dell'inifito
Più alto sarà questo numero, più precisa sarà la nostra misurazione, minore sarà l’errore che si commetterà nell’approssimare l’area della nuvola come sommatoria di arie infinitesimali.
Se – per assurdo – avessimo a disposizione un numero INFINITO di granelli di sabbia, potremmo ricoprire l’intera superficie della nuvola in modo uniforme, senza “buchi” e calcolare precisamente la sua area come somma di infinite aree: tale misurazione sarebbe esatta con errore zero.

Il limite, magia dell’Analisi Matematica

Il paradosso è servito: nella realtà non abbiamo a disposizione l’infinito, ci dobbiamo accontentare dei “miliardi” che – seppure siano un valore illimitato – è pur sempre finito, cioè possibile da contare (in teoria).

Per nostra fortuna, il mondo Matematico, a differenza di quanto si immagini, è magico e fantasioso e tutto diventa possibile, anche toccare con mano l’orizzonte.
Lo strumento che ci permette di raggiungere il confine tra terra e mare è appunto IL LIMITE.

Come calcolare l'area di una nuvola: il limite e la magia dell'inifito

Per chi desidera sognare, consiglio la lettura della favola di Tau il Topologo.

Arte moderna o lo scarabocchio di un bimbo dell’asilo?

La piccola parete bianca è interamente occupata da un quadro, suppongo di arte moderna.

Sono in una sala d’attesa (per la comprensione di questo post, risultano superflui ulteriori dettagli) ed aspetto il mio turno con calma olimpica.
Oltre a me, una mamma chatta con lo sguardo perso nello smartphone ed il figlioletto (sei, sette anni) fisicamente presente ma con la mente trasferito nella dimensione spazio-temporale del videogames baby-sitter.

In pratica, sono solo e qualsiasi tentativo di comunicazione con i due alieni risulta vano.

Mi resta una sola distrazione: osservare il quadro che ho difronte, proprio sopra la testa dei due esseri viventi con protesi tecnologica innestata.

arte moderna o disegno astratto di un bimbo dell'asilo?

Scruto con attenzione, intravedo strumenti musicali volanti, un tamburo magico, atmosfere da tribù africana e stregonerie varie …
Stringo le meningi, aggrotto la fronte ma proprio non riesco a sciogliere il mistero.

Questo dipinto è arte?

La mia ignoranza suggerisce altro, forse un concetto troppo osceno per essere reso pubblico ma sono in ballo e continuo a ballare.
A me, l’accrocchio di colori, le forme irregolari e le posizioni irrazionali delle figure ricordano uno scarabocchio partorito dall’irriducibile fantasia di un bimbo dell’asilo.

Ce l’ho fatta, ho sputato il rospo!

«Mamma devo fare pipì» brontola il pargoletto spezzando le congetture filosofiche trasmesse dalla visione dell’opera.
La donna ed figlio si allontanano, lei continua a chattare mentre il bimbo cammina con la testa china sulla console.

Approfitto della solitudine e fotografo il «mostro».
A voi la sentenza.

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Perché Paolo Sorrentino ringrazia Maradona

Paolo Sorrentino, un mio coetaneo

Paolo Sorrentino è nato a Napoli nel 1970, come me.
Il 5 luglio 1984 – data storica per i tifosi azzurri – Diego Maradona sbarca al San Paolo: sia io che il regista vincitore dell’Oscar allora eravamo incalliti quattordicenni tifosi del Ciuccio (il simpatico asino, mascotte del Napoli fino ad un recente passato).

Nei sette anni di vittorie e partite memorabili (1984-1991), la presenza del fuoriclasse argentino in città ispira un’intera generazione di giovani napoletani.

Oscar, perché Paolo Sorrentino ringrazia Maradona

Il Genio del calcio

Il Pibe de Oro rappresenta l’icona della genialità, l’inarrivabile esempio sportivo.
Anche io – come ogni altro piccolo tifoso azzurro – sul campo di calcio (improvvisato per strada o organizzato), ripropongo gli irripetibili palleggi di Diego (col piede che gira intorno alla palla), tiro i rigori beffando il portiere avversario, invento punizioni con parabole che non rispondono a nessuna legge matematica e si infilano all’incrocio dei pali, dribblo gli avversari come birilli, crosso incrociando i piedi (movimento indescrivibile), palleggio con le spalle, fornisco impossibili assist ai compagni di squadra, segno gol spettacolari, rendo felici gli spettatori estasiati.

Almeno queste sono le gesta che sogno nella mia sterminata fantasia adolescenziale ogni volta che scendo in campo.

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L’artista ispiratore

Difatti, le immagini di Maradona nella mia mente acerba alimentano l’inimmaginabile, fomentano la creatività, potenziano l’illusione, smuovono i neuroni dell’inventiva per tentare l’impresa impossibile al di sopra dei propri limiti tecnici. Il coraggio di superarsi, l’inibizione della paura: il risultato non conta, il miraggio non è poi così lontano.

Paolo Sorrentino oggi ringrazia la sua musa ispiratrice, il capitano del Napoli, il suo idolo calcistico che viveva proprio nella sua città.

Da napoletano suo coetaneo, quel «grazie a Diego Armando Maradona» non mi ha stupito.


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