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Tag: ferrari

Formula 1: confronto (senza esclusione di colpi) tra chi la detesta (io) e chi l’ama (Giuseppe) [INTERVISTA]

Formula 1, due punti di vista opposti

La Ferrari è un pezzo di ferro come Belen Rodriguez è un pezzo di carne

Giuseppe ama la Formula 1.
Il sottoscritto detesta la Formula 1.

Leggo con stupore i post del mio amico: disamine tecniche, i motivi del mancato sorpasso, la scelta dei pneumatici e altre diavolerie simili.
Per lo scrivente, tesi monotone.
Come i millesimi di secondo, il giro veloce, le gare in tv.

Propongo a Giuseppe un’intervista: il disinteressato chiede, l’appassionato risponde.

Tra i due contendenti, chi la spunterà?
A voi Lettori, l’onere di sventolare la bandiera a scacchi.

Formula 1, l'intervista all'esperto

La Formula 1 non è uno sport?

D: interessi economici e tecnologia: in F1 il contributo dell’atleta è quasi nullo.
Credi che la Formula 1 possa definirsi un sport?
R: in due righe di domanda leggo due inesattezze gravissime.
La F1 è lo sport principe relativo al mondo dei motori.
Chiarito questo, passiamo al pilota (atleta): negli interessi economici, il pilota conta eccome.
Ci sono tanti “piloti con la valigia” ovvero piloti che portano con sé munifici sponsor, con i quali spesso si salva l’intera stagione economica di una scuderia.
Se non c’è la valigia, c’è il talento o il feeling con il pubblico, che porta tanta pubblicità.
Per quanto riguarda la tecnologia, ricordo che ci sono, oltre ai due piloti ufficiali, un terzo pilota ed un collaudatore senza il cui contributo al simulatore o nelle prove su pista, sarebbe davvero complicato costruire una macchina competitiva.

D: il famigerato «ordine di scuderia» per fermare il vincitore ed autorizzare il sorpasso del secondo in nome della “strategia di gara” è l’antitesi dello sport.
Concordi? E perché in Formula 1 è consentito?
R: non concordo nella maniera più assoluta.
La F1 è un gioco di squadra, l’obiettivo è vincere, a calcio l’allenatore vince con 11 giocatori o sbaglio?
Come sempre, è da condannare l’abuso non certo l’uso.
Ti potrei raccontare tanti episodi di “abuso” con protagonisti Ferrari, Mercedes, Renault, RedBull e tanti altri di semplice uso.
Quando c’è di mezzo la discrezionalità del Team Principal, non c’è mai una regola fissa di comportamento.

D: Giuseppe, enuncia tre motivi per i quali uno scettico dovrebbe seguire una gara di F1 senza cadere tra le braccia di Morfeo dopo i primi due giri.
R: molti gran premi sono noiosi, la F1 è uno sport per appassionati e amanti della velocità.
Chi non è nulla di tutto ciò, perché dovrebbe guardare un GP?
Vede la partenza e amen.
La F1 è selettiva.
A me il ciclismo fa addormentare, mica mi forzo a vederlo?!

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La Ferrari resta un pezzo di ferro!

D: A conti fatti, anche l’ultimo modello ideato a Maranello è pur sempre un mezzo meccanico. Non trovi assurdo utilizzare i termini “fascino”, “bellezza”, “armonia” per un pezzo di ferro?
R: la Ferrari è un pezzo di ferro come Belen Rodriguez è un pezzo di carne.
Ho detto tutto.

D: Giuseppe, hai mai guidato una Ferrari? In caso affermativo, quali emozioni hai provato?
R: non ho mai avuto il piacere, forse l’anno prossimo direttamente a Maranello, guiderò una Ferrari da strada, non da pista.

D: credi che spendere trecentomila euro per un’automobile sia corretto o folle?
R: è un bellissimo lusso per chi se lo può consentire; altrimenti è un folle.

Il portafortuna personalizzato di Giuseppe, esperto di Formula 1

«Il pilota è vero un atleta»

D: Giuseppe, un pilota di Formula 1 può definirsi un vero atleta?
Intendo al pari di un nuotatore, un ciclista, un tennista, un maratoneta … cioè di un praticante di sport individuale.
Io credo assolutamente no.
Tu?
R: l’atleta è una persona che si allena per praticare il suo sport.
Gli sforzi fisici per pilotare una macchina di F1 sono notevoli, il collo ne risente per la forza centrifuga, il peso deve essere perfetto (non come Nigel Mansell che ebbe problemi con la Williams, che poi gli consentì di vincere il mondiale).
Bisogna migliorare i riflessi, tutto questo un pilota di F1 lo fa quotidianamente, perché non dovrebbe essere considerato un atleta?

D: Sebastian Vettel non ha ancora vinto un mondiale con la Ferrari.
Eppure guadagna milioni di euro: lo consideri talentuoso o furbo?
R: come sa chi ogni tanto mi legge, non sono un grande fan di Sebastian Vettel.
Di certo il talento c’è eccome, ma non riesco a considerarlo affatto un campione con la C maiuscola.
Non mi sembra furbo uno che sfrutta il proprio curriculum (4 titoli mondiali conquistati), piuttosto mi sembra uno che ha un buon agente …

I (ricchi) di piloti di Formula 1

«Il circus della Formula 1 è nato nel 1950»

D: Giuseppe, per il sottoscritto la Formula 1 è solo un circo mediatico dipendente dagli sponsor e dal profitto. Non rientra nella categoria SPORT.
L’accusa è pesante: a te la parola, difenditi.
R: in F1 girano tanti soldi, in molti altri sport gli interessi economici hanno il sopravvento ed ogni tanto, proprio per questo motivo, sono scoppiati tanti scandali.
Come detto all’inizio, nel mondo dei motori, la F1 è la categoria sportiva per eccellenza.
Chi guarda un GP si interessa alla corsa in pista, quello che circonda tutto il resto fa parte del gioco.

D: Giuseppe sei sul blog dei «mostri» perché, per il sottoscritto, la Formula 1 è un «mostro».
Chiudiamo l’intervista con un messaggio ai Lettori: a te l’ultimo giro.
Hai la pista libera, vediamo cosa sai fare.
R: il circus della F1 è iniziato nel 1950, anno in cui hanno assegnato il primo titolo piloti.
Dopo 70 anni, magari rivedendo le immagini di repertorio oppure ripercorrendo alcune storie di piloti improbabili o campionissimi, ti accorgi che la F1 è più che uno sport.
E’ una passione, è la voglia di intuire le traiettorie, la curiosità di capire quegli accorgimenti tecnici di una monoposto che viaggia a 300 km all’ora, è la voglia di esultare quando il tuo campione sorpassa l’avversario, è l’adrenalina che senti alla partenza, è l’impazienza di vedere il prossimo gran premio, per rifarti se “hai perso” o per “vincere di nuovo”.
La F1 è fatta di leggende, di eroi, di folli, di velocità, in cui “il secondo è il primo dei perdenti” (cit. Enzo Ferrari).


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HP mi licenzia (insieme ai miei 160 colleghi)

HP, la squadra

Non avevo dubbi, il cellulare squilla ed al terzo bip risponde:
«France’, scusami lo so che sei in ferie ma sono costretto a disturbarti» spiego timidamente.
«Figurati Mario, un attimo … ecco … non ci crederai ma sono in piscina … cioè con le braccia sul bordo ed il resto in acqua … così anche se parlo con te, mi godo la vacanza … dimmi tutto rompiscatole» replica con la solita voce tranquillizzante che ascolto da dieci anni ogni santo giorno lavorativo.
«Dunque, abbiamo un problema, all’improvviso un vecchio software si è inceppato …»

HP Pozzuoli: il giorno del volontariato ... nemmeno un mese fa

HP Pozzuoli: il giorno del volontariato … nemmeno un mese fa

HP, la pugnalata

Se la Ferrari – logo globale – trasferisse 161 meccanici altamente specializzati da Maranello in piccole officine prive delle dovute rassicurazioni, l’opinione pubblica come reagirebbe?
E’ ciò che sta accadendo in HP Pozzuoli, la sede napoletana della famosa multinazionale americana.

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HP abbandona la Campania?

L’HP intende trasferire me e 130 miei colleghi – ingegneri del software, matematici, fisici, laureati in economia – presso la sconosciuta MaticMind con un pericoloso salto nel buio per noi lavoratori campani.

Trasferimento individuale di 131 tecnici altamente specializzati che preclude un possibile licenziamento e la chiusura del sito di Pozzuoli (con trasferimento dei rimanenti 30 presso la sede romana).

Con questa mossa, HP abbandona definitivamente la Campania, regione già funestata dalla piaga della disoccupazione.

HP chiude la sede di Pozzuoli e licenzia 161 dipendenti (tra cui me!)

Manifestazione fuori la sede di via Antiniana 2/a contro la chiusura di HP Pozzuoli

HP, via Antiniana 2/a Pozzuoli (Napoli)

La nostra sede è a via Antiniana 2/a, tra Agnano e Pozzuoli.
Stampa, televisione, web magazine, blogger, politici veniteci a trovare.

Scoprirete una eccellenza campana, donne ed uomini che, con passione, percorrono le autostrade digitali del Paese, costruiscono ponti innovativi tra enti Pubblici, risolvono il problema del segretario della scuola sulla Sila e creano nuovi strumenti tecnologici per la centralissima filiale di e-commerce a Milano.

Lavoriamo da vent’anni nell’Information Technology, siamo informatici, il futuro è nostro e rischiamo di essere licenziati dalla società nella quale abbiamo creduto, investito il nostro tempo, le nostre energie, la nostra vita.

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HP, é il nostro lavoro

Anche stavolta non ho dubbi, il cellulare squilla ed al terzo bip risponde:
«France’, ti disturbo? Sei ancora in piscina?» chiedo ironico.
«Ciao Mario, alle nove e mezza di sera la piscina è chiusa. Ceniamo» risponde sarcastica.
«Chiedo venia. Volevo solo aggiornarti: tutto ok, abbiamo risolto, grazie mille della tua disponibilità. Stiamo spegnendo, andiamo tutti a casa. Scusami con tuo marito e salutami i piccoli».
«Figurati Mario, è il nostro lavoro. Salutami tutti e rilassatevi».

Già, Francesca ha ragione: é il nostro lavoro.


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