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Tag: Gesù

Natale ghiacciato [Domande perBeni]

L’odio per il Natale

“Gentile Beni, da otto anni odio il Natale.
La mia psicologa dice che l’odio deriva da ciò che prima era amore.
Il mio ragazzo mi lasciò a Maggio, ma si chiamava Natalino.
Mi dai un consiglio?”
PasqualinaZu

Se l'amore finisce a Natale ...

Antonio P. Beni risponde

Cara PasqualinaZu,
Il Natale è una festa che è sempre esistita, anche prima della nascita di Gesù.

Nei secoli religione e paganesimo hanno modificato il suo nome, lasciando invariato il risultato: gente piena di cibo mangiato con parenti ubriachi.

A differenza tua, mio cugino perse il suo amore proprio il 25 dicembre.

Ricordo le sue lacrime scendere copiosamente sul menù natalizio, facendo diventare tutti tristi.
Anche Babbo Natale, che allora esisteva, pianse.

Zia Ghida, pace alla sua anima, gli consigliò di immergere la punta del naso e poi quella del sedere, in due litri di vino bianco ghiacciato.
Il risultato fu incredibile, mio cugino dimenticò la perdita del suo amore.

Forse per il principio di congelamento, forse per aver bevuto tutto il vino riscaldato sapientemente, seppur fatto col culo.

Solo ghiacciando altre parti del tuo corpo, scioglierai il tuo cuore e potrai augurare un buon Natale.

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Social Natale 2014

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E tu, caro «mostro», con quale di questi tre Natali ti immedesimi?

 

natale social o natale sociale?

 

PS: questo post è il naturale proseguimento del Social Natale 2013


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Palestina, la terra di Gesù (o terra della morte?)

Nazaret (Israele), la terra di Gesù

Voglio-desidero-devo capire ma sono confuso, necessito di mettere ordine nella mia mente offuscata.

Cerco dei punti fermi, certezze da cui partire perché in una guerra i torti e le ragioni svaniscono al primo colpo di cannone sostituite dalla sete di vendetta, dall’odio reciproco e dalla incapacità di parlarsi (ammesso che una guerra possa avere delle «ragioni»).

Gerusalemme, la capitale di Israele

Parto dall’inizio, dall’anno zero.

Nazareth, la città di Gesù

Gesù è nato e vissuto a Nazaret, un’area geografica a nord dell’attuale Israele.

Israele è uno Stato situato in Palestina, ufficialmente proclamato nel 1948 dopo che l’ONU approva il piano per la ripartizione della Palestina in due stati indipendenti, uno ebraico e l’altro arabo (1947). La capitale dello Stato d’Israele è Gerusalemme.

La Striscia di Gaza è un territorio palestinese confinante con Israele e Egitto, autonomo e autogovernato dal 2005.
Rivendicato dai palestinesi come parte dello Stato di Palestina, è attualmente governato dal movimento di Hamas per conto del governo palestinese ma è al contempo considerato territorio occupato da Israele che ne opera un blocco su tutte le sue frontiere, al centro dunque del conflitto israelo-palestinese. Dal 2012 l’ONU riconosce formalmente la Striscia come parte dello Stato di Palestina, entità statale semi-autonoma.

La striscia di Gaza

Gerusalemme Est, capitale della Palestina

Il wiki-studio continua.

Lo Stato di Palestina (chiamato anche impropriamente solo Palestina) comprende i territori palestinesi divisi della Cisgiordania e della Striscia di Gaza ed è parte, assieme allo Stato d’Israele e a parti di Siria, Giordania e Libano, del territorio storico-geografico della Palestina.

Lo Stato di Palestina proclama Gerusalemme Est quale sua capitale – sebbene la città sia sotto il controllo israeliano.

L’indipendenza dello Stato palestinese fu proclamata prima nel 1988 dall’Organizzazione per la Liberazione della Palestina (OLP) e poi sancita anche dall’ONU (2012) mentre è considerata territorio occupato da Israele che, dunque, non la considera tale.

Gesu in Palestina

Il motivo del conflitto Istraele-Palestina

Bene, ora la questione geografica mi è chiara ma continuo a non comprendere perché, nella terra di Gesù, si continua a morire.

Quale è la scintilla che alimenta l’eterno conflitto?
La religione? I solidi? Il petrolio?

Perché i due popoli non depositano le armi e – in modo definitivo – firmano la pace?

Sono cosciente: questo post non aggiunge nulla al fiume di inchiostro (e di sangue) versato nella Terra Santa ma serve al sottoscritto per ribadire l’impossibilità ad assuefarsi alle “solite” scene strazianti proveniente dal Medio Oriente, al quotidiano bombardamento di civili, ai raid militari ed ai folli kamikaze, all’indifferenza del mondo.

Oggi le motivazioni della guerra sono dimenticate, il conflitto è alimentato dall’odio razziale e dalla sete di vendetta e, dopo più di duemila anni, i palestinesi e gli israeliani continuano a crocifiggere Cristo ogni giorno.
Sempre in Palestina, oggi terra di morte ieri terra di Gesù.

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Social Natale

Natale, gli #hashtag 

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Solidarietà, volontariato, mensa dei poveri, altruismo, donazioni, fede, bontà d’animo, miglioria, convinzione, ideali, carità, Gesù, verità.

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Il virtual Natale è social!

La domanda

E tu, caro «mostro», con quale di questi tre Natali ti immedesimi?

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Divorziato? Strada interrotta (per sempre)

Proprio non capisco, spero che qualche uomo di chiesa (cattolica) legga questo post e mi illumini.

Chi ha stabilito la propedeuticità dei sacramenti cristiani?

Perché l’inghippo è tutto in questa obbligatorietà ordinata: nasco e ricevo il battesimo, successivamente posso prendere la Comunione e poi confermare la scelta tramite la Cresima. A me credente regolare, “superati” i primi tre sequenziali sacramenti, è consentito convolare a giuste nozze con il quarto step: il matrimonio. Infine (in tutti i sensi), riceverò l’unzione prima di passar a miglior vita.

L’ordine temporale stabilisce la giusta serie: non è possibile sposarsi se non si è cresimati ed aver precedentemente ricevuto il corpo di Cristo sempreché sia stato cancellato in primis il peccato originale.

Questa percorso unidirezionale – a senso unico – oggi genera situazioni anacronistiche.

Un bimbo non battezzato non riceverà mai nessun altro sacramento è una conseguenza logica delle regole sopra citate ma l’accanimento più spietato la Chiesa lo riserva ad un divorziato: lo sfortunato cristiano, già bastonato dal destino per le infelici scelte personali, non riceverà più la Comunione in tutta la sua esistenza e sarà bandito – per sempre – come testimone da ogni funzione religiosa ufficiale.

Trattato come il peggiore degli infedeli, viene marchiato con la lettera scarlatta ed il suo volto censito tra i “wanted” negli archivi vaticani.

Al divorziato non è permesso nessun dietrofrónt.

Giunto alla quarta tappa dei sacramenti, non può né retrocedere né avanzare, il suo cammino verso Gesù Cristo si interrompe drasticamente.

Divorziato? Strada interrotta

Possibile che la Chiesa Cattolica non si adegui e pensi ad un “condono” religioso?

Il divorziato non è un colpevole al quale affibbiare l’ergastolo clericale, il perdono è il pilastro degli insegnamenti dei profeti e poi – numeri alla mano – l’esercito dei separati è davvero molto nutrito.
Magari, molti di loro, attendono solo un cenno di indulgenza per riprendere il giusto cammino dei sacramenti, come la parola di Gesù insegna.

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