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Tag: guerra (Page 1 of 2)

In guerra per amore: Pif riscrive i libri di scuola [RECENSIONE]

Quella assurda alleanza tra americani e mafia

In guerra per amore il film di Pif del 2016, mostra lo sbarco degli americani nel 1943 in Sicilia, da un altro punto di vista.

Dietro una lunga vicenda d’amore, con quell’intelligenza soft che lo caratterizza, Pif denuncia una verità oramai certificata ma ancora ignorata nei libri di Storia.
Una verità scomoda: lo sbarco dei soldati americani in Sicilia avviene con il sostegno della mafia.
Il conto è presto pagato: gli alleati scarcerano i mafiosi e molti boss sono nominati, d’ufficio, sindaci e prefetti.

Sintomatica una scena del film: siamo nel 1943 in un piccolo paesino siciliano.
Un gruppo di militari US NAVY bussa alla porta di un mafioso.
Questi apre e, sorpreso, attende l’inevitabile arresto.
Il soldato, invece, legge un documento ufficiale: «in nome delle forze armate alleate, accetta l’incarico di Sindaco?».
«E certo» …

In guerra per amore: Pif riscrive i libri di scuola [RECENSIONE]

In guerra per amore: il primo selfie

In guerra per amore non è un documentario, è un film divertente.
Ad esempio, geniale la gag con Pif che, in modo inatteso, utilizza la macchina fotografica come un moderno smartphone e, nel lontano 1943, scatta un selfie con la fidanzata!

Tra l’ilarità e la riflessione, la pellicola colpisce un doloroso nervo scoperto: la Storia ufficiale, come la conosciamo oggi, risulta incompleta.

Perché se la mafia, il «mostro» dai mille tentacoli, è tutt’oggi viva e presente dentro le Istituzioni, un motivo c’è.
E va ricercato nel nostro passato.

E allora, perché la scuola, il luogo dove formiamo le coscienze e forgiamo i futuri adulti, racconta vicende parziali?
Perché, sui libri istituzionali, il corso degli eventi è narrato con faziosità?
A chi conviene, nel ventunesimo secolo, censurare i reali avvenimenti?

A Pif il merito di aver portato, all’attenzione del grande pubblico, questi segreti inconfessabili.

Sempre strappando un sorriso.
Purtroppo, amaro.

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In guerra per amore, il trailer


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Leone dell’Eufrate, quella dedica che nessuno cancella [FOTO]

Issam Zahreddine, il leone dell’Eufrate

“09-09-1961, 18-10-2017 – onore al leone dell’Eufrate”

Quante volte osservo quel muro imbrattato, di quel palazzo color rosa sbiadito a via Poggioreale, vicino al carcere, nei pressi del Centro Direzionale di Napoli?

Ed ogni volta mi pongo lo stesso quesito: quale recondito significato nasconde quel sinistro “onore al leone dell’Eufrate”?

Un muro imbrattato per ricordare il leone dell'Eufrate, un criminale di guerra siriano

Il leone dell’Eufrate, eroe o criminale di guerra?

Recarsi in bici al lavoro presenta un indubbio vantaggio: osservo dettagli che, dall’auto, sono impossibili da percepire.

Così, ogni mattina, quando in sella alla e-bike supero il palazzo rosa, con la coda dell’occhio rileggo la dedica al leone dell’Eufrate.

All’ennesimo passaggio, stavolta mi chiedo: «ma chi è costui?».

Un clic per scoprire verità opposte: Issam Zahreddine, per alcuni è un eroe della guerra siriana che ha difeso il suo popolo dagli orrendi attacchi dell’ISIS, per altri è un criminale di guerra autore di azioni indicibili.

La pagina Wikipedia dedicata a Issam Zahreddine riporta poche righe ufficiali, il sito Articolo21, invece, pubblica un articolo molto dettagliato sulla dedica comparsa in molte città italiane dopo quel 18 ottobre 2017 (“Onore al Leone dell’Eufrate”. 100 città italiane tappezzate da manifestanti (di Casapound) inneggianti a un criminale di guerra siriano).

Non riesco a formare un’idea precisa su Issam Zahreddine, informazioni contrastanti in un contesto esplosivo come la Siria impongono prudenza di giudizio.

La domanda rimbalza con moto perpetuo senza trovare il giusto equilibrio: il leone dell’Eufrate è un «mostro»?

Un muro imbrattato per ricordare il leone dell'Eufrate, un criminale di guerra siriano

Perché non ripulite quel muro?

Chissà se gli inquilini del palazzo rosa di via Poggioreale conoscono la storia di Issam Zahreddine.

Immagino che, una mattina di fine ottobre 2017, aprendo la finestra, avranno letto la dedica, si saranno posti delle domande, posseggano un giudizio sulla vicenda!

Mi piacerebbe ascoltare l’opinione dei condomini dell’edificio imbrattato e porgli una semplice domanda: perché non cancellate quella scritta?

E’ una spesa inutile?
Forse, tocca al Comune intervenire?
Oppure concordate sulla dedica?

Mi piacerebbe capire la verità che si cela dietro ad un muro imbrattato e sul perché resta imbrattato finché le intemperie non decidano di cassare l’opera umana.

Ma, temo, che non l’accetterei.


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L’Unità d’Italia secondo gli «sconfitti»: i Terroni, di Pino Aprile [RECENSIONE]

+++ ATTENZIONE +++

Articolo spostato su mariomonfrecola.it

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Bud Spencer a Montesanto, in ricordo di Petru Birladeanu [FOTO]

Petru Birladeanu, vittima innocente di camorra

La foto di zio Bud è a Montesanto, all’uscita dell’affollata stazione della cumana, nella piazzetta dove perse la vita il giovane musicista rumeno Petru Birladeanu – vittima innocente di camorra.

L’arte per strappare un metro di terra al degrado, i colori e la simpatia di Bud Spencer per (ri)guadagnare un angolo di piazza lacerata dal dolore.

Bud Spencer a Montesanto, l'ulivo della pace dove morì Petru Birladeanu, il musicista rumeno vittima innocente della camorra

Bud Spencer a Montesanto

Napoli
L’ho difesa e portata nel mondo con i miei film
Bud Spencer

Osservo e sorrido.

Lo sguardo burbero, i piccoli occhi socchiusi, il barbone incolto.
L’espressione di zio Bud, la solita espressione vista e rivista mille volte nei suoi indimenticabili film.

Bud Spencer è in compagnia di altri personaggi famosi che hanno reso celebre Napoli nel mondo.

Ad ognuno il suo ulivo, simbolo della pace in un luogo speciale.

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Montesanto, gli ulivi della pace

Osservo gli altri ulivi: saranno una dozzina, curati, ben piantati, dal futuro promettente.
Sotto ogni giovane arbusto, un volto famoso ed una citazione ad effetto.

Gli ulivi trasmettono forza e positività, un’idea giusta e convincente.

Guardo ancora zio Bud.
Sorrido quando la fisarmonica di un giovane rumeno mi accompagna mentre fotografo l’ulivo della pace.


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Al semaforo, la quotidina guerra dei disperati. Per sopravvivere

La guerra di due disperati

Il vecchio proviene (forse) dall’Europa dell’Est.
Il giovane, dall’Africa.
Il volto del vecchio è ad un centimetro dal volto del giovane: sbraita, urla, minaccia.
Il giovane africano resta impassibile.

Sembra una di quelle scene che si vedono durante una partita di calcio, con i due giocatori che – dopo un fallo pericoloso – si affrontano a muso duro.
Invece il match della disperazione si gioca ad un semaforo di via Duomo, nella centralissima strada a pochi metri dal tesoro di San Gennaro.

La disperazione cancella ogni segno di umanità?

Io, osservatore impotente

Fermo al semaforo, in sella alla mia bici, chiuso ermeticamente nel casco e protetto dalla mascherina antismog, attendo il verde.

Osservo i due discutere per il predominio dell’incrocio.

Parlano lingue diverse ma i gesti sono eloquenti: il vecchio teme di perdere il monopolio della strada, il giovane cerca spazio per il suo business.
Il primo pulisce i fari delle auto, il secondo vende fazzolettini e cianfrusaglie.

E’ una questione di sopravvivenza, non c’è spazio per il dialogo.

Il volto cattivo della disperazione

Entrambi vivono di elemosina.
Sono due persone disperate eppure combattono invece di aiutarsi reciprocamente.
L’uno respinge l’altro, non cercano nessun compromesso.

La paura di perdere l’unica fonte di guadagno è un cane rognoso che morde i polpacci.
La solidarietà è un concetto astratto, utopia per chi combatte nella giungla metropolitana contro «mostri» di ogni razza, colore e forma.

La disperazione rende cattivi?
La fame cancella ogni segno di umanità?

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L’armistizio impossibile

Scatta il verde.
Auto, moto, bici e pedoni riprendono il viaggio.

I due disperati, tra l’assuefazione generale, si dileguano a bordo strada in attesa del prossimo stop.

Li osservo per un ultimo, lungo istante: lontani, i due uomini si guardano in cagnesco.
Nessun armistizio.

Continueranno la loro, personale battaglia per il monopolio del semaforo nell’indifferenza generale.

Pedalo e vado via impotente.


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Attentato a Bruxelles, il «mostro» è lontano?

Attentato a Bruxelles

La finestra sul mondo mostra l’ennesimo film dell’horror.
Schiacciato dalle montagne di righe di codice, riesco a malapena a leggere velocemente le news.
Resto sbigottito: Bruxelles di nuovo colpita a morte da folli kamikaze.

Attentato a Bruxelles, l'orrore a portata di clic

Il mondo, spettatore impotente

Io chiuso nel mio ufficio osservo dal web il Belgio sotto assedio.
Come il resto del mondo, sono uno spettatore impotente.

Immagino miliardi di occhi incollati ai monitor leggere con spavento gli ennesimi venti di guerra, nel cuore dell’Europa.
Con un clic cambio canale.

E’ giunta l’ora della pausa pranzo.
I «mostri» sono lontano, o no?

Due anni fa, la «guerra civile» bruciava Città della Scienza

L’esercito del bene

In Italia si combatte una guerra civile.
Due eserciti contrapposti: il primo formato da noi, napoletani perbene, cittadini italiani, soldati disciplinati governati da generali spesso eroici e a volte traditori.

Siamo le truppe più numerose ma, nonostante ciò, costretti a difenderci, bloccati dietro la trincea.
Le nostre armi sono la cultura, il rispetto delle regole, la legalità, la forza della giustizia e l’idea del bene comune.
Respingiamo ogni forma di prepotenza e neghiamo la violenza, sogniamo una città normale e vivibile.
Crediamo nelle Istituzioni, amiamo la Vita.

Ogni giorno, però, subiamo le angherie dell’altro esercito, le milizie del male, i soldati della camorra.

Napoli, due anni fa la «guerra civile» bruciava Città della Scienza

L’esercito del male

Questi «mostri» sono ovunque, ratti che vivono nell’illegalità, topi senza etica, gente sporca e priva di morale, delinquenti pronti ad uccidere il fratello per conquistare il potere della distruzione.
L’esercito del male, pur se in netta minoranza, è spietato.

Tra le sue file vige l’odio e la vendetta.
Ogni membro è cresciuto tra la violenza e l’arroganza e, anche tra i più giovani, è indelebile il ricordo di un parente morto ammazzato.
La vita di questi soldati non vale nulla, sono consci che moriranno presto e la loro anima è insanguinata, forse incurabile.

Questi «mostri» non credono a nulla perché odiano la Vita.

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L’anniversario

Due anni fa, l’esercito del male ha attaccato e distrutto una nostra fortezza, simbolo della cultura e ritrovo di migliaia di studenti, La Città della Scienza di Napoli.

Come in ogni guerra cruenta, non viene risparmiato nessuno.
Le icone del sapere colpite senza pietà, le strutture cardine della società civile bruciate senza vergogna.

Ebbene, questo triste anniversario, serve a ricordare a noi tutti che in Italia la maledetta «guerra civile» è ancora in atto.
Non abbassiamo la guardia, non dimentichiamolo mai.


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Charlie Hebdo, quale pena per i terroristi?

Ergastolo

L’ergastolo è la condanna prevista: una società civile non può giustiziare i fratelli Kouachi, i due «mostri» autori del massacro parigino «Charlie Hebdo».
Gli assassini meritano la galera a vita, la più dura prevista dal codice penale ma non la pena di morte.
D’altronde, il carcere – oltre ad impedire al killer ulteriori delitti – ha il dovere di rieducare il colpevole: è possibile recuperare le menti di questi pazzi?
Certamente no.
Sono ancora giovani (30 e 32 anni) ma i due terroristi sono persi nel loro fanatismo armato.
Dunque, il carcere a vita come limitazione della libertà personale e garanzia per la società civile è una soluzione valida?

Charlie Hebdo quale pena per i terroristi

Pena di morte

Secondo i terroristi, è in atto una guerra.
La condanna prevista per reati militari è stabilita dalla corte marziale che, in alcuni paesi, prevede anche la pena capitale.
La strage di civili (i giornalisti «Charlie Hebdo») non è una violazione dei diritti militari internazionali giudicabile come crimine di guerra?
L’orrore può essere sconfitto con altro orrore?

Giustiziare degli innocenti, autori di vignette ed articoli, diviene un crimine contro l’umanità perché la libertà di espressione è una valore universale.

Palestina, la terra di Gesù (o terra della morte?)

Nazaret (Israele), la terra di Gesù

Voglio-desidero-devo capire ma sono confuso, necessito di mettere ordine nella mia mente offuscata.

Cerco dei punti fermi, certezze da cui partire perché in una guerra i torti e le ragioni svaniscono al primo colpo di cannone sostituite dalla sete di vendetta, dall’odio reciproco e dalla incapacità di parlarsi (ammesso che una guerra possa avere delle «ragioni»).

Gerusalemme, la capitale di Israele

Parto dall’inizio, dall’anno zero.

Nazareth, la città di Gesù

Gesù è nato e vissuto a Nazaret, un’area geografica a nord dell’attuale Israele.

Israele è uno Stato situato in Palestina, ufficialmente proclamato nel 1948 dopo che l’ONU approva il piano per la ripartizione della Palestina in due stati indipendenti, uno ebraico e l’altro arabo (1947). La capitale dello Stato d’Israele è Gerusalemme.

La Striscia di Gaza è un territorio palestinese confinante con Israele e Egitto, autonomo e autogovernato dal 2005.
Rivendicato dai palestinesi come parte dello Stato di Palestina, è attualmente governato dal movimento di Hamas per conto del governo palestinese ma è al contempo considerato territorio occupato da Israele che ne opera un blocco su tutte le sue frontiere, al centro dunque del conflitto israelo-palestinese. Dal 2012 l’ONU riconosce formalmente la Striscia come parte dello Stato di Palestina, entità statale semi-autonoma.

La striscia di Gaza

Gerusalemme Est, capitale della Palestina

Il wiki-studio continua.

Lo Stato di Palestina (chiamato anche impropriamente solo Palestina) comprende i territori palestinesi divisi della Cisgiordania e della Striscia di Gaza ed è parte, assieme allo Stato d’Israele e a parti di Siria, Giordania e Libano, del territorio storico-geografico della Palestina.

Lo Stato di Palestina proclama Gerusalemme Est quale sua capitale – sebbene la città sia sotto il controllo israeliano.

L’indipendenza dello Stato palestinese fu proclamata prima nel 1988 dall’Organizzazione per la Liberazione della Palestina (OLP) e poi sancita anche dall’ONU (2012) mentre è considerata territorio occupato da Israele che, dunque, non la considera tale.

Gesu in Palestina

Il motivo del conflitto Istraele-Palestina

Bene, ora la questione geografica mi è chiara ma continuo a non comprendere perché, nella terra di Gesù, si continua a morire.

Quale è la scintilla che alimenta l’eterno conflitto?
La religione? I solidi? Il petrolio?

Perché i due popoli non depositano le armi e – in modo definitivo – firmano la pace?

Sono cosciente: questo post non aggiunge nulla al fiume di inchiostro (e di sangue) versato nella Terra Santa ma serve al sottoscritto per ribadire l’impossibilità ad assuefarsi alle “solite” scene strazianti proveniente dal Medio Oriente, al quotidiano bombardamento di civili, ai raid militari ed ai folli kamikaze, all’indifferenza del mondo.

Oggi le motivazioni della guerra sono dimenticate, il conflitto è alimentato dall’odio razziale e dalla sete di vendetta e, dopo più di duemila anni, i palestinesi e gli israeliani continuano a crocifiggere Cristo ogni giorno.
Sempre in Palestina, oggi terra di morte ieri terra di Gesù.

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Tregua Pasquale

Guerre no-stop

In passato anche la guerra più feroce si fermava difronte ad eventi superiori.
Succedeva nell’antica Grecia ove la «tregua olimpica» imponeva lo stop ad ogni forma di odio pubblico e privato: il rispetto per lo spirito di amicizia tra i popoli intrinseco in questa manifestazione obbligava gli eserciti a deporre le armi.

Lo stop temporaneo del conflitto era inteso come una forma di rispetto verso il nemico, anche il più acerrimo.

Oggi – purtroppo – «l’esercito del male» è in azione ventiquattro ore al giorno per sette giorni la settimana per trenta giorni al mese per trecentosessantacinque giorni l’anno.
Praticamente sempre.

Le mille guerre dimenticate

La Pasqua contro le mille guerre dimenticate

I «mostri» non conoscono riposo: operano dal lunedì al lunedì a ciclo continuo, non prevedono pause domenicali.

Questi demoni maledetti dal Signore sporcano la terra di sangue innocente ed agiscono con la ferocia in ogni angolo del Pianeta: dalla centralissima Times Square di New York fino all’angolo più sperduto nel Sud del Sahara.

Hanno nomi sconosciuti ai media (la Milizia Gatluak Gai) e combattono orribili guerre dimenticate, conflitti senza regole ignorati dalle Istituzioni Mondiali, dall’informazione ufficiale ed infine anche da noi, onesti cittadini dell’Occidente civile.

Giunge la Pasqua e sogno la pace: la resurrezione di Gesù Cristo sospenda le guerre religiose, le battaglie tra credenti ed atei ed ogni forma di lotta armata.

E’ un’utopia?
Forse.
Ma la Pasqua non ci insegna che – se ci credi – il miracolo si avvera?


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Renzi: «Gli F35 contro la mafia e nella Terra dei Fuochi»

La dichiarazione di Renzi

«L’Italia, ringraziando Iddio, non è impegnata in nessun conflitto. La possibilità di un’invasione da parte di un nemico straniero è pressoché nulla e minacce aliene sono altamente improbabili. E’ necessario combattere l’unica, vera e sanguinosa guerra che affligge e distrugge il nostro Paese: il «mostro» da sconfiggere non è fuori i confini ma dentro casa. Acquisteremo dieci F35 per difenderci e annientare la mafia, la camorra e la ndrangheta e per controllare la martoriata Terra dei Fuochi».

Così Matteo Renzi non parlò mai.

Renzi e gli F35

F35, a cosa servono?

Il mistero sull’acquisto degli F35 continua: quanti ne compreremo?
A cosa serviranno?
Da chi/cosa dobbiamo difenderci?

Davanti le telecamere i politici si mostrano pacifisti e dotati del buon senso richiesto dalle parti sociali («utilizzeremo quei miliardi per sanità, scuola e sicurezza») per poi smentirsi nelle riunioni private dei partiti e stipulare accordi segreti con le multinazionali («potete state sereni, confermiamo la commessa»)

Oggi la burla viaggia sul web e la bufala è dietro ogni clic.
E difatti anche questa dichiarazione del nostro Premier – tanto auspicata quanto impossibile – è un triste pesce d’aprile tricolore.


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#withsyria

L’hashtag #withsyria

#withsyria è  l’hashtag utilizzato dal web per ricordare il conflitto silenzioso che si consuma in Siria nell’indifferenza globale da tre lunghissimi anni (ammesso che si possa stabilire la data dell’inizio ufficiale di una guerra civile).

Il video è tratto dal sito withsyria.com: anche io mi sono unito a questo movimento.

#withsyria

Un piccolo gesto

Per registrarsi ci vuole un secondo, una piccola azione, un gesto simbolico, un messaggio di pace da inviare ai potenti del Mondo.

Proviamoci, dopotutto anche il più grande degli oceani è composto da milioni di infinitesime gocce d’acqua.

In tutto il mondo, le persone stanno testimoniando ad ogni bambino, donna e uomo coinvolto nel conflitto che siamo con loro, che siamo #WithSyria. Diremo ai nostri leader: non lasciate che il popolo siriano perda un altro anno di spargimento di sangue e sofferenza.

 


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