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Tag: HP (Page 1 of 4)

7 minuti, la distanza tra flessibilità e precariato in un film di Michele Placido [RECENSIONE]

7 minuti, un film di Michele Placido (2016)

Quanto è distante la flessibilità dal precariato?
7 minuti, il film di Michele Placido, fornisce una possibile misura.

Il regista pone una riflessione di estrema attualità: rinunciare ad un diritto per conservare il posto di lavoro, è – per alcuni – un ricatto, per altri un giusto compromesso.

Dipende, da che dipende?
Da che punto guardi il mondo tutto dipende

7 minuti, un film di Michele Placido (2016)

Flessibilità, un sacrificio necessario?

“Che siamo disposte a fare per lavorare?
Tutto siamo disposte a fare”
(Greta (Ambra Angiolini)

Se credi che oggi – nel ventunesimo secolo – la flessibilità sia un sacrificio necessario per continuare a lavorare, accetti (tuo malgrado) la rinuncia imposta dal datore di lavoro.

Se, al contrario, sei convinto che privarsi di un diritto rappresenti il primo passo verso la totale cancellazione delle norme a tutela dei dipendenti, allora ti opponi con tutte le tue energie.

E questo accade nel film di Michele Placido: le rappresentanti delle lavoratrici dibattono con posizioni opposte.
Accettare la proposta/ricatto dei nuovi vertici aziendali oppure contrastare la dirigenza per non arretrare?

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I nostri 7 minuti

Se scaviamo nella nostre coscienze di lavoratori, possiamo affermare – senza ombra di dubbio – che ogni dipendente (privato) ha affrontato, prima o poi, i famigerati 7 minuti del film.

A partire dal sottoscritto (i nostri 7 minuti sono conservati nell’ebook gratuito Gli ultimi giorni di HP Pozzuoli).

Dunque, è chiaro a tutti: la distanza tra flessibilità e precariato si ridurrà sempre più nel prossimo futuro.
Sbucheranno dal cilindro politico nuove espressioni, appellativi moderni e termini anglosassoni pronti a nascondere l’amara verità: se vuoi lavorare, rinuncia ai tuoi diritti.

Subire o resistere?
Dipende, da che dipende?

Dalla propria dignità.


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Si può vivere di Matematica? Risponde la prof [INTERVISTA]

«Con la Matematica non potrà vivere» (1998)

«Con la Matematica non potrà vivere. Le spiace se accendo una sigaretta?»
Nel 1998 Page e Brin creano Google, Cossiga e Mastella fondano l’Unione Democratica della Repubblica ed il sottoscritto – giovane neolaureato – affronta le prime sfide per entrare ufficialmente nel mondo del lavoro.

Con la passione in tasca e l’amore per la Matematica, invio curriculum e sostengo colloqui.

L’uomo con la sigaretta lancia l’anatema: la Matematica è affascinante, nobile ma non ti riempe la pancia?

Alla fine avrà ragione: lavorerò nel mondo dell’Informatica e la Matematica resterà la parentesi accademica della mia vita.

Ornella, prof di Matematica ed ex informatica

L’intervista alla prof. Ornella

La Matematica del ventunesimo secolo

A distanza di vent’anni, ritorno sul brusco concetto dell’uomo con la sigaretta: nel ventunesimo secolo, si può vivere di Matematica?

Risponde la mia amica Ornella, laureata alla Federico II di Napoli (con il sottoscritto) ex informatica (collega prima in EDS e pol in HP) ed oggi professoressa esimia della Scienza Regina.

Ornella, nonostante il sangue infetto dai byte, è rimasta fedele alle sue convinzioni.
A differenza del sottoscritto.

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Matematica e lavoro

D: Ornella, come si è evoluta la tua carriera lavorativa dalla laurea ad oggi?
R: Mi sono laureata in pieno boom informatico, a ridosso dell’avvento dell’euro e dell’anno 2000: le aziende informatiche cercavano personale come il pane, in particolare laureati in discipline scientifiche.
Mi ritrovai a sostenere un colloquio senza aver neanche mandato il curriculum, forte del mio voto di laurea.
Per circa 15 anni ho lavorato come informatica, prima in Eds, poi in HP e da 3 anni sono approdata nel mondo della scuola rispolverando la mai sopita passione matematica.

D: In pieno boom tecnologico, consiglieresti ad un giovane di iscriversi alla facoltà di Matematica?
R: Si, assolutamente SI!
La tecnologia si evolve in fretta, tutto diventa obsoleto nell’arco di al più 6 mesi.
Ciò che invece dura per sempre è la capacità di affrontare e risolvere i problemi in maniera strutturata ed organizzata, capacità che lo studio della matematica aiuta ad affinare e perfezionare.
La tecnologia si impara in qualsiasi momento, con un buon manuale e tanto spirito di iniziativa: la capacità di ragionare, invece, va coltivata e sostenuta con percorsi di studio ad hoc.

Matematica o Informatica?

Matematica, vent’anni dopo (2017)

D: Con l’esperienza di un lavoratore triturato dalla crisi economica, sei pentito della scelta universitaria?  Se avessi saputo, avresti puntato su una facoltà più vicina alle richieste esplicite delle aziende?
R: Studiare in funzione di ciò che oggi richiede il mercato è una scelta sbagliata in partenza: da recenti studi è emerso che il lavoro che un giorno faranno i nostri figli, oggi non esiste ancora.
Sono convinta che vadano coltivate le proprie inclinazioni, cercando di maturare competenze che siano il più possibile trasversali.
Studiare matematica, a mio avviso, risponde alle richieste di tante aziende: mai sentito parlare di problem solving?
Per non parlare, poi, degli skill motivazionali: provateci voi a sostenere un esame in cui bisogna dimostrare centinaia di teoremi!
Se non è motivazione questa!
L’unico motivo per cui in qualche occasione mi sono pentita di aver studiato matematica è il fatto che non sia qualificante a livello professionale: un matematico non può esercitare la libera professione come un avvocato o un ingegnere e questo è senza dubbio un limite.

D: A distanza di vent’anni, analizzo la carriera di quel gruppo di matematici.
Molti insegnano, altri programmano: è questo il destino dei futuri matematici?
Divisi tra scuola e società informatiche?
Non è riduttivo per l’importanza degli studi affrontati?
R: Da quando lavorare è riduttivo?
Se guardi il bicchiere mezzo pieno scopri che nessuno di noi ha avuto difficoltà a collocarsi nel mondo del lavoro, che tanti hanno saputo riciclare le proprie conoscenze in un contesto completamente diverso: studiare matematica ci ha regalato un’elasticità mentale che non è da tutti!

La Matematica e la scuola

D: La scuola persiste nel suo schema secolare: l’insegnante difeso dalla cattedra, gli studenti incollati al banco ascoltano e scrivono (nel migliore dei casi).
Ornella, credi che la scuola debba rivedere il rapporto professore/alunno?
La Matematica, necessita di nuovi strumenti didattici?
R: Oggi la scuola è attraversata da due anime: c’è forte spinta al cambiamento ma anche tanta resistenza all’innovazione.
A questo va aggiunta una platea studentesca con degli stili di apprendimento lontanissimi da quelli a cui noi adulti siamo abituati.
Sono molti gli insegnanti che si mettono in discussione e sperimentano proposte didattiche innovative che si allontanano dalla classica lezione frontale.
Per la matematica, in particolare, c’è un orientamento ad un approccio più “problematico” che assiomatico che fornisca agli studenti gli strumenti per risolvere problemi sempre più vicini alla realtà.

D: Ornella, perché la Matematica è spesso odiata dagli studenti? 
Come descrivi il tuo rapporto con la Matematica?
R: Gli studenti detestano studiare cose di cui non percepiscono l’utilità, tanto più se mettono fortemente alla prova le loro capacità intellettive.
La matematica è senza dubbio un oggetto misterioso: è dappertutto ma loro non la vedono!
Lo sforzo principale nell’insegnamento è riuscire a far loro intravedere la matematica che è intorno, a far capire loro che cerchiamo insieme di strutturare pensieri e concetti che già posseggono.
Il mio rapporto con la Matematica oggi è fortemente viziato dall’essere stata un’informatica: tutto ciò che ho studiato lo rivedo e lo rielaboro alla luce dell’esperienza vissuta.
Anche nelle spiegazioni la mia visione è fortemente orientata ai processi, alla ripetibilità, alla deframmentazione dei problemi: uso molti schemi e mappe, cerco di educare i ragazzi all’analisi ed alla logica e (ANATEMA!!) non pretendo che ricordino formule a memoria … può darsi che sbagli, col tempo correggerò il tiro!

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La prof contro l’uomo con la sigaretta

D: Ripenso all’uomo con la sigaretta ed alla sua profezia: «con la Matematica non potrà vivere». Ornella, sei capace di smentire tale affermazione?
R: Diciamo che “Con la Matematica non potrà vivere nell’oro” è certamente vero ma è anche sorprendentemente vero che la Matematica insegna a vivere e ti dà strumenti per affrontare i problemi con un po’ di consapevolezza in più.

D: Ornella, sei in una classe del quinto anno delle superiori.
Devi spiegare perché la Matematica è «bella ed affascinante»: a te la parola.
R: Quando voglio stupire i miei alunni propongo una ricerca sulla successione di Fibonacci, denominata la successione di Dio, che regola tantissime cose presenti in natura: è bellissimo vedere le loro facce quando scoprono che anche la distribuzione dei petali di un fiore è regolata da una legge matematica e che i numeri non sono aridi come credevano!
A volte propongo anche qualche video divertente (ad esempio, il matematico Eduardo Saenz de Cabezon per farli riflettere sulle conquiste del pensiero: un teorema è per sempre!

D: Siamo ai titoli di coda: osservazioni matematiche libere
R: Cioè, che vuoi sapere?
Se finalmente ho imparato l’enunciato del Teorema del Dini in tutte le salse?

No, niente da fare!


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La storica serata degli ex Database, EDS ed HP: parla Emma, l’organizzatrice [INTERVISTA]

Perché rivedere gli ex colleghi di lavoro?

… ho visto Paola seduta su una panca, ci siamo strette in un abbraccio e lei mi ha sussurrato tra i singhiozzi che non era giusto, che era troppo triste e che avremmo dovuto incontrarci tutti in situazioni diverse, in allegria.

Intervisto Emma, l’ex collega che, dopo più di vent’anni, si è dimessa da HP – la multinazionale americana per la quale lavoravamo – ed oggi è fautrice di un incontro storico.

Al suo invito, rispondono quasi cento informatici conosciuti negli ultimi ventisette anni.

Emma, l'organizzatrice del raduno degli ex colleghi Database, EDS, HP, Maticmind, Lutech

L’intervista ad Emma, l’organizzatrice

D: Emma, come e quando ti è balenata l’idea di radunare gli ex colleghi di lavoro degli ultimi ventisette anni?
R: Tutto è scaturito da un evento molto triste.
Mi trovavo al funerale di un ex collega venuto a mancare improvvisamente, la cosa mi aveva colpito profondamente, con la mente un po’ annebbiata continuavo a guardarmi intorno scrutando le facce dei presenti.
Erano proprio tanti e tantissimi erano i colleghi ma anche gli ex colleghi come me.
Ad un certo punto ho visto Paola seduta su una panca, ci siamo strette in un abbraccio e lei mi ha sussurrato tra i singhiozzi che non era giusto, che era troppo triste e che avremmo dovuto incontrarci tutti in situazioni diverse, in allegria.
Sono convinta che entrambe avessimo in mente che ci eravamo perse questa opportunità con Mino ma che lo stesso errore non doveva ripetersi in futuro.
Dopo qualche giorno mi sono detta: lo faccio!

D: Quanti hanno aderito all’iniziativa?
R: Eravamo 98.

D: Scusami se insisto ma devo porti una domanda scomoda.
Se due persone desiderano incontrarsi – anche se non lavorano più insieme – possono vedersi come e quando vogliono.
Organizzare una serata per convocare gli ex colleghi, non credi sia superfluo (o da ipocriti)?
R: L’ipocrisia non mi appartiene e chi mi conosce lo sa bene.
Credo che molti si siano incontrati anche prima di questo evento e lo faranno in futuro, ma rivedersi tutti insieme dopo tanto tempo, come se ci fossimo lasciati il giorno prima, credo non abbia prezzo.
Dopotutto, chi è intervenuto lo ha fatto liberamente sapendo che dietro questa serata non c’erano secondi fini o personaggi da corteggiare per “interesse”.
Ciò che ci accomunava erano e sono i bei ricordi e un’amicizia più o meno profonda ma pur sempre tale.

Il raduno degli ex colleghi Database, EDS, HP, Maticmind, Lutech

Il momento più toccante: il ricordo di Mino

D: Emma, che emozioni hai provato durante l’evento?
Il momento più toccante (se c’è stato)? 
Quali sentimenti hanno animato la serata?
Ad esempio, hai notato imbarazzo nel rivedere persone perse da oltre dieci anni?
R: L’emozione predominante è stata l’allegria, c’erano sorrisi sinceri ovunque, ben documentati dalle bellissime foto di Pietro.
C’era l’azienda che avevo trovato ad inizio carriera in Database, gente spensierata e ben disposta verso gli altri, qualche imbarazzo iniziale per qualcuno ma poi basta.
Quella era la mia gente, il tempo e le difficoltà ci hanno spesso resi peggiori, ci hanno incattiviti, ma per una sera eravamo nuovamente quelli di un tempo.
E’ stato emozionante!
Mi ha colpito molto la “riconoscenza” dimostratami da alcuni per ciò che avevo organizzato: una poesia, una statuina come riconoscimento per essere la “migliore organizer del mondo”, una maglietta simpaticissima, una rosa …. e tantissime belle parole.
Il momento più toccante è quando ho spiegato a tutti come era nato l’evento e quindi, per qualche attimo Mino è stato con noi, nella mente di ognuno, anche altri amici/colleghi persi in questi anni sono stati lì, con noi.

Il raduno degli ex colleghi Database, EDS, HP, Maticmind, Lutech

I «mostri» del passato

D: Scommetto che il LAVORO è stato il tema principale della serata ed i RICORDI hanno monopolizzato le discussioni.
R: Non mi è sembrato si parlasse di lavoro, tranne in qualche caso raro.
Da quello che ho potuto constatare, si stava insieme chiacchierando un po’ di tutto, come si fa di solito quando ci si incontra tra dei vecchi amici dopo tanto tempo.

D: Emma, come è il tuo rapporto con il tempo che fu? Temi i «mostri» del passato?
R: Ho deciso da tempo di rimuovere i «mostri» del passato, l’ho detto anche quando mi sono dimessa nella mia e-mail di saluto.
Ho deciso di portare via con me solo le cose belle.
Resta, ovviamente, la consapevolezza di quale sia stata la mia storia vera.
Nel bene e nel male, tutto ha contribuito a rendermi ciò che sono oggi ma a che serve struggersi pensando agli eventi negativi passati?

Il raduno degli ex colleghi Database, EDS, HP, Maticmind, Lutech

Il periodo più bello (ed il più difficile)

D: Dei tanti anni trascorsi nel mondo dell’informatica, quale il periodo più bello ed il più difficile?
R: Tanti sono stati i momenti belli, partendo dal corso di formazione insieme ad alcuni che poi sono rimasti i miei amici storici, passando per il periodo dell’anno 2000 con la mitica trasferta in Germania, le lotte sindacali che pure mi hanno regalato l’amicizia di splendide persone.
Il periodo più difficile è stato invece quello dell’emarginazione lavorativa, della consapevolezza di una volontà aziendale di smantellare il sito di Pozzuoli con la conseguente corsa al “si salvi chi può” che ha portato al logoramento dei rapporti umani tra colleghi.
Forse questa rimpatriata, inconsciamente, serviva anche a dimostrare a noi stessi che un altro mondo è possibile.

D: Soddisfatta della serata oppure cambieresti qualche dettaglio?
Non mi dire che hai intenzione di ripetere l’evento!
R: Direi che la serata è andata proprio bene, il posto era giusto, il servizio buono e le persone felici.
Forse cambierei un po’ il menù che non mi ha del tutto soddisfatta e l’aspetto esteriore della torta, che però era molto buona.
Credo che eventi simili siano belli perché unici, comunque lasciamo che sia il tempo a decidere se una replica sarà possibile ed avrà un senso.

Il raduno degli ex colleghi Database, EDS, HP, Maticmind, Lutech

Mino, ti ricordi quella volta che …

Mino, un mese dopo

Stasera, mentre nuoto, nel silenzio della piscina interrotto solo dalle bracciate, riemergono mille immagini.
Respiro, nuoto, respiro, nuoto: il movimento automatico nasconde la fatica ed aiuta a riflettere.

E’ trascorso un mese da quel maledetto giorno.
Una realtà  impossibile da comprendere ed accettare.

Per chi ti è stato vicino, voluto bene, frequentato.
Ma soprattutto, per chi ti ha amato: la tua famiglia.

A loro va questo post, senza nessuna pretesa, solo un ricordo di chi ha ti conosciuto e non dimentica.

Mino, il ricordo degli amici

Quando ci siamo conosciuti

Mino, non ricordo l’anno esatto.
Il flashback, invece, è nitido.
Forse perché spuntasti da una scatoletta, tu gigante buono racchiuso in una minuscola utilitaria.

Era il 1998 credo.
Un’uscita tra colleghi di lavoro, uno dei primi incontri dopo l’ufficio per rafforzare lo spirito di squadra e conoscersi meglio.

Dopotutto eravamo giovani, neoassunti in EDS – l’importante multinazionale americana dell’Information Technology al pari di IBM – e Caserta era la nostra Silicon Valley.
Ragazzi armati di entusiasmo contagioso, con la voglia di bruciare le tappe, curiosi di scoprire il mondo dopo l’Università.

Quanti eravamo?
Trenta? Quaranta?

A distanza di anni, i ricordi sono sbiaditi.
Però, quel particolare bizzarro, lo rammento bene: BG, la targa della tua mini-auto, la provincia come il tuo cognome 🙂

Mino, i ricordi dei colleghi di lavoro

Annarita, collega di progetto

Filomena e Ferdinando

Eh si, per lui il mondo era diviso in due: da una parte c’erano le Filomene e dall’altra i Ferdinandi!

Quando dovevamo chiamare il collega a Roma per una riunione, Mino ci diceva sempre «allora chiamiamo Filomena e poi a Ferdinando ed organizziamo la riunione» oppure al caffè «chiama a Filomena e dille di venire che si fa tardi».

Non potevi sbagliare quindi, perché il nome della collega te lo ricordavi sempre. 

Ci sono cascata diverse volte, poi alla fine mi sono sentita anche io molto Filomena, perché in fondo è vero, siamo tutti un po’ Filomena e Ferdinando, non ci si può sbagliare!

Mino, rappresentante RSU

Antonello, l’amico di sempre

A machina nova

Eravamo a pranzo e ti arrivò una telefonata di Maria (come al solito): ‘Mino ho preso una botta con la macchina …’ ti disse e tu: ‘Mariaaaaaaaaaaa, a machina nova!!!!’

Al chè io risposi: ‘scusa Mino, ma la tua macchina già ten 3-4 ann, ma è sempr nova? Quando cambia lo status da machina nova a machina e basta ?’.
E tu: ‘Pe me è sempr nova!!!’
Ed io: ‘va buò ja PRUSUTT …. chiedi a tua moglie se sta bene…’.

Mino chiese alla moglie: ‘Ma che s’è fatt ?’
Maria : ‘Io, niente’
Mino: ‘No, tu! A machina!!!!!’

Mino ed Antonello, amici da sempre (e per sempre)

Il pensiero di Paola

Per Maria

Ti prendevamo sempre in giro, Antonello e io, per il fatto che qualunque cosa facessi, dovessi prima avere l’autorizzazione di Maria.

Anche quando facemmo questa ‘reunion’ con i vecchi colleghi, chiamasti Maria … forse per chiederle cosa dovevi mangiare.

E quando dovevi comprare qualcosa?
Prima una telefonata a Maria, la tua autonomia di spesa non andava oltre i dieci euro, come ti rinfacciavamo sempre.

Non potevi fare nulla senza di lei, ci ripetevi sempre, e noi fingevamo di non ammirare la vostra intesa di coppia.

Continua a starle sempre vicino, amico mio …

MIno e Paola, a pranzo - come ogni giorno lavorativo

Angela, i ricordi di 20 anni

Mino, ti ricordi quella volta che…

Quante cose dovremmo ricordare, in questi nostri vent’anni di amicizia.

La festa per il tuo compleanno (forse 1997-1998), a casa tua, periodo di carnevale: nu’ casin’, coriandoli dappertutto che ti sei ritrovato anche dopo anni, torte in faccia, vetro di una porta rotta … che capa frisca che in quei in tempi avevamo.

La festa per il compleanno mio (forse 1998 o 1999): c’erano anche dei nostri colleghi EDS americani e tu che raccontavi le barzellette in napoletano e c’era chi traduceva per te.
Ad un certo punto però della barzelletta tu avresti dovuto dire “bell’ e buon’, ti fermasti, bloccasti la persona che traduceva e dicesti, adesso voglio tradurre io in inglese:”good and beatiful”.

E di quella volta che mi chiedesti di organizzare una cena a casa mia, con i nuovi assunti EDS, perché tra questi c’era Maria e Maria che si presentò con la cugina, del tipo “io, mammat’ e tu” e tu che ci rimanesti male.

E quando mi chiamasti dall’isola d’Elba per dirmi della bella novità, del tuo “fidanzamento” con Maria.

Del tuo matrimonio, del vostro matrimonio, della tua felicità, della vostra felicità … 

E delle volte che raccontavi di tua madre, vita reale trasformata in una continua barzelletta.

E a proposito di barzellette, quante volte ti ho “costretto” a raccontare “sempre”, “sempre” la stessa barzelletta, quella dei francescani e gesuiti che tu solo sapevi raccontare, ancora adesso io non saprei dopo tante volte.

Ti ricordi, ti ricordi, ti ricordi … un’infinita catena di ricordi, come vorrei che non fossero più solo questi …

Sei nel mio cuore, nella mia testa e lo sarai sempre.

Cia’ cia’ amico mio sce’

Mino ed Angela, amici da vent'anni e mille ricordi

 

Ciao Mino

Mino, perché ti scrivo

Mino, sei sempre stato un tipo schietto.
E allora, sarò schietto anche io con te.
Non sono sicuro di voler condividere questo post, lo scrivo sull’onda dell’emozione, poi decido.

Rifletto: un tuo familiare, parente, amico, un giorno qualsiasi, per una serie di clic casuali tipici del web, capita su questa pagina.
Leggere il ricordo di chi ti ha conosciuto potrebbe suscitare – per un istante – un dolce sorriso.

Pubblico per lasciare una testimonianza.
Per la tua famiglia, per i tuoi amici.
Per chi ti ha voluto bene.

Mino, mi piace ricordarti in questo scatto dove, con la tua solita schiettezza, parli al sindaco di Napoli

Mino, il gigante buono

A chi non ti conosceva, potevi sembrare burbero.
Con quello sguardo severo, l’altezza di un giocatore di basket e la corporatura massiccia, intimidivi il prossimo.

Apparivi una montagna difficile da scalare.
Invece, eri per tutti noi, il gigante buono.

Sei stato strappato alla vita, a soli quarantanove anni.
Strappato alla tua famiglia.
Già, la tua famiglia, che mai avresti abbandonato.

Da quanto tempo ti conoscevo?
Vent’anni?
Un pezzo di strada percorso insieme, prima in EDS, poi in HP, oggi in Maticmind.
Eppure, nonostante la stessa società, non abbiamo mai lavorato insieme.
Strano, vero?

Un giorno, durante il travagliato passaggio da HP in Maticmind, mi parlasti a quattr’occhi.
Per chiarire che, nonostante opinioni opposte, mi stimavi e reputavi il mio punto di vista interessante.
Ecco il vero Mino pensai: sincero, diretto, senza giri di parole.
La tua schiettezza stonava con quel mondo di compromessi, inciuci e frasi dette e non dette: il sindacato.

Eri rappresentante RSU, in difesa di noi lavoratori.
Perché il senso di protezione ce l’avevi scritto nel DNA.
Con quella stazza imponente, sembrava che volessi difendere il mondo intero.

Ce l’hai messa tutta Mino, lo sappiamo.
Ed oggi possiamo solo ringraziarti.

In ufficio, il giorno dopo

Tornare in ufficio, il giorno dopo, accendere il computer, parlare con i colleghi, riprendere.

Sembra impossibile continuare senza te.
Senza il tuo vocione che chiama i soliti amici per un caffè oppure ascoltare un commento sul nostro Napoli condiviso nell’open space.

E’ davvero surreale.

Molti sono assenti.
Chi c’è, con la testa nel monitor e le cuffie nelle orecchie, si isola per non pensare.
L’aria in ufficio è impregnata di un’infinita tristezza.

La giornata lavorativa finalmente termina.
Giunge il sospirato momento.
Vado via.
Osservo ancora la tua postazione.
Con lo sguardo, ti saluto.

Salgo in bici, pedalo.
Attraverso la città, la vita continua col solito caos disordinato.
Però non è detto che tutto debba continuare come sempre.
Perché ci sono giorni che segnano l’esistenza.

L’aria fresca di questo maledetto 17 febbraio colpisce il volto e punzecchia gli occhi.
Pedalo ancora.
Una lacrima scende sul viso, nascosta dalla maschera antismog, cade sulla guancia fino alla bocca.
Ne segue un’altra.

Sono lacrime calde.

Ciao Mino.

El Cafesino, buon primo compleanno!

El Cafesino, auguri!

El Cafesino compie un anno.
Andrea ed Erika, genitori felici, festeggiano orgogliosi.
Fieri della giovane creatura, offrono caffè e pasticcini agli amici.

L’evento mondano non passa inosservato agli occhi attenti del sottoscritto, reporter on the road del Centro Direzionale di Napoli.

L’inchiesta scotta – come il buon caffè di Andrea.
Perché la data di nascita di El Cafesino è la prova schiacciante: si tratta di un chiaro caso di destini incrociati.

Erika, moglie di Andrea e mamma de El Cafesino

El Cafesino e Maticmind

Gennaio 2016, nasce Maticmind Napoli
Poco distante, i vagiti di El Cafesino attirano la nostra attenzione, novelli abitanti dell’isola G6.

Soffia il vento di febbraio, cade la pioggia pazzarella di marzo, ci scongeliamo con il primo, dolce sole di primavera, cerchiamo refrigerio dal caldo torrido d’estate.
Insieme ad Andrea, Erika ed i ragazzi dello Staff, trascorriamo le nostre pause di lavoro: al bar, sempre disponibili, ad ogni stagione, pronti a rifocillarci.

E’ trascorso il primo anno.
Volato via tra mille novità.
Andrea Petringolo, emozionato, ringrazia e saluta da dietro al bancone – come sempre.

La giovane famiglia guarda avanti: il tempo di un brindisi e poi si torna a sfornare caffè per tutti i gusti.

Andrea Petringolo, papà de El Cafesino

Lo Staff

Dietro ogni successo, opera sempre una squadra coesa.

Uno scatto per immortalare i collaboratori di Andrea ed Erika: Stefany, Cosmin, Francesca (manca all’appello l’altra Francesca).

Sono – a tutti gli effetti – parte essenziale della grande, giovane famiglia di El Cafesino.

El Ccafesino, lo staff

Niente «mostri», oggi si festeggia!

Oggi (9 gennaio) è un giorno di festa.
Niente «mostri» da combattere, amici  Lettori, c’è da festeggiare un compleanno.

Depongo lo smartphone nel taschino, mi accomodo, gusto un un buon caffè.
Da El Cafisino, ovviamente 🙂

El Cafesino, il bar al Centro direzionale isola G7


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faCCebook reloaded 2016, un anno di «mostri»

Gennaio, parte Maticmind Napoli

Il giorno degli scatoloni sancisce la fine dell’epopea HP (e dell’anno).
L’apertura del 2016 è da cerchietto rosso sul calendario: l’avventura Maticmind entra nel vivo con l’inaugurazione della nuova sede al Centro Direzionale di Napoli.

Voltiamo pagina.
Ripartiamo.

Il giorno degli scatoloni: dopo dieci anni, l'ultimo giorno di lavoro a via Antiniana (dicembre 2015)

Libri, la passione di una vita

Più leggo, più scrivo.
Un loop nel quale amo perdermi.

Condividere con Voi, amici Lettori, le recensioni dei libri, genera post gratificanti (e, auspico, utili per chi desidera acquistare l’opera).

Con un clic sulla categoria Media, rivedo le mille pagine degli ebook divorati nel 2016.

I sei volumi dell’avvincente saga dei Luxiani di Jennifer L. Armentrout (gli alieni sono tra noi) alla eccezionale biografia di Adriano Olivetti scritta da Carlo Mazzei, passando tra i romanzi gialli, sportivi, d’amore e d’avventura fino al capolavoro di Michael Dobbs, House of cards.

Storia di donne, uomini, trame inventate, immaginate, a volte drammaticamente vere, sempre meravigliose.

Libri amati, goduti rigo per rigo, recensiti.

Resta forte la convinzione: la prima arma da utilizzare contro i «mostri» di ogni forma, colore e razza è nascosta tra le pagine di un buon libro.
Si chiama Cultura.

Non temete per noi, la nostra vita sarà meravigliosa: Storie di ragazzi che non hanno avuto paura di diventare grandi, di Mario Calabresi

Io, giornalista per un giorno

Il 2016 scappa via e regala al sottoscritto innumerevoli soddisfazioni.

La gioia di vedere su Vivere, il giornale del Centro Direzionale, il post sul muro del carcere di Poggioreale resta indelebile.

Io giornalista per un giorno: un sogno realizzato.

«Il muro di Poggioreale» su Vivere, il mensile del Centro Direzionale di Napoli

147 post contro l’assuefazione

I 147 post pubblicati nel 2016 – in media tre a settimana – contengono un unico, potente messaggio: mai assuefarsi.

Perché l’assuefazione è indice di rassegnazione e la rassegnazione porta alla resa.

Quando ripartirà il servizio di bike sharing a Napoli?
E’ utopia ripristinare i dispenser gratuiti per la raccolta degli escrementi dei cani lungo i marciapiedi infestati?
Sarà riaperta l’area giochi per i bimbi al parco del Poggio chiusa da mesi?

Oltre alla denuncia, ricordo con piacere gli articoli con le gallerie fotografiche realizzate dopo una visita speciale.
Per combattere l’assuefazione alla bellezza dei nostri luoghi.

Come agli Scavi di Ercolano, la meravigliosa macchina del tempo oppure le stupende grotte di Seiano.

Capri dalla Gaiola, Grotte di Seiano

2016, l’anno delle interviste

Intervistare amici e conoscenti, sconosciuti, scrittori in erba, personaggi affermati o chiunque desideri dibattere di un argomento particolare è uno degli obiettivi della mia casa digitale.

Accendere il riflettore – anche solo per un giorno – su una persona rende speciale il post.

Come è accaduto, ad esempio, con Mario Cavaliere, l’instagramer di successo, Luciano Esposito, autore di Abbi fortuna e dormi oppure con Andrea Petringolo, il proprietario di EL CAFESINO, il bar sotto l’ufficio (solo per citarne alcuni).

Un clic sulla categoria Interviste per leggere la soddisfazione che trapela tra le domande e risposte, sempre argute, mai banali dei graditi ospiti di faCCebook.

Andrea Petringolo e lo staff de EL CAFESINO (Centro Direzionale di Napoli, isola G7)

I miei primi 1000 km in bici

Mille chilometri in bici, la rivoluzione personale nel trasporto urbano.

Pedalare per spostarsi in città, scoprire nuove prospettive, il tubo di scappamento dell’auto resta freddo, l’ambiente ringrazia, la salute ne guadagna: io faccio la mia parte, vado al lavoro in bici.

Anche nel 2017.

Nel 2016, i miei primi 1000 KM in bici

In redazione con Antonio P. Beni

La collaborazione col talentuoso Antonio P. Beni è un’altra importante novità dell’anno appena trascorso.

Le divertenti risposte (con pratici consigli) alle domande poste dai Lettori nella rubrica «Domande perBeni», rappresentano un punto di vista diverso ed originale.

Il sottoscritto ringrazia lo scrittore «nato nel nel centro del mediterraneo» per i post surreali ed unici.

La redazione, ovviamente, è aperta a tutti.
Anche a Te che, proprio in questo istante, sei giunto fin qui.

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Addio 2016, evvvia il 2017!

Riavvolgo velocemente il nastro del film di questo intenso anno.
I vecchi «mostri» sono già alle spalle.

Un respiro profondo, un istante di concentrazione, il 2017 è ad un metro, pochi passi ed inizia una nuova avventura.

Mi resta un ultimo, sentito rigo da digitare, un grazie speciale, caro Lettore.

Auguri sinceri a Te ed i tuoi cari per l’anno che verrà.


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SMAU Napoli 2016: promossi e bocciati

Salvatore Rullo, da HP a speffy.com

Conosco Salvatore dal 1998.
Lui un Project Manager, il sottoscritto un neoassunto fresco di laurea.

Entrambi in EDS, una importante multinazionale americana confluita – dopo una mastodontica fusione tra colossi dell’Information Technology  – nell’HP (come è andata a finire in Gli ultimi giorni di HP Pozzuoli, ebook gratuito).

Salvatore, anticipando la crisi, lascia il gigante per ricominciare da zero.

Oggi è responsabile di Dasir Tech, una giovane azienda informatica creatrice – tra l’altro – di Speffy, il motore di ricerca di palestre e centri sportivi.

Un salto allo stand della Dasir Tech allo SMAU Napoli 2016 è obbligatorio.

La sua scelta, rispetto agli standard culturali vigenti nella nostra nazione ingessata, va controcorrente.
Un mix tra coraggio imprenditoriale e passione per lo sport: in bocca al lupo Salvatore, ti seguo con interesse!

Salvatore Rullo di speffy.com allo SMAU Napoli 2016

Anna Pernice, fashion travel blogger

Il tema del workshop di Anna Pernice è vitale: lo storytelling.
Parola chiave per i blogger: l’arte del narrare.

Al di là dei concetti per addetti ai lavori, acronimi impossibili, trucchi e strategie, la brava giornalista di moda e viaggi – il suo blog, I consigli di una fashionista in giro per il mondo – evidenzia un aspetto sul quale concordo appieno: il racconto deve emozionare il Lettore.

Un articolo di giornale, il post della tua casa digitale: il successo dipende dalla reazione emotiva che trasmette.

E’ una regola vecchia come il pianeta, intrinseca nell’animo umano.
La medesima regola sulla quale si basano le favole, storie ricordate da tutti, storie ricordate nel tempo.

Storytelling, il workshop di Anna Pernice allo SMAU Napoli 2016

Stand istituzionali: ripetitivi e superati

Anche quest’anno, al sottoscritto, gli stand istituzionali, continuano a deludere: stantii, con i soliti slogan inzuppati di «start up», «innovazione», «facciamo rete».

La prosopopea al potere.

Concetti esposti da chi non è credibile, per trasparenza, sincerità, convinzione.

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SMAU Napoli 2016, promossi e bocciati

Lo SMAU partenopeo chiude i battenti.

Ai falsi innovatori – società con grossi capitali ma bloccate dalla peggiore burocrazia italiana – preferisco le idee fresche e coraggiose dei vari Salvatore ed Anna, professionisti convinti della propria forza e capaci di proporre un modello imprenditoriale e tecnologico originale.

Sono loro i veri motori dello SMAU.


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Maticmind Napoli, buon (primo) compleanno!

15 ottobre 2015 – 15 ottobre 2016

Il 15 ottobre Maticmind Napoli festeggia il primo anno di vita.
Siamo sempre noi, gli ex centoventi dipendenti di HP Pozzuoli trasferiti dalla sede campana della multinazionale americana presso la filiale partenopea della società milanese (l’intera, drammatica vicenda è raccontata nell’ebook gratuito Gli ultimi giorni di HP Pozzuoli).

Dopo un anno, come procede la vita in Maticmind?
Quale futuro ci attende?

Inaugurazione di Maticmind Napoli

Maticmind Napoli, il primo chilometro

Il percorso è lungo, pieno di insidie ed il traguardo ad una distanza inimmaginabile.
Però abbiamo percorso il primo chilometro.
Con una casacca diversa, uno stile nuovo, superiamo già i primi mille metri.

Un traguardo insignificante oppure un risultato importante?

Il primo chilometro, in una maratona di cento chilometri, può non significare nulla oppure essere fondamentale.

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Quale futuro per il neonato?

Oggi, con una sola candelina sulla torta, non riesco ad immaginare quale tragitto seguiremo nel prossimo futuro.

Il neonato è ancora troppo piccolo per comprenderne il destino: sarà un giovane pieno di entusiasmo, forte, intelligente ed indipendente?
Oppure – e nessuno se lo augura – crescerà pigro, privo della forza per staccarsi dal cordone ombelicale di mamma HP e vivrà sotto l’ombra (e la continua minaccia) dell’ingombrante passato?

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Il sondaggio: credi nel neonato?

Il primo chilometro è andato.
Giunti al traguardo – stremati per la distanza percorsa, le insidie affrontate, i tradimenti di chi avrebbe dovuto tutelarti, la fatica della gara affrontata giorno per giorno, ci guarderemo indietro.

Solo allora stabiliremo se quel 15 ottobre 2016, il fatidico primo chilometro, sarebbe stata una tappa da ricordare oppure una bolla di sapone.

E tu, come lo vedi il futuro di Maticmind Napoli?
Vota il sondaggio

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(ps: i ricavati li devolverò in beneficenza)

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I colori del murales di Bagnoli

Murales di Bagnoli, se non ci fosse?

Se il muro non fosse dipinto con i colori della fantasia sarebbe un’opera anonima.
Si ridurrebbe all’ennesima parete amorfa mangiata dai fantasmi dell’Italsider.

Perché a Bagnoli, prigioniera da sempre del «mostro» siderurgico per antonomasia, la vivacità dei murales rappresenta una boccata d’aria fresca.

Come accade a Materdei, anche il disegno all’entrata della stazione della cumana di Bagnoli, strappa un sorriso.

Anzi,una meritata fotografia.

I colori del murales di Bagnoli

Scuola e lavoro

Conosco bene Bagnoli.
Una manciata d’anni fa, a pochi passi dal murales, frequentavo le scuole superiori.
Mi licenziai dall’allora VIII ITIS (oggi Augusto Righi) con un immeritato voto (il tempo ha rimediato all’ingiustizia).

Negli anni duemila tornai per lavoro: la sede dell’HP – la multinazionale americana per la quale  operavo – a pochi chilometri dal murales (le drammatiche vicende HP conservate nell’ebook gratuito «Gli ultimi giorni di HP Pozzuoli»).

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Io e Bagnoli, legati da un filo rosso

Un lungo filo rosso lega il sottoscritto a Bagnoli.

Dieci anni con la testa nel monitor a scrivere software e scovare bug.
Dieci anni significano mille pause-pranzo consumate (con estrema soddisfazione) nelle pizzerie del quartiere.

Un filo rosso fumante, saporito che non spezzerò mai 🙂

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L’arte sostituisce la bonifica

In attesa della bonifica dell’intera area sempre promessa e mai realizzata, i murales contrastano la polvere sputata dal «mostro» che, come una sentinella malata, sovrasta il quartiere.

Le matite colorate contro l’inefficienza della politica (locale e nazionale).
L’arte contro il degrado (urbano e morale).
I murales contro l’ex Italsider.

Finché c’è colore, c’è speranza.


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L’inizio della fine di HP Pozzuoli, un anno dopo

7 luglio 2015: HP mi licenzia

Alcune date restano impresse nella mente come solchi nella roccia.
Per il sottoscritto – e probabilmente i 160 colleghi – il 7 luglio 2015 è una di queste.

Perchè il 7 lugio 2015 HP, l’importante multinazionale americana per la quale lavoravo, annuncia la chiusura della sede di Pozzuoli, la mia sede, la nostra ex sede di lavoro.

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Il marinaio, un anno dopo

Da un anno, navighiamo su un’altra nave.
La flotta (italiana) non è mastodontica come quella americana, le rotte sono meno sicure, il lavoro a bordo è duro e visto il recente passato, all’orizzonte potrebbero nascondersi nuove tempeste.

Il fedele marinaio evita le ovvietà: sarebbe facile cadere nel pozzo dei ricordi perduti, cedere alla nostalgia del tempo che fu, recriminare per ciò che poteva essere ma non è.

In pochi istanti, salirebbero a galla relitti di una nave oramai affondata, pezzi di un passato del quale è orgoglioso ma che giacciono in una cassaforte giù negli abissi.
Insieme al ricordo dei tanti amici lasciati ai propri destini – uomini e donne con i quali ha condiviso vent’anni di successi e sconfitte, da ragazzi ad uomini esperti.

Il marinaio, fermo sul ponte della nuova nave, medita e scruta l’infinito.

Un flashback improvviso illumina la sua mente, frasi che giungono da lontano, quando da ragazzo sognava di navigare per scoprire il mondo, per conoscere l’animo umano.

Una folata di vento accarezza il volto del fedele marinaio che, compiaciuto, finalmente sorride.

Le risposte giungono, forse da una vecchia canzone, forse da una poesia.
Che importa?

Quante strade deve percorrere un uomo
prima di essere chiamato uomo?
E quanti mari deve superare una colomba bianca
prima che si addormenti sulla spiaggia?

E per quanto tempo può un uomo girare la sua testa
fingendo di non vedere
la risposta, amico mio, se ne va nel vento,
la risposta se ne va nel vento

Il marinaio silenzioso di HP Pozzuoli

Gli ultimi giorni di HP Pozzuoli: l’ebook

L’intera (drammatica) vicenda è raccontata nell’ebook gratuito Gli ultimi giorni di HP Pozzuoli: 7 luglio 2015 – 14 ottobre 2015 realizzato dal sottoscritto – testimone oculare.

Un diario scritto per non disperdere le mille emozioni vissute in quei giorni, a partire da quel maledetto 7 luglio 2015.

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Scarica il PDF gratuito

Titolo: Gli ultimi giorni di HP Pozzuoli: 7 luglio 2015 – 14 ottobre 2015
Autore: Mario Monfrecola
Estensione del file: pdf
Dimensione del file: 3 MB
Download: gratuito

Descrizione
La testimonianza di un dipendente della sede HP di Pozzuoli negli ultimi, difficili mesi antecedenti la chiusura del sito informatico.

7 luglio 2016, download da Amazon: gratis!

L’ebook è ugualmente in vendita su Amazon a 2,99€.
Il mio desiderio, invece, è distribuirlo gratuitamente ma il colosso americano impone un prezzo minimo ad ogni prodotto pubblicizzato.

Oggi 7 luglio 2016 - ad un anno dalla fatidica data - il download da Amazon è gratuito: approfittane subito

Scarica subito l’ebook su Amazon!


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Se i grattacieli non sono poi così alti

Lo smarrimento dei primi giorni

Con gli occhi dell’adulto, i grattacieli del Centro Direzionale non appaiono poi così alti.
Eppure, ricordo lo sconforto del primo giorno: l’arcipelago di isole, un labirinto dai mille ingressi tutti eguali.

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Dove è il nuovo ufficio?

Al terzo giro intorno alla stessa edicola, il dubbio è certezza: mi sono perso ancora.
Seguo le indicazioni sparate tutte d’un fiato dal gentile venditore – procedi diritto fino al secondo incrocio a sinistra mantieni la destra sei arrivato – invece dopo dieci minuti sono ancora di fronte al medesimo giornalaio.

Mi guardo intorno sconsolato, nessuna insegna, poche indicazioni mangiate dalle intemperie.

I grattacieli del Centro Direzionale di Napoli non sono poi così alti

Come l’Edenlandia

Da piccolo, emozionato, varcavo l’ingresso dell’Edenlandia e tutto appariva enorme.
Con la meraviglia negli occhi, alzavo lo sguardo al cielo per ammirare la vetta delle irraggiungibili montagne russe.

Lo stupore è svanito con il trascorrere del tempo: più crescevo e più il parco giochi si restringeva intorno a me.

Centro Direzionale, sessanta giorni dopo

Dopo due mesi nella nuova sede di lavoro, il Centro Direzionale è fin troppo piccolo.
La passeggiata lungo i soliti viali, l’uomo vitruviano di Leonardo, la chiesa, i negozi, il palazzo di Giustizia, la galleria commerciale, le torri dell’ENEL.

Uno schema semplice e lineare: i grattacieli disegnano due linee parallele.
Come ho fatto a non orientarmi fin da subito?

Una prigione ben organizzata con i mille ristorantini dove consumare il pranzo ed una serie di bar per il caffè napoletano doc.

L’esercito dei lavoratori sfrutta l’ora d’aria: un fiume di persone che si sposta tra le isole per la migrazione intelligente, sgranchirsi le gambe, un incontro inatteso con un vecchio amico («lavori anche tu qui?»), chi tenta la fortuna al superenalotto e poi tutti insieme negli uffici di pertinenza.

Alle prime ore del pomeriggio, i soliti viali tornano deserti.

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Ricordi futuri

Consumo la pausa passeggiando con le mani nel giubbotto.
A marzo l’inverno presenta il conto: folate di vento gelido tagliano il viso come rasoi, il cielo nuvoloso promette tempesta.

Un profumo familiare interrompe gli ultimi pensieri.

Proviene dal bar adiacente.
Mi volto, attirato da un ricordo magico.
Torno bambino, all’Edenlandia, mentre assaporo la graffa e lo zucchero lava il viso innocente.

Le vedo: graffe ancora fumanti.
Sorrido.

Guardo i grattacieli del Centro Direzionale.
Sono davvero alti come appaiono?
Forse.

Dipende da come li guardiamo.
Come il nostro futuro.


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