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Tag: humor

Freddura: l’uomo senza bussola

La freddura, umorismo fulminante

Amo le freddure: un battito di ciglio per strappare un sorriso.
A volte amaro.

La velocità con la quale colpisce, sbalordisce l’ascoltatore.
Dopo l’attimo di percezione della barzelletta-lampo, il cervello innesca il meccanismo: prima sorridi e poi rifletti.

La freddura, senso dell'umorismo fulminante

La mia creazione

Creare una freddura non è semplice.
Con poche parole, devi essere divertente, tagliente, immediato.

Il gioco è stimolante, provate.
A voi, amici Lettori, la mia ultima freddura dalle mille, profonde riflessioni.

L’uomo perse la bussola.
Peccato fosse un marinaio.
Da allora, non ritrovò mai più l’equilibrio

(Mario Monfrecola)

Una freddura per ogni occasione

Dopo l’ennesimo tentativo, il problema non è ancora risolto.
Meditiamo ma la soluzione è lontana.

Occorre sdrammatizzare, un attimo di pausa per riprender fiato e continuare.
Ecco la freddura da utilizzare:

I conti non tornano.
Come disse il maggiordomo

La mia preferita

Tra le tante, la preferita del sottoscritto, resta l’evergreen:

“Dottore, quando parlo nessuno mi ascolta.”
E il dottore: “Avanti un altro”

Perché denuncia un aspetto dilagante: parliamo, parliamo, parliamo ma non ascoltiamo.

Ognuno desidera sfogarsi, raccontare, essere al centro dell’attenzione, essere compreso e consolato.
Ma quanti sono disposti a fare altrettanto?

Perlopiù vige l’egocentrismo galoppante.

A proposito, di uomini con la bussola, io ne conosco davvero pochi.
Forse nessuno.
E tu?

PS: il sottoscritto, oltre a creare freddure, è un ottimo ascoltatore.
       Mettimi alla prova 🙂 


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Nuova barzelletta sui napoletani: divertente o razzista?

La barzelletta

Un milanese, un romano e un napoletano avevano fatto domanda per diventare agenti della CIA ed avevano già superato diverse difficili prove attitudinali per questo lavoro.
Per la prova finale di obbedienza agli ordini, un agente della CIA portò il milanese davanti ad una grande porta di metallo e gli mise una pistola in mano.
“Dobbiamo essere sicuri che tu esegua le nostre istruzioni in qualunque circostanza. All’interno della stanza troverai tua moglie seduta su una sedia. Uccidila!”
Il milanese disse: “Non starai mica parlando seriamente, io non potrei mai sparare a mia moglie.”
L’agente: “Allora tu non sei l’uomo giusto per questo lavoro. Prenditi tua moglie e vattene a casa.”
Al romano dettero le stesse istruzioni.
L’uomo prese la pistola ed entrò nella stanza. Tutto restò calmo per circa 5 minuti, poi l’uomo uscì dalla stanza in lacrime, “Ci ho provato, ma non posso uccidere mia moglie!”
L’agente: “Tu non hai le qualità che cerchiamo…prenditi tua moglie e vattene a casa.”
Per finire, toccò al napoletano. Gli diedero le stesse istruzioni, lui prese la pistola ed entrò nella stanza. Si udirono diversi colpi provenire dalla stanza, uno dopo l’altro. Si sentirono urla, rumore di mobili rotti, si sentì battere sulle pareti.
Dopo alcuni minuti tutto fu calmo.
La porta si aprì lentamente e si vide il napoletano apparire sulla soglia.
Si asciugò il sudore dalla fronte aggiustandosi i vestiti laceri e disse:
” Uanm, mi avete dato una pistola caricata a salve!  L’agg avut accirr a siggiat!”

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La risata amara

La battuta («wow, mi avete dato una pistola caricata a salve!  L’ho dovuta uccidere colpendola con la sedia!»), dopo aver strappato un’istintiva risata, nel mio cervello azzurro lascia un retrogusto amaro.

Le barzellette sui napoletani divertono per la presunta diversità e furbizia del popolo partenopeo mentre questa storiella lo ridicolizza riducendolo ad un primitivo, un essere troglodita, violento. maschilista, un rozzo automa privo di capacità critica.

A me (e Sofia) la barzelletta non è piaciuta affatto, e a voi?
«Mostro» chi ride 🙁

La nuova barzelletta sui napoletani: è davvero divertente o discriminatoria?


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La Legge di Precarietà

Il senso dell’umorismo (nero)

Se non fosse una questione tragica, potrei anche sorridere.
Invece, le decisioni del Governo riguardano noi cittadini e dunque i paradossi politici più che ilarità mi destano preoccupazione.

Devo anche riconoscere, comunque, ai nostri uomini di Stato un sottile senso dell’umorismo, un’ironia subliminale, un humor nero conseguenza delle situazioni kafkiane di cui è vittima il Bel paese.

Perché ogni questione, anche la più semplice, se inserita in un sistema dominato dall’anarchia – per un conseguente effetto domino – diviene una matassa senza né capo né coda impossibile da sbrogliare.

L’ispirazione di questa amara riflessione nasce dal nome utilizzato per la madre di tutte le leggi, la maestosa «Legge di Stabilità».

La legge di stabilita ed il paradosso politico

Definizione di stabilità

Lascio agli esperti la discussione sul contenuto, io mi limito ad osservare la ridicolaggine del nome.
Dal dizionario giunge la delucidazione sul significato di stabilità:

che permane nel tempo, che non subisce variazioni SIN durevole, costante, definitivo.

Ebbene, cosa c’è di stabile oggi in Italia?
Ovviamente nulla.
Il prossimo futuro si prevede forse stabile?
Ovviamente no.

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PD + PDL

Se, infine, penso ai due maggiori partiti che costituiscono il Governo la zuppa è completa.

Il PDL spaccato tra falchi e colombe, i giorni pari minaccia di far cadere l’esecutivo (cioè se stesso) ed intimorisce i suoi ministri mentre i giorni dispari litiga con gli alleati delle “larghe intese” e denigra la magistratura, cioè parte dello Stato. 

Il PD, d’altronde, è costantemente diviso su ogni questione etica (e non), lacerato dalle faide interne non esprime nessuna idea innovativa, snella, veloce, moderna. Un gruppo dirigenziale preistorico, l’icona della burocrazia in attesa perenne di un vero leader, evento miracoloso senza una fine certa.

Due partiti nei quali la provvisorietà è all’ordine del giorno sono chiamati a promulgare la «Legge di Stabilità», una barzelletta migliore non la poteva immaginare nemmeno il compianto Totò.

Dunque, per non burlare la nazione, prima di un qualsiasi sciopero, critica e divisione sulle norme previste invito i sindacati e le parti sociali ad essere uniti sulla mia proposta: cambiamo il nome del decreto, dal beffardo «Legge di Stabilità» in un più realistico e serio «Legge di Precarietà».


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