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Tag: indulto

L’ergastolo (come è andata a finire)

Carassius Auratus condannato all’ergastolo

E’ rinchiuso ventiquattro ore al giorno in una gabbia senza aria, grande quanto una vasca.
E’ stato condannato all’ergastolo da un non noto tribunale dell’Asia orientale ed ora, senza appello, deve scontare la sua ingiusta pena.

Non ha diritti, nessuna organizzazione non governativa tutela la sua causa, i media non sono interessanti ad approfondire questa ordinaria prepotenza che si consuma silenziosamente in ogni angolo del mondo, anche nelle case di insospettabili famiglie «per bene».

Costretto a vivere la sua infelice esistenza in una cella disumana, è privato totalmente della libertà.

E’ il Carassius auratus, un nobile nome scientifico per indicare una razza bistrattata e sottovalutata, i comuni pesciolini rossi.

Carassius Auratus condannato all'ergastolo

Libertà per Abramo

Il nostro piccolo Abramo è uno dei pochi fortunati, ha goduto dell’indulto ed oggi è un pesciolino libero.

Io ed il mio pargoletto l’abbiamo scarcerato in una dolce mattina di primavera nella grande fontana della villa Floridiana di Napoli con una solenne cerimonia alla presenza di tanti altri bambini, spettatori curiosi ed attenti.

Un lungo tuffo dalla piccola prigione casalinga  fin dentro il laghetto del parco, in compagnia di tanti altri suoi simili e di piccole tartarughe, ramoscelli,  foglie e piante acquatiche.

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Come è andata a finire

Periodicamente andiamo a fargli visita.
«Papà, guarda Abramo è cresciuto!» urla mio figlio (6 anni al momento che scrivo) appena scruta un pesciolino rosso nuotare nella grande fontana.
«Visto come è felice quì?» gli rispondo come un adulto sicuro di aver preso la giusta decisione.

Però, se ben ricordo, forse la storia non è andata proprio così, forse quella dolce mattina di primavera Abramo viaggiò verso il Paradiso dove riposano tutti gli Animali e questo happy-end immaginario fu la risposta alla domanda ingenua che pose il nostro marmocchio quando scoprì l’acquario casalingo vuoto: «papà, mamma dove è Abramo?».


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Tra l’indulto di ieri e di oggi, il quesito (ingenuo) resta irrisolto

L’indulto non è la soluzione

Nel luglio 2006 l’allora Ministro della Giustizia Clemente Mastella promuoveva l’indulto (governo Prodi).

A distanza di sette anni ritorna la stessa (discutibile) soluzione e le motivazioni di oggi sono le medesime di ieri: «le carceri italiane non sono degne di un paese civile», «il Parlamento deve risolvere il dramma del sovraffollamento», «condizione umiliante e violazione dei princìpi sul trattamento umano dei detenuti» …

Negli ultimi sette anni, quanti nuovi penitenziari sono stati realizzati? L'indulto è la soluzione?

La lettera del Presidente della Repubblica

La denuncia è corretta ma incompleta.
La lettera del Presidente della Repubblica al Parlamento sulla questione carceraria, infatti, è monca della dovuta premessa: vista l’incapacità della classe politica italiana, la totale inefficienza dello Stato, l’inettitudine di chi ci governa nel riuscire a programmare un progetto a lungo termine (in qualsiasi campo), l’improvvisazione dei decreti legge a secondo delle emotività del momento, il tirare a campare come modus operandi … in pratica l’assenza totale di una classe dirigente degna di questo nome … occorre svuotare le patrie galere.

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I reati (non) gravi

Al mancato mea culpa poi si aggiunge l’inevitabile (beffarda) giustificazione: «la clemenza non è prevista per reati gravi».

L’onesto cittadino rientra a casa e trova l’abitazione svuotata e violentata da un topo d’appartamento: è un reato grave?
Il lavoratore che si spacca la schiena per guadagnarsi da vivere non trova più l’automobile: è un reato grave?
L’eco-delinquente incendia pneumatici nella martoriata Terra dei Fuochi: è un reato ambientale grave?

Zero nuove carceri?

E dunque, come rispondere al quesito dell’italiano medio se – ingenuamente – si domanda interdetto: negli ultimi sette anni, quanti nuovi penitenziari sono stati realizzati?
Zero è una risposta realistica oppure sono io pessimista?


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