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Tag: infanzia (Page 2 of 2)

Napoli – Juventus, l’immagine della vittoria

Napoli – Juventus, il giorno dopo

Un gruppo di bambini gioca a calcio sulla spiaggia e dopo l’interminabile partita si tuffa in acqua.

E’ l’autunno napoletano, lo stadio è il litorale domitio, i pali delle due porte dei piccoli sandali incastrati nella sabbia, il sole riscalda la fantasia, il Napoli di Sarri convince gli adulti e diverte i più piccoli.

La foto della vittoria

Palla al centro e via!
In campo Higuain, Insigne, Pepe Reina … il più grande ha otto anni, dribbling e gol, parate e rigori, azioni sognate più che giocate.

All’immaginario novantesimo vince il Napoli, la Juve è battuta anche in questo picnic autunnale, il mare tenta i campioncini, la malridotta palla SSC non ufficiale buttata fuori campo attende il ritorno dei piccoli calciatori azzurri.

A me, arbitro discreto, non resta che immortalare l’istante.

Napoli - Juventus, l'immagine della vittoria

E’ morto Sandokan

La Tigre di Mompracem

La luce quasi mi acceca, strizzo gli occhi(ali) e guardo con attenzione: Sandokan non c’è.
Riconosco Zorro, la Principessa, il Poliziotto ed uno dei tre moschettieri.

Una bimba sbatte contro la gamba sinistra – avrà due o tre anni e corre come una trottola incontrollata: «scusami piccola, non ti avevo vista. Sei una coccinella?» chiedo incuriosito mentre l’aiuto a rialzarsi.
Il padre interviene sorridendo: «no, no lei è Minnie! Solo che le orecchie si sono ammosciate» aggiunge solerte mentre recupera la figlia (e raddrizza le orecchie della topolina).

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Passeggio lungo gli ottocento metri del pontile di Bagnoli con calma olimpica mentre assorbo calore.
E’ domenica mattina, il sole finalmente prevale sulle nuvole.
Tutt’intorno il mare è una splendida cornice blu mentre i bimbi sfilano con i vestiti dei loro beniamini.
Il Carnevale è prossimo.

Sandokan è morto

I nuovi eroi

Continuo  ed incontro un combattivo Ben10, una esile Peppa Pig, un vecchio cowboy, il verde Hulk e gli immancabili Paperino e Superman.

Nonostante speri di incrociarlo, Sandokan-Kabir-Bedi non c’è proprio.

La Tigre di Mompracen è un personaggio sconosciuto ai bimbi moderni, il protagonista dei romanzi di Emilio Salgari è ignoto e – come il nobile felino – rischia l’estinzione.
Le sue gesta cadranno nel dimenticatoio: a breve si spegnerà il riflettore su Sandokan, lady Marianna, il fedele Yanez ed il malefico Lord James Brooke.
Per sempre.
E quando il ricordo si dissolve, l’eroe muore.

Dedicato a tutti gli adulti che un tempo furono Sandokan


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Halloween, il mostro più buono

Masse incontrollate di bimbi più o meno ingenui suonano alla porta mascherati da indemoniati «mostri» armati di sacchetto senza fondo.
Il dolcetto per evitare choc infantili ai futuri dirigenti della nazione, un sorriso e la frase di circostanza per liquidare l’orda di golosi: «mi raccomando, mangiateli dopo cena. Prima la frutta, ok?» ripeto fiducioso ad ogni bussata.

E’ Halloween, anche in Italia, pure a Napoli, anche a casa mia.

Dopo l’invasione di cavallette, la credenza è vuota.
I miei trigliceridi cantano vittoria mentre il colesterolo alto vive un momento di depressione: in cucina non vi é più traccia di zuccheri ed il dessert è una forma aliena ridotta in mille impotenti briciole.

Non mi resta che aprire il frigo, raccogliere gli avanzi, mescolare le verdure, utilizzare le ultime risorse disponibili, accendere il forno ed attendere.

Il «mostro» più buono sarà pronto in trenta minuti.

Halloween, il mostro più buono

 

Con mio figlio al San Paolo, perchè il vero calcio è allo stadio

Calcio e pay-tv

Una recente indagine svela l’ignoranza di molti bimbi metropolitani: «le uova si sviluppano sui banconi del supermercato» è una delle risposte più gettonata.

Tra televisione, videogames e realtà virtuale l’infanzia ignora gli sporchi processi del mondo reale e la distanza tra la ciò che si «tocca» ed i fotogrammi trasmessi da un monitor aumenta di generazione in generazione.

Lo stesso ragionamento vale anche per il calcio e su come viene “percepito” l’evento sportivo dai più piccoli.

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Assuefatti alla poltrona del salotto, i pargoletti guardano le partite col telecomando tra le mani ignorando la vera atmosfera che circonda la gara.
Tra spot pubblicitari, i commenti pilotati dei telecronisti e le riprese ipertecnologiche ma pur sempre limitate del tubo catodico, lo spettacolo agonistico si riduce ad reality show.

Il sudore e la fatica degli atleti non è colto, le voci dei tifosi filtrate dai microfoni ed i colori dello stadio depurati dai cameraman della pay-tv.

Al San Paolo per Napoli Lazio

Prima che sia troppo tardi, decido di rompere questo ciclo vizioso e – alla tenera età di sei anni – giunge il battesimo per mio figlio: tutta la famiglia al San Paolo per Napoli Lazio!

Napoli Lazio, la prima volta di mio figlio al San Paolo

Tripletta di Higuain!

All’ingresso del settore “Family”, osservo gli occhi del mio pargoletto non appena  intravede il prato verde: lo stupore è evidente e la gioia emerge sul suo viso innocente.

Le due squadre ci regalano una domenica con gol ed adrenalina pura: prima lo svantaggio azzurro, poi il fantasmagorico pareggio di Dries Mertens ed infine la fenomenale tripletta del Pipita-Higuain.

Novanta minuti di sentimenti ancestrali: il coinvolgimento emotivo è spontaneo, le nostra urla si confondono con lo sfogo degli altri tifosi, la disperazione per il gol subito che – nello stesso istante – gela tutti gli spettatori ed il salto dal sediolino dei cinquantamila del San Paolo al missile del folletto belga.

Il rito del panino prima dell’inizio del match, la musica e la coreografia delle curve, il caffè borghetti, il papà che abbraccia il figlio, lo strepitare contro l’arbitro, la sensazione di svuotamento al triplice fischio finale.

La sofferta vittoria è giunta, possiamo tornare a casa stanchi ma soddisfatti.

Per mio figlio – come fu per me e per ogni altro bimbo amante del calcio – la prima volta allo stadio è indimenticabile.
«Papà, torniamo un’altra volta?» chiede felice.
Missione compiuta, il telecomando è già un lontano ricordo.

Napoli Lazio, la prima volta di mio figlio al San Paolo

 


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E se ricominciassimo a nutrirci meglio?

La festa di compleanno? Al fast food

Alla festa di compleanno del piccolo Alessandro c’è l’intera classe, una prima elementare rumorosa e colorata.

Non manca nessuno, l’appuntamento è troppo ghiotto: hamburger e patatine, coca-cola con cipster, torta al cioccolato ed animazione per l’intrattenimento delle piccole pesti, ventidue bimbi che saltano sui tavoli del McDonald’s mentre giocano a nascondino tra il divertimento dei pochi, coraggiosi clienti del locale.

E se ricominciassero a nutrirci meglio? La festa di compleanno al fast food

Fast food, luogo di maleducazione

A sei anni i migliori «amici» sono quasi sempre i compagni di scuola ed a questo importante ricevimento non possiamo proprio mancare.
Raggruppati in un angolo, a distanza di sicurezza, noi genitori fingiamo di discutere mentre con un occhio controlliamo gli scalmanati pargoletti.

Osservo incuriosito gli altri papà e mamma ed il mio spirito critico deve – per forza – registrare il loro sconsolante comportamento: evidentemente non capiscono che la giusta cultura alimentare si insegna in tenera età e l’obesità infantile è un problema serio da non sottovalutare.

«Antonio, mangia tutto il cheeseburger!», «Ilenia, forza bevi la coca-cola», «non lasciate nemmeno una patatina fritta» … incoraggiamenti per i figli mentre gli adulti si rimpinzano di un BIG TASTY BACON con un doppio contorno di CHICKEN McNUGGETS senza rinunciare ad un McFLURRY® SMARTIES come dessert.
Il tutto bagnato in una COCA-COLA ZERO ZUCCHERI per non esagerare.

L’educazione alimentare subito!

La festa termina, fuori dal locale i bimbi satolli continuano ad inseguirsi come schegge impazzite (sarà l’effetto delle bibite gassate?).

«Papà, quel panino non mi piaceva proprio» commenta convinto il mio piccolo ed ingenuo marmocchio mentre ci incamminiamo verso la metropolitana sorseggiando l’acqua naturale.
«Hai ragione, aveva un sapore di plastica» incalzo io.

La riflessione di mio figlio conferma la teoria: l’educazione alimentare non è una rinuncia se insegnata da subito.

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Amicizia, quando la fiamma si spegne

L’amicizia è a rischio

L’amicizia, oggi, l’immagino come una fiammella di una candela da tenere sempre accesa.
Il vento alimentato dal «non ho tempo» soffia minaccioso e rischia di soffocare il gracile fuoco che mi lega alle persone care.

Basta un nonnulla e la fiamma si spegne.
Il lavoro, i continui impegni, la famiglia, il periodo difficile, la crisi economica, lo stress, lo spread, il mutuo … sono intimidazioni per le nostre relazioni sociali.

Se questi «mostri» prendono il sopravvento, cala il buio.

E così, a quarant’anni (e passa) suonati, mi guardo intorno e mi chiedo: sono riuscito a preservare la mia personalissima fiammella?

LA fiamma dell'amicizia

Laurea-lavoro, i nuovi amici

Gli amici di infanzia hanno preso strade diverse e vivono in altre città.
Del gruppo di adolescenti dell’azione cattolica, non vi è più traccia.
I compagni delle scuole superiori sono scomparsi dopo il diploma.
Il tempo libero sempre più rosicato non favorisce nuovi incontri ed i conoscenti sono rimasti perlopiù tali. 

La mia delicata fiammella resiste grazie ai miei ex-colleghi di università e gli attuali compagni di sventura dell’ufficio.
Laurea-lavoro, il legame tra un passato spensierato ed un presente impegnativo.

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L’autocritica

Mi chiedo se, prima o poi, giunga un momento della vita nel quale ci si chiude in se stessi e non si ha più la forza (o la volontà) per aprirsi agli altri.

In effetti, con autocritica, osservo malinconico: negli ultimi anni non ho creato nessuna nuova amicizia significativa.
Anzi, al contrario, col trascorrere del tempo, ho perso altri pezzi.

D’altronde, basta un momento di debolezza ed – anche a nostra insaputa – un soffio d’aria è capace di spegnere il fuoco alimentato per anni.

Oggi la fiammella è ancora accesa, labile resiste alle intemperie della vita.
Non è più intensa come un tempo ma, per fortuna, non è nemmeno esile come un fiammifero.

Io ce la metto tutta, provo a proteggerla come posso ma, devo ammettere, non sempre vi riesco,

dedicato a tutti gli amici che – per svariati motivi – non frequento più.


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Ventaglieri, il parco di Napoli ritrovato (quasi)

Parco Ventaglieri, la rinascita

Allego breve galleria fotografica dal parco Ventaglieri di Napoli.

Un giardino pubblico recuperato dal degrado e, metro dopo metro, restituito alla città grazie alla volontà degli abitanti del quartiere, le associazioni ed il Comune.

Uno spazio panoramico che  dal corso Vittorio Emanuele scende verso Montesanto, la zona antica al confine col centro storico superaffollato in questi giorni di festa.

C’è ancora molto da fare, certo, ma almeno la strada del recupero è intrapresa.

Poche immagini in una mattinata prenatalizia piena di sole e dei sorrisi dei bambini che hanno affollato il Parco ritrovato.

Il recuperato Parco Ventaglieri, Napoli


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Generazione cassa integrati

I cassa integrati sono tra noi

Oggi non occorre disturbare  la teoria dei sei gradi di separazione per conoscere un casso integrato.
Basta guardarsi intorno, telefonare ad un amico, parlare col vicino di casa oppure chiedere in famiglia che fine ha fatto quel cugino di cui non si hanno più notizie.

L’esercito dei lavoratori in cassa integrazione continua a crescere e le cifre sono aberranti: nel 2012 quasi quattro milioni di persone sono state protette da ammortizzatori sociali.
Numeri mostruosi a cui la politica non fornisce le giuste risposte, nessuna contromisura finora si è mostrata efficace e le conseguenze drammatiche sono all’ordine del giorno.

Perché quattro milioni di cassi integrati sono quattro milioni di persone, quattro milioni di famiglie senza più nessuna certezza del domani, quattro milioni di esseri umani a cui è negata una vita serena, quattro milioni di lavoratori traditi dall’azienda nella quale – fino al giorno prima – credevano.

Generazione cassa integrati

I nuovi nati vs i cassa integrati

Dal sito dell’ISTAT leggo: «sono 534.186 i nati nel 2012 …»
Mezzo milioni di bimbi e quattro milioni di cassi integrati, dati impossibile da incrociare per le statistiche ufficiali.

Difatti, a naso, senza nessun ragionamento degno di questo termine, si può azzardare che probabilmente tra quei quattro milioni di ex lavoratori ci sia (almeno) una mamma/un papà di un neonato 2012.

Nessun modello matematico dimostrerà mai questa possibile relazione perché, da un punto di vista analitico, è un’informazione inutile.
Eppure, non sempre i grafici spiegano bene la realtà.

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L’Amore è … un trancio di pizza ed un gianduiotto?

L’Amore con la “A” maiuscola

Non tocca certo a me descrivere l’Amore, quello con la “A” maiuscola intendo.
Per comprendere questo sentimento inspiegabile, si possono consultare i versi dei sommi Poeti oppure – per chi ama i peccati di gola  – gli aforismi dei Baci Perugina.

D’altronde, è noto pure ai sassi: in questo blog mi occupo di «mostri» e nessuno pretende che in un post (breve per rispetto del Lettore) sbrogli una matassa complicata in cerca di una soluzione da duemila anni e passa!

Posso, però, aggiungere all’enciclopedia esistente sull’argomento una nuova, insignificante osservazione: il vero Amore si evince (anche) in cucina.

L'ingordigia amorosa è pur sempre amore

L’amore in cucina

Il teorema è presto spiegato con due semplici esempi.

Mangio la pizza con la tecnica del Sistema eliocentrico: il centro della Pizza è l’ultimo, prelibato boccone da gustare ed intorno al quale gira la degustazione di tutte le altre fette.

Ebbene, giunti al fatidico morso finale – quel piccolo, morbido e succulento trancio rettangolare ricco di mozzarella e pomodoro –  guardo negli occhi la mia dolce metà ed amorevolmente le  chiedo (preoccupato, l’ammetto): «mica lo vuoi?».

E lei garbatamente rifiuta conscia del sacrificio affettuoso a cui mi sono (volontariamente) esposto.

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Il sano egoismo

Un piccolo dolce dopocena è obbligatorio: rafforza lo spirito, gratifica l’animo e rende i «mostri» quotidiani meno orribili.

Dallo scatolo estraggo l’ultimo, gustoso gianduiotto.
Osservo con ingordigia il piccolo dessert a forma di barca rovesciata avvolto in una leggera carta dorata per la delizia delle mie papille gustative e poi la vista si sposta sul mio pargoletto: padrone del divano, col telecomando ben stretto tra le mani, ride mentre guarda in TV le avventure di Tom e Jerry.

Offro l’ultimo cioccolatino al marmocchio: senza distogliere lo sguardo dallo schermo, inghiottisce il pasticcino con un sol boccone.
«Me ne dai un altro papà?» chiede l’ignaro.
«Sono finiti, era l’ultimo» rispondo e divertito penso all’ingenuo e sano egoismo dei bambini.

Non è forse vero che l’Amore si manifesta anche attraverso la rinuncia volontaria, consapevole e gioiosa all’ingordigia culinaria (e non)?


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«George Alexander Louis, il Royal Baby, è un bimbo di colore»

George Alexander Louis, finalmente!

IL mondo tira un sospiro di sollievo, finalmente è nato il nuovo rampollo della monarchia inglese, il piccolo George Alexander Louis.

William e Kate mostrano entusiasti il bebè alla stampa mondiale, i volti rilassati dei neo genitori non presentano i tipici segni della prima notte insonne.

Evidentemente, il poppante è venuto al mondo già regale ed evita i soliti piagnistei dei comuni mocciosi.
Pochi scatti e la nobile famiglia si dilegua portandosi dietro le mille curiosità globali: a chi assomiglia il pargoletto?
E’ tutto suo padre?
Oppure ha i caratteri della mamma?
Latte materno o artificiale?
La Corona è favorevole all’uso del ciuccio già nei primi giorni di vita?
Quali pannolini userà?

Domande lecite alle quali la stampa mondiale sta lavorando freneticamente e – prima o poi – fornirà le giuste risposte.

Ciò che nessuno vi dirà mai, invece, sono le indagini alle quali George Alexander Louis è stato sottoposto.

«George Alexander Louis, il Royal Baby, è un bimbo di colore»

Lo choc

Appena nato, infatti, il potente MI6 (per chi non è del settore, è la sigla dei temibili servizi segreti inglesi) insieme ad un importante centro africano specializzato sugli studi genetici dei cetacei, tramite un innovativo software sperimentale ha simulato la crescita del bimbo nei prossimi due anni.

Ebbene, il dossier catalogato subito top-secret dalla Regina Madre, evidenzia una insolita carnagione «scura» del neonato.

L’esito, secondo gli specialisti, è sconvolgente: «George Alexander Louis è un marmocchio di colore.  Più precisamente, il giusto termine scientifico riportato dai tecnici africani, è “di colore nero” (con una probabilità del 97,6%)».

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La reazione di Buckingham Palace

Nessuno può prevedere le conseguenze di questa inchiesta sull’intero ecosistema.

Al momento, da Buckingham Palace, non trapelano reazioni ufficiali né tantomeno smentite scandalizzate.

Il più importante studio di avvocati anglosassone è pronto a distruggere chiunque osi parlare dell’argomento, il primo ministro del Regno Unito di Gran Bretagna ha prontamente alzato il livello dei controlli negli aeroporti e nelle stazioni, la Banca Centrale Europea monitorizza costantemente lo spread tedesco, il Vaticano invita «a non strumentalizzare la concezione» mentre la nazionale di calcio inglese ha ufficialmente chiesto di giocare con la foto del piccolo stampata sulla maglietta bianca.

Il diritto di George Alexander Louis

Mentre il mondo impazzisce dietro le stupide congetture sul colore della pelle di un essere umano, l’innocente George Alexander Louis come si comporta?
Ha appena aperto gli occhi e piange, chiede solo di essere coccolato dall’amore della sua mamma e del suo papà.

Che poi, a ben riflettere, è lo stesso improrogabile, elementare, naturale diritto che spetta ad un qualsiasi altro bimbo nato in un altro angolo del Pianeta, ultimo imperatore o comune moccioso che sia.


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E la piccola medusa divenne una balena: panico di una giornata di mezza estate

Il canotto

I sei posti del catamarano sono tutti occupati.
Il vecchio canotto color arcobaleno è preso d’assalto dai bimbi festanti non appena si avvicina al mare.

Mio figlio ed i suoi piccoli amici seduti nel gommone come marinai indisciplinati schiamazzano allegri, pronti a tuffarsi non appena il capitano (io) invia il giusto segnale.

Lo stato di servizio della nostra piccola «nave da crociera» è ammirevole: da più di dieci anni solca le onde del Mediterraneo per la felicità dei pargoli di ogni età; oggi – mezzo afflosciato – chiede solo di andare in pensione ma, anche lui, teme di finire nel calderone degli esodati e preferisce navigare finché un giorno d’estate non stramazzerà nei sottofondi marini.

Il canotto ed il panico

La medusa, il piccolo «mostro»

«Ehi, bimbi guardate una piccola medusa» avviso i viaggiatori sempre affamati di novità mentre spingo il canotto verso la «secca», una zona del mare poco profonda e non distante dalla riva.

Si tratta di un esemplare piccolo quanto il palmo di una mano di un neonato, talmente microscopico da passare inosservato.

Riesco ad intercettarlo perché il minuscolo animale planctonico è a dieci centimetri dalla mia gamba sinistra.
Immerso nel mare, fungo da ancora mentre i piccoli pirati sono pronti per iniziare la gara di tuffi senza regole.

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Il panico

«La medusa, la medusa!» urlano i marmocchi privi di censura.
«Calma ciurma, non è mica una balena!» cerco di sedare l’ingenua e spontanea eccitazione fanciullesca mentre – dalla riva – le mamme preoccupate ci invitano a tornare in spiaggia.

Per rassenerare le acque, da capitano navigato quale io sono, decido di rientrare senza far bagnare i bimbi.

Giunto sulla costa, osservo il mare: in pochi istanti si è svuotato, i bagnanti in preda alla paura sono scappati per timore del «mostro marino».

Una signora che aveva osservato l’intera scena dall’ombrellone, riferisce al vicino di sdraio «di un gruppo di bambini attaccati da una medusa gigantesca».
Peppe il bagnino – l’esperto lupo di mare bonificatore del litorale – corre in soccorso dei villeggianti: «dove è stata avvistata l’ultima volta la medusa?» chiede trafelato pronto a distruggere la creatura infernale.

«Niente panico, si tratta di una medusa-mignon che probabilmente si è persa tra le onde» rassicuro tutti.
Delusi per la mancata emozione estiva, ognuno torna alle sue attività in attesa del prossimo scoop.

Scampato il pericolo, il vecchio canotto può tornare a solcare le onde …


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