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«La nostra casa è in fiamme», il libro di Greta Thunberg sul clima (e la sua famiglia) [RECENSIONE]

Il mondo ha bisogno di Greta Thunberg?

La nostra casa è in fiamme. La nostra battaglia contro il cambiamento climatico di Greta Thunberg è un caso letterario da analizzare con attenzione.
Come afferma la mamma di GretaMalena Ernman, famosa cantante lirica svedese – e vera autrice del libro:

Il mondo necessita di un account instagram di una ragazzina di 16 anni per comprendere la gravità del cambiamento climatico in atto?

Domanda lecita visto che l’azione della figlia smuove l’opinione pubblica mondiale e suscita dibattiti tra gli studenti in ogni angolo del Pianeta.

Greta Thunberg in sciopero per denunciare la gravità dei cambiamenti climatici in atto

Il libro, tra pubblico e privato

La nostra casa è in fiamme descrive due aspetti, il primo privato, l’altro pubblico.
L’autrice (la mamma di Greta), alterna la narrazione tra il dramma familiare scoppiato dopo la scoperta della sindrome di Asperger della figlia e le drammatiche conseguenze causate dal cambiamento climatico in corso.

Le osservazioni della piccola Greta sul clima sono il contorno ad una storia ben più ampia: la profonda crisi dei genitori di fronte al disturbo della bimba occupano parte importante dell’opera.

L’impossibilità di comprendere il comportamento della ragazzina, le difficoltà degli insegnanti ad integrare la studentessa-Greta, l’isolamento scolastico e sociale: La nostra casa è in fiamme è anche una forte denuncia contro il sistema-Svezia, perfetto per i «normali» ma discriminatorio verso chi presenta una diversità.

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Greta Thunberg, perché leggere il libro

Il Pianeta è ancora vivo perché l’80% della popolazione mondiale è povera.
Se il resto del mondo utilizzasse le medesime risorse dell’Occidente ricco, la fine sarebbe prossima.

Greta ci pone una semplice domanda: siamo disposti, da subito, a cambiare il nostro stile di vita?

Dal suo punto di vista – nero o bianco, non esistono compromessi – scivoliamo velocemente verso il baratro.
L’opinione pubblica non dedica attenzione ad una crisi irreversibile, l’economia sfrutta l’ambiente e nonostante le conseguenze siano sotto gli occhi di tutti, i Governi non muovono un dito.
Sottoscrivono accordi che poi smentiscono con i fatti.
A partire dall’avanzatissima Svezia.

Dunque, il mondo necessita di un account instagram di una ragazzina di 16 anni per comprendere la gravità del cambiamento climatico in atto?
Si, signora Malena: sembra proprio che preferiamo girarci dall’altra parte fingendo che tutto vada bene.

Il sorriso di Greta, le sue osservazioni semplici e lineari, il suo volto innocente ci ricordano che il tempo delle promesse è scaduto.

Occorre agire.
Ora o mai più.

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Litorale domizio, la catena umana per salvare il (nostro) mare

“Diamoci una Mano”, la catena umana per il litorale domizio

Sabato 4 agosto (ore 10.30) aderisco alla catena umana proposta  da Gaetano Cerrito, imprenditore impegnato per il rilancio del litorale domizio.

Perché, ogni estate, è assurdo porsi la solita, sconfortante domanda: «i depuratori funzionano?»
Perché, giunti in spiaggia, è anomalo chiedersi: «oggi, com’è il mare?»

In lunghi tratti del litorale domizio, la qualità delle acque dipende dalla buona sorte: i giorni della corrente favorevole, ti bagni in un mare cristallino.
Se becchi il momento nefasto (scarichi illegali nei tanti canali che sfociano in mare?), puoi trovare liquami, pannolini o chissà quale altro «mostro».

Eppure, negli ultimi anni, è indubbio constatare un netto miglioramento delle condizioni delle acque.
Allora, perché non possiamo pretendere un mare sempre pulito?

Si chiama ‘Diamoci una mano‘ l’iniziativa che partirà sabato 4 agosto alle 10,30 dai lidi Tamurè e Baja Club e che coinvolgerà tutti i bagnanti dei 9 chilometri di spiaggia che vanno da Baia Domizia sino a Baia Felice. (fonte: Il Mattino)

Sul litorale domitio, partecipo alla catena umana per denunciare l'inquinamento del nostro mare

Il mistero dei depuratori campani

Prima o poi scoprirò la verità sui depuratori campani.
Quanti ne sono?
Dove sono?
Quali realmente funzionano?
Depurano dodici mesi all’anno oppure si fermano nel periodo invernale?

Se un cittadino campano, ogni benedetta estate, è logorato dal dubbio: «i depuratori funzionano?» significa che l’opera di questi impianti è alquanto opinabile.
Sarebbe opportuno, da parte degli enti competenti, una maggiore e più chiara comunicazione sull’argomento.

Se poi, un giorno, fosse possibile visitare uno di questi leggendari depuratori, il sottoscritto sarà il primo tra i prenotati.
Armato di videocamera e taccuino, documenterò l’esperienza.

Nel mentre, sarò uno dei mille anelli della catena umana di sabato 4 agosto.
Mille anelli, una sola voce: salviamo il nostro mare.

PS: ringrazio Mario Cavaliere, instagramer di successo, per lo scatto sottomarino nel mare blu.
Del litorale domizio, ovvio.


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Luigi Borrone, il fotografo che ferma il tempo [INTERVISTA]

Luigi Borrone, fotografo per passione

«Amo la fotografia perché unico strumento per fermare il tempo.
Due foto scattate nello stesso istante, non saranno mai uguali»

Così si presenta Luigi Borrone, fotografo per passione.

Sempre sorridente, il mio amico è un tipo sensibile e con la battuta pronta.
Il buon umore di Luigi, però, non oscura il lato artistico e profondo di un ragazzo che ama la sua terra, la magnifica zona flegrea, protagonista di mille colorati scatti pubblicati (anche) sul canale Instagram.

Luigi Borrone, fotografo per passione

Luigi Borrone: come fermo il tempo

D: Luigi, ci spieghi perché «due foto scattate nello stesso istante, non saranno mai uguali?»
R: La macchina fotografica e l’unico strumento per fermare il tempo.
Ci sarà sempre quel nano secondo che rende due foto scattate in sequenza diverse l’una dall’altra.

Luigi Borrone, il fotografo che ama fermare il tempo

I trucchi di una buona foto

D: Luigi, la magnifica zona flegrea è spesso il soggetto delle tue foto.
Quanto conta il panorama per rendere uno scatto speciale?
R: Non sono mai stato un grande amante della foto di paesaggio.
La trovavo noiosa.
La luce del sole, nulla che si potesse costruire, dover sottostare ai tempi e ai modi della natura … orribile non poter “fare la luce” ma doverla solamente “subire”.
Ma essere nato nella zona flegrea, ha cambiato il mio rapporto con la fotografia di paesaggio.
Come fai a non immortalare la bellezze di questa terra?

D: Luigi, le tue pubblicazioni, oltre per lo scatto unico, si caratterizzano anche per le storie narrate: viene prima l’immagine oppure la parola?
R: Viene prima la parola.
Prima di scattare, bisogna avere le idee chiare ed è la chiarezza ad influire sul risultato finale facendo la “differenza”.
Oggi con il digitale si scattano milioni di foto; io, da piccolo, con la cara vecchia reflex, ricordo bene le 24 pose e il costo dei rullini.

D: I tre consigli per una bella foto?
R: Non saprei, io – come ti dicevo – sono un fotografo per passione.
Guardo molte foto scattate dagli altri, non sono in grado di fornire consigli.
Posso solo dire di mettere passione in ogni scatto.

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L’emigrante che odiava il mare

D: E’ tempo di rivincite: quale è lo scatto nel quale credevi ed invece è passato perlopiù inosservato?
R:  E’ uno scatto attuale, sul tema degli emigranti.
Queste persone provengono dal deserto e non hanno mai visto il mare.
Tante volte sono costretti, oltre al viaggio che affrontano, a vendere oggetti sulle nostre spiagge.
Una volta, dopo che scattai una foto ad un emigrante, mi fermai per mostrargliela e gli chiesi se sapesse nuotare.
Mi disse di no.
Veniva dal deserto libico, lui odiava il mare.

Luigi Borrone e l'emigrante che veniva dal deserto (e non sapeva nuotare)

Il bianco e nero

D: In una foto, quando il bianco e nero?
R: Usare il bianco e nero è puramente una scelta artistica, nessuno ci obbliga ad impiegarlo.
Del colore, si dice che sia una grossa distrazione.

D: Luigi, credi sia giusto ritoccare le foto? Non rischiamo di snaturare l’originale?
R: Qualche ritocco ci può stare, ma non tanti altrimenti la fotografia rischia di diventare un’immagine che la macchina fotografica non potrà mai riprodurre, quindi bella solo visivamente ma senza significato.
Di seguito, un esempio di foto modificata.

Luigi Borrone, il ritocco solo se necessario
luigi_borrone ed il foto ritocco

La foto denuncia

D: Luigi, sei su faCCebook.eu, il blog ufficiale dei «mostri»: a tal proposito, ne hai mai immortalato uno?
R: Si, ho fatto una segnalazione alla polizia locale per dei pali della segnaletica caduti a terra.

D: Credi nella foto denuncia oppure utilizzi il tuo canale solo per informare ed intrattenere?
R: Le mie foto riportano tutti gli avvenimenti che ci circondano.
Dalla denuncia all’evento, al ricordo.

Luigi Borrone, fotografo per passione

Travolto da twitter, instagram e facebook

D: Il tuo rapporto con i social?
R: Sono stato travolto dall’era dei social media.
Mi trovate su Instagram, twitter oppure la fanpage facebook.

D: Luigi, il messaggio finale da lanciare nell’oceano della Rete.
A te la parola!
R: Sono onorato dell’intervista, spero che mie foto trasmettano qualcosa.
Posso solo dire che la passione non assaggia, divora.
E ogni volta che scatto una foto seguo la mia filosofia: se nel mirino vedi una persona, lascia perdere.
E’ il suo pensiero che devi ritrarre.
Sperando di riuscirci.


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Come scegliere (e quando cambiare) la foto del profilo

Quante volte?

Almeno una volta all’anno.
Ma non più di tre.

Quando?
All’arrivo degli equinozi e dei solstizi.

Immediata scatta la protesta: non esistono più le mezze stagioni!
Vero.
Aggiorno l’immagine del profilo social un paio di volte all’anno?
Esatto.

I vostri amici (utenti) avranno il tempo di affezionarsi alla nuova foto e metabolizzare il cambiamento per associare il volto al numero di telefono, ai contenuti facebook, ai tweet.

Dopo sei mesi – più o meno, meglio non essere algebrici – la svolta: una nuova immagine attirerà l’attenzione con rinnovato interesse.

la mia nuova foto del profilo

Whatsapp batte facebook

Oggi è restrittivo pensare alla propria reputazione digitale come l’insieme dei contenuti pubblicati (solo) sul web.
Whatsapp e Telegram – ma anche Instagram – appartengono di diritto alla galassia social.

In un giorno, quanti messaggi inviamo via smartphone e quanti post pubblichiamo su facebook?
Vince di gran lunga l’app di messaggistica.

Come scegliere la foto del profilo?

La foto su Whatsapp (come l’immagine sui social) deve trasmettere chi sei oggi.
Come la carta di identità, l’immagine del profilo è il tuo biglietto da visita, l’impatto visivo sentenzia il successo o il flop di un account.

Oltre ad aggiornarla con regolare periodicità, la foto deve rappresentare il tuo stato d’animo, possedere lo sguardo che ti contraddistingue, comunicare la tua personalità.

Chi dallo smartphone pigia col pollicione sull’immagine del tuo profilo, mentre osserva la foto, deve sentire la tua voce.

Un’ultima, importante raccomandazione: una foto senza trucchi ed inganno, sul web, come nella vita, meglio la sincerità.

Questione di look

Il sottoscritto preferisce presentarsi con un look informale: nella mia casa digitale, accolgo i visitatori con il tu invece di un distante lei, più professionale ma meno ospitale.
Questione di gusto.

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Foto del profilo: cinque regole pratiche

Alcune indicazioni pratiche per schivare errori comuni.
La foto del profilo deve:

  • essere recente
  • riguardare te stesso (evitare figli, consorte, cagnolino, panorama, tramonto, monumenti, Messi, Angelina Jolie …)
  • mostrare la tua solita espressione, spontaneo è bello (non necessariamente un primo piano a distanza ravvicinata)
  • essere priva di interferenze (eludere tizi alle spalle, fastidiosi oggetti come sedie, bicchieri, auto …)
  • tenere le braccia (se visibili) in posizione non banale: in tasca, conserte, con la mano sotto il mento per esprimere «riflessione» e mai a peso morto lungo i fianchi

E tu, da quanto tempo non aggiorni la foto del profilo?

La mia foto del profilo, ieri ed oggi

La mia vecchia foto del profilo oramai datata e l’attuale immagine social

 


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Bianco e nero: la foto ci guadagna?

Bianco e nero vs colore

Il medesimo scatto suscita sensazioni diverse: il primo, in bianco e nero, richiama alla mente il tempo che fu – perché al sottoscritto, l’immagine priva dei colori è un salto all’indietro …

Bianco e nero, perché (a volte) è meglio

… la seconda, l’originale, è la foto priva di ritocchi ed immortala – in tutta la sua semplicità – un giorno qualsiasi sul litorale domitio con la sedia di un bagnante per scrutare il mare, l’eterno movimento.

Bianco e nero, perché (a volte) è meglio

Bianco e nero, quando preferirlo?

Ad ogni foto, la domanda sorge spontanea: quando proporre una foto oscurata dei colori originali?

Il volto di un anziano?
Un panorama dove lo sguardo si perde nell’infinito?
L’immagine anticata?

E se applico il filtro e rovino lo scatto originale?

Nonostante i mille «mostri» catturati con un clic dello smartphone, non ho ancora trovato la giusta risposta.

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Se la foto è introspettiva?

Nemmeno il mio amico Mario Cavaliere, instagramer di successo fornisce la soluzione: per lui, lo scatto in bianco e nero è introspettivo.

E per voi, amici Lettori?
Aiutatemi a sciogliere il dilemma: quando applicare il filtro ed eliminare i colori?


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Mario Cavaliere, i segreti di un instagramer di successo

Mario Cavaliere, amico di una vita

Mario Cavaliere è una persona di cultura.
Le nostre discussioni sotto l’ombrellone, tra il serio ed il faceto, sono un mix di ironia e approfondimenti.
Ascolto con attenzione le sue teorie: col sorriso che lo contraddistingue da sempre, mi spiega la passione per la fotografia.
Difatti, il mio vecchio amico è oggi un instagramer multipremiato.

Mario Cavaliere, instagramer di successo

Il terzo occhio

In sella allo scooter, vede angoli della città che ai molti sfuggono.
E’ il terzo occhio, la capacità del repoter on the road: catturare immagini con una prospettiva originale.
E la community dei fotografi da smartphone apprezza e premia il nostro mcmathematic.

D: Mario le tue pubblicazioni, oltre per lo scatto unico, si caratterizzano anche per le storie narrate: viene prima l’immagine oppure la parola?
R: Assolutamente prima l’immagine poi la parola!
L’immagine sopra ogni cosa ma il racconto i dettagli sono il vero 3D della foto.  Non quello tecnologico ma intendo il 3d quello dell’anima!
Ti racconto un aneddoto: da giovane sono stato alla Galleria degli uffizi a vedere la Venere di Botticelli e dopo cinque ore di fila mi sono trovato di fronte a questo capolavoro e dopo aver ammirato i colori e l’immagine per qualche minuto stavo andando via.
Quando accanto a me c’era una uno che aveva un libro sulla Venere!?!?
Leggeva ad alta voce e diceva che in alto a destra c’è un angelo che la Venere sembra intravedere ecco perchè la sua posizione di profilo gli alberi il cielo … e continuava con la descrizione … insomma la foto per me all’improvviso stava prendendo vita.
Il sapere dei dettagli di un’immagine aumentava il tempo di osservazione!
Questa esperienza mi ha letteralmente segnato!

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Il segreto? La diversità

D: il Vesuvio è il medesimo da secoli: come realizzare una foto originale?
R: Eh vecchio Monf! Questo è il vero segreto della foto! E cioè il segreto non è fotografare ciò che nessuno ha mai visto ma fotografare quello che tutti vedono ma in maniera diversa!
Il Vesuvio è sempre diverso come i tramonti..l’occhio, lo stato d’animo può fare la differenza. Posso dirti che nonostante io sia solare non amo le foto con il sole forte, adoro quelle un po’ noir … gotiche boh! Secondo me così sono più realistiche!
E il Vesuvio è perfetto in questo tipo di scenario.

D: quale è il sentimento principe che ti spinge a fermare lo scooter, passeggiare per i vicoli, documentarti, indagare per scovare un angolo di città da catturare?
R: Ciò che mi spinge è assolutamente il sentimento di quanto Napoli sia sottovalutata! Cioè moltissimi pensano di conoscerla ma Napoli è terribilmente misteriosa.
Spesso le foto banali di Napoli ne racchiudono solo la punta di un iceberg.
Ci sono vicoletti spesso bui e con scarsa igiene ma poi basta guardare all’interno di qualche palazzo del 700 e trovi storia a fiumi, la cosa che m’infastidisce di più è proprio che tutti pensano di conoscere poi appena indago su qualcosa che scopro tutti mi dicono: ah non lo sapevo!
Tutti si preoccupano dei turisti ma Napoli va raccontata ai napoletani non ai turisti! Quelli verranno di conseguenza!!
Se si va avanti col prototipo pizza mandolino e sfogliatella (peraltro buonissima) è terribilmente svilente per una città come Napoli

D: è tempo di rivincite: quale è lo scatto nel quale credevi ed invece è passato perlopiù inosservato?
R: Bah Monf puoi non credermi ma non sono un catcher di premi.
Ci sono tante foto che io definisco marchette: basta un babà col vesuvio di sfondo o una foto ad una pizza col golfo in sottofondo vedrai premi a gogò! 😀
Io cerco il desueto! O comunque se è qualcosa è strafotografato deve avere un valore aggiunto!
Ecco che la didascalia può aiutare.
Comunque, per rispondere alla tua domanda: quella che pubblicai del Campanile della Madonna del Carmine: per me è meraviglioso!
Ma sono di parte! 😀

Il Campanile della Madonna del Carmine, di Mario Cavaliere

La foto è uno stato d’animo

D: le persone sono assenti dalla tua galleria: perché non catturi lo sguardo di una donna, il volto di un anziano, il sorriso di un bimbo?
R: Lo faccio ma solo con la mia famiglia. Perchè credo sia un tipo di foto troppo intima e io non ho intimità con gli sconosciuti.
E poi la verità è che non sono così introspettivo. La foto è un percorso, io sono ancora dietro. Come anche la foto bianco e nero sono fortemente introspettive e io non ho ancora raggiunto questo livello, questa capacità!

D: Mario, la tua bacheca è affollata di piccole e grandi soddisfazioni, premi ricevuti da importanti community online. La gratificazione fa piacere, è innegabile: cosa provi quando ricevi la meritata coppa? Dai peso alla fama oppure, in caso di indifferenza generale, avresti abbandonato Instagram?

R: Assolutamente no! La foto per me è uno stato d’animo, non mi sento in competizione. Sono una persona molto competitiva ma sulla foto no!
Come si può pensare di competere con uno stato d’animo?!?!?
Poi c’è una frase di un famoso fotografo che dice: “Se hai una bella foto che fai? la conservi nel cassetto?” dunque ovvio che fa piacere mostrarla. Non nego che fa piacere l’attenzione di chi sceglie la tua foto tra tante e ne coglie il tuo stesso spirito. E’ una forma di comunicazione meravigliosa ma questo comunque non crea in me ossessione. I premi poi sono punti di partenza non di arrivo! Li ripubblico solo temporaneamente perchè fa piacere agli admin che ti premiano,
Vedo profili zeppi di premi io invece dopo un po’ cancello tutto.

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Instagram, per intrattenere ed informare

D: Mario, sei su faCCebook.eu, il blog ufficiale dei «mostri»: a tal proposito, ne hai mai immortalato uno?
R: No Monf sai che seguo moltissimo il tuo blog! Perchè in un certo senso ha uno spirito simile al mio, cioè la ricerca del desueto, talvolta la critica, il mostro!
Ovviamente il tuo è un blog famoso, io scatto solo qualche foto e sono molto criticato dai follower perchè partorisco foto con gestazioni da elefante! 😀

D: credi nella foto denuncia oppure utilizzi il tuo canale solo per informare ed intrattenere?
R: credo nella foto denuncia ma non utilizzo questo tipo di canale ma solo intrattenere. Informare poi sarebbe pretestuoso da parte mia, io scopro delle cose e le racconto a chi come me non ne era a conoscenza. Tutto qua: un gioco semplice!

Fotografia e Matematica

La foto per me è geometria decorata con i colori della realtà … e la foto spesso mi aiuta a raccontare …

D: Mario la tua stessa citazione ed il nome dell’account Instagram mcmathematic ti inchiodano: la Matematica (con la “M” maiuscola) è parte della tua visione della vita? E influenza anche i tuoi scatti? La Matematica non è noiosa? Che relazione c’è tra tutti quei numeri grigi e le tue foto colorate?
R: Devo dirti che la matematica è ovunque: la geometria di un golfo, quella di una volta di una chiesa …
Ricordo in una foto del golfo di Napoli con una scogliera: sembrava il grafico del logaritmo! Perchè poi tutti dicono di odiare la matematica ma poi moltissimi ne sono affascinati!
Dunque la relazione tra matematica e fotografia è fortissima! Se ti riferisci alla parte numerica quella no, è solo uno dei tanti aspetti della matematica che credo non ha assonanza con le foto.

D: Mario, lasciaci con una promessa: nel prossimo scatto catturerai l’anima di una persona.
R: Ci proverò! Monf! Se diventerò bravo ce la farò!
Ho una vita davanti e se non ci riuscirò oltre questa vita fotograferò l’anima del mio fantasma.
Per accontentarti 🙂

Scopri il canale Instagram di Mario Cavaliere!


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Se la pausa pranzo è con vista mare [FOTO]

Bagnoli, tra rilancio e dura realtà

Che meraviglia trascorrere la pausa pranzo con vista mare.
Seduto in un piccolo ristorante di Bagnoli, osservo i deboli raggi del sole di novembre farsi strada tra i nuvoloni autunnali e cadere all’orizzonte.

Nel piatto l’insalatona “fantasia” mi invita a nozze, al tavolo siamo in tre, dibattiamo di svariati temi, come ogni giorno degli ultimi diciotto anni.

Poco distante, percepisco ancora i fantasmi dell’Italsider mentre la cocente ferita di Città della Scienza non è ancora guarita.

Bagnoli sembra un pendolo in perenne oscillazione tra il  rilancio turistico, le bonifiche del territorio e le possibilità potenziali ma mai realizzate.

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Pozzuoli e la magnifica zona flegrea

Alla nostra destra, il lungomare giunge fino a Pozzuoli per proseguire verso l’amata zona flegrea.
In lontananza l’imponente castello di Baia fa da sentinella al promontorio di capo Miseno.

Un quadro perfetto, non vi è dubbio.

Termino l’insalata, termina il relax.
Batterie ricaricate, è giunto il momento di rientrare.

La pausa pranzo, relax e riflessioni

«Offro io», un caffè al bar è obbligatorio.

Rifletto su ciò che questa zona potrebbe offrire, sulle mancate opportunità, l’incapacità cronica di sfruttare un territorio così affascinante per scopi turistici.

La giornata è limpida, la pioggia sta ripulendo il cielo, il panorama merita uno scatto, il mio profilo Instagram ringrazia.

Non tutti i lavoratori trascorrono una pausa pranzo con vista mare in un luogo così seducente.
Buon per me.

Sorrido mentre rientro in ufficio 🙂

Una magnifica pausa pranzo a Bagnoli con vista mare!

Alla ricerca dello scatto perfetto da condividere …

La pineta magica

Non resisto, mi fermo ed osservo i colori incantati del sottobosco.
La macchia rosa di ciclamini colpisce, devo fotografare questo pezzo di natura fatato, voglio immortalare il quadro in uno scatto eterno, desidero condividere la prodigiosa pineta di Varcaturo col mondo intero.

La magica pineta di Varcaturo: lo scatto perfetto da condividere

Mentre il social ingrassa …

Il social ridacchia ingordo: con la bava alla bocca, il «mostro» attende un click, il suo grasso quotidiano con il quale alimenta la ciccia con foto, commenti e post dei reporter sparsi per il mondo.
La realtà locale trasmessa in diretta planetaria, potenza della tecnologia.

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… io cerco lo scatto perfetto …

Armato di smartphone, inquadro il sottobosco rosa e scatto.
Accedo alla galleria fotografica del cellulare, l’immagine è mossa.
Cancello.
Riprovo.
Stavolta la messa a fuoco è andata ma i colori sono sbiaditi e non rendono giustizia al luogo: elimino.
Aumento la risoluzione della fotocamera, modifico le impostazioni della luce.
Provo, riprovo, guardo, smanetto, spengo il cellulare, riavvio, fotografo, elimino, riprovo.

Finalmente lo scatto perfetto!

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… da condividere

Bene, ora non mi resta che condividere la foto sui miei profili social ufficiali: la fan page facebook, il cinguettiio twitter, su Google+ e l’account Instagram.

Nascosto nel bosco, al confine con Lago Patria alle porte di Napoli, il segnale 3G è utopia. Un modesto “E” segnala la debole connessione dati.

Propongo il capolavoro su Instagram con l’esito: “Caricamento non completato”.
Lancio un cinguettio ma il tweet resta sospeso nell’etere.
Google+ non ne vuol sapere.
Facebook risulta aggiornato all’altro ieri e non carica le news.

Sconsolato, depongo le armi, saluto i ciclamini rosa e batto in ritirata.
Ho perso più tempo nel provare a condividere la foto che a godermi l’evento.


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Se l’amico é (solo) social

L’amico virtuale

Sei davvero convinto che basti un poke via facebook per renderti migliore?
L’affetto non si misura dai messaggi inviati con WhatsApp il giorno del compleanno o un gratuito “mi piace” sulla fan page ufficiale di faCCebook.eu.

Anzi.

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Un profilo social non si nega a nessuno

Un “+1” sul profilo GooglePlus non può che peggiorare la situazione.
Divenire un follower su twitter potrebbe giocare a tuo favore ma la piacevole sorpresa durerebbe il tempo di un battito di ciglia.

Seguire su instagram non gioverebbe alla causa.
Potresti confermare  il  curriculum on-line in linkedin e rendere la reputazione digitale più credibile ma il click non attirerebbe le attenzioni del sottoscritto.

Se l'amico é solo social

L’amico (che non c’è)

Rassegnati, le lusinghe virtuali sono peggiori dell’amara realtà: un poke non ravviva l’amicizia ne tantomeno rende uomini migliori.

Crea solo l’illusione di rimanere in contatto.
E come ogni illusione prima o poi svanisce.


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Social Natale 2014

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Solidarietà, volontariato, mensa dei poveri, fede

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E tu, caro «mostro», con quale di questi tre Natali ti immedesimi?

 

natale social o natale sociale?

 

PS: questo post è il naturale proseguimento del Social Natale 2013


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E’ morto il selfie, viva il selfie!

Il selfie ha le ore contate.
Come tutti i fenomeni privi di contenuti, anche il banale autoscatto è al tramonto. L’idea-propaganda lanciata da una comitiva di attori ed attrici in gita (pagata) ad Hollywood, imitata dalle masse comuni con esiti ridicoli, ha farcito inutili pagine social intasando la Rete, ha saturato le memorie di Google, Facebook, Twitter ed Instagram senza – peraltro – contribuire a significativi passi in avanti dell’Umanità.

Anzi, il selfie conferma – casomai ci fossero ancora dubbi – la superficialità della moda del momento.

Per fortuna del genere animale, l’evoluzione della specie impara dai propri errori e dall’elettroencefalogramma piatto, prima o poi, un impulso di intelletto si fa strada.

E’ il selfie2.0, per i superficiali un autoscatto allo specchio, per chi vede oltre, invece, rappresenta l’egocentrismo dell’individuo del ventunesimo secolo limitato dalla coscienza personale, l’eterna lotta tra la voglia di mostrarsi e la decenza del privato, il conflitto interiore che lacera l’animo dell’uomo ipertecnologico, la dipendenza delle nuove generazioni come segnale mediatico contro l’uso indiscriminato delle droghe nel mondo.

Dalle macerie della ragione, avanza una speranza.

Sono io.
L’ideatore del selfie 2.0

selfie 2, il ritorno della rivoluzione?

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