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Tag: inverno

Vivere e lavorare in un open space [SONDAGGIO]

L’eterna guerra tra pinguini e draghi

Una folata di vento gelido mi pugnala alla schiena: raddrizzo istintivamente le spalle e mi irrigidisco sulla sedia come uno stoccafisso norvegese.

Il blitz è riuscito, un soffio di vita passa tra lo spiraglio della finestra e taglia l’aria pesante presente nell’open space.
Sorrido d’avanti al monitor mentre continuo a digitare linee di codice.

Il conflitto si consuma in tutti gli uffici del globo e vede contrapposte le due fazioni storiche: i draghi (la maggioranza) ed i pinguini (la minoranza alla quale appartengo con orgoglio)

Vivere e lavorare in un open space

I draghi

Combattono per preservarsi in luoghi perennemente surriscaldati: con la sciarpa al collo anche in ufficio, necessitano del calore per sopravvivere e guardano con terrore chi si avvicina alla finestra.

Incapaci di comprendere le ragioni altrui, sono i custodi dell’aria viziata.
Il panico li guida, spaventati da un possibile raffreddore etichettano chi la pensa diversamente come «intolleranti».

I pinguini

Sognano un ambiente semipolare convinti che il freddo aiuti a restar freschi e concentrati: necessitano del cambio d’aria continuo.

Cacciati dai colleghi, condannati con processi sommari, marchiati come i peggiori tra i lamentosi, perlopiù inascoltati anche se le loro ragioni sono sostenute da teorie scientifiche acclamate: cambiare aria in ufficio ogni due ore fa bene a tutti.

In inverno, nell’open space, la minoranza viene sopraffatta quotidianamente.
Spiragli zero, aperture sigillate, atmosfera ferma.

Nessun compromesso, niente onore delle armi: ai pinguini non resta che attendere tempi migliori.

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L’open space, come è dura la convivenza

E’ l’ora dello snack: biscotti per i golosi, yogourt per i salutisti.
I profumi diffusi nell’unico grande ufficio ci preparano per il pranzo.
L’antipasto è servito.

Cuffiette, musica, testa nel monitor, ognuno cerca l’isolamento dal brusio di sottofondo incessante.

Siamo in pieno inverno anche se, per la guerra sopra descritta, nell’open space la temperatura percepita è quasi trentotto gradi nonostante fuori la colonnina di mercurio non superi i dieci.

L’open space è un’unica grande piazza dove la privacy è un optional: viviamo tutti insieme per otto, intense ore lavorative e come ogni luogo ove la convivenza è forzata, la sopportazione è virtù rara.

Colleghi, la vita nell’open space è dura: che tu sia un drago o un pinguino, sii tollerante.

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41 gradi: il caldo inverno napoletano

Napoli Campione d’Inverno

L’inverno napoletano è caldo.
Il termometro segna 41 gradi.

La sciarpa ed il cappello giacciono nell’armadio dal quel lontano dicembre del 1989.
Il letargo dura da ventisei anni, finalmente è giunto il giorno tanto atteso.

I 41 gradi, frutto di una stagione pazzesca, generano una valanga azzurra che travolge lo stivale.

A Milano e Torino sono abituati alle nevicate, fiocchi bianchi tutti eguali.
Da noi invece la neve è evento raro ed ha un colore speciale: è blu.

Quando cade – prima d’oggi, solo tre volte nella storia – è un’immagine indelebile da tramandare ai posteri.

Sarari e l'inverno napoletano da 41 gradi

La primavera napoletana

Nell’entusiasmante inverno, mentre il ciuccio continua a volare, la lupa sembra un agnellino impaurito, il giglio appassito soffre l’altezza, il diavolo spuntato è più docile di un angioletto.
Resta l’instancabile zebra, resuscitata dalle ceneri autunnali, corre veloce.

Vedremo come andrà a finire.
I conti li tireremo in primavera.

Per ora tiro fuori la sciarpa ed il cappello azzurro.
Questo dicembre bollente da 41 gradi va festeggiato.
L’inverno del  ’90 lascia ben sperare.

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Puzzle, il passatempo riscoperto?

Una domenica uggiosa

La pioggia incessante mi costringe in casa.
Prigioniero tra le quattro mura domestiche, riscopro vecchie passioni assopite: un puzzle da cinquecento pezzi steso sulla scrivania mentre osservo la grandine scendere tra i palazzi.

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Passatempo o stress?

La tecnica è elementare e la conoscono anche i più piccoli: partire dalla cornice.
Dopo trenta minuti di concentrazione massima, capisco perché abbandonai il micromondo di Ravensburger e compagni in tenera età: non sono capace.
Nonostante lo sforzo, della cornice non c’è traccia ed i quattro cuccioli restano un sogno irraggiungibile.

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La vendetta corre sul web

Devo arrendermi, prendo una pausa.
Il «mostro» è ancora sparpagliato sulla scrivania in centinaia di misteriose, piccole forme pronte a sfidarmi.
La grandine continua a cadere senza tregua.

Immortalo il momento: dopotutto, con la pioggia Internet è il passatempo ideale.
Altro che un fantasioso puzzle colorato!

Un passatempo del passato: il puzzle


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Rosso di sera, bell’inverno si spera?

Il Vesuvio ha la testa annebbiata.

E’ arrivato l’inverno ma nemmeno il gigante se ne è accorto.
Napoli, un dolce clima natalizio ed un sole accogliente esortano a non restare a casa.

Accetto l’invito e giro per la città.

Da qualsiasi angolo del capoluogo campano – anche il più nascosto – è possibile osservare il vulcano sonnecchiare sul golfo: le nuvole circondano la vetta e l’immagine ricorda un vecchietto con le idee un po’ confuse (visti i tempo, ha mille motivi validi).
Fotografo.
Continuo a passeggiare.

Il Vesuvio con i pensieri annebbiati osserva Napoli

Svolto in un vicolo del centro storico.

Un gatto metropolitano si muove lungo il muro di un’abitazione che, nonostante l’avanzata del cemento selvaggio, conserva un polmone verde.
Il felino, In bilico, scompare diffidente in pochi istanti.
Punto lo smartphone e rubo lo scatto.

Gatto metropolitano

Giunge la sera.
Dall’alto dei suoi 1.281 metri, Il Vesuvio sembra voler controllare i destini della città.
L’autunno è alle spalle, il primo cielo invernale ci regala un azzurro ricco di speranze con artistiche pennellate rosse.
Uno spettacolo che merita di essere immortalato.

Fotografo e azzardo: rosso di sera, bell’inverno si spera?

Rosso di sera, inverno si spera

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