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Tag: legalità

«Magari domani resto» di Lorenzo Marone: fuggire o resistere? [RECENSIONE]

«Magari domani resto», una storia ambientata ai quartieri spagnoli di Napoli

Fuggire via per cercare una vita migliore oppure restare nel luogo dove sei nato?

Se poi sei nato e cresciuto nei quartieri spagnoli di Napoli, la voglia di scappare dai vicoli per costruire un destino diverso, è forte.

Magari domani resto di Lorenzo Marone racconta, attraverso gli occhi di Luce – giovane avvocatessa napoletana – il dilemma che attanaglia da sempre la città: evadere per sognare una vita altrove o, con l’impegno e l’esempio personale, migliorare il mondo che ci circonda?

Lorenzo Marone alla Feltrinelli di Napoli presenta "Magari domani resto" (intervista al TG3)

Il fatidico dilemma: restare o fuggire?

La voce narrante di Luce accompagna il lettore tra i vicoli dei quartieri spagnoli dove il confine tra legalità e folclore è labile.

Il tema è scivoloso e l’autore ha il merito di non far cadere la storia nella palude dei soliti pregiudizi napoletani o macchiette tipiche della nostra città.

Le pagine sono dense di continue riflessioni: la protagonista ha alle spalle una famiglia disordinata, con un padre assente ed una madre integerrima che, nonostante l’ambiente difficile, educherà Luce all’integralismo morale.

Ma, come è noto, chi non accetta compromessi, spesso si ritrova a combattere da solo contro il mondo.

E così, con uno stile (troppo) scorrevole e lineare, Lorenzo Marone ci porterà verso il fatidico dilemma: chi fugge è un vigliacco e chi resta un eroe?
Oppure, chi resta non ha il coraggio di cambiare mentre chi parte è il vero coraggioso?

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Un libro leggero, nel bene e nel male

Alla presentazione di Magari domani resto io c’ero.
Il libro mi incuriosì da subito e fu interessante ascoltare e conoscere Lorenzo Marone (lo scrittore, disponibile e cordiale, mi rilasciò un’intervista che mi rese orgoglioso).

Mi andava di raccontare una parte della città che non avevo ancora raccontato, la Napoli popolare, e mostrare come, anche in un quartiere difficile, esistono persone che conducono vite normali, combattendo ogni giorno per affermarsi nonostante le difficoltà.
(Lorenzo Marone)

Il romanzo, però, mi ha soddisfatto a metà: le pagine scorrono via con una velocità eccessiva.

La trama non presenta intoppi, la narrazione diviene – tra le mille riflessioni di Luce – troppo semplicistica, il finale si dissolve come un’onda sugli scogli.

Magari domani resto è un ottimo romanzo di pura evasione.
Perfetto se ami affrontare temi profondi con leggerezza, se, mentre leggi, desideri rilassarti.
Deludente se cerchi un senso alle riflessioni di Luce.

Perché, giunti alla fine del libro, ti guardi dietro e ti chiedi: quale tema abbiamo affrontato in questo lungo (e piacevole) percorso?

Ecco, io non cercavo un trattato sul Bene e sul Male ma speravo che, dopo l’ultimo rigo, Luce lasciasse un segno.

Il segno non c’è.
Resta, invece, una dolce e leggera carezza.


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Arrestate Chicco e Spillo!

Giovani (poliziotti) arrestano giovane

Il lampeggiante gira come una trottola colorata.
Blu, rosso, blu, rosso.
Ma è una trottola triste.

Il quartiere continua la solita vita, la scena sembra non interessare nessuno.

La macchina della Polizia, ferma, attira l’attenzione del sottoscritto.

Lungo la salita di Materdei, chiuso nella maschera antismog, pedalo convinto.
Non c’è dubbio: il viaggio di andata/ritorno dall’ufficio regala infinite scene di vita quotidiana.

Mentre supero la volante parcheggiata, come in un film al rallentatore, osservo i due poliziotti accompagnare il giovane.
Accanto al ragazzo – non ricordo se ammanettato, forse no – gli uomini in divisa ostentano tranquillità.

I giovani poliziotti arrestano un altro giovane.
Ragazzi della stessa età, combattenti di una feroce guerra metropolitana ma su fronti opposti.

Assistere ad un arresto di un giovane: una scena vista mille volte in tv, uno dei tanti Chicco e Spillo dimenticati?

Come in televisione

Col tipico gesto visto mille volte in televisione, il poliziotto poggia la mano sulla testa del ragazzo e l’invita ad entrare in auto.

La scena dura pochi secondi e, ad ogni pedalata, al film si aggiunge un nuovo fotogramma fino a quando l’arrestato scompare nella volante.

L’evento sembra non interessare ai passanti, perlopiù impegnati nei loro tragitti quotidiani.
Chi entra in un negozio, una mamma tiene il bimbo per mano, altri attendono l’autobus … gente qualsiasi abituata o assuefatta all’arresto di un giovane?

Nel silenzio generale, la volante – col lampeggiante che gira ancora come una trottola colorata – a sirene spente, supera il sottoscritto intento a pedalare e sfreccia via decisa.

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Chicco e Spillo?

Magari la vicenda non è così drammatica come appare agli occhi del sottoscritto.
Forse si tratta solo di un semplice accertamento delle forze dell’ordine.

Oppure no.

Dopotutto, in un mondo nel quale l’uccisione di un uomo per mano della criminalità organizzata occupa un trafiletto nella cronaca cittadina, restare indifferente all’arresto di un giovane è una conseguenza quasi ovvia.

Pedalo ed il ritornello della canzone di Samuele Bersani balza prepotente alla mente.
Chicco e Spillo.
Già, quel ragazzo appena arrestato potrebbe essere un Chicco e Spillo qualsiasi.

Ricordo il motivo, i nomi, una rapina se non sbaglio.
E poi?
Come finisce la bravata?

Per fortuna, questa volta, i due giovani poliziotti fermano in tempo Chicco e Spillo.


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«Operazione Penelope», di Raffaele Cantone (recensione)

Gli articoli di Raffaele Cantone

Una raccolta di articoli incentrati sulla camorra, le relazioni pericolose tra criminalità organizzata e pezzi di Istituzioni, politica e malaffare.
Una denuncia forte e convinta contro la «zona grigia», lo strato di società dove l’illegalità si mischia con affari e cittadini qualunque.

Il libro di Raffaele Cantone evidenzia l’evoluzione (storica) della camorra napoletana, da criminalità del sud Italia fino alla diffusione nazionale e poi globale.

Scritto da chi ha combattuto (e sconfitto) in prima persona il famigerato clan dei Casalesi, il testo è una fotografia spietata degli ultimi decenni.
Racconta le vicende dei clan attraverso l’emergenza (infinita) dei rifiuti campani, il ruolo di Nicola Cosentino sottosegretario e coordinatore di uno dei primi partiti in Italia, le vittime innocenti, la forza di donne ed uomini (famosi o sconosciuti ai media) chi hanno detto «no», i patti scellerati tra i camorristi ed i vertici politici nazionali.

Anche se le vicende narrate si fermano intorno al 2012, il testo è denso di significati tutt’ora attuali.

La recensione di «Operazione Penelope», di Raffaele Cantone

Lo sfogo del magistrato

Troppo spesso, quando i risultati ottenuti nella lotto alle mafie vengono azzerati da eventi successivi o da scelte, anche legislative, non coerenti con gli obiettivi dichiarati pubblicamente, si ha come l’impressione di avere a che fare con qualcosa di simile alla tela di Penelope raccontata da Omero nell’Odissea, tessuta di giorno e disfatta di notte, così che la mattina dopo bisogna ricominciare tutto da capo senza mai vedere la fine dell’impresa.

Per Roberto Saviano e Silvio Berlusconi

Netta la posizione di Cantone nei confronti di Roberto Saviano ed in generale degli intellettuali: sono voci da difendere.

Per non lasciare soli magistrati, forze dell’ordine e cittadini onesti e continuando a scrivere e parlare di convivenze e malaffare che l’illegalità potrà essere definitivamente sconfitta.

Il libro termina con una lettera ironica rivolta all’allora Presidente del Consiglio.

Da leggere per comprendere appieno il messaggio di Cantone: la battaglia alla camorra – sempre sottovalutata dallo Stato – si vince prima di tutto con l’integrità morale della politica e dei singoli cittadini.

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Quarto a Cinque Stelle, dove la realtà è capovolta

La politica col sindaco Capuozzo

Beppe Grillo, Casaleggio, Roberto Fico e Di Maio, gli stati generali del M5S, sono a Quarto.

La piazza è gremita, la folla urla “Rosa! Rosa! Rosa!”
La signora sindaco Rosa Capuozzo ha il sostegno dei vertici del movimento ma, soprattutto, dell’intera base e dai cittadini del paese flegreo.

La camorra è respinta, prima dal comportamento del sindaco e della sua giunta, poi dalla politica al fianco delle Istituzioni.
Anche le opposizioni applaudono.

Il M5S dimostra che cambiare è possibile.
I cittadini ritrovano fiducia, partecipano e credono nella buona politica e nella forza di reazione delle Istituzioni.

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I media celebrano il sindaco anticamorra

Rai1, Sky, Tg5 e La7 combattono per un’intervista.
Sotto il Municipio, i cameraman di tutte le emittenti pronti a catturare la dichiarazione di un esponente della giunta flegrea.

Assediata dai giornalisti, la vita di Rosa Capuozzo è passata al setaccio: perché è diversa? Quale il suo segreto? Perché è riuscita dove molti hanno fallito?

Le tv ed i giornali mostrano il nuovo eroe da celebrare.
Rosa Capuozzo, il sindaco anticamorra esempio per tutti gli altri primi cittadini italiani.

Coraggio Rosa Capuozzo! (il sindaco di Quarto espulsa dal M5S)

Coraggio Rosa Capuozzo! (il sindaco di Quarto espulsa dal M5S)

Quarto, la realtà capovolta

Purtroppo non è andata così.
Rosa Capuozzo espulsa dal MoVimento, processata e condannata prima dal suo partito e poi dai media.

Il «mostro» è servito.

Ma quale è la sua reale colpa?
Non l’ho ancora capito nonostante fiume d’inchiostro e servizi televisivi ambigui pubblicati dagli stessi media che negli ultimi quindici anni (con due scioglimenti del Comune di Quarto per infiltrazione camorristica) hanno taciuto, anzi sono stati completamente inesistenti.

Chiedete ai cittadini di Quarto: avete mai visto un giornalista o letto la bozza di un reportage sul vostro territorio?
La risposta è ovvia.

Io, ex cittadino di Quarto

Ho abitato a Quarto per trent’anni e tutt’ora vive la mia famiglia.
Conosco bene le dinamiche del comune flegreo.

Mia sorella Daniela è nell’attuale giunta.

Espellere Rosa Capuozzo dal Movimento e costringerla alle dimissioni è un errore figlio dell’integralismo politico dei cinque stelle.
Come tutte le forme di integralismo, porterà solo nuove contrapposizioni e sfiducia.

Se fossi al posto del sindaco flegreo – constatata la compattezza della giunta – andrei avanti fino a fine mandato.
Il tempo ed il buon governo le darebbero ragione (a meno di nuovi Giuda).

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Arcobaleno napoletano

E all’improvviso l’arcobaleno

Due macchine della polizia a sirene spiegate ci costringono ad accostare.
Altre tre Fiat Punto con quattro uomini a bordo – sguardo determinato, volto provato – sfrecciano con le luci lampeggianti per farsi strada nel traffico cittadino.
Percorro viale Augusto, quartiere Fuorigrotta.

Sono quasi le otto di un fresco mattino d’autunno, il cielo è grigio, il sole non dietreggia.

Fermo in auto, alzo lo sguardo, oltrepasso il vetro, raggiungo le nuvole e resto catturato da un inatteso arcobaleno.

Un arcobaleno su Napoli

Un arcobaleno su Napoli

Lungo, imponente, ben visibile, traccia un perfetto arco colorato tra le nubi.
Immagino che parta dal mare di Bagnoli, sorvoli Agnano, superi la mostra d’Oltremare e lo stadio San Paolo, atterri lontano.

La drammatica notizia

La volanti della Polizia spariscono dietro la curva, si spengono i suoni delle sirene.
«Questi uomini rischiano la vita ogni santo giorno», il ringraziamento è inevitabile.

Immortalo il momento, poi la coda d’auto riparte, l’arcobaleno sopra le teste dei pendolari silenzioso ci accompagna verso le quotidiane mete.

Qualche minuto e le prime gocce d’acqua bagnano il parabrezza dell’auto.
«Arcobaleno, ci annunciavi la pioggia. Scommetto che ai tuoi piedi è già terminata la tempesta vero?» (chiusi nel proprio abitacolo, sono permessi ragionamenti stravaganti).

Giunto in ufficio, leggerò la drammatica notizia:
Napoli, sparatoria choc a Fuorigrotta: grave poliziotto dell’antiracket

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La guerra civile ignorata dallo Stato

La guerra civile che si combatte a Napoli tra legalità e camorra colpisce un altro esponente delle forze dell’ordine.
Guerra ipocritamente ignorata dalle istituzioni, eventi criminali minimizzati sintomo della debolezza dello Stato incapace di annientare il «mostro».

Noi cittadini vogliamo essere liberati, nel mentre mostriamo la nostra sincera solidarietà a chi ogni giorno difende i nostri diritti.

Con i primi raggi di sole l’arcobaleno sfuma, resta il messaggio di speranza per il poliziotto eroe.


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Due anni fa, la «guerra civile» bruciava Città della Scienza

L’esercito del bene

In Italia si combatte una guerra civile.
Due eserciti contrapposti: il primo formato da noi, napoletani perbene, cittadini italiani, soldati disciplinati governati da generali spesso eroici e a volte traditori.

Siamo le truppe più numerose ma, nonostante ciò, costretti a difenderci, bloccati dietro la trincea.
Le nostre armi sono la cultura, il rispetto delle regole, la legalità, la forza della giustizia e l’idea del bene comune.
Respingiamo ogni forma di prepotenza e neghiamo la violenza, sogniamo una città normale e vivibile.
Crediamo nelle Istituzioni, amiamo la Vita.

Ogni giorno, però, subiamo le angherie dell’altro esercito, le milizie del male, i soldati della camorra.

Napoli, due anni fa la «guerra civile» bruciava Città della Scienza

L’esercito del male

Questi «mostri» sono ovunque, ratti che vivono nell’illegalità, topi senza etica, gente sporca e priva di morale, delinquenti pronti ad uccidere il fratello per conquistare il potere della distruzione.
L’esercito del male, pur se in netta minoranza, è spietato.

Tra le sue file vige l’odio e la vendetta.
Ogni membro è cresciuto tra la violenza e l’arroganza e, anche tra i più giovani, è indelebile il ricordo di un parente morto ammazzato.
La vita di questi soldati non vale nulla, sono consci che moriranno presto e la loro anima è insanguinata, forse incurabile.

Questi «mostri» non credono a nulla perché odiano la Vita.

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L’anniversario

Due anni fa, l’esercito del male ha attaccato e distrutto una nostra fortezza, simbolo della cultura e ritrovo di migliaia di studenti, La Città della Scienza di Napoli.

Come in ogni guerra cruenta, non viene risparmiato nessuno.
Le icone del sapere colpite senza pietà, le strutture cardine della società civile bruciate senza vergogna.

Ebbene, questo triste anniversario, serve a ricordare a noi tutti che in Italia la maledetta «guerra civile» è ancora in atto.
Non abbassiamo la guardia, non dimentichiamolo mai.


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L’Italietta e quell’indistruttibile zona grigia

n un locale elegante e chic …

Immagina di entrare in un ristorante elegantissimo, accolto da un cameriere gentile ed accogliente.
Immagina di essere ricevuto da una giovane e raffinata hostess di sala che ti invita ad accomodare e scegliere le pietanze da un menù prelibato.

Atmosfera signorile, ambiente chic, in una parola: locale perfetto.

A metà serata, mentre gusti una ricercata ricetta francese e conversi amabilmente con gli altri distinti commensali, irrompe la polizia.

L'Italia e la maledetta zona grigia

Un blitz delle teste di cuoio crea scompiglio

Il panico dilaga nella sala, i gas lacrimogeni completano il dramma.

Le forze dell’ordine sparano vari colpi in aria, finalmente il fumo si dilata e cala il silenzio: scattano gli arresti, il cameriere gentile, l’hostess di sala, l’esperto chef ed il ricco proprietario del ristorante in manette, portati fuori come i peggiori criminali e ripresi dalle telecamere di mezzo mondo in diretta tv.

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La notizia su tutti i giornali

Il giorno dopo, sconvolto, leggo sul giornale: «la polizia sgomina un’intera famiglia mafiosa. 
I malavitosi riciclavano danaro sporco tramite un lussuoso ristorante in centro città frequentato abitualmente da noti politici e calciatori di fama.
Durante l’irruzione, tra gli ospiti a cena, era presente anche il famoso webmonster Mario Monfrecola, nemico giurato dei mostri in tutte le forme e colore».

Quante volte abbiamo letto simili notizie?

La parte sana della società civile mischiata con il malaffare, l’economia legale alimentata da capitali mafiosi, la delinquenza che si rifà il trucco e si (ri)presenta pulita con i complimenti delle istituzioni.

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E’ la cosiddetta zona grigia

La fascia di società italiana caratterizzata da tutte quelle persone che – contemporaneamente – compiono azioni illegali e chiedono giustizia, l’insieme di cittadini che vivono quotidianamente borderline, al confine tra legalità e piccole e grandi imbrogli.

Gente che non esita a chiedere “un piacere personale” al camorrista eppure si indigna se un politico viene arrestato per corruzione, uomini dai comportamenti pubblici irreprensibile e con gli scheletri (privati) negli armadi.

I doveri della politica (e del cittadino)

E’ compito della politica ripulire questa zona franca, in primis eliminando dai partiti personaggi ambigui che mentre parlano di lotta alla mafia strizzano l’occhio ai clan della malavita in cerca di voti (sporchi di sangue innocente).

E’ un dovere del cittadino, invece, marcare una distinzione netta tra legalità e delinquenza, rifiutare ogni logica truffaldina ed arrendevole del «così va il mondo».

Il tempo è scaduto, la zona grigia – alimentata dalla corruzione, dal malaffare e dalle convivenze pericolose – deve essere annientata.

Ne saremo capaci?


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