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Tag: leggenda

Bigfoot, l’intervista esclusiva [SCOOP]

Bigfoot, l’appuntamento

Incontro Bigfoot in un bar affollato del centro, vicino gli uffici.
Il locale brulica di impiegati pronti a consumare velocemente la pausa pranzo.
C’è un bel sole, decidiamo di accomodarci fuori.

«Non ho molto tempo, iniziamo subito» afferma in modo spicciolo lo Yeti mentre si mette a proprio agio in un tavolino già apparecchiato (impietosamente piccolo rispetto alle sue gigantesche dimensioni).
«Ti ringrazio per aver accettato il mio invito. Siete esseri rari al giorno d’oggi, quasi come i contratti a tempo indeterminato!» scherzo per rompere il ghiaccio mentre accendo il portatile per l’intervista del secolo.

Bigfoot sorride per educazione, poi alza il lungo braccio sinistro e cattura l’attenzione del giovane cameriere (seduto, l’arto verticale raggiunge i tre metri d’altezza).
Squilla il (suo) cellulare.
«Confermo il meeting domani alle 14,30 … un’insalata grazie» organizza ed ordina.
«Sono a dieta, il lavoro a progetto, la crisi, la scadenza di contratto, lo straordinario non pagato … troppo stress, devo perdere qualche etto» si giustifica lo scimmione.

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La leggenda del lavoro indeterminato

«Il lavoro, appunto, per molti è un evento leggendario, proprio come te. Perciò ti ho scomodato» chiarisco al mio ospite esclusivo.
«Dunque, sei d’accordo con la linea del Governo?» incalzo.

L’enorme mano del Bigfoot afferra il minuscolo bicchiere, la belva sorseggia delicatamente la bevanda.

Si guarda intorno con fare sospetto quasi temesse per la sua incolumità, poi con un filo di voce confida:
«le Istituzioni vogliono estinguerci, siamo una razza protetta eppure la caccia continua. Sono astuti: non utilizzano armi dirette ma strumenti subdoli, capaci di colpirci a distanza senza innescare il clamore mediatico».

«Bigfoot, puoi essere più esplicito?» sento odore di scoop.
«Il Governo modifica la Legge, i nostri diritti cancellati con il beneplacito dei sindacati, partiti politici, maggioranza ed opposizione, chiesa e ONU» continua lo Yeti visibilmente turbato.
«Le tutele acquisite dai miei avi – i Gigantopithecus – sono utopie per noi giovani Bigfoot. A volte mi chiedo se riuscirò ad arrivare alla pensione prima di 130 anni» afferma desolato.

Digito veloce le dichiarazioni dello scimmione, l’articolo prende forma.

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L’utopia: più tempo per se stessi

«Dopo vent’anni di lavoro, desidero coltivare i miei interessi.
Studiare nuove materie – magari iscrivermi ad una facoltà, frequentare un corso di recitazione, praticare uno sport, imparare a suonare il violino, trascorrere più ore con i miei cari, viaggiare, dedicarmi agli hobbies … sottrarre energie al lavoro ed incrementare il tempo da dedicare a me stesso.
Invece no! Licenziamenti, cassa integrazione, instabilità, contratti a progetti … basta! E’ uno stillicidio, sto pure facendo il pelo bianco» si sfoga il Bigfoot dagli occhi tristi.

Chi non si adatta si estingue

«La storia dell’Umanità parla chiaro: chi non si adatta si estingue. Se il trend non cambia, non resisterò ancora per molto».

Segue una pausa sofferta, poi il lavoratore giunto da lontano si riprende:
«devo andare, la pausa pranzo è terminata. E’ stato un piacere conoscerti Mario, seguo sempre il tuo sito di mostri, sei forte» sentenzia lo Yeti.

Lo scimmione si alza e con un gesto plateale indossa un paio di occhiali scuri.
Dall’alto dei suoi tre metri e 250 chilogrammi, mi fissa per un tempo che sembra interminabile.
Poi, con tono profetico asserisce:
«Mario, vogliono ammazzare i sogni. Continua a credere nelle leggende anche se da oggi siamo tutti precari».

Il battito di una ciglia ed il Bigfoot svanisce, per sempre credo.

Il messaggio del Bigfoot

Mi guardo intorno stordito: gli impiegati rientrano nei loro uffici, la pausa pranzo è terminata, i camerieri puliscono i tavoli e raccolgono le ingenerose mance.

«Il conto per cortesia».
Ancora emozionato, mi domando se ciò che ho ascoltato sia frutto della mia fantasia oppure sia la triste realtà.

Forse sono impazzito?

Abbasso lo sguardo, ai miei piedi c’è una foto.
Deve essere caduta dalla tasca di qualche precario frettoloso, la raccolgo, guardo, sorrido: è proprio lui.

Avevo ragione: il contratto a tempo indeterminato è una leggenda, come il Bigfoot.

L'intervista al leggendario Bigfoot (come il contratto a tempo indeterminato)


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Vulimm ‘o post

Una leggendaria manifestazione

La piazza è gremita di disoccupati.
Sono presenti tutte le sigle, da quelle «storiche» ai nuovi comitati sorti come funghi per tutelare i recenti licenziamenti.

Sfilano lungo le vie cittadine, volano grida di sdegno e fischi contro le Istituzioni.
Nella nostra terra, la disperazione di chi perde il lavoro è un sentimento atavico, merce preziosa per i padroni della politica.

Dalle ceneri della grande industria nasce l’esercito degli ex lavoratori.
Il corteo raccoglie donne ed uomini di ogni età, giovani che, dopo pochi anni dall’assunzione, già combattono per non perdere il posto.

Lo slogan

Giunti sotto la sede della Regione, l’urlo dei manifestanti è unisono: «vulimm’ ‘O Posto, vulimm’ ‘O Posto!».
Dipendente del Comune, bidello, segretario di scuola, postino in una amena località, impiegato in un qualsiasi ufficio della Regione, spazzino per una dimenticata partecipata di un ente statale … tutto purché ci sia la sicurezza del domani.

«O Posto» si traduce, dunque, in un’assunzione nella Pubblica Amministrazione.

Vulim o post, i precari di oggi

L’opportunità

Un uomo si avvicina ad un manifestante.
«Senta, cerco una persona con voglia di lavorare, disposto agli straordinari e abituato alla fatica» chiede convinto l’imprenditore.
«E tra tanta gente, venite proprio da me?» risponde il disoccupato e ritorna ad urlare lo slogan «vulimm’ ‘O Posto, vulimm’ ‘O Posto!».

Epilogo

Questo racconto risale alla mia adolescenza, più o meno all’inizio degli anni ottanta.
Sta di fatto che non posso confermare l’episodio (e nemmeno smentirlo).

Forse si tratta solo di una leggenda folcloristica però racchiude delle amare verità: la mancanza di lavoro cronica nel sud Italia, la cultura dell’assistenzialismo, una parte della società che si «arrangia», l’abuso degli ammortizzatori sociali, la protesta indiscriminata, i «mostri» generati dalla malapolitica, le opportunità mancate.

Sono trascorsi decenni e gli unici due elementi anacronistici di questa fanta-leggenda-napoletana suppongo siano l’uomo che offre lavoro ed il rifiuto del presunto disoccupato.
Tutto il resto, è ancora (triste) attualità.

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