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Tag: libertà (Page 2 of 2)

Come svelare la personalizzazione di Google (il venditore)

L’esperimento

Digitiamo su Google «Pasqua a Napoli».
La frase racchiude diverse interpretazioni: religiose (tradizioni), turistiche (un viaggio), culturali (alla scoperta delle chiese), economiche (pernottare in hotel).

Il risultato sarà diverso a secondo di chi cerca: Google (e gli altri motori di ricerca, facebook ed amazon) rispondono personalizzando l’esito ed adattandolo ai gusti del richiedente.

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I filtri

Ogni utente collegato alla Rete regala un’enorme quantità di dati sulla propria vita privata in cambio di servizi gratuiti (motori di ricerca, news, social network, shop online …).
Il singolo click, la visita ad un sito, la lettura di un post, un ingenuo “Mi piace”, un “+1” determina la propria reputazione digitale sfruttata dai siti web per personalizzare i risultati.
Google ci propone un mondo su misura, ogni aspetto del quale corrisponde perfettamente ai nostri gusti, interessi e desideri.

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Il test

L’esperimento è semplice: digitiamo su Google «Pasqua a Napoli» e pubblichiamo i risultati dei primi link trovati.
Dimostreremo che le risposte variano da persona a persona (perché dipendono dalla propria storia in Rete).
Il motivo è ovvio.
Dietro ad elaboratissimi algoritmi si cela un obiettivo volgare: le grandi aziende (possessore dei nostri dati personali) vogliono invogliarci all’acquisto.
Siamo solo consumatori non persone.

I miei risultati

1 BBItalia.it, un post sulle tradizioni pasquali con proposte di Bed&Breakfast di Napoli e dintorni
2 un post pasquale sul blog dell’hotel Villa dei Medici a Bagnoli
3 la pagina Google+ di “Napoli da Vivere” con gli eventi di marzo ed aprile
4 Cookaround.com con le ricette pasquali  campane

Ora tocca a te.

Il test per svelare la personalizzazione di Google (il venditore)


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L’ergastolo (come è andata a finire)

Carassius Auratus condannato all’ergastolo

E’ rinchiuso ventiquattro ore al giorno in una gabbia senza aria, grande quanto una vasca.
E’ stato condannato all’ergastolo da un non noto tribunale dell’Asia orientale ed ora, senza appello, deve scontare la sua ingiusta pena.

Non ha diritti, nessuna organizzazione non governativa tutela la sua causa, i media non sono interessanti ad approfondire questa ordinaria prepotenza che si consuma silenziosamente in ogni angolo del mondo, anche nelle case di insospettabili famiglie «per bene».

Costretto a vivere la sua infelice esistenza in una cella disumana, è privato totalmente della libertà.

E’ il Carassius auratus, un nobile nome scientifico per indicare una razza bistrattata e sottovalutata, i comuni pesciolini rossi.

Carassius Auratus condannato all'ergastolo

Libertà per Abramo

Il nostro piccolo Abramo è uno dei pochi fortunati, ha goduto dell’indulto ed oggi è un pesciolino libero.

Io ed il mio pargoletto l’abbiamo scarcerato in una dolce mattina di primavera nella grande fontana della villa Floridiana di Napoli con una solenne cerimonia alla presenza di tanti altri bambini, spettatori curiosi ed attenti.

Un lungo tuffo dalla piccola prigione casalinga  fin dentro il laghetto del parco, in compagnia di tanti altri suoi simili e di piccole tartarughe, ramoscelli,  foglie e piante acquatiche.

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Come è andata a finire

Periodicamente andiamo a fargli visita.
«Papà, guarda Abramo è cresciuto!» urla mio figlio (6 anni al momento che scrivo) appena scruta un pesciolino rosso nuotare nella grande fontana.
«Visto come è felice quì?» gli rispondo come un adulto sicuro di aver preso la giusta decisione.

Però, se ben ricordo, forse la storia non è andata proprio così, forse quella dolce mattina di primavera Abramo viaggiò verso il Paradiso dove riposano tutti gli Animali e questo happy-end immaginario fu la risposta alla domanda ingenua che pose il nostro marmocchio quando scoprì l’acquario casalingo vuoto: «papà, mamma dove è Abramo?».


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PD-PDL, la nuova guerra dei Roses «per il bene del Paese»

PD-PDL, sposati da vent’anni

Litigano da più di vent’anni ma continuano a restare insieme.
Lui è arrogante, lei è permalosa, impossibile trovare un punto comune.

Lui ama la libertà anarchica tipica di chi vive senza regole, lei è petulante, boriosa e autolesionista. 
Insieme sono capaci di distruggere qualunque cosa/persona incontrino sul loro tortuoso cammino, eppure convivono sotto lo stesso tetto.

Chi li conosce, ammette sconsolato: «sono il diavolo e l’acquasanta» e come tutti gli estremi si scontrano e si attraggono.

La diversità apparentemente palese è in realtà meno evidente di quanto appaia e dopo le urla pubbliche segue un’appassionata riappacificazione privata.

La guerra dei Roses (The War of the Roses, 1989)

Finti litigi, vere alleanze

La «guerra dei vent’anni» sfocia in lunghe e profonde crisi ma lui&lei trovano sempre un armistizio e «per il bene dei figli» evitano traumatiche separazioni.

La coabitazione forzata continua per interessi superiori e convenienza reciproca non certo per Amore.
D’altronde, gli adulti ragionevoli sono consci che a volte è necessario mettere da parte i sentimenti – o peggio ancora gli irrealizzabili ideali  – per necessità anche se sono convinti di poter vivere meglio l’uno senza l’altro, due entità egocentriche e fortemente individualiste che si sacrificano «in modo responsabile».

La separazione?
E’ un pensiero ricorrente ma è anche rischioso: nessuno vuole abbandonare la dimora ed i privilegi costruiti faticosamente nel tempo.

Va bene odiarsi ma con la sicurezza del tetto domestico.


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