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Tag: mare (Page 1 of 3)

Amerigo Vespucci, la visita di un bimbo che voleva diventare marinaio [FOTO]

A bordo dell’Amerigo Vespucci

Non chi comincia ma quel che persevera

«Quale significato nasconde questo slogan?»
Lo spirito del cronista non mi abbandona nemmeno sull’Amerigo Vespucci, la nave scuola della Marina Italiana.

Guadagno spazio tra la folla e immortalo lo scatto.

«Ogni nave della Marina ha il suo motto, questo è il nostro» risponde il giovane marinaio alla domanda del sottoscritto.

A bordo dell'Amerigo Vespucci

Dopo un’ora e mezza di fila ..

A Napoli, evidentemente, non sono l’unico a desiderare un giro sul famoso veliero.
Dopo un’ora e mezza di fila, barcollo lungo la rampa e salgo sul ponte della storica nave.

Ho la netta sensazione di passeggiare in un luogo speciale, uno di quei posti dove si è scritta la Storia.
Ogni angolo trasuda emozione: quelle corde vissute, le scali complicate da salire, le scialuppe, il ponte che vola verso l’orizzonte, l’imperioso timone.

A conferma, osservo – sempre nel porto di Napoli – una enorme nave da crociera attraccata.
Lo stile tra il veliero e la nave da crociera è abissale: l’Amerigo Vespucci conserva l’eleganza e la gentilezza di una nobil donna, l’enorme «mostro» poco distante appare come una ferraglia cafona e senza anima.

L’attesa è stata ripagata.
Girare per l’Amerigo Vespucci è un avventuroso viaggio nel tempo.

A bordo dell'Amerigo Vespucci

Il bambino che voleva diventare marinaio

Com’è eroica la vita del marinaio!
La forza del mare in tempesta, il coraggio di questi uomini che domano le onde, la quiete del mare piatto, il lungo viaggio, l’attesa in cabina, la vita di bordo, l’odore del sale che ti entra nelle ossa, l’amore di chi aspetta.

Potevo essere io un marinaio?
Non credo proprio.

Lascio il sogno ai tanti bimbi che esplorano la nave con i loro genitori 🙂

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Amerigo Vespucci, la galleria di immagini


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Litorale domizio, la catena umana per salvare il (nostro) mare

“Diamoci una Mano”, la catena umana per il litorale domizio

Sabato 4 agosto (ore 10.30) aderisco alla catena umana proposta  da Gaetano Cerrito, imprenditore impegnato per il rilancio del litorale domizio.

Perché, ogni estate, è assurdo porsi la solita, sconfortante domanda: «i depuratori funzionano?»
Perché, giunti in spiaggia, è anomalo chiedersi: «oggi, com’è il mare?»

In lunghi tratti del litorale domizio, la qualità delle acque dipende dalla buona sorte: i giorni della corrente favorevole, ti bagni in un mare cristallino.
Se becchi il momento nefasto (scarichi illegali nei tanti canali che sfociano in mare?), puoi trovare liquami, pannolini o chissà quale altro «mostro».

Eppure, negli ultimi anni, è indubbio constatare un netto miglioramento delle condizioni delle acque.
Allora, perché non possiamo pretendere un mare sempre pulito?

Si chiama ‘Diamoci una mano‘ l’iniziativa che partirà sabato 4 agosto alle 10,30 dai lidi Tamurè e Baja Club e che coinvolgerà tutti i bagnanti dei 9 chilometri di spiaggia che vanno da Baia Domizia sino a Baia Felice. (fonte: Il Mattino)

Sul litorale domitio, partecipo alla catena umana per denunciare l'inquinamento del nostro mare

Il mistero dei depuratori campani

Prima o poi scoprirò la verità sui depuratori campani.
Quanti ne sono?
Dove sono?
Quali realmente funzionano?
Depurano dodici mesi all’anno oppure si fermano nel periodo invernale?

Se un cittadino campano, ogni benedetta estate, è logorato dal dubbio: «i depuratori funzionano?» significa che l’opera di questi impianti è alquanto opinabile.
Sarebbe opportuno, da parte degli enti competenti, una maggiore e più chiara comunicazione sull’argomento.

Se poi, un giorno, fosse possibile visitare uno di questi leggendari depuratori, il sottoscritto sarà il primo tra i prenotati.
Armato di videocamera e taccuino, documenterò l’esperienza.

Nel mentre, sarò uno dei mille anelli della catena umana di sabato 4 agosto.
Mille anelli, una sola voce: salviamo il nostro mare.

PS: ringrazio Mario Cavaliere, instagramer di successo, per lo scatto sottomarino nel mare blu.
Del litorale domizio, ovvio.


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Al mare, testimone di un salvataggio eroico

Un soccorso in mare vissuto in diretta

Quale sentimento spinge una persona ad abbandonare la sicurezza della propria vita per lanciarsi in mare e soccorrere uno estraneo in difficoltà?

E’ la domanda che mi pongo oggi mentre assisto – dalla spiaggia di un lido del litorale domizio – al salvataggio di un gruppo di bagnanti che, per le condizioni del mare avverso, non riescono a tornare a riva.

A pochi metri dalla spiaggia libera, le forti onde creano un fosso tra un gruppo di persone e la costa.
Un uomo inizia a sbracciare per segnalare l’emergenza: nuota ma le correnti lo allontanano dalla riva.
Nonostante non affondi del tutto, è in forte difficoltà.
Il mare lo sovrasta, poi riemerge, sbraccia ancora.

Con lui si distinguono altre persone, forse un bambino ed una giovane ragazza.
Tutti in pericolo.

Litorale domizio, volontari e bagnini salvano un gruppo di bagnanti in difficoltà

L’intervento dei bagnini (e dei volontari)

Dai lidi limitrofi, i bagnini scattano immediatamente.
Con le tavolette rosse in pugno, superano il fosso marino ed, in pochi istanti, raggiungono il gruppo di persone in totale panico, a poche decine di metri dalla spiaggia.
Li soccorrono.

Insieme ad altri volontari, li riportano tutti sul bagnasciuga.
Giunge anche un terzo bagnino con l’imbarcazione di salvataggio per aiutare chi è senza energie.

Per fortuna, la missione di si conclude con un lieto fine.

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Il coraggio dei volontari

Da sotto l’ombrellone, noto delle persone correre verso il mare.
Non capisco cosa stia accadendo finchè non raggiungo la folla in riva ed ascolto i commenti preoccupati.

La squadra di volontari che si è lanciata verso i bagnanti in difficoltà è davvero numerosa.

Conto almeno una decina di uomini, qualche ragazzo ed una giovane donna.
Li vedo rientrare affaticati, raccontano di un anziano in preda al panico (credo l’uomo che sbracciava) e di un bambino impaurito.
Li hanno raggiunti – chi dalla spiaggia, chi via mare – ed, insieme ai bagnini, salvati.

Ascolto l’impresa con ammirazione.

Queste persone, non temevano di affogare?
Prima di tuffarsi, hanno riflettuto sul pericolo al quale andavano incontro?

Rischiano la vita per soccorrere degli estranei.

L’azione di questi volontari non finirà mai sui giornali e nessuna Istituzione gli renderà i giusti meriti.
Ma, entrano di diritto nell’esercito di eroi silenziosi che combattono i «mostri» della nostra società.

A loro, il nostro pubblico ringraziamento.


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Lo strano caso del vu cumprà (croato)

Il primo vu cumprà proveniente dalla Croazia?

«Compri qualcosa?» chiede il giovane vu cumprà.
«No grazie, non mi serve nulla. Scusami, da dove vieni?» ribatto curioso.

Agosto bollente, da sotto l’ombrellone osservo il pianeta-spiaggia con le sue mille contraddizioni.

Quando un vu cumprà si ferma per proporre le varie cianfrusaglie, instauro un colloquio col malcapitato per comprendere quale infausto destino abbia colpito questa persona e come sia finito su una spiaggia a macinare chilometri sotto il sole per vendere prodotti inutili pur di sopravvivere.

Stavolta, lo sventurato è un ragazzo bianco, non italiano.

«Vengo dalla Croazia» risponde l’ambulante.

Un vu cumprà qualsiasi: da dove provengono questi malcapitati?

La relazione tra prodotti e nazionalità

Da uno studio statistico non ufficiale effettuato dal sottoscritto su un campione casuale, ho compreso esistere una relazione tra nazionalità del vu cumprà e prodotto venduto:

  • africani: cd musicali e dvd di film, cappelli, teli da mare ma anche elefantini portafortuna e strumenti musicali vari (vedi tamburi), costumi femminili
  • bengalesi: ricariche dei cellulari (power bank) e cover per gli smartphone, cianfrusaglie varie (palloni, aquiloni ma anche occhiali da sole, gadget del momento – vedi spinner)
  • arabi: specializzati in bigiotteria – anelli, collane, bracciali di ogni prezzo, colore e qualità
  • campani: cocco fresco, taralli, bibite, pizzette ma anche calzini (fantasmini) ed accendini

Del vu cumprà croato – fino ad oggi – nessuna traccia.

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«La Croazia? Inguaiata come l’Italia»

«Ma l’economia della Croazia è in crisi?» domando sorpreso al mio interlocutore.
«La Croazia è inguaiata come l’Italia» taglia corto il vu cumprà mentre va via sconfortato.

Resto interdetto.

Sta di fatto che da quel giorno, dall’esercito di ambulanti passati dal mio ombrellone, di altri venditori croati nemmeno l’ombra.

In questo agosto bollente, registro un episodio inedito: credo al giovane croato disperato oppure diffido delle sue affermazioni?

Indeciso, indagherò 🙁


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Valeria Corciolani, la scrittrice di gialli che ama i cattivi (e cita Einstein) [INTERVISTA]

Valeria Corciolani, quando la scintilla?

Conosco Valeria attraverso gli occhi di Guia e Lucia, le protagoniste del giallo appena finito, La mossa della cernia.
Giunto all’ultimo rigo, col sorriso stampato in viso, contatto l’autrice.

Desidero carpire l’attimo nel quale Valeria Corciolani diventa scrittrice (di successo), comprendere quando nasce la scintilla che cambia il flusso degli eventi, quel momento magico nel quale Valeria mette in discussione le certezze per rovesciare il suo mondo e seguire la passione, l’amore per la scrittura.

Valeria Corciolani, autrice di commedie noir

Dalle immagini alle parole

D: Valeria, quando e come hai compreso di essere una scrittrice?
Prima della scintilla, che vita conducevi?
R: “Scrittrice” mi pare sempre un sostantivo troppo grande e inarrivabile riferito a me che nasco lettrice ingorda e sempre eternamente grata a tutti gli autori che mi hanno trascinata nelle loro storie.
In realtà la mia vita non è cambiata molto, ho solo modificato “prospettiva”: prima raccontavo storie solo con le immagini, ora le racconto anche con le parole.
Ho realizzato che scrivere poteva diventare una faccenda seria dopo, grazie all’inaspettato e travolgente riscontro dei lettori, un po’ come partire con l’idea di assaggiare con l’alluce l’acqua del bagnasciuga e trovarsi felicemente catapultati nella traversata a nuoto della Manica.

D: Ci vuole più coraggio a svoltare e seguire la passione oppure a rimanere negli schemi prestabiliti privi di calore e colore?
R: Più che coraggio forse si tratta di abbandonarsi a quel pizzico di incoscienza che appartiene ai sogni.
Il coraggio viene dopo, quando dai la martellata al grillo parlante che ti saltella dentro ripetendoti allo sfinimento “ma che diavolo stai facendo?”.
Un grillo che non ha tutti i torti in effetti, perché l’editoria di questi tempi è forse il settore più sdrucciolevole e zeppo di incognite, ma per ora – nonostante le fatiche e le inevitabili delusioni – ne è valsa davvero la pena.

Valeria Corciolani, scrittrice di noir ed amante dell'arte in tutte le sue forme

Valeria Corciolani, Chiavari (ed il mare)

D: Valeria, le vicende di Guia e Lucia si svolgono a Chiavari, paese nel quale vivi e lavori. Che rapporto hai con la tua terra?
R: E’ un rapporto di grande affetto e di grande rabbia, molto simile a quello che nutro per il nostro Paese, l’Italia.
Viviamo in un luogo splendido, ricco di tesori, storia, arte, meraviglie naturali e … e sembra che la cosa non ci riguardi: non sappiamo valorizzarlo, non sappiamo sfruttarlo in modo consapevole, rispettoso e adeguato, non sappiamo viverlo e amarlo come merita, e questo mi fa una grande rabbia, ecco.

D: Chiavari è la tua “prigione d’oro” mentre l’infinito del mare è la fuga (letteraria)?
R: Chiavari è una cittadina di provincia, con tutti i pregi e i difetti delle piccole cittadine di provincia, qui sta il suo bello: è una miniera di spunti, di microstorie gustose, brulicante di vite e segreti che si gonfiano e sgonfiano passando di bocca in bocca.
Siamo liguri: parchi di convenevoli ma, scavando la scorza, ricchi di cuore e di poesia.
E poi c’è il mare, sconfinato immenso e nello stesso tempo culla e rifugio.
E’ la mia fuga sì, nel suo abbraccio ritrovo il mio “centro”: l’acqua si ingoia i pensieri molesti e tornano a galla solo le intuizioni migliori.

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Valeria Corciolani, autrice di “La mossa della cernia”

D: i personaggi di “La mossa della cernia” trasmettono umanità.
Non ho identificato nessun vero «cattivo» nel libro, nemmeno l’assassino.
Per un giallo, trovo sia un punto di debolezza ma anche una sorpresa inattesa.
Perché questo buonismo totale?
R: In realtà non si tratta di buonismo, piuttosto lo definirei uno sguardo che cerca di andare oltre il “cattivo” – che c’è, intendiamoci, ma non è detto che sia necessariamente il colpevole – figure che impari a conoscere nelle loro fragilità, nelle loro scelte e a cui tutto sommato ti affezioni.
Amo frugare nelle vite, entrare nelle loro storie e farci entrare chi legge, per scoprire le motivazioni umane che portano al delitto, dove non c’è separazione netta tra Bene e Male ma un’infinita varietà di sfumature.
Questo mi interessa più di una ricerca pedissequa degli indizi, che trovo sempre un poco arida e noiosa.
Simenon diceva:

“bisogna comprendere e mai giudicare, perché non ci sono solo vittime e non colpevoli”

Io credo sia davvero così e mi piace raccontarlo accompagnandoci il lettore, con lievità e anche un pizzico di ironia.
Infatti i miei romanzi sono più delle commedie noir che dei veri e propri gialli, la suddivisione in generi a volte costringe a queste piccole inesattezze che non corrispondono alla cuore vero dei romanzi, ma mi pare che i lettori in fondo non ci badino più di tanto.

D: Valeria, è il giorno della rivincita.
Tra tutti i tuoi romanzi quale credi sia stato sottovalutato dal pubblico?
R: Mah, sottovalutato magari no, però La mossa della cernia è tra tutti i miei romanzi forse quello che ha avuto meno visibilità, ma non mi pare che se la sia presa troppo 😉

Valeria Corciolani, l'autrice de La mossa della cernia

Valeria Corciolani, la scuola e la cultura

D: Agli scrittori chiedo sempre il proprio rapporto con la scuola.
Che tipo era il tuo professore di italiano?
R: Era una professoressa severissima e terribile eh, ma strepitosa!
Pensate che dopo una sua memorabile lezione su Émile Zola, uno all’insaputa dell’altro, ci siamo catapultati in libreria a comprare Teresa Raquin.
In classe eravamo in trentadue, l’abbiamo letta tutti fino all’ultima pagina.
E senza che nessuno ce l’avesse imposto.
Non aggiungo altro.

D: Ha contribuito a modellare la scrittrice di oggi oppure la formazione scolastica pensi sia solo nozionistica e non produce vera cultura?
R: Come si suol dire “la scuola la fanno gli insegnanti”: se l’insegnante è innamorato di ciò che insegna fa innamorare chi lo ascolta, sempre.
La cultura fatta solo di nozioni non è vera cultura, bisogna amare e “praticare” ciò che si studia, solo così si impara davvero.
Conoscere la regola serve solo se poi diventa parte interattiva del nostro viverla, leggere, ad esempio, è un modo meraviglioso e perfetto per imparare a scrivere, per conoscere la grammatica, i verbi, la costruzione del periodo … divertendosi.

Valeria Corciolani, scrittrice ed amante dell'arte in tutte le sue forme

I tre libri (o ebook?) consigliati da Valeria

D: Ci segnali i tre libri che non possono mancare nella tua libreria?
R: Questa è una domanda che mi mette sempre in crisi, ogni momento della mia vita è stato siglato da libri che hanno lasciato il segno e quindi l’elenco si allunga con l’età (lunghissssssimo, quindi).
Io amo molto rileggere, per cui mi baserò sui quelli che ho tenuto più tra le mani, potrebbe essere un compromesso accettabile?

  • I racconti di Dino Buzzati
  • A che punto è la notte di Fruttero&Lucentini
  • L’affare Saint – Fiacre di George Simenon
  • Lessico famigliare di Natalia Ginzburg

Eh, alla fine ne ho messi quattro, perdonata?

D: Una curiosità personale: Valeria sei legata al tabù devo-toccare-la-pagina e quindi leggi solo libri cartacei oppure sei una fautrice degli ebook (come il sottoscritto)?
R: Nessun tabù di sorta, e poi diciamolo, queste diatribe che sento tra digitale\cartaceo non hanno molto senso.
Ciò che conta veramente è LEGGERE, il come e dove non importa.
Uno non potrà mai soppiantare l’altro perché sono due facce di quella meravigliosa realtà che si chiama LIBRO.
Gli ebook sono pratici, leggeri, in vacanza ho finalmente tutta la valigia a disposizione (che prima tre quarti era dedicata ai libri) e in casa poi ho libri dappertutto, anche in bagno, per dire che stava diventando davvero complicato stivarne ancora.
Insomma, per me che leggo ovunque è davvero comodo: pesa niente e contiene più romanzi di una libreria a quattro pareti.
Ho il modello basico, quello che richiede la luce esterna e alla vista sembra proprio di leggere la pagina di un tascabile, si può ingrandire, sottolineare, evidenziare e fare le “orecchie” all’angolo della pagina senza patire (ebbene sì, non sopporto i libri rovinati e ciancicati, mi procura proprio un dolore fisico), sull’ebook lo faccio senza remore e le posso richiamare in modo pratico e veloce
Con questo il cartaceo lo compro ancora e lo amo, perché mi piace andare in libreria, perché certi libri sono proprio belli da vedere, da mostrare e da toccare e perché l’unica pecca dell’ebook è che non te lo puoi fare autografare, mannaggia…

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Valeria ed i «mostri»

D: dalla tua biografia scopro che ami l’arte in tutte le sue forme: scrittura, fotografia, creatività.
L’arte contro il degrado morale ed urbano: esiste un’arma più potente per combattere i «mostri»?
R: Bella domanda.
A cui vorrei esistesse davvero una risposta.
Nel blog dei “mostri” ho notato con piacere come si alternino le due facce di “mostritudine”, quasi a mettere l’accento sul “se si vuole cambiare si può davvero cambiare”.
Sono convinta che l’arte potrebbe essere un ottimo strumento per contrastare il degrado morale e urbano, si evince nel suo piccolo anche nella scelta di decorare sottopassi e palazzi, prima deturpati da scritte oscene e disegni ancor peggio, con i meravigliosi graffiti e murales degli street artist.
Un’educazione alla bellezza, una lezione visiva di educazione civica, rispetto e tutela dell’ambiente.
Gli stessi messaggi che possono passare attraverso la lettura di un buon libro, la visione di un buon film o di una pièce teatrale, o il piccolo universo racchiuso in uno scatto fotografico.

D: Valeria, sei capitata sul blog dei «mostri».
Quali i peggiori affrontati?
R: I peggiori “mostri” sono quelli impastati dall’ottusità.
La difficoltà di far capire che spendere per la cultura è l’unico modo per ricevere indietro il centuplo.
Ma il più delle volte è rimbalzare invano contro un muro di gomma.
Frustrante.

D: E come li hai contrastati?
R: Con l’evidenza dei fatti, ma ho scoperto che l’ottusità è spesso refrattaria anche all’evidenza.
Uno zoccolo durissimo difficile da scalzare, insomma.
Bisogna solo confidare nella fortuna di incappare in un pizzico di lungimiranza in più.
A volte capita, ma è raro più dei vetrini blu sulla spiaggia.

D: L’intervista termina con una riflessione a piacere.
A te il messaggio da lanciare nell’oceano sconfinato della Rete.
D: E’ una citazione di Albert Einstein, che racchiude in sé ciò di cui sono convinta e che non saprei dire meglio:

“L’immaginazione è più importante della conoscenza.
La conoscenza è limitata, l’immaginazione abbraccia il mondo.”

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Dove nascono le migliori idee?

Le mie migliori idee? In piscina

Il silenzio dell’acqua aiuta a riflettere.
E così, mentre nuoto – vasca dopo vasca – dal labirinto dei pensieri, spuntano le migliori idee.

Il dolce formicolio delle piccole onde sul corpo, l’odore del cloro, il ritmo costante della respirazione, la fatica di ogni singola bracciata, stimolano la concentrazione.

Preferisco lo stile libero per approfondire, il dorso per recuperare, la rana per riordinare le migliori idee.

E così, dopo cinquanta minuti di nuoto, le riflessioni disordinate prendono la giusta forma.

In piscina, le mie migliori idee

Mens sana in corpore sano

La regola è antica come il mondo: lo sport ti fa stare meglio.

Per il sottoscritto, il relax nasce in piscina.
Per te che leggi, l’antistress è un’ora di corsa, una passeggiata o la pedalata libera?

Lo scrivente si riserva seri dubbi sulla palestra: oggi un centro di ritrovo (sociale) più che un luogo dove praticare sano sport?
Felice di essere smentito.

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In piscina, le interviste di faCCebook

Quanti post ho scritto in piscina!
La mia casa digitale deve molto al nuoto.

Ne beneficia soprattutto la categoria delle interviste: nell’ultimo periodo, difatti, la linea editoriale di faCCebook.eu si è arricchita di interessanti conversazioni con scrittori, amici e chiunque desideri raccontare il proprio punto di vista al mondo.

A proposito.
Per quest’anno, il corso di nuoto è giunto all’ultima vasca.

Tranquilli.
A Napoli vivono mille «mostri» ma abbiamo il mare 🙂


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Perché una partita di calcio in spiaggia è speciale (ad aprile)

In spiaggia ad aprile

Il vento non ferma la partita.
Ci vuole ben altro per smorzare la voglia di correre, l’entusiasmo dei giovani sogni, l’energia della tenera età.

Dal lido, osservo i piccoli organizzare una partita di calcio in spiaggia.

Correre senza scarpe, con i piedi nella sabbia calda, liberi dai vincoli e dalle restrizioni cittadine: questi ragazzi, sono consci della fortuna che vivono?

Quanti altri coetanei italiani, ad aprile, possono sfidarsi con le onde del mare a far da spettatore?

Questi bimbi, sono consci della fortuna di giocare una partita di calcio in spiaggia ad aprile?

Nonostante i mille «mostri»

Dalle nostre parti, la lista dei problemi e disagi sociali è lunga mezzo chilometro (o forse più) e, nel prossimo futuro, anche i giovani calciatori dovranno affrontare i vari «mostri» (ed ecomostri).

Nel mentre, si godano i vantaggi di vivere e crescere in una città di mare.
Un piccolo privilegio in una regione sofferente.

Dopotutto, giocare a calcio sulla spiaggia ad aprile rafforza il fisico.
E, soprattutto, lo spirito.

Ben presto, i giovani calciatori, ne avranno bisogno (purtroppo).


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Capo Miseno, il faro delle meraviglie [FOTO]

Il fascino di Capo Miseno

Ci sono dei luoghi che colpiscono più di altri.
Per fascino, storia, bellezza naturale, mistero.

Capo Miseno rientra in questa categoria.

A pochi chilometri da Napoli, nel cuore della zona flegrea, un litorale magnifico con una vista straordinaria.

Capo Miseno, luogo meraviglioso alle porte di Napoli

Da giovane, in bici a Capo Miseno

Da giovane raggiungevo il mare di Miseno in bici.

Abitavo in un paese limitrofo, a pochi chilometri da Bacoli, il comune della spiaggia di Miseno: meno di un’ora di pedalate con lo sforzo massimo per superare la salita del castello di Baia, poi una lunga discesa fino alla villa comunale di Bacoli, poche centinaia di metri e giungevo sulla spiaggia libera di Miliscola.

Con la bici parcheggiata in spiaggia, senza ombrellone e creme solari, un panino e tanto sole.
Capri di fronte, a destra Procida e poi Ischia.
Un tuffo, due bracciate, il pomeriggio rientro a casa.

Miliscola e la spiaggia di Capo Miseno

Il faro di Capo Miseno

Da quanto non visitavo il faro di Capo Miseno?
Troppo tempo.

Il sole è già caldo, un vento fastidioso non rompe la magia del luogo.
La vista resta eccezionale, come vent’anni fa.
Oggi, però, niente bici: l’auto mi porta fin sopra la collina, dopo la grotta ai piedi del faro.

Parcheggio e fotografo.
Il panorama è come lo ricordavo: magnifico.

Il faro di Capo Miseno

Lo smartphone riuscirà ad immortalare la magia di questi luoghi?
Ci provo.

Il magnifico panorama dal faro di Capo Miseno

Qualche altro scatto prima di andar via.

Il magnifico panorama dal faro di Capo Miseno

Un post per l’album fotografico

Scarico le foto sul computer, le osservo soddisfatto.
Rifletto: questa domenica di fine marzo merita un ricordo speciale.

Scrivo questo post di getto e l’album delle foto di Capo Miseno entra di diritto nel diario digitale del sottoscritto.

Riguardo le foto.

E’ vero, certi luoghi sono speciali.
Confermo: Capo Miseno rientra in questa categoria.

Il magnifico panorama dal faro di Capo Miseno


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Dove il Mare Luccica [Domande perBeni]

La richiesta della Sirena

“Ciao, da oltre un mese ho una relazione con una Sirena.
Da qualche settimana abbiamo dei problemi, lei vuole farmi conoscere i suoi genitori, ma io non so nuotare”
Ulisse88

La sirena, di Antonio P. Beni

Antonio P. Beni risponde

Caro Lettore,
sono stato mezzo mozzo sul Nautilus col Capitan Nemo e ho avuto una storia con una Sirena di nome Antefatta.

Il nostro amore era puro e cristallino come le acque del Pacifico.
Era bellissima con le sue lunghe trecce bionde, i suoi occhi verdi e la sua pinna gialla.

Antefatta amava lanciare il bastone ai pescecani, fare gavettoni e cantare.
La sua voce soave mi faceva dormire sogni tranquilli, ero felice.

Un giorno però Antefatta scoprì che con il Capitan Nemo mangiavo i bastoncini Findus.
Rimase inorridita da quella scena, ancora oggi ricordo i suoi occhi rossi e le sue branchie fissarmi con disprezzo.

Sua madre era stata presa per errore con la rete a strascico e inserita nella catena alimentare con una panatura croccante.

Due giorni dopo mi lasciò per mettersi con un merluzzo ed io rimasi come un baccalà.

Caro Ulisse, il consiglio che posso darti è di accontentare la tua sirena in tutto.

Se non sai nuotare, devi imparare.
Ci sono corsi per gente come te in ogni piscina comunale e non preoccuparti della pressione dell’acqua sotto i 100 metri, basta non pensarci.

Ricorda però di non commettere uno dei seguenti errori, perché il mare è grande e i pesci che possono portarti via la tua sirena sono tanti.

  1. Non lamentarti se le pinne sono fredde.
    Alle sirene piace se sotto le coperte gli scaldi le pinne
  2. Non mangiare i bastoncini findus.
    Le sirene mangiano pesce, ma non sopportano che sia panato, in ogni famiglia di mezzi pesci almeno un componente è stato catturato ed impanato.
  3. Non ordinare al ristorante la Pizza Mare-Monti.
    La tua sirena potrebbe pensare che sei fedifrago.
  4. Ricorda che alle sirene non piace la pasta asciutta.
    Tutto deve essere umido.
  5. Non regalare perle, per loro è la pupu dell’ostrica.

Fammi sapere com’è andata la cena con i suoceri e se dovessi incontrare Antefatta, dille che da allora non impano neppure la cotoletta alla milanese.

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Punta Epitaffio, se fossi un gabbiano [FOTO]

Alla scoperta del parco sommerso di Baia

Ai suoi piedi, un’intera città.
Duemila anni di storia sotto gli occhi attenti di chi, per natura, combatte ogni giorno per sopravvivere.
Un pescatore cinico, un predatore astuto, una creatura libera.
Il gabbiano, immobile sullo scoglio di Punta Epitaffio, osserva il battello ondeggiare sul mare di fine settembre, a pochi metri dal costone di Bacoli.

Il Capitano manovra contro il vento che, improvviso, alimenta le acque agitate.
Siamo a poche centinaia di metri dal porto, sul battello col fondo finestrato per osservare il parco archeologico sommerso di Baia.

Il piccolo volatile ci guarda indispettito.

Lui: fermo, sicuro, severo, padrone del mare.
Noi: sul ponte dell’imbarcazione, pronti a scendere gli scalini che ci porteranno nella “stiva col fondo trasparente”.

Il gabbiano di Punta Epitaffio

Punta Epitaffio, attacco di claustrofobia

Le condizioni del mare ed il meteo instabile nascondono l’antica città sottomarina.
Baia sommersa – per il sottoscritto – resta sommersa.

Dagli oblò sotto la nave non vedo colonne, reperti e statue romane ma solo un impenetrabile muro d’acqua blu.
Dopo pochi minuti, la claustrofobia prende il sopravvento e risalgo sul ponte dell’imbarcazione.

Una boccata d’ossigeno e riprendo colore.

Il battello continua ad ondeggiare, il gabbiamo è ancora fermo sullo scoglio.
Il pennuto impettito lancia uno sguardo di scherno.
Poi si mette in posa.
«Piccolo mostro, abbi rispetto per un claustrofobico» ribatto mentre scatto la foto-ricordo.

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La magnifica zona flegrea

Approfitto della postazione favorevole e del ponte libero (gli altri turisti non claustrofobici, sono tutti di sotto) per fotografare il il castello Aragonese.

La zona flegrea resta un luogo magnifico, nonostante tutto.

Il castello Aragonese, Baia

Punti di vista

Dopo un’ora e mezzo di navigazione, il battello rientra.
Il bipede burlone resta sul suo scoglio, in attesa dei prossimi gitanti.

Oltre ad essere un gabbiano mattacchione, soffrirà anche di delirio di onnipotenza: secondo il Capitano, vive su quello scoglio di Punta Epitaffio, con la città sommersa ai suoi piedi ed il Castello sott’occhio.

Proseguo la passeggiata sulla terraferma verso la piccola collina sopra Baia.
Osservo il magnifico panorama.
Dall’alto.
Come se fossi un gabbiano.

Il litorale flegreo visto dall'alto


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Amarsi a distanza: è possibile? [Domande perBeni]

Credi nell’amore a distanza?

“Gentile Beni, la scorsa estate ho conosciuto una tipa.
Ci siamo incontrati ad una festa, vomitavamo tutti e due nella stessa tazza.
Due giorni di passione poi lei è tornata nel suo Paese.
Io in Italia e lei in Messico. Credi nell’amore a distanza?”
Pippoepluto3

Amarsi a distanza, è possibile? Risponde Antonio P. Beni, esperto in aMORE (con la a minuscola)

Antonio P. Beni risponde

Caro Pippoepluto3,
il vostro amore ricorda le epiche storie di passione dell’ottocento.

Storie in cui tutti erano contro l’amore della coppia e nessuno pensava che la vita media fosse sotto i quarant’anni.
Premetto che credo dell’amore a distanza sono un fun fin da quando a dieci anni mi innamorai del pianeta Giove.

Se la distanza tra due punti si calcola così:
Per due punti con la stessa ordinata, la distanza è definita dal valore assoluto della differenza tra le ascisse e si indica con d(A,B)=|xAxB| …

La distanza tra voi non è matematica, ma geografia.

Ogni giorno ti chiederai sei in Messico qualcuno sta inzuppando il pane nella Sopa de limon della tua ragazza.

Così come ogni giorno, con il fuso orario, la tua chamaca ti vedrà su skype con occhiaie che fanno pensare a complessi lavori manuali.
Cosa che la costringerà a pensarti troppo impegnato con donne digitali.

Sono però un fun degli amori a distanza, per questo voglio fornirti qualche consiglio:

  1. Evitate di litigare, soprattutto se uno dei due ha problemi di emorroidi e ogni cibo che tocca è piccante o fritto. O fritto nel piccante
  2. Vietata la gelosia.
    Se sui Social la vedi sempre semi nuda alle feste, ricorda che solo con te ha vomitato nella stessa tazza!
  3. Momenti Speciali.
    Ogni chiamata, video, o messaggio, deve essere un momento speciale. Momenti unici, come quando vinci per la prima volta a tombola con la cartella di tua nonna morta l’anno prima.

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Chi è Antonio P. Beni, esperto in aMORE

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Grotte di Seiano, panorama mozzafiato [FOTO]

Grotte di Seiano, 800 metri dopo …

Lunedi 19 settembre

Quindici minuti, è il tempo necessario per attraversare la Grotta di Seiano, la galleria che da Coroglio porta ai piedi della collina di Posillipo.

Meno di ottocento metri e ci lasciamo alle spalle l’ex Italsider, il «mostro» di Bagnoli.
Meno di ottocento metri per giungere nel magnifico parco archeologico -ambientale di Posillipo o del Pausilypon, tra il vallone della Gaiola e la baia di Trentaremi.

Usciti dalla grotta, ci aspetta un panorama mozzafiato, impossibile (per il sottoscritto) da descrivere.

Panorama dalle Grotte di Seiano, Napoli

Procida, Ischia e Capri: il trio delle meraviglie

La pioggia della notte spazza via la foschia, i colori sono vivi e la visuale perfetta.

Alla nostra sinistra, dopo la baia di Trentaremi, la zona flegrea, Capo Miseno, Procida ed Ischia sono in mostra per uno scatto perfetto.

Dopo la Gaiola, Capri è in posa: la vanesia signora distesa nel mare attende solo di essere immortalata.

Capri dalla Gaiola, Grotte di Seiano

La galleria fotografica

Le parole sono superflue, il luogo è un concentrato di storia e natura unici nel loro genere.
A voi Lettori la mia testimonianza.

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